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Scuola primaria: addio ai voti, arrivano i giudizi descrittivi 1

Scuola primaria: addio ai voti, arrivano i giudizi descrittivi

Il cambiamento della valutazione potrebbe non avere gli esiti sperati se non consideriamo alcune premesse fondamentali.

Il 2021 ci porterà una novità in ambito valutativo: l’utilizzo di giudizi descrittivi al posto dei voti in decimi nella scuola primaria sia nella valutazione intermedia, sia in quella finale.

Un cambiamento che non mancherà di rinfocolare un dibattito mai sopito nel nostro Paese tra “rigoristi”, ovvero quelli che vedono nella soluzione dei voti in decimi uno strumento serio e facilmente leggibile, e i “descrittivisti”, quelli che chiedono alla valutazione di essere meno schematica, più aderente alle caratteristiche di chi apprende.

Si tratta, ovviamente, di categorie di massima, due macro insiemi, e non mancheranno sfumature e distinguo. Quel che colpisce, a una prima lettura della riforma, è la scelta dei livelli di apprendimento, il loro numero e la descrizione che li accompagna:

  • Avanzato: l’alunno porta a termine compiti in situazioni note e non note, mobilitando una varietà di risorse sia fornite dal docente, sia reperite altrove, in modo autonomo e con continuità.

  • Intermedio: l’alunno porta a termine compiti in situazioni note in modo autonomo e continuo; risolve compiti in situazioni non note, utilizzando le risorse fornite dal docente o reperite altrove, anche se in modo discontinuo e non del tutto autonomo.

  • Base: l’alunno porta a termine compiti solo in situazioni note e utilizzando le risorse fornite dal docente, sia in modo autonomo ma discontinuo, sia in modo non autonomo, ma con continuità.

  • In via di prima acquisizione: l’alunno porta a termine compiti solo in situazioni note e unicamente con il supporto del docente e di risorse fornite appositamente.

Risulta evidente che la scelta effettuata sia un sostanziale avvicinamento della descrizione dei livelli degli apprendimenti a quelli utilizzati per le competenze con il D.M. 742/2017.

In entrambi i casi - apprendimenti e competenze - si fa riferimento a un livello avanzato nel quale si prevede che gli alunni sappiano muoversi anche in contesti non noti e sostanzialmente in autonomia. Si declinano, poi, i successivi livelli in base a queste stesse caratteristiche: autonomia e mobilitazione delle risorse. Nel livello definito “in via di acquisizione”, in particolare, si prevede che gli alunni necessitino del supporto del docente, di risorse appositamente fornite e di un contesto noto.

Il tentativo di questa riforma è interessante perché cerca di intervenire su un punto debole creato dalle novità degli ultimi anni: il proliferare dei momenti valutativi.

I compiti di realtà, le osservazioni sistematiche, i diari di bordo si sono aggiunti alle prove di verifica e su tutto questo si sono innestate le prove Invalsi: qualsiasi tentativo di semplificazione è ben accetto.

Eppure, la sola ricerca della semplificazione potrebbe non bastare. Il cambiamento potrebbe non avere gli esiti sperati senza alcune premesse che riteniamo fondamentali.

1. La valutazione e l’espressione della valutazione sono due cose ben distinte

Il processo della valutazione accompagna la vita della classe per tutto l’anno scolastico, mentre la sua espressione formale riguarda ben pochi appuntamenti.

L’impressione è che si cerchi di rivedere costantemente questo secondo aspetto perché riguarda la comunicazione con i genitori, ma si trascuri il (o semplicemente si continui a non fornire alcuna indicazione sul) processo valutativo che dovrebbe accompagnare la pratica didattica.

2. La valutazione è parte integrante della didattica

Prendiamo ancora come esempio quello che è stato definito “Livello avanzato”: è veramente possibile che un alunno riesca a portare a termine compiti in situazioni non note, specie se con risorse reperite in autonomia, se il modello didattico prevede “verifiche al banco”, magari a seguito di una o più spiegazioni del docente? Forse questa domanda può risultare più evidente se consideriamo che una completa autonomia richiede di “uscire dall’aula”. Che sia un’uscita nel mondo fisico o in quello digitale attraverso la rete, l’autonomia prevede esplorazione. È sufficiente scrivere una condivisibile descrizione di livelli di apprendimento per colmare il ritardo che su questo specifico tema la scuola ha storicamente accumulato? Noi non crediamo.

Alle descrizioni dei livelli di apprendimento andrebbero aggiunte linee guida che portino i docenti a riflettere su questo vasto tema: dall’autovalutazione al feedback, passando per la personalizzazione dei percorsi e delle verifiche.

3. La valutazione è più importante della sua formalizzazione

Il rischio di trasposizione tra i voti in decimi e i nuovi livelli degli apprendimenti è, ovviamente, molto alto e sarà tenuto in considerazione da parte di chi è al lavoro su questo tema. Tuttavia, questo rischio sarà realmente superato solo se l’espressione formale della valutazione sarà accompagnata da una revisione sostanziale, per esempio, del rito dei colloqui di fine quadrimestre.

Si potrebbe mettere nero su bianco che i destinatari della valutazione sono i bambini e non i loro genitori. Si potrebbe includere nella normativa che il colloquio va gestito alla presenza dei bambini e indirizzato a loro, con i genitori coinvolti nella condivisione del patto educativo.

La valutazione diventa più importante della sua formalizzazione se è utile alla persona che apprende e non solo a chi ne ha la patria potestà.
In sintesi, è evidente che la re-introduzione della valutazione in decimi nel 2008 è stata fatta all’insegna di una scuola caratterizzata da un maggior rigore valutativo, fino alla richiesta di una maggior selezione. A distanza di dodici anni, possiamo dire che non si sono visti né il primo, né (per fortuna) la seconda.

Ci piacerebbe, ora che si compie un passo importante nell’ambito della valutazione, poter assistere a un reale cambiamento. Un cambiamento utile a chi apprende.
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