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I mini gialli dei dettati 2
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Search-ME - Erickson 1 Psicologia
Gradualità, leggerezza, consapevolezza e istinto: qual è l’atteggiamento giusto e quali i migliori alleati per un un nuovo inizio affettivo
Dopo la fine di una storia importante è naturale sentirsi scoraggiati verso nuove relazioni romantiche. Col passare del tempo però, con un po’ di riflessione e impegno, in genere si inizia a sentirsi più sereni ed in equilibrio. Si è riusciti a comprendere che cosa è andato storto nella relazione precedente, si è rielaborato il lutto della perdita affettiva e si è riusciti a maturare una maggiore consapevolezza su se stessi e su quali sono gli aspetti importanti che dovranno essere presenti in una nuova relazione. Una volta fatto questo tipo di chiarezza e riguadagnato un certo equilibrio emotivo, si è pronti ad aprirsi a nuove relazioni sentimentali, tornando a mettersi in gioco. A questo punto… quali sono gli aspetti a cui è bene prestare attenzione nell’approccio con un possibile nuovo partner? Quali strumenti abbiamo a disposizione per capire se la nuova persona conosciuta potrebbe essere quella giusta? Ascoltiamo i suggerimenti di Duccio Baroni, psicologo e psicoterapeuta, esperto di dinamiche di coppia e autore del libro “L’arte di riparare un cuore”. «Di solito il primo periodo di incontri serve a valutare se la persona con la quale esci è giusta per te. È facile farsi prendere dall’entusiasmo o vedere un fallimento al primo appuntamento andato male. In entrambi i casi, la tua capacità di valutazione può essere annebbiata. È importante rispettare i tempi di questa prima fase e prenderla in modo graduale, lasciandosi il tempo di riflettere. All’inizio di una nuova relazione è necessario tutelare i propri spazi, continuare a vedere gli amici, mantenere i propri hobby e ritagliarsi del tempo da soli. Hai conquistato con fatica e duro lavoro la tua nuova vita: curala con dedizione. Affronta ogni nuovo appuntamento con leggerezza, goditi l’eccitazione che lo precede, mantieni la mente aperta durante l’incontro, ma una volta terminato prenditi del tempo per esaminare cosa sta accadendo. Chiediti se questa persona mostra di avere le qualità che desideri e se una possibile relazione ti lascerebbe lo spazio di essere ciò che vuoi essere. Conoscenza di te e istinto: due potenti alleati In questa fase hai due potenti alleati, la conoscenza di te che hai sviluppato e il tuo istinto. Sai cosa ti affascina in una persona, ma sai anche che potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio. Ad esempio, sai che ti piacciono gli uomini decisi e sicuri (proprio come il tuo ex partner), ma sai che possono diventare egoisti e auto-centrati; sai che ti affascinano le donne misteriose e sfuggenti (proprio come la tua ex partner), ma sai che possono rivelarsi incapaci di darti la cura e l’affetto di cui hai bisogno. Tenere a mente ciò che sai di te stesso e come funzioni può fare davvero la differenza tra procedere verso una vita di coppia soddisfacente (con un altro partner) e intrappolarsi nuovamente in una relazione tossica. Poi c’è l’istinto, l’insieme di sensazioni e impressioni che il nostro cervello elabora inconsapevolmente in frazioni di secondo. Poni attenzione a cosa provi e pensi durante l’appuntamento e tienilo a mente per riesaminarlo con calma in seguito. In particolare, prova a porre attenzione ai seguenti comportamenti che possono essere indicativi di futuri problemi: l’altra persona parla troppo della sua relazione passata, ti chiede troppo del tuo ex partner, parla continuamente di se stessa, appare depressa e negativa, fa domande personali troppo presto, non mostra sensibilità nel trattare argomenti per te importanti, non fa domande su di te, mostra di non ascoltarti o ti interrompe mentre parli, è più interessata al cellulare che a te, cerca il contatto fisico troppo presto, fa affermazioni sessiste o mostra segni di gelosia, ti soffoca con messaggi e richieste sul prossimo appuntamento. Questi segnali dovrebbero farti riflettere sulla possibilità di interrompere le uscite e muoverti verso altri orizzonti».
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Search-ME - Erickson 2 Psicologia
Quanto è diffuso e come si può trattare il disturbo d’ansia per la salute
La maggior parte di noi ha provato, in qualche momento della sua vita, una forte ansia per la propria salute o quella dei propri cari. Sperimentare ansia riguardo alla salute e alla morte è assolutamente normale. L’ansia per la salute diventa un vero e proprio disturbo quando si manifesta come una paura o una preoccupazione continua ed eccessiva. Molti individui che sperimentano eccessiva ansia per la salute ispezionano ripetutamente il proprio corpo per cercare segni, rigonfiamenti, eruzioni cutanee e piccole ferite che possano indicare l’inizio di una malattia fisica. Altre persone invece temono moltissimo l’andare da un dottore per la paura che gli confermi il sospetto di avere una malattia grave e quindi evitano di farsi visitare e/o di fare accertamenti, anche se continuano a preoccuparsi. Molte persone alternano questi comportamenti. Quanto è diffusa l’ansia per la salute?  Le stime suggeriscono che dal 3 al 10% della popolazione generale soffre di una significativa ansia per la salute, mentre più del 30% sperimenta al riguardo paure occasionali o più leggere. L’ansia per la salute colpisce in uguale misura sia uomini che donne e si può sviluppare a ogni età. Come si manifesta? L’andamento del disturbo è generalmente a fasi: una persona può nutrire preoccupazioni eccessive per la sua salute per alcuni periodi di tempo anche lunghi, alternati a momenti in cui esse non si manifestano o sono più leggere e transitorie. In generale, se non trattato questo disturbo frequentemente tende a diventare cronico e a far vivere sempre con una sensazione di precarietà e insicurezza per la propria vita. Quali sono le principali cause dell’ansia per la salute?  Nonostante sia un disturbo che si conosce da moltissimo tempo, come per tutti i disturbi mentali non sono ancora state trovate le cause precise della sua insorgenza, la cosiddetta eziologia. Gli studi di questi ultimi anni hanno però permesso di ipotizzare l’azione di più fattori nel determinare la maggiore vulnerabilità di alcune persone: alcuni sono di tipo biologico e genetico, altri di natura psicologica, altri ancora di tipo sociale e culturale. Chi è lo specialista più adatto per un trattamento del disturbo d’ansia per la salute? Lo specialista che può confermare la diagnosi e suggerire un trattamento adeguato è lo psichiatra; per un trattamento psicologico è necessario uno specialista nelle tecniche psicologiche, cioè uno psicoterapeuta, che può essere uno psichiatra o uno psicologo, purché esperto nel trattamento di questo tipo di problema.
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Search-ME - Erickson 3 Psicologia
La risposta ai dubbi più comuni delle persone che soffrono di disturbi del sonno
L’impossibilità di dormire è una delle peggiori esperienze che si possano sperimentare nella vita. L’insonnia, infatti, non ha effetti negativi solamente durante la notte, ma incide anche sulla qualità della vita diurna. Le persone che soffrono in maniera persistente di questo disturbo si lamentano spesso di essere giù di morale durante il giorno, di essere stanche e poco concentrate, e lamentano difficoltà in ambito lavorativo, familiare e sociale. L’insonnia è infatti uno dei disturbi più impegnativi per il sistema sanitario a livello internazionale e i costi sociali per la sua gestione sono elevatissimi. Un decimo della popolazione adulta e un quinto di quella oltre i sessantacinque anni ne soffre, e rappresenta una delle lamentele più comunemente udite dal medico curante, ma i sistemi sanitari, al momento, non sono in grado di offrire servizi adeguati alla sua risoluzione. Colin A. Espie, professore emerito di Psicologia clinica presso l’Università di Glasgow (Scozia), dove ha fondato e diretto per molti anni il Centro di Medicina del Sonno, ha raccolto alcune delle domande più comuni delle persone che soffrono di disturbi del sonno, dando una risposta in base alle conoscenze attuali sul sonno e sui suoi disturbi. Qui sotto vi presentiamo una selezione di queste domande & risposte. Le persone anziane hanno meno bisogno di dormire? VERO. La durata del sonno si modifica nel corso della vita. I neonati possono dormire oltre diciotto ore al giorno, svegliandosi solamente per mangiare. Le persone anziane, invece, tendono a dormire meno rispetto alla popolazione adulta e ad avere un sonno più frammentato (soprattutto nella seconda parte della notte). È importante prendere atto di come certe modificazioni del sonno, a volte difficili da accettare, siano normali con l’avanzare dell’età. Probabilmente lo sapevate già, ma in che modo considerare questo ha cambiato le aspettative che avete rispetto al vostro sonno? Forse non avete mai preso in considerazione la possibilità di correggere le abitudini ad esso relative. È il momento di farlo. Si tende a dormire più profondamente man mano che la notte trascorre? FALSO. Sarebbe uno dei nostri più grandi piaceri andare dritti verso un buon sonno profondo. Le cose, però, non stanno affatto in questo modo. Durante la notte, sperimentiamo diversi tipi di sonno che si alternano ciclicamente, alcuni più leggeri e altri più profondi. Generalmente, il sonno più profondo si ha durante la prima parte della notte e quello più leggero durante la seconda. Non è una brutta notizia! Ciò vuol dire che il sonno più riposante ha una breve durata (pertanto, anche se avete dormito poco, il sonno da recuperare non è quello di tutta la notte). Questo è il motivo per cui, a volte, potete sentirvi riposati avendo dormito soltanto un paio d’ore. Per recuperare il sonno perduto di una notte dovremmo dormire un’altra notte intera? FALSO. Durante il periodo di veglia, accumuliamo un debito di sonno che viene saldato durante la notte e azzerato al risveglio. Chi è affetto da insonnia non riesce a fare questo. Tale concetto, tuttavia, è stato in parte superato, e si è visto come non sia necessario recuperare tutto il sonno perduto; è stato infatti evidenziato come sia sufficiente recuperarne meno di 1/3. Tra l’altro, la notte di recupero è caratterizzata generalmente da un sonno molto più profondo e ristoratore. Il sonno è importante per la memoria? VERO. Il sonno è necessario per il riposo fisico e mentale. Il corpo ha bisogno di riposo per recuperare le energie spese e, mentre dormiamo, si rigenera per il giorno successivo. Più esso si affatica e lavora, più ha bisogno di sonno per ripristinare le proprie energie. Lo stesso vale per l’attività mentale. Per la mente, tuttavia, il sonno non costituisce solo un momento di riposo. Durante la notte, infatti, vi è un’intensa attività mentale, attraverso la quale viene processata ogni informazione ed esperienza della giornata precedente. In tal modo vengono consolidati i nostri ricordi. Non c’è dubbio, infatti, che il sonno sia importante per i processi di memorizzazione. Più tempo dormiamo meglio ci sentiamo il giorno successivo? FALSO. Non c’è una relazione diretta tra quantità di sonno e benessere. Le persone che hanno bisogno di dormire molto non si sentono meglio di quelle che hanno bisogno di poche ore di sonno. I buoni dormitori possono dormire più di quello di cui hanno bisogno. Ciò, tuttavia, presenta dei grossi svantaggi, giacché attiva la cosiddetta “inerzia del sonno”, ossia il sentirsi sonnolenti e “rimbambiti” al risveglio. Dormire il più possibile innesca questo meccanismo, riducendo la sensazione di benessere conseguente al riposo. La cosa migliore, pertanto, è stabilire quanto tempo necessitiamo veramente di dormire e puntare verso questo obiettivo. Se durante il giorno ci sentiamo irritabili vuol dire che abbiamo dormito male? FALSO. È certamente vero che non dormire rende irritabili, ma non è detto che ciò dipenda solamente da questo! Vi sono molti altri fattori, infatti, che possono determinare tale stato d’animo. Quella sopra riportata è una credenza erronea tipica dei soggetti insonni. Infatti, essi tendono ad attribuire tutte le loro esperienze negative al fatto di aver dormito poco. L’irritabilità che talvolta si prova durante il giorno potrebbe essere dovuta a problemi lavorativi, sentimentali o relazionali. Ciò non vuol dire che si debba ignorare l’importante rapporto che esiste tra il sonno e l’umore. È importante comprendere come l’irritabilità possa essere legata all’insonnia, ma non ne sia necessariamente la conseguenza diretta. È essenziale, a mio avviso, valutare correttamente quali potrebbero esserne le cause, prendendo in considerazione anche altri aspetti della propria vita. La maggior parte della popolazione adulta dorme almeno sette-otto ore per notte? VERO. Quanto tempo dovrebbe dormire normalmente una persona? Questa è la domanda che mi viene rivolta più frequentemente. Il tempo di sonno di cui un individuo ha bisogno dipende molto dalla sua età e dal suo stile di vita. Questo è uno dei motivi per cui è necessario registrare quotidianamente le caratteristiche del proprio sonno tramite l’apposito diario. È vero, comunque, che gli adulti dormono in media sette-otto ore per notte. La maggior parte della popolazione si avvicina molto a questa media, ma esistono persone alle quali è suffi ciente dormire quattro ore per notte, così come altre che necessitano di dieci ore di sonno. Esse differiscono dalla media della popolazione, ma non sono necessariamente da considerare anormali. La stanchezza durante il giorno potrebbe indicare la presenza di un disturbo del sonno? VERO. È importante distinguere la stanchezza dalla sonnolenza. La prima è quasi sempre presente quando le persone si sentono assonnate, mentre la seconda è quasi sempre assente quando le persone si sentono stanche. L’insonnia può causare stanchezza; è molto importante, però, verificare che non sia presente una vera e propria sonnolenza. Quest’ultima, solitamente, è indice di un altro tipo di disturbo, come la narcolessia o un disturbo del sonno legato alla respirazione. È di fondamentale importanza identificare tali problematiche, poiché non rispondono al trattamento psicoterapeutico per l’insonnia, e un modo per farlo è proprio quello di distinguere la stanchezza dalla sonnolenza. Le persone affette da insonnia sono spesso stanche, ma non accusano generalmente sonnolenza. Coloro che l’accusano, di solito, soffrono di altri tipi di disturbi del sonno. I disturbi del sonno generalmente si risolvono velocemente? VERO. L’insonnia occasionale è un’esperienza molto comune, ed è anche molto frequente che abbia una durata transitoria, solitamente molto breve. Il 10% della popolazione adulta e il 20% di quella ultrasessantacinquenne soff re invece di forme persistenti.  I sonnellini diurni dovrebbero essere se possibile evitati? VERO. Se vi sentite molto assonnati e non potete fare a meno di dormire è consigliabile fare un sonnellino. Se la cosa si ripete varie volte, è molto probabile che non soffriate d’insonnia, ma di un altro tipo di disturbo del sonno. Se invece soffrite d’insonnia, dovreste evitare di fare sonnellini, perché riducono la spinta omeostatica al sonno notturno. Anche un sonnellino diurno di circa quindici minuti è in grado di interferire con la vostra capacità di dormire durante la notte. Pertanto, alla peggio, vi consiglio di concedervene uno ancora più breve. 
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Search-ME - Erickson 4 Self help
L’importanza dell’impegno e dell’evoluzione della coppia per una relazione felice e di lunga durata
Quello di costruire relazioni affettive è un bisogno molto umano: gli essere umani sono fatti per stare in relazione, per legarsi con gli altri, per cercare condivisione e vicinanza con qualcuno.  Ma avere relazioni affettive stabili e felici non è semplice. Ricette universali di facile applicazione non esistono. È possibile però riflettere su quello che ci fa stare bene come persone, su quello che cerchiamo in una relazione di coppia e, se siamo in coppia, impegnarci nella nostra relazione per farla crescere ed evolvere. Oggi vi proponiamo una breve riflessione sulla vita di coppia di Duccio Baroni, psicologo e psicoterapeuta che si occupa di difficoltà emotive e relazionali legate alle dinamiche relazionali, tratta dal libro “L’arte di riparare un cuore” di cui è autore. Anche la coppia evolve «La coppia è formata da due individui. Affermarlo appare una banalità, e forse lo è, tuttavia molte coppie sembrano dimenticarlo. Nel corso della vita ciascuno di noi evolve e cresce, affronta difficoltà, sventure, momenti di serenità e periodi di sconforto. Ogni sfida, ogni ostacolo, amplia la conoscenza di noi stessi: cosa riteniamo importante, cosa ci rende felici, cosa ci fa sentire vivi. Aumentiamo continuamente le nostre capacità di affrontare il futuro. Il risultato è che cambiamo. Ogni giorno, ogni mese, siamo diversi da come eravamo e, senza accorgercene, quando ci guardiamo indietro quasi non ci riconosciamo. È del tutto normale. Così come cambiano gli individui anche le coppie devono evolversi. La persona che abbiamo accanto dopo anni di relazione non è più quella che abbiamo scelto un tempo. Noi non siamo gli stessi. Questo è il motivo per cui le relazioni, per durare, hanno bisogno di cura e impegno. È necessario essere disposti a fare compromessi e sacrifici, senza arrivare ad annullarsi.  Può, tuttavia, arrivare il momento in cui i due individui di una coppia sono andati incontro a tali e tanti cambiamenti che quel che li separa è più di quello che hanno in comune. Anche questo è normale e richiede onestà e coraggio per essere ammesso e concludere il rapporto».
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Search-ME - Erickson 5 Didattica
Il punto del professor John Lochman, ideatore della versione originale
Il Coping Power Scuola è un intervento di prevenzione universale rivolto agli alunni progettato per diminuire le manifestazioni del comportamento aggressivo, il non rispetto delle regole e le difficoltà di autocontrollo nel contesto scolastico. Tale programma nasce come adattamento al contesto della classe dell’intervento originale Coping Power Program, un modello di intervento selettivo di matrice cognitivo-comportamentale da me sviluppato oltre vent’anni fa con l’obiettivo di migliorare la gestione della rabbia e di controllare l’aggressività in bambini ritenuti a rischio. Partendo dal protocollo originario, tre psicologi e psicoterapeuti italiani - Iacopo Bertacchi, Consuelo Giuli e Pietro Muratori - hanno iniziato a riadattare l’intervento per applicarlo al contesto scolastico, nello specifico per lavorare con la classe intera. Sono nati così “Coping Power nella scuola primaria”, a cui hanno fatto seguito “Coping Power nella scuola per l’infanzia” e “Coping Power nella scuola secondaria”.   Mentre il programma originario prevedeva lo svolgimento di sessioni di psicoterapia di gruppo, in parte dedicate ai bambini e in parte dedicate ai genitori, l’aspetto più innovativo del programma Coping Power Scuola è legato al fatto che può essere interamente svolto dall’insegnante all’interno della propria classe, integrandola autonomamente nella programmazione didattica. L’implementazione autonoma è resa possibile dalla formazione periodica degli insegnanti, dalla ulteriore elaborazione delle attività e dalla disponibilità di materiali che servono da supporto e filo conduttore per tutto il percorso delle attività. A noi sembra che un altro elemento distintivo del Coping Power Scuola sia legato al fatto che tramite questo modello è possibile effettuare un intervento precoce quando questo pattern interattivo non è ancora consolidato, prevenendo il possibile peggioramento nel funzionamento dei bambini a rischio e intervenendo anche sui comportamenti più sfumati. Un altro importante punto a favore del modello Coping Power Scuola è di essere legato a diversi studi scientifici che ne dimostrano l’efficacia. Tali studi sono piuttosto promettenti, nel breve periodo migliora il clima della classe e diminuiscono le problematiche comportamentali del gruppo. L’intervento preventivo, però, è ancora nelle sue fasi iniziali di sperimentazione e mancano i dati sulle potenzialità a lungo termine. Crediamo che questa possa essere la sfida futura del modello, accanto alla diffusione in un sempre più ampio di Istituti Comprensivi italiani.
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Search-ME - Erickson 6 Self help
Strategie per contrastare i pregiudizi e migliorare la qualità della propria vita
Alcune donne vivono con vera sofferenza i sintomi fisiologici della menopausa, sentendo di aver perso completamente il proprio ruolo. Intendere la menopausa come un evento naturale cui va incontro ogni donna nella propria vita e non come una malattia, imparare ad accettarla e a non rifiutarla, è la base da cui partire per avere una visione più razionale e sentirti meno preoccupata dei sintomi a essa correlati.   Il modo in cui la società considera l’idea della menopausa influisce sul modo in cui tu stessa vivi la tua condizione. È in effetti innegabile che la dimensione sociale e culturale concorra a determinare il benessere individuale: è stato dimostrato che, in generale, le donne che hanno interiorizzato lo stigma sociale sull’invecchiamento (e più in particolare sulla fine della capacità di riprodursi) patiscono maggiormente il trovarsi in questa fase della vita.     Lo stereotipo contemporaneo di donna giovane, bella, sexy, professionalmente affermata ma al contempo in grado di gestire e accudire la famiglia ed essere adeguata in tutte le situazioni cozza contro l’esistenza di alcuni sintomi del tutto naturali (come le vampate o il mal di testa) e impedisce a tante donne di vivere serenamente i cambiamenti della menopausa. Se ti capita di provare disagio perché hai le vampate, presta attenzione a questo concetto: la causa di ciò che provi non è, spesso, nel sintomo vero e proprio (avere caldo, sudare) ma nei pregiudizi che, senza volerlo, hai interiorizzato, i quali causano emozioni di imbarazzo e vergogna difficili da tollerare   Le convinzioni e i pensieri legati ai sintomi possono peggiorare o migliorare la gestione dei sintomi stessi. Leggere e documentarsi sono ottimi mezzi per contrastare il rischio di essere vittima dei propri stereotipi: per proseguire nell’esempio concreto, se diventi consapevole della tua tendenza a interpretare le vampate come un indice di inadeguatezza e senilità, questa tendenza avrà meno potere su di te. Una volta che avrai compreso i meccanismi psicologici alla base del disagio che provi per il sintomo otterrai una visione più realistica e meno angosciante di te stessa come donna in menopausa, perché diventerai capace di cambiare la convinzione erronea di essere inadeguata. Questa consapevolezza ti può guidare verso l’accettazione di tutte le manifestazioni fisiologiche della menopausa che, anche se poco piacevoli, non dicono affatto che tu sei inadeguata.   Ampliare la tua conoscenza, documentarti e confrontarti ti preserva dal restare intrappolata nei luoghi comuni e subirne i condizionamenti: sapere cosa è la menopausa, come si esprime, l’età media in cui arriva, le manifestazioni fisiologiche e l’eventuale sovrapposizione di sintomi psicologici, ti permette di riconoscere i preconcetti e i pregiudizi nutriti dagli altri, ma anche da te stessa, e prevenire comportamenti disfunzionali che comprometterebbero la qualità della tua vita. Inoltre, naturalmente, avere informazioni significa anche conoscere le risorse che hai a disposizione per vivere al meglio questa fase della vita.
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