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I mini gialli dei dettati 2
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Risultati trovati: 69
Search-ME - Erickson 1 Psicologia
Che cos’è, da cosa dipende e come si può migliorare secondo il modello dell’Emotional Schema Therapy
La regolazione delle emozioni è un’abilità complessa che permette all’individuo di modulare gli stati emotivi in maniera adattiva, in risposta a stimoli significativi provenienti dall’ambiente. Nonostante sia un’abilità innata, la capacità di regolare le emozioni è profondamente influenzata da vulnerabilità biologiche e dalle prime interazioni del bambino, le quali, in contesti di sviluppo sano, permettono la strutturazione di processi di regolazione emotiva funzionali ed efficaci. Al contrario, l’essere esposti ad ambienti di sviluppo difficili e invalidanti, può portare a strategie di regolazione emotiva disfunzionali, che possono esitare in processi di soppressione ed inibizione emotiva, e in quella che viene definita “disregolazione emotiva”. Ad esempio, una persona cresciuta in un contesto supportivo, potrebbe vivere un rimprovero del proprio capo con ansia, tristezza e vergogna, sperimentando una risposta somatica sgradevole, senza però mettere in discussione l’immagine di sé, e gestendo il comprensibile disagio in maniera efficace, sfruttando il momento difficile come un’occasione di crescita. Un’altra persona, se nata in un ambiente familiare invalidante, potrebbe vivere la stessa situazione come una conferma della propria inadeguatezza, percepire un’intensa attivazione emotiva, ed esplodere in un pianto disperato, in agiti rabbiosi o in processi di ruminazione/rimuginio pervasivi e invalidanti. La risposta emotiva alla sofferenza: quando è necessario l’intervento psicoterapeutico? È ormai accettato come l’inibizione emotiva e la disregolazione emotiva siano dei costrutti transdiagnostici centrali in diverse forme di psicopatologia, strettamente connessi a comportamenti problematici e ad alti livelli di sofferenza. Proprio in virtù della loro rilevanza, le abilità di regolazione emotiva rappresentano uno degli aspetti da considerare nella fase di assessment e di concettualizzazione del caso, e quindi nell’intervento psicoterapeutico. Nel tempo, infatti, la psicoterapia cognitivo-comportamentale, nelle sue diverse declinazioni, ha dedicato sempre più attenzione alle strategie di inibizione e alle difficoltà di regolazione emotiva, sviluppando modelli teorici e di trattamento basati sia su vere e proprie tecniche attentive e comportamentali, che su interventi mirati a lavorare sulla relazione che la persona ha con i propri processi e stati mentali problematici. La regolazione emotiva secondo l’Emotional Schema Therapy di Robert Leahy Robert Leahy mette al centro dei processi di regolazione emotiva quello che viene definito l’Emotional Schema Model (ESM). Un ESM rappresenta il modo in cui la persona percepisce, interpreta, valuta e risponde alle proprie e altrui emozioni. Poiché ogni essere umano sperimenta stati emotivi dolorosi, Leahy sottolinea, in linea con l’approccio metacognitivo di Wells, come sia il rapporto che ognuno di noi ha con i propri vissuti emotivi a fare la differenza tra la sofferenza fisiologica a cui ogni essere umano è per natura esposto e lo sviluppo di psicopatologia. Le teorie che ognuno di noi ha sui propri vissuti emotivi possono infatti generare strategie di regolazione emotiva problematiche come la soppressione, la ruminazione, l'evitamento, che possono gettare la persona in una spirale che alimenta e mantiene lo stato di sofferenza.  L’Emotional Schema Therapy (EST) proposta da Leahy si concentra, quindi, sulle interpretazioni soggettive dei propri stati emotivi, cercando di portare alla luce la teoria specifica che la persona ha delle proprie emozioni, con lo scopo di modificarla e di consolidare nuove strategie adattive di regolazione emotiva.   Robert Leahy, direttore dell’American Institute for Cognitive Therapy, al X Congresso Internazionale di Psicoterapia Cognitiva Dal 13 al 16 maggio 2021 si svolgerà a Roma il 10° Congresso Internazionale di Psicoterapia Cognitiva (ICCP) che vedrà la partecipazione di molti relatori di rilevanza internazionale, come il dott. Robert L. Leahy, direttore dell’American Institute for Cognitive Therapy di New York e professore associato di psicologia clinica presso il Dipartimento di Psichiatria del Weill Cornell Medical College, noto in Italia per aver scritto il volume “La regolazione delle emozioni in psicoterapia”, pubblicato nel 2018 da Erickson.
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Search-ME - Erickson 2 Didattica
Un compito impegnativo, ma fondamentale per favorire l’apprendimento
 Accompagnare un bambino nella sua crescita emotiva è un compito impegnativo. Aggressività, demotivazione, carenza di autocontrollo, difficoltà nel rispettare le regole o accettare le proprie frustrazioni dell’apprendere sono solo alcuni dei problemi frequentemente riscontrati in classe. Ricordiamoci, però, che le emozioni non sono solo questo. Sono anche gioia, affetto, orgoglio e soddisfazione per un successo o sorpresa per un gesto inaspettato. La scuola riveste un ruolo fondamentale nell’educazione alle emozioni, un percorso di apprendimento che va di pari passo con quello disciplinare. Da tempo, infatti, la ricerca ha avvalorato l’importanza delle emozioni nell’apprendimento, facendo venir meno l’assunto storico di un ipotetico primato della cognizione sull’affettività. Di qui l’importanza di definire dei percorsi strutturati ed espliciti di educazione alle emozioni che hanno come traguardo la competenza sentimentale, ovvero la capacità comprendere ed esprimere in modo consapevolmente regolato il proprio stato emotivo. Un itinerario intenzionale e di qualità educa il bambino a saper riconoscere le proprie e altrui emozioni, ad aprirsi alla reciprocità nella relazione e a formare le cosiddette competenze personali, abilità che permettono ad ognuno di leggere la propria e altrui interiorità, ma anche di saper elaborare le emozioni negative. Infine, il curricolo emotivo promuove la riflessione metaemotiva, un processo che “distanzia” dai propri vissuti emotivi e permette di autoregolarli. Tale processo può avere luogo attraverso vari linguaggi e fare quindi riferimento a diverse discipline. La letteratura, per esempio, permette di attingere a prodotti di esemplare rappresentazione del sentire (poesie, romanzi, etc.) e a diversi generi (autobiografia, diario, etc.). Un altro medium efficace che potrebbe essere utilizzato in un percorso di educazione emotiva è l’illustrazione. I disegni e le immagini offrono un’alternativa all’espressione verbale e possono dirigere le emozioni represse in canali più creativi. Ma anche l’espressione corporea, passando da vie meno codificate convenzionalmente, rappresenta un interessante linguaggio attraverso cui esplorare forme diverse di espressione della vita affettiva. Nel programmare le attività e gli strumenti di un’educazione socio-affettiva, abbondano i materiali per la scuola primaria, mentre è molto meno ampia e varia l’offerta per la fascia d’età che va dalla secondaria di 1° grado a quella di 2° grado. Anche - e potremmo dire, soprattutto - i giovani adolescenti incontrano difficoltà nel riconoscere le proprie emozioni e dar loro un nome. È, dunque, importante che i docenti forniscano strumenti utili per la comprensione dell’origine e delle caratteristiche delle emozioni e per la gestione degli stati d’animo, anche di quelli legati alle tematiche più “spinose” che affiorano durante il periodo dell’adolescenza.
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Search-ME - Erickson 3 Genitori e figli
Un momento importante nella relazione tra genitori e figli che può diventare occasione di crescita
Capiterà a tutti i genitori di chiedersi “quando?” e “come?” svelare ai bambini la verità su Babbo Natale. Inutile dire che se esiste la perfetta ricetta dei biscottoni gingerman da mettere sull’albero di Natale non esiste un’altrettanta ricetta per svelare il segreto più grande ai nostri bambini, sono troppe le variabili in gioco. Ma forse ancora una volta, coloro i quali si sono dedicati allo studio della psicologia dello sviluppo, ci possono dare degli spunti di riflessione da integrare con valori e modalità che sono diverse in ogni famiglia. Sembra chiaro, dalle ricerche fatte nell’ambito, che la maggior parte dei bambini scopre gradualmente e da solo la verità su Babbo Natale (circa il 54%). I bambini non sembranoriportare particolari sentimenti negativi dopo la scoperta e sembra che siano propensi a nutrire sentimenti di protezione nei confronti dei bambini che non sanno diventando quindi complici degli adulti nel mantenere il segreto. Dalle ricerche emerge che sono invece i genitori a riportare forti sentimenti negativi di tristezza e malinconia quando annunciano la realtà ai loro bambini. L’interpretazione di questo dato è strettamente di natura psicologica, per i genitori questo evento sembra infatti segnare la fine di un’epoca, la fine della fanciullezza e l’inizio del cammino che li condurrà ad affrontare assieme l’adolescenza prima, l’età adulta poi e quindi la trasformazione della famiglia e del ruolo genitoriale. La dottoressa Nadia Bruschweiler-Stern pediatra e psichiatra suggerisce di vivere il momento della scoperta come un’ennesima fase di confronto genitori-figli, in cui si rafforzano e si costruiscono legami e si condividono valori. La dottoressa consiglia di non negare la realtà quando i bambini pongono domande schiette e precise ma suggerisce di coinvolgerli nel ragionamento, chiedendo loro cosa pensano, quali sono gli indizi che hanno colto e che idea si sono fatti in merito. In questo modo il genitore può rendersi conto se si tratta solo piccoli dubbi e quindi sia magari il caso di posticipare la scoperta o se invece i ragionamenti siano davvero fondati e svelare il segreto risulti a quel punto la scelta più onesta che il bambino si aspetta.  Dire al bambino la verità, con delicatezza, coinvolgimento e intimità può rappresentare un momento significativo per la famiglia, un’opportunità per rafforzare sentimenti di fiducia reciproca. I genitori possono scegliere di accompagnare i propri bambini con il dialogo a vedere attraverso questa storia impossibile, scoprendo i valori che questi personaggi portano ogni anno nelle loro vite. Quell’uomo barbuto e cicciottello, quella donna vecchietta malandata rappresentano valori concreti come altruismo, sorpresa, complicità, importanza per le piccole cose e tempo per l’altro; valori che ci conducono oltre il consumismo che ci affanna permettendoci di trasformare il luccichio della magia in piccole azioni concrete. Con questa visione il Natale si arricchisce di quel senso di direzione che vogliamo poter dare alla nostra vita e alla nostra famiglia, nonostante la presenza di ostacoli che possono bloccarci.  Il benessere psicologico, secondo Winnicott, è legato alla capacità dell’individuo di vivere nel campo intermedio tra sogno e realtà, questo significa crescere in modo creativo e il mese di dicembre po' essere il pretesto per avvicinare anche chi sa al mondo dei sogni.
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Search-ME - Erickson 4 Psicologia
Il CIGI è un metodo da utilizzare in contesti residenziali psichiatrici che si è mostrato efficace nel ridurre l’intensità assistenziale e sviluppare forme di autonomia personale
Il CIGI (Combined Individual and Group Intervention) è un intervento disegnato per un uso nei contesti residenziali psichiatrici a diversa intensità assistenziale che segue le indicazioni dell’OMS sulla riabilitazione psicosociale e sull’empowerment delle persone con disturbi mentali. L’OMS definisce la riabilitazione psicosociale “un processo orientato al raggiungimento di un livello ottimale di funzionamento indipendente in persone con disturbi mentali” che aiuta una persona a “saper scegliere dove vivere, lavorare, studiare con il minimo aiuto professionale, tenuto conto del livello di partenza” e che prevede “sia un lavoro di miglioramento delle abilità personali sia cambiamenti ambientali”. Questi principi sono stati ripresi successivamente nel documento OMS sull’empowerment, nel quale viene ribadito il valore terapeutico della partecipazione dell’utente alle decisioni che riguardano la propria vita, la propria salute e la scelta degli obiettivi da raggiungere. In linea con le indicazioni dell’OMS, il CIGI promuove la partecipazione delle persone con disturbi mentali all’autogestione di una parte dell’intervento riabilitativo, combinando un lavoro con il singolo utente e un intervento di gruppo sul contesto di riferimento. Nel caso di persone che sono ospiti di strutture residenziali, il contesto di riferimento è rappresentato principalmente dagli altri ospiti con disturbi mentali e dallo staff. Le strutture per persone con disturbi mentali in Italia In Italia, in base ai dati del Sistema Informativo Salute Mentale vi sono 2.346 strutture residenziali - pubbliche o private in convenzione con i Dipartimenti di Salute Mentale - nelle quali sono ospitate in totale 32.515 persone. In queste strutture, che ospitano fino a 20 persone con disturbi mentali e bassa autonomia funzionale per una durata media di 816 giorni, possono svilupparsi sia relazioni facilitanti il percorso riabilitativo che situazioni conflittuali, di fatto stressanti sia per gli ospiti che per gli operatori. La presenza continua di personale – il 78% delle persone si trova in strutture ad alta intensità assistenziale con operatori presenti h24 – può in alcuni casi ostacolare l'acquisizione da parte degli ospiti di quelle abilità utili nella vita quotidiana e a lungo andare può rallentare il passaggio a soluzioni abitative più indipendenti e il ritorno a casa degli utenti. Inoltre, lo scetticismo degli operatori in merito alle capacità di persone con disturbi mentali di lunga durata di partecipare a programmi riabilitativi intensivi può portare le equipe a coinvolgere poco gli ospiti nella scelta di obiettivi individuali, aumentando il rischio di attività passivizzanti. Caratteristiche principali del CIGI Il CIGI parte dalla convinzione che anche persone con disturbi mentali associati ad alto livello di compromissione nelle abilità di vita indipendente possano diventare più autonome e raggiungere obiettivi personali importanti dal loro punto di vista, se messe nelle condizioni di decidere su aspetti rilevanti della propria vita ed essere parte attiva nel contesto di riferimento. L’intervento si sviluppa su due livelli da svolgersi contemporaneamente: un livello individuale, che coinvolge il singolo utente con un operatore di riferimento, e un livello di gruppo, che prevede incontri tra ospiti e operatori, riunioni di soli ospiti autogestite e riunioni organizzative/di revisione tra pari dell’equipe. Le principali componenti del CIGI derivano a loro volta da interventi di provata efficacia. La parte individuale è stata sviluppata a partire dal VADO – Valutazione di Abilità e Definizione di Obiettivi (Morosini et al., 1998), mentre la parte di gruppo si basa anche su alcune componenti dell’intervento psicoeducativo familiare (Falloon, 1993). Gli effetti dell’intervento, utilizzato in strutture residenziali e gruppi appartamento del DSM di Modena (8 strutture, N=55) per due anni sono stati molto positivi in termini di riduzione della disabilità e dell’intensità assistenziale richiesta rispetto a quanto osservato in un gruppo di controllo che riceveva un intervento riabilitativo standard (5 strutture, N=41). In particolare, rispetto all’inizio dell’intervento, il 31% delle persone in strutture CIGI vs. 0 persone in strutture di controllo dopo due anni risiedevano in strutture a più bassa intensità assistenziale o erano tornate a vivere a casa propria. Anche esperienze successive di uso nella routine – seppure non documentate in modo sistematico – confermano l’utilità dell’approccio nei contesti residenziali e semi-residenziali. Il libro sul CIGI Il manuale “CIGI - Intervento riabilitativo combinato nei contesti residenziali psichiatrici” è centrato sullo sviluppo di programmi riabilitativi empowerment-oriented in contesti residenziali ad alta e media intensità e fornisce inoltre indicazioni per un uso del CIGI in contesti abitativi a intensità assistenziale bassa o quasi assente e nei centri diurni. Una parte specifica del manuale, inoltre, è dedicata alla formazione e all’auto-formazione delle equipe all’intervento. Nel manuale inoltre sono riportati tutti gli strumenti necessari per realizzare l’intervento, liberamente scaricabili dal sito della Erickson utilizzando un codice incluso nel manuale. Completa il volume un’Appendice con esempi d’uso degli strumenti e testimonianze di operatori e utenti. L’intervento CIGI può risultare utile per ripensare gli interventi e le condizioni abitative da garantire alle persone con disturbi mentali, soprattutto a quelle con più bassa autonomia funzionale, e per facilitare la transizione a forme di residenzialità più leggera o del tutto autonoma.
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Search-ME - Erickson 5 Psicoterapia
Le nuove sfide professionali di chi si occupa di sostegno psicologico in area clinica
La cosiddetta “fase 2” è iniziata, l’emergenza sanitaria volge al termine, o almeno si spera, ma adesso tutti dobbiamo fare i conti con quel che è successo, con grande capacità di adattamento ai nuovi scenari che si aprono. Anche gli psicoterapeuti, e più in generale tutti coloro che si occupano di sostegno psicologico in area clinica, si trovano di fronte a nuove sfide professionali. Se infatti nei mesi scorsi hanno lavorato poco e quasi esclusivamente online, da ora in poi lavoreranno forse più di prima, perché il bisogno di aiuto è indubbiamente aumentato, ma in modo un po’ diverso. Vediamo alcuni punti critici che caratterizzeranno la professione nel prossimo periodo. L’emergere di problematiche specifiche L’epidemia da Coronavirus si è rivelata altamente traumatica in quanto totalmente imprevedibile da chiunque e con un impatto devastante sulla qualità di vita. Quello che possiamo aspettarci nei prossimi mesi è dunque un significativo incremento dei disturbi dell’umore, in particolare della depressione, dei disturbi d’ansia per salute e ossessivo-compulsivi, nonché dei disturbi da stress post-traumatico. Tutto ciò che abbiamo subito (lutti, deprivazione sociale e affettiva, limitazioni della libertà individuale, problemi economici, ecc.) e che continuiamo a subire (incertezza per il futuro, paura del ritorno dell’epidemia, mancanza del contatto fisico, difficoltà nella programmazione, ecc.) determina un forte stress. Ove manchino grandi capacità di resilienza e risorse individuali per far fronte a simili difficoltà, è altamente probabile che emergano sintomi di disagio psicologico quali quelli sopra menzionati. È quindi importante che i professionisti siano preparati e formati ad affrontarli al meglio, per rispondere alle esigenze del prossimo futuro dei propri utenti. Il fabbisogno di psicologia nei servizi pubblici Dato il gran numero di persone che hanno subito un forte impatto psicologico per le conseguenze dirette e indirette della pandemia, è certo che vi sarà un aumento del bisogno di servizi di aiuto qualificati. Purtroppo però la situazione dei servizi pubblici di psicologia clinica è drammatica. Negli ultimi decenni questi sono stati oggetto di drastici tagli di fondi e gran parte del personale pensionato non è stato sostituito. A oggi chi necessità di psicoterapia deve quasi necessariamente rivolgersi ai professionisti privati a fronte di un esborso significativo e soprattutto continuativo, che molti, a maggior ragione di questi tempi, non possono permettersi. Il Governo attuale sembra aver ignorato tale problematica, destinando fondi a quasi tutto tranne che all’aumento dell’organico di psicologi nel Sistema Sanitario Nazionale. In risposta a questa clamorosa lacuna si sono mobilitati sia l’Ordine Nazionale che i vari Ordini Regionali degli Psicologi, pare ottenendo un emendamento del “decreto rilancio” che comprenda anche il potenziamento di suddetti servizi. Se poi questo si tradurrà in pratica, ovvero in un buon numero di concorsi per il reclutamento di colleghi in tempi brevi, è tutto da vedersi, ma almeno un piccolo riconoscimento c’è stato. Vedremo se e quale sarà l’evoluzione nei prossimi mesi, ma ci auguriamo che questo periodo drammatico sia servito a far comprendere l’importanza di garantire a tutti l’assistenza psicologica e porti nuova linfa ai servizi pubblici dedicati. Il cambio di modalità nell’erogazione dei servizi Viste le limitazioni imposte dall’epidemia e in particolare la necessità di distanziamento sociale, in questi mesi la maggior parte degli psicologi clinici e psicoterapeuti ha iniziato ad utilizzare strumenti per la videoconferenza al fine di mantenere un contatto con i propri utenti. Ciò ha consentito anche ai clinici più scettici di sperimentarsi in un nuovo modo di condurre le sedute, scoprendo che sono quasi equivalenti a quelle in presenza, anche se certe tecniche non possono essere utilizzate se non snaturandole e si perdono tutta una serie di indicatori non verbali (es. la postura corporea) che sono importanti nella gestione della relazione terapeutica. Anche le ricerche che sono state condotte riguardo alla soddisfazione percepita sia dei terapeuti che dei pazienti sembra che siano molto incoraggianti. C’è quindi da aspettarsi che nel prossimo futuro, sia per il perdurare di alcune limitazioni, sia soprattutto perché ci si è abituati a un nuovo modo di fare psicoterapia, vi sia un aumento della richiesta e dell’offerta di servizi psicologici online, cui volenti o nolenti i professionisti dovranno adeguarsi per rimanere competitivi.
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Search-ME - Erickson 6 Psicologia
Gradualità, leggerezza, consapevolezza e istinto: qual è l’atteggiamento giusto e quali i migliori alleati per un un nuovo inizio affettivo
Dopo la fine di una storia importante è naturale sentirsi scoraggiati verso nuove relazioni romantiche. Col passare del tempo però, con un po’ di riflessione e impegno, in genere si inizia a sentirsi più sereni ed in equilibrio. Si è riusciti a comprendere che cosa è andato storto nella relazione precedente, si è rielaborato il lutto della perdita affettiva e si è riusciti a maturare una maggiore consapevolezza su se stessi e su quali sono gli aspetti importanti che dovranno essere presenti in una nuova relazione. Una volta fatto questo tipo di chiarezza e riguadagnato un certo equilibrio emotivo, si è pronti ad aprirsi a nuove relazioni sentimentali, tornando a mettersi in gioco. A questo punto… quali sono gli aspetti a cui è bene prestare attenzione nell’approccio con un possibile nuovo partner? Quali strumenti abbiamo a disposizione per capire se la nuova persona conosciuta potrebbe essere quella giusta? Ascoltiamo i suggerimenti di Duccio Baroni, psicologo e psicoterapeuta, esperto di dinamiche di coppia e autore del libro “L’arte di riparare un cuore”. «Di solito il primo periodo di incontri serve a valutare se la persona con la quale esci è giusta per te. È facile farsi prendere dall’entusiasmo o vedere un fallimento al primo appuntamento andato male. In entrambi i casi, la tua capacità di valutazione può essere annebbiata. È importante rispettare i tempi di questa prima fase e prenderla in modo graduale, lasciandosi il tempo di riflettere. All’inizio di una nuova relazione è necessario tutelare i propri spazi, continuare a vedere gli amici, mantenere i propri hobby e ritagliarsi del tempo da soli. Hai conquistato con fatica e duro lavoro la tua nuova vita: curala con dedizione. Affronta ogni nuovo appuntamento con leggerezza, goditi l’eccitazione che lo precede, mantieni la mente aperta durante l’incontro, ma una volta terminato prenditi del tempo per esaminare cosa sta accadendo. Chiediti se questa persona mostra di avere le qualità che desideri e se una possibile relazione ti lascerebbe lo spazio di essere ciò che vuoi essere. Conoscenza di te e istinto: due potenti alleati In questa fase hai due potenti alleati, la conoscenza di te che hai sviluppato e il tuo istinto. Sai cosa ti affascina in una persona, ma sai anche che potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio. Ad esempio, sai che ti piacciono gli uomini decisi e sicuri (proprio come il tuo ex partner), ma sai che possono diventare egoisti e auto-centrati; sai che ti affascinano le donne misteriose e sfuggenti (proprio come la tua ex partner), ma sai che possono rivelarsi incapaci di darti la cura e l’affetto di cui hai bisogno. Tenere a mente ciò che sai di te stesso e come funzioni può fare davvero la differenza tra procedere verso una vita di coppia soddisfacente (con un altro partner) e intrappolarsi nuovamente in una relazione tossica. Poi c’è l’istinto, l’insieme di sensazioni e impressioni che il nostro cervello elabora inconsapevolmente in frazioni di secondo. Poni attenzione a cosa provi e pensi durante l’appuntamento e tienilo a mente per riesaminarlo con calma in seguito. In particolare, prova a porre attenzione ai seguenti comportamenti che possono essere indicativi di futuri problemi: l’altra persona parla troppo della sua relazione passata, ti chiede troppo del tuo ex partner, parla continuamente di se stessa, appare depressa e negativa, fa domande personali troppo presto, non mostra sensibilità nel trattare argomenti per te importanti, non fa domande su di te, mostra di non ascoltarti o ti interrompe mentre parli, è più interessata al cellulare che a te, cerca il contatto fisico troppo presto, fa affermazioni sessiste o mostra segni di gelosia, ti soffoca con messaggi e richieste sul prossimo appuntamento. Questi segnali dovrebbero farti riflettere sulla possibilità di interrompere le uscite e muoverti verso altri orizzonti».
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