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I mini gialli dei dettati 2
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Search-ME - Erickson 1 Cultura
Stiamo compromettendo il futuro di tantissimi giovani
Sei preoccupato per l’istruzione? Io sì. Una delle mie più grandi preoccupazioni è il fatto che molte delle riforme che stanno cercando di rinnovare i sistemi d’istruzione in varie parti del mondo sono mosse da interessi politici e commerciali che distorcono il modo in cui le persone vere e le grandi scuole funzionano realmente. Di conseguenza, stanno compromettendo il futuro di tantissimi giovani. Presto o tardi, nel bene o nel male, avranno effetti su di te o su qualcuno che conosci. Ora sono più di quarant’anni che lavoro nel campo dell’istruzione come insegnante, ricercatore, formatore, esaminatore e consulente. Ho lavorato con persone, istituzioni e sistemi di ogni genere che si occupano di educazione, e con aziende, governi e organizzazioni culturali. Ho diretto iniziative concrete insieme a scuole, distretti e governi; ho insegnato nelle università; ho contribuito a fondare nuove istituzioni. Nel fare tutto questo, ho insistito per approcci all’istruzione più equilibrati, individualizzati e creativi.   Soprattutto negli ultimi dieci anni, ovunque ho sentito persone parlare di quanto fossero esasperate dagli effetti nocivi che i test e la standardizzazione avevano su di loro, sui propri figli o sui loro amici. Spesso queste persone si sentono impotenti e dicono di non poter far nulla per cambiare l’istruzione. Spesso mi vengono fatte le stesse domande: cosa c’è che non va nell’istruzione e perché? Se potessi reinventare l’istruzione, come sarebbe?   <p class="paragraph-with-right-element”> </p> <p><span>Spesso mi vengono fatte le stesse domande: cosa c’è che non va nell’istruzione e perché? Se potessi reinventare l’istruzione, come sarebbe?</span></p> <p dir=" style="margin-top: 0pt; margin-bottom: 0pt;">La domanda fondamentale è: a cosa serve l’istruzione? Prima di andare avanti, permettetemi di dire due parole sui termini «apprendimento», «istruzione», «formazione» e «scuola», su cui a volte si fa confusione. <p class="paragraph-with-right-element”> </p> <p><span>Spesso mi vengono fatte le stesse domande: cosa c’è che non va nell’istruzione e perché? Se potessi reinventare l’istruzione, come sarebbe?</span></p> <p dir=" style="margin-top: 0pt; margin-bottom: 0pt;">- L’apprendimento è il processo con cui si acquisiscono nuove conoscenze e abilità. <p class="paragraph-with-right-element”> </p> <p><span>Spesso mi vengono fatte le stesse domande: cosa c’è che non va nell’istruzione e perché? Se potessi reinventare l’istruzione, come sarebbe?</span></p> <p dir=" style="margin-top: 0pt; margin-bottom: 0pt;">- L’istruzione è l’insieme dei programmi organizzati di apprendimento. <p class="paragraph-with-right-element”> </p> <p><span>Spesso mi vengono fatte le stesse domande: cosa c’è che non va nell’istruzione e perché? Se potessi reinventare l’istruzione, come sarebbe?</span></p> <p dir=" style="margin-top: 0pt; margin-bottom: 0pt;">- La formazione è un tipo d’istruzione incentrato sull’apprendimento di abilità specifiche. <p class="paragraph-with-right-element”> </p> <p><span>Spesso mi vengono fatte le stesse domande: cosa c’è che non va nell’istruzione e perché? Se potessi reinventare l’istruzione, come sarebbe?</span></p> <p dir=" style="margin-top: 0pt; margin-bottom: 0pt;">   Con scuole non intendo soltanto le istituzioni convenzionali per bambini e adolescenti cui siamo abituati. Intendo anche ogni comunità di persone che si unisce per imparare insieme. Alcune caratteristiche delle scuole convenzionali hanno poco a che fare con l’apprendimento e possono ostacolarlo attivamente. Per come la vedo io, gli scopi dell’istruzione sono mettere gli studenti nelle condizioni di comprendere il mondo che li circonda e i talenti che hanno dentro di sé, così che possano diventare persone realizzate e cittadini attivi e compassionevoli. Negli ultimi quarant’anni, la popolazione mondiale è raddoppiata: da meno di tre miliardi è passata a più di sette miliardi di persone. Siamo la popolazione di esseri umani più numerosa mai vissuta contemporaneamente sulla Terra, e le cifre continuano a salire vertiginosamente. Allo stesso tempo, le tecnologie digitali stanno trasformando il nostro modo di lavorare, giocare, provare emozioni e relazionarci. Quella rivoluzione è appena cominciata. I vecchi sistemi d’istruzione non sono stati concepiti avendo in mente questo mondo. Migliorarli alzando gli standard convenzionali non servirà a far fronte alle sfide che ora ci si parano davanti. Non fraintendetemi: non sto insinuando che tutte le scuole siano pessime o che l’intero sistema sia allo sbando. Certo che no. L’istruzione pubblica ha aiutato milioni di persone in innumerevoli modi, me compreso. Moltissimi ce l’hanno fatta nel sistema e hanno avuto successo grazie ad esso. Sarebbe ridicolo affermare il contrario. Ma troppe, troppe persone non hanno tratto dai tanti anni d’istruzione pubblica il beneficio che avrebbero dovuto avere. Sono pienamente consapevole delle intense pressioni politiche a cui è sottoposta l’istruzione. Le stesse politiche attraverso cui vengono esercitate queste pressioni vanno messe in discussione e cambiate. Parte del mio appello è rivolta proprio ai decisori politici, perché riconoscano la necessità di un cambiamento radicale e se ne facciano carico. Ma le rivoluzioni non aspettano direttive. Nascono da quello che le persone fanno al livello più basso. L’istruzione non si fa nelle stanze delle commissioni legislative o nella retorica dei politici. L’istruzione è quello che succede tra discenti e insegnanti nelle scuole vere. Se sei un insegnante, per i tuoi studenti il sistema sei tu. Se sei un dirigente scolastico, per la tua comunità il sistema sei tu. Se sei un decisore politico, per le scuole su cui hai potere il sistema sei tu. L'istruzione è veramente la nostra più grande speranza Non l’istruzione industriale vecchio stile, concepita per rispondere ai bisogni del diciannovesimo secolo e a quelli dell’inizio del ventesimo, ma un’istruzione nuovo stile, adeguata alle sfide che abbiamo davanti a noi e ai veri talenti che tutti noi abbiamo dentro.    Affrontando un futuro molto incerto, la chiave non sta nel fare meglio di quanto abbiamo fatto prima. Bisogna fare qualcos’altro. Il mondo sta attraversando cambiamenti rivoluzionari; occorre una rivoluzione anche nell’istruzione. Come la maggior parte delle rivoluzioni, anche questa si prepara da tanto tempo, e da più parti è già in corso. Non si sta muovendo dall’alto al basso; si sta muovendo, come è giusto che sia, dal basso verso l’alto.
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Incontri con gli autori
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Mercoledì 2 ottobre
La Libreria Erickson - Trento

Una bussola per orientarsi nella filosofia del Metodo e aprirsi al confronto

Con Battista Quinto Borghi e Silvia Pietrantonio

Search-ME - Erickson 3 Didattica ludica
Nessuna attività è in grado di motivare i bambini all’azione in maniera così forte come il gioco
CHE COSA SI INTENDE CON IL TERMINE “GIOCO”? Secondo lo storico e linguista Johan Huizinga, può essere definito gioco qualsiasi attività eseguita per puro piacere e senza scopo preciso. In una categoria così ampia possono, dunque, rientrare anche danzare,  suonare uno strumento musicale o recitare. L’antropologo Gregory Bateson, invece, descrive il gioco come qualcosa che “non è quello che sembra” e ne individua l’essenza nel suo “meta-comunicare” che l’azione compiuta è fittizia. In qualsiasi modo lo si voglia definire, il gioco è da sempre - dall’alba dei tempi - qualsiasi attività volontariamente scelta per se stessa a scopo ricreativo e non per un fine altro. Si tratta di un’esperienza universale, in termini geografici, temporali e culturali, che coinvolge l’individuo nella sua triplice dimensione bio-psico-sociale e in tutti i periodi della sua vita. IL GIOCO COME BISOGNO E DIRITTO Spesso si contrappone il gioco alla “serietà” ma, come ricordano Huizinga e Montaigne , esso può assolutamente includere la serietà, anzi, è proprio dei bambini riversare tutto il loro impegno quando affrontano attività ludiche. Benché possa avere delle ripercussioni negative, nell’adulto come nel bambino, fra le quali la perdita del senso del limite, il gioco viene oggi proclamato, in tutti i documenti internazionali, come bisogno prevalente e vitale nell’infanzia e salvaguardato come diritto. GIOCANDO SI IMPARA Giocare, infatti, non è solo e puro divertimento. Attraverso il gioco, e a seconda dell’età, il bambino conosce se stesso e gli altri, si confronta, cresce, sperimenta creatività, sviluppa le sue capacità cognitive e le funzioni esecutive e esprime se stesso in totale libertà da condizionamenti esterni. Il gioco motiva ad assumersi dei rischi, ad agire, a perseverare anche dopo il fallimento, a stabilire e raggiungere obiettivi sempre più sfidanti, a dedicare attenzione, tempo e sforzo ad acquisire conoscenza e competenze. Jean Piaget riconosce al gioco una funzione centrale nello sviluppo cognitivo e della personalità del fanciullo, mentre Lev Vygotskij parla anche di evoluzione affettiva ed umana del bambino, non solo cognitiva. Inizialmente, il bambino gioca con il suo corpo e con tutte le cose che lo circondano e che catturano la sua attenzione. Successivamente, si impegna, con altri compagni, nei primi giochi di socializzazione e di imitazione del comportamento degli adulti. Crescendo, i giochi assumono una valenza di gruppo e si strutturano con regole funzionali ad una migliore esperienza di gioco.   GIOCHI PER TUTTI A prescindere dagli aspetti che differenziano le esperienze di gioco, tuttavia, vi sono delle caratteristiche generali e imprescindibili:  Esperienza comune – il gioco unisce le persone indipendentemente dal genere, dall’età e dall’estrazione sociale. Equità – tutti i giocatori sono uguali e hanno la stessa possibilità di vincere. Libertà – chiunque giochi, lo fa liberamente, non è forzato da nessuno. Esperienza attiva – la maggior parte delle attività ricreative costringe le persone alla passività, ad essere consumatori. Il gioco, d’altra parte, rende attivi cognitivamente, emotivamente e fisicamente. Immersione nel mondo di gioco – chiunque giochi, si lascia alle spalle la realtà e si immerge nel mondo di gioco, un contesto con una diversa concezione dello spazio e del tempo. Un gioco è solo un gioco, e tutto ciò che accade durante tale attività, resta (o dovrebbe restare) nel mondo di gioco. L’unica cosa che si può portare con sé nel mondo reale sono le emozioni.
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Search-ME - Erickson 4 Didattica
Attività da realizzare con i bambini per sviluppare competenze chiave
Il Coding è una pratica didattica che favorisce lo sviluppo del pensiero computazionale, della capacità di analizzare problemi e cercare soluzioni. Assieme al Tinkering - un’attività per realizzare oggetti, macchine e meccanismi - e al Making - un’attività per realizzare prodotti originali e innovativi - rientra tra le pratiche didattiche basate sui principi della pedagogia attiva costruzionista, applicabili a scuola e in famiglia per guidare i bambini nella realizzazione di attività che uniscono tecnologia, scienza, arte. Tali pratiche sono essenziali per sviluppare processi socio-cognitivi, allenare l’immaginazione, responsabilizzare, implementare forme di creatività che sono alla base dei savoir-faire fondamentali del XXI secolo. Ecco un esempio di attività di coding che si può proporre ai bambini dai 4 ai 6 anni, tratto dal volume Tinkering coding making 4-6 anni PUZZLE SOLVING Per introdurre i bambini alla logica del pensiero computazionale, si propone di creare e comporre dei puzzle. A seconda che la classe sia più o meno numerosa si lavora in piccoli gruppi di 2-3 alunni o in gruppi di 4. Ogni gruppo avrà uno schema pre-costruito di puzzle: su un lato ci sarà l’immagine completa, creata ad hoc o stampata, mentre sull’altro lato saranno tratteggiate le tessere. Terminata la fase di creazione dell’immagine, si procederà col ritaglio.I gruppi poi si scambieranno i puzzle Ogni gruppo così si troverà a dover comporre l’immagine ricostruita da un altro e trovare, quindi, la giusta soluzione per ricomporre il puzzle. I bambini dovranno collaborare tra loro per arrivare al completamento del puzzle, in questo modo svilupperanno capacità collaborative e di risoluzione dei problemi definendo il processo, aumenteranno la propria autostima e rafforzeranno la logica e la fiducia del gruppo. Sarà un primo passo analogico verso lo sviluppo del pensiero computazionale. Ruolo dell’insegnante Durante la realizzazione dei puzzle, l’insegnante dà le istruzioni agli alunni, stabilisce le regole e si accerta che tutte le coppie di puzzle solver seguano le indicazioni. Durante la composizione dei puzzle, l’insegnante assume il ruolo di facilitatore fornendo, nei momenti di difficoltà,qualche indizio su quale sia il giusto incastro. Competenze in gioco: Pensiero computazionale, creatività, problem solving, collaborazione Tempi: Preparazione, 1 ora; Svolgimento, 2 ore L’attività non richiede l’uso di dispositivi elettrici Preparazione 1. Predisporre i fogli per i puzzle     Su un lato dei fogli da disegno, l’insegnante disegna una trama di linee curve che i bambini poi ritaglieranno ottenendo le tessere del puzzle. Le linee curve permettono ai bambini, nella ricostruzione, di distinguere le tessere del bordo da quelle del corpo centrale. 2. Disegnare lo scenario L’insegnante organizza gli alunni in coppie e distribuisce i fogli da disegno che ha preparato. Su indicazione dell’insegnante, le coppie disegnano insieme un paesaggio, di mare e di montagna, la casa o il giardino dei sogni, la scuola incantata, ecc. È importante che i disegni siano fitti e ricchi di colori: senza i riferimenti chiari dei colori e dell’accostamento tra di essi sarà impossibile ricostruire l’ambiente disegnato. Dove il filo d’erba incontra il tronco dell’albero? O dove l’azzurro del cielo si fonde con il sole?   3. Osservare bene il disegno e… tagliare le tessere L’insegnante invita i bambini a osservare ancora una volta e con grande attenzione il disegno che hanno realizzato, così da memorizzarlo il più possibile. Ora gli alunni tagliano le tessere seguendo le linee sul retro del foglio predisposte dall’insegnante.  Con precisione dividono in sezioni pesci, fiori, alberi: tutto quanto hanno disegnato e colorato in precedenza. Dal momento in cui impugnano le forbici, niente sarà più lo stesso! Dopo aver ritagliato, i bambini possono divertirsi a mescolare le tessere. 4. Ricomporre il puzzle Sempre in coppia, i bambini ricompongono il disegno che hanno appena ritagliato. Grande concentrazione, lavoro di squadra, capacità di risolvere problemi: il posizionamento di ogni tessera richiede una soluzione. 5. Scambiarsi i puzzle Una volta che i bambini hanno acquisito la tecnica per essere dei buoni puzzle solver, l’insegnante alza l’asticella della difficoltà: le coppie di bambini si scambiano i puzzle e devono ricostruire il disegno realizzato dai compagni.   6. Comporre il puzzle delle competenze Con i bambini si riflette sul percorso fatto insieme: è stato facile ritrovare il giusto incastro tra forme e colori? Quanto è stato difficile ricomporre, pezzo dopo pezzo, il disegno dei compagni? D’altronde è così che si risolve qualsiasi problema: passo dopo passo, partendo da ciò che si conosce meglio.
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Mercoledì 2 ottobre
La Libreria Erickson - Trento

Una bussola per orientarsi nella filosofia del Metodo e aprirsi al confronto

Con Battista Quinto Borghi e Silvia Pietrantonio

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Venerdì 27 settembre
La Libreria Erickson - Trento

Fino a che punto è giusto usare questi mezzi di comunicazione nel contesto scolastico?

Con Anna Fogarolo