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I mini gialli dei dettati 2
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Promuovere l’autovalutazione fin dalla scuola primaria migliora le abilità e le competenze del bambino

Il senso della valutazione scolastica, gli strumenti a disposizione dei docenti e il ruolo dell’autovalutazione del bambino spiegati da due insegnanti e formatori esperti.

Gli apprendimenti sono significativi quando sono accompagnati da un processo metacognitivo che regola il percorso individuale verso lo sviluppo delle diverse competenze. Perché questo accada, occorre che ogni studente sviluppi sul proprio modo di apprendere un approccio riflessivo che lo porti ad avere consapevolezza delle sue risorse, delle sue difficoltà, delle sue potenzialità. È ovvio che la competenza metacognitiva ha bisogno di tempi lunghi, ma è necessario avviare il percorso fin dai primi anni di scuola.

D’altra parte, proprio fin dai primi anni di scuola la valutazione forma un’immagine di sé: per questo andrebbe praticata in un’ottica di promozione del successo formativo.

Gli strumenti di valutazione

Gli strumenti a nostra disposizione sono diversi e appartengono tutti al grande insieme della valutazione, come dei veri e propri sottoinsiemi:

  • la valutazione formativa

  • L’autovalutazione

  • il feedback

  • la valutazione proattiva

  • la valutazione narrativa.


La valutazione è formativa quando «dà forma» al percorso di apprendimento. Bambini e bambine camminano, metaforicamente parlando, su una strada che giorno dopo giorno viene costruita appositamente per consentire nuovi passi verso la loro zona di sviluppo prossimale.

Non si tratta però di camminare verso l’ignoto, al buio. Occorre che ognuno sappia esattamente dove sta andando, con quali risorse interne ed esterne e perché lo sta facendo. Ecco allora che la valutazione formativa diventa un patto tra docenti e studenti, una costruzione a più mani, che dà senso al processo di insegnamento-apprendimento.

 

In questa co-costruzione il ruolo dell’autovalutazione è evidente. Solo se i bambini e le bambine riescono a percepire se stessi, le proprie risorse e il proprio operato in modo aderente alla realtà possono migliorare le loro performance e sviluppare migliori abilità e competenze.

Aiutarli ad autopercepirsi è uno dei compiti principali che ci diamo con la proposta editoriale della Pagella Amica: la valutazione è, infatti, a nostro avviso, anzitutto autovalutazione

 

Quali caratteristiche deve avere il feedback per essere efficace

Nella pratica didattica, il migliore strumento a disposizione per lavorare quotidianamente sullo sviluppo di una efficace autovalutazione è il feedback.


Il feedback però, per essere un valido aiuto, deve essere dato in modo sistematico e costante.

Inoltre, il feedback non sta soltanto nelle mani dei docenti: anche il gruppo classe dovrà essere via via sempre più coinvolto.

E, soprattutto, il feedback non deve avere mai connotazioni «giudicanti». Potremmo dire che deve essere il più possibile oggettivo, accompagnato, all’occorrenza, da messaggi di incoraggiamento.

 

Il senso della valutazione

Facciamo cenno anche alla funzione proattiva della valutazione.

Il senso della valutazione non è «mettere etichette» a un prodotto o a un processo, ma fare il punto per migliorarlo.

Il termine «valutazione» è notoriamente legato al concetto di «determinazione di un valore». Meno frequente, invece, è l’uso in didattica del «valorizzare», promuovere, aiutare.


In questa ottica, la valutazione deve attivare spinte a fare altro, a fare diversamente, a fare di più, a provare.

A rischiare, anche. Rischiare di sbagliare, di riprovare. A sostenere la metacognizione, se mettiamo in opera una valutazione che si connota come descritta fin qui, è — per restare nella metafora — la narrazione del cammino.


Si chiarisce, dunque, l’importanza della valutazione narrativa, che restituisce informazioni che potrebbero sfuggire a chi osserva: in questo caso risultano essenziali le autovalutazioni dei bambini e delle bambine, che vanno a completare quanto osservato dai docenti e restituito dagli stessi ai bambini sotto forma di feedback narrativo.


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