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I mini gialli dei dettati 2
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Search-ME - Erickson 1 metodo analogico
Tutto è disponibile dall’inizio, gli elementi sono fissi al loro posto, le icone sono calde e colorate come la vita reale.
È sotto i nostri occhi la distanza tra il mondo della scuola e quello del tablet. Molti bambini che a scuola sono in difficoltà, a casa recuperano l’autostima e l’immediatezza davanti al tablet. Com’è possibile? Perché avviene questa “magia”? In poche parole, nel tablet è simulato il mondo della vita e dell’esperienza quotidiana.    Molti credono che i bambini siano bravissimi con il tablet perché sono «nativi digitali». E invece si sbagliano. I bambini di oggi sono «nativi analogici», come quelli di sempre, e amano il tablet proprio perché è sparito dallo schermo l’aspetto della digitalità. Al suo posto ora c’è un’interfaccia grafica intuitiva che è quello che propone anche il Metodo Analogico, perché si rifà al modo naturale di imparare. È il mondo dell’analogia. Ma andiamo più nel dettaglio.   Per prima cosa nel tablet si parte dal tutto, che si trova condensato e disponibile fin dall’inizio nella schermata principale. Questo sguardo d’insieme è l’intuizione, cioè la conoscenza in dono. Nel tablet la visione «sincronica» vince sulla visione sequenziale — che ha un prima e un dopo — tipica del libro, per esempio. Con il tablet si procede con una gradualità «concentrica» che va da fuori a dentro, dal tutto alle parti. All’inizio si vede il contenuto da lontano, un po’ confusamente e poi lo si mette a fuoco.   Come seconda considerazione, il tablet, oltre ad avere tutti i contenuti riassunti nello spazio di uno schermo, ti offre un altro vantaggio: ogni elemento è stabile, ogni file, icona o cartella è fisso al proprio posto. Il posto costante diventa facilitante per il recupero immediato delle informazioni. Anche nella vita di ogni giorno è così: ritrovi le chiavi, perché sono nello stesso posto. È il posto in cui stanno le cose che ci aiuta. Impariamo cioè a memoria la «struttura» su cui appoggiano le cose perché così ci è più facile rintracciarle. Per questo motivo, all’interno del computer, sono state costruite immense librerie virtuali dove contenere ordinatamente i dati. Guarda anche la tastiera. Se i tasti modificassero la loro disposizione non riusciresti mai a scrivere ad occhi chiusi.   Inoltre, nell’interfaccia del tablet le icone calde e buone prendono il posto dei codici e tutto si ricolora di emozione come nella realtà. Non ti servono più lunghe stringhe di codici o comandi senza alcun aggancio con la realtà. Quello dei codici e delle stringhe era il mondo dell’alfabetizzazione scolastica: oggi chiunque preferisce usare le icone delle forbici e della colla piuttosto che servirsi dei codici.   Infine, un altro punto a favore del tablet, sta nell’uso del dito direttamente nello schermo e così puoi dire: «Addio tastiera, addio mouse, non mi servite più!». Ora guardi, tocchi, sposti, butti nel cestino le cose che non ti servono come se lo facessi fisicamente. Fai tutto con il dito, il dito che indica e riconosce.  
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Search-ME - Erickson 2 Problemi e logica
Un giallo a fumetti per potenziare le abilità visuo-spaziali
Nell’ambito delle skills cognitive l’intelligenza visiva in particolare rappresenta una dimensione di grande rilevanza sociale e professionale, il più grande potenziale tra tutte le tecniche di training mentale  Pur rimanendo solitamente assai trascurata nei comuni curricola scolastici, essa può rappresentare un ponte preliminare per intercettare potenzialità, anche insospettate, in bambini piccoli e anche con disabilità. Gli esercizi presenti nella collana “I misteri della logica - Le indagini di zia Teresa” derivano da un programma per il potenziamento dell’intelligenza logica, in primo luogo visiva, seguita poi da quelle linguistica e numerica, frutto di tre anni di ricerca dell’Associazione SApIE - Società per l’Apprendimento e l’Istruzione Informati da Evidenza (www.sapie.it). Sono stati selezionati un sottoinsieme di esercizi e giochi rappresentativi delle tipologie più rilevanti sul piano cognitivo.  Nei quaderni vengono presentati esercizi graduati per difficoltà, andando a incrementare anno per anno la «sfida» e le componenti logiche e visive da allenare. La caratteristica del metodo seguito nella collana consiste nel contestualizzare le attività nella cornice narrativa del genere «giallo», che si adatta perfettamente al tipo di attività proposta e che ha lo scopo di motivare il bambino e coinvolgerlo in una continua capacità esplorativa. Il bambino dovrà infatti aiutare la protagonista “Zia Teresa” a raccogliere gli indizi e scoprire cos’è successo, risolvendo accattivanti sfide logiche. Ecco alcuni esempi degli sfide proposte.
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Search-ME - Erickson 3 metodo analogico
Simula le mani, mette al centro il calcolo mentale e favorisce un apprendimento intuitivo
La linea del 20 è la proposta per apprendere i numeri e il calcolo nella maniera più facile e naturale, valorizzando le capacità intuitive dei bambini. Il motivo fondamentale di questa sorprendente facilità sta nel ripristinare il valore del calcolo mentale. Il calcolo mentale, infatti, è come un gioco che si svolge con le immagini delle quantità associate a una filastrocca facilissima, imparata a memoria, che si ripete all’infinito («uno, due, tre, quattro… dieci cento… mille»), in cui non è nominato lo zero. Il calcolo mentale è tutto qui, senza bisogno di scomodare le cifre scritte.   Oltre a ricondurre all’essenza del calcolo mentale, La linea del 20 introduce un valore aggiunto allo svolgimento del calcolo. Essa, infatti, è in grado di sviluppare il calcolo intuitivo, cioè il calcolo al volo, che supera il conteggio oggetto per oggetto.   Questo succede perché La linea del 20, che simula le mani, è un vero computer. Un computer analogico in grado di produrre numerose immagini delle quantità con solo 20 tasti, grazie al fatto che ciascun tasto, aprendosi e chiudendosi, dà un messaggio «on-off» alla nostra percezione. Un sistema integrato per cui valgono sia i tasti chiusi sia quelli aperti. Le immagini pensate dalla mente si coordinano sullo strumento, per cui non ci sarà una sola immagine del numero 6, ma innumerevoli. I numeri scorrono da un tasto all’altro come ci è più conveniente. Per questo le cifre vengono relegate in una striscia removibile, utile solo per cogliere l’ordine iniziale. Ogni bambino trova la strada che rende tutto più semplice, come se avvertisse dentro di sé un «software» che va da solo, e si stupisce di come tutto avvenga così facilmente. Per poter usare i regoli colorati era necessario conoscere in anticipo la dinamica del calcolo. Ora, con La linea del 20, tutto è pronto e si parte subito in velocità.
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Search-ME - Erickson 4 Didattica
L’approccio IBSE (Inquiry Based Science Education) nella didattica delle scienze
Una ventina di anni fa sbarcava in Europa, dagli USA, dove era nato sul finire degli anni Settanta, un nuovo approccio per la didattica delle scienze: l’Inquiry Based Science Education, IBSE, cioè Insegnamento delle Scienze Basato sull’Inquiry, sull’investigazione. È un approccio di matrice costruttivista, ben strutturato, in cui gli studenti apprendono simulando l’attività degli scienziati, spiegando i fenomeni naturali in base alle evidenze delle loro ricerche.   Della scienza l’IBSE valorizza non solo la componente di prodotto, come corpo di conoscenze, ma anche quella di processo, spesso sottovalutata, che pone l’attenzione sul metodo e sul fatto che la scienza è dinamica e soggetta a revisione. Insegnare a «pensare come uno scienziato» significa sperimentare, ma attenzione: per condurre indagini che precedono e giustificano la spiegazione formale, non per confermare leggi già studiate.   L’alunno arriva a scuola con le sue «teorie ingenue» sulla realtà, che sono le sue cornici interpretative del mondo; queste rimangono valide fin quando non vengono smentite dall’esperienza: apprendere è un processo di modifica e ristrutturazione di precedenti modelli mentali che avviene nel confronto con la realtà. Nell’IBSE l’esperienza diretta è il punto di partenza che precede la spiegazione. I ragazzi formulano un’ipotesi che possa rispondere alla domanda di ricerca e progettano un’esperienza che validi l’ipotesi, poi realizzano quanto progettato raccogliendo i dati che confermeranno o confuteranno l’ipotesi; in quest’ultimo caso si cerca un’idea alternativa e il ciclo continua. L’IBSE, perciò, è in grado di «sollecitare gli alunni a individuare, problemi, a sollevare domande, a mettere in discussione le conoscenze già elaborate, a trovare appropriate piste d’indagine, a cercare soluzioni originali» come previsto dalle Indicazioni nazionali. L’articolo completo a cura di Antonella Alfano, Vincenzo Boccardi, Ernesta De Masi e Giulia Forni è disponibile sul numero di settembre 2019 della rivista Erickson DIDA.
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Search-ME - Erickson 5 metodo analogico
Un calcolatore analogico che permette ai bambini di effettuare addizioni, sottrazioni, moltiplicazioni e divisioni
La linea del 100 è una specie di calcolatore analogico, come La linea del 20, in grado di simulare le operazioni del calcolo mentale. Esso può essere paragonato a un armadio con 10 cassetti in cui sono riposte ordinatamente 100 palline, 10 per ogni cassetto. Per cominciare occorre inserire le sette schedine nel vano dello strumento dove possono essere sempre conservate tutte insieme. Al bisogno, l’alunno invertirà l’ordine delle schedine mettendo sopra quella su cui intende lavorare. Per fare le addizioni basta utilizzare la matrice con lo sfondo colorato e le palline bianche. Muovendo le asticelle verso destra farà comparire le quantità richieste dall’esercizio che ben presto imparerà a leggere secondo le regole della percezione subitanea. Per fare le sottrazioni basterà, al contrario, che chiuda le asticelle in modo da nascondere le palline. Leggerà poi i risultati spostando la matrice verso l’alto facendo comparire i numeri. Per fare le moltiplicazioni sarà sufficiente che, dopo aver girato la matrice dal lato con lo sfondo bianco, cominci a disporre le palline in modo da formare «schieramenti» quadrati e rettangolari. Spingendo in alto la matrice, per il controllo, comparirà la tavola pitagorica che gli fornirà i risultati. Naturalmente la questione delle tabelline viene demandata in altra sede.    Tutto è immediato e comprensibile in un minuto, poiché le operazioni della matematica come disciplina nella nostra mente hanno questa semplicità: addizione significa aggiungere, sottrarre significa levare, moltiplicare o dividere significa aggiungere o levare tante volte.   La tabella pitagorica dà luogo nel suo sviluppo a uno spazio bidimensionale procedendo simultaneamente in larghezza e in lunghezza. La tabella per le addizioni e sottrazioni è invece una retta numerica unidimensionale che procede da sinistra a destra e va a capo come la scrittura. Nonostante la sua parvenza si tratta di una linea frammentata e sormontata per consentirci di calcolare facendo i conti con i nostri limiti. Questo strumento, nella sua forma, non è altro che un pallottoliere in cui le palline, a differenza delle versioni tradizionali, hanno la qualità di mantenere fisso il loro posto. Siamo noi che dobbiamo muoverci tra esse azionando le asticelle. È questo il segreto della sua semplicità. Così come nell’esperienza della vita di tutti i giorni abbiamo l’esigenza di mantenere le cose ferme al loro posto per non perderci, per non smarrirci.
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Search-ME - Erickson 6 Metodologie didattiche / educative
Come è possibile che ci siano così tanti studenti in difficoltà in matematica, se questa è sostenuta dalla forma più antica di intelligenza che abbiamo?
Un primo problema è rappresentato dall’esposizione. Facciamo l’esempio del linguaggio: oggi sappiamo con sicurezza che la facoltà del linguaggio è innata, ma ha bisogno di esposizione e potenziamento per svilupparsi. Cosa accadrebbe a un bambino con un cervello sano se per sei anni non fosse esposto al linguaggio, se non occasionalmente? Di certo non svilupperebbe il linguaggio tanto bene quanto se fosse esposto costantemente. Pensiamo al sistema motorio; c’è stato un tempo in cui le gambe dei bambini venivano fasciate: cosa accadeva alla loro capacità di deambulare? Le disfunzioni motorie erano più frequenti. In età evolutiva, nei primi sei anni di vita in cui il sistema è plastico, l’assenza di stimolo determina patologia, in ogni funzione cognitiva.  Ora, si potrebbe mai pensare di parlare a un neonato solamente una volta ogni due o tre mesi, solo quando ne avessimo voglia? Ovviamente no. Con i numeri, per sei anni, il massimo che facciamo è proporre filastrocche del tipo «Un elefante si dondolava sopra il filo di una ragnatela». Ecco cosa accade a quella capacità innata che chiamiamo intelligenza numerica o cognizione numerica: che, non venendo potenziata nel momento giusto, porta a fare fatica negli anni della scolarizzazione.  Alla scarsa esposizione precoce si somma un problema anche più complesso, che ha a che fare con il modo in cui la matematica viene insegnata.  LA PROCEDURA GIUSTA  Ogni insegnante ha a disposizione tanti anni di scuola per contribuire al potenziamento di ogni funzione. Se solo allenasse i suoi alunni per cinque minuti al giorno con strategie di calcolo mentale, sono convinta che sparirebbero tutti i fenomeni di falsi positivi, cioè di bambini che sembrano avere un disturbo specifico del calcolo, ma in realtà semplicemente non hanno incontrato le didattiche che hanno permesso loro di sviluppare correttamente le loro strutture cognitive. Il calcolo mentale infatti, come ho detto, permette davvero di far maturare le componenti dell’intelligenza di quantità.  A questo proposito voglio raccontare di Giorgio, un bambino che sembrava interessato da Discalculia evolutiva, ma in realtà aveva solamente avuto sollecitazioni da parte dell’ambiente non in linea con le strutture cognitive preposte per apprendere la matematica. Quando gli ho chiesto come eseguiva una moltiplicazione, lui mi ha risposto così: «Metto in colonna giusto, poi faccio il primo numero sopra per l’ultimo numero sotto… No, ho sbagliato, faccio il primo numero sopra delle unità per il primo numero sotto delle unità, il secondo numero sopra per il secondo numero sotto, e così via fino a che consumo tutti i numeri sopra, poi continuo così fino a che ho finito anche i numeri sotto, poi faccio il segno del risultato e poi scrivo il “più”. Devo stare attento a incolonnare altrimenti i numeri vengono tutti storti».  Giorgio mi ha raccontato la procedura verbale della moltiplicazione. Mi ha spiegato come si fa a nuotare a parole. Come si vede, se la scuola esercita la funzione sbagliata sicuramente non aiuterà i bambini a ottenere il meglio dalle loro capacità.  La maggior parte della fatica nel fare calcoli non dipende dai fattori innati, o da disturbi. L’intelligenza numerica — che invece è sicuramente innata — è talmente potente che per destrutturarne le traiettorie evolutive ci vuole un lavoro continuo che faccia percorrere giorno dopo giorno strade sbagliate anziché nutrire le funzioni mentali: se la didattica è male impostata, cinque anni di scuola primaria sono più che sufficienti per operare questa deviazione. Questo testo è tratto dal libro "Cinque lezioni leggere sull’emozione di apprendere" di Daniela Lucangeli.
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