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Costruire una didattica delle lingue a distanza efficace

Ostacoli e sfide di una situazione inedita per la scuola italiana

In queste settimane in cui l’emergenza Coronavirus ci ha imposto molte modifiche alle nostre abitudini di vita, molti insegnanti si sono ritrovati, da un momento all’altro, a dover sostituire la didattica in presenza con la didattica a distanza. Quali sono le difficoltà principali che hanno incontrato? E quali le sfide che questa situazione permette di cogliere?

Ce ne parla Michele Daloiso, professore di Didattica delle Lingue Moderne presso l'Università degli Studi di Parma, con riferimento soprattutto alla didattica delle lingue, di cui ha esperienza in prima persona.

«Nell’insegnamento delle lingue la sfida della didattica a distanza è grande perché si tratta di materie che richiedono l’interazione e il coinvolgimento degli studenti, lo svolgimento di attività e molto feedback da parte degli insegnanti. A livello scientifico c’è una lunga tradizione di ricerca sull’insegnamento delle lingue in modalità e-learning, ma questa non si è ancora trasformata in esperienza quotidiana nelle nostre scuole.

Le difficoltà che ho incontrato personalmente sono di due tipi: la prima è legata alla all’uso stesso delle strumentazioni tecnologiche, con cui non spesso non abbiamo familiarità e che richiedono tempi più o meno lunghi di apprendimento da parte degli insegnanti e degli studenti; la seconda riguarda l’attivazione di una riflessione metadidattica. Questa seconda sfida è ancor maggiore della prima, perché richiede di fermarsi un attimo e di interrogarsi su quali sono stati, fino a ieri, nella didattica in presenza, gli obiettivi che ci siamo posti, quali le competenze che si volevano sviluppare, quali i metodi adottati e le ragioni alla base delle nostre scelte metodologiche. Solo attivando questo tipo di riflessione possiamo dunque chiederci in quale misura e con quali accorgimenti posso raggiungere questi obiettivi anche a distanza.

Ritengo che in questo passaggio dalla didattica in presenza alla didattica a distanza ci siamo concentrati più sui contenuti da insegnare che sui processi da attivare. Da questo punto di vista noto due posizioni opposte, entrambe inadeguate: da una parte c’è chi intende la didattica a distanza come assegnazione di compiti agli studenti, da svolgere in autonomia e senza la guida dell’adulto; dall’altra, c’è chi ricerca disperatamente strumenti di video-conferenza per riprodurre a distanza la lezione frontale che avrebbe svolto in presenza, senza considerare che i presupposti didattici dell’e-learning sono del tutto diversi. La didattica a distanza così rischia di trasformarsi in didattica distante, distaccata, asettica, dove il focus è molto sui contenuti, ma poco sui processi e sulla relazione.

Vorrei perciò condividere con voi alcune riflessioni, che rappresentano altrettante sfide da affrontare in questa situazione di didattica a distanza. Come e-teachers siamo chiamati a:

  1. Ricostruire l’ambiente di apprendimento, ossia ricreare le condizioni dell’ambiente-classe utilizzando uno spazio virtuale condiviso con gli alunni, dove ci si possa sentire tutti parte di un team. Utilizziamo gli spazi virtuali che ci sono messi a disposizione dalle varie aziende informatiche (Microsoft, Google...) per creare classi virtuali ordinate, organizzate, in cui gli alunni, entrando, si sentano accolti e sappiano cosa e dove cercare. Facciamo, inoltre, massima attenzione all’accessibilità degli spazi e dei materiali, ricordandoci sempre che ci sono ragazzi con Bisogni Educativi Speciali.


  2. Sperimentare nuove modalità di pratica linguistica. Questo tempo di ‘distanza forzata’ può essere occasione per favorire il rafforzamento e il potenziamento delle abilità linguistiche, anziché l’introduzione di nuovi argomenti. In primo luogo, dovremmo dare agli alunni la possibilità di esporsi a molti input linguistici (guardare video, ascoltare canzoni, leggere in lingua straniera); in questo è però fondamentale la guida dell’insegnante, quindi può essere utile realizzare video-tutorial per condividere con gli alunni strategie per “imparare a imparare”. In secondo luogo possiamo favorire forme di sistematizzazione di alcuni aspetti grammaticali, lessicali o funzionali che avevamo già affrontato in classe, stimolando gli studenti a costruire mappe concettuali e mentali, condividendole poi con la classe virtuale.

  3. Nuove modalità di feedback

    In questa situazione didattica a distanza, il mio invito è quello di ricercare anche nuove modalità per offrire un feedback al lavoro svolto dagli alunni. Possiamo utilizzare, ad esempio, gli strumenti di videoscrittura a disposizione, chiedendo agli studenti di svolgere i compiti in file condivisi anche con l’insegnante e i compagni, e commentare (anziché correggere direttamente) i loro lavori, stimolando la riflessione metalinguistica, l’editing a coppie o l’auto-correzione.

Riflettendo su questi tre aspetti, credo che si possano gettare le basi per una didattica delle lingue a distanza a distanza, pur consapevoli dei limiti dell’emergenza che stiamo vivendo. Un ultimo invito che rivolgo a tutti è quello di cercare di far diventare Facebook un amplificatore di conoscenze, di idee, di spunti e di buone pratiche. Mai come adesso è chiaro che la scuola è anzitutto rete e noi come educatori dobbiamo riscoprire il senso di essere una comunità educante, di essere una rete».

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