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Come funziona la riabilitazione a distanza nel lavoro del logopedista

Le modalità di trattamento a distanza esistenti e le linee guida da seguire spiegate da Luigi Marotta

Luigi Marotta è logopedista, formatore e vicepresidente dell’Associazione Scientifica Logopedisti Italiani. Svolge la sua attività clinica presso l’IRCSS Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Santa Marinella, dove si occupa di disturbi di linguaggio e di comunicazione complessi in età pediatrica. 

L'attività clinica dei logopedisti che, come lui, operano in ambito ospedaliero, prosegue anche in questo periodo con interventi sia in presenza che a distanza per trattare bambini che hanno gravi problemi del linguaggio e della comunicazione.

A Luigi Marotta abbiamo chiesto di spiegarci come è cambiato, in questa fase, il lavoro del logopedista, e come si può impostare un'attività riabilitativa a distanza.

Dott. Marotta, può spiegarci com'è cambiato il lavoro del logopedista in questo periodo di isolamento dovuto all'emergenza Coronavirus?

L’emergenza Coronavirus ha profondamente e rapidamente modificato l’agire professionale del logopedista, che ha immediatamente recepito le indicazioni del Ministero della Salute e della FLI per limitare le occasioni di contagio e contemporaneamente garantire per quanto possibile una continuità assistenziale anche attraverso una riabilitazione a distanza. Questo nonostante per la nostra professione, come in tutte quelle dove la comunicazione e la relazione siano fondamentali per creare un’alleanza terapeutica, indicando il trattamento in presenza come il trattamento elettivo. 

La riabilitazione a distanza può, comunque, costituire un valido supporto, e in questo particolare momento consente di proseguire la terapia di una persona fragile. Sono ormai numerosi, infatti gli studi scientifici che supportano l’efficacia di trattamenti a distanza e telemonitorati, che consentono una maggiore intensività della terapia e un’ottimizzazione degli stessi.

Non è, però, automatica la possibilità di modificare un intervento in presenza in uno a distanza: bisogna valutare e seguire con attenzione il contesto cui l’intervento si rivolge, la compliance ambientale e la possibilità reale di lavorare in rete. Non tutte le situazioni individuali e familiari sono, infatti, adatte per un lavoro di questo tipo, così come non lo sono tutte le patologie che rientrano nell’ambito di intervento del logopedista, come ben esplicitato dai colleghi della FLI Puglia in un documento condiviso a livello nazionale.

L’attuazione di un trattamento a distanza richiede, pertanto, al logopedista competenze tecnico-scientifiche adeguate, e, non ultima, una capacità di adattamento culturale alle nuove modalità di intervento e di relazione con la persona fragile e l’ambiente in cui vive.

Richiede, inoltre, grande attenzione anche agli aspetti relativi al rispetto della privacy e al codice deontologico professionale, e a un’informazione corretta sulle caratteristiche e sui limiti di questo, che sono ben indicati nei recenti documenti della Federazione Logopedisti Italiani e del TSRM nazionale. 

Come funziona la riabilitazione a distanza?

Come dicevamo prima, le esperienze di teleriabilitazione a livello internazionale sono molteplici e iniziano a consolidarsi, anche grazie alle nuove opportunità fornite dalla rete e dai sistemi informatici sempre più performanti. 

Le modalità di trattamento a distanza sono diverse e la scelta di queste è una precisa responsabilità del logopedista. La prima è quella SINCRONA, dove il clinico in tempo reale conduce la seduta attraverso una connessione interattiva audio e video cui partecipa la persona e/o il care-giver. 

Una seconda modalità è quella ASINCRONA, basata sull’invio di materiale o di video-clip delle attività da svolgere e ricevere poi un video-feedback dall’utente, opportunamente preparato. 

L’ultima, ma a mio avviso più efficace, è quella MISTA (o IBRIDA), in cui alla seduta in tempo reale segue un programma di homework strutturati in modalità asincrona. Questo doppio canale consente, infatti, da una parte un intervento più intensivo, dall’altra un monitoraggio continuo delle attività proposte con un’interazione circolare, che permette un intervento più ragionato e organizzato. 

L’intervento terapeutico, secondo l’età e la patologia, anche nella teleriabilitazione, può essere diretto sulla persona o indiretto, erogato, quindi, attraverso un famigliare o un care-giver, opportunamente formati a questo scopo. È inoltre possibile un trattamento in piccolo gruppo, quando l’esperienza e le risorse ambientali e tecniche lo consentano.

Chiudo con una riflessione personale: il trattamento a distanza deve assolutamente conservare quelle caratteristiche di individualità dell’intervento che scaturiscono dal ragionamento clinico, dalle evidenze scientifiche e dall’esperienza professionale, e non dalla applicazione automatica di modelli e format riabilitativi. Ma credo che questo sia patrimonio culturale condiviso da tutti i riabilitatori e da coloro che lavorano all’interno di una relazione d’aiuto.

In questi giorni, la FLI ha divulgato le indicazioni per l'attività a distanza del logopedista; potete consultarle al seguente link: https://fli.it/2020/03/23/indicazioni-per-lattivita-a-distanza-del-logopedista/

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