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I mini gialli dei dettati 2
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Search-ME - Erickson 1 Metodologie didattiche / educative
Come favorire il processo di apprendimento della lettura
Ci sono numerosi metodi che supportano l’insegnante nel delicato compito di insegnare a leggere ai propri bambini di classe prima. Ci si chiede spesso quale sia il più efficace. Nel progetto Sorridoimparo abbiamo cercato di mettere insieme gli ingredienti che gli studi scientifici sottolineano come più rilevanti nel processo di apprendimento della lettura. Nel processo di insegnamento della lettura un primo elemento rilevante è legato alla conoscenza di quali sono le strutture mentali e i processi cognitivi che sostengono l’apprendimento della lettura. Il modello evolutivo di Uta Frith Il modello evolutivo a cui si fa più spesso riferimento è quello della studiosa Uta Frith. Secondo i suoi studi i bambini imparano a leggere attraversando diverse fasi. In una prima fase il bambino inizia a riconoscere alcune parole che vede più spesso, come mamma/papà/il suo nome, come fossero dei disegni un po’ speciali. In un secondo momento il bambino comincia a capire che una parola è fatta da segni che stanno al posto di suoni. Comincia così a riconoscere un numero sempre più ampio di letterine e a saperle convertire nel suono corrispondente. Per leggere una parola però poi deve riuscire a tenere in mente tutti i suoni che ha pronunciato e a metterli insieme. Man mano che fa esperienza impara anche a convertire in suoni parti di parole sempre più ampie. Fino a che arriva a riconoscere direttamente un numero sempre più ampio di parole intere. Il modello a due vie di Max Coltheart Il modello a due vie dello studioso Max Coltheart indica come si comporta poi un lettore esperto: se si trova di fronte ad una parola che conosce utilizza la via “lessicale” e riesce a convertire direttamente la stringa delle lettere nel suono corrispondente, altrimenti, impiegando più tempo ed utilizzando la via “fonologica” converte le singole lettere in suono e poi fonde tutti i suoni per arrivare alla parola intera dotata di senso. Una didattica efficace deve quindi cercare di tenere in considerazione questi passaggi naturali che attraversa la mente di un bambino impegnato ad imparare a leggere. Metodo fono-sillabico o globale? Meglio una combinazione dei due approcci Spesso poi ci si chiede se sia più idoneo il metodo fono-sillabico o quello globale. Nel nostro progetto, pensando a bambini a sviluppo normo-tipico, abbiamo combinato i due approcci. Questo perché il metodo fono-sillabico è maggiormente in linea con i diversi momenti che caratterizzano il processo di apprendimento della lettura così come teorizzato da Uta Frith. Nello stesso tempo, però, imparare a riconoscere alcune parole ad alta frequenza, può motivare i bambini che così percepiscono già di riuscire a leggere velocemente alcune parole e traggono da questa esperienza grande soddisfazione. Questi sono alcuni degli ingredienti che un insegnante può utilizzare per insegnare in modo efficace ai propri alunni a leggere.
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Search-ME - Erickson 2 Metodologie didattiche / educative
Qual è il percorso che porta un bambino a imparare a scrivere
Per scrivere il bambino deve riuscire a utilizzare processi che si situano a diversi livelli di funzionamento: dal coordinare tutti i movimenti legati al gesto grafico, al conoscere le regole che permettono di convertire i suoni delle parole in segni grafici convenzionali e all’aver sviluppato processi e conoscenze che gli permettono di comunicare a qualcuno un messaggio scritto in modo efficace. In questo articolo ci occuperemo principalmente del gesto della scrittura in corsivo. Il percorso che porta un bambino a imparare a scrivere inizia molto precocemente ed è supportato dall’interesse per fogli, penne, colori e da come li vede utilizzare dai fratelli più grandi oppure dagli adulti. Il vedere che si può lasciare una traccia sul foglio è così d’impatto per il bambino che, fin dalla primissima infanzia, dedica al disegnare una grande quantità di tempo. Facendo esperienza con pastelli, colori a matita, pennarelli, ma anche con colori a dita e colori ad acquarello, il bambino sviluppa quelle abilità di coordinazione fine-motoria necessaria poi alla scrittura in codice alfabetico. Il bambino solitamente passa da un’impugnatura palmare, in cui tiene il pastello con tutta la mano, a un’impugnatura in cui utilizza generalmente tre dita. Questo passaggio permette al bambino di tracciare segni sempre più precisi. Un altro passaggio importante è quello legato al movimento di spalla, gomito e polso, che in un primo momento sono rigidi e consentono cambi di direzione grossolani, per poi divenire più fluidi e permettere, quindi, un movimento più armonioso di tutti i distretti corporei coinvolti nella scrittura. Nel disegno poi il bambino impara anche che può rappresentare con dei segni gli elementi del mondo circostante in modo sempre più convenzionale. Si formano così le basi fino-motorie della scrittura manuale: la coordinazione dei movimenti è sufficientemente raffinata da permettere i gesti necessari alla scrittura di grafemi e il bambino ha capito che i segni scritti rappresentano qualcosa, sono quindi dei simboli. Un altro traguardo cognitivo importante è quando il bambino o la bambina capiscono che il suono delle parole è rappresentato da segni particolari (grafemi) e che questo processo segue delle regole di composizione. La scrittura in corsivo richiede sicuramente l’esecuzione di movimenti fini, in rapida successione, con frequenti cambi di direzionalità, entro spazi delimitati, rispettando le convenzioni a essa associate. Se pensiamo a questi movimenti, però, salta all’occhio come siano in continuità con quelli utilizzati dai bambini nel disegno.
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