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La salute mentale ai tempi della pandemia: una priorità da affrontare con urgenza

Le raccomandazioni dell’ONU per far fronte alle conseguenze del Covid-19

Durante il periodo della pandemia, in Canada, il 20% della popolazione tra i 15 e i 49 anni ha aumentato il consumo di alcol; nella Repubblica Popolare Cinese gli operatori sanitari hanno riportato alti tassi di depressione (50%) e ansia (45%); genitori italiani e spagnoli hanno osservato alcuni effetti dell’isolamento sul comportamento e sullo stato emotivo dei loro figli, in particolare sono state evidenziate le seguenti problematicità: difficoltà di concentrazione (nel 77% dei bambini), agitazione (nel 39%) e nervosismo (nel 38%).

Questi sono alcuni dati riportati nel documento “COVID-19 and the Need for Action on Mental Health” redatto dall’Organizzazione delle Nazioni Unite il 13 maggio 2020 e disponibile anche in lingua italiana.

Come sottolinea il report, la salute mentale permette all’individuo di esprimere il proprio potenziale, affrontare situazioni stressanti e contribuire alla produttività e alla crescita della propria comunità. L’attuale pandemia sta mettendo seriamente a rischio il benessere della popolazione, non solo da un punto di vista fisico.

Siamo in presenza di un diffuso disagio psicologico, c’è incertezza per il futuro, le persone sono preoccupate a causa della crisi economica, della perdita del lavoro e del reddito.

Tutto ciò minaccia la salute mentale degli individui e in particolare quella di alcune popolazioni: operatori impiegati in prima linea nel settore sanitario e dell’assistenza, persone anziane e con patologie preesistenti, donne, bambini, adolescenti, giovani e coloro che vivono in contesti di emergenza sanitaria e conflitto.

Purtroppo quello della salute mentale è uno dei settori più trascurati dalla sanità ma su cui è necessario investire per il benessere dei singoli e della collettività, soprattutto in questo periodo nel quale il contributo di ciascuno è indispensabile per la ripresa sociale ed economica della società.

Per questo, come affermano le Nazioni Unite nel report sopra citato, bisogna agire subito col fine di ridurre al minimo le conseguenze di questa pandemia.

Tre azioni che ogni Paese dovrebbe mettere in pratica al più presto.

La prima azione chiede di considerare la salute mentale nelle risposte nazionali al Covid-19 perché solo così è possibile ridurre la sofferenza, velocizzare la ripresa e la ricostruzione delle comunità. Ciò è possibile offrendo: misure di protezione finanziaria e sociale; opportunità di apprendimento alternative alla scuola per bambini e ragazzi; prevenzione dalla violenza domestica nei confronti di donne, bambini, persone con disabilità e anziani; una comunicazione capace di dare informazioni chiare e affidabili sull’andamento della pandemia ma anche consigli utili al benessere emotivo.

La seconda consiste nell’investire sempre più sugli interventi di salute mentale e di supporto psicosociale sostenendo iniziative comunitarie capaci di rafforzare la coesione sociale e diminuire il senso di solitudine, fornendo interventi psicologici a distanza - tramite telefono o video – assicurandosi di garantirne a tutti accesso e riservatezza oltre che continuità nell’assistenza soprattutto per chi è in condizioni di grave difficoltà.

Infine bisogna guardare al futuro considerando le crescenti esigenze a lungo termine causate dalla pandemia. È necessario quindi: riorganizzare i servizi così che la salute mentale venga inclusa nella copertura sanitaria universale; spostare l’assistenza dalle istituzioni ai servizi di comunità, a prezzi accessibili; rafforzare le competenze delle risorse umane che si occupano di salute mentale e coinvolgerle nella progettazione, realizzazione e monitoraggio dei servizi.

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