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I mini gialli dei dettati 2
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Search-ME - Erickson 1 Genitori e figli
Una prima analisi dell’impatto della pandemia sulla vita dei bambini evidenzia un aumento del rischio di maltrattamenti, disagio psicologico, separazioni dalla famiglia ed esclusione sociale
La pandemia da Covid-19 e le misure conseguenti per limitare la diffusione del virus hanno modificato l’ambiente di vita dei bambini portando a un possibile aumento di rischi diretto su di loro. L’Unicef, nel documento Protezione dei bambini durante la pandemia di coronavirus (2019), ha descritto in modo puntuale l’impatto della pandemia sui bambini da un punto di vista socio-ecologico. A livello di singolo bambino, c’è da considerare un possibile aumento di rischio di abusi, di maggiore negligenza e disattenzione da parte degli adulti di riferimento; può verificarsi anche un incremento di atteggiamenti violenti rivolti verso i bambini e un conseguente aumento di disagio psicologico con ovvie conseguenze negative sullo sviluppo. A livello familiare sono segnalati come motivo di allerta anche le eventuali separazioni del bambino dalla famiglia per motivi sanitari o per altre cause, può verificarsi un accesso più limitato alle forme di supporto sociale, l’aumento del disagio psicologico dei genitori o dei caregiver e l’incremento di episodi di violenza domestica. All’interno del nucleo familiare può anche accadere una sospensione o una riduzione dei mezzi di sostentamento per problemi lavorativi dei genitori in relazione alla pandemia, una temporanea interruzione di relazioni familiari importanti e di sostegno, come quelle con i nonni, e può emergere una paura molto forte rispetto alla malattia. A livello di comunità è segnalata una generale perdita di fiducia gli uni negli altri, ma anche in chi gestisce la comunità. A livello di società può verificarsi una lotta per l’approvvigionamento di risorse limitate, ma anche una minore possibilità di accesso ai servizi di supporto, all’istruzione e agli ambienti di gioco. A livello di norme socio-culturali si possono anche verificare episodi di stigmatizzazione di persone appartenenti a particolari etnie o che hanno contratto il virus. Sempre nel documento Protezione dei bambini durante la pandemia di coronavirus, sono elencati i rischi per l’infanzia riscontrati durante la pandemia: Maltrattamenti fisici ed emotivi. A causa della chiusura delle scuole e dei servizi dell’infanzia e della contingente necessità dei genitori di continuare a lavorare è possibile che si verifichi una minore supervisione da parte degli adulti sui bambini con conseguenti rischi per la salute fisica e la loro sicurezza, oltre che per il loro benessere psicologico. Violenza di genere. È anche possibile che si verifichi un aumento delle violenze sessuali o dello sfruttamento sessuale dei bambini. Aumento del disagio psico-sociale. Le misure di isolamento, la scarsa comprensione di quello che sta succedendo, il difficile accesso ai servizi di salute mentale possono portare i bambini a sperimentare l’angoscia rispetto a quello che sta accadendo. Questa angoscia può essere anche resa più acuta a causa di episodi di malattia o di ospedalizzazione se non addirittura di morte di persone care. Questo può anche portare a un peggioramento delle situazioni di pregresso malessere. Aumento del lavoro minorile. A causa della diminuzione del reddito familiare e della chiusura della scuola, in alcune società può crescere l’impiego e lo sfruttamento di minori in lavori non appropriati all’età. Aumento delle separazioni dei minori dalle proprie famiglie. Durante questa pandemia è successo che i bambini abbiano dovuto separarsi da membri importanti della loro famiglia a causa di episodi di malattia e ospedalizzazione o di quarantena di questi. Inoltre, alcune famiglie hanno preferito mandare i propri figli a stare con parenti in zone meno colpite dal virus. Questo ha portato a separazioni dolorose o, per alcuni bambini, a dover essere collocati in strutture residenziali per minori con conseguente impatto sul loro benessere. Esclusione sociale. Durante la pandemia da Covid-19 alcuni individui o gruppi di individui sospettati di essere infetti sono stati stigmatizzati ed esclusi. Inoltre, le famiglie più vulnerabili hanno sperimentato una drastica diminuzione nell’aiuto ricevuto da servizi di competenza. È bene essere consapevoli dei vari livelli rispetto ai quali l’emergenza sanitaria ha avuto un impatto sulla vita dei bambini, per monitorare l’insorgere di situazioni di maggiore malessere, per accompagnare i bambini a una giusta elaborazione della situazione che stanno vivendo e per guidarli a un ritorno a una nuova normalità, quando il virus sarà, possibilmente, sconfitto o perlomeno arginato.
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Search-ME - Erickson 2 Genitori e figli
Gianluca Daffi, esperto in problematiche educative, spiega ai genitori alcune strategie semplici applicabili quotidianamente con i bambini tra i 6 e gli 11 anni per un’educazione amorevole, rispettosa e coerente
Vostro figlio non si alzerebbe mai dal letto la mattina? Continua a rimandare il momento dei compiti? Litiga con il fratello per il programma da vedere in TV? Nelle situazioni di attrito con i figli, di solito noi genitori reagiamo con un rimprovero ad alta voce o un ordine imperioso, in modo da risolvere il problema il più velocemente possibile e senza discussioni. Ma lo stile impositivo non ha ricadute positive a lungo termine sugli stessi comportamenti. La riflessione che ho maturato è che i nostri figli sono maggiormente disposti ad ascoltarci se prima abbiamo manifestato per loro un autentico interesse, se ci siamo confrontati serenamente per capirli meglio o per trovare insieme una soluzione condivisa. Nel libro “Genitori rispettosi e rispettati” analizzo 20 situazioni comportamentali tipiche di ogni bambino/a di età tra i 6 e gli 11 anni nel contesto familiare. Sono momenti di routine quotidiana che, con varie sfumature, tutti i genitori si trovano ad affrontare. Ciascuna delle 20 situazioni descritte si apre con una tavola illustrata, seguita da una trattazione che tocca i seguenti punti: Cosa facciamo di solito: le azioni/reazioni classiche dei genitori; Le difficoltà del genitore: spiegazione del disagio dei genitori, che spesso non sanno come fare; I pensieri da tenere sotto controllo: quali sono gli atteggiamenti sbagliati dei genitori da non mettere in campo. I punti di forza del bambino: da tenere presenti, sempre. Che cosa fare: i suggerimenti, ispirati al buon senso, all’equilibrio, alla pazienza e, nello stesso tempo, alla coerenza, con la consapevolezza che un’ottima risposta da parte degli adulti porterà a ottimi risultati, magari non nell’immediato, ma sicuramente a lungo termine. ...e se non dovesse funzionare?: ulteriori consigli, anche pratici, per affrontare quello specifico problema con altre semplici strategie. Ecco un esempio di situazione quotidiana in cui ci si può trovare con i figli, quando noi genitori riceviamo delle risposte aggressive o insultanti. Cosa facciamo di solito Ci irritiamo Accentuiamo la nostra offesa per l’insulto ricevuto Usiamo espressioni di disapprovazione Suscitiamo il suo senso di colpa Le difficoltà del genitore Per qualche genitore non è facile accettare che il figlio possa provare sentimenti negativi nei suoi confronti. Sono frequenti commenti del tipo: «Se a sei anni risponde in questo modo, figuriamoci come mi tratterà quando ne avrà diciotto!». Dinanzi alla prospettiva di una deriva irreparabile, la principale difficoltà è mantenere una certa lucidità e pensare che abbiamo ancora tempo ed energie per riflettere e intervenire: non dobbiamo agire d’impulso e sull’onda delle emozioni. I pensieri da tenere sotto controllo L’ingiuria del «piccolo» nei confronti del «grande» risuona alle nostre orecchie come un reato di lesa maestà. Come si permette mio figlio di rivolgersi a me in questo modo? Non conosce la gratitudine? E se tutto ciò, invece, non avesse nulla a che fare con il rispetto? Fraintendiamo il concetto di riconoscenza dimenticandoci che, da ormai quasi un secolo, i padri e le madri danno gratuitamente ai figli con l’unica speranza di vederli crescere «sani e forti». Una delle premesse su cui lavorare è proprio questa: l’ubbidienza, fortunatamente, non è più l’unico modo in cui un figlio dimostra di riconoscere un ruolo ai propri genitori. I punti di forza del bambino I bambini sono molto sensibili ai modelli genitoriali: sono quindi predisposti ad apprendere attraverso l’esempio piuttosto che attraverso le prediche. Che cosa fare Siamo abituati a utilizzare il time out come punizione. Eppure, esiste un modo positivo di impiegare tale strategia che, in casi come questo, potrebbe risultare estremamente utile. Ipotizziamo che al nostro bambino scappi un insulto: ci irritiamo, ma cerchiamo di non esplodere. Proviamo a trattenerci e a dire: «Le parole che hai usato danno parecchio fastidio a papà, sento che sono davvero molto arrabbiato. Siccome non voglio litigare con te e mi sembra che anche tu in questo momento sia nervoso, vado cinque minuti a calmarmi nella mia stanza. Quando sarò più tranquillo, tornerò!». Mostrare al bambino come mettersi da soli in time out è un ottimo metodo. Ancora meglio sarebbe descrivere il proprio time out. Che cosa fa il papà per recuperare la sua serenità? Si siede sulla poltrona e ascolta della musica? Si stende sul letto e legge un libro? Va in cucina e si prepara un tè? I bambini sono sempre molto incuriositi dalle pratiche utilizzate dagli adulti per ritrovare la pace e, spesso, cercano di riprodurle. Di fronte a un altro insulto, invece di spedire il bambino in camera sua, usate una frase come questa: «Vuoi andare nel tuo spazio speciale per recuperare un po’ di calma? Io ho proprio bisogno di andare nel mio per qualche minuto. Ci vediamo qui tra poco, tutti e due più tranquilli. Che dici?». Non guasterebbe accompagnare l’invito con una carezza o un bacio. Vi potreste stupire dell’effetto di questa strategia. ...e se non dovesse funzionare? Se vostro figlio non mostrasse alcun desiderio di recarsi nel proprio spazio di time out, non disperate. Comunicategli comunque che, in situazioni come questa, voi avete la necessità di allontanarvi per ritrovare una maggiore serenità. Se state giocando a carte e, come può capitare dopo aver perso, il bimbo vi urla in faccia: «Hai barato, stupido!», fategli notare che quella parola non vi piace, che vi sentite alterati per averla udita e che, se non vi assentate qualche minuto, potreste litigare. Ecco perché adesso andrete in cucina e vi preparerete un bel tè. Forse questo comportamento non servirà come modello d’azione per il bimbo, ma rientra comunque tra le conseguenze: se tratti male una persona non puoi aspettarti che abbia voglia di giocare ancora con te e, forse, potrebbe essere necessario porgere delle scuse.
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Search-ME - Erickson 3 Genitori e figli
I risultati degli studi che hanno indagato l’emotività dei bambini durante la pandemia, con qualche suggerimento per i genitori per aiutare i figli a vivere la situazione attuale
La pandemia da Covid-19, oltre a modificare l’ambiente di vita dei bambini, ha tinto le giornate dei bambini di emozioni negative, che poco dovrebbero avere a che fare con l’infanzia. Studi condotti a livello nazionale hanno indagato le emozioni più frequentemente provate dai bambini durante la pandemia. Le emozioni provate con maggiore frequenza dai bambini durante la pandemia Le indagini hanno riportato come maggiormente frequenti alcune emozioni come l’angoscia, l’ansia da separazione e l’irritabilità. L’ angoscia è legata all’ansia e alla paura per la salute fisica, propria, di genitori e di parenti, accompagnata dal timore di possibili ospedalizzazioni e/o di morte di persone care. I bambini che hanno vissuto il ricovero in ospedale o la quarantena di persone care, se non addirittura la loro morte, hanno sicuramente sperimentato emozioni ancora forti e traumatiche. Provare ansia o preoccupazione in una situazione come quella che abbiamo vissuto è fisiologico. Tuttavia, quando il timore supera una certa soglia, può portare a una compromissione del proprio benessere. Gli studi condotti hanno poi riscontrato un incremento dell’ansia da separazione. Anche questo stato emotivo è fisiologico perché quando i bambini sono spaventati cercano la loro base sicura, che generalmente sono i genitori o i caregiver, per essere da loro protetti e rassicurati. Durante questa pandemia è però anche successo che, per motivi sanitari o lavorativi, i bambini siano stati separati dalle proprie figure di riferimento. In questo caso l’angoscia che si è generata è sicuramente stata molto intensa. Un’altra emozione riportata spesso nelle indagini è l’irritabilità. Le ricerche non approfondiscono le radici di questa irritabilità. Tuttavia i motivi per cui i bambini possono essere arrabbiati sono tanti: assenza da un giorno all’altro di figure importanti come i nonni, impossibilità di andare al parco giochi, chiusura delle scuole, divieto di poter vedere gli amici… È normale che i bambini si sentano arrabbiati se non possono fare ciò che prima facevano quotidianamente, è però importante che sappiano o apprendano a manifestare questa emozione in modo appropriato e a sfogarla senza fare del male a qualcuno (o a sé) e senza distruggere qualcosa. Le indagini riportano anche la presenza di altre manifestazioni di disagio frequenti, come difficoltà di concentrazione o di attenzione e problemi legati al sonno. Cosa si può fare per alleviare il malessere dei bambini? Gli studi sul benessere dei bambini durante la pandemia sottolineano con forza il ruolo della famiglia nel determinare una migliore capacità di sopportazione della situazione da parte dei bambini. Risulta quindi fondamentale prendersi cura dei genitori e dei caregiver, anche fornendo loro indicazioni chiare su come supportare i propri figli in questo periodo. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO, 2020) ha diffuso un documento con alcune considerazioni relative alla salute mentale della popolazione, in cui è presente un paragrafo specifico sui bambini e su come aiutarli a vivere questa situazione nel modo migliore possibile. I suggerimenti proposti dal documento sono i seguenti: Aiutare i bambini a esprimere le proprie emozioni di ansia o tristezza in modo positivo, anche attraverso il gioco e il disegno. Cercare il più possibile di mantenere i bambini vicini alle loro famiglie. Evitare quindi separazioni che non siano necessarie Cercare di mantenere all’interno della famiglia le routine abituali o, se la situazione lo richiede, crearne di nuove adatte alla nuova quotidianità. Cercare di spiegare ai bambini in modo appropriato all’età quello che sta succedendo, rispondendo alle loro domande e contenendo le loro paure. Ricordarsi che i bambini guardano ai propri genitori o caregiver come esempi per comprendere come gestire le emozioni e le preoccupazioni nei momenti di stress.
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Search-ME - Erickson 4 Essere genitori
Alcune indicazioni e consigli per affrontare il travaglio e il parto
Il travaglio e il parto sono momenti particolarmente delicati dal punto di vista emotivo, tanto che la percezione individuale ed i vissuti del travaglio e parto possono fare ampiamente la differenza nel determinare l’impatto emotivo più o meno positivo/traumatico del parto stesso. Alle porte della fase 2 della pandemia, le misure restrittive si stanno allentando e si allenteranno progressivamente sempre più, ma sappiamo già che le stesse possono ritornare ad essere in vigore nel caso la circolazione del virus, e quindi le infezioni, tornassero ad aumentare. La degenza ospedaliera che attualmente prevede l’esclusione delle visite presso il reparto, diviene un momento che rischia di essere scarsamente contenitivo per le ansie e le angosce che le donne in questo delicato momento possono vivere. Ma è importante cercare di vedere il “bicchiere mezzo pieno” e riconsiderare come questo tipo di setting possa portare anche qualche cosa di buono… può essere infatti un’opportunità di raccoglimento per focalizzarsi sull’obiettivo travaglio/parto prima, e sul bambino e se stesse dopo il parto. Inoltre nei giorni successivi alla nascita il viavai di parenti ed amici è bandito. Questo si traduce per molte mamme nel non essere assillate dalla necessità di mostrarsi sul pezzo a parenti e amici che vengono in ospedale per far visita a mamma e bebè. Questi aspetti però costituiscono una consolazione solo parziale di fronte alla possibilità che il proprio compagno non possa possa essere presente a sostenervi durante il travaglio e il parto (misure che con la fase 2 dovrebbero allentarsi). Proprio per questo la già centrale figura dell’ostetrica, in questo momento diviene ancora più determinante come professionista che accompagna, sostiene e contiene la donna durante il travaglio e il parto. È quindi importante “navigare a vista” cercando di documentarsi attraverso fonti ufficiali su linee guida e misure adottate dalla propria regione e dalla struttura in cui si intende partorire. Noi dal canto nostro abbiamo ritenuto importante come professionisti della salute mentale perinatale (www.maternitaindifficolta.it) in collaborazione con l’Associazione EMDR Italia (www.emdr.it) e con il patrocinio del Postpartum Support International (www.postpartum.net) dedicare uno spazio di pensiero che si è tradotto in un insieme di considerazioni/consigli che speriamo possano essere di aiuto a chi si appresta a partorire in questo difficile momento. Queste indicazioni hanno poi preso la forma di infografiche che sono state tradotte in inglese, francese, polacco e sono state diffuse, oltre che nel nostro paese, anche all’estero. Alcune indicazioni per il parto ai tempi del coronavirus Il travaglio senza il papà è diverso da come ti aspettavi… è importante pensare che dentro a ogni donna ci sono le risorse per far fronte a questo momento. E avrai accanto personale sanitario che è lì per te. Informati sulle linee guida adottate dalla struttura in cui andrai a partorire e se puoi segui le indicazioni e i consigli delle ostetriche. Cogli le limitazioni delle visite durante la degenza prima del parto e la fase dei prodromi come un’opportunità per raccoglierti in te stessa senza essere disturbata dal mondo esterno. È un momento unico e irripetibile per te e per il tuo bambino vivilo appieno. Durante il parto focalizzati sull’obiettivo: il parto è un’esperienza psicologicamente unica che è influenzata dalla capacità di focalizzarsi sull’obiettivo di far nascere il proprio bambino e di spostare il focus sul versante introspettivo anche attraverso l’uso di strategie di meditazione e di rilassamento. La degenza postparto senza visite dei propri cari può spaventare, provate a pensare che avete tutta la quiete necessaria per accudire il vostro bambino, nessun impegno, nessuna pressione a mostrarsi e mostrare. Il rientro a casa senza aiuto di genitori e parenti può anche essere visto come un momento di raccoglimento ed intimità soprattutto se accanto a voi c’è il vostro partner. Se questo non è possibile scegliete una persona amica o familiare che sia di riferimento durante la giornata. Ricorda che non sei sola, ci sono medici, ostetriche, personale socio sanitario che si prenderanno cura di te, chiedi esplicitamente il loro aiuto non temere.  
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Search-ME - Erickson 5 Essere genitori
Alcune indicazioni e consigli per affrontare l’arrivo di un figlio
L’arrivo di un bambino porta nella vita di mamma e papà gioia, felicità ma anche momenti di stanchezza, ansia incertezze. È una piccola grande rivoluzione, che sia il primo figlio o il secondo o il terzo, cambiano gli equilibri della coppia e della famiglia. Ed ecco tutta una serie di piccole grandi ansie che si affacciano ed agitano mamma e papà, alle prese con nuove emozioni, pensieri e responsabilità. In questo periodo non è stato facile per chi ha partorito. Questo primo periodo a casa in isolamento ha avuto le sue “pene”, ma per alcune anche il vantaggio di essere con il proprio partner senza ingerenze esterne. Questo può essere un elemento che favorisce l’intimità e il raccoglimento sulla nuova situazione, senza assilli e senza i “doveri” che le convenzioni sociali della nostra cultura portano con se quando nasce un bambino. Ora ci stiamo accingendo ad affrontare la cosiddetta fase due, con un allentamento progressivo delle restrizioni. Ma il rischio di contagio continua ad incombere su tutti noi imponendoci le regole del distanziamento sociale, anche se meno stringenti e restrittive. Paradossalmente molte neomamme si sentivano più sicure con il lockdown che garantiva l’impossibilità del contagio. Questo porta con sé che le normali preoccupazioni tipiche del post-parto si possano trasformare in ansia e paura che possa succedere qualche cosa al bambino o alla mamma da cui il bambino dipende. Le donne, in questa fase di particolare vulnerabilità che è il postparto, hanno bisogno di essere adeguatamente aiutate, protette e contenute nelle loro paure, soprattutto ora che un virus rischia di mettere a repentaglio la salute fisica, ma anche la salute emotiva. In questo clima è più che mai importante che chi circonda la donna, abbia la sensibilità di mettersi a disposizione senza pretendere di sapere cosa la mamma dovrebbe fare o come dovrebbe agire con il suo bambino. La presenza di cui oggi più che mai le mamme hanno bisogno è discreta, supportante, paradossalmente proprio il distanziamento sociale è importante che porti ad una vicinanza affettiva, una vicinanza di pensieri e piccole azioni quotidiane che facciano sentire le mamme contenute e al sicuro. Le preoccupazioni per il futuro, per le eventuali difficoltà economiche che potrebbero arrivare, possono essere destabilizzanti per una donna che è alle prese con le incertezze che l’essere madre porta già con sé. È importante che questo non diventi un’ombra lunga che investe la donna, il bambino e l’intera famiglia. Siamo tutti responsabili della salute di chi è più fragile, e le nuove famiglie sono più fragili, le neomamme sono più fragili, i neonati sono più fragili. La comunità che è intorno alle nuove famiglie, oggi come non mai è importante che faccia sentire la propria presenza discreta e accogliente. Ecco allora che come professionisti della salute mentale perinatale (www.maternitaindifficolta.it) in collaborazione con l’ Associazione EMDR Italia (www.emdr.it) e con il patrocinio del Postpartum Support International (www.postpartum.net) abbiamo dedicato uno spazio di pensiero che si è tradotto in un insieme di considerazioni/consigli che speriamo possano essere di aiuto a chi ha avuto da poco un bambino in questo difficile momento. Queste indicazioni hanno poi preso la forma di infografiche che sono state tradotte in inglese, francese, polacco e sono state diffuse, oltre che nel nostro paese, anche all’estero. Alcune indicazioni per l’arrivo di un figlio Ricordati che non durerà per sempre! È un periodo limitato nel tempo, ma lo sono anche i primi mesi del tuo bambino, quindi goditi il presente! Sei una mamma non una supereroina: non caricarti di troppe responsabilità, individua una frase che riesca a bloccare questi pensieri irrazionali di dover tenere tutto sotto controllo. Organizza una routine: questo vale sia per il neonato sia per eventuali fratellini. Per quanto non possano essere troppo rigide ma debbano adeguarsi alle necessità, esse hanno il grande vantaggio di rassicurare i tuoi bambini. Trasforma le attività quotidiane in qualcosa di divertente: canta, balla… fa tutto quello che ti può essere utile per portare un po’ di allegria, ciò sarà utile per te ma anche per il tuo bimbo e fratellini. Non chiuderti in te stessa: il dopo parto porta con sé anche momenti di difficoltà, a maggior ragione in un contesto stressante come quello che viviamo. Condividi questi vissuti con qualcuno: con una persona a te vicina, con altre mamme. Se ciò non basta a farti star meglio non esitare a contattare un professionista di salute psicologica perinatale. Cerca di mantenere uno stile di vita sano: cura l’alimentazione, fa movimento (per quel che è consentito), riposa adeguatamente. Non sono dettagli, la salute tua e della tua famiglia passa anche attraverso questi aspetti Cura la relazione con il tuo partner: concedetevi dei momenti di vicinanza emotiva, qualche piccolo gesto anche in questa situazione di isolamento (una cena romantica, un bel film…) per mantenere vivo il vostro legame. Concediti del tempo per te: anche e soprattutto in questa situazione di emergenza, non trascurare l’importanza di chiedere aiuto al tuo partner per poter svolgere qualcosa di rilassante. Il tuo bimbo ha bisogno di una mamma ricaricata. Non preoccuparti troppo del disordine: quando puoi, privilegia il tempo per il tuo bambino, per te e per il tuo partner. Dà priorità alle relazioni, il resto può attendere! Se puoi allatta: non si tratta solo di nutrizione ma anche di relazione. Non sono cambiate le indicazioni di preferire il latte materno a quello artificiale. In ogni caso, prenditi cura del tuo legame con il tuo bambino. Se ti senti troppo preoccupata rispetto a questo, chiedi un supporto da parte di un professionista.  
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Search-ME - Erickson 6 Essere genitori
Alcune indicazioni e consigli per affrontare il periodo perinatale senza stress
Per le donne e gli uomini il periodo perinatale è considerato particolarmente delicato dal punto di vista emotivo e degli equilibri relazionali di coppia e familiari. Negli ultimi 20 anni una gran mole di studi hanno mostrato che la gravidanza, il parto e il postparto accrescono la vulnerabilità emotiva e il rischio di insorgenza di disturbi psicologici e psichiatrici. Questo rischio è particolarmente presente in condizioni di vulnerabilità emotiva personale preesistente (disturbi psicologici e psichiatrici precedenti la gravidanza o insorti in gravidanza, precedenti lutti non elaborati) o in presenza di fattori di stress. In un’emergenza come quella che stiamo vivendo in seguito alla pandemia di COVID-19, l’esposizione allo stress risulta particolarmente accentuata. Ciò è dovuto sia alle conseguenze gravissime di questa infezione pandemica sulla salute pubblica, ma altrettanto alle conseguenti restrizioni adottate per contenerne la contagiosità. Lo stress è una reazione a eventi eccezionali che comporta azioni di ri-adattamento all’ambiente e pertanto ha un forte impatto sull’equilibrio mentale e fisico. In proposito una gran mole di studi e ricerche condotti a livello internazionale hanno ampiamente dimostrato come lo stress in gravidanza e postparto possa avere conseguenze sia sul feto che sul neonato. È quindi importantissimo in una situazione di pandemia come quella che stiamo vivendo cercare di limitare l’impatto stressante che questa può avere sulle donne in gravidanza, che stanno partorendo e che sono nel postparto. Anche se la fase acuta volge al termine e stiamo entrando gradualmente nella cosiddetta fase 2, incombe una forte incertezza sul futuro che ci aspetta, sia dal punto di vista della salute pubblica, sia dal punto di vista del futuro dell’economia italiana e internazionale, dalla quale dipende il benessere delle società occidentali. Questi fattori accentuano le ansie e le insicurezze e quindi anche la nostra proiezione nel futuro come individui e come genitori che hanno la responsabilità della crescita e del benessere dei propri figli e delle generazioni future. Abbiamo quindi ritenuto importante come professionisti della salute mentale perinatale (www.maternitaindifficolta.it) in collaborazione con l’Associazione EMDR Italia (www.emdr.it) e con il patrocinio del Postpartum Support International (www.postpartum.net) stilare delle indicazioni per le donne in gravidanza, per le donne che devono partorire e per coloro che sono nel postparto. Queste indicazioni hanno poi preso la forma di infografiche che sono state tradotte in inglese, francese, polacco e sono state diffuse, oltre che nel nostro paese, anche all’estero. Alcune indicazioni per le donne in gravidanza ai tempi del coronavirus Scegli 1 o 2 momenti al giorno per informarti: Il tuo bambino/a è in grado di percepire le tue emozioni. Non sovraesporti a immagini e video continuativi legati al Coronavirus. Ricordati che l’angoscia che suscitano certe immagini e notizie hanno un impatto sul nascituro/a. Scegli di informarti attraverso fonti ufficiali, senza cercare in continuazione nuove informazioni o leggere tutti i WA con allarmismi e allegati angoscianti. Trasforma il periodo di isolamento in un momento di cura e connessione profonda con il tuo bambino/a. Non puoi cambiare l’andamento dell’epidemia, puoi però coccolarti e coccolare il tuo piccolo/a attraverso massaggi dal partner, rilassamento o yoga. Ci sono molti video on line con tecniche di rilassamento, respirazione e yoga. Le emozioni positive che susciteranno queste attività, nutriranno il benessere del tuo bambino/a. Isolamento non significa essere soli. Puoi condividere questo periodo così unico della tua vita con le persone care attraverso telefonate, videochiamate e qualsiasi modalità utile per sentirti in connessione con altri genitori o con altri famigliari. E appena si potrà, gli abbracci vis a vis saranno ancora più pieni d’amore. È normale avere paura. Sai che hai una piccola creatura da proteggere e stai già facendo del tuo meglio. Se sono scese lacrime non sentirti in colpa, è un po’ di paura, rabbia o tristezza che defluisce via, fuori da te. A volte piangere fa bene, l’importante è poi ritornare a centrarci sulle attività che ci rassicurano e fanno bene. Il Coronavirus non deve togliere ma donare tempo alla gravidanza. Rimanere più tempo a casa ti permette di preparare con cura e amore tutto ciò che servirà, leggere libri sulla gestazione e l’allattamento e trovare un corso pre-parto on line o dei buoni consigli da parte della tua ostetrica di fiducia. Rafforza il tuo sistema immunitario con le emozioni positive attraverso ciò che ora è possibile fare che ti piace e gratifica. Cura la tua alimentazione al meglio e fai degli esercizi fisici che ti aiutano a rimanere in forma e a scaricare le tensioni. È normale essere preoccupati per il lavoro, ora che la famiglia si sta per allargare possono subentrare ansie importanti legate alla perdita o alla diminuzione dell’attività lavorativa. Ragioniamo su ciò che si può fare giorno per giorno, buttare lo sguardo troppo oltre può farci cadere in un vortice di pensieri negativi. Un giorno alla volta, un passo alla volta, insieme. Ricorda però, che uno stato di stress duraturo può essere dannoso per te, ma anche e soprattutto per il bambino, è quindi molto importante che tu ti prenda cura di te e chieda aiuto! Riposati adeguatamente: attività rilassanti serali, meglio non vedere notiziari o speciali sul Coronavirus prima di addormentarsi per non scivolare nel sonno con emozioni negative e con senso di allerta. Una tisana e un bagno caldo, una musica rilassante prima di addormentarsi e luci soffuse vi aiuteranno a scivolare più dolcemente nel sonno. Non interrompere per quanto possibile la tua routine: in questo momento bisogna ancorarsi a ciò che è certo, noto e prevedibile. Continuare il lavoro e le proprie abitudini laddove possibile. Rispettando sempre le indicazioni di sicurezza vigenti. Coltiva i tuoi hobby come prima e perché no, più di prima: dipingi, canta, balla, cura le tue piante o qualsiasi altra cosa ti donano sorriso e relax. Stacca la spina! Ricordati di parlare di altro, distrarsi e uscire dal loop di discorsi angoscianti e catastrofisti serve a rafforzarvi attraverso le emozioni positive che nutriranno il nascituro/a. D’altra parte ottenere informazioni chiare e seguire le raccomandazioni può aiutare a recuperare il controllo sulle circostanze della vostra vita, aumentando la vostra capacità di reagire positivamente, e riducendo l’ansia e l’angoscia che si accompagnano all’incertezza di una situazione in continua evoluzione.  
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