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I mini gialli dei dettati 2
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Risultati trovati: 58
Search-ME - Erickson 1 Discalculia
Facciamo il punto sulle implicazioni emotive di questo disturbo e sugli accorgimenti per affrontarle
La discalculia evolutiva è un deficit della capacità specifica di comprensione dei numeri. Dal punto di vista pratico dell’insegnamento e dell’apprendimento, il fatto che i bambini con discalculia non possiedano la capacità congenita di capire i numeri ha implicazioni molto gravi. In termini generali, possiamo affermare che sono privi del «kit di partenza» per lo sviluppo della comprensione dei numeri e delle operazioni numeriche.   Degli alunni con discalculia, in rapporto all’educazione matematica, possiamo azzardare una descrizione sommaria di questo tipo: - gli allievi discalculici possiedono un senso numerico intuitivo molto scarso; - gli allievi discalculici mantengono un concetto del numero «basato sulle unità» - gli allievi discalculici hanno un concetto del numero che rimane pressoché statico e conosce scarsissimi sviluppi.   La discalculia ha implicazioni molto forti anche dal punto di vista del benessere emotivo degli alunni. La maggior parte degli alunni discalculici infatti si sente scoraggiata durante le lezioni di matematica e sviluppa perciò strategie di evitamento, come andare in bagno, fare la punta alle matite, ecc. Spesso poi gli alunni discalculici vengono presi in giro dai compagni e talvolta assillati e avviliti anche da insegnanti e genitori che non ne comprendono le reali difficoltà. La mancanza di comprensione da parte delle persone che li circondano può portare gli alunni discalculici a soffrire di ansia da matematica, preoccuparsi per le proprie capacità di apprendimento in generale e pensare di essere stupidi. La didattica tradizionale, che prevede l’aspetto mnemonico di aspetti importanti dell’aritmetica, purtroppo non è d’aiuto per questo tipo di studenti.   Che cosa può fare allora un insegnante per aiutare gli alunni con discalculia? Ecco qualche suggerimento:   - Gli alunni con discalculia riescono a comprendere molto meglio tutte le aree dell’aritmetica se nelle prime fasi li si incoraggia a usare materiali di manipolazione in modo da rendere il tutto più trasparente e concreto e meno astratto;   - Gran parte del linguaggio utilizzato per descrivere le operazioni numeriche è di difficile comprensione per gli studenti con discalculia. L’insegnante dovrebbe perciò privilegiare un linguaggio quotidiano, semplice e trasparente, ed essere pronto a riformulare le sue spiegazioni in vari modi;   - È importante che gli insegnanti strutturino la didattica in piccoli passi progressivi, procedendo al passo degli alunni con discalculia e offrendo loro la possibilità di fare moltissima pratica;   - Gli insegnanti devono limitare i carichi di memoria, sia a lungo termine, sia di lavoro, affrontando con gli alunni con difficoltà i fatti numerici essenziali e un numero circoscritto di procedure di semplice comprensione;   - Occorre far esercitare il più possibile gli allievi nelle abilità numeriche attraverso giochi semplici e veloci, che sono divertenti e rendono più piacevoli le lezioni;   - È importantissimo che l’insegnante sappia creare un clima positivo all’interno delle lezioni di matematica, ad esempio, aiutando gli alunni a sentirsi veramente in grado di apprendere la materia.  
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Search-ME - Erickson 2 Dipendenze
I rischi legati all’abuso nei ragazzi e il ruolo degli educatori
Oggi i disturbi dell’umore, come gli stati d’ansia e di depressione, non appartengono più a una vita adulta in cui i circuiti psicologici profondi risultano affaticati, ma si sono precocizzati. Ossia, con sempre maggiore frequenza, toccano i nostri figli, i nostri ragazzi.    Dai dati emerge che i nostri adolescenti hanno delle vulnerabilità che è necessario affrontare fin da subito. All’interno di questo quadro si collocano anche le nuove dipendenze, che non sono solo le dipendenze dal gioco e dai social, ma anche da una tecnologia che è diventata il nostro interfaccia con il mondo. Dati recenti mostrano infatti come sia pervasivo l’utilizzo della tecnologia da parte dei giovani. Mediamente i ragazzi italiani trascorrono 2,6 ore al giorno su Internet. Sempre i dati ci dicono che noi picchiettiamo sul nostro smartphone circa 2.600 volte al giorno.   Ora, non è possibile dare un giudizio univoco, positivo o negativo, sull’impatto delle nuove tecnologie sulle menti dei ragazzi, ma è imprescindibile uno spirito critico su come questo possa influenzare lo sviluppo cognitivo e identitario. In che cosa il digitale è pericoloso, a livello emotivo? Il numero di volte in cui apriamo, ogni giorno, i nostri device digitali, ci mostra come stiamo instaurando un sistema quasi artificioso di collegamento umano. A livello di neurofunzioni questo sta portando a una vera e propria dipendenza del sistema dopaminergico, ossia il sistema di rinforzo, per cui ogni volta che arriva un messaggio, questo a livello neurofisiologico funziona come il rinforzo che noi andiamo a cercare. Togliercelo induce ansia, preoccupazione, alert, stress, disturbi del sonno, bisogno di essere connessi…  Togliere ai ragazzi lo smartphone vuol dire isolarli da un mondo complessissimo e allargatissimo rispetto a quello che avevano, ma anche dal  circuito di tutti i rinforzi che noi come esseri umani andiamo a cercare, distaccandoli da tutto il sistema che riguarda il proprio sé e la propria esistenza. Per poter accompagnare i ragazzi nella crescita, è dunque indispensabile che gli educatori conoscano cosa c’è di potenziale nell’uso dei device digitali, ma anche quanto c’è di rischio.   Daniela Lucangeli affronterà questo tema nel corso del CONVEGNO ERICKSON “LA QUALITÀ DELL’INCLUSIONE SCOLASTICA E SOCIALE”
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Search-ME - Erickson 3 Didattica ludica
Il gioco offre ai bambini la possibilità di mettere in pratica ciò che stanno imparando.
Il gioco è una delle principali modalità attraverso le quali i bambini apprendono. Come più volte affermato da diversi ricercatori ed educatori, il gioco, oltre ad essere presente nei più svariati background culturali (Lillemyr et al., 2011), può contribuire ad arricchire l’apprendimento e a sviluppare competenze indispensabili per la vita di tutti i giorni. La ricerca sottolinea, in particolar modo, l’importanza del gioco alla scuola dell’infanzia in quanto contribuisce, come anticipato nello scorso intervento, allo sviluppo cognitivo, sociale, motorio e linguistico dei bambini (Lynch, 2015). Già nei tempi antichi, l’importanza del gioco era riconosciuta, ma esso rimaneva una materia di studio, legata alle regole e alle strategie o agli esercizi ginnici. In tempi più recenti, l’istruzione veniva considerata come un momento di serietà e di lavoro disciplinato, affatto “contaminato” dagli intenti più allegri del giocare. Si deve, dunque, a Russeau l’iniziativa di introdurre il gioco nell’educazione del fanciullo e ai pedagogisti moderni, quali Montessori, Dewey e Decroly, l’impostazione psicologico-educativa e l’adeguamento del materiale ludico alla maturità del bambino.   Secondo Piaget (1959), l’attività ludica orienta verso uno sviluppo completo dell’individuo poiché facilita la socializzazione, grazie a giochi a carattere comunitario e all’insegnamento del rispetto delle regole, e lo sviluppo dell’intelligenza, attraverso diverse fasi cognitive, in relazione alle quali dovrebbero essere proposte attività ludico-didattiche appropriate: 1. Tappa dei giochi d’esercizio (0-2 anni): corrisponde allo sviluppo dell’intelligenza sensomotoria attraverso la quale il bambino acquisisce progressivamente il controllo degli arti e la capacità di esplorazione sensoriale. In questa prima fase, il gioco di imitazione assume un ruolo significativo in quanto consente al bambino di imparare a riconoscere e ad esprimere le emozioni. 2. Tappa dei giochi simbolici (2-7 anni): corrisponde alla fase pre-operativa dello sviluppo cognitivo durante la quale, grazie al naturale impulso creativo, il bambino impara a distinguere ciò che è frutto della fantasia, e che permette di superare attivamente i limiti della realtà, da ciò che è reale e percepito attraverso i sensi e che dona consapevolezza dell’esistenza e delle sue regole. In questa fase, il bambino è anche in grado di effettuare le prime operazioni concrete, ovvero quelle logico-matematiche, che gli consentono di agire sugli oggetti e di stabilire relazioni fra di essi, e quelle spazio temporali, che consistono nel dare una collocazione spazio-temporale agli oggetti. 3. Tappa dei giochi di regole (7-11 anni): corrisponde all’acquisizione cognitiva delle operazioni concrete e formali e al progressivo sviluppo del concetto di regola. A questo stadio, tuttavia, il fanciullo tende a modificare le regole a proprio vantaggio. 4. Tappa dei giochi di costruzione (dagli 11 anni in su): a questa fase vi è il passaggio alla codifica della regola e alla logica formale e alle operazioni di seriazione e classificazione.   IL GIOCO NELLA DIDATTICA  Ad un livello educativo-didattico, il gioco, se significativo (Nell e Drew, 2013), rende i bambini attivamente partecipi rispetto all’ascolto passivo di una lezione. Possiamo menzionare diverse attività che favoriscono l’apprendimento: - La sabbia e l’acqua possono essere un’introduzione a discipline quali scienze e matematica, dal momento che permettono di imparare che l’acqua è un liquido, non un solido, e che può essere misurata in contenitori di diversa capienza. - Giocare con la plastilina, disegnare e dipingere, travestirsi, giocare con le bambole sono tutte attività che incoraggiano la creatività, l’immaginazione e l’espressione delle emozioni. Il gioco del “fare finta”, inoltre, è essenziale per lo sviluppo socio-emotivo del bambino, in quanto gli permette di interpretare la realtà da un punto di vista differente, e favorisce lo sviluppo delle rappresentazioni mentali e del linguaggio. - I mattoncini colorati e i puzzle aiutano a riconoscere le diverse forme e le loro dimensioni, a mettere gli oggetti in ordine e a sviluppare il pensiero logico. - Giocare con la palla, danzare, correre, arrampicarsi sono attività che favoriscono lo sviluppo muscolare e aiutano a ottimizzare forza, flessibilità e coordinazione motoria. - I giochi con le regole, benché possa sembrare in contraddizione con l’idea di gioco libero e volontario, aiutano a far rispettare i turni, a condividere le esperienze e a socializzare con gli altri. - Cantare e suonare strumenti musicali aiuta a sviluppare il senso del ritmo e allena le abilità di ascolto. - Grazie alla recitazione, i bambini hanno l’opportunità di drammatizzare delle scene e di esprimersi, migliorano la loro fiducia sociale e le loro competenze letterarie, di narrazione e scrittura, nonché l’interazione e la cooperazione.
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Search-ME - Erickson 4 Cultura
Come aiutare le persone con sindrome di Down ad esprimere il proprio voto
Molte persone con disabilità intellettiva e le loro famiglie non sanno che anche per loro esprimere il proprio voto al momento delle elezioni è un diritto, e che esercitarlo è importante non solo perché rappresenta una conquista di autonomia, ma anche perché contribuisce alla costruzione di un’identità di adulto e cittadino. Quando si avvicinano le elezioni, da molti anni ormai l’AIPD (Associazione Italiana Persone Down) organizza attività educative mirate, il cui obiettivo è aiutare le persone a informarsi per essere in grado di scegliere e a capire come si esercita concretamente il diritto di voto. Si tratta dell’ultima tappa di un percorso volto ad aiutare le persone ad esprimere le proprie opinioni, che inizia con la scelta di cosa prendere al bar. Sul tema del diritto di voto per le persone con disabilità intellettiva, l’AIPD ha recentemente realizzato anche il libro Informarsi, capire e votare: l’importante è partecipare, curato da Carlotta Leonori e Francesco Cadelano, traendolo dall’esperienza dei Percorsi di educazione all’autonomia dell’Associazione. Questo libro, illustrato e curato in base ai principi di alta leggibilità, accompagna i lettori alla scoperta dei concetti fondamentali del mondo della politica e dà loro indicazioni e consigli utili per diventare cittadini attivi, in grado di esercitare i propri diritti ed esprimerne liberamente le proprie scelte. I FONDAMENTALI DEL DIRITTO DI VOTO Tutte le persone maggiorenni con cittadinanza italiana possono votare. Anche le persone con disabilità intellettiva. Anche le persone che, per una serie di motivi, sono interdette. Questo concetto deve essere chiaro sia alle persone con disabilità intellettiva, sia alle loro famiglie. Molte famiglie, infatti, non sanno che anche le persone con disabilità intellettiva possono esercitare il diritto di voto. Alcune famiglie, invece, che conoscono questo diritto/ dovere, accompagnano i loro familiari ai seggi per votare ed entrano con loro nella cabina elettorale, con il consenso del presidente di seggio. Questo non si può fare.   È contro la legge. Questo gesto naturalmente è compiuto in buona fede, e nasce dalla paura che, all’interno della cabina elettorale, i loro familiari si trovino in difficoltà. Anche per questo motivo è necessario preparare le persone con disabilità intellettiva ad affrontare la procedura del voto (recarsi al seggio assegnato, portare documento di identità e tessera elettorale, entrare nella cabina e votare in maniera corretta, uscire dalla cabina elettorale con le schede chiuse, inserire le schede nelle urne corrispondenti, restituire la matita e riprendere i documenti).   Per acquisire maggior sicurezza, può essere molto utile fare delle prove pratiche prima del giorno delle elezioni. Inoltre può essere molto utile allestire un seggio elettorale in cui i partecipanti eserciteranno il voto, come nel giorno delle elezioni.
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Search-ME - Erickson 5 Genitori e figli
Un momento importante nella relazione tra genitori e figli che può diventare occasione di crescita
Capiterà a tutti i genitori di chiedersi “quando?” e “come?” svelare ai bambini la verità su Babbo Natale. Inutile dire che se esiste la perfetta ricetta dei biscottoni gingerman da mettere sull’albero di Natale non esiste un’altrettanta ricetta per svelare il segreto più grande ai nostri bambini, sono troppe le variabili in gioco. Ma forse ancora una volta, coloro i quali si sono dedicati allo studio della psicologia dello sviluppo, ci possono dare degli spunti di riflessione da integrare con valori e modalità che sono diverse in ogni famiglia. Sembra chiaro, dalle ricerche fatte nell’ambito, che la maggior parte dei bambini scopre gradualmente e da solo la verità su Babbo Natale (circa il 54%). I bambini non sembranoriportare particolari sentimenti negativi dopo la scoperta e sembra che siano propensi a nutrire sentimenti di protezione nei confronti dei bambini che non sanno diventando quindi complici degli adulti nel mantenere il segreto. Dalle ricerche emerge che sono invece i genitori a riportare forti sentimenti negativi di tristezza e malinconia quando annunciano la realtà ai loro bambini. L’interpretazione di questo dato è strettamente di natura psicologica, per i genitori questo evento sembra infatti segnare la fine di un’epoca, la fine della fanciullezza e l’inizio del cammino che li condurrà ad affrontare assieme l’adolescenza prima, l’età adulta poi e quindi la trasformazione della famiglia e del ruolo genitoriale. La dottoressa Nadia Bruschweiler-Stern pediatra e psichiatra suggerisce di vivere il momento della scoperta come un’ennesima fase di confronto genitori-figli, in cui si rafforzano e si costruiscono legami e si condividono valori. La dottoressa consiglia di non negare la realtà quando i bambini pongono domande schiette e precise ma suggerisce di coinvolgerli nel ragionamento, chiedendo loro cosa pensano, quali sono gli indizi che hanno colto e che idea si sono fatti in merito. In questo modo il genitore può rendersi conto se si tratta solo piccoli dubbi e quindi sia magari il caso di posticipare la scoperta o se invece i ragionamenti siano davvero fondati e svelare il segreto risulti a quel punto la scelta più onesta che il bambino si aspetta.  Dire al bambino la verità, con delicatezza, coinvolgimento e intimità può rappresentare un momento significativo per la famiglia, un’opportunità per rafforzare sentimenti di fiducia reciproca. I genitori possono scegliere di accompagnare i propri bambini con il dialogo a vedere attraverso questa storia impossibile, scoprendo i valori che questi personaggi portano ogni anno nelle loro vite. Quell’uomo barbuto e cicciottello, quella donna vecchietta malandata rappresentano valori concreti come altruismo, sorpresa, complicità, importanza per le piccole cose e tempo per l’altro; valori che ci conducono oltre il consumismo che ci affanna permettendoci di trasformare il luccichio della magia in piccole azioni concrete. Con questa visione il Natale si arricchisce di quel senso di direzione che vogliamo poter dare alla nostra vita e alla nostra famiglia, nonostante la presenza di ostacoli che possono bloccarci.  Il benessere psicologico, secondo Winnicott, è legato alla capacità dell’individuo di vivere nel campo intermedio tra sogno e realtà, questo significa crescere in modo creativo e il mese di dicembre po' essere il pretesto per avvicinare anche chi sa al mondo dei sogni.
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Search-ME - Erickson 6 Narrativa
Il valore del pensiero narrativo per dare significato alle esperienze
La narrazione ha un valore profondo per i processi formativi. È narrando, infatti, che un individuo attribuisce senso alle proprie esperienze: è proprio con questo processo che singole azioni possono essere collocate all’interno di una storia, personale e collettiva, e trovare così il proprio significato.   Attraverso il pensiero narrativo esperienze diverse e lontane nel tempo o nello spazio, vissute direttamente o ascoltate, possono essere messe in relazione fra loro e raccolte all’interno della trama di un racconto. Trovare un posto e una collocazione a queste diverse esperienze all’interno di una narrazione implica, implicitamente o esplicitamente, cercare e riconoscere aspetti che le accomunano e le differenziano, organizzarle secondo un qualche filo rosso che le interpreta.  In questo senso narrare è un’azione generativa di conoscenza. Più nello specifico, la narrazione permette la rielaborazione delle esperienze ad almeno tre livelli: - la loro descrizione e il loro racconto - la loro comprensione, in relazione alle intenzioni di chi ne è protagonista - la costruzione di un loro significato e la collocazione nel contesto di una storia di vita personale o collettiva. Pensando al senso della narrazione nell’ambito dell’educazione di bambini e ragazzi a scuola, è suggestiva l’immagine che propone Elisabetta Biffi: la scuola sarebbe «un territorio intriso di storie che si intrecciano e che si arricchiscono l’un l’altra, si co-­costruiscono, ricordando a ciascuno di noi quanto la propria storia sia inscindibile dalle storie degli altri che ci hanno generato, che abbiamo incontrato, con cui ci siamo scontrati». Il percorso formativo che offriamo dovrà quindi necessariamente essere in grado di accogliere le storie che ciascuno porta e di creare occasioni perché le storie individuali di ciascuno incontrino le storie degli altri e la grande Storia del nostro mondo di cui tutti facciamo parte. In questo contesto, la narrazione può essere anche considerato un metodo.   Se infatti narrare è un processo così importante per la costruzione di significato dell’esperienza, allora è importante che la scuola insegni ai bambini e ai ragazzi un modo per poter raccontare di sé, degli altri e del mondo.   Questo avviene se nella classe la circolazione di storie è usuale e se per i bambini e per gli adulti sia comune e frequente narrare di sé e chiedere agli altri di farlo. Questo è il metodo autobiografico. In coerenza col rispetto profondo che questo metodo ha per l’originalità ed irripetibilità di ciascuna storia, diventa importante anche garantire che ogni bambino, ogni ragazzo e ogni adulto nella classe possa trovare la modalità più “giusta” per narrare la propria storia. Narrare non significa necessariamente scrivere o raccontare a parole. La narrazione può assumere una pluralità di canali diversi, affinché ogni persona che voglia raccontare possa cercare e scoprire i modi in cui preferisce esprimersi. Per alcuni sarà una pagina scritta, per altri una conversazione in cerchio, per altri ancora una sequenza di gesti, un movimento o invece un colore, una linea. In tal senso, all’interno del percorso didattico, si possono utilizzare i linguaggi della scrittura, dell’arte, della musica, del cinema e del teatro nella prospettiva di uno sviluppo globale dell’alunno. I diversi linguaggi, ciascuno composto da codice e procedure propri, contribuiscono alla costruzione di nuovi significati e allo sviluppo di un pensiero narrativo, creativo, divergente. Gli insegnanti potrebbero strutturare dei laboratori narrativi, incentrati sul libro, in cui promuovere l’ascolto, la lettura e la scrittura. Un esempio di attività potrebbe essere quello di leggere l’inizio di un racconto e farlo terminare agli alunni. Calcando le orme di Shahrazad de “Le mille e una notte”, nella sessione successiva, i bambini potrebbero proseguire il racconto, interrompersi ad un punto cruciale, e riprenderlo il giorno successivo, cominciando di volta in volta una nuova storia. Anche l’arte, poliedrica espressione della dimensione più profonda dell’individuo, amplia le possibilità narrative. Attraverso le diverse tecniche e forme artistiche, l’alunno può esprimere sensazioni e vissuti emotivi. I laboratori hanno come obiettivo la sperimentazione del colore, del segno e degli strumenti (tra cui mani e dita), ma anche l’osservazione delle opere di grandi artisti per un’eventuale attualizzazione e rielaborazione. Il gioco simbolico o di finzione, insito nei bambini fin dall’infanzia, è un ulteriore modo per comunicare o raccontare di sé, e il teatro e il cinema stimolano, oltre ad una maggiore presa di coscienza del corpo, del movimento e del linguaggio verbale e non verbale, la creatività narrativa utilizzando tale capacità innata. Nel concepire e mettere in scena una trama, gli alunni sperimentano diverse tipologie di intreccio e di personaggi (che possono essere interpretati dagli studenti stessi o realizzati nella forma di burattini o ombre), di drammatizzazione e di linguaggi, dalla musica, al canto, alla danza. Tutto ciò che viene rappresentato teatralmente, inoltre, può essere ripreso e assemblato in nuovi contesti narrativi, quali il cortometraggio, il video clip musicale o persino il lungometraggio cinematografico.
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