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I mini gialli dei dettati 2
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Risultati trovati: 32
Search-ME - Erickson 1 Self help
Strategie per contrastare i pregiudizi e migliorare la qualità della propria vita
Alcune donne vivono con vera sofferenza i sintomi fisiologici della menopausa, sentendo di aver perso completamente il proprio ruolo. Intendere la menopausa come un evento naturale cui va incontro ogni donna nella propria vita e non come una malattia, imparare ad accettarla e a non rifiutarla, è la base da cui partire per avere una visione più razionale e sentirti meno preoccupata dei sintomi a essa correlati.   Il modo in cui la società considera l’idea della menopausa influisce sul modo in cui tu stessa vivi la tua condizione. È in effetti innegabile che la dimensione sociale e culturale concorra a determinare il benessere individuale: è stato dimostrato che, in generale, le donne che hanno interiorizzato lo stigma sociale sull’invecchiamento (e più in particolare sulla fine della capacità di riprodursi) patiscono maggiormente il trovarsi in questa fase della vita.     Lo stereotipo contemporaneo di donna giovane, bella, sexy, professionalmente affermata ma al contempo in grado di gestire e accudire la famiglia ed essere adeguata in tutte le situazioni cozza contro l’esistenza di alcuni sintomi del tutto naturali (come le vampate o il mal di testa) e impedisce a tante donne di vivere serenamente i cambiamenti della menopausa. Se ti capita di provare disagio perché hai le vampate, presta attenzione a questo concetto: la causa di ciò che provi non è, spesso, nel sintomo vero e proprio (avere caldo, sudare) ma nei pregiudizi che, senza volerlo, hai interiorizzato, i quali causano emozioni di imbarazzo e vergogna difficili da tollerare   Le convinzioni e i pensieri legati ai sintomi possono peggiorare o migliorare la gestione dei sintomi stessi. Leggere e documentarsi sono ottimi mezzi per contrastare il rischio di essere vittima dei propri stereotipi: per proseguire nell’esempio concreto, se diventi consapevole della tua tendenza a interpretare le vampate come un indice di inadeguatezza e senilità, questa tendenza avrà meno potere su di te. Una volta che avrai compreso i meccanismi psicologici alla base del disagio che provi per il sintomo otterrai una visione più realistica e meno angosciante di te stessa come donna in menopausa, perché diventerai capace di cambiare la convinzione erronea di essere inadeguata. Questa consapevolezza ti può guidare verso l’accettazione di tutte le manifestazioni fisiologiche della menopausa che, anche se poco piacevoli, non dicono affatto che tu sei inadeguata.   Ampliare la tua conoscenza, documentarti e confrontarti ti preserva dal restare intrappolata nei luoghi comuni e subirne i condizionamenti: sapere cosa è la menopausa, come si esprime, l’età media in cui arriva, le manifestazioni fisiologiche e l’eventuale sovrapposizione di sintomi psicologici, ti permette di riconoscere i preconcetti e i pregiudizi nutriti dagli altri, ma anche da te stessa, e prevenire comportamenti disfunzionali che comprometterebbero la qualità della tua vita. Inoltre, naturalmente, avere informazioni significa anche conoscere le risorse che hai a disposizione per vivere al meglio questa fase della vita.
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Erickson segnala
Erickson segnala
Università degli Studi di Trento, Dipartimento di Psicologia e Scienze Cognitive
Master di II livello
Search-ME - Erickson 3 Didattica
Il punto del professor John Lochman, ideatore della versione originale
Il Coping Power Scuola è un intervento di prevenzione universale rivolto agli alunni progettato per diminuire le manifestazioni del comportamento aggressivo, il non rispetto delle regole e le difficoltà di autocontrollo nel contesto scolastico. Tale programma nasce come adattamento al contesto della classe dell’intervento originale Coping Power Program, un modello di intervento selettivo di matrice cognitivo-comportamentale da me sviluppato oltre vent’anni fa con l’obiettivo di migliorare la gestione della rabbia e di controllare l’aggressività in bambini ritenuti a rischio. Partendo dal protocollo originario, tre psicologi e psicoterapeuti italiani - Iacopo Bertacchi, Consuelo Giuli e Pietro Muratori - hanno iniziato a riadattare l’intervento per applicarlo al contesto scolastico, nello specifico per lavorare con la classe intera. Sono nati così “Coping Power nella scuola primaria”, a cui hanno fatto seguito “Coping Power nella scuola per l’infanzia” e “Coping Power nella scuola secondaria”.   Mentre il programma originario prevedeva lo svolgimento di sessioni di psicoterapia di gruppo, in parte dedicate ai bambini e in parte dedicate ai genitori, l’aspetto più innovativo del programma Coping Power Scuola è legato al fatto che può essere interamente svolto dall’insegnante all’interno della propria classe, integrandola autonomamente nella programmazione didattica. L’implementazione autonoma è resa possibile dalla formazione periodica degli insegnanti, dalla ulteriore elaborazione delle attività e dalla disponibilità di materiali che servono da supporto e filo conduttore per tutto il percorso delle attività. A noi sembra che un altro elemento distintivo del Coping Power Scuola sia legato al fatto che tramite questo modello è possibile effettuare un intervento precoce quando questo pattern interattivo non è ancora consolidato, prevenendo il possibile peggioramento nel funzionamento dei bambini a rischio e intervenendo anche sui comportamenti più sfumati. Un altro importante punto a favore del modello Coping Power Scuola è di essere legato a diversi studi scientifici che ne dimostrano l’efficacia. Tali studi sono piuttosto promettenti, nel breve periodo migliora il clima della classe e diminuiscono le problematiche comportamentali del gruppo. L’intervento preventivo, però, è ancora nelle sue fasi iniziali di sperimentazione e mancano i dati sulle potenzialità a lungo termine. Crediamo che questa possa essere la sfida futura del modello, accanto alla diffusione in un sempre più ampio di Istituti Comprensivi italiani.
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Search-ME - Erickson 4 Essere genitori
Il cortometraggio tratto dal libro di Ashley Spires viene presentato al Giffoni Film Festival 2019
Viene presentato in questi giorni al Giffoni Film Festival –   il festival cinematografico dedicato a bambini e ragazzi – il film d’animazione The most magnificent thing tratto dall’omonimo libro di Ashley Spires, pubblicato anche in Italia da Erickson con il titolo La cosa più grandiosa. Si tratta di un cortometraggio della durata di poco più di venti minuti diretto dalla regista canadese Arna Selznick, con la voce originale, tra le altre, della nota attrice americana Whoopi Goldberg. Una grandissima soddisfazione per Ashley Spires, autrice e illustratrice del libro The most magnificent thing e anche per la nostra casa editrice che ne ha curato l’edizione italiana pubblicata proprio l’anno scorso.   The most magnificent thing – La cosa più grandiosa racconta la storia di una bambina che, un giorno, ha un’idea fantastica: realizzare, con l’aiuto del suo cane, la cosa più grandiosa di sempre.   La cosa però non è così semplice come la bambina l’aveva immaginata e dunque succede che, anziché con squadra, righello e metro, ci si ritrova a fare i conti con sentimenti di rabbia, tristezza e frustrazione. Poi però, con un pizzico di incoraggiamento e di fantasia, ci si rende conto che ogni prova, anche sbagliata, in fondo è utile per avvicinarsi alla riuscita finale, anche se magari questo implica cambiare ciò che si era pensato all’inizio, o meglio guardarlo da una prospettiva diversa. Dalla gestione della rabbia, allo sviluppo dell’immaginazione e dell’autostima fino al tema, quanto mai attuale, degli stereotipi di genere, l’opera di Ashley Spires – che in Canada ha venduto più di 200.000 copie – affronta con freschezza e lieve ironia insegnamenti universali che, in quanto tali, sono validi per tutte le età. L’edizione è corredata da una “guida per l’adulto”, piccolo vademecum per genitori e insegnanti che desiderino fornire ai piccoli lettori gli strumenti per leggere il mondo in modo consapevole, attraverso lo svolgimento di una serie di attività. Congratulazioni all’autrice Ashley Spires per il traguardo raggiunto! Per vedere il trailer del film clicca qui  
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Search-ME - Erickson 5 Saggistica
Il «disimpegno morale» e l’eclatante caso di doping di Lance Armstrong
Il «disimpegno morale» è un mezzo che consente all’individuo di «disinnescare» temporaneamente la sua coscienza personale mettendo in atto comportamenti inumani, o semplicemente lesivi, senza sentirsi in colpa. Si tratta di un problema sociale sempre più pressante in tutte le traiettorie della vita. Vediamo come possono operare concretamente i meccanismi del «disimpegno morale», con l’analisi dell’eclatante caso di doping che coinvolse l’ex ciclista Lance Armstrong. Nel 2012, Lance Armstrong concesse a Oprah Winfrey una lunga intervista televisiva sulle sue complicate operazioni di doping. Si apprese così come un atleta fenomenale fosse riuscito a compiere intrighi complicati che lo avevano portato a vincere sette titoli prestigiosi; eludere il controllo dei commissari sportivi sul doping; proclamare la propria innocenza in numerose apparizioni televisive; denigrare i suoi compagni di squadra chiamandoli «bugiardi», benché sapesse che dicevano la verità sul suo doping; vincere una causa contro Emma O’Reilly - la massaggiatrice del ciclista, coinvolta nelle pratiche di doping - pur conscio che le sue accuse erano vere; tradire la sua prestigiosa fondazione per la ricerca sul cancro e, nonostante ciò, continuare a sentirsi evidentemente in pace con se stesso.   Tanto per incominciare, Armstrong non trovava che il doping fosse eticamente scorretto. «Non aveva l’impressione che ci fosse qualcosa di sbagliato?», gli chiese Oprah. «No», rispose Armstrong. «La cosa la turbava in qualche modo?» «No», ripeté.   Per lui, l’uso di sostanze per migliorare le prestazioni era una pratica normale nella cultura ferocemente competitiva dello sport professionale. Se si riesce a dipingere il proprio comportamento come il prodotto di un’epoca e di un luogo, il senso di responsabilità personale si riduce. Vedendosi rivolgere l’accusa di essere un imbroglione, Armstrong consultò un dizionario: «Ho controllato la definizione di “imbroglio”. E la definizione di “imbroglio” è “conseguire un vantaggio su un rivale o un nemico che non può contarci a sua volta”». Concluse così che quella descrizione non gli corrispondeva. «Non consideravo le cose in questo modo; per me era giocare alla pari». Equivaleva a mettersi sullo stesso piano degli altri, e non ad avvantaggiarsi. Bisogna imbrogliare per vincere. Quel che non riuscì ad ammettere era che anche lui contribuiva ad alimentare la cultura del doping. Era un faccendiere navigato, non una semplice vittima delle circostanze. Armstrong sminuì il doping equiparandolo a una qualsiasi altra attività, come «gonfiare le gomme o riempire d’acqua una bottiglia». Nel suo linguaggio edulcorato, le sostanze dopanti erano il «cocktail».   Commentando la profonda ingiustizia della punizione comminatagli, Armstrong lamentò che i suoi compagni di squadra avevano subito una sospensione di sei mesi, mentre lui aveva ricevuto una «condanna a vita», un bando a vita dallo sport competitivo. Per i critici di Armstrong, la sua ammissione riguardo al doping non diceva niente di nuovo. Dal loro punto di vista, non era che un espediente per cercare di riscattarsi e ottenere una riduzione del periodo di esclusione dalle gare. Invece, dal punto di vista di Armstrong, il problema era quello di essersi lasciato coinvolgere in una pratica diffusa, e non di aver commesso una violazione etica tale da suscitare rimorso e autocensura.   Questione a parte erano le ingiurie spietate da lui rivolte ai compagni di squadra e alla O’Reilly. A questo riguardo, la sua autoassoluzione prese una forma del tutto particolare, ovvero quella di uno scenario dissociativo in terza persona: «Ed è uno che si aspettava di ottenere qualunque cosa volesse e di controllare qualunque risultato». Armstrong descrisse il suo difetto personale come un «incessante desiderio di vincere a ogni costo». Tuttavia, non lo considerava una mancanza, bensì una preziosa risorsa che gli consentiva di riuscire in imprese straordinarie. Gli eventuali danni correlati sono un effetto secondario inevitabile. Questa era stata la forza, spiegò, che gli aveva consentito di sconfiggere il cancro in metastasi e i ciclisti avversari. Questi due successi erano la prova che il suo difetto poteva portare a cose buone oltre che cattive. Armstrong si gloriò anche del buon lavoro portato avanti dalla sua fondazione per la ricerca sul cancro per la quale aveva raccolto milioni di dollari. In un’intervista alla BBC, Armstrong continuò a dipingersi come una vittima dell’imperante cultura del doping. Gli dispiaceva non tanto del doping in sé e dei suoi gravi costi interpersonali, ma di esservi stato costretto dalla funesta cultura dominante. Quando fu invitato a scusarsi con le persone offese, passò nuovamente a modalità in terza persona: «Mi piacerebbe cambiare l’uomo che ha fatto queste cose, magari non la decisione, ma il modo in cui ha agito».
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Search-ME - Erickson 6 Psicologia
Quanto è diffuso e come si può trattare il disturbo d’ansia per la salute
La maggior parte di noi ha provato, in qualche momento della sua vita, una forte ansia per la propria salute o quella dei propri cari. Sperimentare ansia riguardo alla salute e alla morte è assolutamente normale. L’ansia per la salute diventa un vero e proprio disturbo quando si manifesta come una paura o una preoccupazione continua ed eccessiva. Molti individui che sperimentano eccessiva ansia per la salute ispezionano ripetutamente il proprio corpo per cercare segni, rigonfiamenti, eruzioni cutanee e piccole ferite che possano indicare l’inizio di una malattia fisica. Altre persone invece temono moltissimo l’andare da un dottore per la paura che gli confermi il sospetto di avere una malattia grave e quindi evitano di farsi visitare e/o di fare accertamenti, anche se continuano a preoccuparsi. Molte persone alternano questi comportamenti. Quanto è diffusa l’ansia per la salute?  Le stime suggeriscono che dal 3 al 10% della popolazione generale soffre di una significativa ansia per la salute, mentre più del 30% sperimenta al riguardo paure occasionali o più leggere. L’ansia per la salute colpisce in uguale misura sia uomini che donne e si può sviluppare a ogni età. Come si manifesta? L’andamento del disturbo è generalmente a fasi: una persona può nutrire preoccupazioni eccessive per la sua salute per alcuni periodi di tempo anche lunghi, alternati a momenti in cui esse non si manifestano o sono più leggere e transitorie. In generale, se non trattato questo disturbo frequentemente tende a diventare cronico e a far vivere sempre con una sensazione di precarietà e insicurezza per la propria vita. Quali sono le principali cause dell’ansia per la salute?  Nonostante sia un disturbo che si conosce da moltissimo tempo, come per tutti i disturbi mentali non sono ancora state trovate le cause precise della sua insorgenza, la cosiddetta eziologia. Gli studi di questi ultimi anni hanno però permesso di ipotizzare l’azione di più fattori nel determinare la maggiore vulnerabilità di alcune persone: alcuni sono di tipo biologico e genetico, altri di natura psicologica, altri ancora di tipo sociale e culturale. Chi è lo specialista più adatto per un trattamento del disturbo d’ansia per la salute? Lo specialista che può confermare la diagnosi e suggerire un trattamento adeguato è lo psichiatra; per un trattamento psicologico è necessario uno specialista nelle tecniche psicologiche, cioè uno psicoterapeuta, che può essere uno psichiatra o uno psicologo, purché esperto nel trattamento di questo tipo di problema.
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