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I mini gialli dei dettati 2
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Risultati trovati: 67
Search-ME - Erickson 1 Psicologia
Gradualità, leggerezza, consapevolezza e istinto: qual è l’atteggiamento giusto e quali i migliori alleati per un un nuovo inizio affettivo
Dopo la fine di una storia importante è naturale sentirsi scoraggiati verso nuove relazioni romantiche. Col passare del tempo però, con un po’ di riflessione e impegno, in genere si inizia a sentirsi più sereni ed in equilibrio. Si è riusciti a comprendere che cosa è andato storto nella relazione precedente, si è rielaborato il lutto della perdita affettiva e si è riusciti a maturare una maggiore consapevolezza su se stessi e su quali sono gli aspetti importanti che dovranno essere presenti in una nuova relazione. Una volta fatto questo tipo di chiarezza e riguadagnato un certo equilibrio emotivo, si è pronti ad aprirsi a nuove relazioni sentimentali, tornando a mettersi in gioco. A questo punto… quali sono gli aspetti a cui è bene prestare attenzione nell’approccio con un possibile nuovo partner? Quali strumenti abbiamo a disposizione per capire se la nuova persona conosciuta potrebbe essere quella giusta? Ascoltiamo i suggerimenti di Duccio Baroni, psicologo e psicoterapeuta, esperto di dinamiche di coppia e autore del libro “L’arte di riparare un cuore”. «Di solito il primo periodo di incontri serve a valutare se la persona con la quale esci è giusta per te. È facile farsi prendere dall’entusiasmo o vedere un fallimento al primo appuntamento andato male. In entrambi i casi, la tua capacità di valutazione può essere annebbiata. È importante rispettare i tempi di questa prima fase e prenderla in modo graduale, lasciandosi il tempo di riflettere. All’inizio di una nuova relazione è necessario tutelare i propri spazi, continuare a vedere gli amici, mantenere i propri hobby e ritagliarsi del tempo da soli. Hai conquistato con fatica e duro lavoro la tua nuova vita: curala con dedizione. Affronta ogni nuovo appuntamento con leggerezza, goditi l’eccitazione che lo precede, mantieni la mente aperta durante l’incontro, ma una volta terminato prenditi del tempo per esaminare cosa sta accadendo. Chiediti se questa persona mostra di avere le qualità che desideri e se una possibile relazione ti lascerebbe lo spazio di essere ciò che vuoi essere. Conoscenza di te e istinto: due potenti alleati In questa fase hai due potenti alleati, la conoscenza di te che hai sviluppato e il tuo istinto. Sai cosa ti affascina in una persona, ma sai anche che potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio. Ad esempio, sai che ti piacciono gli uomini decisi e sicuri (proprio come il tuo ex partner), ma sai che possono diventare egoisti e auto-centrati; sai che ti affascinano le donne misteriose e sfuggenti (proprio come la tua ex partner), ma sai che possono rivelarsi incapaci di darti la cura e l’affetto di cui hai bisogno. Tenere a mente ciò che sai di te stesso e come funzioni può fare davvero la differenza tra procedere verso una vita di coppia soddisfacente (con un altro partner) e intrappolarsi nuovamente in una relazione tossica. Poi c’è l’istinto, l’insieme di sensazioni e impressioni che il nostro cervello elabora inconsapevolmente in frazioni di secondo. Poni attenzione a cosa provi e pensi durante l’appuntamento e tienilo a mente per riesaminarlo con calma in seguito. In particolare, prova a porre attenzione ai seguenti comportamenti che possono essere indicativi di futuri problemi: l’altra persona parla troppo della sua relazione passata, ti chiede troppo del tuo ex partner, parla continuamente di se stessa, appare depressa e negativa, fa domande personali troppo presto, non mostra sensibilità nel trattare argomenti per te importanti, non fa domande su di te, mostra di non ascoltarti o ti interrompe mentre parli, è più interessata al cellulare che a te, cerca il contatto fisico troppo presto, fa affermazioni sessiste o mostra segni di gelosia, ti soffoca con messaggi e richieste sul prossimo appuntamento. Questi segnali dovrebbero farti riflettere sulla possibilità di interrompere le uscite e muoverti verso altri orizzonti».
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Search-ME - Erickson 2 Psicologia
Quanto è diffuso e come si può trattare il disturbo d’ansia per la salute
La maggior parte di noi ha provato, in qualche momento della sua vita, una forte ansia per la propria salute o quella dei propri cari. Sperimentare ansia riguardo alla salute e alla morte è assolutamente normale. L’ansia per la salute diventa un vero e proprio disturbo quando si manifesta come una paura o una preoccupazione continua ed eccessiva. Molti individui che sperimentano eccessiva ansia per la salute ispezionano ripetutamente il proprio corpo per cercare segni, rigonfiamenti, eruzioni cutanee e piccole ferite che possano indicare l’inizio di una malattia fisica. Altre persone invece temono moltissimo l’andare da un dottore per la paura che gli confermi il sospetto di avere una malattia grave e quindi evitano di farsi visitare e/o di fare accertamenti, anche se continuano a preoccuparsi. Molte persone alternano questi comportamenti. Quanto è diffusa l’ansia per la salute?  Le stime suggeriscono che dal 3 al 10% della popolazione generale soffre di una significativa ansia per la salute, mentre più del 30% sperimenta al riguardo paure occasionali o più leggere. L’ansia per la salute colpisce in uguale misura sia uomini che donne e si può sviluppare a ogni età. Come si manifesta? L’andamento del disturbo è generalmente a fasi: una persona può nutrire preoccupazioni eccessive per la sua salute per alcuni periodi di tempo anche lunghi, alternati a momenti in cui esse non si manifestano o sono più leggere e transitorie. In generale, se non trattato questo disturbo frequentemente tende a diventare cronico e a far vivere sempre con una sensazione di precarietà e insicurezza per la propria vita. Quali sono le principali cause dell’ansia per la salute?  Nonostante sia un disturbo che si conosce da moltissimo tempo, come per tutti i disturbi mentali non sono ancora state trovate le cause precise della sua insorgenza, la cosiddetta eziologia. Gli studi di questi ultimi anni hanno però permesso di ipotizzare l’azione di più fattori nel determinare la maggiore vulnerabilità di alcune persone: alcuni sono di tipo biologico e genetico, altri di natura psicologica, altri ancora di tipo sociale e culturale. Chi è lo specialista più adatto per un trattamento del disturbo d’ansia per la salute? Lo specialista che può confermare la diagnosi e suggerire un trattamento adeguato è lo psichiatra; per un trattamento psicologico è necessario uno specialista nelle tecniche psicologiche, cioè uno psicoterapeuta, che può essere uno psichiatra o uno psicologo, purché esperto nel trattamento di questo tipo di problema.
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Search-ME - Erickson 3 Saggistica
Il «disimpegno morale» e l’eclatante caso di doping di Lance Armstrong
Il «disimpegno morale» è un mezzo che consente all’individuo di «disinnescare» temporaneamente la sua coscienza personale mettendo in atto comportamenti inumani, o semplicemente lesivi, senza sentirsi in colpa. Si tratta di un problema sociale sempre più pressante in tutte le traiettorie della vita. Vediamo come possono operare concretamente i meccanismi del «disimpegno morale», con l’analisi dell’eclatante caso di doping che coinvolse l’ex ciclista Lance Armstrong. Nel 2012, Lance Armstrong concesse a Oprah Winfrey una lunga intervista televisiva sulle sue complicate operazioni di doping. Si apprese così come un atleta fenomenale fosse riuscito a compiere intrighi complicati che lo avevano portato a vincere sette titoli prestigiosi; eludere il controllo dei commissari sportivi sul doping; proclamare la propria innocenza in numerose apparizioni televisive; denigrare i suoi compagni di squadra chiamandoli «bugiardi», benché sapesse che dicevano la verità sul suo doping; vincere una causa contro Emma O’Reilly - la massaggiatrice del ciclista, coinvolta nelle pratiche di doping - pur conscio che le sue accuse erano vere; tradire la sua prestigiosa fondazione per la ricerca sul cancro e, nonostante ciò, continuare a sentirsi evidentemente in pace con se stesso.   Tanto per incominciare, Armstrong non trovava che il doping fosse eticamente scorretto. «Non aveva l’impressione che ci fosse qualcosa di sbagliato?», gli chiese Oprah. «No», rispose Armstrong. «La cosa la turbava in qualche modo?» «No», ripeté.   Per lui, l’uso di sostanze per migliorare le prestazioni era una pratica normale nella cultura ferocemente competitiva dello sport professionale. Se si riesce a dipingere il proprio comportamento come il prodotto di un’epoca e di un luogo, il senso di responsabilità personale si riduce. Vedendosi rivolgere l’accusa di essere un imbroglione, Armstrong consultò un dizionario: «Ho controllato la definizione di “imbroglio”. E la definizione di “imbroglio” è “conseguire un vantaggio su un rivale o un nemico che non può contarci a sua volta”». Concluse così che quella descrizione non gli corrispondeva. «Non consideravo le cose in questo modo; per me era giocare alla pari». Equivaleva a mettersi sullo stesso piano degli altri, e non ad avvantaggiarsi. Bisogna imbrogliare per vincere. Quel che non riuscì ad ammettere era che anche lui contribuiva ad alimentare la cultura del doping. Era un faccendiere navigato, non una semplice vittima delle circostanze. Armstrong sminuì il doping equiparandolo a una qualsiasi altra attività, come «gonfiare le gomme o riempire d’acqua una bottiglia». Nel suo linguaggio edulcorato, le sostanze dopanti erano il «cocktail».   Commentando la profonda ingiustizia della punizione comminatagli, Armstrong lamentò che i suoi compagni di squadra avevano subito una sospensione di sei mesi, mentre lui aveva ricevuto una «condanna a vita», un bando a vita dallo sport competitivo. Per i critici di Armstrong, la sua ammissione riguardo al doping non diceva niente di nuovo. Dal loro punto di vista, non era che un espediente per cercare di riscattarsi e ottenere una riduzione del periodo di esclusione dalle gare. Invece, dal punto di vista di Armstrong, il problema era quello di essersi lasciato coinvolgere in una pratica diffusa, e non di aver commesso una violazione etica tale da suscitare rimorso e autocensura.   Questione a parte erano le ingiurie spietate da lui rivolte ai compagni di squadra e alla O’Reilly. A questo riguardo, la sua autoassoluzione prese una forma del tutto particolare, ovvero quella di uno scenario dissociativo in terza persona: «Ed è uno che si aspettava di ottenere qualunque cosa volesse e di controllare qualunque risultato». Armstrong descrisse il suo difetto personale come un «incessante desiderio di vincere a ogni costo». Tuttavia, non lo considerava una mancanza, bensì una preziosa risorsa che gli consentiva di riuscire in imprese straordinarie. Gli eventuali danni correlati sono un effetto secondario inevitabile. Questa era stata la forza, spiegò, che gli aveva consentito di sconfiggere il cancro in metastasi e i ciclisti avversari. Questi due successi erano la prova che il suo difetto poteva portare a cose buone oltre che cattive. Armstrong si gloriò anche del buon lavoro portato avanti dalla sua fondazione per la ricerca sul cancro per la quale aveva raccolto milioni di dollari. In un’intervista alla BBC, Armstrong continuò a dipingersi come una vittima dell’imperante cultura del doping. Gli dispiaceva non tanto del doping in sé e dei suoi gravi costi interpersonali, ma di esservi stato costretto dalla funesta cultura dominante. Quando fu invitato a scusarsi con le persone offese, passò nuovamente a modalità in terza persona: «Mi piacerebbe cambiare l’uomo che ha fatto queste cose, magari non la decisione, ma il modo in cui ha agito».
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Search-ME - Erickson 4 Self help
L’importanza dell’impegno e dell’evoluzione della coppia per una relazione felice e di lunga durata
Quello di costruire relazioni affettive è un bisogno molto umano: gli essere umani sono fatti per stare in relazione, per legarsi con gli altri, per cercare condivisione e vicinanza con qualcuno.  Ma avere relazioni affettive stabili e felici non è semplice. Ricette universali di facile applicazione non esistono. È possibile però riflettere su quello che ci fa stare bene come persone, su quello che cerchiamo in una relazione di coppia e, se siamo in coppia, impegnarci nella nostra relazione per farla crescere ed evolvere. Oggi vi proponiamo una breve riflessione sulla vita di coppia di Duccio Baroni, psicologo e psicoterapeuta che si occupa di difficoltà emotive e relazionali legate alle dinamiche relazionali, tratta dal libro “L’arte di riparare un cuore” di cui è autore. Anche la coppia evolve «La coppia è formata da due individui. Affermarlo appare una banalità, e forse lo è, tuttavia molte coppie sembrano dimenticarlo. Nel corso della vita ciascuno di noi evolve e cresce, affronta difficoltà, sventure, momenti di serenità e periodi di sconforto. Ogni sfida, ogni ostacolo, amplia la conoscenza di noi stessi: cosa riteniamo importante, cosa ci rende felici, cosa ci fa sentire vivi. Aumentiamo continuamente le nostre capacità di affrontare il futuro. Il risultato è che cambiamo. Ogni giorno, ogni mese, siamo diversi da come eravamo e, senza accorgercene, quando ci guardiamo indietro quasi non ci riconosciamo. È del tutto normale. Così come cambiano gli individui anche le coppie devono evolversi. La persona che abbiamo accanto dopo anni di relazione non è più quella che abbiamo scelto un tempo. Noi non siamo gli stessi. Questo è il motivo per cui le relazioni, per durare, hanno bisogno di cura e impegno. È necessario essere disposti a fare compromessi e sacrifici, senza arrivare ad annullarsi.  Può, tuttavia, arrivare il momento in cui i due individui di una coppia sono andati incontro a tali e tanti cambiamenti che quel che li separa è più di quello che hanno in comune. Anche questo è normale e richiede onestà e coraggio per essere ammesso e concludere il rapporto».
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Search-ME - Erickson 5 Essere genitori
Alcune indicazioni e consigli per affrontare il travaglio e il parto
Il travaglio e il parto sono momenti particolarmente delicati dal punto di vista emotivo, tanto che la percezione individuale ed i vissuti del travaglio e parto possono fare ampiamente la differenza nel determinare l’impatto emotivo più o meno positivo/traumatico del parto stesso. Alle porte della fase 2 della pandemia, le misure restrittive si stanno allentando e si allenteranno progressivamente sempre più, ma sappiamo già che le stesse possono ritornare ad essere in vigore nel caso la circolazione del virus, e quindi le infezioni, tornassero ad aumentare. La degenza ospedaliera che attualmente prevede l’esclusione delle visite presso il reparto, diviene un momento che rischia di essere scarsamente contenitivo per le ansie e le angosce che le donne in questo delicato momento possono vivere. Ma è importante cercare di vedere il “bicchiere mezzo pieno” e riconsiderare come questo tipo di setting possa portare anche qualche cosa di buono… può essere infatti un’opportunità di raccoglimento per focalizzarsi sull’obiettivo travaglio/parto prima, e sul bambino e se stesse dopo il parto. Inoltre nei giorni successivi alla nascita il viavai di parenti ed amici è bandito. Questo si traduce per molte mamme nel non essere assillate dalla necessità di mostrarsi sul pezzo a parenti e amici che vengono in ospedale per far visita a mamma e bebè. Questi aspetti però costituiscono una consolazione solo parziale di fronte alla possibilità che il proprio compagno non possa possa essere presente a sostenervi durante il travaglio e il parto (misure che con la fase 2 dovrebbero allentarsi). Proprio per questo la già centrale figura dell’ostetrica, in questo momento diviene ancora più determinante come professionista che accompagna, sostiene e contiene la donna durante il travaglio e il parto. È quindi importante “navigare a vista” cercando di documentarsi attraverso fonti ufficiali su linee guida e misure adottate dalla propria regione e dalla struttura in cui si intende partorire. Noi dal canto nostro abbiamo ritenuto importante come professionisti della salute mentale perinatale (www.maternitaindifficolta.it) in collaborazione con l’Associazione EMDR Italia (www.emdr.it) e con il patrocinio del Postpartum Support International (www.postpartum.net) dedicare uno spazio di pensiero che si è tradotto in un insieme di considerazioni/consigli che speriamo possano essere di aiuto a chi si appresta a partorire in questo difficile momento. Queste indicazioni hanno poi preso la forma di infografiche che sono state tradotte in inglese, francese, polacco e sono state diffuse, oltre che nel nostro paese, anche all’estero. Alcune indicazioni per il parto ai tempi del coronavirus Il travaglio senza il papà è diverso da come ti aspettavi… è importante pensare che dentro a ogni donna ci sono le risorse per far fronte a questo momento. E avrai accanto personale sanitario che è lì per te. Informati sulle linee guida adottate dalla struttura in cui andrai a partorire e se puoi segui le indicazioni e i consigli delle ostetriche. Cogli le limitazioni delle visite durante la degenza prima del parto e la fase dei prodromi come un’opportunità per raccoglierti in te stessa senza essere disturbata dal mondo esterno. È un momento unico e irripetibile per te e per il tuo bambino vivilo appieno. Durante il parto focalizzati sull’obiettivo: il parto è un’esperienza psicologicamente unica che è influenzata dalla capacità di focalizzarsi sull’obiettivo di far nascere il proprio bambino e di spostare il focus sul versante introspettivo anche attraverso l’uso di strategie di meditazione e di rilassamento. La degenza postparto senza visite dei propri cari può spaventare, provate a pensare che avete tutta la quiete necessaria per accudire il vostro bambino, nessun impegno, nessuna pressione a mostrarsi e mostrare. Il rientro a casa senza aiuto di genitori e parenti può anche essere visto come un momento di raccoglimento ed intimità soprattutto se accanto a voi c’è il vostro partner. Se questo non è possibile scegliete una persona amica o familiare che sia di riferimento durante la giornata. Ricorda che non sei sola, ci sono medici, ostetriche, personale socio sanitario che si prenderanno cura di te, chiedi esplicitamente il loro aiuto non temere.  
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Search-ME - Erickson 6 Essere genitori
Alcune indicazioni e consigli per affrontare l’arrivo di un figlio
L’arrivo di un bambino porta nella vita di mamma e papà gioia, felicità ma anche momenti di stanchezza, ansia incertezze. È una piccola grande rivoluzione, che sia il primo figlio o il secondo o il terzo, cambiano gli equilibri della coppia e della famiglia. Ed ecco tutta una serie di piccole grandi ansie che si affacciano ed agitano mamma e papà, alle prese con nuove emozioni, pensieri e responsabilità. In questo periodo non è stato facile per chi ha partorito. Questo primo periodo a casa in isolamento ha avuto le sue “pene”, ma per alcune anche il vantaggio di essere con il proprio partner senza ingerenze esterne. Questo può essere un elemento che favorisce l’intimità e il raccoglimento sulla nuova situazione, senza assilli e senza i “doveri” che le convenzioni sociali della nostra cultura portano con se quando nasce un bambino. Ora ci stiamo accingendo ad affrontare la cosiddetta fase due, con un allentamento progressivo delle restrizioni. Ma il rischio di contagio continua ad incombere su tutti noi imponendoci le regole del distanziamento sociale, anche se meno stringenti e restrittive. Paradossalmente molte neomamme si sentivano più sicure con il lockdown che garantiva l’impossibilità del contagio. Questo porta con sé che le normali preoccupazioni tipiche del post-parto si possano trasformare in ansia e paura che possa succedere qualche cosa al bambino o alla mamma da cui il bambino dipende. Le donne, in questa fase di particolare vulnerabilità che è il postparto, hanno bisogno di essere adeguatamente aiutate, protette e contenute nelle loro paure, soprattutto ora che un virus rischia di mettere a repentaglio la salute fisica, ma anche la salute emotiva. In questo clima è più che mai importante che chi circonda la donna, abbia la sensibilità di mettersi a disposizione senza pretendere di sapere cosa la mamma dovrebbe fare o come dovrebbe agire con il suo bambino. La presenza di cui oggi più che mai le mamme hanno bisogno è discreta, supportante, paradossalmente proprio il distanziamento sociale è importante che porti ad una vicinanza affettiva, una vicinanza di pensieri e piccole azioni quotidiane che facciano sentire le mamme contenute e al sicuro. Le preoccupazioni per il futuro, per le eventuali difficoltà economiche che potrebbero arrivare, possono essere destabilizzanti per una donna che è alle prese con le incertezze che l’essere madre porta già con sé. È importante che questo non diventi un’ombra lunga che investe la donna, il bambino e l’intera famiglia. Siamo tutti responsabili della salute di chi è più fragile, e le nuove famiglie sono più fragili, le neomamme sono più fragili, i neonati sono più fragili. La comunità che è intorno alle nuove famiglie, oggi come non mai è importante che faccia sentire la propria presenza discreta e accogliente. Ecco allora che come professionisti della salute mentale perinatale (www.maternitaindifficolta.it) in collaborazione con l’ Associazione EMDR Italia (www.emdr.it) e con il patrocinio del Postpartum Support International (www.postpartum.net) abbiamo dedicato uno spazio di pensiero che si è tradotto in un insieme di considerazioni/consigli che speriamo possano essere di aiuto a chi ha avuto da poco un bambino in questo difficile momento. Queste indicazioni hanno poi preso la forma di infografiche che sono state tradotte in inglese, francese, polacco e sono state diffuse, oltre che nel nostro paese, anche all’estero. Alcune indicazioni per l’arrivo di un figlio Ricordati che non durerà per sempre! È un periodo limitato nel tempo, ma lo sono anche i primi mesi del tuo bambino, quindi goditi il presente! Sei una mamma non una supereroina: non caricarti di troppe responsabilità, individua una frase che riesca a bloccare questi pensieri irrazionali di dover tenere tutto sotto controllo. Organizza una routine: questo vale sia per il neonato sia per eventuali fratellini. Per quanto non possano essere troppo rigide ma debbano adeguarsi alle necessità, esse hanno il grande vantaggio di rassicurare i tuoi bambini. Trasforma le attività quotidiane in qualcosa di divertente: canta, balla… fa tutto quello che ti può essere utile per portare un po’ di allegria, ciò sarà utile per te ma anche per il tuo bimbo e fratellini. Non chiuderti in te stessa: il dopo parto porta con sé anche momenti di difficoltà, a maggior ragione in un contesto stressante come quello che viviamo. Condividi questi vissuti con qualcuno: con una persona a te vicina, con altre mamme. Se ciò non basta a farti star meglio non esitare a contattare un professionista di salute psicologica perinatale. Cerca di mantenere uno stile di vita sano: cura l’alimentazione, fa movimento (per quel che è consentito), riposa adeguatamente. Non sono dettagli, la salute tua e della tua famiglia passa anche attraverso questi aspetti Cura la relazione con il tuo partner: concedetevi dei momenti di vicinanza emotiva, qualche piccolo gesto anche in questa situazione di isolamento (una cena romantica, un bel film…) per mantenere vivo il vostro legame. Concediti del tempo per te: anche e soprattutto in questa situazione di emergenza, non trascurare l’importanza di chiedere aiuto al tuo partner per poter svolgere qualcosa di rilassante. Il tuo bimbo ha bisogno di una mamma ricaricata. Non preoccuparti troppo del disordine: quando puoi, privilegia il tempo per il tuo bambino, per te e per il tuo partner. Dà priorità alle relazioni, il resto può attendere! Se puoi allatta: non si tratta solo di nutrizione ma anche di relazione. Non sono cambiate le indicazioni di preferire il latte materno a quello artificiale. In ogni caso, prenditi cura del tuo legame con il tuo bambino. Se ti senti troppo preoccupata rispetto a questo, chiedi un supporto da parte di un professionista.  
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