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Search-ME - Erickson 1 Pedagogia
Le riflessioni di alcuni insegnanti e autori Erickson in occasione della Giornata Mondiale degli insegnanti
Chi crede nel valore dell’educazione sa che quello di insegnante è uno dei lavori più delicati e allo stesso tempo più importanti del mondo. Assieme a chi la pensa così ci siamo anche noi di Erickson. In occasione della Giornata Mondiale degli insegnanti che si celebra il 5 ottobre, abbiamo chiesto ad alcuni docenti e autori Erickson una riflessione su cosa significhi essere insegnante oggi. Ecco che cosa ci hanno raccontato.   «Molti anni fa, agli inizi della mia professione, da ventenne universitaria, mi trovai catapultata  in una scuola elementare (allora si chiamava così); lì  incontrai una “maestra”, di quelle storiche per quella scuola… mi guardò,  mi abbracciò e mi disse sottovoce: “Vedrai questo è il più bel mestiere del mondo… Coraggio!” Sono passati quasi 40 anni da allora, ma non ho mai dimenticato quell'abbraccio e quelle parole… molte cose nel frattempo sono cambiate nella scuola, nelle famiglie, negli studenti, e il “mestiere” dell’insegnante è diventato sempre più complesso e complicato. E molte volte mi sono chiesta, spesso alla fine di una estenuante giornata scolastica, se quelle parole oggi avessero ancora un senso. Be' tutte le volte la mia risposta è stata sempre quella: Sì!!  Essere un insegnante, anche oggi, non è solo la cosa più bella del mondo, essere un insegnante significa, oggi più che mai, avere il grande potere e la grande responsabilità di aiutare i bambini a cambiare il mondo e a rincorrere i propri sogni, fornendo loro gli strumenti necessari per farlo!» Giuseppina Gentili «Vicino a casa mia, nell'Oregon, c'è una piccola città fantasma del vecchio West e, al centro di questa città, c'è l'edificio della scuola. Avete presente la Casa nella Prateria? O la Signora del West? Una di quelle, con la campana e la stufa a legna, esattamente una di quelle. Reliquia di un tempo in cui insegnare voleva dire "sapere" e "trasmettere il sapere", e l'insegnante era il custode della conoscenza al quale ci si rivolgeva per imparare. Reliquia di ieri. Oggi l'insegnante, nella trasmissione del sapere, ha un'agguerrita concorrenza nei mezzi di comunicazione, nei media, negli strumenti digitali che mettono qualsiasi contenuto e informazione alla portata di tutti, alla distanza di un click. Cosa significa, dunque, essere insegnante oggi? Me lo sono chiesta spesso. Un vecchio proverbio dice che "L'insegnante non riempie un vaso, ma accende un fuoco". Credo che una delle possibili risposte stia proprio lì. La differenza tra quello che ci può dare Google (o Wikipedia, o quello che volete voi) e quello che ci può dare un insegnante è esattamente questa: se il primo riempie, il secondo accende. Insegnare oggi, per me, non dovrebbe essere solo fornire solide basi culturali, ma significa soprattutto risvegliare l'interesse nei ragazzi, far divampare quell'incendio di curiosità, entusiasmo e voglia di conoscere che, una volta acceso, li accompagnerà per tutta la loro vita. In altre parole, fare quello che nessun media digitale potrà mai fare. I contenuti potranno prenderli dove vorranno, ma la voglia di conoscere cose nuove e di allargare i loro orizzonti, potrà trasmetterla solo un buon insegnante». Lara Carnovali «Essere insegnanti oggi, in un momento in cui la scuola è per necessità obbligata a rivedersi e modificarsi, è una sfida motivante. L’insegnante ha necessità di essere in primo luogo un abile costruttore di relazioni. Se usiamo una metafora, l’insegnante si trova all’interno di una complessa e intricata ragnatela e ha il compito quotidiano di “tessere i fili in una trama a diversi e intrecciati ancoraggi”: gli alunni, la/le famiglia/famiglie, la comunità, i colleghi, l’istituzione scolastica, i contenuti di apprendimento, la motivazione, i processi attivati e i bisogni educativi speciali. Ognuno di questi ancoraggi va connesso con gli altri e l’insegnante ha proprio il compito di lavorare con grande delicatezza per mantenere un equilibrio che non sempre è stabile. Non si può infatti toccare un ancoraggio/filo senza che il movimento sia percepito anche dagli altri perché la ragnatela è in stretta interdipendenza; dunque ogni azione, pensiero, comunicazione vanno pensati e progettati lasciando poco spazio alla casualità e all’improvvisazione. Potrebbe sembrare faticoso, è lo è davvero molto quando si entra nella professione mettendo ogni parte di sé e ogni competenza presente. Sapere di poter fare “la differenza” in quello che è il futuro dei propri alunni, e quindi lavorare non per il qui ed ora, ma per il domani e per la globalità, oltre a richiedere un’assunzione di grande responsabilità, è anche altamente motivante. Questa è la bellezza dell’insegnamento». Desirèe Rossi   «Quest’anno sei in prima. I sorrisi sono ancora da latte e le finestrelle sono poche. I bambini dicono cose buffe, ma non ti puoi permettere di ridere perché sono seri, loro. Tutto molto rassicurante, ti dici, tutto come una volta. Eppure lo sai bene che non è così. I bambini che hai davanti saranno gli adulti del 2045-2050, date da romanzo di fantascienza. E questo non suona poi così rassicurante. Che cosa vuol dire fare l’insegnante oggi? Immaginare la fantascienza, probabilmente questo. Vivi in un piccolo osservatorio (piccolo in termini anagrafici, ovviamente) e hai a che fare con un futuro difficile da immaginare. Non puoi prevedere quale rapporto, questi bambini, avranno con le conoscenze. Quali tecnologie dovranno gestire e quale umanesimo tutto questo potrà far nascere. Puoi solo puntare a sviluppare competenze sufficientemente solide per affrontare i cambiamenti che (di questo sì, sei sicuro) ci saranno. Sei nella navicella di un romanzo di fantascienza e navighi a vista, superi asteroide dopo asteroide e ci si diverte come dei matti. Perché è un po’ come per Colombo: non c’è niente di meglio che essere visionari per scoprire nuove rotte e nuovi tesori». Ivan Sciapeconi e Eva Pigliapoco   «Il docente della scuola attuale deve possedere competenze disciplinari, psico pedagogiche, metodologico-didattiche, organizzative e relazionali, ma deve anche essere in grado di attuare una regolazione continua  della propria progettazione  in base alle risposte degli alunni, dell’insegnante stesso e  del mutamento del contesto al fine di riconoscere, accogliere e valorizzare  tutte le differenze individuali per trasformarle in opportunità di apprendimento. Tutto questo risulta possibile solo se l’insegnante riesce a diventare il costruttore di un ambiente di apprendimento in cui si diventa competenti insieme, in cui ognuno si mette in gioco, avendo ben chiari i propri limiti e le proprie potenzialità.  L’insegnante deve anche essere una guida in grado di aiutare gli studenti a connettere il sapere con l’esperienza quotidiana, a servirsi di strumenti efficaci, a costruirsi strategie operative e a riscoprire l’importanza dell’impegno e della fatica. Solo dando senso “al fare scuola” innovando, sperimentando e agganciando le conoscenze proposte ai contesti di vita reale si può incrementare la motivazione ad apprendere, che risulta essere uno dei fondamenti del successo formativo, finalità imprescindibile per un docente alle prese con la scuola attuale, vista con un organismo complicato interconnesso con molteplici aspetti della società». Elisabetta Grassi «Essere insegnanti oggi vuol dire essere fonte di ispirazione: un promotore di cultura a cui i bambini possano attingere ciò di cui hanno bisogno. L’insegnante deve accendere la scintilla dell’interesse dove manca ed essere capace di coltivare gli interessi che gli studenti manifestano, mettendo la sua competenza e professionalità al servizio del discente. Credo fortemente che il ruolo dell’insegnante debba essere quello di sostegno all’apprendimento, e che il suo scopo sia quello di creare un ambiente di apprendimento sereno e ricco di stimoli. L’obiettivo che mi prefiggo per ogni mio alunno è quello che sia autonomo, motivato, curioso e creativo. Queste sono abilità e competenze che lo accompagneranno per tutta la vita». Giuditta Gottardi «Per un’insegnante della primaria essere insegnante oggi vuol dire andare ogni mattina a scuola con il pensiero che nel pomeriggio ci saranno riunioni su riunioni e poi si andrà a casa pieni di freddo e svuotati di energie. Il messaggio di chi segue il metodo analogico è che si può cambiare la scuola solo nella propria classe ed è un’operazione già difficilissima perché, più che di pensieri comporta un cambiamento di sentimenti profondi. Solo in  questa prospettiva  è possibile lavorare in  serenità, anche se tutto intorno è un mare oscuro di tempesta. Naturalmente bambini permettendo». Camillo Bortolato «Il mio lavoro è fare il maestro di scuola Primaria, un lavoro prezioso per lasciarlo degenerare nella dialettica della politica e nelle chiacchiere ideologiche. È importante per me  importantissimo, per  ridurlo ai tempi di vacanza, ai concetti aziendali delle performances e della valutazione. È troppo prezioso per me, per pensare di poter  contrattare  qualche ora di lavoro, qualche soldo in più senza preoccuparsi della qualità della proposta educativa e didattica o per essere macchiato dalle conversazioni dei gruppi whatsapp dei genitori. Fare l'insegnante oggi è provare l'ebbrezza di sentirsi in mezzo alle correnti ascensionali,  difficili da trovare, ma che ti porteranno lontano senza preoccuparti di scegliere la meta nell'infinito spazio della conoscenza. Ci vuole passione e commozione per capire le intime emozioni e desideri dei tuoi alunni, di  ognuno dei tuoi alunni. Ci vuole pazienza per vedere fiorire nei loro sguardi il sorriso della soddisfazione per avere compreso. Ci vuole carisma per vincere gli incanti di voci che dicono “meglio altro che questo luogo”». Fausto Amenta «Essere insegnante oggi vuol dire prima di tutto essere inclusivi e privi di pregiudizi. Se ripenso ai dialoghi che a volte si potevano ascoltare venti anni fa in Sala Insegnanti, mi vengono in mente alcune frasi del tipo: “Che classaccia la Prima A di quest’anno, proprio a me doveva capitare?”. Oppure, viceversa: “La Prima A di quest’anno non è niente male, per fortuna, è proprio una bella classetta!”. Cosa determinava le fortune o le sfortune di una classe? L’essere “classaccia” oppure “bella classetta”? Ecco, essere inclusivi e privi di pregiudizi significa proprio evitare qualunque catalogazione degli alunni in categorie rigide e immutabili. L’insegnante di oggi deve essere aperto, dinamico e deve possedere quello sguardo sottile che gli consente di scoprire talenti e risorse. È un lavoro, quello dell’insegnante, che va all'attacco con coraggio e intraprendenza, senza tatticismi difensivi per evitare il peggio. Va all’attacco per cercare il meglio in ciascuno degli studenti che vivono nella classe e dà loro fiducia, li incoraggia, li aiuta e chiede loro aiuto. Questo è il lavoro degli insegnanti oggi: far sentire gli studenti importanti, indispensabili, protagonisti. Essere insegnanti vuol dire occuparsi di persone, non solo di contenuti scolastici. Occuparsi di tutti, senza lasciare mai indietro nessuno, nemmeno uno solo!». Carlo Scataglini «Essere insegnanti significa dare il buon esempio mostrandosi onesti, leali, alleati e assertivi, ricordarci che per aspettarci rispetto e ascolto sta a noi per primi donarli se vogliamo la loro fiducia, la loro sincerità dobbiamo in primis offrirle. Essere insegnanti oggi significa non trascurare l’importanza delle regole, non imponendole ma condividendone il senso. Stare dalla parte della debolezza, della fatica ad apprendere, dell’esuberanza, senza etichettare i comportamenti fuori dall'ordinario ma cercandone le spiegazioni e offrendo aiuto. Essere insegnanti oggi significa fare gioco di squadra con le famiglie, per fare fronte comune ad una società in cambiamento. Essere insegnanti oggi in un mondo di apparenze infine, significa valorizzare l’imperfezione, senza nascondere le proprie imperfezioni». Valeria Razzini   «Stiamo consegnando ai bambini di oggi cose molto diverse da quelle che ci consegnarono i nostri padri: stiamo bruciando risorse che mandano gli ecosistemi al collasso in cambio di uno sviluppo che comunque resta ingiusto, perché lascia ancora sopravvivere 4 miliardi di persone con meno di 120 dollari al mese. Noi adulti siamo coscienti che abbiamo sbagliato qualcosa ma non sappiamo esattamente cosa. Per Greta Thunberg siamo all’inizio di un’estinzione di massa ed abbiamo rubato la speranza dei ragazzi. È proprio difficile pretendere di essere un educatore di fronte ad una ragazza di 16 anni che, parlando all’ONU, dimostra più logica dei governanti. Ma possiamo farcela! Possiamo ricominciare da ciò che rende la vita degna di essere vissuta e cambiare modo di alzarsi la mattina. Da oggi io vorrei dire ai miei ragazzi: “Non ho nulla da insegnarti oltre alla voglia di rincorrere la bellezza, la scienza, la giustizia, l’amicizia insieme a coloro che vorranno farlo con me”. Se il mio lavoro è stare con i ragazzi, io correrò con loro. Saranno sempre nei miei occhi, non li giudicherò se non lo vorranno, non li obbligherò mai a fare cose che non desiderano. Non li educherò: ci educheremo a vicenda». Maurizio Maglioni
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Search-ME - Erickson 2 Concorsi e professioni della scuola
Tutte le informazioni per partecipare all’edizione 2020/21 del premio “Francesco Gatto” che premia tesi di laurea triennale o magistrale sui temi della pedagogia, della didattica speciale, delle tecnologie assistive e sperimentali
L’ I.RI.FO.R. - Istituto per la Ricerca, la Formazione e la Riabilitazione - con la collaborazione delle Edizioni Centro Studi Erickson indice una borsa di studio intitolata a “Francesco Gatto” per incentivare la realizzazione di tesi di laurea triennale o magistrale sui  temi della pedagogia, della didattica speciale, delle tecnologie assistive e sperimentali ovvero sui temi dell’inclusione scolastica e sociale dei ciechi e degli ipovedenti o dei ciechi e degli ipovedenti con disabilità aggiuntive.  Premi e criteri di assegnazione Saranno premiati unicamente i lavori che avranno raggiunto il punteggio minimo richiesto per ogni premio come di seguito specificati. I premi saranno i seguenti: Primo premio 2.000 euro: punteggio conseguito almeno ottantacinque su cento (85/100) e voto di laurea di almeno cento  su centodieci (100/110). Secondo premio 1.500 euro: punteggio conseguito almeno settantacinque su cento (75/100) e voto di laurea di almeno novanta su centodieci (90/110). Terzo premio 1.000 euro: punteggio conseguito almeno sessantacinque su cento (65/100) e voto di laurea di almeno ottanta su centodieci (80/110).  La giuria di valutazione La giuria di valutazione avrà il compito di valutare il punteggio di ogni tesi candidata; sarà composta da quattro membri di cui un tecnico nominato da Erickson, due tecnici non vedenti o ipovedenti nominati da I.RI.FO.R. e sarà presieduta dal Direttore Scientifico dell’I.RI.FO.R. I voti a disposizione di ogni componente della giuria di valutazione andranno da dieci a cento e saranno espressi in modo individuale e in busta chiusa; la media dei singoli voti costituirà il punteggio finale dell’elaborato valutato. Modalità di partecipazione Le tesi dei candidati che non hanno superato i 40 anni di età alla data di laurea, dovranno pervenire esclusivamente in formato elettronico accessibile all’indirizzo archivio@pec.irifor.eu entro il 30 giugno del 2021. Saranno ammesse anche tesi discusse tra il 2018 e la scadenza del presente bando. I candidati devono esprimere per iscritto il consenso alla pubblicazione delle tesi sul web e sugli strumenti di comunicazione degli organizzatori. Assegnazione dei premi I premi saranno consegnati durante il Convegno Erickson “La Qualità dell’inclusione scolastica e sociale” che si svolgerà a Rimini dal 12 al 14 novembre 2021”.
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Search-ME - Erickson 3 Società e cittadinanza
Spunti di riflessione dalla European Conference on Educational Research di Amburgo
Dal 3 al 6 settembre 2019 si è tenuto il tradizionale appuntamento annuale con la Conferenza ECER - European Conference on Educational Research dell’Associazione europea di ricerca educativa (EERA), quest’anno ospitata presso l’Università di Amburgo. Si tratta di uno dei principali appuntamenti per tutti coloro che si occupano di ricerca in ambito educativo il cui focus, quest’anno, era dedicato all’“Educazione in un’era di rischio – Il ruolo della ricerca educativa per il futuro”. L'obiettivo principale di questo evento è quello di creare una comunità inclusiva all’interno della quale conoscere, condividere, confrontarsi, discutere e promuovere le più recenti novità provenienti dalla ricerca educativa. L’intento è quello di non rimanere ancorati all’interno del proprio contesto, ma ampliare gli orizzonti evidenziando similitudini e differenze che caratterizzano il panorama educativo internazionale da varie prospettive. La conferenza riunisce ricercatori esperti ma anche giovani ricercatori emergenti (ai quali è dedicata una specifica giornata pre-conferenza), sviluppando e promuovendo il dialogo libero, aperto e la discussione critica su aspetti teorici, metodologici, novità dalla ricerca scientifica applicata nonché su aspetti etici legati alla ricerca in questo settore. UN MONDO IN RAPIDA EVOLUZIONE Il tema scelto per questa edizione “Educazione in un’era di rischio – Il ruolo della ricerca educativa per il futuro” parte dalla considerazione che il mondo globalizzato in cui viviamo, in continua e rapida evoluzione, è sempre più percepito come a rischio e instabile. Guerre, violenza, catastrofi ambientali e umanitarie, crisi politiche ed economiche, instabilità del mercato del lavoro, ecc. sono fenomeni le cui notizie ci giungono quotidianamente, anche grazie al ruolo dei media. Il divario tra ricchi e poveri continua a crescere esponenzialmente. La migrazione internazionale, che è in parte una conseguenza di questi fenomeni, porta a drastici cambiamenti sociali nei territori coinvolti. Le vecchie certezze sono messe in discussione, portando incertezza e ambiguità in relazione alla coesione sociale, alla stabilità politica e alla pace duratura. Il modello geografico, politico ed economico dell'Europa che, ormai a partire dalla seconda guerra mondiale, è sinonimo di sicurezza e stabilità è diventato anch’esso incerto. Tale incertezza si manifesta anche nella vita quotidiana dei singoli individui, nelle famiglie, nel proprio lavoro e nella professione e, non meno, nei diversi contesti educativi.  Non di rado i social network mettono drammaticamente in evidenza questi aspetti. IL RUOLO DEI SISTEMI EDUCATIVI  Una reale e mirata attenzione a tutto questo è quindi una necessità della massima rilevanza, soprattutto per i sistemi di istruzione in tutto il mondo, in quanto sono proprio loro ad essere chiamati come responsabili nel fornire agli studenti le abilità e le competenze per vivere e agire in determinate condizioni sociali. Non è facile prevedere quali saranno le condizioni future partendo dall’attuale era di forte rischio; i processi educativi sono proprio quelli che forse più di altri ne risentono in termini di sviluppo, carenza di risorse, instabilità e incertezza. Ecco allora che è urgente anche una ridefinizione di quelle che sono le abilità e le competenze realmente utili e funzionali per affrontare questa complessa situazione. È fondamentale delineare chiaramente in che modo i sistemi educativi - anche quando si trovano ad operare in condizioni di incertezza - possono fornire una base sicura per lo sviluppo continuo di abilità e competenze adeguate. Non mai come in questa era abbiamo necessità di avere “promesse” che vanno assolutamente mantenute e che si evolvano nella direzione di “certezze” da parte dei sistemi e delle istituzioni educative nei confronti delle generazioni future. In tutto questo è quindi urgente ripensare anche a quale sia il ruolo dell'educazione stessa e della ricerca educativa nell'affrontare le problematiche già evidenti e cercare di contrastare quelle emergenti, provando anche a cogliere quelli che sono gli aspetti comuni e trasversali ai vari contesti. In questa prospettiva, la ricerca educativa assume quindi un ruolo significativo nel riflettere su tutto questo, cercando di trovare le proposte e le soluzioni più efficaci ed efficienti. La ricerca educativa possiede ormai solidi impianti teorico-metodologici e strumenti per esaminare empiricamente i presupposti e per fornire conoscenza vera evidence based. I vari contributi presentati a ECER 2019, pur nella loro diversità e peculiarità, hanno messo in evidenza come la ricerca e la pratica educativa siano in grado di fornire concrete opportunità di convivenza sostenibile, pacifica ed equa, dove la diversità non è temuta, ma anzi è accolta e valorizzata in tutte le sue diverse forme.
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Search-ME - Erickson 4 Didattica
L’apprendimento esperienziale, la collaborazione, la dimensione affettiva, la creatività sono tutti elementi che qualificano il percorso educativo
L’Indice della Povertà educativa e l’analisi di Save the Children condotta insieme all'Università di Tor Vergata riportano alcuni dati importanti sui fattori che stimolano la resilienza e aiutano i ragazzi ad emanciparsi dalle situazioni di disagio sociale ed economico. In ambito educativo, vengono considerati “resilienti” gli studenti che ottengono risultati scolastici elevati anche provenendo da famiglie con un background socio-economico svantaggiato. Tra questi fattori ci sono l’aver frequentato un asilo nido (+39% di probabilità), una scuola ricca di attività extracurriculari (+127%), dotata di infrastrutture adeguate (+167%) o caratterizzata da relazioni positive tra insegnanti e studenti (+100%). Se dunque le attività extra-curriculari e le relazioni positive tra insegnanti e studenti svolgono un ruolo determinante, significa che la scuola può incidere positivamente quando non si limita ad essere solo un ente che eroga formazione, ma si concepisce come parte di un territorio e di una società con cui intrattiene un dialogo e opera in maniera sinergica per accompagnare i ragazzi ad affrontare la vita. Anche l’OCSE sottolinea che la resilienza non è frutto di un singolo intervento, ma di un approccio che agisce sulle molteplici situazioni che riguardano il benessere dei bambini. A livello nazionale, il movimento Avanguardie Educative di INDIRE ha approfondito questo tema all’interno del suo manifesto e ha individuato tra i sette orizzonti dell’innovazione educativa proprio la messa a sistema delle relazioni che intercorrono tra la scuola e i diversi attori che operano nel territorio con l’obiettivo di integrare l’offerta e le modalità formative e far in modo che la scuola diventi una risorsa per la comunità stessa. Il rapporto tra la scuola e il territorio si esplicita nell’allargamento dei confini scolastici in una prospettiva spazio-temporale: da un lato incontrando altri contesti per offrire ai ragazzi esperienze di vita e opportunità culturali complementari; dall’altro accogliendo realtà esterne per ampliare il tempo e il modo in cui i ragazzi vivono gli spazi della scuola. Per essere veramente un luogo di cultura e di aggregazione la scuola ha bisogno di portare dentro altri linguaggi e altri punti di vista. Come scrive in un bell’articolo Sasà Striano, attore e scrittore nato nei Quartieri Spagnoli che lavora con le scuole e con le carceri, “occorre inserire nella scuola altri elementi, altri soggetti, altre professionalità per dare energia e per portare la realtà”. In questo modo i ragazzi possono sviluppare competenze di cittadinanza, che sono allo stesso tempo antidoto ai fenomeni di bullismo e nutrimento per la crescita di cittadini consapevoli. In questa direzione si muove anche il progetto finanziato da Fondazione Con i bambini e coordinato da Zaffiria[5] che si propone contrastare la povertà educativa aumentando l’accessibilità alle offerte culturali-educative (ludoteche, centri bambini, scuole) aprendole al territorio; sperimentando strategie operative che trasformino i beneficiari in protagonisti grazie a processi di coprogettazione e cogestione (riattivazione del capitale sociale con il community-based welfare) centrati sulla creatività.  La R&S Erickson riconoscendo il valore di questo approccio e analizzando i progetti che scuole e realtà sociali stanno portando avanti, ha identificato i capisaldi dell’innovazione didattica ed elaborato delle linee guida.  Per noi l’innovazione è funzionale alla qualità della proposta formativa e in questo senso l’apprendimento esperienziale, la collaborazione, la dimensione affettiva, la creatività sono tutti elementi che concorrono a qualificare il percorso educativo e a fare dell’esperienza scolastica un’occasione per scoprire i talenti e accompagnare i ragazzi verso la loro realizzazione.
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Search-ME - Erickson 5 Didattica
È vero che gli studenti italiani non capiscono ciò che leggono? Facciamo chiarezza sui principali risultati emersi
É da poco stato pubblicato, dall’OCSE, il Rapporto PISA 2018, il settimo, dalla prima edizione del 2000, rapporto triennale sullo stato dell’educazione e delle competenze degli studenti in diversi Paesi del mondo. Ciascun PISA analizza le competenze degli studenti in tre ambiti - lettura, matematica e scienze - focalizzandosi, tuttavia, di volta in volta, solo su un aspetto e fornendo un breve sommario rispetto agli altri due. Nel 2018 l’analisi si è concentrata sulla lettura in ambienti digitali, per i ragazzi di 15 anni, e sull’andamento delle competenze nell’ambito della lettura, in generale, nel corso dei due decenni passati. Attenzione al benessere degli studenti Le considerazioni che si potrebbero fare in relazione ai dati emersi sono davvero molte. Innanzitutto, ci piacerebbe far emergere come il Rapporto analizzi anche ambiti trasversali a quelli prettamente disciplinari, come ad esempio l’aspetto socio-emotivo e il benessere degli studenti che, in municipalità quali quelle di Pechino e Shanghai, al vertice delle classifiche in tutti e tre le aree principali nonostante il livello di reddito sia notevolmente inferiore a quello di altri Paesi partecipanti, hanno ancora un ampio margine di miglioramento. In secondo luogo, i dati mostrano come, nella maggior parte dei Paesi, l’eccellenza viene raggiunta anche da studenti inseriti in contesti svantaggiati, suggerendo, quindi, che, pur partendo da una condizione di difficoltà, si possa intraprendere un percorso di apprendimento positivo, se non eccellente, lavorando a livello di resilienza. Cervelli “bi-alfabetizzati” e lettura digitale Un ulteriore aspetto che emerge dal rapporto e che riguarda tutti i Paesi coinvolti è legato all’accesso alle tecnologie. Mentre nel PISA 2009, circa il 15% degli studenti dei Paesi OCSE, in media, non aveva ancora accesso all’Internet da casa, nel 2018 il dato rilevato è sceso al 5%, probabilmente anche grazie all’enorme diffusione dei dispositivi mobili nell’ultimo decennio. Chiaramente, si tratta di un dato che fa emergere anche un altro epocale cambiamento, ovvero quello legato proprio alla lettura (e scrittura) digitale e alla formazione di cervelli “bi-alfabetizzati”. Il rischio, in questo caso, non è legato solamente all’impazienza cognitiva, che porta a dedicare sempre meno tempo alla lettura di lunghi testi in formato cartaceo, quanto più all’incapacità di una lettura critica e profonda, che riesca a distinguere le informazioni attendibili da quelle false. Incapacità di cui PISA 2018 ha dato prova, facendo emergere che meno di 1 studente su 10 è in grado di distinguere i fatti dalle opinioni basandosi su indizi impliciti che si possono desumere dal contesto o dalla fonte delle informazioni. Lettura, matematica e scienze: i punteggi degli studenti italiani Guardando in modo molto generale i risultati nei tre ambiti analizzati dall’indagine OCSE-PISA (Lettura, Matematica e Scienze), per l’Italia si può osservare che rispetto alla Lettura (e con questa etichetta si considera la comprensione del testo in senso ampio) l’Italia, con 476 punti, si colloca al di sotto della media OCSE che è di 487 punti. Le competenze in lettura dei quindicenni italiani restano tuttavia stabili nel lungo periodo, anche se diminuiscono rispetto ad alcuni cicli PISA. Gli studenti italiani hanno ottenuto, poi, un punteggio medio nelle prove PISA di matematica in linea con la media dei paesi OCSE (Italia 487 vs OCSE 489). Dal 2009 ad oggi, l’andamento dei risultati PISA in matematica è rimasto costante. Infine, gli studenti italiani hanno ottenuto un punteggio medio nelle prove PISA di scienze al di sotto della media dei paesi OCSE (Italia 468 vs OCSE 489). I trend dei risultati in scienze nei paesi OCSE indicano una parabola negativa: al lento miglioramento, osservato fino al 2012, ha fatto seguito un calo nel periodo 2012-18 e, nel 2018, la performance media dei paesi OCSE è tornata al valore rilevato nel 2006. L’andamento dei risultati in scienze per l’Italia è in linea con il dato internazionale. Scienze sembra quindi l’ambito in cui si sono registrati i maggiori peggioramenti rispetto alle edizioni precedenti dell’indagine. Vista la generale stabilità dei risultati, sarebbe interessante comparare questo dato con i fondi che sono stati destinati alla scuola in questo periodo di tempo e che, almeno a livello di miglioramento di competenze, non sembra abbiano inciso. In questa edizione di indagine, anche in altri paesi, infatti, non sembra esserci una relazione chiara tra investimenti economici fatti, o livello economico generale del paese, e livello di competenze rilevate. I “low performer” e il divario tra nord e sud Volendo andare più a fondo, in questa indagine sarebbero sicuramente molti gli elementi degni di un approfondimento. Uno di questi è la percentuale di low performer, quindi di quegli studenti che non raggiungono il livello minimo di competenza (nelle indagini OCSE-PISA, il livello 2). É indubbio, infatti, che questi studenti meritino un‘attenzione particolare. In Italia, la percentuale di studenti low performer sembra essere molto alta nel Sud e nelle Isole, e negli istituti Professionali e di Formazione professionale. Lettura L’Italia presenta una percentuale di studenti che raggiunge almeno il livello minimo di competenza in lettura, analoga alla percentuale media internazionale (circa il 77%). Tuttavia, le aree del Sud si caratterizzano per una presenza maggiore di studenti low performer (tra il 20 e il 40%). Inoltre, negli Istituti tecnici, il 27% degli studenti non raggiunge il livello 2, livello non raggiunto da almeno il 50% degli studenti degli Istituti Professionali della Formazione professionale Matematica Circa il 24% dei nostri studenti quindicenni non ha raggiunto il Livello 2, livello base di competenza in matematica (media OCSE 22%). Al Sud e nelle Isole, la percentuale di studenti che non ha raggiunto il Livello 2 è del 33% nel Sud e del 38% nelle Isole. Nei Licei, la percentuale di studenti che non raggiungono il livello base di competenza è di circa l’11%, ma questa percentuale sale al 23% negli Istituti tecnici e raggiunge il 57% nell’Istruzione professionale e il 50% nella Formazione professionale. Scienze In Italia, 3 studenti su 4 dimostrano di possedere almeno il livello base di competenza scientifica (livello 2). Nel Nord, più dell’80% degli studenti raggiunge il livello 2, mentre, nelle aree del Mezzogiorno, gli studenti che non raggiungono il livello base di competenza scientifica sono più di un terzo della popolazione. La maggioranza degli studenti che studiano in Istituti Professionali (58%) o frequentano Centri di Formazione professionale (55%) non raggiunge il livello base di competenza, mentre tale percentuale scende al 12% nei Licei. Quindi, circa il 30% dei quindicenni del sud Italia non raggiunge la competenza minima nei tre ambiti indagati. Inoltre negli istituti Professionali, e con percentuali molto simili anche i centri di formazione professionale, circa la metà degli studenti non raggiunge una competenza minima. Tra le tante considerazioni che si possono fare, quindi, una prioritaria riguarda queste disomogeneità territoriali e rispetto alla tipologia di scuola, in modo da individuare azioni efficaci che portino a una diminuzione di studenti che si collocano ad un livello molto basso in termini di competenza, soprattutto in alcune zone d’Italia e in alcune tipologie di scuole. Gli stereotipi di genere condizionano ancora le ragazze All’interno dei risultati OCSE-PISA, è interessante però soffermarsi anche sull’analisi di altri aspetti estremamente interessanti (ma purtroppo messi in ombra da quelli più legati alle singole discipline) riguardanti la percezione degli studenti rispetto al proprio apprendimento, il loro benessere e soddisfazione per la vita scolastica. Un primo elemento di riflessione è indirizzato a quegli studenti che, pur avendo ottenuto risultati elevati nelle varie prove, hanno però ambizioni molto inferiori a quanto ci si aspetterebbe sulla base del loro andamento scolastico. Questo avviene, soprattutto, tra gli studenti svantaggiati dal punto di vista socio-economico, dove solo tre studenti su cinque si aspettano di completare il percorso di istruzione terziaria, contro i sette studenti su otto tra i non svantaggiati. Rimanendo con la nostra riflessione sulle aspettative di carriera degli studenti quindicenni, si evidenziano ancora forti stereotipi di genere legati alle STEM. Tra gli studenti maschi con alto rendimento in matematica o scienze, uno su quattro ipotizza di poter lavorare in futuro come ingegnere o occupare una professione in ambito scientifico all'età di 30 anni; per quanto riguarda le studentesse, questo rapporto scende addirittura a una su otto, esprimendo anche una maggiore paura di fallire. Studenti soddisfatti della propria vita e felici Per quanto riguarda, invece, il grado di soddisfazione nei confronti della propria vita, il 67% degli studenti italiani, in linea con la media OCSE, ha dichiarato di essere soddisfatto della propria vita, riportando valori alti (tra 7 e 10) nella scala di soddisfazione proposta. Altrettanto positivo (91%) è il dato degli studenti italiani che hanno riferito di sentirsi felici qualche volta o sempre. Gli studenti hanno segnalato sentimenti positivi quando hanno dichiarato di percepire un forte senso di appartenenza e cooperazione a scuola, così come un’alta percentuale (66%, in linea con la media OCSE) ha dichiarato di essere d'accordo o molto d'accordo sul fatto che si possa trovare il modo di uscire da situazioni difficili. Per concludere, fin dal 2000, il Rapporto PISA mostra come i diversi Paesi riescono, sulla base dei dati raccolti, a supportare l’apprendimento dei propri studenti e a inserirsi in una rete di buone pratiche che possono aiutare a migliorare i sistemi educativi agendo a diversi livelli, da quello socio-economico a quello più prettamente educativo-didattico, per dare agli studenti l’opportunità di costruire la propria bussola con la quale navigare all’interno di un mondo sempre più (e sempre più velocemente) mutevole.
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I modelli esistenti di scuola dell’infanzia nel bosco e le loro caratteristiche comuni
A partire dagli ultimi anni, anche in Italia si è assistito a un modesto ma crescente interesse per quei progetti educativi che pongono al centro la natura e che rispondono al bisogno di riallacciare un legame con essa. Di scuola dell’infanzia nel bosco esistono fondamentalmente due modelli: la scuola nel bosco classica e la scuola nel bosco integrata. Nella scuola nel bosco classica i bambini trascorrono tutta la mattinata nel bosco o in mezzo alla natura, in un’area specifica e con confini circoscritti. In generale i bambini frequentano questa scuola cinque giorni a settimana per tre o quattro ore e mezzo al giorno considerate sufficienti per la vita educativa in una comunità sociale. Alcune scuole nel bosco offrono per uno o due giorni a settimana anche programmi e assistenza ai bambini durante il pomeriggio. Negli ultimi anni tuttavia si osserva sempre di più la tendenza ad allungare l’orario d’apertura per andare incontro alle richieste dei genitori. La scuola nel bosco integrata è una scuola dell’infanzia a tempo pieno, dotata di edifici e stanze proprie che prevedono attività nel bosco tutte le mattine. In queste scuole i bambini trascorrono la mattinata nel bosco e il pomeriggio nell’edificio o nelle aule della scuola. Accanto a questi due modelli di scuola nel bosco si trovano oggi altre forme nate con l’obiettivo di integrare il bosco nella quotidianità delle scuole dell’infanzia in diversi Paesi. Troviamo per esempio: «le settimane con progetti nel bosco» o «le giornate regolari e sistematiche di bosco». Nonostante nessuna scuola nel bosco sia uguale all’altra e non esista un modello definito a priori è possibile ricavare alcune caratteristiche a cui la pedagogia del bosco si ispira. I punti nodali per la pedagogia del bosco sono: Salute e motricità Il bosco offre una varietà di stimoli naturali attraverso i quali i bambini imparano a prendere consapevolezza del loro corpo e della loro forza. Vivere il ritmo delle stagioni e i fenomeni naturali Vivendo costantemente in spazi aperti, il bambino affronta in modo spontaneo e naturale il cambiamento delle stagioni, apprende le diverse caratteristiche e qualità di primavera, estate, autunno e inverno. Attivazione della percezione sensoriale attraverso esperienze primordiali Nella nostra abituale realtà tutti quanti usiamo solo una piccola parte delle capacità dei nostri sensi. Il bosco e la natura ci invitano invece ad abitare in essi attraverso un approccio multisensoriale. Apprendimento globale e gioco libero Nel gioco libero, ossia senza la guida di un adulto, i bambini possono sviluppare nuove idee e pensieri, imparando a rapportarsi con gli altri e a negoziare le regole scendendo a compromessi. Educazione ambientale Nella scuola nel bosco avviene attraverso due modalità: attraverso i racconti e le conoscenze sull’ambiente che gli educatori comunicano quotidianamente, da un lato; attraverso esperienze che i bambini possono fare spontaneamente e autonomamente, dall’altro. Possibilità di conoscere e apprendere i limiti della propria corporeità, promuovere l’autostima e l’autonomia I bambini, mettendosi alla prova fisicamente, arrivano a conoscere i propri limiti. Ogni successo rinforza la loro autostima e dà loro la possibilità di valutare meglio le proprie capacità. Sperimentare lo scorrere del tempo e il silenzio Il silenzio, così raro nella nostra società, diventa occasione per concentrarsi, fermarsi, ascoltare. Anche il tempo viene percepito diversamente, in modo più spontaneo e con un approccio più tranquillo. Apprezzamento della convivenza e promozione dell’atteggiamento sociale I bambini imparano a tenersi in considerazione l’uno con l’altro, ad aspettare, ad ascoltarsi, ad accettare debolezze e forze individuali e sviluppano molto velocemente un forte sentimento di appartenenza al gruppo.
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