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I mini gialli dei dettati 2
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Search-ME - Erickson 1 Prima infanzia
Osservare in modo sistematico il gioco dei bambini nel primo anno di vita permette di sostenerne la crescita creando un ambiente adatto alle loro esigenze
Nel primo anno lo sviluppo dei bimbi è estremamente rapido, più veloce che in qualunque altro momento della vita, equindi i bambini cambiano moltissimo. Questo significa che il primo anno divita è spesso complesso per le educatrici del nido, perché all’interno della stessa sezione ci sono bebè con bisogni molto diversi: per esempio, bimbi che stanno sdraiati e bimbi che iniziano a camminare vivono due mondi completamente differenti, e offrire un ambiente adatto a entrambi (e seguirne l’evoluzione nel corso dell’anno) è spesso un’impresa ardua Per quanto riguarda il gioco, sembra che la nostra rappresentazione di esso sia strettamente legata al gioco di far finta o al gioco esplorativo e costruttivo del secondo-terzo anno, e quindi poca attenzione si presta tutto sommato a quanto avviene prima. Anche l’interazione fra bambini è molto difficile da cogliere nei primi mesi: da una parte uno degli obiettivi del nido è proprio la socializzazione, dall’altra basta osservare i bambini in modo un po’ sistematico per rendersi conto di quanto sia tardivo il vero e proprio gioco cooperativo, e come sia importante il contributo dell’adulto nel favorirlo. Che cosa fa il bambino molto piccolo nei momenti in cui al nido è sveglio, riposato e tranquillo? È possibile individuare degli indicatori di osservazione che possano accompagnare le educatrici a comprendere le esigenze dei bambini e quindi accompagnarli nel loro sviluppo? E poi ancora: come preparare l’ambiente affinché il bambino molto piccolo possa trovarsi effettivamente a suo agio? Dalla necessità di rispondere a queste domande è nato uno strumento di osservazione del bebè, in grado di cogliere le sue competenze, soprattutto motorie e di interazione con gli oggetti e con i pari, così da potergli proporre le modalità di gioco adatte a queste competenze e supportarlo nella sua area di sviluppo prossimo. Nello stesso tempo, è uno strumento a disposizione degli adulti per riflettere sul contesto di gioco offerto ai bambini, e sulla sua adeguatezza rispetto agli obiettivi che ne avevano guidato le scelte e il progetto educativo. Non si tratta in alcun modo di uno strumento di valutazione dello sviluppo: non ci proponiamo di definire tappe o, peggio ancora, tempi di acquisizione di diverse competenze.  L’obiettivo è, prima di tutto, offrire una lente per cogliere quelle che sono le abilità e gli interessi del bambino in quel determinato momento. Si tratta di abilità che noi adulti diamo per scontate e che è difficile cogliere nel loro dispiegarsi. Per esempio, afferrare un oggetto o portarlo alla bocca sono condotte molto semplici, che difficilmente cogliamo: quando però il bebè lo fa per la prima volta, il suo mondo cambia radicalmente, perché non solo può guardare e muovere il proprio corpo, ma può agire sul mondo esterno! Ovviamente una conoscenza accurata delle tappe di sviluppo è la base di partenza per l’osservazione dei bambini che crescono, e permette di cogliere e anticipare i momenti di transizione, in modo da offrire un ambiente supportivo e stimolante. Nel primo anno soprattutto, il tipo di gioco che il bambino può fare, e quindi il tipo di offerta educativa che il nido gli proporrà, sono strettamente connesse alla sua padronanza del movimento. A fianco dello strumento di osservazione del bambino, dunque, non meno importante è lo strumento di osservazione dell’ambiente. Lo strumento proposto è pensato come supporto a un gruppo di lavoro e parte dalle decisioni, dagli obiettivi del gruppo di lavoro stesso: la valutazione di adeguatezza di una certa scelta, di una certa organizzazione, non è assoluta, astratta, ma si tratta sempre dell’adeguatezza rispetto all’obiettivo che il gruppo di lavoro si è posto. La prima parte dello strumento è rivolta all’osservazione delle competenze che il bambino mette in atto nella sua attività autonoma, anzi nel suo gioco, a seconda parte invece riguarderà il contesto che permette al bambino di giocare: infatti è l’adulto che costruisce l’ambiente del bambino, soprattutto in questo primo periodo della vita, e che quindi permette o meno al bebè di giocare. Questa seconda parte è pensata come uno strumento di riflessione per il gruppo di lavoro, per servire da filo conduttore alla verifica della corrispondenza fra gli obiettivi educativi e la loro concreta realizzazione nell’adattarli alle esigenze dei bebè di età diverse.
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Search-ME - Erickson 2 Emozioni e abilità socio-relazionali
La professoressa Daniela Lucangeli dialoga con la psicologa Nicoletta Perini sulle emozioni negative dei bambini, dando qualche consiglio ai genitori
A volte le emozioni di nostro figlio, soprattutto quelle negative, ci mettono in difficoltà. Per diversi motivi, che hanno a che fare soprattutto con la nostra esperienza legata alle emozioni, vorremmo che il pianto, le urla finissero il prima possibile. Urliamo a nostra volta, minacciamo, oppure ignoriamo e cerchiamo di distrarre il bambino, sperando che si dimentichi del motivo per cui stava urlando o piangendo. A volte riusciamo, almeno temporaneamente, nel nostro intento. Ma siamo proprio sicuri sia la strada giusta? Un bambino che smette di piangere perché non rispondiamo al suo pianto, magari credendo così di irrobustirlo, oppure perché lo distraiamo con qualcosa di molto attraente (come il tablet o il telefono cellulare), è davvero un bambino che ha imparato a stare nella sua emozione negativa e a fronteggiarla per superarla? Ci dimentichiamo a volte che le emozioni hanno un senso, sono terapeutiche. Immaginiamo di provare noi stessi un’emozione negativa molto forte: se il nostro compagno o la nostra migliore amica ci ignorassero o cercassero di distrarre la nostra attenzione, ci sentiremmo davvero meglio? Oppure dovremmo aggiungere anche l’incomprensione ai motivi del nostro malessere? Quanto sono importanti le emozioni dei bambini? A volte confondiamo il motivo per cui un bambino prova un’emozione con l’emozione stessa. Se il motivo che stimola l’emozione non ci sembra sufficientemente valido, tendiamo a ignorare anche l’emozione che l’accompagna. È vero, a volte i bambini soffrono o si arrabbiano per cose che sembrano poco importanti, ma per loro lo sono e hanno bisogno che noi adulti prestiamo attenzione a come si sentono e li aiutiamo a uscire da un’emozione spiacevole. Ascoltare la loro emozione non vuol dire “dargliele tutte vinte”. Ascoltare le emozioni dei bambini vuol dire far capire loro che comprendiamo come stanno, che le emozioni non sono giuste o sbagliate, ma sono “stati” che proviamo, che hanno un nome e che possono essere regolate per ritornare a una condizione di maggiore benessere. In realtà, le emozioni dei bambini sono ancora più delicate di quelle degli adulti. I bambini provano uno stato di malessere che non sanno definire e da cui fanno fatica a “uscire” da soli. Hanno un profondo bisogno che l’adulto di riferimento li prenda sul serio, li aiuti a dare un nome a quello che stanno provando, a regolare la loro emozione per non esserne sopraffatti. Questa generica sensazione di disagio, grazie alla relazione con l’adulto, si differenzia in una serie di sentimenti come irritazione, delusione, rabbia, fastidio, offesa. Come possono i genitori aiutare i bambini a sviluppare una corretta gestione delle proprie emozioni? I genitori e gli adulti che si prendono cura dei bambini hanno l’importante ruolo di monitorare e regolare il loro stato emotivo attraverso una “sintonizzazione emotiva”. Se l’adulto viene meno a questo ruolo, il bambino reagirà producendo ormoni dello stress e cercherà un modo per fronteggiare la situazione passivamente, annullando le emozioni negative. Se gli adulti di riferimento, invece, riescono a validare le emozioni dei bambini, all’interno della relazione con loro, i bambini stessi impareranno quelle capacità empatiche tanto importanti nei rapporti interpersonali. E se gli adulti aiuteranno i bambini a regolare le loro emozioni, questi impareranno a capirle, ad accettarle, a gestirle e a renderle più positive.
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Search-ME - Erickson 3 Musica arte e altre discipline
Perché un avvicinamento precoce alla musica favorisce sia lo sviluppo cognitivo che lo sviluppo emotivo-sociale del bambino
Il processo evolutivo di un bambino è costituito da progressive conquiste di abilità, che sono sostenute, oltre che dalla maturazione fisica, anche da un graduale sviluppo cognitivo e sociale. L’esperienza musicale vissuta già a partire dai primissimi anni di vita del bambino può aiutare a porre le basi e a influenzare significativamente le successive conquiste linguistiche, relazionali e cognitive. La musica rappresenta infatti un canale comunicativo vicino al bambino: è un elemento facilmente utilizzabile anche come comunicazione informale (si pensi al diverso utilizzo della voce, delle espressioni facciali, del corpo in movimento). Attraverso la sperimentazione musicale, il bambino impara a produrre, a esporsi e a mettersi in gioco in prima persona. Inizia a differenziarsi dall’adulto di riferimento e a relazionarsi con personalità altre da sé. Nella prima infanzia ogni suono può trasformarsi in strumento comunicativo, unico e privilegiato, grazie al quale entrare in relazione con l’altro. Numerosi studi e ricerche hanno sottolineato l’influenza della musica nel processo di crescita del bambino, con riferimento specifico a due ambiti: cognitivo emozionale-sociale Per quanto riguarda la sfera cognitiva, si è visto come, grazie alla pratica musicale, è possibile favorire lo sviluppo di memoria, concentrazione, attenzione, linguaggio verbale, pensiero logico, creatività, capacità discriminatoria, oltre che della decodifica dei codici utilizzati. Per la sfera emozionale/sociale, la musica diventa invece un mezzo di espressione del proprio essere, favorisce l’acquisizione di regole sociali e dà la possibilità di mettersi in gioco; aiuta a superare i propri limiti e stimola a riconoscere, gestire ed esprimere i propri stati emotivi. Tramite un precoce avvicinamento al linguaggio musicale si possono rafforzare nel bambino: la capacità di relazione intra e interpersonale; il senso di autostima e di fiducia; l’autonomia; il benessere personale e l’autoapprendimento; la motivazione ad apprendere; la padronanza delle emozioni. Si tratta di benefici che possono essere stimolati nel bambino attraverso una pratica musicale precoce: ciò però può avvenire solo partendo dalla conoscenza delle competenze e delle abilità dei piccoli legate nei diversi stadi di sviluppo. Senza tali conoscenze, l’adulto rischia di far vivere al bambino un’esperienza musicale vuota, forzata e non costruttiva, ottenendo come risultato l’allontanamento del piccolo dall’utilizzo consapevole e appropriato del mezzo musicale.
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Search-ME - Erickson 4 Prima infanzia
Un recente rapporto di Save The Children mostra il ruolo fondamentale dei servizi educativi per l’infanzia. La nostra opinione: puntare anche sul sostegno alla genitorialità
Quando si parla di povertà educativa non ci si riferisce solo alla privazione del diritto allo studio, ma alla mancanza ben più sostanziale di opportunità educative e di sviluppo per il minore.  Si tratta, quindi, di un concetto complesso che investe diverse dimensioni - scolastica, culturale, relazionale, formativa - e che, molto spesso, agisce di generazione in generazione, innescando, insieme al disagio economico, un circolo vizioso che si auto alimenta.   L’INDAGINE DI SAVE THE CHILDREN  Data l’importanza e l’incidenza del fenomeno, anche in Italia, Save the Children ha deciso di condurre, tra marzo e giugno 2019, un’indagine pilota esplorativa, attraverso l’utilizzo dello strumento IDELA (International Development and Early Learning Assessment), che ha coinvolto 653 bambini di età compresa fra i 3 e i 5 anni in 10 città e provincie italiane proprio per analizzare le disuguaglianze educative in Italia, a partire dalla prima infanzia, e i fattori che le determinano.      I risultati emersi, di recente pubblicati nel rapporto “Il miglior inizio" . Disuguaglianze e opportunità nei primi anni di vita” conferma quanto rilevato da numerosi studi internazionali, ovvero che le disuguaglianze si sviluppano già nei primissimi anni di vita e ben prima della scuola dell’obbligo.     LE DISUGUAGLIANZE NON SONO IRREVERSIBILI Come Ricerca&Sviluppo Erickson, basandoci anche più recenti scoperte neuroscientifiche siamo convinti che le disuguaglianze e la povertà educativa fortunatamente non sono inevitabili né irreversibili. Le basi neurobiologiche delle competenze del bambino, infatti, risentono delle opportunità offerte dall’ambiente in cui il bambino cresce, tra cui la qualità delle relazioni e delle interazioni, con genitori, caregivers e altri bambini, e l’accesso equo a strutture educative di qualità. Le politiche e i servizi per la cura e l’educazione nella prima infanzia possono, infatti, interrompere il circolo vizioso, andando a colmare il gap di competenza che si instaura in bambini appartenenti a famiglie in condizioni svantaggiate. Situazioniche influiscono sulla possibilità di investimento economico per l’educazione e sulla qualità del tempo trascorso con i figli.   Una precedente analisi di Save the Children del 2018, aveva già dimostrato, infatti, come i bambini più svantaggiati, che hanno, però, frequentato il nido o un servizio per l’infanzia, abbiano molte più probabilità di raggiungere un livello minimo di competenza, in adolescenza, rispetto ai coetanei che non hanno avuto la medesima opportunità. Tale probabilità, inoltre, aumenta in base al numero di anni di frequenza di tali servizi. Ciò che è allarmante è come in Italia  il nido sia accessibile solo a 1 bambino su 4, e di questi, solo il 12,3% frequenta un asilo pubblico. Sono proprio i bambini più svantaggiati a usufruirne meno. Fortunatamente, però, l’accesso alla scuola dell’infanzia, che in Italia accoglie il 92,6% dei bambini tra i 3 e i 6 anni, supera l’obiettivo UE del 90% di copertura.   L’IMPORTANZA DEL WELFARE   Secondo il report, poi, i servizi di cura ed educativi per la prima infanzia dovrebbero essere complementari a interventi di welfare a supporto della genitorialità e dell’occupazione femminile, di modo che le opportunità educative di svolgere attività culturali di qualità (lettura condivisa, giochi all’aperto con i genitori, visita al museo, partecipazione a concerti musicali, etc.) si manifestino anche a casa e ad opera di entrambi i genitori. Come Ricerca&Sviluppo Erickson riteniamo sia fondamentale garantire la partecipazione, durante la primissima infanzia, a programmi strutturati di cura ed educazione che siano equi, accessibili, ma anche integrati con le politiche di welfare a sostegno della genitorialità. Poiché i servizi educativi, da soli, difficilmente possono contrastare la povertà educativa.   In molte regioni, iniziative in tal senso sono già avviate. Ciò che ora è importante è favorirne il consolidamento e la diffusione sull’intero territorio nazionale, come abbiamo espresso anche nel corso del recente rel="noopener noreferrer" Convegno Nazionale 0-3 “Partiamo dal nido!”
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Search-ME - Erickson 5 Genitori e figli
Come impostare un buon rituale dell’addormentamento serale con il bambino piccolo
Se dovessi indicare le due cose più importanti per l’addormentamento serale del bambino, probabilmente sceglierei: uno stato di tranquilla pazienza e un tono di voce sommesso, quasi sussurrante, da parte dell’adulto, assieme a un modo di proporsi un po’ rallentato, rarefatto e sospeso. Infatti, oltre alle «cose giuste da fare», quello che conta è l’atteggiamento dell’adulto. È cruciale essere calmi, liberi da tecnologie (cellulari, tablet, ecc.) che interferiscono nella relazione e avere un tono di voce dolce e pacato. Ecco, invece, alcune cose concrete che possono essere messe in atto. Leggere una storia insieme aiuta a sentire la forza del legame affettivo e al tempo stesso prepara la mente a separarsi dalla fase di veglia con pensieri, fantasie, personaggi e parole intrisi di una positiva connotazione emotiva. È importante perciò che le storie della buonanotte non siano spaventose, abbiano tutte un lieto fine e lascino un «sapore di buono» nella mente del bimbo. Utilizzate un sottofondo musicale, magari lasciando in ascolto a basso volume un CD che contiene una musica nota al bambino, che lo tranquillizza e lo aiuta a non sentirsi solo. Un bacio o un gesto che sancisce la chiusura dello spazio di relazione e che quindi fa da spartiacque tra il prima e il dopo. Il bambino può tenere vicino una lucina che può essere già accesa o che il genitore può accendere quando lo lascia da solo nella sua stanza. Per chi è credente, una preghiera della buonanotte o un pensiero speciale all’angelo custode con un sottofondo musicale tratto da un CD che contiene brani lenti. Ricordate sempre che questi consigli appartengono a una ritualità che assume il suo principale valore nella ripetizione dei gesti e nella loro prevedibilità.   Perciò, fate attenzione a non cambiare stimolo, ma riproponete sempre lo stesso schema: parte la musica, cullate un po’ il bimbo, lo sdraiate nel lettino, gli mettete vicino la maglietta con l’odore della mamma, state nelle vicinanze per dargli la percezione di essere in prossimità e di proteggerlo.   Ripetete questo schema per più sere, con calma e regolarità, e vedrete che in molti casi il vostro bambino si addormenterà nel suo lettino molto più facilmente di quanto avevate previsto.
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Metodo Montessori e anziani fragili Genitori e figli
Mangiare bene è importante per la crescita fisica ed emotiva dei piccoli: ecco alcune linee guida per aiutarli a mangiare meglio e instaurare delle buone abitudini alimentari fin dalle fasi precoci dello sviluppo
Le difficoltà alimentari possono compromettere la crescita fisica ed emotiva dei bambini e hanno effetti e ripercussioni sull’intera famiglia. Basandosi sulla sua esperienza clinica e sulla ricerca, la psichiatra infantile Irene Chatoor suggerisce ai genitori come affrontare le sfide delle fasi precoci dello sviluppo dell’alimentazione e come promuovere nei bambini e nelle bambine un sano rapporto con il cibo fin da quando iniziano a mangiare in autonomia. Ecco le linee guida suggerite. Per aiutare vostro figlio a sentire la fame, definite una routine che includa tre pasti e due spuntini, uno a metà mattina e uno a metà pomeriggio. Pasti e spuntini dovrebbero essere intervallati di 3-4 ore ed essere consumati a tavola ogni giorno alla stessa ora. Al di fuori dei pasti e dello spuntino stabiliti, non lasciate che il bambino beva latte, mangi snack o spilucchi. Se vi chiede da mangiare, ditegli di aspettare fino all’ora dello spuntino o del pasto successivo. Se ha sete, dategli solo acqua. Tenete il bambino sul seggiolone o a tavola per 20-30 minuti così da dargli il tempo di mangiare fino a essere sazio. Se vuole scendere dal seggiolone o allontanarsi dalla tavola prima, spiegategli che deve aspettare finché mamma e papà sono sazi. Date porzioni piccole e, quando il bambino le ha mangiate, offritene più volte altre. Questo aiuterà il bambino con poco appetito a rimanere impegnato a mangiare senza sentirsi sopraffatto dal troppo cibo e il bambino che mangia troppo a prestare più attenzione alle sensazioni di sazietà. Non proponete più di 3-4 cibi diversi a pasto e rimanete seduti a tavola con vostro figlio. Non siete cuochi specializzati in ordini veloci. Non concedete distrazioni — come giocattoli, libri e televisione — durante i pasti. Quando si distraggono, i bambini non prestano attenzione ai segnali interni di fame e sazietà. Non usate il cibo, e soprattutto i dolci, come premio per avere mangiato il cibo sano o come conforto, regalo o manifestazione del vostro affetto per vostro figlio. I bambini formano associazioni forti con questi cibi e ne diventano dipendenti. Non fate pressioni sul bambino perché mangi e non forzatelo a farlo. Questo creerà conflitto e influirà negativamente sulla capacità di vostro figlio di riconoscere le sensazioni interne di fame e sazietà. Lodate vostro figlio per le abilità che mostra nel mangiare da solo, ma mantenete un atteggiamento neutro verso quanto mangia. Non lodatelo né criticatelo se mangia poco o troppo. Mangiare non dovrebbe essere una performance. Scoraggiatelo dal giocare con il cibo o dal parlare troppo invece di mangiare. Dedicate un momento particolare a parlare o giocare al di fuori dei pasti. Se vostro figlio si rifiuta di stare sul seggiolone o si alza da tavola, lancia cibo o stoviglie o si comporta male in altri modi, dategli un solo avvertimento. Se non interrompe il comportamento, mettetelo in time-out. Per attuare queste linee guida è necessario che i genitori lavorino insieme e modifichino le proprie abitudini alimentari. Introdurre cambiamenti nello stile di vita non è facile e quanto più i bambini sono grandi tanto più diventa difficile. Tuttavia, come ho imparato da molte famiglie, quando ci si abitua alla nuova routine e il bambino mangia meglio, i pasti in famiglia diventano più distesi e piacevoli per tutti.
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