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Che cos'è un compito di realtà? - Erickson 1

Che cos'è un compito di realtà?

Come progettarlo e come valutare le prestazioni degli alunni

Si tratta di una situazione-problema, quanto più possibile vicina al mondo reale, da risolvere utilizzando conoscenze e abilità già acquisite, mettendo in pratica capacità di problem-solving e diverse abilità in relazione all’attività all’interno di contesti sociali moderatamente diversi da quelli resi familiari dalla pratica didattica.

 

Un compito di realtà può prevedere, ad esempio, di assolvere a un incarico, realizzare un progetto, costruire qualcosa di concreto o cimentarsi in una performance. Il compito non è mai solo un «impegno» individuale, ma può essere svolto, interamente o in alcune sue parti, individualmente, in coppia, nel piccolo gruppo e contemplare momenti di condivisione con l’intera classe, nel grande gruppo, per l’argomentazione finale (circle time).

 

Proprio per questa molteplicità rappresenta uno spazio di autonomia e responsabilizzazione dell’allievo. Per essere efficace, il compito deve avere una connessione evidente e diretta con il mondo reale e una esplicita significatività per gli alunni che vengono sollecitati e motivati dalle sfide che in esso si propongono. L’impegno di lavoro richiesto deve collocarsi nella zona di sviluppo prossimale di ciascuno, in cui non si «conosce ancora bene» la situazione ma si possiedono tutti gli strumenti cognitivi per affrontarla e risolverla. 

 

Pensare il compito di realtà in questi termini significa prevedere per la sua realizzazione differenti modalità di azione e percorsi di soluzione, stimolando contemporaneamente l’impiego di processi cognitivi complessi: il ragionamento, il transfert, il pensiero critico e divergente.

 

COME PROGETTARE UN COMPITO DI REALTÀ EFFICACE

Elena Vaj propone un utile strumento di consultazione per gli insegnanti per progettare un compito di realtà (o, secondo la terminologia dell’autrice, «compito unitario in situazione») e verificarne la correttezza, rispondendo ad alcune domande guida.

 

È progettuale? Nasce da una progettualità intenzionale.

 

È realistico? Risponde a un bisogno concreto, a uno stimolo della realtà, a una esigenza del contesto sociale.

 

È operativo? Richiede azioni precise degli allievi, attività laboratoriali, concrete con risvolti pratici e operativi. 

 

Offre agli allievi spazi di responsabilità e autonomia? Gli allievi sono coinvolti nel produrre un risultato, nel contribuire a portare a termine un compito complesso per il quale occorre il contributo di tutti. 

 

È spendibile? È attinente al quotidiano, al vissuto, all’esperienza, non unicamente riferibile a un sapere teorico, astratto, avulso dal contesto.

 

È complesso? È capace di mettere in gioco competenze molteplici, di attivare i vari aspetti della persona.

 

Necessita di conoscenze e abilità per essere realizzato? Non è estraneo al percorso didattico, anzi, necessita delle discipline quali strumenti per realizzarlo. 

 

È trasversale? È pluridisciplinare e portatore di apprendimenti anche metodologici, strategici, metacognitivi.

 

È auto-consapevolizzante? Genera stimoli, motivazioni, spunti di autovalutazione, assunzioni di responsabilità. 

 

È elaborato socialmente? Si realizza attraverso la contestualizzazione e la condivisione sociale delle Informazioni.

 

COME VALUTARE UN COMPITO DI REALTÀ

Il compito di realtà, proprio perché intende contribuire alla valutazione del livello di competenza maturato dall’allievo, deve anche contenere, già nella fase di progettazione, una chiara esplicitazione di che cosa all’interno del compito deve essere realizzato e come verrà valutato. Tra gli strumenti utili per valutare le prestazioni realizzate nelle varie prove e coinvolgere attivamente lo studente nel processo valutativo delle sue competenze, risultano particolarmente efficaci le rubriche di valutazione, le schede di riflessione e autovalutazione personale, le auto-narrazioni, il diario di bordo e il portfolio.

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