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I mini gialli dei dettati 2
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Search-ME - Erickson 1 Dipendenze
I rischi legati all’abuso nei ragazzi e il ruolo degli educatori
Oggi i disturbi dell’umore, come gli stati d’ansia e di depressione, non appartengono più a una vita adulta in cui i circuiti psicologici profondi risultano affaticati, ma si sono precocizzati. Ossia, con sempre maggiore frequenza, toccano i nostri figli, i nostri ragazzi.    Dai dati emerge che i nostri adolescenti hanno delle vulnerabilità che è necessario affrontare fin da subito. All’interno di questo quadro si collocano anche le nuove dipendenze, che non sono solo le dipendenze dal gioco e dai social, ma anche da una tecnologia che è diventata il nostro interfaccia con il mondo. Dati recenti mostrano infatti come sia pervasivo l’utilizzo della tecnologia da parte dei giovani. Mediamente i ragazzi italiani trascorrono 2,6 ore al giorno su Internet. Sempre i dati ci dicono che noi picchiettiamo sul nostro smartphone circa 2.600 volte al giorno.   Ora, non è possibile dare un giudizio univoco, positivo o negativo, sull’impatto delle nuove tecnologie sulle menti dei ragazzi, ma è imprescindibile uno spirito critico su come questo possa influenzare lo sviluppo cognitivo e identitario. In che cosa il digitale è pericoloso, a livello emotivo? Il numero di volte in cui apriamo, ogni giorno, i nostri device digitali, ci mostra come stiamo instaurando un sistema quasi artificioso di collegamento umano. A livello di neurofunzioni questo sta portando a una vera e propria dipendenza del sistema dopaminergico, ossia il sistema di rinforzo, per cui ogni volta che arriva un messaggio, questo a livello neurofisiologico funziona come il rinforzo che noi andiamo a cercare. Togliercelo induce ansia, preoccupazione, alert, stress, disturbi del sonno, bisogno di essere connessi…  Togliere ai ragazzi lo smartphone vuol dire isolarli da un mondo complessissimo e allargatissimo rispetto a quello che avevano, ma anche dal  circuito di tutti i rinforzi che noi come esseri umani andiamo a cercare, distaccandoli da tutto il sistema che riguarda il proprio sé e la propria esistenza. Per poter accompagnare i ragazzi nella crescita, è dunque indispensabile che gli educatori conoscano cosa c’è di potenziale nell’uso dei device digitali, ma anche quanto c’è di rischio.   Daniela Lucangeli affronterà questo tema nel corso del CONVEGNO ERICKSON “LA QUALITÀ DELL’INCLUSIONE SCOLASTICA E SOCIALE”
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Search-ME - Erickson 2 Narrativa
Qualche spunto per aiutare i più piccoli ad affrontare l’Alzheimer di una persona cara
La demenza è una malattia degenerativa che ha un forte impatto sul modo in cui affrontiamo la quotidianità e le relazioni. Spiegare ai nostri figli o nipoti che la loro nonna ha l’Alzheimer o un’altra forma di demenza può essere particolarmente complicato perché si è spesso combattuti  tra l’impulso di proteggerli dalle prove della vita — come può essere una malattia incurabile o la sofferenza di una persona a cui vogliono bene — e la necessità di dare loro gli strumenti necessari per vivere la nuova realtà con serenità e fiducia. Tuttavia, anche con i bambini che si confrontano con l’esperienza della demenza in famiglia è possibile parlare della malattia, affinché possano sentirsi al sicuro e allo stesso tempo coinvolti nell'offrire condizioni di benessere ai loro nonni. Sentiamo  dalla voce di Eloisa Stella - co-fondatrice e vice-presidente dell’Associazione Novilunio, impegnata a promuovere la dignità, l’inclusione sociale e i diritti delle persone con demenza e delle loro famiglie - come si può fare a rispondere ad alcune domande difficili dei bambini sulla demenza. Perché il nonno continua a ripetere le stesse domande? Le persone con demenza spesso si ricordano di eventi che sono accaduti tanti anni fa ma non riescono a ricordare qualcosa che è successo ieri o anche qualche minuto prima. Il nonno potrebbe non ricordarsi più di averti già fatto la stessa domanda. In questi casi è importante essere pazienti e rispondere con calma, anche se lo hai già fatto prima. Perché la nonna si arrabbia con me? Le persone che si ammalano di Alzheimer possono sentirsi arrabbiate perché sono in difficoltà o perché non si sentono capite. Non è loro intenzione prendersela con gli altri. Né è colpa degli altri se si sono ammalate. Anche la mia mamma si ammalerà di Alzheimer? Mi ammalerò anch’io? Il fatto che il nonno o la nonna si sia ammalato di demenza non significa che anche gli altri membri della famiglia si ammaleranno a loro volta. La nonna guarirà? Al momento non ci sono medicine per farla guarire, ma gli scienziati stanno lavorando con molto impegno per trovare il prima possibile una cura.   Come posso aiutare il nonno?  La cosa più importante che puoi fare per lui è fargli capire quanto gli vuoi bene e tieni a lui. Anche quando non riesci a parlargli come facevi un tempo, puoi sempre dimostrargli l’affetto che provi in quel momento — magari con un abbraccio o un sorriso.   La nonna si dimenticherà di me?  Man mano che la malattia avanza, la nonna potrebbe dimenticarsi di tante cose, ma si ricorderà sempre di quanto vi volete bene.
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Search-ME - Erickson 3 Genitori e figli
Tutti i consigli per stabilire chat di classe serene e positive
Tra pochi giorni torniamo a scuola, o meglio, loro, i nostri figli, tornano a scuola, noi, genitori, riprendiamo la nostra vita scadenzata da scuola e lavoro, attività varie, compiti… e gruppi Whatsapp. A seconda di quanti figli abbiamo, e di quante attività svolgono nel pomeriggio, rischiamo di venire fagocitati, assorbiti, annullati da questi gruppi. Quindi, come sopravvivere? Lo abbiamo chiesto a Anna Fogarolo, esperta di Educazione Digitale e autrice di alcuni libri a tema. Anna, che esperienza hai di gruppi Whatsapp di genitori? Ho due figli, quindi un totale di due gruppi classe. E a volte li confondo, rischiando di mandare il piccolo alla materna con il libro sull’Egitto e la grande alla primaria con il sacchetto del cambio! Secondo te è vero che sono il male assoluto? Potremmo anche farne a meno? E perché mai dovremmo farne a meno? Come sempre la differenza la fanno le persone non il mezzo. Viviamo nell’era delle relazioni online, sommersi da messaggi, video e immagini. Siamo nel qui e ora (a volte esagerando) e credo che vivere il presente significhi anche saper usare le tecnologie che lo caratterizzano. Certo, a volte dovremmo cercare di ascoltare, non solo condividere senza chiederci se quel particolare contenuto interessi o meno agli altri.  Ma anche in questo caso … non è un problema del mezzo! Hai qualche trucco di sopravvivenza da condividere? Se proprio il gruppo in questione vi sta facendo impazzire tre sono le strade: abbandonare il gruppo, soluzione drastica, silenziare il gruppo, soluzione meno drastica ma drammatica quando all’improvviso ti ricordi di aprire il gruppo in questione e ti ritrovi sommerso da mille notifiche, cercare di ragionare con il gruppo, soluzione utopica, ma sicuramente la più democratica.  Non siamo certo obbligati ad usare i gruppi Whatsapp, di classe o non, ma in certe situazioni sono utili, per i compiti, gli avvisi, le comunicazioni, purtroppo a volte tendiamo ad usarli in maniera poco funzionale, oserei definirla fuori controllo… e sono questi i casi che richiedono la maggiore diplomazia possibile. Infine, che suggerimenti hai per convivere serenamente con la chat di classe? Ricordiamo sempre che un gruppo è difficile da gestire, reale o virtuale che sia, e che quando siamo online non abbiamo la possibilità di chiarirci, parlarci: a volte, le parole scritte possono venire fraintese. Quindi: 1. Ricorda che si tratta di un gruppo di classe: il volantino della sagra della salsiccia puoi segnalarlo anche altrove; 2. Cerca di essere sempre chiaro quando fai una domanda o esponi il tuo pensiero, il fraintendimento è l’anticamera del conflitto; 3. Se in classe si è verificato un problema personale parlane con il docente, discuterne con il gruppo solitamente non è la soluzione più efficace. 4. Evita di condividere contenuti che hai trovato online, su Facebook o su altri gruppi: ricorda il punto 1; 5. Non offendere, e se proprio non riesci a farne a meno ti consiglio di non offendere chi non è presente nel gruppo: è diffamazione; 6. Non condividere foto dei tuoi figli, di figli altrui, di bambini in generale. Non si fa e basta. 7. Auguri vari: se possibile andrebbero fatti di persona (è anche più piacevole, un bell’abbraccio, hai presente?); 8. Non occorre ringraziare sempre: è educato, certo, ma 20 grazie hanno poca utilità ai fini del gruppo; 9. Non offenderti se alcuni genitori non partecipano attivamente: non è un obbligo ma un mezzo e soprattutto una scelta, rispettala come tale.  10 .Infine una regola determinante se hai figli adolescenti: se il gruppo è dei genitori, i figli non devono usarlo. Se il gruppo è degli studenti, i genitori sono pregati di aspettare fuori.
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Search-ME - Erickson 4 Dislessia
Erickson e Associazione Italiana Dislessia insieme per la quarta Settimana Nazionale della Dislessia per approfondire la conoscenza sui DSA
Dal 7 al 13 ottobre torna la campagna Lo sai che…?”, lanciata nel 2018 da Erickson e Associazione Italiana Dislessia con l’obiettivo di sensibilizzare e approfondire la conoscenza sulla dislessia e sugli altri disturbi specifici di apprendimento. Fulcro della campagna il manifesto illustrato da Daniela Tieni basato sulla parola “particolare”, ad indicare il peculiare modo di apprendere delle persone con DSA.  Lo sai che… la dislessia è un PARTICOLARE modo di apprendere? SCARICA QUI IL POSTER Personalizzare Scoprite insieme ai bambini le loro attitudini.  Il successo formativo è possibile per tutti. Agganci visivi Sostenete l’acquisizione delle informazioni utilizzando immagini e parole chiave, in questo modo alleggerirete la necessità di leggere per accedere ai contenuti. Rispetto della modalità di apprendere Scoprite il canale preferenziale che ogni bambino usa per apprendere e utilizzatelo tutte le volte che potete. Testi accessibili Utilizzate font senza fronzoli e aumentate l’interlinea per rendere la lettura più semplice e accessibile. Inclusione Aiutate i bambini a vedere le differenze come una ricchezza e ad apprezzare le proprie caratteristiche. Tutti siamo diversi e possiamo apprendere al meglio, attraverso strategie specifiche. Compensare Compensate la fatica dei bambini con DSA con strumenti adatti, ma non togliete loro la possibilità di trarre soddisfazione dall’aver raggiunto un traguardo scolastico grazie all’impegno profuso. Obiettivi Guidate i bambini nel darsi obiettivi possibili e nel raggiungerli in autonomia. Lasciare tempo per altro I bambini restano bambini e hanno bisogno di un po’ di tempo per fare quello che preferiscono. Autostima Valorizzate i punti di forza dei bambini e aiutateli a scoprire le loro aree di competenza. Rielaborare le informazioni scritte Aiutate i bambini a ricavare le informazioni principali da un testo e a rielaborarle secondo il loro stile di apprendimento: gli sforzi diventeranno più fruttuosi. Evitare i giudizi Non stigmatizzate l’errore ma guardatelo come un’opportunità per capire come aiutare meglio quel bambino. Vuoi sperimentare alcune possibili difficoltà che possono incontrare nella lettura le persone con dislessia? CLICCA QUI... E LEGGI GLI INCONTRI A TRENTO E ROMA  Gli incontri, dal titolo “Lo sai che… la dislessia è un particolare modo di apprendere?” sono in programma mercoledì 9 ottobre. Nella sede Erickson di Roma (ore 18.30) Nicoletta Perini (Erickson), Antonella Trentin (presidente AID-sezione Roma) e Marco Romano (referente dei genitori dell’AID – sezione di Roma) proporranno una riflessione su questo “particolare modo di apprendere”. Un’occasione per approfondire questo disturbo, in linea con il titolo della Settimana Nazionale 2019: “Diversi e Uguali: promuoviamo l’equità”. Le persone con DSA, infatti, hanno un diverso modo di apprendere o di svolgere il proprio lavoro, ma hanno lo stesso diritto di poterlo fare rispetto a chi non ha necessità di utilizzare i loro stessi strumenti. Durante l’incontro ci sarà possibile mettersi in gioco con un breve esperimento intitolato Mettiamoci nei panni di…  Un laboratorio esperienziale realizzato in collaborazione con Luana Astore e Fabiana Illiano (Telos Edizioni). Nella sede Erickson di Trento (9 ottobre, ore 18) è in programma un incontro con Dario Ianes (Libera Università di Bolzano e co-fondatore Erickson), Paola Venuti (Psicologia e Scienze cognitive dell’Università di Trento) e Sergio Messina (presidente nazionale dell’Associazione Italiana Dislessia) che insieme si confronteranno sulle strategie più efficaci da utilizzare in classe e a casa.   ... E IN FUTURO  Le iniziative di divulgazione e sensibilizzazione continuano anche online con una serie di attività social. E non solo. La collaborazione tra Erickson e AID vedrà i suoi frutti anche in primavera. È partito infatti un nuovo progetto editoriale, frutto della collaborazione tra l’Associazione Italiana Dislessia ed Erickson, con l’obiettivo di supportare gli insegnanti nella loro attività didattica. Una serie di volumi operativi sulle singole discipline scolastiche con 10 strategie attive essenziali per lo studente con DSA, ma utili anche a tutta la classe.
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Search-ME - Erickson 5 Genitori e figli
Le ricadute positive per il bambino e la famiglia
Il legame di attaccamento è un legame biologico, con un preciso intento evoluzionistico che accomuna tutti i mammiferi della terra. Già a partire dai primi mesi di vita, il bambino forma i suoi primi legami di attaccamento con le figure a lui più prossime (per lo più i genitori biologici). Grazie a questo legame speciale, il bambino piangerà quando la sua figura di attaccamento (caregiver) si allontanerà, e mostrerà felicità al suo ritorno. Il termine «stile» di attaccamento indica il tipo di comportamento che il bambino mette in atto in relazione alla propria figura di attaccamento quando necessita di lei. Nel caso siano presenti due genitori, l’esperienza che il bambino ha con ciascuno può essere differente: un bambino può instaurare un attaccamento di tipo sicuro con un genitore ma insicuro con l’altro. Inoltre, il tipo di attaccamento può variare nel corso della vita: se, nel tempo, si modifica il rapporto con la figura di riferimento, allora potrebbe cambiare anche la tipologia di attaccamento. I QUATTRO TIPI DI ATTACCAMENTO DEL BAMBINO In sintesi, i quattro tipi di attaccamento del bambino e i rispettivi modi in cui il genitore si relaziona con lui, sono i seguenti: Tipo di attaccamento Pattern di interazione del genitore Sicuro Disponibile emotivamente, sensibile, responsivo Insicuro-evitante Non disponibile emotivamente, non responsivo, non sensibile e rifiutante Insicuro-ambivalente Disponibile in modo intermittente, sensibile, responsivo e intrusivo Disorganizzato Terrorizzante, terrorizzato, disorientante, allarmante Imparare a connettersi, sintonizzarsi e comunicare con il proprio bambino, durante i suoi primi anni di vita, favorisce l’instaurarsi di un legame di attaccamento sicuro e pone le basi per una crescita sana: il bambino percepisce di essere connesso con le sue figure di riferimento che gli trasferiscono sicurezza e lo fanno sentire parte del mondo.   I BENEFICI DI UN LEGAME DI ATTACCAMENTO SICURO   Un legame di attaccamento sicuro coinvolge e dà benefici a tutti i membri della famiglia. Si parla infatti di base sicura familiare non soltanto in riferimento alla diade genitore-bambino perché: consente a tutti i membri della famiglia di avere un senso di protezione necessario a esplorare liberamente le relazioni all’interno e all’esterno del nucleo familiare; garantisce a ciascuno dei suoi membri la fiducia di base, in se stesso e negli altri, necessaria per far fronte agli eventi della vita; fornisce un contesto in cui le relazioni di attaccamento sono protette e non minacciate o lacerate; i genitori «base sicura» hanno nella propria mente gli altri membri della famiglia, ognuno con i propri specifici bisogni, ai quali rispondere in maniera coerente.
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Search-ME - Erickson 6 Essere genitori
Il cortometraggio tratto dal libro di Ashley Spires viene presentato al Giffoni Film Festival 2019
Viene presentato in questi giorni al Giffoni Film Festival –   il festival cinematografico dedicato a bambini e ragazzi – il film d’animazione The most magnificent thing tratto dall’omonimo libro di Ashley Spires, pubblicato anche in Italia da Erickson con il titolo La cosa più grandiosa. Si tratta di un cortometraggio della durata di poco più di venti minuti diretto dalla regista canadese Arna Selznick, con la voce originale, tra le altre, della nota attrice americana Whoopi Goldberg. Una grandissima soddisfazione per Ashley Spires, autrice e illustratrice del libro The most magnificent thing e anche per la nostra casa editrice che ne ha curato l’edizione italiana pubblicata proprio l’anno scorso.   The most magnificent thing – La cosa più grandiosa racconta la storia di una bambina che, un giorno, ha un’idea fantastica: realizzare, con l’aiuto del suo cane, la cosa più grandiosa di sempre.   La cosa però non è così semplice come la bambina l’aveva immaginata e dunque succede che, anziché con squadra, righello e metro, ci si ritrova a fare i conti con sentimenti di rabbia, tristezza e frustrazione. Poi però, con un pizzico di incoraggiamento e di fantasia, ci si rende conto che ogni prova, anche sbagliata, in fondo è utile per avvicinarsi alla riuscita finale, anche se magari questo implica cambiare ciò che si era pensato all’inizio, o meglio guardarlo da una prospettiva diversa. Dalla gestione della rabbia, allo sviluppo dell’immaginazione e dell’autostima fino al tema, quanto mai attuale, degli stereotipi di genere, l’opera di Ashley Spires – che in Canada ha venduto più di 200.000 copie – affronta con freschezza e lieve ironia insegnamenti universali che, in quanto tali, sono validi per tutte le età. L’edizione è corredata da una “guida per l’adulto”, piccolo vademecum per genitori e insegnanti che desiderino fornire ai piccoli lettori gli strumenti per leggere il mondo in modo consapevole, attraverso lo svolgimento di una serie di attività. Congratulazioni all’autrice Ashley Spires per il traguardo raggiunto! Per vedere il trailer del film clicca qui  
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