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I mini gialli dei dettati 2
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Search-ME - Erickson 1 Difficoltà di linguaggio
Come cambia la professione in questa nuova fase post-emergenza coronavirus
L’emergenza sanitaria, a seguito dell’epidemia COVID19, ha sconvolto l’intero mondo e la vita di noi cittadini e, di conseguenza, anche di noi professionisti. Le regole per il contenimento del contagio hanno cambiato radicalmente le nostre relazioni sociali e professionali, ancora di più le nostre attività. Nel caso del logopedista, l’isolamento sociale, il distanziamento, l’utilizzo dei Dispositivi di Protezione Individuali, hanno interrotto bruscamente, il valore relazionale dato dalla presenza dell’assistito, dei propri familiari o dei Caregivers, ponendoci, dopo un iniziale smarrimento, di fronte ad un rapido cambiamento di attività professionale con un veloce cambio di passo verso nuove soluzioni e modalità di lavoro agile, in sicurezza e protezione che ci permettesse di non abbandonare i nostri assistiti. Infatti, si è passati da un iniziale blocco delle attività, a un riordino delle conoscenze ed esperienze per una nuova progettualità per altre attività professionali, attraverso la produzione di documenti specifici sulle innovazioni tecnologiche in riabilitazione da remoto e con le “Linee di indirizzo per la Professione del Logopedista ai tempi del Coronavirus” pubblicate nel sito www.fli.it a cura della Associazione FLI, Commissioni di Albo, Istituzioni preposte nazionali e locali. Cosa prevedono le nuove linee di indirizzo per l’attività del logopedista Le " Linee di indirizzo sono state intitolate “Comunicare è sempre possibile” proprio perché era presente in tutti noi la necessità di trovare le giuste modalità di intervento permesse per la sicurezza degli assistiti ma anche per la sicurezza dei professionisti. Parole chiave: Logopedia a distanza, attività differibile e indifferibile, etica e uso del web, questi e tanti altri temi di discussione Inoltre, sono state fornite le procedure di prevenzione e gestione del rischio per lavorare in Area Critica con la tipologia dei pazienti acuti e post-acuti, a volte il logopedista si è trovato ad essere un “facilitatore” della comunicazione in terapia Intensiva supportando gli scambi comunicativi con i simboli della Comunicazione Aumentativa e Alternativa o gestendo le videochiamate con i familiari delle persone ricoverate. Importanti anche le istruzioni per l’utilizzo dei Dispositivi di Protezione Individuale, diversi a seconda della esposizione al rischio di infezione. Un particolare riguardo alla gestione dei bambini in età evolutiva e ai più fragili per far comprendere e accettare le nuove regole, per superare il problema del distanziamento sociale e garantire a tutti, Professionisti e assistiti, la massima sicurezza nella continuità delle cure. Verso la ripresa con resilienza e nuovi sguardi. I temi affrontati hanno avuto un seguito importante nella comunità professionale italiana, essendo stato l’Italia il primo Paese ad essere colpito in Europa, abbiamo ricevuto molte richieste di aiuto da Paesi europei colpiti subito dopo di noi. Anche a livello internazionale, si è creata una rete di contatti e dibattiti sulla Teleriabilitazione, attività sempre vista con diffidenza prima dell’emergenza, ora al centro dell’attenzione come risorsa opportuna per la Logopedia a distanza. Uscire dalla crisi si può se tutti noi saremo capaci di adattare le nostre routine a nuove sfide con rapidità e dinamicità, dove capiremo che essere professionisti oggi significa assumersi la responsabilità delle decisioni cliniche che ci competono in completa condivisione con le persone che si affidano a noi. Se saremo capaci di fare di questa crisi un’opportunità anche per la nostra professione, avremo il grande merito di aver dato un piccolo, ma significativo contributo alla rinascita di questo Paese così colpito in una delle più gravi crisi sanitarie ed economiche mai esistita.
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Search-ME - Erickson 2 Difficoltà di linguaggio
Le modalità di trattamento a distanza esistenti e le linee guida da seguire spiegate da Luigi Marotta
Luigi Marotta è logopedista, formatore e vicepresidente dell’Associazione Scientifica Logopedisti Italiani. Svolge la sua attività clinica presso l’IRCSS Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Santa Marinella, dove si occupa di disturbi di linguaggio e di comunicazione complessi in età pediatrica.  L'attività clinica dei logopedisti che, come lui, operano in ambito ospedaliero, prosegue anche in questo periodo con interventi sia in presenza che a distanza per trattare bambini che hanno gravi problemi del linguaggio e della comunicazione. A Luigi Marotta abbiamo chiesto di spiegarci come è cambiato, in questa fase, il lavoro del logopedista, e come si può impostare un'attività riabilitativa a distanza. Dott. Marotta, può spiegarci com'è cambiato il lavoro del logopedista in questo periodo di isolamento dovuto all'emergenza Coronavirus? L’emergenza Coronavirus ha profondamente e rapidamente modificato l’agire professionale del logopedista, che ha immediatamente recepito le indicazioni del Ministero della Salute e della FLI per limitare le occasioni di contagio e contemporaneamente garantire per quanto possibile una continuità assistenziale anche attraverso una riabilitazione a distanza. Questo nonostante per la nostra professione, come in tutte quelle dove la comunicazione e la relazione siano fondamentali per creare un’alleanza terapeutica, indicando il trattamento in presenza come il trattamento elettivo.  La riabilitazione a distanza può, comunque, costituire un valido supporto, e in questo particolare momento consente di proseguire la terapia di una persona fragile. Sono ormai numerosi, infatti gli studi scientifici che supportano l’efficacia di trattamenti a distanza e telemonitorati, che consentono una maggiore intensività della terapia e un’ottimizzazione degli stessi. Non è, però, automatica la possibilità di modificare un intervento in presenza in uno a distanza: bisogna valutare e seguire con attenzione il contesto cui l’intervento si rivolge, la compliance ambientale e la possibilità reale di lavorare in rete. Non tutte le situazioni individuali e familiari sono, infatti, adatte per un lavoro di questo tipo, così come non lo sono tutte le patologie che rientrano nell’ambito di intervento del logopedista, come ben esplicitato dai colleghi della FLI Puglia in un documento condiviso a livello nazionale. L’attuazione di un trattamento a distanza richiede, pertanto, al logopedista competenze tecnico-scientifiche adeguate, e, non ultima, una capacità di adattamento culturale alle nuove modalità di intervento e di relazione con la persona fragile e l’ambiente in cui vive. Richiede, inoltre, grande attenzione anche agli aspetti relativi al rispetto della privacy e al codice deontologico professionale, e a un’informazione corretta sulle caratteristiche e sui limiti di questo, che sono ben indicati nei recenti documenti della Federazione Logopedisti Italiani e del TSRM nazionale.  Come funziona la riabilitazione a distanza? Come dicevamo prima, le esperienze di teleriabilitazione a livello internazionale sono molteplici e iniziano a consolidarsi, anche grazie alle nuove opportunità fornite dalla rete e dai sistemi informatici sempre più performanti.  Le modalità di trattamento a distanza sono diverse e la scelta di queste è una precisa responsabilità del logopedista. La prima è quella SINCRONA, dove il clinico in tempo reale conduce la seduta attraverso una connessione interattiva audio e video cui partecipa la persona e/o il care-giver.  Una seconda modalità è quella ASINCRONA, basata sull’invio di materiale o di video-clip delle attività da svolgere e ricevere poi un video-feedback dall’utente, opportunamente preparato.  L’ultima, ma a mio avviso più efficace, è quella MISTA (o IBRIDA), in cui alla seduta in tempo reale segue un programma di homework strutturati in modalità asincrona. Questo doppio canale consente, infatti, da una parte un intervento più intensivo, dall’altra un monitoraggio continuo delle attività proposte con un’interazione circolare, che permette un intervento più ragionato e organizzato.  L’intervento terapeutico, secondo l’età e la patologia, anche nella teleriabilitazione, può essere diretto sulla persona o indiretto, erogato, quindi, attraverso un famigliare o un care-giver, opportunamente formati a questo scopo. È inoltre possibile un trattamento in piccolo gruppo, quando l’esperienza e le risorse ambientali e tecniche lo consentano. Chiudo con una riflessione personale: il trattamento a distanza deve assolutamente conservare quelle caratteristiche di individualità dell’intervento che scaturiscono dal ragionamento clinico, dalle evidenze scientifiche e dall’esperienza professionale, e non dalla applicazione automatica di modelli e format riabilitativi. Ma credo che questo sia patrimonio culturale condiviso da tutti i riabilitatori e da coloro che lavorano all’interno di una relazione d’aiuto. In questi giorni, la FLI ha divulgato le indicazioni per l'attività a distanza del logopedista; potete consultarle al seguente link: https://fli.it/2020/03/23/indicazioni-per-lattivita-a-distanza-del-logopedista/
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Search-ME - Erickson 3 Difficoltà di linguaggio
Com’è nata e come si è evoluta nel tempo la teleriabilitazione, un tipo di riabilitazione tornato molto d’attualità in tempi di Covid
La teleriabilitazione nasce nel 1998 dall’esigenza di trovare una modalità per proseguire il processo di cura al termine degli interventi tradizionali, rispondendo a un bisogno fortemente economico oltre che clinico. È del 1998 infatti il primo progetto di ricerca sulla teleriabilitazione, finanziato dal NIDRR (National Institute on Disability and Rehabilitation Research, negli USA), che portò al riconoscimento delle possibilità di prevenzione e di riabilitazione per le persone con disabilità, così come dei potenziali benefici sul contenimento dei costi. Negli anni successivi, il neuropsicologo Odie L. Bracy sviluppava CogRehab, il primo programma di riabilitazione cognitiva basato sul web, fruibile a distanza. Da allora, gli studi e i campi di applicazione della teleriabilitazione si sono ampliati a partire dagli USA, dapprima coinvolgendo i veterani di guerra e in seguito anche i civili, in particolare quelli delle aree rurali, per poi allargarsi sempre di più a persone con fasce d’età e quadri clinici diversi. Attualmente con «teleriabilitazione» si intende un ampio spettro di servizi abilitativi e riabilitativi, che comprende valutazione, monitoraggio, intervento, supervisione, aspetti educativi, consulenza e counselling (Brennan et al., 2010). Sono interventi rivolti a tutte le fasce di età e possono essere erogati da professionisti e tecnici con preparazione e formazione molto diversa: riabilitativa, clinica, psicologica o tecnica. Le tipologie di erogazione della teleriabilitazione sono varie, ma nel complesso si possono classificare in base alle modalità e ai tempi con cui viene effettuato l’intervento. Se l’interazione è faccia a faccia, con la presenza contemporanea di riabilitatore e utente, si parla di interventi sincroni. Nelle modalità di erogazione asincrone, invece, non è necessaria la presenza in contemporanea di utente e terapista. Il paziente svolge gli esercizi stabiliti e il terapista ne verifica progressivamente l’andamento, spesso grazie a piattaforme dedicate web-based o ad app Oggi, la possibilità di integrare gli interventi a distanza con le tecnologie innovative offerte dalla robotica e, soprattutto, dalla realtà virtuale, ha permesso l’ulteriore espansione dei programmi e delle proposte possibili, da offrire sia in modalità sincrona sia asincrona: gli ambienti sono dedicati, le variabili possono essere definite e controllate, le difficoltà graduate, i risultati registrati. E nello stesso tempo le condizioni sono più «ecologiche», consentendo all’utente di avvalersi delle modalità che userebbe nel mondo reale (Bowman, Gabbard e Hix, 2002). In futuro, l’uso dei robot sociali porterà modalità asincrone di fatto (il terapista non è presente), ma sociali/comunicative nell’interazione, aprendo a prospettive e considerazioni certamente complesse e dalle molte implicazioni. Bibliografia Brennan D., Tindall L., Theodoros D., Brown J., Campbell M., Christiana D., Smith D., Cason J. e Lee A. (2010), A blueprint for telerehabilitation guidelines, «Internal Journal of Telerehabilitation», vol. 2, n. 2, pp. 31-34. Bowman D.A., Gabbard J.L. e Hix D. (2002), A survey of usability evaluation in virtual environments: Classification and comparison of methods, «Presence: Teleoperators and Virtual Environments», vol. 11, n. 4, pp. 404-424. Questo articolo è stato elaborato a partire dal volume Teleriabilitazione nei disturbi di apprendimento a cura di Christina Bachmann, Chiara Gagliardi e Luigi Marotta.
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Search-ME - Erickson 4 Difficoltà di linguaggio
Gli ambiti in cui la teleriabilitazione si è dimostrata maggiormente efficace e le ulteriori possibilità di sviluppo offerte dal progresso tecnologico
Il grande sviluppo della teleriabilitazione è avvenuto negli ultimi anni, di pari passo all’evoluzione tecnologica, alla diffusione dei sistemi di comunicazione e al superamento, forse, di un iniziale scetticismo. Il numero dei pazienti trattati con questa modalità e oggetto di condivisione in pubblicazioni scientifiche è crescente, con un andamento esponenziale a partire dal 2007 (Peretti et al., 2017). Lo sviluppo della teleriabilitazione non è stato omogeneo tra le diverse nazioni, per motivazioni legate ad aspetti territoriali (presenza di aree rurali non facilmente accessibili che hanno spinto a cercare soluzioni adeguate), alla disponibilità di risorse tecnologiche (sia per chi fornisce il servizio sia per l’utente), di know-how (programmi e loro implementazione), di personale (formato, da formare e dedicato) e a variabili socio-economiche (possibili destinatari, costi di implementazione ed erogazione, condizioni del paese e bisogni prioritari) e culturali (alfabetizzazione, diffusione e disponibilità verso la tecnologia, ad esempio). Gli stati nordamericani hanno visto la massima diffusione della teleriabilitazione (e ne costituiscono la principale quota di mercato, tuttora in espansione), così come l’Australia (vasto territorio/ bassa densità abitativa), seguiti poi da tutti gli altri stati europei e del mondo. Le aree della riabilitazione Gli ambiti di applicazione, le condizioni cliniche e le età dei pazienti si sono rapidamente ampliati fino a coprire di fatto tutte le aree della riabilitazione. Agli interventi più strettamente neurologici, inizialmente prevalenti, si sono aggiunte la riabilitazione cardiologica, il follow-up dei pazienti con lesioni midollari, la riabilitazione del linguaggio, quella cognitiva e via via quella di altre condizioni cliniche, dall’autismo, a quadri sindromici, a condizioni psichiatriche. Le revisioni della letteratura basate sui primi lavori pubblicati (ad esempio, Kairy et al., 2009 consideravano 28 articoli) documentavano che i risultati ottenuti con la teleriabilitazione in ambiti diversi erano simili a quelli delle modalità tradizionali, con una buona adesione dei pazienti ai trattamenti. Pur confermando in linea generale l’efficacia dell’approccio «tele», la revisione e l’incremento dei dati disponibili in letteratura (le reviews recenti partono da centinaia di lavori sul tema) hanno in parte mitigato gli entusiasmi in tempi successivi — come sempre accade in ambito scientifico nel caso di proposte innovative e oggetto di grande interesse —, portando a precisazioni, specifiche e distinguo. Questo avviene anche alla luce della diversità delle soluzioni, dei contesti, degli strumenti e dei tipi di proposte (che quindi non sono facilmente replicabili e confrontabili tra loro, requisito cruciale per la validità scientifica). A oggi è dimostrata la maggiore efficacia della teleriabilitazione cardiologica (recupero della funzione cardiaca) e ortopedica (recupero dopo artroplastica del ginocchio). Per i pazienti con stroke ne è dimostrata l’efficacia sia in fase di ospedalizzazione (counselling, educazione sanitaria e sostegno per ansia e depressione) sia postdimissione, per la possibilità di far effettuare e monitorare esercizi e attività fisica, sostenere stili di vita più sani e un migliore adattamento socio-emozionale (trattamento di ansia e depressione). Una efficacia simile è riportata, in diversi quadri clinici (morbo di Parkinson, Alzheimer, quadri ortopedici…), sia per il miglioramento dell’aderenza alle cure, sia per il miglioramento di funzioni (fisiche, cognitive e di mobilità), sia per la soddisfazione del paziente e il miglioramento della qualità della vita. La teleriabilitazione logopedica Per quanto attiene alle patologie legate al linguaggio e all’uso di teleriabilitazione logopedica, sia per il linguaggio sia per l’eloquio (si veda la review di Molini-Avejonas et al., 2015) è riportata un’efficacia simile o superiore a quanto ottenuto con modalità tradizionali. Nei traumi cranici sono descritti miglioramenti nel funzionamento complessivo ed emozionale (Ownsworth et al., 2018). Un generale consensus, inoltre, si riscontra anche per la tecnologia legata ai giochi, il cui uso si è dimostrato efficace nel sostenere la motivazione dei pazienti in corso di trattamento, nonostante la presenza di alcune criticità. L’uso di piattaforme, programmi e app di tipo commerciale, ben accetta e ricercata dai pazienti, ma non sempre evidence-based, comporta una gamma sempre più ampia di offerte la cui efficacia deve essere dimostrata prima di poter essere proposta in contesto riabilitativo (e pubblicata); per questo una progettazione mirata e frutto di cooperazione trasversale fra clinici, ingegneri e informatici è in crescita, in clinica e nella letteratura recente. La rapidità di sviluppo della tecnologia, inoltre, richiede un continuo aggiornamento (tecnologico e del personale), e comporta quindi un riaggiustamento costante del punto di equilibrio tra lo strumento migliore per il quadro e i bisogni del paziente (più adatto, ma anche di provata efficacia), i costi (sempre minori per prodotti commerciali) e la preparazione del terapista (e della sua istituzione di riferimento). Bibliografia Peretti A., Amenta F., Tayebati S.K., Nittari G. e Mahdi S.S. (2017), Telerehabilitation: review of the state-of-the-art and areas of application, «JMIR Rehabilitation and Assistive Technologies», vol. 4, n. 2, e7. Kairy D., Lehoux P., Vincent C. e Visintin M. (2009), A systematic review of clinical outcomes, clinical process, healthcare utilization and costs associated with telerehabilitation, «Disability and Rehabilitation», vol. 31, n. 6, pp. 427-447. Molini-Avejonas D.R., Rondon-Melo S., Amato C.A. e Samelli A.G. (2015), A systematic review of the use of telehealth in speech, language and hearing sciences, «Journal of Telemedicine and Telecare», vol. 21, n. 7, pp. 367-376. Ownsworth T., Arnautovska U., Beadle E., Shum D.H.K. e Moyle W. (2018), Efficacy of telerehabilitation for adults with traumatic brain injury: A systematic review, «Journal of Head Trauma Rehabilitation», vol. 33, n. 4, pp. E33-E46.
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Search-ME - Erickson 5 Difficoltà di linguaggio
I risultati ottenuti nel trattamento a distanza dei Disturbi Specifici di Apprendimento nei ragazzi sono incoraggianti
La proposta di interventi in teleriabilitazione in età evolutiva è avvenuta progressivamente e ha richiesto un adattamento delle modalità, con il coinvolgimento imprescindibile del caregiver in funzione di supporto se non di intermediario necessario; l’introduzione è stata inoltre accompagnata da una grande discussione relativa alla appropriatezza dello strumento in un'età in cui sono cruciali la dimensione sensomotoria, il contatto fisico nella relazione e l’apprendimento basato sulla esperienza (anche concreta). In generale le revisioni della letteratura sottolineano come in età evolutiva, nonostante la grande varietà delle modalità, la teleriabilitazione possa in effetti essere efficace quanto un intervento in presenza, specie se vengono utilizzate strategie di coaching e parent training basate sul web, focalizzate su aspetti comportamentali del bambino e sulle competenze genitoriali (Camden et al., 2019). Un approccio integrato, dove alla teleriabilitazione a casa sia affiancato un intervento in ambito scolastico, ha maggiore efficacia. Oltre a programmi dedicati, sono utili anche modalità di gioco condiviso a distanza, usualmente in modalità sincrona, con adattamento di materiali graditi. L’uso della tecnologia, di per sé, sembra essere motivante e può facilitare la focalizzazione dell’attenzione (Hines et al., 2015). I disturbi dell’apprendimento sono affrontati con diversi setting di teleriabilitazione. La tecnologia ICT si è dimostrata utile a sostenere efficacemente l’apprendimento nella dislessia — grazie ad ambienti controllati, sostegno alla motivazione, alti livelli di interattività, feedback immediato e miglioramento di competenze mnestiche e visive — così come a supportare la consapevolezza e le competenze di famiglie e insegnanti. Gli ambienti digitali sono stati utilizzati in ambito educativo fin dagli anni Settanta e hanno conosciuto un larghissimo sviluppo successivo, con progressiva implementazione di realtà virtuale e modalità di utilizzazione in presenza e a distanza, in setting rieducativi, a scuola e a domicilio. È stata ampliamente documentata la loro efficacia nel facilitare l’inclusione di alunni in difficoltà, fornendo sia ambienti di lavoro specifici sia di supporto per i diversi aspetti della vita quotidiana. L’uso di piattaforme dedicate per la teleriabilitazione di disturbi di apprendimento ha portato a buoni risultati, che sono riportati spesso in modo narrativo ma sono più raramente oggetto di pubblicazione scientifica. Pecini et al. (2018; 2019b) riferiscono un’esperienza positiva italiana (documentata con indici di outcome) con il confronto tra software dedicati utilizzati in modo intensivo a domicilio, nel contesto di un intervento pianificato e controllato a distanza. La variabilità dei quadri, la difficoltà di costituire gruppi statisticamente significativi e tra loro confrontabili, le differenze linguistiche che rendono più complessi i confronti: possono essere questi alcuni degli elementi alla base della disparità tra l’esiguo numero di lavori indicizzati e la monumentale massa di app e programmi, diversamente affidabili, disponibili a oggi (nelle varie lingue) sul web, che dichiarano di essere dedicati ai disturbi di apprendimento. Bibliografia Camden C., Pratte G., Fallon F., Couture M., Berbari J. e Tousignant M. (2019), Diversity of practices in telerehabilitation for children with disabilities and effective intervention characteristics: Results from a systematic review, «Disability and Rehabilitation», pp. 1-13, https://doi: 10.1080/09638288.2019.1595750. Hines M., Lincoln M., Ramsden R., Martinovich J. e Fairweather C. (2015), Speech pathologists’ perspectives on transitioning to telepractice: What factors promote acceptance?,«Journal of Telemedicine and Telecare», vol. 21, n. 8, pp. 469-473. Pecini C., Spoglianti S., Michetti S., Bonetti S., Di Lieto M.C., Gasperini F., Cristofani P., Bozza M., Brizzolara D., Casalini C., Mazzotti S., Salvadorini R., Bargagna S. e Chilosi A.M. (2018), Telerehabilitation in developmental dyslexia: methods of implementation and expected results, «Minerva Pediatrica», vol. 70, n. 6, pp. 529-538. Pecini C., Spoglianti S., Bonetti S., Di Lieto M.C., Guaran F., Martinelli A., Gasperini F., Cristofani P., Casalini C., Mazzotti S., Salvadorini R., Bargagna S., Palladino P., Cismondo D., Verga A., Zorzi C., Brizzolara D., Vio C. e Chilosi A.M. (2019b), Training RAN or reading? A telerehabilitation study on developmental dyslexia, «Dyslexia», vol. 25, n. 3, pp. 318-331. Questo articolo è stato elaborato a partire dal volume Teleriabilitazione nei disturbi di apprendimento a cura di Christina Bachmann, Chiara Gagliardi e Luigi Marotta.
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Search-ME - Erickson 6 Difficoltà di linguaggio
Gli aspetti che i clinici dovrebbero prendere in considerazione per individuare la piattaforma più adatta nel lavoro di riabilitazione a distanza
Nel corso degli anni, le tecnologie usate nella riabilitazione sono andate incontro a un rapido sviluppo. Di fronte al grande ampliamento dell’offerta, ci si chiede quali siano le caratteristiche da ricercare nella selezione di una piattaforma e di altre tecnologie di supporto per la teleriabilitazione. Questo compito, a oggi, è delegato direttamente ai clinici, a cui è affidata la responsabilità della scelta della piattaforma più adeguata alle proprie esigenze e a quelle del paziente. Preliminarmente, il clinico deve tener conto di almeno tre aspetti fondamentali: l’esistenza di una connessione internet: il paziente deve poter disporre di una connessione stabile e affidabile, con adeguate velocità e larghezza di banda. La rete deve essere sicura e privata; la disponibilità di un ambiente fisico adatto: il paziente deve poter seguire la sessione di teleriabilitazione in un luogo tranquillo, ben illuminato e privo di distrazioni; la presenza di una persona di supporto/di un caregiver: nella maggior parte dei casi è necessario poter contare su una persona di supporto, meglio se il caregiver, che possa intervenire per risolvere i problemi tecnici, posizionare l’attrezzatura o il paziente davanti al computer o ad altro dispositivo, aiutare il paziente a interagire con la tecnologia, gestire i materiali di lavoro, interagire con il clinico e seguirne le indicazioni e osservazioni (Speech Pathology Australia, 2020). Le caratteristiche del paziente da considerare nella scelta della piattaforma di riabilitazione Solo una volta accertata la presenza di questi requisiti di base, il clinico potrà compiere la scelta della piattaforma e delle tecnologie di supporto. Il primo passo è quello di tenere in considerazione le caratteristiche del paziente formulate nelle Linee guida dell’organizzazione Speech Pathology Australia (2020). Qui di seguito ne proponiamo un breve riassunto. Caratteristiche fisiche Nella scelta di una tecnologia accessibile per il paziente, devono essere valutate le sue capacità motorie e la possibilità di mantenere la posizione seduta. Le caratteristiche fisiche devono essere prese in considerazione anche nella scelta di dispositivi periferici (mouse, tastiera, touch screen, ecc.), software (funzioni di accessibilità) e materiali (digitale, fisico, dinamico, statico). Caratteristiche sensoriali Il clinico deve valutare quali tecnologie usare in funzione di eventuali deficit visivi e/o uditivi, e se queste includono funzioni di accessibilità (sintesi vocale, dimensioni dello schermo) o si interfacciano con dispositivi quali auricolari o sistemi FM. Caratteristiche cognitive In base alle caratteristiche cognitive del paziente, il clinico valuterà la complessità della tecnologia da usare, la sua accessibilità e le funzionalità finalizzate all’interazione da remoto. Caratteristiche comunicative Il clinico deve tener conto delle eventuali difficoltà espressive o recettive a livello orale o scritto del paziente, o dell’uso della lingua dei segni. Caratteristiche culturali Il clinico, nella scelta della tecnologia, dovrà tenere conto di aspetti quali la percezione o il pregiudizio del paziente e del caregiver rispetto al ricorso alla tecnologia, il loro livello di alfabetizzazione digitale, il sostegno e la disponibilità o — viceversa — l’imbarazzo e la sfiducia nel mezzo da parte della famiglia. Una volta stabiliti gli obiettivi dell’intervento sul paziente, le sue caratteristiche e i comportamenti richiesti, è possibile scegliere l’hardware e il software che permetteranno l’interazione richiesta e che faciliteranno la capacità di osservazione del clinico. Le funzionalità tecniche da considerare nella scelta della piattaforma di riabilitazione Speech Pathology Australia (2020) suggerisce, nella pratica della teleriabilitazione, di tener conto delle seguenti funzionalità delle piattaforme. Condivisione dello schermo Tale funzione permette al clinico di condividere materiali digitali, siti web, video e applicazioni sul proprio computer con il paziente o viceversa. Molte piattaforme consentono ai pazienti di accedere al controllo dello schermo, in modo da interagire con i materiali come se fossero sul proprio computer. Le piattaforme possono o meno consentire la condivisione dell’audio (ad esempio un video o un programma) insieme allo schermo dell’utente. Annotazione Si intende la possibilità per il paziente di contrassegnare, disegnare o scrivere su un materiale condiviso. Condivisione da dispositivo mobile Tramite questa funzionalità il clinico può condividere le applicazioni dal proprio tablet o smartphone. Possibilità di accesso a partecipanti multipli Le piattaforme possono consentire a più persone di partecipare alla stessa sessione. Questa funzione crea l’opportunità di collaborare con altri professionisti, ricevere un supporto (ad esempio da parte di un interprete della lingua dei segni), tenere sessioni di terapia di gruppo e includere la famiglia del paziente e i caregiver. Funzioni di registrazione In alcuni casi, può risultare clinicamente utile registrare una sessione. Naturalmente la scelta di registrare le sessioni va concordata con il paziente e/o con il caregiver; in tal caso sarà necessario specificare la motivazione (quali sono le ragioni per effettuare la registrazione e per quali scopi essa sarà utilizzata), richiedere il consenso alla registrazione, indicare gli attori coinvolti (chi effettuerà la registrazione), definire le modalità di archiviazione della registrazione, ottenere l’autorizzazione all’accesso alla registrazione nel rispetto delle norme sulla privacy. Controllo degli accessi e delle autorizzazioni Questa funzione permette al clinico di gestire le azioni consentite al paziente durante la condivisione dello schermo. Presenza di interfacce user-friendly con apparecchiature audio/video Questa funzione si riferisce, ad esempio, alla facilità con cui la piattaforma consente al clinico e al paziente di connettersi, di passare dal microfono interno di un computer a una cuffia o a un microfono per conferenza. Un altro esempio è quello di piattaforme che consentono l’accesso a una webcam interna o esterna, o entrambe contemporaneamente, creando versatilità nella varietà e nella tipologia di materiali che possono essere condivisi e nella gamma di osservazioni che possono essere effettuate. Alle piattaforme usate per la teleriabilitazione devono essere associati altri dispositivi supplementari, che ne permettano il corretto uso o migliorino la qualità complessiva dei servizi erogati in modalità diretta o indiretta. Strumenti e dispositivi aggiuntivi variano a seconda dell’applicazione dei servizi e dei risultati desiderati. Nella scelta di una piattaforma va poi tenuto conto di altri due aspetti fondamentali: quello legato alla sicurezza e alla privacy e quello riferito all’accessibilità e all’usabilità. Bibliografia Speech Pathology Australia (2020), Telepractice in speech pathology, https://www.speechpathologyaustralia.org.au
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