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Voglio fare lo psicoterapeuta - Erickson 1

Voglio fare lo psicoterapeuta

Abbiamo chiesto a Gabriele Melli, direttore di IPSICO di Firenze, alcuni consigli su come scegliere la scuola di specializzazione in psicoterapia

Il 10 ottobre si celebra la Giornata Nazionale della Psicologia: una giornata, patrocinata dal Ministero della Salute, che ha lo scopo di valorizzare e far conoscere maggiormente ai cittadini le potenzialità della Psicologia come scienza e come professione.

In occasione di questa giornata, abbiamo chiesto a Gabriele Melli, direttore dell’Istituto di Psicologia e Psicoterapia Comportamentale e Cognitiva (IPSICO) di Firenze – una scuola quadriennale di specializzazione in psicoterapia riconosciuta dal MIUR – di illustrarci uno dei possibili sbocchi della Laurea in Psicologia, ossia la scelta della scuola di specializzazione in psicoterapia.

Dott. Melli, potrebbe dare qualche consiglio a chi si è laureato in psicologia su come scegliere una scuola di specializzazione in psicoterapia? Quali sono gli aspetti cruciali da valutare per capire se è la scuola “giusta” per noi?

La scelta di una scuola di psicoterapia è un momento molto delicato perché presumibilmente orienta il futuro professionale del neo-laureato. Non esiste la scuola giusta in assoluto, ma a mio avviso è fondamentale orientarsi su scuole ben radicate sul territorio di appartenenza, che abbiano alle spalle un centro clinico e un corpo adeguato di docenti e supervisori effettivamente presenti in sede. 

Ognuno inoltre deve orientarsi sull’approccio psicoterapeutico che sente più vicino ai propri interessi e alle proprie preferenze, ma con un occhio al mercato e a quello che richiede, alla vicinanza maggiore possibile con il mondo medico/scientifico, altrimenti il rischio è di investire tanto in una formazione non spendibile lavorativamente. Suggerisco infine, al di là dell’approccio scelto, di preferire le scuole che abbiano un chiaro e definito modello di riferimento, con solida storia alle spalle e ricerca a supporto a livello internazionale.

Quali persone si possono definire “psicoterapeuti”? Solo coloro che hanno frequentato una scuola di specializzazione in psicoterapia e hanno quindi ottenuto un diploma di specializzazione in psicoterapia?

Assolutamente sì, questo per legge. Anche gli specializzandi non possono definirsi psicoterapeuti, né “psicoterapeuti in formazione”, nonostante esercitino attività di psicoterapia sotto supervisione. L’unico titolo spendibile fino al conseguimento del diploma finale di specializzazione rilasciato da una scuola riconosciuta dal MIUR è quello di Psicologo o Medico.

Quali sono le prospettive di lavoro future per uno psicoterapeuta formato al termine della scuola di specializzazione in psicoterapia?

Come già accennato a mio avviso molto dipende in primis dal tipo di approccio psicoterapeutico. È indubbio infatti che alcuni modelli clinici siano più attuali, scientificamente basati, efficaci in tempi relativamente brevi e di conseguenza meglio “vendibili”. Visto inoltre che il lavoro dello psicoterapeuta è nel 95% dei casi di tipo libero-professionale, l’intraprendenza del singolo terapeuta, le sue capacità “imprenditoriali”, la disponibilità a collaborare a progetti di ricerca, la conoscenza della lingua inglese, sono tutti elementi che aumentano la probabilità di ricavarsi uno spazio. 

Fondamentale è anche trovare una propria area di iper-specializzazione, anziché rimanere uno “psicoterapeuta generico”. Infine aiutano molto i contatti con le strutture territoriali che lo studente può essersi costruito durante gli anni di scuola. Questo è il motivo per cui serve far affidamento su scuole di specializzazione ben radicate sul territorio e con alle spalle importanti centri clinici.

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