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Il ruolo dell’educazione linguistica nella formazione degli insegnanti - Erickson 1

Il ruolo dell’educazione linguistica nella formazione degli insegnanti

Il punto di vista di tre docenti universitari emersi nel corso di una tavola rotonda dedicata a questo tema

Nel corso di una tavola rotonda sul tema dell’educazione linguistica nella formazione degli insegnanti, si sono confrontati i docenti Antonella Benucci (Università per Stranieri di Siena), Maria Pia D’Angelo (Università Chieti Pescara), Michele Cortelazzo (Università degli Studi di Padova e Associazione per la Storia della Lingua Italiana), con la moderazione di Marco Mezzadri.
Dal confronto è emerso quanto segue.

L’educazione linguistica degli insegnanti: una questione, numerose prospettive

Antonella Benucci, docente all’Università per Stranieri di Siena, ha sottolineato le numerose e ineludibili prospettive nella formazione linguistica di un insegnante, soffermandosi poi su tre aspetti che hanno stimolato interessanti riflessioni.
1) Un approfondimento del rapporto tra lingua e cultura ha mostrato come formare la lingua sia un passo fondamentale per formare la cultura, suggerendo così come la glottodidattica abbia un ruolo importante nella convivenza civile tra persone di culture diverse.
2) La sostituzione del concetto di grammatica con quello di grammatiche, proponendo così allo studente una riflessione sul funzionamento della lingua passando per l’errore, considerato così un necessario tassello dell’apprendimento.
3) L’ampliamento del concetto di pubblici svantaggiati, e quindi una rimodulazione della didattica inclusiva, che tenga conto anche dei detenuti, rifugiati, immigrati e resettled.

Task based language Teaching: funzionamento e vantaggi

Maria Pia D’Angelo, dell’Università Chieti Pescara, osservando come spesso l’esecuzione corretta di un esercizio non sempre coincida con apprendimento, ha illustrato il funzionamento e i vantaggi del task based language teaching. Nel task, agli studenti è richiesto di portare a termine un obiettivo extralinguistico nella lingua straniera, come l’organizzazione di una gita scolastica, la compilazione di una brochure turistica per la città, un compito cioè vicino al mondo esperienziale degli apprendenti. Per completare il compito, gli studenti sono così spinti a riflettere metalinguisticamente sulle forme più efficienti per trasmettere un messaggio, osservano le strutture più funzionali e scoprono autonomamente le proprie carenze, avvertendo così il bisogno di apprenderle.
Così, ribaltando la convinzione per la quale prima si impara una lingua e poi la si utilizza, gli studenti raggiungono la conoscenza della lingua attraverso il suo utilizzo.

La lingua che cambia: una prospettiva storica

Michele Cortelazzo, professore presso l’Università degli Studi di Padova e presidente dell’ASLI (Associazione per la Storia della Lingua Italiana), ha iniziato il suo intervento cercando di rispondere ad una domanda: cosa deve sapere un insegnante di italiano? Tra i molti aspetti sollevati, ne emerge uno centrale: la storia della lingua. Questa prospettiva diacronica infatti, oltre alla conoscenza sincronica delle strutture morfosintattiche e grammaticali, consente non solo di trasmettere una conoscenza storica della letteratura, ma anche di comprendere la continua evoluzione della lingua. Infatti, se un insegnante non conosce il cambiamento dell’italiano, non percepirà il cambiamento che l’italiano sta vivendo adesso, proprio all’interno della sua classe, proprio di fronte ai suoi occhi.

La tavola rotonda ha avuto luogo il 12 novembre 2020 nell’ambito dei “Dialoghi sull’educazione linguistica: prospettive sulla formazione degli insegnanti”, organizzati dalla società DILLE (Didattica delle Lingue e Linguistica Educativa) e dal Laboratorio di Glottodidattica dell’Università di Parma.

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