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I mini gialli dei dettati 2
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Search-ME - Erickson 1 Emozioni e abilità socio-relazionali
La professoressa Daniela Lucangeli dialoga con la psicologa Nicoletta Perini sulle emozioni negative dei bambini, dando qualche consiglio ai genitori
A volte le emozioni di nostro figlio, soprattutto quelle negative, ci mettono in difficoltà. Per diversi motivi, che hanno a che fare soprattutto con la nostra esperienza legata alle emozioni, vorremmo che il pianto, le urla finissero il prima possibile. Urliamo a nostra volta, minacciamo, oppure ignoriamo e cerchiamo di distrarre il bambino, sperando che si dimentichi del motivo per cui stava urlando o piangendo. A volte riusciamo, almeno temporaneamente, nel nostro intento. Ma siamo proprio sicuri sia la strada giusta? Un bambino che smette di piangere perché non rispondiamo al suo pianto, magari credendo così di irrobustirlo, oppure perché lo distraiamo con qualcosa di molto attraente (come il tablet o il telefono cellulare), è davvero un bambino che ha imparato a stare nella sua emozione negativa e a fronteggiarla per superarla? Ci dimentichiamo a volte che le emozioni hanno un senso, sono terapeutiche. Immaginiamo di provare noi stessi un’emozione negativa molto forte: se il nostro compagno o la nostra migliore amica ci ignorassero o cercassero di distrarre la nostra attenzione, ci sentiremmo davvero meglio? Oppure dovremmo aggiungere anche l’incomprensione ai motivi del nostro malessere? Quanto sono importanti le emozioni dei bambini? A volte confondiamo il motivo per cui un bambino prova un’emozione con l’emozione stessa. Se il motivo che stimola l’emozione non ci sembra sufficientemente valido, tendiamo a ignorare anche l’emozione che l’accompagna. È vero, a volte i bambini soffrono o si arrabbiano per cose che sembrano poco importanti, ma per loro lo sono e hanno bisogno che noi adulti prestiamo attenzione a come si sentono e li aiutiamo a uscire da un’emozione spiacevole. Ascoltare la loro emozione non vuol dire “dargliele tutte vinte”. Ascoltare le emozioni dei bambini vuol dire far capire loro che comprendiamo come stanno, che le emozioni non sono giuste o sbagliate, ma sono “stati” che proviamo, che hanno un nome e che possono essere regolate per ritornare a una condizione di maggiore benessere. In realtà, le emozioni dei bambini sono ancora più delicate di quelle degli adulti. I bambini provano uno stato di malessere che non sanno definire e da cui fanno fatica a “uscire” da soli. Hanno un profondo bisogno che l’adulto di riferimento li prenda sul serio, li aiuti a dare un nome a quello che stanno provando, a regolare la loro emozione per non esserne sopraffatti. Questa generica sensazione di disagio, grazie alla relazione con l’adulto, si differenzia in una serie di sentimenti come irritazione, delusione, rabbia, fastidio, offesa. Come possono i genitori aiutare i bambini a sviluppare una corretta gestione delle proprie emozioni? I genitori e gli adulti che si prendono cura dei bambini hanno l’importante ruolo di monitorare e regolare il loro stato emotivo attraverso una “sintonizzazione emotiva”. Se l’adulto viene meno a questo ruolo, il bambino reagirà producendo ormoni dello stress e cercherà un modo per fronteggiare la situazione passivamente, annullando le emozioni negative. Se gli adulti di riferimento, invece, riescono a validare le emozioni dei bambini, all’interno della relazione con loro, i bambini stessi impareranno quelle capacità empatiche tanto importanti nei rapporti interpersonali. E se gli adulti aiuteranno i bambini a regolare le loro emozioni, questi impareranno a capirle, ad accettarle, a gestirle e a renderle più positive.
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Search-ME - Erickson 2 Musica arte e altre discipline
Perché un avvicinamento precoce alla musica favorisce sia lo sviluppo cognitivo che lo sviluppo emotivo-sociale del bambino
Il processo evolutivo di un bambino è costituito da progressive conquiste di abilità, che sono sostenute, oltre che dalla maturazione fisica, anche da un graduale sviluppo cognitivo e sociale. L’esperienza musicale vissuta già a partire dai primissimi anni di vita del bambino può aiutare a porre le basi e a influenzare significativamente le successive conquiste linguistiche, relazionali e cognitive. La musica rappresenta infatti un canale comunicativo vicino al bambino: è un elemento facilmente utilizzabile anche come comunicazione informale (si pensi al diverso utilizzo della voce, delle espressioni facciali, del corpo in movimento). Attraverso la sperimentazione musicale, il bambino impara a produrre, a esporsi e a mettersi in gioco in prima persona. Inizia a differenziarsi dall’adulto di riferimento e a relazionarsi con personalità altre da sé. Nella prima infanzia ogni suono può trasformarsi in strumento comunicativo, unico e privilegiato, grazie al quale entrare in relazione con l’altro. Numerosi studi e ricerche hanno sottolineato l’influenza della musica nel processo di crescita del bambino, con riferimento specifico a due ambiti: cognitivo emozionale-sociale Per quanto riguarda la sfera cognitiva, si è visto come, grazie alla pratica musicale, è possibile favorire lo sviluppo di memoria, concentrazione, attenzione, linguaggio verbale, pensiero logico, creatività, capacità discriminatoria, oltre che della decodifica dei codici utilizzati. Per la sfera emozionale/sociale, la musica diventa invece un mezzo di espressione del proprio essere, favorisce l’acquisizione di regole sociali e dà la possibilità di mettersi in gioco; aiuta a superare i propri limiti e stimola a riconoscere, gestire ed esprimere i propri stati emotivi. Tramite un precoce avvicinamento al linguaggio musicale si possono rafforzare nel bambino: la capacità di relazione intra e interpersonale; il senso di autostima e di fiducia; l’autonomia; il benessere personale e l’autoapprendimento; la motivazione ad apprendere; la padronanza delle emozioni. Si tratta di benefici che possono essere stimolati nel bambino attraverso una pratica musicale precoce: ciò però può avvenire solo partendo dalla conoscenza delle competenze e delle abilità dei piccoli legate nei diversi stadi di sviluppo. Senza tali conoscenze, l’adulto rischia di far vivere al bambino un’esperienza musicale vuota, forzata e non costruttiva, ottenendo come risultato l’allontanamento del piccolo dall’utilizzo consapevole e appropriato del mezzo musicale.
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Search-ME - Erickson 3 DIDA
Possibili coordinate inclusive
All’interno dei contesti formativi dedicati a bambine e bambini da 0 a 6 anni, ci possono essere situazioni in cui sono educatrici e insegnanti a rilevare delle difficoltà. Non possiamo parlare di disturbi perché non appartiene a queste professionalità l’individuazione diagnostica. In queste circostanze, prima di comunicare eventuali preoccupazioni ai genitori è bene fare osservazioni sistematiche, anche in contesti molteplici all’interno del servizio. Vanno poi messe in campo mediazioni differenti che possano davvero permettere di dire di aver tentato tante strade. Molte volte capita che le strategie tentate e sperimentate non si diano al plurale, ma siano la ripetizione di un unico tentativo che già si è mostrato fallimentare. In un recente percorso formativo un’insegnante ha raccontato la fatica di una comunicazione a una coppia di genitori. La cura delle parole usate nei colloqui previsti durante l’anno non sembrava aver prodotto una presa di coscienza: i genitori apparentemente avevano ignorato i contenuti di quelle conversazioni. A metà anno in un giorno qualsiasi il papà nel consegnare il bambino ha chiesto: «Secondo te che cosa ha mio figlio?». Questo piccolo resoconto ci permette di guadagnare alcune riflessioni importanti. La prima riguarda la necessità di andare oltre le apparenze e ammettere che alcune consapevolezze maturino internamente e siano socializzate solo quando diventano accettabili per chi le vive. È bene evitare facili giudizi in queste circostanze e sperimentare una giusta attesa. La seconda ha a che vedere con l’importanza dello scambio quotidiano che i servizi 0-6 hanno accolto come opportunità progettuale da sempre. Lo stare sulla soglia ogni giorno, al mattino durante la consegna e nel momento del ricongiungimento, permette uno scambio che sa accogliere domande, richieste, prese di coscienza nel momento particolare in cui nascono e crescono. Il tempo della cura dell’altro, che riguarda piccoli e grandi, non può essere programmato: quel papà era pronto ad ascoltare quel giorno lì e non nel momento del colloquio individuale o quando la scuola lo aveva programmato. Nel saper saltare un confine istituito per aprirsi a uno spazio inedito e imprevisto si gioca la qualità di tante prassi educative. L’articolo completo “Abitare lo 0-6” è disponibile sul numero di novembre 2021 della rivista Erickson “DIDA”
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Metodo Montessori e anziani fragili Genitori e figli
Mangiare bene è importante per la crescita fisica ed emotiva dei piccoli: ecco alcune linee guida per aiutarli a mangiare meglio e instaurare delle buone abitudini alimentari fin dalle fasi precoci dello sviluppo
Le difficoltà alimentari possono compromettere la crescita fisica ed emotiva dei bambini e hanno effetti e ripercussioni sull’intera famiglia. Basandosi sulla sua esperienza clinica e sulla ricerca, la psichiatra infantile Irene Chatoor suggerisce ai genitori come affrontare le sfide delle fasi precoci dello sviluppo dell’alimentazione e come promuovere nei bambini e nelle bambine un sano rapporto con il cibo fin da quando iniziano a mangiare in autonomia. Ecco le linee guida suggerite. Per aiutare vostro figlio a sentire la fame, definite una routine che includa tre pasti e due spuntini, uno a metà mattina e uno a metà pomeriggio. Pasti e spuntini dovrebbero essere intervallati di 3-4 ore ed essere consumati a tavola ogni giorno alla stessa ora. Al di fuori dei pasti e dello spuntino stabiliti, non lasciate che il bambino beva latte, mangi snack o spilucchi. Se vi chiede da mangiare, ditegli di aspettare fino all’ora dello spuntino o del pasto successivo. Se ha sete, dategli solo acqua. Tenete il bambino sul seggiolone o a tavola per 20-30 minuti così da dargli il tempo di mangiare fino a essere sazio. Se vuole scendere dal seggiolone o allontanarsi dalla tavola prima, spiegategli che deve aspettare finché mamma e papà sono sazi. Date porzioni piccole e, quando il bambino le ha mangiate, offritene più volte altre. Questo aiuterà il bambino con poco appetito a rimanere impegnato a mangiare senza sentirsi sopraffatto dal troppo cibo e il bambino che mangia troppo a prestare più attenzione alle sensazioni di sazietà. Non proponete più di 3-4 cibi diversi a pasto e rimanete seduti a tavola con vostro figlio. Non siete cuochi specializzati in ordini veloci. Non concedete distrazioni — come giocattoli, libri e televisione — durante i pasti. Quando si distraggono, i bambini non prestano attenzione ai segnali interni di fame e sazietà. Non usate il cibo, e soprattutto i dolci, come premio per avere mangiato il cibo sano o come conforto, regalo o manifestazione del vostro affetto per vostro figlio. I bambini formano associazioni forti con questi cibi e ne diventano dipendenti. Non fate pressioni sul bambino perché mangi e non forzatelo a farlo. Questo creerà conflitto e influirà negativamente sulla capacità di vostro figlio di riconoscere le sensazioni interne di fame e sazietà. Lodate vostro figlio per le abilità che mostra nel mangiare da solo, ma mantenete un atteggiamento neutro verso quanto mangia. Non lodatelo né criticatelo se mangia poco o troppo. Mangiare non dovrebbe essere una performance. Scoraggiatelo dal giocare con il cibo o dal parlare troppo invece di mangiare. Dedicate un momento particolare a parlare o giocare al di fuori dei pasti. Se vostro figlio si rifiuta di stare sul seggiolone o si alza da tavola, lancia cibo o stoviglie o si comporta male in altri modi, dategli un solo avvertimento. Se non interrompe il comportamento, mettetelo in time-out. Per attuare queste linee guida è necessario che i genitori lavorino insieme e modifichino le proprie abitudini alimentari. Introdurre cambiamenti nello stile di vita non è facile e quanto più i bambini sono grandi tanto più diventa difficile. Tuttavia, come ho imparato da molte famiglie, quando ci si abitua alla nuova routine e il bambino mangia meglio, i pasti in famiglia diventano più distesi e piacevoli per tutti.
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Search-ME - Erickson 4 Prima infanzia
Un recente rapporto di Save The Children mostra il ruolo fondamentale dei servizi educativi per l’infanzia. La nostra opinione: puntare anche sul sostegno alla genitorialità
Quando si parla di povertà educativa non ci si riferisce solo alla privazione del diritto allo studio, ma alla mancanza ben più sostanziale di opportunità educative e di sviluppo per il minore.  Si tratta, quindi, di un concetto complesso che investe diverse dimensioni - scolastica, culturale, relazionale, formativa - e che, molto spesso, agisce di generazione in generazione, innescando, insieme al disagio economico, un circolo vizioso che si auto alimenta.   L’INDAGINE DI SAVE THE CHILDREN  Data l’importanza e l’incidenza del fenomeno, anche in Italia, Save the Children ha deciso di condurre, tra marzo e giugno 2019, un’indagine pilota esplorativa, attraverso l’utilizzo dello strumento IDELA (International Development and Early Learning Assessment), che ha coinvolto 653 bambini di età compresa fra i 3 e i 5 anni in 10 città e provincie italiane proprio per analizzare le disuguaglianze educative in Italia, a partire dalla prima infanzia, e i fattori che le determinano.      I risultati emersi, di recente pubblicati nel rapporto “Il miglior inizio" . Disuguaglianze e opportunità nei primi anni di vita” conferma quanto rilevato da numerosi studi internazionali, ovvero che le disuguaglianze si sviluppano già nei primissimi anni di vita e ben prima della scuola dell’obbligo.     LE DISUGUAGLIANZE NON SONO IRREVERSIBILI Come Ricerca&Sviluppo Erickson, basandoci anche più recenti scoperte neuroscientifiche siamo convinti che le disuguaglianze e la povertà educativa fortunatamente non sono inevitabili né irreversibili. Le basi neurobiologiche delle competenze del bambino, infatti, risentono delle opportunità offerte dall’ambiente in cui il bambino cresce, tra cui la qualità delle relazioni e delle interazioni, con genitori, caregivers e altri bambini, e l’accesso equo a strutture educative di qualità. Le politiche e i servizi per la cura e l’educazione nella prima infanzia possono, infatti, interrompere il circolo vizioso, andando a colmare il gap di competenza che si instaura in bambini appartenenti a famiglie in condizioni svantaggiate. Situazioniche influiscono sulla possibilità di investimento economico per l’educazione e sulla qualità del tempo trascorso con i figli.   Una precedente analisi di Save the Children del 2018, aveva già dimostrato, infatti, come i bambini più svantaggiati, che hanno, però, frequentato il nido o un servizio per l’infanzia, abbiano molte più probabilità di raggiungere un livello minimo di competenza, in adolescenza, rispetto ai coetanei che non hanno avuto la medesima opportunità. Tale probabilità, inoltre, aumenta in base al numero di anni di frequenza di tali servizi. Ciò che è allarmante è come in Italia  il nido sia accessibile solo a 1 bambino su 4, e di questi, solo il 12,3% frequenta un asilo pubblico. Sono proprio i bambini più svantaggiati a usufruirne meno. Fortunatamente, però, l’accesso alla scuola dell’infanzia, che in Italia accoglie il 92,6% dei bambini tra i 3 e i 6 anni, supera l’obiettivo UE del 90% di copertura.   L’IMPORTANZA DEL WELFARE   Secondo il report, poi, i servizi di cura ed educativi per la prima infanzia dovrebbero essere complementari a interventi di welfare a supporto della genitorialità e dell’occupazione femminile, di modo che le opportunità educative di svolgere attività culturali di qualità (lettura condivisa, giochi all’aperto con i genitori, visita al museo, partecipazione a concerti musicali, etc.) si manifestino anche a casa e ad opera di entrambi i genitori. Come Ricerca&Sviluppo Erickson riteniamo sia fondamentale garantire la partecipazione, durante la primissima infanzia, a programmi strutturati di cura ed educazione che siano equi, accessibili, ma anche integrati con le politiche di welfare a sostegno della genitorialità. Poiché i servizi educativi, da soli, difficilmente possono contrastare la povertà educativa.   In molte regioni, iniziative in tal senso sono già avviate. Ciò che ora è importante è favorirne il consolidamento e la diffusione sull’intero territorio nazionale, come abbiamo espresso anche nel corso del recente rel="noopener noreferrer" Convegno Nazionale 0-3 “Partiamo dal nido!”
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Search-ME - Erickson 5 Idee
I vantaggi della lettura ad alta voce al bambino spiegati dal punto di vista neurologico, educativo, psico-sociale e linguistico
Molti ritengono che l’apprendimento della lettura avvenga attorno ai 6 anni, quando, durante il primo anno della scuola primaria, i bambini ne acquisiscono i fondamenti e, presumibilmente, sviluppano interessi, gusti e preferenze.  In verità, i bambini apprendono fin dalla nascita e leggere con loro, sin dalla prima infanzia è un modo semplice, ma estremamente efficace, per instaurare una connessione, per trasmettere conforto, per stimolare l’apprendimento e per instillare in loro, seppur in forma embrionale, le abitudini, gli atteggiamenti e i comportamenti tipici del lettore. Attraverso la lettura ad alta voce i bambini vengono esposti a parole, idee e conoscenze che possono aiutarli a sviluppare competenze fondamentali per la prima educazione ben prima dell’età scolare. Per essere efficace, la lettura ad alta voce dovrebbe essere praticata con continuità e riguardare testi di interesse del bambino, adatti alla sua età, senza avere una dimensione valutativa.  Le ragioni per accompagnare il proprio bambino lungo il sentiero della lettura sono diverse, ma possono essere raggruppate in quattro differenti tipologie: neurologiche, educative, psico-sociali e linguistiche. VANTAGGI NEUROLOGICI Nei primi sei anni, i bambini imparano a un ritmo molto più elevato che in qualsiasi altro momento della vita. Mentre i genitori parlano, cantano e leggono ai loro figli, i legami esistenti tra le cellule cerebrali si rinforzano e se ne formano di nuovi, come evidenziato da recenti studi basati sull’acquisizione di neuro-immagini. Inoltre, ciò si rivela fondamentale non solo per l’acquisizione dei processi di lettura, ma anche per lo sviluppo di un’affettività positiva nei confronti di tale attività. VANTAGGI EDUCATIVI I bambini che familiarizzano con la lettura durante i primi anni di vita avranno una conoscenza più vasta e un bagaglio di apprendimenti pregressi rispetto alla scuola primaria, un più ampio vocabolario e una fluenza verbale migliore, oltre che una maggiore capacità di attenzione e concentrazione. La lettura con l’adulto educa, banalmente, a tenere in mano un libro, a sfogliare le pagine, a scorrere la pagina con lo sguardo da sinistra a destra e dall’alto verso il basso, a distinguere parole, colori e immagini, a riconoscere le lettere e a comprendere che la parola stampata rappresenta la parola pronunciata ad alta voce. VANTAGGI PSICO-SOCIALI Oltre a incidere sui singoli apprendimenti e sulla comprensione del testo, la lettura precoce agisce sulle funzioni cognitive, quali memoria, attenzione e pianificazione (per comprendere la sequenza narrativa di una storia, ad esempio, vanno ricordati i nomi e le caratteristiche dei diversi personaggi e la successione corretta degli eventi); sulle capacità di ragionamento critico; sullo sviluppo dell’identità personale e della proiezione di se stessi nel futuro; sulle competenze emotive, favorendo la capacità di riconoscere le proprie e altrui emozioni e di regolarle; sull’immaginazione e sulla capacità di giocare con le idee; sulla creatività e sullo sviluppo del pensiero divergente; sulla curiosità; sull’empatia, intesa come la capacità di provare emozioni e sensazioni relative a una situazione come se fossimo l’altro, e sulla capacità di assumere punti di vista diversi, imparando a riconoscere e prevedere gli stati mentali altrui. VANTAGGI LINGUISTICI La lettura in tenera età affina, naturalmente, le abilità linguistiche che si esprimono sotto forma di un vocabolario più ricco, una grammatica e una sintassi corrette, una migliore ortografia e una comunicazione orale e scritta più articolata e complessa. Durante la lettura, inoltre, è molto comune imbattersi in parole e frasi estranee alla comunicazione orale, e per questo è possibile divenire molto più padroni della lingua e sviluppare una conoscenza approfondita dei registri e dei contesti linguistici di utilizzo, della struttura di un testo e delle caratteristiche della narrazione. La lettura ad alta voce degli adulti permette altresì al bambino di avere una più chiara idea della corretta pronuncia delle parole e della prosodia e sviluppare una maggiore consapevolezza fonologica, attraverso la manipolazione dei suoni con allitterazioni, rime e onomatopee, come emerso dall’analisi computazionale di diverse raccolte di conversazioni effettuate da bambini in tenera età.
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