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Che cos’è e come funziona la psicoterapia di coppia

Domande e risposte sulla terapia cognitivo-comportamentale per affrontare le crisi di coppia o famiglia

 

 

Perché la terapia cognitivo-comportamentale (CBT) per affrontare i problemi di coppia e familiari?

Le applicazioni della CBT ai problemi delle relazioni di coppia sono state introdotte quasi 50 anni fa nei primi scritti di Albert Ellis concernenti l’importanza che i pensieri ricoprono nei problemi coniugali. Ellis e colleghi suggerivano che si verificasse una disfunzione relazionale quando le persone hanno credenze irrazionali o irrealistiche riguardo al proprio partner e alla propria relazione e esprimono valutazioni negative su partner e relazione che non sono all’altezza delle loro irrealistiche aspettative. Nel momento in cui si attivano questi processi cognitivi negativi, è probabile che l’individuo sperimenti intense emozioni negative (rabbia, delusione e amarezza) e si comporti male nei confronti del partner.

I metodi consolidati di assessment e di intervento cognitivo derivati dalla terapia individuale sono stati adattati dai terapeuti cognitivo-comportamentali per essere utilizzati nella terapia di coppia al fine di identificare e modificare le distorsioni cognitive che i partner attuano reciprocamente. Come nella psicoterapia individuale, gli interventi cognitivo-comportamentali per le coppie sono stati concepiti per incrementare le competenze dei partner nell’identificare e modificare i propri pensieri disfunzionali e le capacità di comunicazione e di risoluzione costruttiva dei problemi.
La terapia cognitivo-comportamentale di coppia (CBCT; Cognitive-Behavioral Couple Therapy) è stata sottoposta a più studi controllati di efficacia rispetto a qualunque altra terapia.

 

 

Quali sono i processi cognitivi alla base della terapia cognitivo-comportamentale di coppia?

  • Percezioni: nelle relazioni di coppia e nei rapporti familiari le percezioni si riferiscono al modo in cui interagiamo con partner o familiari e a come li percepiamo nel corso delle interazioni.

  • Aspettative e doverizzazioni: esistono vari contenuti cognitivi che frequentemente emergono nelle relazioni in crisi, e, sebbene ciascuna categoria costituisca una normale forma di pensiero, ognuna è suscettibile di distorsioni:

    • Attenzione selettiva. La tendenza a prestare attenzione solo ad alcuni degli aspetti della relazione e a tralasciarne altri (ad es., focalizzarsi sulle parole del partner e ignorarne le azioni).

    • Attribuzioni. Inferenze sui fattori che hanno influenzato le azioni del proprio compagno (ad es., desumere che il partner non abbia risposto a una domanda al ne di esercitare un controllo sulla relazione).

    • Aspettative. Anticipazioni riguardo alla probabilità che eventi specifici si verificheranno nella relazione (ad es., ritenere che esprimere al partner i propri sentimenti susciterà la sua rabbia).

    • Assunzioni. Credenze riguardo alle caratteristiche generali delle persone e delle relazioni (ad es., una donna convinta che gli uomini non abbiano bisogno di un legame emotivo).

    • Doverizzazioni. Credenze circa le caratteristiche che le persone e le relazioni “dovrebbero” avere (ad es., non dovrebbero esserci barriere tra i partner, che devono condividere totalmente pensieri ed emozioni).

 

 

Quali sono le frequenti distorsioni cognitive riscontrabili nelle crisi di coppia o familiari?

Oltre ai pensieri automatici e agli schemi, Beck e collaboratori (1979) hanno identificato le distorsioni cognitive, o errori di elaborazione dell’informazione, che contribuiscono a far sì che i pensieri siano fonte di sofferenza e di conflitto.

  • Inferenza arbitraria. Si traggono conclusioni senza prove valide. Ad esempio, i genitori la cui figlia adolescente arriva a casa mezz’ora dopo l’orario stabilito concludono: “Ci risiamo, si sta di nuovo cacciando nei guai”.

  • Astrazione selettiva. L’informazione viene estratta dal contesto e alcuni dettagli vengono messi in evidenza, mentre altre importanti informazioni vengono ignorate. Ad esempio, un uomo la cui moglie risponde alle sue domande con risposte a monosillabi giunge alla seguente conclusione: “È arrabbiata con me”.

  • Ipergeneralizzazione. Un unico evento (o un paio) viene adottato quale rappresentazione di tutte le situazioni simili, collegate o meno ad esso. Ad esempio, quando un genitore nega al figlio di uscire con gli amici, il bambino desume: “Non mi lasci mai fare niente”.

  • Esagerazione e minimizzazione. Una situazione viene percepita come più o meno significativa di quanto meriti. Ad esempio, un marito arrabbiato perde le staffe quando calcola quanto la moglie ha speso e le dice: “Siamo rovinati”.

  • Personalizzazione. Eventi esterni vengono attribuiti a se stessi pur senza prove sufficienti per trarre tale conclusione. Ad esempio, una donna, resasi conto che il marito aggiunge del sale al cibo da lei preparato, pensa: “Detesta come cucino”.

  • Pensiero dicotomico o pensiero polarizzato. Le esperienze vengono codificate come bianco o nero, un successo completo o un fallimento totale. Ad esempio, un marito la cui moglie non è d’accordo sulla disposizione degli oggetti nell’armadio da lui appena riordinato desume: “Non è mai contenta di ciò che faccio”.

  • Etichettamento. La propria identità viene autodefinita in base alle imperfezioni e agli errori commessi in passato. Ad esempio, in seguito a errori continui nella preparazione dei pasti, una moglie pensa: “Non valgo niente”.

  • Visione a tunnel. A volte i partner vedono solo ciò che vogliono vedere o ciò che collima con il loro stato mentale del momento. Un uomo che ritiene che sua moglie “faccia comunque ciò che vuole” potrebbe incolparla di prendere una decisione in maniera puramente egoistica.

  • Interpretazione distorta. Tipo di ragionamento che i partner formulano in momenti di crisi, automaticamente, presumendo che il comportamento dell’altro sia dettato da cattive intenzioni. Ad esempio, una donna si dice: “È amorevole perché vuole qualcosa. Mi sta incastrando”.

  • . È il dono magico di essere in grado di conoscere ciò che un’altra persona sta pensando senza l’ausilio della comunicazione verbale. Alcune coppie arrivano a imputarsi reciprocamente cattivi propositi come, ad esempio, un uomo che pensa: “So cosa ha in mente, crede che io non sappia ciò che sta facendo”.

 

 

Gli schemi della terapia cognitivo comportamentale applicati alla coppia e alla famiglia

Il termine schema trae origine dalla parola-radice greca scheen (), che significa “avere” o “formare”. In ambito psicologico, esso indica “una codifica mentale delle esperienze che include un particolare modo organizzato di percepire cognitivamente e di rispondere a una situazione complessa o a un set di stimoli”. Il concetto di schema è alla base della Schema Therapy, un’estensione significativa del trattamento cognitivo-comportamentale tradizionale e dei suoi concetti. La Schema Therapy applicata alle coppie e alle famiglie, per quanto dedichi una certa attenzione agli schemi del sé propri dei singoli individui, si concentra maggiormente sul sistema relazionale e sugli schemi che si sviluppano specificatamente intorno al sé nella relazione. Essa, inoltre, indaga e analizza le esperienze che il singolo partner o il singolo componente di una famiglia hanno vissuto all’interno della loro famiglia di origine e all’inizio della loro vita.

 

 

I pensieri automatici nella terapia cognitivo comportamentale coincidono con gli schemi?

I pensieri automatici sono contenuti cognitivi spontanei, spesso formulati fugacemente, per lo più consci e facilmente accessibili. I pensieri automatici consci sono la via per scoprire le credenze sottostanti o gli schemi di una persona. A volte i contenuti cognitivi sono inconsapevoli; i pensieri automatici di una persona, però, rivelano spesso i suoi schemi generalizzati sottostanti, per quanto non sempre essi ne siano espressione diretta. Molti di essi rivelano le attribuzioni del soggetto rispetto alle cause degli eventi da lui osservati.

 

 

Qual è la relazione tra schemi e distorsioni cognitive?

Gli schemi sulle relazioni, spesso, non sono chiaramente articolati nella mente, ma esistono come nozioni vaghe di ciò che è o dovrebbe essere. Una volta sviluppatisi, essi influenzeranno il modo in cui la persona elaborerà le informazioni in situazioni nuove, condizionando, ad esempio, ciò che percepirà selettivamente, le inferenze che formulerà sulle cause del comportamento degli altri e il grado di soddisfazione che avrà rispetto alle proprie relazioni. Gli schemi esistenti, per quanto siano difficili da cambiare, possono essere modificati grazie a ripetute nuove esperienze con “altri significativi”.

 

 

Come agire sugli schemi nella terapia di coppia?

Nella terapia di coppia, è fondamentale affrontare i pensieri caratteristici di ciascun partner. Gli individui, così come sviluppano i propri schemi di base su se stessi, sul mondo e sul futuro, elaborano anche schemi sulle caratteristiche delle relazioni strette in generale e sulle proprie. Ignorare o non riuscire a prestare ade- guata attenzione agli schemi sottostanti dei pazienti è un grave errore clinico. Gli schemi, essendo spesso al centro dei conflitti di coppia e familiari, dovrebbero essere affrontati nelle fasi iniziali del trattamento, mentre l’assessment è ancora in corso.

 

 

Su cosa si basa l’assessment iniziale?

I terapeuti più esperti e qualificati sanno che la concettualizzazione del caso è un momento cruciale del processo di assessment e che la riuscita del trattamento dipende dall’accuratezza della valutazione iniziale. Le 3 modalità principali di assessment clinico sono: i colloqui individuali e congiunti (un’importante fonte di informazioni sul funzionamento passato e presente della coppia o della famiglia), i questionari self-report (questionari standardizzati per raccogliere informazioni sulle opinioni che i membri di una famiglia hanno su di sé e sulle loro relazioni) e l’osservazione comportamentale delle interazioni familiari.

Gli obiettivi della valutazione sono:

  • identificare i punti di forza e le caratteristiche problematiche degli individui, della coppia o della famiglia e dell’ambiente;

  • identificare l’attuale funzionamento individuale e familiare considerandone le fasi di sviluppo e i cambiamenti;

  • identificare quegli aspetti cognitivo-emotivi e comportamentali dell’interazione familiare che potrebbero essere scelti come obiettivo dell’intervento.

Durante l’assessment quindi si andranno ad investigare i contenuti e processi cognitivi, i pensieri automatici e le credenze di base, la motivazione al cambiamento degli individui, le distorsioni cognitive.

 

 

Quali tecniche utilizzare per impostare il trattamento?

Alcune tecniche utilizzati nella terapia cognitivo-comportamentale per le coppie e le famiglie.

Training di comunicazione: una delle più comuni modalità di intervento, trasversale a vari approcci terapeutici, consiste nel migliorare la capacità dei membri di una famiglia di esprimere pensieri ed emozioni e di ascoltarsi reciprocamente.

Tecnica del taccuino e matita: ciascuno ha ciascuno una penna e un taccuino su cui trascrivere qualsiasi pensiero che avesse formulato o qualsiasi emozione che avesse provato ascoltando la versione dei fatti raccontata dal partner. La scrittura non è solo catartica, ma diminuisce le interruzioni, permette ai partner e ai membri di una famiglia di concentrarsi e li aiuta ad ascoltare ciò che viene detto, mentre annotano informazioni preziose.

Strategie di problem solving: durante la negoziazione, è spesso richiesta la capacità di soppesare le alternative con calma e tranquillità, e ciò è estremamente difficile in caso di disaccordo. Questo è il motivo per cui le strategie di risoluzione dei problemi sono sempre state una componente importante della CBCT.

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