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La valutazione sociale nella tutela minorile

Il Metodo del Relational Social Work

Roma - Erickson sede Roma | 30 novembre 2019 7 ore

Il tema della valutazione costituisce da sempre un aspetto centrale nel lavoro sociale con i minori e le famiglie. Si tratta di un compito estremamente complesso, che gli operatori dei servizi sociali, gli assistenti sociali in particolare, sono...

Il tema della valutazione costituisce da sempre un aspetto centrale nel lavoro sociale con i minori e le famiglie. Si tratta di un compito estremamente complesso, che gli operatori dei servizi sociali, gli assistenti sociali in particolare, sono chiamati ad assolvere all’interno di contesti sempre più delicati ed eterogenei, in cui vengono richieste abilità tecniche raffinate. Gli esiti dei percorsi valutativi, infatti, sono spesso sottoposti a loro volta a ulteriori osservazioni e valutazioni da parte di altri professionisti, dei responsabili di servizio, dei giudici, degli avvocati dei genitori, talora anche dei giornalisti. Talvolta si rischia di scivolare in un eccessivo tecnicismo, pensando che l’utilizzo degli strumenti di valutazione assicuri di per sé percorsi adeguati e dagli esiti «garantiti». Se, invece, ci poniamo dal punto di vista delle famiglie, possiamo ragionevolmente affermare che essere sottoposti a una valutazione genera ansia, preoccupazione, tentativi di difesa. I genitori difficilmente colgono la valenza protettiva di tali percorsi, piuttosto si sentono attaccati e sovente non collaborano. Si tratta quindi di un’area di lavoro «spinosa», in cui non è semplice definire modalità operative univoche e condivise.

Il tema della valutazione costituisce da sempre un aspetto centrale nel lavoro sociale con i minori e le famiglie. Si tratta di un compito estremamente complesso, che gli operatori dei servizi sociali, gli assistenti sociali in particolare, sono...

Il tema della valutazione costituisce da sempre un aspetto centrale nel lavoro sociale con i minori e le famiglie. Si tratta di un compito estremamente complesso, che gli operatori dei servizi sociali, gli assistenti sociali in particolare, sono chiamati ad assolvere all’interno di contesti sempre più delicati ed eterogenei, in cui vengono richieste abilità tecniche raffinate. Gli esiti dei percorsi valutativi, infatti, sono spesso sottoposti a loro volta a ulteriori osservazioni e valutazioni da parte di altri professionisti, dei responsabili di servizio, dei giudici, degli avvocati dei genitori, talora anche dei giornalisti. Talvolta si rischia di scivolare in un eccessivo tecnicismo, pensando che l’utilizzo degli strumenti di valutazione assicuri di per sé percorsi adeguati e dagli esiti «garantiti». Se, invece, ci poniamo dal punto di vista delle famiglie, possiamo ragionevolmente affermare che essere sottoposti a una valutazione genera ansia, preoccupazione, tentativi di difesa. I genitori difficilmente colgono la valenza protettiva di tali percorsi, piuttosto si sentono attaccati e sovente non collaborano. Si tratta quindi di un’area di lavoro «spinosa», in cui non è semplice definire modalità operative univoche e condivise.

Il tema della valutazione costituisce da sempre un aspetto centrale nel lavoro sociale con i minori e le famiglie. Si tratta di un compito estremamente complesso, che gli operatori dei servizi sociali, gli assistenti sociali in particolare, sono...

Il tema della valutazione costituisce da sempre un aspetto centrale nel lavoro sociale con i minori e le famiglie. Si tratta di un compito estremamente complesso, che gli operatori dei servizi sociali, gli assistenti sociali in particolare, sono chiamati ad assolvere all’interno di contesti sempre più delicati ed eterogenei, in cui vengono richieste abilità tecniche raffinate. Gli esiti dei percorsi valutativi, infatti, sono spesso sottoposti a loro volta a ulteriori osservazioni e valutazioni da parte di altri professionisti, dei responsabili di servizio, dei giudici, degli avvocati dei genitori, talora anche dei giornalisti. Talvolta si rischia di scivolare in un eccessivo tecnicismo, pensando che l’utilizzo degli strumenti di valutazione assicuri di per sé percorsi adeguati e dagli esiti «garantiti». Se, invece, ci poniamo dal punto di vista delle famiglie, possiamo ragionevolmente affermare che essere sottoposti a una valutazione genera ansia, preoccupazione, tentativi di difesa. I genitori difficilmente colgono la valenza protettiva di tali percorsi, piuttosto si sentono attaccati e sovente non collaborano. Si tratta quindi di un’area di lavoro «spinosa», in cui non è semplice definire modalità operative univoche e condivise.

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Convegno La valutazione sociale nella tutela minorile + Abbonamento rivista
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contenuti

Di seguito il programma della giornata:

Sessione plenaria dalle 10:00 alle 11:30

  • Introduce e coordina la sessione

Fabio Folgheraiter (Università Cattolica di Milano e Direttore scientifico Centro di Ricerca Relational Social Work)

  • Saluti...

Di seguito il programma della giornata:

Sessione plenaria dalle 10:00 alle 11:30

  • Introduce e coordina la sessione

Fabio Folgheraiter (Università Cattolica di Milano e Direttore scientifico Centro di Ricerca Relational Social Work)

  • Saluti istituzionali

Patrizia Favali (Presidente del Consiglio regionale degli Assistenti sociali del Lazio)

  • Il rapporto tra avvocati di famiglia e operatori 

Simona Ardesi (Avvocata e Università Cattolica di Brescia)

  • Valutazione e indagine sociale: è possibile un approccio relazionale?

Francesca Corradini (Università Cattolica di Milano e Centro di Ricerca Relational Social Work)

Ogni partecipante può scegliere uno dei due workshop in contemporanea dalle 12:00 alle 13:30

1. La scrittura delle relazioni di lavoro sociale: riflessioni e accorgimenti a partire da un approccio antioppressivo

Camilla Landi (Università Cattolica di Milano e Centro di Ricerca Relational Social Work)

Spesso l’attività di scrittura è percepita dagli operatori sociali come un gravoso compito amministrativo, a latere delle loro autentiche funzioni di aiuto che si sostanziano nella relazione con le persone con cui lavorano. Eppure la scrittura, in particolar modo le relazioni sui casi, può incidere notevolmente sulla vita degli utenti, soprattutto quando come operatori ci si trova a dover valutare bisogni, competenze genitoriali e situazioni di pregiudizio nel lavoro con minori e famiglie. Le relazioni scritte non sono neutre nel rappresentare la realtà: la situazione viene letta e descritta dagli occhi di una persona terza, l’operatore. Così una medesima situazione familiare potrebbe essere narrata con un certo pessimismo come una storia di sconfitta, oppure con sguardo più speranzoso come una storia potenzialmente di successo. Il coinvolgimento e la partecipazione delle famiglie e dei ragazzi possono aiutare i professionisti a trasformare l’attività di scrittura da mera incombenza amministrativa a occasione di riflessione e lavoro autentico con le persone di cui si parla nella relazione. Il workshop sarà occasione per riflettere su come si scrivono le relazioni sui casi e sulla possibilità di aprirsi, secondo un approccio antioppressivo, a esperienze di scrittura collaborativa. Mediante esercitazioni e lavoro in sotto-gruppi si metteranno a fuoco indicazioni e accorgimenti per scrivere relazioni attente e rispettose delle persone di cui si parla.

2. Il portavoce dei bambini: aiutare bambini e ragazzi a rappresentare il proprio punto di vista nei processi decisionali

Valentina Calcaterra (Università Cattolica di Milano e Centro di Ricerca Relational Social Work)

L’advocacy nella tutela dei minori è una pratica professionale che vede l’intervento di un portavoce indipendente a sostegno della partecipazione dei bambini e dei ragazzi ai processi decisionali formali che riguardano la loro vita. L’ascolto da parte degli operatori dei bambini e dei ragazzi è un dovere professionale e necessario nel rispetto di quanto sancito dalla normativa nazionale e dalle Convenzioni internazionali sui diritti dei fanciulli. Tuttavia non è così facile per un bambino parlare proprio con chi ha il dovere di ascoltare ciò che ha da dire, soprattutto nelle situazioni in cui è necessario valutare e intervenire nella situazione famigliare a tutela dei più piccoli. Il portavoce affianca i bambini e i ragazzi nel comprendere la situazione, chiarificarsi le idee, decidere cosa e come riferire agli adulti e, quando non sono in grado di parlare per sé, rappresentare agli operatori il proprio punto di vista così che ne possano tenere conto nel prendere le decisioni per la loro tutela. Nel workshop, dopo una presentazione teorica, si discuteranno esemplificazioni concrete del lavoro del portavoce.

 Ogni partecipante può scegliere uno dei due workshop in contemporanea dalle 14:30 alle 16:00

3. Griglie, indicatori, checklist: come utilizzare strumenti di valutazione in ottica relazionale

Francesca Corradini (Università Cattolica di Milano e Centro di Ricerca Relational Social Work)

L’utilizzo di griglie di lettura e di set di indicatori all’interno dei percorsi di assessment delle situazioni familiari è oggetto di un ampio dibattito in letteratura e nella pratica professionale. All’interno del workshop si affronterà la tematica a partire dalla classica distinzione e dall’inevitabile intreccio tra need assessment (valutazione dei bisogni) e risk assessment (valutazione del rischio di pregiudizio), mettendo in evidenza i punti di forza e le principali criticità nell’utilizzo di strumenti pre-definiti per la valutazione. Verranno quindi presentate alcune griglie di lettura e set di indicatori e verrà effettuata una piccola sperimentazione attraverso analisi di caso, prestando particolare attenzione a come l’approccio relazionale costituisca un modello di riferimento per l’assessment anche quando ci si avvale di strumenti pre-definiti.

4. Tra culture diverse: fonti di errore nella valutazione delle competenze genitoriali con famiglie di minoranza etnica

Elena Cabiati (Università Cattolica di Milano e Centro di Ricerca Relational Social Work)

In una società multi-etnica, assistenti sociali, educatrici e psicologhe si trovano a valutare le competenze di genitori che sono portatrici di un background etnico, culturale e valoriale diverso da quello prevalente a livello nazionale, e che nella maggior parte dei casi hanno compiuto o stanno compiendo un percorso migratorio. A partire da casi concreti, i partecipanti al workshop saranno coinvolti attivamente nell’individuare le peculiarità, le sfide e le criticità che interessano gli interventi di valutazione in uno scenario di Social work interculturale. Particolare attenzione verrà posta sulle fonti di errore che possono condurre i professionisti a effettuare valutazioni incomplete o viziate da pregiudizi e stereotipi, e sui relativi accorgimenti utili per la promozione di una pratica operativa efficace e rispettosa della differenza interculturale.

Sessione conclusiva dalle 16:30 alle 17:30 

  • Momento di condivisione, confronto e riflessioni finali

Fabio Folgheraiter (Università Cattolica di Milano e Direttore scientifico Centro di Ricerca Relational Social Work)

 

Di seguito il programma della giornata:

Sessione plenaria dalle 10:00 alle 11:30

  • Introduce e coordina la sessione

Fabio Folgheraiter (Università Cattolica di Milano e Direttore scientifico Centro di Ricerca Relational Social Work)

  • Saluti...

Di seguito il programma della giornata:

Sessione plenaria dalle 10:00 alle 11:30

  • Introduce e coordina la sessione

Fabio Folgheraiter (Università Cattolica di Milano e Direttore scientifico Centro di Ricerca Relational Social Work)

  • Saluti istituzionali

Patrizia Favali (Presidente del Consiglio regionale degli Assistenti sociali del Lazio)

  • Il rapporto tra avvocati di famiglia e operatori 

Simona Ardesi (Avvocata e Università Cattolica di Brescia)

  • Valutazione e indagine sociale: è possibile un approccio relazionale?

Francesca Corradini (Università Cattolica di Milano e Centro di Ricerca Relational Social Work)

Ogni partecipante può scegliere uno dei due workshop in contemporanea dalle 12:00 alle 13:30

1. La scrittura delle relazioni di lavoro sociale: riflessioni e accorgimenti a partire da un approccio antioppressivo

Camilla Landi (Università Cattolica di Milano e Centro di Ricerca Relational Social Work)

Spesso l’attività di scrittura è percepita dagli operatori sociali come un gravoso compito amministrativo, a latere delle loro autentiche funzioni di aiuto che si sostanziano nella relazione con le persone con cui lavorano. Eppure la scrittura, in particolar modo le relazioni sui casi, può incidere notevolmente sulla vita degli utenti, soprattutto quando come operatori ci si trova a dover valutare bisogni, competenze genitoriali e situazioni di pregiudizio nel lavoro con minori e famiglie. Le relazioni scritte non sono neutre nel rappresentare la realtà: la situazione viene letta e descritta dagli occhi di una persona terza, l’operatore. Così una medesima situazione familiare potrebbe essere narrata con un certo pessimismo come una storia di sconfitta, oppure con sguardo più speranzoso come una storia potenzialmente di successo. Il coinvolgimento e la partecipazione delle famiglie e dei ragazzi possono aiutare i professionisti a trasformare l’attività di scrittura da mera incombenza amministrativa a occasione di riflessione e lavoro autentico con le persone di cui si parla nella relazione. Il workshop sarà occasione per riflettere su come si scrivono le relazioni sui casi e sulla possibilità di aprirsi, secondo un approccio antioppressivo, a esperienze di scrittura collaborativa. Mediante esercitazioni e lavoro in sotto-gruppi si metteranno a fuoco indicazioni e accorgimenti per scrivere relazioni attente e rispettose delle persone di cui si parla.

2. Il portavoce dei bambini: aiutare bambini e ragazzi a rappresentare il proprio punto di vista nei processi decisionali

Valentina Calcaterra (Università Cattolica di Milano e Centro di Ricerca Relational Social Work)

L’advocacy nella tutela dei minori è una pratica professionale che vede l’intervento di un portavoce indipendente a sostegno della partecipazione dei bambini e dei ragazzi ai processi decisionali formali che riguardano la loro vita. L’ascolto da parte degli operatori dei bambini e dei ragazzi è un dovere professionale e necessario nel rispetto di quanto sancito dalla normativa nazionale e dalle Convenzioni internazionali sui diritti dei fanciulli. Tuttavia non è così facile per un bambino parlare proprio con chi ha il dovere di ascoltare ciò che ha da dire, soprattutto nelle situazioni in cui è necessario valutare e intervenire nella situazione famigliare a tutela dei più piccoli. Il portavoce affianca i bambini e i ragazzi nel comprendere la situazione, chiarificarsi le idee, decidere cosa e come riferire agli adulti e, quando non sono in grado di parlare per sé, rappresentare agli operatori il proprio punto di vista così che ne possano tenere conto nel prendere le decisioni per la loro tutela. Nel workshop, dopo una presentazione teorica, si discuteranno esemplificazioni concrete del lavoro del portavoce.

 Ogni partecipante può scegliere uno dei due workshop in contemporanea dalle 14:30 alle 16:00

3. Griglie, indicatori, checklist: come utilizzare strumenti di valutazione in ottica relazionale

Francesca Corradini (Università Cattolica di Milano e Centro di Ricerca Relational Social Work)

L’utilizzo di griglie di lettura e di set di indicatori all’interno dei percorsi di assessment delle situazioni familiari è oggetto di un ampio dibattito in letteratura e nella pratica professionale. All’interno del workshop si affronterà la tematica a partire dalla classica distinzione e dall’inevitabile intreccio tra need assessment (valutazione dei bisogni) e risk assessment (valutazione del rischio di pregiudizio), mettendo in evidenza i punti di forza e le principali criticità nell’utilizzo di strumenti pre-definiti per la valutazione. Verranno quindi presentate alcune griglie di lettura e set di indicatori e verrà effettuata una piccola sperimentazione attraverso analisi di caso, prestando particolare attenzione a come l’approccio relazionale costituisca un modello di riferimento per l’assessment anche quando ci si avvale di strumenti pre-definiti.

4. Tra culture diverse: fonti di errore nella valutazione delle competenze genitoriali con famiglie di minoranza etnica

Elena Cabiati (Università Cattolica di Milano e Centro di Ricerca Relational Social Work)

In una società multi-etnica, assistenti sociali, educatrici e psicologhe si trovano a valutare le competenze di genitori che sono portatrici di un background etnico, culturale e valoriale diverso da quello prevalente a livello nazionale, e che nella maggior parte dei casi hanno compiuto o stanno compiendo un percorso migratorio. A partire da casi concreti, i partecipanti al workshop saranno coinvolti attivamente nell’individuare le peculiarità, le sfide e le criticità che interessano gli interventi di valutazione in uno scenario di Social work interculturale. Particolare attenzione verrà posta sulle fonti di errore che possono condurre i professionisti a effettuare valutazioni incomplete o viziate da pregiudizi e stereotipi, e sui relativi accorgimenti utili per la promozione di una pratica operativa efficace e rispettosa della differenza interculturale.

Sessione conclusiva dalle 16:30 alle 17:30 

  • Momento di condivisione, confronto e riflessioni finali

Fabio Folgheraiter (Università Cattolica di Milano e Direttore scientifico Centro di Ricerca Relational Social Work)

 

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  • Introduce e coordina la sessione

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  • Saluti istituzionali

Patrizia Favali (Presidente del Consiglio regionale degli Assistenti sociali del Lazio)

  • Il rapporto tra avvocati di famiglia e operatori 

Simona Ardesi (Avvocata e Università Cattolica di Brescia)

  • Valutazione e indagine sociale: è possibile un approccio relazionale?

Francesca Corradini (Università Cattolica di Milano e Centro di Ricerca Relational Social Work)

Ogni partecipante può scegliere uno dei due workshop in contemporanea dalle 12:00 alle 13:30

1. La scrittura delle relazioni di lavoro sociale: riflessioni e accorgimenti a partire da un approccio antioppressivo

Camilla Landi (Università Cattolica di Milano e Centro di Ricerca Relational Social Work)

Spesso l’attività di scrittura è percepita dagli operatori sociali come un gravoso compito amministrativo, a latere delle loro autentiche funzioni di aiuto che si sostanziano nella relazione con le persone con cui lavorano. Eppure la scrittura, in particolar modo le relazioni sui casi, può incidere notevolmente sulla vita degli utenti, soprattutto quando come operatori ci si trova a dover valutare bisogni, competenze genitoriali e situazioni di pregiudizio nel lavoro con minori e famiglie. Le relazioni scritte non sono neutre nel rappresentare la realtà: la situazione viene letta e descritta dagli occhi di una persona terza, l’operatore. Così una medesima situazione familiare potrebbe essere narrata con un certo pessimismo come una storia di sconfitta, oppure con sguardo più speranzoso come una storia potenzialmente di successo. Il coinvolgimento e la partecipazione delle famiglie e dei ragazzi possono aiutare i professionisti a trasformare l’attività di scrittura da mera incombenza amministrativa a occasione di riflessione e lavoro autentico con le persone di cui si parla nella relazione. Il workshop sarà occasione per riflettere su come si scrivono le relazioni sui casi e sulla possibilità di aprirsi, secondo un approccio antioppressivo, a esperienze di scrittura collaborativa. Mediante esercitazioni e lavoro in sotto-gruppi si metteranno a fuoco indicazioni e accorgimenti per scrivere relazioni attente e rispettose delle persone di cui si parla.

2. Il portavoce dei bambini: aiutare bambini e ragazzi a rappresentare il proprio punto di vista nei processi decisionali

Valentina Calcaterra (Università Cattolica di Milano e Centro di Ricerca Relational Social Work)

L’advocacy nella tutela dei minori è una pratica professionale che vede l’intervento di un portavoce indipendente a sostegno della partecipazione dei bambini e dei ragazzi ai processi decisionali formali che riguardano la loro vita. L’ascolto da parte degli operatori dei bambini e dei ragazzi è un dovere professionale e necessario nel rispetto di quanto sancito dalla normativa nazionale e dalle Convenzioni internazionali sui diritti dei fanciulli. Tuttavia non è così facile per un bambino parlare proprio con chi ha il dovere di ascoltare ciò che ha da dire, soprattutto nelle situazioni in cui è necessario valutare e intervenire nella situazione famigliare a tutela dei più piccoli. Il portavoce affianca i bambini e i ragazzi nel comprendere la situazione, chiarificarsi le idee, decidere cosa e come riferire agli adulti e, quando non sono in grado di parlare per sé, rappresentare agli operatori il proprio punto di vista così che ne possano tenere conto nel prendere le decisioni per la loro tutela. Nel workshop, dopo una presentazione teorica, si discuteranno esemplificazioni concrete del lavoro del portavoce.

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4. Tra culture diverse: fonti di errore nella valutazione delle competenze genitoriali con famiglie di minoranza etnica

Elena Cabiati (Università Cattolica di Milano e Centro di Ricerca Relational Social Work)

In una società multi-etnica, assistenti sociali, educatrici e psicologhe si trovano a valutare le competenze di genitori che sono portatrici di un background etnico, culturale e valoriale diverso da quello prevalente a livello nazionale, e che nella maggior parte dei casi hanno compiuto o stanno compiendo un percorso migratorio. A partire da casi concreti, i partecipanti al workshop saranno coinvolti attivamente nell’individuare le peculiarità, le sfide e le criticità che interessano gli interventi di valutazione in uno scenario di Social work interculturale. Particolare attenzione verrà posta sulle fonti di errore che possono condurre i professionisti a effettuare valutazioni incomplete o viziate da pregiudizi e stereotipi, e sui relativi accorgimenti utili per la promozione di una pratica operativa efficace e rispettosa della differenza interculturale.

Sessione conclusiva dalle 16:30 alle 17:30 

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Fabio Folgheraiter (Università Cattolica di Milano e Direttore scientifico Centro di Ricerca Relational Social Work)

 


La giornata intende contribuire alla riflessione sull’argomento e intende fornire, attraverso la modalità dei workshop, alcuni strumenti operativi che possano trovare applicazione nei contesti lavorativi dei partecipanti.

Lavoro sociale Tutela dei minori
Lavoro sociale Relational Social Work
Assistenti sociali e altri operatori che lavorano nell’ambito della tutela minorile. Dirigenti, responsabili, coordinatori dei servizi sociali.

La giornata intende contribuire alla riflessione sull’argomento e intende fornire, attraverso la modalità dei workshop, alcuni strumenti operativi che possano trovare applicazione nei contesti lavorativi dei partecipanti.

Lavoro sociale Tutela dei minori
Lavoro sociale Relational Social Work
Assistenti sociali e altri operatori che lavorano nell’ambito della tutela minorile. Dirigenti, responsabili, coordinatori dei servizi sociali.

Per un offerta per la partecipazione di gruppo scrivi a formazione@erickson.it

Gli orari della formazione in presenza saranno:
sabato 30 novembre 2019 dalle 10:00 alle 13:30 e dalle 14:30 alle 17:30

Viale Etiopia, 20
00199 Roma - Roma

Per vedere le strutture alberghiere convenzionate, clicca qui. 

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Gli orari della formazione in presenza saranno:
sabato 30 novembre 2019 dalle 10:00 alle 13:30 e dalle 14:30 alle 17:30

Viale Etiopia, 20
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Ordine degli Assistenti sociali

Sono stati riconosciuti 6 crediti per Assistenti Sociali

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
Il Centro Studi Erickson è ente accreditato dal MIUR per la formazione del personale della scuola.
Questo corso è presente sulla...

Sono stati riconosciuti 6 crediti per Assistenti Sociali

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
Il Centro Studi Erickson è ente accreditato dal MIUR per la formazione del personale della scuola.
Questo corso è presente sulla piattaforma S.o.f.i.a. del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca http://www.istruzione.it/pdgf/index.html

L'ID del corso è: 51450

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A seguito dell’iscrizione invieremo la relativa fattura all’indirizzo e-mail indicato in fase d’iscrizione.

Per partecipare all’appuntamento è necessario effettuare il pagamento secondo le seguenti modalità:

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Per partecipare all’appuntamento è necessario effettuare il pagamento secondo le seguenti modalità:

  • carta di credito/PayPal/carta del docente pagando contestualmente all’iscrizione
  • bonifico bancario da effettuare entro i 3 giorni successivi alla data d’iscrizione online.

Se l’iscrizione avviene a ridosso dell’evento, verrà richiesta visione della ricevuta di pagamento tramite bonifico.

Si consiglia di non attendere i giorni in prossimità dell’evento per svolgere l’iscrizione e il pagamento.

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Al termine dell'evento verrà rilasciato un attestato di frequenza.
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