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Dal docente di sostegno al team di sostegno 1

Dal docente di sostegno al team di sostegno

Come rendere inclusiva la realtà scolastica nella quale si opera

Nel mondo della scuola ho trascorso gran parte della mia vita professionale, come insegnante di sostegno, di classe, referente per l’inclusione e per Agio e Benessere.
L’esperienza mi ha insegnato che includere uno o più alunni con difficoltà in una classe significa migliorare la qualità del far scuola in quella piccola comunità. Il punto di partenza è proprio questo: considerare realmente una risorsa il lavorare in un contesto complesso, talvolta difficile, ma che, se visto da una prospettiva inclusiva, permette di adottare modalità di insegnamento-apprendimento che non lasciano indietro nessuno, nemmeno i compagni più dotati. Si parla di metodi di insegnamento-apprendimento come il cooperative learning, il peer tutoring, la didattica attiva (laboratoriale, problem solving, flipped classroom, debate, role playing, compiti di realtà, circle time, philosophy for children, ecc.) che, se utilizzati con competenza e regolarità nella pratica quotidiana, segnano un’importante svolta nella creazione di contesti educativi inclusivi.

A volte è difficile crederlo, ma, grazie all’esperienza, chi da anni utilizza modalità di lavoro alternative alla didattica frontale sa che all’interno della classe si crea realmente un clima di benessere e di accettazione reciproca dove il prendersi cura dei bisogni di ciascuno è la regola, dove la differenziazione non preoccupa, dove il docente diventa il «direttore d’orchestra» di una comunità che ascolta, riflette, condivide e impara. Si diventa strateghi nell’utilizzo di metodi e strategie che promuovono il successo formativo di ciascuno. Ogni componente di quella piccola comunità che è la classe diventa una fonte inesauribile di risorse e di approfondimenti. Ognuno, messo in condizione di potersi esprimere, talvolta guidato, talvolta liberamente, può utilizzare tutto il potenziale che ha a disposizione e sentirsi appieno elemento attivo di quella piccola comunità.

Nessuno rimane indietro proprio perché mettere a disposizione le proprie competenze agevola il loro utilizzo e l’arricchimento. Accade poi che il benessere e lo star bene in classe siano assicurati, non solo per i discenti ma anche per i docenti! Tante volte ho vissuto lo star bene fatto di sorrisi rilassati, di accoglienza e sostegno reciproco laddove gli insegnanti hanno saputo e potuto andar oltre le mille asperità di questo lavoro. Altrettante volte ho cercato di rendere partecipi i colleghi della sfida a cui erano chiamati di fronte a contesti complessi che ne avrebbero sicuramente elevata la professionalità. Lo studio, l’approfondimento, la ricerca e la formazione ne sono stati spesso la via d’uscita, come il saper chiedere aiuto e il far tesoro delle innumerevoli buone pratiche dei colleghi.

L’articolo completo “Dal docente di sostegno al team di sostegno” è disponibile sul numero di novembre 2021 della rivista Erickson “DIDA"

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