IT
I mini gialli dei dettati 2
Carrello
Spedizioni veloci
Pagamenti sicuri
Totale:

Il tuo carrello è vuoto

|*** Libro Quantità:
Articoli e appuntamenti suggeriti

Tematica
Argomento
Utile in caso di
Informazione obbligatoria
Informazione obbligatoria
Informazione obbligatoria
Informazione obbligatoria
Non vi è alcun filtro disponibile, allarga la tua ricerca per ottenere più risultati
Non vi è alcun filtro disponibile, allarga la tua ricerca per ottenere più risultati
Filtra
Filtra per
Tematica
Informazione obbligatoria
Informazione obbligatoria
Informazione obbligatoria
Informazione obbligatoria
Argomento
Utile in caso di
Risultati trovati: 11
Search-ME - Erickson 6 Psicologia
Come riconoscere il normale narcisismo dal disturbo narcisistico
Com’è noto, il termine “narcisismo” deriva dal mito che narra la storia di un bellissimo giovane, Narciso, destinato a consumarsi per l’amore verso se stesso. Nell’uso comune la parola è diventata sinonimo di fatua vanità o semplice eccesso d’amor proprio, perdendo così quelle sfaccettature che spinsero Freud a utilizzarlo per designare una condizione clinica dai risvolti profondamente tragici.   La gran parte dei teorici concorda nel ritenere che il narcisismo possa presentarsi sia in forma normale sia in forma patologica. Nel complesso, il narcisismo normaleviene descritto sulla base di alcune caratteristiche specifiche quali l’assertività, l’individualismo, una stabile regolazione dell’autostima verso l’alto, l’ambizione, ecc.   Mancano, o sono attenuate, le caratteristiche più negative dal punto di vista interpersonale proprie del narcisismo patologico, quali la mancanza di empatia, il disprezzo, l’invidia e lo sfruttamento degli altri. Per quanto riguarda il narcisismo patologico, le descrizioni cliniche convergono su alcune caratteristiche generali: - la mancanza di un autentico interesse per il mondo e le persone; - una capacità danneggiata di costruire relazioni interpersonali; - un egocentrismo smisurato, accompagnato da una preoccupazione eccessiva per il proprio valore e per le questioni di competizione e di rango; - un bisogno smodato di riconoscimenti Vi sono state diverse proposte di classificazione di sottotipi e sottocategorie di narcisismo. Pincus e Lukowitsky hanno proposto di distinguere i due fenotipi grandioso/vulnerabile dalle modalità di espressione manifesta/nascosta (overt/covert) secondo lo schema seguente:   Nel sottotipo grandioso prevalgono i sentimenti di superiorità e di disprezzo per gli altri, il comportamento può essere apertamente arrogante e incurante dell’effetto sugli altri, i quali vengono utilizzati come fonte di ammirazione senza riguardi per i loro sentimenti e per la loro prospettiva. Gli aspetti di fragilità sono sotto-modulati, nascosti, negati e il più possibile esclusi dalla coscienza. Nel sottotipo fragile prevalgono vergogna e senso di umiliazione, ipervigilanza rispetto al giudizio degli altri e alla ricerca di ammirazione si sostituisce l’evitamento e il ritiro dalle situazioni che potrebbero comportare un giudizio negativo. Falsa umiltà, compiacenza e manifestazioni inautentiche di interesse per gli altri tendono a sostituire l’arroganza e la ricerca di ammirazione. Grandiosità e invidia vengono nascoste e vissute in fantasie nelle quali l’autoaffermazione narcisistica assume la dimensione della rivalsa.   Entrambi i tipi di presentazione fenomenica sono considerati espressione della stessa difficoltà di base nella stabilizzazione del senso di identità, nella regolazione dell’autostima e nella regolazione interpersonale. Non sorprende, perciò, che diversi autori abbiano sottolineato come la maggior parte dei narcisisti presenti fluttuazioni tra aspetti di grandiosità e di vulnerabilità.
Leggi di più
Search-ME - Erickson 7 Didattica
Un compito impegnativo, ma fondamentale per favorire l’apprendimento
 Accompagnare un bambino nella sua crescita emotiva è un compito impegnativo. Aggressività, demotivazione, carenza di autocontrollo, difficoltà nel rispettare le regole o accettare le proprie frustrazioni dell’apprendere sono solo alcuni dei problemi frequentemente riscontrati in classe. Ricordiamoci, però, che le emozioni non sono solo questo. Sono anche gioia, affetto, orgoglio e soddisfazione per un successo o sorpresa per un gesto inaspettato. La scuola riveste un ruolo fondamentale nell’educazione alle emozioni, un percorso di apprendimento che va di pari passo con quello disciplinare. Da tempo, infatti, la ricerca ha avvalorato l’importanza delle emozioni nell’apprendimento, facendo venir meno l’assunto storico di un ipotetico primato della cognizione sull’affettività. Di qui l’importanza di definire dei percorsi strutturati ed espliciti di educazione alle emozioni che hanno come traguardo la competenza sentimentale, ovvero la capacità comprendere ed esprimere in modo consapevolmente regolato il proprio stato emotivo. Un itinerario intenzionale e di qualità educa il bambino a saper riconoscere le proprie e altrui emozioni, ad aprirsi alla reciprocità nella relazione e a formare le cosiddette competenze personali, abilità che permettono ad ognuno di leggere la propria e altrui interiorità, ma anche di saper elaborare le emozioni negative. Infine, il curricolo emotivo promuove la riflessione metaemotiva, un processo che “distanzia” dai propri vissuti emotivi e permette di autoregolarli. Tale processo può avere luogo attraverso vari linguaggi e fare quindi riferimento a diverse discipline. La letteratura, per esempio, permette di attingere a prodotti di esemplare rappresentazione del sentire (poesie, romanzi, etc.) e a diversi generi (autobiografia, diario, etc.). Un altro medium efficace che potrebbe essere utilizzato in un percorso di educazione emotiva è l’illustrazione. I disegni e le immagini offrono un’alternativa all’espressione verbale e possono dirigere le emozioni represse in canali più creativi. Ma anche l’espressione corporea, passando da vie meno codificate convenzionalmente, rappresenta un interessante linguaggio attraverso cui esplorare forme diverse di espressione della vita affettiva. Nel programmare le attività e gli strumenti di un’educazione socio-affettiva, abbondano i materiali per la scuola primaria, mentre è molto meno ampia e varia l’offerta per la fascia d’età che va dalla secondaria di 1° grado a quella di 2° grado. Anche - e potremmo dire, soprattutto - i giovani adolescenti incontrano difficoltà nel riconoscere le proprie emozioni e dar loro un nome. È, dunque, importante che i docenti forniscano strumenti utili per la comprensione dell’origine e delle caratteristiche delle emozioni e per la gestione degli stati d’animo, anche di quelli legati alle tematiche più “spinose” che affiorano durante il periodo dell’adolescenza.
Leggi di più
Search-ME - Erickson 8 Psicologia
Quanto è diffuso e come si può trattare il disturbo d’ansia per la salute
La maggior parte di noi ha provato, in qualche momento della sua vita, una forte ansia per la propria salute o quella dei propri cari. Sperimentare ansia riguardo alla salute e alla morte è assolutamente normale. L’ansia per la salute diventa un vero e proprio disturbo quando si manifesta come una paura o una preoccupazione continua ed eccessiva. Molti individui che sperimentano eccessiva ansia per la salute ispezionano ripetutamente il proprio corpo per cercare segni, rigonfiamenti, eruzioni cutanee e piccole ferite che possano indicare l’inizio di una malattia fisica. Altre persone invece temono moltissimo l’andare da un dottore per la paura che gli confermi il sospetto di avere una malattia grave e quindi evitano di farsi visitare e/o di fare accertamenti, anche se continuano a preoccuparsi. Molte persone alternano questi comportamenti. Quanto è diffusa l’ansia per la salute?  Le stime suggeriscono che dal 3 al 10% della popolazione generale soffre di una significativa ansia per la salute, mentre più del 30% sperimenta al riguardo paure occasionali o più leggere. L’ansia per la salute colpisce in uguale misura sia uomini che donne e si può sviluppare a ogni età. Come si manifesta? L’andamento del disturbo è generalmente a fasi: una persona può nutrire preoccupazioni eccessive per la sua salute per alcuni periodi di tempo anche lunghi, alternati a momenti in cui esse non si manifestano o sono più leggere e transitorie. In generale, se non trattato questo disturbo frequentemente tende a diventare cronico e a far vivere sempre con una sensazione di precarietà e insicurezza per la propria vita. Quali sono le principali cause dell’ansia per la salute?  Nonostante sia un disturbo che si conosce da moltissimo tempo, come per tutti i disturbi mentali non sono ancora state trovate le cause precise della sua insorgenza, la cosiddetta eziologia. Gli studi di questi ultimi anni hanno però permesso di ipotizzare l’azione di più fattori nel determinare la maggiore vulnerabilità di alcune persone: alcuni sono di tipo biologico e genetico, altri di natura psicologica, altri ancora di tipo sociale e culturale. Chi è lo specialista più adatto per un trattamento del disturbo d’ansia per la salute? Lo specialista che può confermare la diagnosi e suggerire un trattamento adeguato è lo psichiatra; per un trattamento psicologico è necessario uno specialista nelle tecniche psicologiche, cioè uno psicoterapeuta, che può essere uno psichiatra o uno psicologo, purché esperto nel trattamento di questo tipo di problema.
Leggi di più
Search-ME - Erickson 9 Autismo e sindrome di Asperger
Quale disciplina sportiva scegliere per i bambini con disturbi del neurosviluppo
È esperienza comune che l’attività sportiva determini benefici a livello fisico e psicologico. Per molti bambini con disturbi del neurosviluppo, però, praticare uno sport rappresenta un obiettivo difficile da realizzare e non sono poche le esperienze negative raccontate dalle famiglie al momento dell’inserimento in strutture sportive e campus estivi. La scelta della migliore attività sportiva in cui inserire un bambino affetto da un disturbo del neurosviluppo è complessa perché si basa su una delicata combinazione tra le caratteristiche del disturbo, le peculiarità individuali del bambino, gli aspetti tipici dell’attività sportiva e le necessità organizzative, economiche ed emotive dei genitori.   Una regola generale, valida a prescindere dalla presenza del disturbo e dal grado di compromissione del bambino, è quella di partire da ciò per cui egli è motivato, pertanto dalle sue preferenze. È buona prassi, però, evitare gli sport molto caotici oppure in cui sia difficile decodificare il contesto circostante per mettere in atto il comportamento atteso, come ad esempio potrebbe accadere nel baseball. Sono invece da preferire quegli sport, individuali o di gruppo, in cui le regole sono molto semplici, lo spazio è ben delimitato, gli schemi di gioco non siano modificati di continuo sulla base dell’accordo tra i giocatori e infine il successo non sia misurato principalmente sulla base delle abilità di interazione sociale. Esistono alcune errate convinzioni che riguardano i bambini affetti da disturbi del neurosviluppo nel momento in cui si consiglia un’attività sportiva. Uno degli errori più frequenti riguarda i bambini e gli adolescenti affetti da disturbo dello spettro autistico. Partendo dal presupposto che il deficit sociorelazionale sia il sintomo su cui occorre incidere in maniera più significativa, sono spesso consigliati sport di squadra tipo calcio e rugby. In realtà, un ambiente caotico e con tante persone – come uno spogliatoio con tanti ragazzi che praticano calcio o rugby -  potrebbe inizialmente essere vissuto come frustrante e poco comprensibile. Al contrario, è preferibile iniziare con sport in cui i piccoli gruppi siano privilegiati sia nel setting di allenamento sia all’interno dello spogliatoio e in cui il ragazzo autistico possa mantenere i propri spazi. Ci sono inoltre ulteriori variabili, di tipo più personologico e individuale, da tenere in considerazione prima di scegliere uno sport. È importante: - Chiedersi quali sono le reali abilità motorie: se il bambino presenta uno scarso tono muscolare e difficoltà di coordinazione motoria sono più indicati sport quali il nuoto, la danza, il trekking, l’equitazione, le arti marziali e il ciclismo, poiché si possono iniziare senza che sia richiesta un’eccessiva prestazione fisica. Ciò permette al bambino di implementare le proprie capacità, la forza, la flessibilità e la coordinazione nel corso del tempo, migliorando la performance;   - Chiedersi se il bambino mostra particolare resistenza ad accettare la competizione: se così fosse bisogna pensare a uno sport a bassa competitività o optare inizialmente per uno sport individuale. Esistono molte attività che non richiedono concorrenza: trekking, mountain bike, yoga, danza, pesca, golf sono dei validi esempi; - Chiedersi se il bambino mostra severe difficoltà nel partecipare agli sport di gruppo o un grave isolamento: in tal caso si potrebbe scegliere tra sport che presentano caratteristiche solo apparentemente individuali, ma hanno in realtà una connotazione gruppale e consentono di partecipare senza la necessità di interpretare i segnali verbali degli altri, ad esempio il nuoto di gruppo, il tiro con l’arco, l’atletica, le bocce, la scherma, la lotta libera, il ciclismo e la vela.
Leggi di più
Search-ME - Erickson 10 Psicologia
Che cos’è, da cosa dipende e come si può migliorare secondo il modello dell’Emotional Schema Therapy
La regolazione delle emozioni è un’abilità complessa che permette all’individuo di modulare gli stati emotivi in maniera adattiva, in risposta a stimoli significativi provenienti dall’ambiente. Nonostante sia un’abilità innata, la capacità di regolare le emozioni è profondamente influenzata da vulnerabilità biologiche e dalle prime interazioni del bambino, le quali, in contesti di sviluppo sano, permettono la strutturazione di processi di regolazione emotiva funzionali ed efficaci. Al contrario, l’essere esposti ad ambienti di sviluppo difficili e invalidanti, può portare a strategie di regolazione emotiva disfunzionali, che possono esitare in processi di soppressione ed inibizione emotiva, e in quella che viene definita “disregolazione emotiva”. Ad esempio, una persona cresciuta in un contesto supportivo, potrebbe vivere un rimprovero del proprio capo con ansia, tristezza e vergogna, sperimentando una risposta somatica sgradevole, senza però mettere in discussione l’immagine di sé, e gestendo il comprensibile disagio in maniera efficace, sfruttando il momento difficile come un’occasione di crescita. Un’altra persona, se nata in un ambiente familiare invalidante, potrebbe vivere la stessa situazione come una conferma della propria inadeguatezza, percepire un’intensa attivazione emotiva, ed esplodere in un pianto disperato, in agiti rabbiosi o in processi di ruminazione/rimuginio pervasivi e invalidanti. La risposta emotiva alla sofferenza: quando è necessario l’intervento psicoterapeutico? È ormai accettato come l’inibizione emotiva e la disregolazione emotiva siano dei costrutti transdiagnostici centrali in diverse forme di psicopatologia, strettamente connessi a comportamenti problematici e ad alti livelli di sofferenza. Proprio in virtù della loro rilevanza, le abilità di regolazione emotiva rappresentano uno degli aspetti da considerare nella fase di assessment e di concettualizzazione del caso, e quindi nell’intervento psicoterapeutico. Nel tempo, infatti, la psicoterapia cognitivo-comportamentale, nelle sue diverse declinazioni, ha dedicato sempre più attenzione alle strategie di inibizione e alle difficoltà di regolazione emotiva, sviluppando modelli teorici e di trattamento basati sia su vere e proprie tecniche attentive e comportamentali, che su interventi mirati a lavorare sulla relazione che la persona ha con i propri processi e stati mentali problematici. La regolazione emotiva secondo l’Emotional Schema Therapy di Robert Leahy Robert Leahy mette al centro dei processi di regolazione emotiva quello che viene definito l’Emotional Schema Model (ESM). Un ESM rappresenta il modo in cui la persona percepisce, interpreta, valuta e risponde alle proprie e altrui emozioni. Poiché ogni essere umano sperimenta stati emotivi dolorosi, Leahy sottolinea, in linea con l’approccio metacognitivo di Wells, come sia il rapporto che ognuno di noi ha con i propri vissuti emotivi a fare la differenza tra la sofferenza fisiologica a cui ogni essere umano è per natura esposto e lo sviluppo di psicopatologia. Le teorie che ognuno di noi ha sui propri vissuti emotivi possono infatti generare strategie di regolazione emotiva problematiche come la soppressione, la ruminazione, l'evitamento, che possono gettare la persona in una spirale che alimenta e mantiene lo stato di sofferenza.  L’Emotional Schema Therapy (EST) proposta da Leahy si concentra, quindi, sulle interpretazioni soggettive dei propri stati emotivi, cercando di portare alla luce la teoria specifica che la persona ha delle proprie emozioni, con lo scopo di modificarla e di consolidare nuove strategie adattive di regolazione emotiva.   Robert Leahy, direttore dell’American Institute for Cognitive Therapy, al X Congresso Internazionale di Psicoterapia Cognitiva Dal 18 al 21 giugno 2020 si svolgerà a Roma il 10° Congresso Internazionale di Psicoterapia Cognitiva (ICCP) che vedrà la partecipazione di molti relatori di rilevanza internazionale, come il dott. Robert L. Leahy, direttore dell’American Institute for Cognitive Therapy di New York e professore associato di psicologia clinica presso il Dipartimento di Psichiatria del Weill Cornell Medical College, noto in Italia per aver scritto il volume “La regolazione delle emozioni in psicoterapia”, pubblicato nel 2018 da Erickson.
Leggi di più
Search-ME - Erickson 11 Psicologia
L’innovativo approccio, ideato dallo psicoterapeuta newyorkese Jeffrey Young, per il trattamento dei disturbi della personalità
La Schema Therapy muove i suoi passi ormai più di 30 anni fa grazie a Jeffrey Young all’interno del quadro delle terapie per il disturbo Borderline di Personalità. La novità di questo approccio è stata quella di combinare le tecniche di Terapia Cognitivo Comportamentale, con elementi derivati dalla teoria dell’attaccamento, dalla Gestalt, dalle terapie interpersonali e psicodinamiche con l’obiettivo di aiutare le persone con problematiche psicologiche radicate. Perché è proprio dalle radici che la Schema Therapy parte, grazie al concetto di Schema Maladattivo Precoce che può essere definito come l’insieme di “pattern di vita pervasivi, che influenzano cognizioni, emozioni, memoria, percezioni sociali e pattern interazionali e comportamentali” (definizione che lo stesso Arntz scrive in un suo libro edito nel 2013). Gli Schemi Maladattivi Precoci si strutturano durante l’infanzia e tendono a essere presenti durante tutta la vita. Riflettono quindi l’ambiente infantile in cui si sono sviluppati, ma la loro natura disfunzionale appare evidente solo in periodi della vita successivi a quello in cui si sono formati, proprio quando l’individuo continua a perpetrare lo Schema nelle interazioni con altre persone. Gli Schemi hanno origine dal fatto che uno o più dei Bisogni Emotivi Primari dell’essere umano non vengono soddisfatti e non permettono quindi alla persona di riconoscere, sentire e soddisfare le proprie esigenze emotive. A seguito dell’attivazione degli Schemi, la persona svilupperà risposte (Stili di Coping) che hanno come obiettivo quello di risolvere le problematiche che lo Schema produce. Molto spesso però, questi stili di coping, anziché aiutare a risolvere i problemi e affrontare in modo funzionale le difficoltà, possono risultare, a loro volta, disfunzionali o maladattivi. Un particolare Schema si può poi associare a una gamma di differenti comportamenti o esperienze emotive o cognitive. Il concetto di Mode è stato quindi sviluppato da Young proprio per spiegare e descrivere questi fenomeni. Attraverso il concetto di Mode la persona avrà più facilità a comprendere i propri comportamenti e i propri sentimenti accedendo a una dimensione egodistonica rispetto al proprio comportamento problematico. I Mode possono essere più facilmente riconosciuti o affrontati rispetto agli Schemi ed è per questo che molto del lavoro terapeutico si fa proprio con queste parti. L’obiettivo della Schema Therapy sarà quindi quello di aiutare la persona a riconoscere il proprio funzionamento e aiutarla a identificare più chiaramente i propri bisogni per trovare delle modalità funzionali e adattive per soddisfarli. Per un approfondimento si rimanda al libro “Schema Therapy. La terapia cognitivo-comportamentale integrata per i disturbi della personalità” edito da Erickson.   X Congresso Internazionale di Psicoterapia Cognitiva  Dal 18 al 21 giugno 2020 si svolgerà a Roma il 10° Congresso Internazionale di Psicoterapia Cognitiva (ICCP) che vedrà la partecipazione di molti relatori di rilevanza internazionale, tra cui Arnoud Arntz, uno dei massimi esponenti mondiali della Schema Therapy (Department of Clinical Psychology, University of Amsterdam). Durante il suo intervento, Arntz esplorerà nello specifico le caratteristiche e il trattamento dedicato a persone con diagnosi di Disturbo di Personalità Evitante, Dipendente o Ossessivo Compulsivo (ex cluster C).
Leggi di più
;