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I mini gialli dei dettati 2
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Search-ME - Erickson 1 Essere genitori
Alcune indicazioni e consigli per affrontare il travaglio e il parto
Il travaglio e il parto sono momenti particolarmente delicati dal punto di vista emotivo, tanto che la percezione individuale ed i vissuti del travaglio e parto possono fare ampiamente la differenza nel determinare l’impatto emotivo più o meno positivo/traumatico del parto stesso. Alle porte della fase 2 della pandemia, le misure restrittive si stanno allentando e si allenteranno progressivamente sempre più, ma sappiamo già che le stesse possono ritornare ad essere in vigore nel caso la circolazione del virus, e quindi le infezioni, tornassero ad aumentare. La degenza ospedaliera che attualmente prevede l’esclusione delle visite presso il reparto, diviene un momento che rischia di essere scarsamente contenitivo per le ansie e le angosce che le donne in questo delicato momento possono vivere. Ma è importante cercare di vedere il “bicchiere mezzo pieno” e riconsiderare come questo tipo di setting possa portare anche qualche cosa di buono… può essere infatti un’opportunità di raccoglimento per focalizzarsi sull’obiettivo travaglio/parto prima, e sul bambino e se stesse dopo il parto. Inoltre nei giorni successivi alla nascita il viavai di parenti ed amici è bandito. Questo si traduce per molte mamme nel non essere assillate dalla necessità di mostrarsi sul pezzo a parenti e amici che vengono in ospedale per far visita a mamma e bebè. Questi aspetti però costituiscono una consolazione solo parziale di fronte alla possibilità che il proprio compagno non possa possa essere presente a sostenervi durante il travaglio e il parto (misure che con la fase 2 dovrebbero allentarsi). Proprio per questo la già centrale figura dell’ostetrica, in questo momento diviene ancora più determinante come professionista che accompagna, sostiene e contiene la donna durante il travaglio e il parto. È quindi importante “navigare a vista” cercando di documentarsi attraverso fonti ufficiali su linee guida e misure adottate dalla propria regione e dalla struttura in cui si intende partorire. Noi dal canto nostro abbiamo ritenuto importante come professionisti della salute mentale perinatale (www.maternitaindifficolta.it) in collaborazione con l’Associazione EMDR Italia (www.emdr.it) e con il patrocinio del Postpartum Support International (www.postpartum.net) dedicare uno spazio di pensiero che si è tradotto in un insieme di considerazioni/consigli che speriamo possano essere di aiuto a chi si appresta a partorire in questo difficile momento. Queste indicazioni hanno poi preso la forma di infografiche che sono state tradotte in inglese, francese, polacco e sono state diffuse, oltre che nel nostro paese, anche all’estero. Alcune indicazioni per il parto ai tempi del coronavirus Il travaglio senza il papà è diverso da come ti aspettavi… è importante pensare che dentro a ogni donna ci sono le risorse per far fronte a questo momento. E avrai accanto personale sanitario che è lì per te. Informati sulle linee guida adottate dalla struttura in cui andrai a partorire e se puoi segui le indicazioni e i consigli delle ostetriche. Cogli le limitazioni delle visite durante la degenza prima del parto e la fase dei prodromi come un’opportunità per raccoglierti in te stessa senza essere disturbata dal mondo esterno. È un momento unico e irripetibile per te e per il tuo bambino vivilo appieno. Durante il parto focalizzati sull’obiettivo: il parto è un’esperienza psicologicamente unica che è influenzata dalla capacità di focalizzarsi sull’obiettivo di far nascere il proprio bambino e di spostare il focus sul versante introspettivo anche attraverso l’uso di strategie di meditazione e di rilassamento. La degenza postparto senza visite dei propri cari può spaventare, provate a pensare che avete tutta la quiete necessaria per accudire il vostro bambino, nessun impegno, nessuna pressione a mostrarsi e mostrare. Il rientro a casa senza aiuto di genitori e parenti può anche essere visto come un momento di raccoglimento ed intimità soprattutto se accanto a voi c’è il vostro partner. Se questo non è possibile scegliete una persona amica o familiare che sia di riferimento durante la giornata. Ricorda che non sei sola, ci sono medici, ostetriche, personale socio sanitario che si prenderanno cura di te, chiedi esplicitamente il loro aiuto non temere.  
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Search-ME - Erickson 2 Essere genitori
Alcune indicazioni e consigli per affrontare l’arrivo di un figlio
L’arrivo di un bambino porta nella vita di mamma e papà gioia, felicità ma anche momenti di stanchezza, ansia incertezze. È una piccola grande rivoluzione, che sia il primo figlio o il secondo o il terzo, cambiano gli equilibri della coppia e della famiglia. Ed ecco tutta una serie di piccole grandi ansie che si affacciano ed agitano mamma e papà, alle prese con nuove emozioni, pensieri e responsabilità. In questo periodo non è stato facile per chi ha partorito. Questo primo periodo a casa in isolamento ha avuto le sue “pene”, ma per alcune anche il vantaggio di essere con il proprio partner senza ingerenze esterne. Questo può essere un elemento che favorisce l’intimità e il raccoglimento sulla nuova situazione, senza assilli e senza i “doveri” che le convenzioni sociali della nostra cultura portano con se quando nasce un bambino. Ora ci stiamo accingendo ad affrontare la cosiddetta fase due, con un allentamento progressivo delle restrizioni. Ma il rischio di contagio continua ad incombere su tutti noi imponendoci le regole del distanziamento sociale, anche se meno stringenti e restrittive. Paradossalmente molte neomamme si sentivano più sicure con il lockdown che garantiva l’impossibilità del contagio. Questo porta con sé che le normali preoccupazioni tipiche del post-parto si possano trasformare in ansia e paura che possa succedere qualche cosa al bambino o alla mamma da cui il bambino dipende. Le donne, in questa fase di particolare vulnerabilità che è il postparto, hanno bisogno di essere adeguatamente aiutate, protette e contenute nelle loro paure, soprattutto ora che un virus rischia di mettere a repentaglio la salute fisica, ma anche la salute emotiva. In questo clima è più che mai importante che chi circonda la donna, abbia la sensibilità di mettersi a disposizione senza pretendere di sapere cosa la mamma dovrebbe fare o come dovrebbe agire con il suo bambino. La presenza di cui oggi più che mai le mamme hanno bisogno è discreta, supportante, paradossalmente proprio il distanziamento sociale è importante che porti ad una vicinanza affettiva, una vicinanza di pensieri e piccole azioni quotidiane che facciano sentire le mamme contenute e al sicuro. Le preoccupazioni per il futuro, per le eventuali difficoltà economiche che potrebbero arrivare, possono essere destabilizzanti per una donna che è alle prese con le incertezze che l’essere madre porta già con sé. È importante che questo non diventi un’ombra lunga che investe la donna, il bambino e l’intera famiglia. Siamo tutti responsabili della salute di chi è più fragile, e le nuove famiglie sono più fragili, le neomamme sono più fragili, i neonati sono più fragili. La comunità che è intorno alle nuove famiglie, oggi come non mai è importante che faccia sentire la propria presenza discreta e accogliente. Ecco allora che come professionisti della salute mentale perinatale (www.maternitaindifficolta.it) in collaborazione con l’ Associazione EMDR Italia (www.emdr.it) e con il patrocinio del Postpartum Support International (www.postpartum.net) abbiamo dedicato uno spazio di pensiero che si è tradotto in un insieme di considerazioni/consigli che speriamo possano essere di aiuto a chi ha avuto da poco un bambino in questo difficile momento. Queste indicazioni hanno poi preso la forma di infografiche che sono state tradotte in inglese, francese, polacco e sono state diffuse, oltre che nel nostro paese, anche all’estero. Alcune indicazioni per l’arrivo di un figlio Ricordati che non durerà per sempre! È un periodo limitato nel tempo, ma lo sono anche i primi mesi del tuo bambino, quindi goditi il presente! Sei una mamma non una supereroina: non caricarti di troppe responsabilità, individua una frase che riesca a bloccare questi pensieri irrazionali di dover tenere tutto sotto controllo. Organizza una routine: questo vale sia per il neonato sia per eventuali fratellini. Per quanto non possano essere troppo rigide ma debbano adeguarsi alle necessità, esse hanno il grande vantaggio di rassicurare i tuoi bambini. Trasforma le attività quotidiane in qualcosa di divertente: canta, balla… fa tutto quello che ti può essere utile per portare un po’ di allegria, ciò sarà utile per te ma anche per il tuo bimbo e fratellini. Non chiuderti in te stessa: il dopo parto porta con sé anche momenti di difficoltà, a maggior ragione in un contesto stressante come quello che viviamo. Condividi questi vissuti con qualcuno: con una persona a te vicina, con altre mamme. Se ciò non basta a farti star meglio non esitare a contattare un professionista di salute psicologica perinatale. Cerca di mantenere uno stile di vita sano: cura l’alimentazione, fa movimento (per quel che è consentito), riposa adeguatamente. Non sono dettagli, la salute tua e della tua famiglia passa anche attraverso questi aspetti Cura la relazione con il tuo partner: concedetevi dei momenti di vicinanza emotiva, qualche piccolo gesto anche in questa situazione di isolamento (una cena romantica, un bel film…) per mantenere vivo il vostro legame. Concediti del tempo per te: anche e soprattutto in questa situazione di emergenza, non trascurare l’importanza di chiedere aiuto al tuo partner per poter svolgere qualcosa di rilassante. Il tuo bimbo ha bisogno di una mamma ricaricata. Non preoccuparti troppo del disordine: quando puoi, privilegia il tempo per il tuo bambino, per te e per il tuo partner. Dà priorità alle relazioni, il resto può attendere! Se puoi allatta: non si tratta solo di nutrizione ma anche di relazione. Non sono cambiate le indicazioni di preferire il latte materno a quello artificiale. In ogni caso, prenditi cura del tuo legame con il tuo bambino. Se ti senti troppo preoccupata rispetto a questo, chiedi un supporto da parte di un professionista.  
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Search-ME - Erickson 3 Essere genitori
Alcune indicazioni e consigli per affrontare il periodo perinatale senza stress
Per le donne e gli uomini il periodo perinatale è considerato particolarmente delicato dal punto di vista emotivo e degli equilibri relazionali di coppia e familiari. Negli ultimi 20 anni una gran mole di studi hanno mostrato che la gravidanza, il parto e il postparto accrescono la vulnerabilità emotiva e il rischio di insorgenza di disturbi psicologici e psichiatrici. Questo rischio è particolarmente presente in condizioni di vulnerabilità emotiva personale preesistente (disturbi psicologici e psichiatrici precedenti la gravidanza o insorti in gravidanza, precedenti lutti non elaborati) o in presenza di fattori di stress. In un’emergenza come quella che stiamo vivendo in seguito alla pandemia di COVID-19, l’esposizione allo stress risulta particolarmente accentuata. Ciò è dovuto sia alle conseguenze gravissime di questa infezione pandemica sulla salute pubblica, ma altrettanto alle conseguenti restrizioni adottate per contenerne la contagiosità. Lo stress è una reazione a eventi eccezionali che comporta azioni di ri-adattamento all’ambiente e pertanto ha un forte impatto sull’equilibrio mentale e fisico. In proposito una gran mole di studi e ricerche condotti a livello internazionale hanno ampiamente dimostrato come lo stress in gravidanza e postparto possa avere conseguenze sia sul feto che sul neonato. È quindi importantissimo in una situazione di pandemia come quella che stiamo vivendo cercare di limitare l’impatto stressante che questa può avere sulle donne in gravidanza, che stanno partorendo e che sono nel postparto. Anche se la fase acuta volge al termine e stiamo entrando gradualmente nella cosiddetta fase 2, incombe una forte incertezza sul futuro che ci aspetta, sia dal punto di vista della salute pubblica, sia dal punto di vista del futuro dell’economia italiana e internazionale, dalla quale dipende il benessere delle società occidentali. Questi fattori accentuano le ansie e le insicurezze e quindi anche la nostra proiezione nel futuro come individui e come genitori che hanno la responsabilità della crescita e del benessere dei propri figli e delle generazioni future. Abbiamo quindi ritenuto importante come professionisti della salute mentale perinatale (www.maternitaindifficolta.it) in collaborazione con l’Associazione EMDR Italia (www.emdr.it) e con il patrocinio del Postpartum Support International (www.postpartum.net) stilare delle indicazioni per le donne in gravidanza, per le donne che devono partorire e per coloro che sono nel postparto. Queste indicazioni hanno poi preso la forma di infografiche che sono state tradotte in inglese, francese, polacco e sono state diffuse, oltre che nel nostro paese, anche all’estero. Alcune indicazioni per le donne in gravidanza ai tempi del coronavirus Scegli 1 o 2 momenti al giorno per informarti: Il tuo bambino/a è in grado di percepire le tue emozioni. Non sovraesporti a immagini e video continuativi legati al Coronavirus. Ricordati che l’angoscia che suscitano certe immagini e notizie hanno un impatto sul nascituro/a. Scegli di informarti attraverso fonti ufficiali, senza cercare in continuazione nuove informazioni o leggere tutti i WA con allarmismi e allegati angoscianti. Trasforma il periodo di isolamento in un momento di cura e connessione profonda con il tuo bambino/a. Non puoi cambiare l’andamento dell’epidemia, puoi però coccolarti e coccolare il tuo piccolo/a attraverso massaggi dal partner, rilassamento o yoga. Ci sono molti video on line con tecniche di rilassamento, respirazione e yoga. Le emozioni positive che susciteranno queste attività, nutriranno il benessere del tuo bambino/a. Isolamento non significa essere soli. Puoi condividere questo periodo così unico della tua vita con le persone care attraverso telefonate, videochiamate e qualsiasi modalità utile per sentirti in connessione con altri genitori o con altri famigliari. E appena si potrà, gli abbracci vis a vis saranno ancora più pieni d’amore. È normale avere paura. Sai che hai una piccola creatura da proteggere e stai già facendo del tuo meglio. Se sono scese lacrime non sentirti in colpa, è un po’ di paura, rabbia o tristezza che defluisce via, fuori da te. A volte piangere fa bene, l’importante è poi ritornare a centrarci sulle attività che ci rassicurano e fanno bene. Il Coronavirus non deve togliere ma donare tempo alla gravidanza. Rimanere più tempo a casa ti permette di preparare con cura e amore tutto ciò che servirà, leggere libri sulla gestazione e l’allattamento e trovare un corso pre-parto on line o dei buoni consigli da parte della tua ostetrica di fiducia. Rafforza il tuo sistema immunitario con le emozioni positive attraverso ciò che ora è possibile fare che ti piace e gratifica. Cura la tua alimentazione al meglio e fai degli esercizi fisici che ti aiutano a rimanere in forma e a scaricare le tensioni. È normale essere preoccupati per il lavoro, ora che la famiglia si sta per allargare possono subentrare ansie importanti legate alla perdita o alla diminuzione dell’attività lavorativa. Ragioniamo su ciò che si può fare giorno per giorno, buttare lo sguardo troppo oltre può farci cadere in un vortice di pensieri negativi. Un giorno alla volta, un passo alla volta, insieme. Ricorda però, che uno stato di stress duraturo può essere dannoso per te, ma anche e soprattutto per il bambino, è quindi molto importante che tu ti prenda cura di te e chieda aiuto! Riposati adeguatamente: attività rilassanti serali, meglio non vedere notiziari o speciali sul Coronavirus prima di addormentarsi per non scivolare nel sonno con emozioni negative e con senso di allerta. Una tisana e un bagno caldo, una musica rilassante prima di addormentarsi e luci soffuse vi aiuteranno a scivolare più dolcemente nel sonno. Non interrompere per quanto possibile la tua routine: in questo momento bisogna ancorarsi a ciò che è certo, noto e prevedibile. Continuare il lavoro e le proprie abitudini laddove possibile. Rispettando sempre le indicazioni di sicurezza vigenti. Coltiva i tuoi hobby come prima e perché no, più di prima: dipingi, canta, balla, cura le tue piante o qualsiasi altra cosa ti donano sorriso e relax. Stacca la spina! Ricordati di parlare di altro, distrarsi e uscire dal loop di discorsi angoscianti e catastrofisti serve a rafforzarvi attraverso le emozioni positive che nutriranno il nascituro/a. D’altra parte ottenere informazioni chiare e seguire le raccomandazioni può aiutare a recuperare il controllo sulle circostanze della vostra vita, aumentando la vostra capacità di reagire positivamente, e riducendo l’ansia e l’angoscia che si accompagnano all’incertezza di una situazione in continua evoluzione.  
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Search-ME - Erickson 4 Dipendenze
I rischi legati all’abuso nei ragazzi e il ruolo degli educatori
Oggi i disturbi dell’umore, come gli stati d’ansia e di depressione, non appartengono più a una vita adulta in cui i circuiti psicologici profondi risultano affaticati, ma si sono precocizzati. Ossia, con sempre maggiore frequenza, toccano i nostri figli, i nostri ragazzi.    Dai dati emerge che i nostri adolescenti hanno delle vulnerabilità che è necessario affrontare fin da subito. All’interno di questo quadro si collocano anche le nuove dipendenze, che non sono solo le dipendenze dal gioco e dai social, ma anche da una tecnologia che è diventata il nostro interfaccia con il mondo. Dati recenti mostrano infatti come sia pervasivo l’utilizzo della tecnologia da parte dei giovani. Mediamente i ragazzi italiani trascorrono 2,6 ore al giorno su Internet. Sempre i dati ci dicono che noi picchiettiamo sul nostro smartphone circa 2.600 volte al giorno.   Ora, non è possibile dare un giudizio univoco, positivo o negativo, sull’impatto delle nuove tecnologie sulle menti dei ragazzi, ma è imprescindibile uno spirito critico su come questo possa influenzare lo sviluppo cognitivo e identitario. In che cosa il digitale è pericoloso, a livello emotivo? Il numero di volte in cui apriamo, ogni giorno, i nostri device digitali, ci mostra come stiamo instaurando un sistema quasi artificioso di collegamento umano. A livello di neurofunzioni questo sta portando a una vera e propria dipendenza del sistema dopaminergico, ossia il sistema di rinforzo, per cui ogni volta che arriva un messaggio, questo a livello neurofisiologico funziona come il rinforzo che noi andiamo a cercare. Togliercelo induce ansia, preoccupazione, alert, stress, disturbi del sonno, bisogno di essere connessi…  Togliere ai ragazzi lo smartphone vuol dire isolarli da un mondo complessissimo e allargatissimo rispetto a quello che avevano, ma anche dal  circuito di tutti i rinforzi che noi come esseri umani andiamo a cercare, distaccandoli da tutto il sistema che riguarda il proprio sé e la propria esistenza. Per poter accompagnare i ragazzi nella crescita, è dunque indispensabile che gli educatori conoscano cosa c’è di potenziale nell’uso dei device digitali, ma anche quanto c’è di rischio.   Daniela Lucangeli affronterà questo tema nel corso del CONVEGNO ERICKSON “LA QUALITÀ DELL’INCLUSIONE SCOLASTICA E SOCIALE”
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Search-ME - Erickson 5 Essere genitori
Il cortometraggio tratto dal libro di Ashley Spires viene presentato al Giffoni Film Festival 2019
Viene presentato in questi giorni al Giffoni Film Festival –   il festival cinematografico dedicato a bambini e ragazzi – il film d’animazione The most magnificent thing tratto dall’omonimo libro di Ashley Spires, pubblicato anche in Italia da Erickson con il titolo La cosa più grandiosa. Si tratta di un cortometraggio della durata di poco più di venti minuti diretto dalla regista canadese Arna Selznick, con la voce originale, tra le altre, della nota attrice americana Whoopi Goldberg. Una grandissima soddisfazione per Ashley Spires, autrice e illustratrice del libro The most magnificent thing e anche per la nostra casa editrice che ne ha curato l’edizione italiana pubblicata proprio l’anno scorso.   The most magnificent thing – La cosa più grandiosa racconta la storia di una bambina che, un giorno, ha un’idea fantastica: realizzare, con l’aiuto del suo cane, la cosa più grandiosa di sempre.   La cosa però non è così semplice come la bambina l’aveva immaginata e dunque succede che, anziché con squadra, righello e metro, ci si ritrova a fare i conti con sentimenti di rabbia, tristezza e frustrazione. Poi però, con un pizzico di incoraggiamento e di fantasia, ci si rende conto che ogni prova, anche sbagliata, in fondo è utile per avvicinarsi alla riuscita finale, anche se magari questo implica cambiare ciò che si era pensato all’inizio, o meglio guardarlo da una prospettiva diversa. Dalla gestione della rabbia, allo sviluppo dell’immaginazione e dell’autostima fino al tema, quanto mai attuale, degli stereotipi di genere, l’opera di Ashley Spires – che in Canada ha venduto più di 200.000 copie – affronta con freschezza e lieve ironia insegnamenti universali che, in quanto tali, sono validi per tutte le età. L’edizione è corredata da una “guida per l’adulto”, piccolo vademecum per genitori e insegnanti che desiderino fornire ai piccoli lettori gli strumenti per leggere il mondo in modo consapevole, attraverso lo svolgimento di una serie di attività. Congratulazioni all’autrice Ashley Spires per il traguardo raggiunto! Per vedere il trailer del film clicca qui  
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Search-ME - Erickson 6 Genitori e figli
La lotta agli stereotipi di genere inizia dalla scuola dell’infanzia
Qualche tempo fa sono stata fermata da una maestra di scuola d’infanzia, dall’aria allarmata, che ha esordito dicendo: «Irene, dobbiamo assolutamente fare qualcosa: bisogna trattare subito i tuoi temi in classe, altrimenti è troppo tardi!». I temi di cui mi occupo — che per fortuna non sono solo i “miei” temi, ma coinvolgono una sempre più nutrita comunità scientifica — sono quelli che riguardano l’educazione alla parità di genere e la lotta agli stereotipi sessisti nelle aule scolastiche. Il fatto che aveva sconcertato la maestra invece era questo: un bambino di tre anni si era bagnato i calzini giocando nel giardino della scuola e le maestre avevano come unico cambio a disposizione un paio di calzini rosa (tra parentesi: a detta della maestra, i calzini non erano di un rosa “acceso”—un rosa-Barbie, per intendersi—ma di un rosa pallido… Quasi non si vedeva che erano rosa…). Il finale della storia lo potete forse immaginare: il bambino si è dimenato, ha pianto, si è ribellato in tutti i modi possibili perché non voleva — non poteva! — assolutamente indossare quei calzini. Le maestre sono rimaste impressionate dall’evento che è giunto totalmente inaspettato, quando invece si tratta solo di un’ulteriore conferma di quanto gli studi ci dicono da tempo.   Il processo di “addestramento” ai ruoli maschili e femminili, come veniva definito da Elena Gianini Belotti nel dirompente saggio Dalla parte delle bambine (1973), produce i suoi effetti già all’ingresso della scuola d’infanzia, verso i tre-quattro anni, età in cui le bambine e i bambini si sono già identificati nei rispettivi ruoli e conoscono perfettamente i comportamenti adatti al proprio genere di appartenenza.   Il bambino di cui sopra aveva già assimilato l’idea che il rosa non è un colore adatto ai maschi ed era altresì pienamente consapevole del fatto che, se avesse indossato quei calzini, avrebbe corso seriamente il rischio di essere deriso dai suoi compagni, in particolare dai maschi, e con buona probabilità sarebbe stato redarguito anche da qualche figura adulta (magari la mamma, o più probabilmente il papà). Sarebbe cioè stato sanzionato socialmente per aver trasgredito una norma indiscussa: uomini e donne hanno ruoli e funzioni differenti e questa ripartizione è funzionale all’organizzazione complessiva della società.   Il fatto che percepiamo la differenziazione sessuale dei ruoli maschili e femminili come socialmente inevitabile, come insita nell’ordine “naturale” delle cose, è del resto la prova più evidente del fatto che essa poggia su schemi sociali sedimentati e naturalizzati, assorbiti in età precocissima.   Fin dai primi anni di vita, cominciano a delinearsi due binari separati e non comunicanti sui quali bambine e bambini vengono incoraggiati a convogliare, seguendo diligentemente i percorsi che il mondo adulto ha già tracciato per loro. Questi binari sono ben riconoscibili perché sono demarcati da due colori: il rosa e il celeste. Due colori apparentemente innocui, che nella prima infanzia tinteggiano le camerette dei bambini e delle bambine, i loro vestiti, i loro giocattoli, le copertine dei loro libri…   Ma il rosa e il celeste non sono colori qualunque, sono invece simboli di aspettative e di progetti differenti che il mondo adulto ha nei confronti dei due sessi.   È in famiglia che si inizia a tessere un percorso biografico differente per maschi e femmine, frutto di piccole ma incessanti scelte quotidiane che tendono progressivamente ad incanalare i percorsi degli uni e delle altre verso sentieri differenti, sempre più divergenti. Mamme e papà, in maniera routinaria e inconsapevole, ma sempre in “buona fede” (chi mai può essere in malafede quando si occupa della crescita dei propri figli?), si allineano alle “direttive di genere” che spesso sono dettate dal mercato: predisporre un corredino rosa per la neonata e azzurro per il neonato diventa un semplice atto di routine, così come acquistare una bambola per la bambina e una macchinina per il bambino è un atto di routine, o ancora, rimproverare una bambina per essere troppo movimentata e stimolare il bambino ad essere attivo, è un atto di routine. Deridere il maschietto che piange perché si comporta come una “femminuccia” e allo stesso tempo accettare come naturale che sia la bambina ad esternare i propri sentimenti e le proprie debolezze, di nuovo: è un automatismo pericoloso che spesso non riusciamo neppure a percepire e quindi ad arrestare. Questo lento ma implacabile addestramento ai ruoli sessuali registra i suoi prodotti già all’ingresso alla scuola d’infanzia e si perfeziona poi nella scuola primaria, e in tutti gli anni a venire…   Succede così che un bambino di tre anni si disperi all’idea di indossare dei calzini rosa.   Ecco, io credo che se i calzini rosa sono un problema per quel bambino — chiamiamolo Marco —, ciò significa che la società tutta ha un problema e la scuola in particolare ha un grosso, grosso, problema se non sa dare risposte chiare e rassicuranti a Marco che piange disperato e all’intera classe di bambini che lo guarda con aria sbigottita. Gli stereotipi sessisti e le diseguaglianze di genere sono un problema della scuola.   Un problema da analizzare a livello pedagogico, da studiare in maniera strutturale, per poi progettare interventi didattici ad ampio raggio volti alla promozione di un’idea di parità, di uguaglianza, di inclusione. I lavori sono in corso e c’è bisogno di insegnanti attenti e ben formati per dare le gambe a questo ambizioso progetto.
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