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Metodo Montessori e anziani fragili Organizzazione scolastica
Pianifica, progetta e attua gli interventi previsti dal DM 170/2022 con Erickson
Che cosa prevede il PNRR per la lotta alla dispersione scolastica? La linea di investimento 1.4 “Intervento straordinario finalizzato alla riduzione dei divari territoriali nelle scuole secondarie di primo e di secondo grado e alla lotta alla dispersione scolastica”, promuove una serie di azioni per la prevenzione e il contrasto alla dispersione scolastica e per la riduzione dei divari territoriali nell’istruzione, investendo complessivamente 1,5 miliardi di euro. Quali sono le scuole che hanno diritto al finanziamento? Il decreto del Ministro dell’istruzione 24 giugno 2022, n. 170, ha individuato 3.198 istituzioni scolastiche beneficiarie di finanziamento per la realizzazione di “Azioni di prevenzione e contrasto della dispersione scolastica” per uno stanziamento pari a complessivi 500 milioni di euro.  Quali sono le principali azioni per cui possono essere utilizzati i fondi? Lei azioni consistono nella progettazione e realizzazione di percorsi di mentoring e orientamento, percorsi di potenziamento delle competenze di base, di motivazione e accompagnamento, percorsi di orientamento per le famiglie, percorsi formativi e laboratoriali co-curricolari, organizzazione di team per la prevenzione della dispersione scolastica, erogati in favore di studentesse e studenti che presentano a rischio di abbandono.  Con nota prot. n. 60586 del 13 luglio 2022 il Ministro dell’istruzione ha diramato gli “Orientamenti per l’attuazione degli interventi nelle scuole” in relazione all’attuazione delle misure di cui al citato decreto ministeriale n. 170 del 2022. Tale documento fornisce alle scuole individuate quali soggetti attuatori una serie di indicazioni per la progettazione e l’attuazione degli interventi, che potranno essere utilizzate in fase di pianificazione delle attività. Pianifica, progetta e attua gli interventi previsti con Erickson  Erickson mette a disposizione un team di professionisti per lo svolgimento delle varie attività di progetto previste, in qualità di esperti esterni in possesso delle relative competenze necessarie, in riferimento a: Percorsi di mentoring e orientamento Percorsi di potenziamento delle competenze di base, di motivazione e accompagnamento Percorsi di orientamento con il coinvolgimento delle famiglie Percorsi formativi e laboratoriali curricolari Per maggiori informazioni e dettagli scrivi a servizioclienti@erickson.it @media (max-width: 576px){ .me-text ul li { font-size: 19px !important; line-height: 28px !important; } .me-text ol li { font-size: 19px; line-height: 28px; } } .me-text ul li { font-size: 22px; line-height: 34px; } .me-text ol li { font-size: 22px; line-height: 34px; }
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Metodo Montessori e anziani fragili Organizzazione scolastica
Assegnati i fondi alle scuole per le Azioni 1 e 2 per la trasformazione delle aule in ambienti di apprendimento innovativi e per la realizzazione di laboratori per le professioni digitali del futuro
Che cosa prevede il Piano scuola 4.0? Il “Piano Scuola 4.0” intende promuovere un forte impulso alla trasformazione degli spazi scolastici in ambienti innovativi di apprendimento e alla realizzazione di laboratori per le professioni digitali del futuro. Adottato con decreto del Ministro dell’Istruzione n. 161 del 14 giugno 2022 il Piano Scuola 4.0 è previsto dal PNRR quale strumento di sintesi e accompagnamento all’attuazione delle relative linee di investimento. A quanto ammontano le risorse stanziate? Le risorse per l’attuazione del Piano “Scuola 4.0” prevedono un investimento complessivo di 2,1 miliardi di euro, articolato in due azioni: Azione 1 per la trasformazione delle aule in ambienti di apprendimento: 1.296.000.000 euro per le istituzioni scolastiche primarie e secondarie di primo e di secondo grado in proporzione al numero delle classi attive; Azione 2 per la realizzazione di laboratori per le professioni digitali del futuro: 424.800.000 euro per le istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado, nello specifico: 124.044,57 euro per i licei 164.644,23 euro per le scuole del secondo ciclo di istruzione che abbiano attivo almeno un indirizzo di istituto tecnico o professionale Quali scuole hanno ottenuto le risorse? A questi link puoi vedere e scaricare il riparto delle risorse alle istituzioni scolastiche in attuazione del Piano “Scuola 4.0”: Azione 1 – Trasformazione delle aule in ambienti innovativi di apprendimento Azione 2 – Realizzazione di laboratori per le professioni digitali del futuro Per quali attività possono essere utilizzati i fondi stanziati? I fondi possono essere utilizzati per il 60% l’acquisto di dotazioni digitali (contenuti digitali, software, App…), per il 20% per arredi innovativi e tecnici, per il 10% per piccoli interventi di carattere edilizio funzionali all’intervento, per il 10% per spese di progettazione e tecnico-operative. Le spese per l’acquisto di dotazioni digitali riguardano l’acquisto di tutti i dispositivi e le attrezzature digitali per l’allestimento degli ambienti innovativi di apprendimento e dei laboratori per le professioni digitali del futuro, nonché i relativi software, applicazioni e contenuti digitali esclusivamente finalizzati alla didattica. Il Centro Studi Erickson si occupa da oltre trent’anni di temi legati all’educazione e alla didattica con un’attenzione particolare ad approcci e strumenti che promuovono l’innovazione digitale a scuola. Per aiutarti nella scelta delle proposte che possono essere acquistate con i fondi stanziati puoi scaricare la Matrice per il PNRR Piano Scuola 4.0 – Azione 1 e 2 SCARICA LA MATRICE Per maggiori informazioni puoi scrivere a servizioclienti@erickson.it .me-text ul li { font-size: 22px; line-height: 34px; } .me-text ol li { font-size: 22px; line-height: 34px; }
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Metodo Montessori e anziani fragili Didattica
Non basta conoscere la propria disciplina per essere un buon insegnante, ma è necessario sapere come insegnarla tenendo conto dei molti aspetti trasversali che caratterizzano questa professione
Se volgiamo lo sguardo indietro, vediamo maestri e professori che, negli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta, certamente godevano di un credito sociale diverso. Nel corso della loro vita avevano avuto accesso al sapere, diversamente dai loro studenti.  Bisogna tuttavia volgere lo sguardo agli anni Cinquanta e immaginarsi il cittadino medio. Erano i tempi di «Non è mai troppo tardi», una trasmissione televisiva nella quale il Maestro Manzi insegnava agli adulti e agli anziani a leggere e scrivere. Oggi la conoscenza è immediatamente raggiungibile grazie allo smartphone e al copia e incolla troppo semplice, ma già negli anni Novanta l’articolazione delle televisioni generaliste ha portato nelle case «il mondo là fuori». Fortunatamente la situazione è molto cambiata e il rapporto tra scuola e famiglia non si può solo basare sul principio di autorità o sulla differenza di classe sociale, quindi sull’asimmetria culturale. Ne consegue il fatto che per essere apprezzati come professionisti occorre specializzarsi sulle tecniche di apprendimento che comprendono molte discipline. Un insegnante di oggigiorno deve conoscere la materia insegnata (ça va sans dire) e, soprattutto, deve sapere come insegnarla (quindi deve conoscere la didattica della propria disciplina).  Ma per conoscere la didattica, occorre anche conoscere la psicologia dell’età evolutiva (o dell’infanzia, nel corrispondente segmento di età), le dinamiche di gruppo eil tema della gestione dei conflitti, distinguere integrazione da inclusione, personalizzazione da individualizzazione, conoscere la sociologia dell’intercultura, le neuroscienze (con particolare riferimento alle teorie dell’apprendimento) e le tecnologie didattiche.  C’è quindi una vasta area trasversale che sostiene la professionalità insegnante senza la quale non si è tanto diversi dal genitore «adulto», perché anche lui laureato o professionista in un settore. È ormai ben noto che la scuola non è un ascensore sociale: non basta quindi conoscere la data della firma dellaMagna Charta Libertatum o le proprietà delle potenze per accedere ad un bel posto in banca.  Il successo a scuola non ha più un premio assicurato, e di questo l’insegnante professionalizzato deve tenere conto. Pena, spesso, il burnout, perché coltivare le motivazioni endogene ed evitare quelle indotte e imperative provoca disistima reciproca e depressione. In estrema sintesi, la nuova autorevolezza sociale dei docenti non può che partire da una formazione specifica che è già in atto nel ramo della scuola primaria, attraverso le facoltà o i dipartimenti di Scienze della Formazione che, tuttavia, dovrebbero accogliere anche i/le docenti della scuola secondaria, come sostenuto recentemente da Dario Ianes. Mai più un docente dovrà dire «ho studiato Dante, non sono un assistente sociale!» perché un insegnante è educatore, facilitatore, assistente sociale e tanto altro ancora, tutto insieme. Un insegnante dotato di tutte queste caratteristiche conquisterà per se stesso e per la categoria il credito sociale.
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Search-ME - Erickson 1 Didattica
Una proposta di attività rivolta alla scuola dell’infanzia per mettere in pratica le opportunità offerte dalle tecnologie digitali
Che nella scuola dell’infanzia il «fare scuola» passi attraverso la fisicità, il gioco materiale, il contatto, gli abbracci e le coccole, quindi una didattica in presenza, ormai è stato ribadito fin troppe volte! Tuttavia non è possibile dimenticare ciò che si è scoperto durante il lockdown, quando la DaD e i LEAD hanno permesso di sperimentare un nuovo modo di fare scuola. Tale scoperta ha reso evidente quanto sia importante integrare e arricchire la didattica quotidiana in presenza con la DDI, metodologia innovativa di insegnamento-apprendimento a cui ricorrere non solo in caso di lockdown o per alunni in quarantena, ma sempre, in quanto è uno strumento utile per far fronte alle esigenze di apprendimento in un’ottica di interdisciplinarità che è propria della scuola dell’infanzia, ma anche per mantenere teso il filo della relazione con le famiglie alle quali, in questo periodo, viene negata la possibilità di vivere fisicamente la scuola. A questo proposito risulta fondamentale attivare un account istituzionale per ogni bambino e fornire alla famiglia le credenziali per l’accesso al registro elettronico e per l’iscrizione a una piattaforma come Classroom attraverso la piattaforma Google Workspace for Education (precedentemente nota come Google Suite for Education). L’ambiente scuola che accoglie i bambini, a causa delle misure per prevenire il contagio, non favorisce più la cooperazione e lo scambio tra le sezioni di uno stesso plesso. Un modo alternativo per cominciare con il piede giusto è porre particolare attenzione alla predisposizione del setting interno della sezione, creando angoli accoglienti, colorati e funzionali alle varie attività-gioco per favorire il benessere e per sviluppare la relazione, l’autonomia e la collaborazione tra i bambini dello stesso gruppo-sezione, visto che non esistono vincoli di distanziamento. Sviluppare alcune Unità di Apprendimento con il supporto della LIM o della Smart TV, attraverso le quali proiettare video accattivanti trovati in rete o, ancora meglio, video tutorial creati direttamente dall’insegnante, che presentino una forte componente ludica oltre che contenuti specifici, migliora l’efficacia della didattica in rapporto ai diversi stili di apprendimento (strategia vincente, questa, per i bambini con disturbi specifici di apprendimento). L’insegnante, servendosi di questa modalità per sollecitare l’interesse, ha la possibilità di focalizzare maggiormente l’attenzione sui bambini, curando l’ambiente, la relazione, il supporto e la motivazione, prestando quindi più attenzione alle strategie da promuovere nel gruppo per favorire il coinvolgimento attivo di ogni singolo bambino. Al termine di ogni Unità di Apprendimento è sempre raccomandato produrre un videocollage di foto dei passaggi delle attività didattiche svolte dai bambini. La successiva visione del video in sezione, tutti insieme (si veda la figura sotto), permette all’insegnante di raccogliere commenti e osservazioni da parte dei bambini, che si trovano a ripercorrere le tappe del percorso riguardando le immagini dei loro prodotti o delle loro azioni, ma anche di stimolare il confronto, la discussione e l’approfondimento e di sfruttare ciò che viene proposto dai bambini come punto di partenza per una nuova attività. I bambini in questo sono bravissimi: basta saperli ascoltare! L’inserimento di tutti i materiali prodotti dalle insegnanti su Classroom non solo favorisce un’archiviazione puntuale, ma permette ai bambini e alle loro famiglie di visionare le attività che vengono svolte a scuola. I bambini, soprattutto quelli meno abituati, sono spronati a «raccontarsi» senza costrizioni, ripercorrendo le tappe delle loro esperienze e coinvolgendo direttamente i familiari. Cosa tenere presente Le insegnanti devono educare le famiglie all’uso degli strumenti digitali producendo semplici video tutorial al fine di trasmettere l’importanza di preservare la comunicazione e lo scambio tra scuola e famiglia, seppur con modalità diverse da quelle usuali. Il team docente deve produrre un’accurata programmazione, che riguardi i contenuti, i materiali, le modalità, i tempi, stabilendo con attenzione «chi fa cosa», ma soprattutto «come si fa cosa», evitando improvvisazioni e proposte estemporanee. È inoltre più che opportuno migliorare le competenze digitali attraverso la condivisione di esperienze pregresse e l’autoformazione. Come passare all’applicazione A questo link è possibile visionare le attività e gli strumenti in uso presso l’IC di Sarzana in ottica di Didattica Digitale Integrata: https://www.istitutocomprensivosarzana.edu.it/didattica-online/. Questa proposta è tratta dal volume 101 idee per una didattica digitale integrata, a cura di Laura Biancato e Davide Tonioli.
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Search-ME - Erickson 2 Didattica
Dall’utilizzo di nuovi spazi all’approfondimento delle relazioni con il territorio, Paola Savoldi spiega come la scuola, con la pandemia, stia trasformando il suo assetto spaziale tradizionale e innovando l’approccio didattico
In questi mesi di pandemia le scuole di ogni ordine e grado si sono trovate a dover ripensare completamente l’organizzazione degli ambienti di apprendimento. La necessità di riorganizzazione degli ambienti ha portato la scuola non solo a rivedere le modalità di utilizzo dei propri spazi, ma anche a uscire dai confini tradizionali dell’edificio scolastico per espandersi sul territorio, stringendo accordi e collaborazioni con enti e realtà vicini. In questo modo il rapporto tra scuola e territorio si è intensificato e approfondito, evidenziando potenzialità che in passato erano rimaste inespresse. Abbiamo chiesto a Paola Savoldi, professoressa di urbanistica e politiche urbane presso il Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano, di fare il punto sulle innovazioni vissute dalla scuola in questi mesi dal punto di vista della riorganizzazione degli ambienti di apprendimento, provando a immaginare anche che cosa di quanto sperimentato fino a qui potrebbe essere mantenuto in futuro. Professoressa Savoldi, com’è cambiato l’utilizzo degli spazi scolastici a seguito della pandemia? I cambiamenti sono avvenuti a diverse scale. Se immaginiamo un percorso ideale dall’interno all’esterno della scuola, potremmo riconoscere tre diversi tipi di spazi i cui usi sono stati almeno in parte ripensati. Il primo è quello relativo allo spazio dell’edificio scolastico: è cambiato il modo di usare le aule che in molti casi hanno accolto e accolgono tutte le attività, dalla lezione al pasto, in modo molto stanziale; allo stesso tempo però alcuni degli spazi prima inutilizzati o nemmeno contemplati, sono stati riconosciuti come luoghi in cui fosse possibile organizzare parte delle attività che non potevano più essere svolte altrove. Un esempio semplice, raccontato da una dirigente scolastica di un istituto torinese: le attività musicali hanno richiesto più spazio e spazi espressamente dedicati, distinti. Così, un tratto di corridoio più ampio o più protetto è stato allestito e adattato ad un uso nuovo, seppur temporaneo. Un secondo tipo di spazio è quello delle pertinenze scolastiche, lo spazio entro il recinto della scuola. Spesso è abbastanza ampio, quando si tratta di edifici realizzati nel corso degli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso. Questi spazi sono stati, nei migliori dei casi, luoghi in cui a tempi alterni le classi hanno svolto diverse attività, più di quanto accadesse in passato. Infine, il terzo tipo di spazio è quello che sta prima della soglia d’ingresso alla scuola e ha un’estensione variabile, dall’ampiezza del marciapiede a diversi chilometri di distanza dalla scuola. Voglio dire che, in alcuni casi, l’attenzione è stata posta sulle condizioni di accesso, con un ripensamento più o meno radicale dell’uso degli spazi della sezione stradale, composta da tratti carrabili, aree di sosta, piste ciclabili e spazi pedonali. Il Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano, di cui faccio parte, ha molto lavorato su questi temi. Scongiurare gli assembramenti è diventata l’occasione per immaginare o progettare spazi pubblici più adatti alla presenza di bambini e bambine, ragazzi e ragazzi. In altri casi, la scuola si è addirittura estesa in spazi urbani quali musei, biblioteche, agriturismi, polisportive. Non è solo il caso della “Scuola diffusa”, a Reggio Emilia. Qualcosa di simile è accaduto anche in altre realtà, con interessanti anticipazioni già nel corso dell’estate 2020, quando alcuni enti locali hanno organizzato in modo agile e rapido le attività dei centri estivi. Insomma, i cambiamenti sono stati degni di nota, seppur di segno diverso. Talvolta espansivi, per così dire. Talvolta nel segno della stanzialità, per ragioni comprensibili. Tuttavia, al di là delle diverse direzioni del cambiamento, importa osservare e capire a quali condizioni si siano dati i cambiamenti che ci paiono più interessanti e promettenti, anche guardando al futuro prossimo. Con la riorganizzazione degli spazi scolastici, si sono modificate anche le relazioni tra scuola e il territorio circostante (quartiere, città, comunità…) e, se sì, in che modo? Come dicevo, certamente sì, le relazioni tra scuola e territorio hanno subìto in molti casi una sorta di accelerazione. In alcuni contesti, esistevano già esperienze e competenze in azione. La pandemia ne ha mostrato il valore, ne ha bruscamente testato la tenuta. Si fa tanto spesso appello ai Patti educativi, anche in relazione al fatto che da qualche mese sono riconosciuti e sostenuti con risorse dedicate, emanate dal Ministero dell’Istruzione. È vero però che in diversi casi era già presente una consuetudine alla cooperazione tra diversi soggetti, con una forte centratura su temi educativi, assumendo la scuola come luogo e istituzione di riferimento per agire su diversi fronti, primi tra tutti quelli dell’abbandono e della dispersione scolastica. Il lavoro di Openpolis sul fronte dei dati, aiuta a comprendere la geografia e la misura di alcuni di questi fenomeni. Un interessante lavoro sui patti educativi territoriali (curato da Alessia Zabatino, Cristiana Mattioli, Daniela Luisi) è stato concluso da pochissimo nell’ambito delle attività condotte dal Gruppo Educazione del Forum Diseguaglianze e Diversità. Da un lato dunque alcune scuole sono quotidianamente uscite dai loro consueti spazi, come è accaduto per le diverse esperienze di scuola diffusa. Dall’altro la rilevanza delle reti, delle comunità educanti, in tempi tanto critici ha reso evidente e consolidato un vero e proprio assetto spaziale. Si pensi al caso della didattica a distanza solidale, a Napoli, per fare un esempio. Come ha inciso sull’approccio didattico la trasformazione o riorganizzazione degli spazi scolastici? La questione è delicata, come è noto. I vincoli di distanziamento e i protocolli adottati per ridurre i rischi di contagio sembrano in molti casi aver irrigidito metodi e approcci didattici. Alcuni docenti e alcuni dirigenti descrivono con preoccupazione un tendenziale ritorno a un assetto molto tradizionale e frontale delle attività di formazione. Vero è che non è stato facile mantenere forme e spazi di interazione fluidi e liberi. D’altro canto la situazione di questi mesi ha forse reso più evidenti alcune dimensioni. L’importanza e l’opportunità di stare all’aperto, tra le altre. Evidentemente l’outdoor education non è una novità, ma è possibile che sia maturata una nuova e più diffusa consapevolezza sull’interesse e le potenzialità di queste esperienze. O ancora, una spinta verso un uso dei dispositivi digitali il più possibile volto a riconquistare una condizione di interazione, tanto meglio se in presenza, naturalmente. Il rientro a scuola, vis à vis, per tutti gli ordini e i gradi scolastici rappresenta un momento importantissimo: è ancora necessario esercitare alcune cautele, ma abbiamo anche molto chiaro il potere della compresenza e dell’interazione nello spazio della scuola. Che tipo di esperienze virtuose di innovazione degli ambienti di apprendimento dovremmo cercare di mantenere, per tempi più “normali”, auspicabilmente in un futuro molto prossimo? Io credo che tra gli insegnamenti più preziosi ci sia un diverso modo di guardare lo spazio vicino ma fuori dalla scuola. Questo ha forse a che vedere con la mia formazione, la mia sensibilità e il mio campo di ricerca, poiché mi interessa proprio il terreno tra casa e scuola: la città, il territorio. Abbiamo visto che è possibile fare scuola anche fuori il perimetro dell’edificio scolastico e delle sue pertinenze, abbiamo visto che è possibile farlo anche in via ordinaria: un intero anno scolastico in un luogo diverso. Abbiamo anche visto come si fa: quali accordi, quali protocolli, quali mezzi, quante risorse. L’ho imparato affiancando alcuni enti locali, nel corso della pandemia. E anche grazie a una serie di interviste raccolte in un ebook pubblicato a giugno di quest’anno, il cui titolo è “La scuola oltre la pandemia. Punti di vista ed esperienze sul campo. Viaggio nelle scuole italiane attraverso 11 interviste”. Abbiamo visto che ci si può far spazio tra le auto parcheggiate o in movimento, perché abbiamo visto modificare i flussi del traffico – anche se spesso per brevi periodi di tempo – e abbiamo visto dilatarsi talvolta lo spazio di accesso alla scuola. In molti casi abbiamo anche visto se e come altre politiche pubbliche, alla scala territoriale, siano state capaci o meno di adeguarsi e interpretare i bisogni degli studenti. È ad esempio il caso del trasporto pubblico locale: percorsi, frequenze, fasce orarie, costi, in particolare per quanto riguarda le scuole del secondo ciclo. Infine, ma prima di tutto, credo che ogni dirigente e ogni docente abbia oggi cognizione dello spazio scolastico come mai era accaduto prima d’ora. Possibilità d’usi temporanei, adeguamenti, recupero di spazi poco (o per niente) utilizzati, aggiunta di elementi d’arredo che contribuiscono a organizzare in modo più libero e flessibile anche gli spazi scolastici più tradizionali: sono solo alcune delle innovazioni o i tratti della diffusione di soluzioni che, fino ad ora, erano concentrate in pochi contesti. Forse pecco di ottimismo, ma credo che tutto questo avrà un seguito.
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Metodo Montessori e anziani fragili Didattica
Sia gli insegnanti disciplinari che quelli di sostegno sono insegnanti di tutti gli alunni e le alunne della classe, senza esclusione alcuna.
Qualcuno potrebbe obiettare che quello che non si scorda mai è il primo amore, ma sappiate che le due cose in fondo non sono poi così lontane e che è facile innamorarsi di questo lavoro! Partiamo dall’inizio. Nel momento in cui state per varcare la porta d’ingresso della prima classe nel vostro primo giorno di servizio, immaginate di incrociare un collega o una collega che da qualche decennio fa il mestiere che voi state appena iniziando. Certamente vi augurerà buona fortuna. Sicuramente voi vorrete bloccarlo o bloccarla lì proprio sulla porta, per fare domande e sapere in anticipo cosa vi aspetta e vi potrà capitare.  È probabile che la risposta possa essere questa: “Nessuno può dire cosa ti capiterà. È certo che non sarà mai la stessa cosa due giorni di seguito e, anche soltanto per questo motivo, potrà diventare il lavoro più interessante che esiste!” Il primo ingresso nella prima classe che vi è stata affidata. È questo il momento in cui vi troverete per la prima volta di fronte a un gruppo di ragazze e ragazzi e al collega o alla collega della disciplina in orario. È molto probabile che, trascorsi alcuni minuti dal vostro ingresso nell’aula di classe, un alunno o un’alunna vi chieda: “Prof., ma lei cosa insegna?” Una domanda che non va certo sottovalutata.  È bene chiarire subito alla classe chi siete e cosa fate lì, ma per farlo correttamente dovrete prima di tutto avere le idee ben chiare voi stessi. La risposta da dare è quella che può funzionare meglio in un determinato contesto e, quindi, non possiamo suggerirla già completa e valida per tutte le situazioni. Suggeriamo quindi prima di tutto alcuni elementi chiave che, a nostro avviso, la risposta deve contenere: Sono un insegnante di tutta la classe. Collaboro continuamente con gli altri insegnanti. Propongo attività didattiche di gruppo, in collaborazione tra studenti. Sono un attivatore di sostegni per chiunque abbia bisogno di aiuto. È bene, già da questi primi momenti in classe, dare una particolare importanza e un significato ben chiaro alla parola “sostegni” (e non “sostegno”, attenzione!). Già dall’inizio bisogna chiarire a tutti che di Piero (o di Francesca, o di Luca eccetera) non saremo e non dovremo mai essere noi insegnanti di sostegno i soli a occuparci. Nello stesso tempo, chiariamo con decisione che il nostro contributo è a beneficio di tutti e non di uno solo. A questa impegnativa dichiarazione di intenti, ovviamente, dovrà fare seguito al più presto la dimostrazione che la nostra presenza porta un reale beneficio al lavoro didattico e, nello stesso tempo, alla crescita delle abilità sociali di tutti, nessuno escluso.
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