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I mini gialli dei dettati 2
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Search-ME - Erickson 1 Organizzazione scolastica
I consigli di Dario Ianes per una scuola al passo coi tempi, equa e capace di valorizzare le differenze di tutti gli alunni
Una scuola innovativa deve essere equa: questo significa efficace per tutti. Capace di dare a ognuno strumenti per realizzare un proprio progetto di vita, facendo le giuste differenze nel rispetto e nella valorizzazione delle differenze individuali di tutti gli alunni. In poche parole: non c’è innovazione senza inclusione.  «Innovare a scuola – sostiene Dario Ianes, docente all’Università di Bolzano e co-fondatore di Erickson - significa riconoscere che ciò che abbiamo sempre fatto necessita di un cambiamento, mettendo in crisi la didattica tradizionale e il nostro rapporto con i saperi disciplinari. La scelta di innovare la didattica, il proprio modo di insegnare e le opportunità con cui i nostri alunni imparano dipende innanzitutto da una nostra scelta. Questa scelta diventa sempre più importante ed efficace se è condivisa dai dirigenti scolastici, dagli insegnanti, dagli organi scolastici e dalla comunità territoriale, portando a un reale cambiamento della scuola». Innovare la didattica non è, quindi, la ricerca di una nuova metodologia o di un nuovo strumento, ma la costante ricerca e il continuo tentativo di sviluppare approcci, metodologie e strumenti utili ad accrescere la qualità dei processi educativi e il ruolo attivo degli alunni nel processo di apprendimento.
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Search-ME - Erickson 2 Didattica
È vero che gli studenti italiani non capiscono ciò che leggono? Facciamo chiarezza sui principali risultati emersi
É da poco stato pubblicato, dall’OCSE, il Rapporto PISA 2018, il settimo, dalla prima edizione del 2000, rapporto triennale sullo stato dell’educazione e delle competenze degli studenti in diversi Paesi del mondo. Ciascun PISA analizza le competenze degli studenti in tre ambiti - lettura, matematica e scienze - focalizzandosi, tuttavia, di volta in volta, solo su un aspetto e fornendo un breve sommario rispetto agli altri due. Nel 2018 l’analisi si è concentrata sulla lettura in ambienti digitali, per i ragazzi di 15 anni, e sull’andamento delle competenze nell’ambito della lettura, in generale, nel corso dei due decenni passati. Attenzione al benessere degli studenti Le considerazioni che si potrebbero fare in relazione ai dati emersi sono davvero molte. Innanzitutto, ci piacerebbe far emergere come il Rapporto analizzi anche ambiti trasversali a quelli prettamente disciplinari, come ad esempio l’aspetto socio-emotivo e il benessere degli studenti che, in municipalità quali quelle di Pechino e Shanghai, al vertice delle classifiche in tutti e tre le aree principali nonostante il livello di reddito sia notevolmente inferiore a quello di altri Paesi partecipanti, hanno ancora un ampio margine di miglioramento. In secondo luogo, i dati mostrano come, nella maggior parte dei Paesi, l’eccellenza viene raggiunta anche da studenti inseriti in contesti svantaggiati, suggerendo, quindi, che, pur partendo da una condizione di difficoltà, si possa intraprendere un percorso di apprendimento positivo, se non eccellente, lavorando a livello di resilienza. Cervelli “bi-alfabetizzati” e lettura digitale Un ulteriore aspetto che emerge dal rapporto e che riguarda tutti i Paesi coinvolti è legato all’accesso alle tecnologie. Mentre nel PISA 2009, circa il 15% degli studenti dei Paesi OCSE, in media, non aveva ancora accesso all’Internet da casa, nel 2018 il dato rilevato è sceso al 5%, probabilmente anche grazie all’enorme diffusione dei dispositivi mobili nell’ultimo decennio. Chiaramente, si tratta di un dato che fa emergere anche un altro epocale cambiamento, ovvero quello legato proprio alla lettura (e scrittura) digitale e alla formazione di cervelli “bi-alfabetizzati”. Il rischio, in questo caso, non è legato solamente all’impazienza cognitiva, che porta a dedicare sempre meno tempo alla lettura di lunghi testi in formato cartaceo, quanto più all’incapacità di una lettura critica e profonda, che riesca a distinguere le informazioni attendibili da quelle false. Incapacità di cui PISA 2018 ha dato prova, facendo emergere che meno di 1 studente su 10 è in grado di distinguere i fatti dalle opinioni basandosi su indizi impliciti che si possono desumere dal contesto o dalla fonte delle informazioni. Lettura, matematica e scienze: i punteggi degli studenti italiani Guardando in modo molto generale i risultati nei tre ambiti analizzati dall’indagine OCSE-PISA (Lettura, Matematica e Scienze), per l’Italia si può osservare che rispetto alla Lettura (e con questa etichetta si considera la comprensione del testo in senso ampio) l’Italia, con 476 punti, si colloca al di sotto della media OCSE che è di 487 punti. Le competenze in lettura dei quindicenni italiani restano tuttavia stabili nel lungo periodo, anche se diminuiscono rispetto ad alcuni cicli PISA. Gli studenti italiani hanno ottenuto, poi, un punteggio medio nelle prove PISA di matematica in linea con la media dei paesi OCSE (Italia 487 vs OCSE 489). Dal 2009 ad oggi, l’andamento dei risultati PISA in matematica è rimasto costante. Infine, gli studenti italiani hanno ottenuto un punteggio medio nelle prove PISA di scienze al di sotto della media dei paesi OCSE (Italia 468 vs OCSE 489). I trend dei risultati in scienze nei paesi OCSE indicano una parabola negativa: al lento miglioramento, osservato fino al 2012, ha fatto seguito un calo nel periodo 2012-18 e, nel 2018, la performance media dei paesi OCSE è tornata al valore rilevato nel 2006. L’andamento dei risultati in scienze per l’Italia è in linea con il dato internazionale. Scienze sembra quindi l’ambito in cui si sono registrati i maggiori peggioramenti rispetto alle edizioni precedenti dell’indagine. Vista la generale stabilità dei risultati, sarebbe interessante comparare questo dato con i fondi che sono stati destinati alla scuola in questo periodo di tempo e che, almeno a livello di miglioramento di competenze, non sembra abbiano inciso. In questa edizione di indagine, anche in altri paesi, infatti, non sembra esserci una relazione chiara tra investimenti economici fatti, o livello economico generale del paese, e livello di competenze rilevate. I “low performer” e il divario tra nord e sud Volendo andare più a fondo, in questa indagine sarebbero sicuramente molti gli elementi degni di un approfondimento. Uno di questi è la percentuale di low performer, quindi di quegli studenti che non raggiungono il livello minimo di competenza (nelle indagini OCSE-PISA, il livello 2). É indubbio, infatti, che questi studenti meritino un‘attenzione particolare. In Italia, la percentuale di studenti low performer sembra essere molto alta nel Sud e nelle Isole, e negli istituti Professionali e di Formazione professionale. Lettura L’Italia presenta una percentuale di studenti che raggiunge almeno il livello minimo di competenza in lettura, analoga alla percentuale media internazionale (circa il 77%). Tuttavia, le aree del Sud si caratterizzano per una presenza maggiore di studenti low performer (tra il 20 e il 40%). Inoltre, negli Istituti tecnici, il 27% degli studenti non raggiunge il livello 2, livello non raggiunto da almeno il 50% degli studenti degli Istituti Professionali della Formazione professionale Matematica Circa il 24% dei nostri studenti quindicenni non ha raggiunto il Livello 2, livello base di competenza in matematica (media OCSE 22%). Al Sud e nelle Isole, la percentuale di studenti che non ha raggiunto il Livello 2 è del 33% nel Sud e del 38% nelle Isole. Nei Licei, la percentuale di studenti che non raggiungono il livello base di competenza è di circa l’11%, ma questa percentuale sale al 23% negli Istituti tecnici e raggiunge il 57% nell’Istruzione professionale e il 50% nella Formazione professionale. Scienze In Italia, 3 studenti su 4 dimostrano di possedere almeno il livello base di competenza scientifica (livello 2). Nel Nord, più dell’80% degli studenti raggiunge il livello 2, mentre, nelle aree del Mezzogiorno, gli studenti che non raggiungono il livello base di competenza scientifica sono più di un terzo della popolazione. La maggioranza degli studenti che studiano in Istituti Professionali (58%) o frequentano Centri di Formazione professionale (55%) non raggiunge il livello base di competenza, mentre tale percentuale scende al 12% nei Licei. Quindi, circa il 30% dei quindicenni del sud Italia non raggiunge la competenza minima nei tre ambiti indagati. Inoltre negli istituti Professionali, e con percentuali molto simili anche i centri di formazione professionale, circa la metà degli studenti non raggiunge una competenza minima. Tra le tante considerazioni che si possono fare, quindi, una prioritaria riguarda queste disomogeneità territoriali e rispetto alla tipologia di scuola, in modo da individuare azioni efficaci che portino a una diminuzione di studenti che si collocano ad un livello molto basso in termini di competenza, soprattutto in alcune zone d’Italia e in alcune tipologie di scuole. Gli stereotipi di genere condizionano ancora le ragazze All’interno dei risultati OCSE-PISA, è interessante però soffermarsi anche sull’analisi di altri aspetti estremamente interessanti (ma purtroppo messi in ombra da quelli più legati alle singole discipline) riguardanti la percezione degli studenti rispetto al proprio apprendimento, il loro benessere e soddisfazione per la vita scolastica. Un primo elemento di riflessione è indirizzato a quegli studenti che, pur avendo ottenuto risultati elevati nelle varie prove, hanno però ambizioni molto inferiori a quanto ci si aspetterebbe sulla base del loro andamento scolastico. Questo avviene, soprattutto, tra gli studenti svantaggiati dal punto di vista socio-economico, dove solo tre studenti su cinque si aspettano di completare il percorso di istruzione terziaria, contro i sette studenti su otto tra i non svantaggiati. Rimanendo con la nostra riflessione sulle aspettative di carriera degli studenti quindicenni, si evidenziano ancora forti stereotipi di genere legati alle STEM. Tra gli studenti maschi con alto rendimento in matematica o scienze, uno su quattro ipotizza di poter lavorare in futuro come ingegnere o occupare una professione in ambito scientifico all'età di 30 anni; per quanto riguarda le studentesse, questo rapporto scende addirittura a una su otto, esprimendo anche una maggiore paura di fallire. Studenti soddisfatti della propria vita e felici Per quanto riguarda, invece, il grado di soddisfazione nei confronti della propria vita, il 67% degli studenti italiani, in linea con la media OCSE, ha dichiarato di essere soddisfatto della propria vita, riportando valori alti (tra 7 e 10) nella scala di soddisfazione proposta. Altrettanto positivo (91%) è il dato degli studenti italiani che hanno riferito di sentirsi felici qualche volta o sempre. Gli studenti hanno segnalato sentimenti positivi quando hanno dichiarato di percepire un forte senso di appartenenza e cooperazione a scuola, così come un’alta percentuale (66%, in linea con la media OCSE) ha dichiarato di essere d'accordo o molto d'accordo sul fatto che si possa trovare il modo di uscire da situazioni difficili. Per concludere, fin dal 2000, il Rapporto PISA mostra come i diversi Paesi riescono, sulla base dei dati raccolti, a supportare l’apprendimento dei propri studenti e a inserirsi in una rete di buone pratiche che possono aiutare a migliorare i sistemi educativi agendo a diversi livelli, da quello socio-economico a quello più prettamente educativo-didattico, per dare agli studenti l’opportunità di costruire la propria bussola con la quale navigare all’interno di un mondo sempre più (e sempre più velocemente) mutevole.
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Search-ME - Erickson 3 Didattica
Spazi fisici, tempo scuola e relazioni educative sono gli aspetti da riorganizzare per migliorare i processi di insegnamento-apprendimento
Da qualche settimana le scuole, dopo la lunga chiusura dovuta al Covid 19, hanno riaperto i battenti a circa 8 milioni di bambini e ragazzi e la ripresa delle lezioni, sicuramente, ha ripristinato un ritmo nella vita degli studenti riavvicinandoli ad una sorta di “normalità”; tuttavia non mancano dubbi e timori per dirigenti scolastici, docenti, non docenti e genitori. Le Linee guida per il rientro degli allievi in sicurezza prevedono, tra le altre azioni di prevenzione, il divieto di assembramenti ed il distanziamento fisico, inteso come 1 metro fra le rime buccali degli alunni. Al fine di implementare tali misure di prevenzione e, nel contempo, garantire un’offerta formativa di qualità, equa ed inclusiva, le scuole sono state sollecitate a valorizzare le forme di flessibilità derivanti dall’Autonomia scolastica per adottare una o più delle seguenti soluzioni organizzative: riconfigurazione del gruppo classe in più gruppi di apprendimento; articolazione modulare di gruppi di alunni provenienti dalla stessa o da diverse classi o da diversi anni di corso; frequenza scolastica in turni differenziati; fruizione per gli studenti, opportunamente pianificata, di attività didattica in presenza e, in via complementare, didattica digitale integrata (scuole secondarie di II grado); aggregazione delle discipline in aree e ambiti disciplinari laddove non previsto già dagli specifici ordinamenti; rimodulazione settimanale del tempo scuola. In altre parole le scuole, ricorrendo agli strumenti forniti dall’Autonomia, sono state chiamate a “ripensarsi”, riorganizzando, in primis, quello che viene definito “ambiente di apprendimento”. Cosa si intende per “ambiente di apprendimento”? L’ “ambiente di apprendimento” può essere inteso come il luogo fisico o virtuale, ma anche come lo spazio mentale e culturale, organizzativo ed emotivo/affettivo insieme; in altre parole, l’insieme delle componenti presenti nella situazione in cui vengono messi in atto i processi di apprendimento. Ampiamente usata nel lessico pedagogico-educativo, tale espressione oggi indica il passaggio da una visione incentrata sull’insegnamento (che cosa insegnare) ad una dimensione d’insegnamento focalizzata sul soggetto che apprende e, quindi, sui suoi processi (come insegnare). Particolare attenzione viene, quindi, data a come è costruito e progettato il contesto di supporto all’apprendimento atteso che occorre un’emancipazione da quei limiti spaziali e temporali che non consentono una reale didattica per competenze. È evidente, quindi, che per ambiente di apprendimento non intendiamo solo il setting fisico in cui si svolge il processo di insegnamento - apprendimento bensì anche il clima di classe che lo caratterizza, l’organizzazione degli spazi e dei tempi, le strategie metodologiche implementate, le tecnologie utilizzate nelle prassi didattiche. In altre parole, ambiente di apprendimento come luogo di esperienza in cui si sostiene la motivazione e si potenziano le strategie apprenditive degli studenti. Con il rientro a scuola a settembre, a seguito della chiusura per l’emergenza Covid, si sono dovuti necessariamente riprogettare elementi cruciali dell’ambiente di apprendimento, quali, a solo titolo esemplificativo: gli spazi, i tempi e la relazione educativa. Riprogettare gli spazi fisici La riorganizzazione degli ambienti di apprendimento richiede anche una riprogettazione degli spazi in modo da garantire il previsto distanziamento fisico. A tal fine numerose scuole si sono impegnate nella ricerca di nuovi spazi di apprendimento nel territorio (cinema, edifici dismessi, biblioteche), ma nella maggior parte dei casi si è proceduto ad un recupero e ad una diversa utilizzazione degli spazi interni dello stesso edificio scolastico. Pensiamo, per esempio, ai cortili che in molte scuole sono diventati, con il passar del tempo, parcheggi per le auto, spesso non curati nelle aree verdi divenute ricettacolo di topi e serpentelli. Questi stessi cortili con l’installazione di tensostrutture possono essere restituiti agli allievi come aree di studio. Parimenti il recupero delle spazi verdi consente di restituire agli studenti angoli in cui muoversi in libertà ed in sicurezza; tale attività è sicuramente necessaria atteso che in classe occorre ridurre gli spostamenti. Dai corridoi e dagli atri si può recuperare, invece, uno spazio didattico con panche, pouf, sedute innovative o aree per lo studio individuale. Si può anche ricorrere a spazi più estesi come le aule magne, le palestre, il refettorio: spazi ampi che in questo particolare momento è utile non dedicare ad un’attività in via esclusiva e prevederne un uso versatile. È evidente che anche gli arredi devono essere modulari, polifunzionali e colorati, facilmente riconfigurabili, capaci di dare una soluzione efficace alle nuove necessità. Da quanto sin qui delineato è palese che più che di spazi ampi si sente forte la necessità di un uso intelligente degli spazi a disposizione; la flessibilità, infatti, è sicuramente una caratteristica preminente che consente di ottenere quella ricchezza e varietà di ambienti necessaria alle esigenze di una didattica che promuova apprendimenti significativi in condizioni di sicurezza. Gli studenti vanno coinvolti nell’attività di ripensamento degli spazi di apprendimento sia per favorire la costruzione del senso di appartenenza alla scuola sia per meglio individuare quali attributi uno spazio dovrebbe possedere per rispondere ai diversi bisogni educativi. La parola d’ordine ancora una volta e, nonostante le numerose restrizioni imposte per fronteggiare l’emergenza Covid 19, sarà “bellezza”: efficace metodo di lavoro non solo per le opere d’arte ma anche per le scienze; non a caso Paul Dirac, fisico e Nobel, parlava di bellezza come “metodo di lavoro”. Una progettazione degli spazi che salvaguarda la bellezza evita, sicuramente, quella che Hillman chiama “anestesia culturale” e sollecita i giovani a prendersi carico del loro futuro, a sognarlo e ad impegnarsi per realizzarlo, in perfetta sintonia con l’educazione allo sviluppo sostenibile, obiettivo previsto, tra l’altro, dall’Agenda europea 2030. Riorganizzare il tempo scuola Il fattore tempo è uno degli elementi più significativi dell’ambiente di apprendimento; occorre, infatti, una progettazione di tempi che diano cittadinanza ai diversi ritmi e stili cognitivi ed apprenditivi. Nell’attuale situazione, al fine di garantire un rientro in sicurezza, è necessaria anche una rivisitazione del tempo scuola e, sicuramente, diverse sono le piste percorribili in tale direzione. È possibile riarticolarlo attraverso unità orarie ridotte che prevedano sessioni di 50 o 55 minuti in presenza con integrazioni curricolari basate su modelli diversificati di intervento e, comunque, orientati dal quadro orario previsto dagli specifici ordinamenti. È possibile, altresì, riarticolare il tempo scuola strutturandolo su 6 giorni settimanali, laddove era articolato in 5 giorni e prevedendo, quindi, la frequenza scolastica anche nella giornata del sabato. Importante è pure lo scaglionamento degli orari di ingresso e di uscita in modo da evitare assembramenti e consentire in sicurezza tutte le operazioni previste dalle succitate Linee guida (igienizzazione mani, consegna mascherina, misura temperatura…). Riorganizzare il progetto didattico Un efficace ripensamento degli ambienti di apprendimento non può non nutrirsi di nuovi modi e forme del “fare scuola”, non solo come riscontro all’attuale condizione, ma come investimento proiettato nel futuro. Del resto, lo stesso Piano scuola 2020/21 sollecita le scuole a porsi interrogativi in tal senso e a sviluppare percorsi di ricerca di soluzioni innovative sul piano organizzativo e didattico. Senza dubbio le competenze digitali dovranno far parte della “cassetta degli attrezzi” del docente, perché la didattica digitale dovrà integrarsi efficacemente a quella in presenza. A tale scopo devono essere anche progettate le connessioni e la possibilità di offrire collegamenti a distanza. Importante sarà la cura della relazione educativa e delle emozioni resa sicuramente più difficoltosa dall’obbligo di uso di mascherine e di rispetto del distanziamento fisico. L’emergenza che stiamo vivendo ci ha privati, infatti, dell’opportunità di avvalerci delle risorse che generalmente attiviamo per ristabilire un clima di fiducia e protezione come l’abbraccio e la carezza e ci chiede di reinventarci affinché il distanziamento fisico non diventi distanziamento sociale ed emotivo. L’emergenza ha rotto un equilibrio, la scuola è chiamata a ristabilire una quotidianità e soprattutto ai docenti spetta il delicato compito di far sentire che la vita riprende; il rinnovato progetto didattico dovrà intensificare i momenti dedicati all’ascolto attivo ed alla possibilità di raccontarsi, narrare. È opportuno proporre attività originali e creative per stimolare negli studenti un senso di appartenenza e legame con la scuola in modo da poter eventualmente affrontare serenamente eventuali ritorni, anche momentanei, alla didattica a distanza: ci si separa più serenamente se si è appartenuti in maniera autentica. Il rinnovato progetto didattico dovrà, quindi, riservare grande spazio ad attività espressive, circle time, compiti di realtà; ovviamente declinati per età e nel rispetto delle norme per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19. Adeguata attenzione, infine, sarà dedicata all’interiorizzazione delle nuove regole (indossare la mascherina, igienizzare le mani, rispettare il distanziamento fisico, restare a casa se si hanno sintomi simili all’influenza…) che non andranno, ovviamente, imposte dall’alto in maniera arida ma spiegate e fatte vivere concretamente nella pratica quotidiana in modo che gli alunni possano acquisire la piena consapevolezza che solo se tutti insieme le rispettiamo possiamo stare più sicuri. In tal modo ciascun allievo avrà modo di passare dall’inevitabile sensazione di impotenza che si prova di fronte all’emergenza al desiderio di darsi da fare e contribuire attivamente per uscire, anche attraverso un lavoro di squadra, quanto prima da questo status emergenziale; la fragilità può divenire, così, uno strumento per favorire la resilienza ed il rientro a scuola, al tempo dell’emergenza, può tradursi in una preziosa occasione per maturare competenze di cittadinanza attiva e responsabile.
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Search-ME - Erickson 4 Organizzazione scolastica
Spunti e idee per la ripartenza scolastica suggeriti da Laura Biancato, dirigente scolastica ed esperta di innovazione
Spesso ci si dimentica che un istituto scolastico si regge su un sistema complesso, composto da relazioni, infrastrutture, percorsi formativi, progetti, ma anche su vincoli e lacci burocratici che a volte tendono a frenarne la buona organizzazione. Vale la pena riflettere su quanto il benessere e la motivazione del personale docente e ATA possano dipendere da condizioni non casuali, ma frutto di scelte attente alla persona. E quanto un positivo atteggiamento di tutto il personale porti a migliori risultati del micro sistema dell’istituto scolastico. Fondamentale è favorire quelle condizioni che consentano e stimolino il senso di appartenenza all’organizzazione, sin dal primo ingresso (ad esempio attraverso un onboarding pensato per un’accoglienza professionalmente significativa), alleggerendo per quanto possibile la pressione burocratica e puntando a modalità di lavoro agile e flessibile, favorendo un buon clima di lavoro e relazioni professionali positive. Uno strumento ormai imprescindibile per una buona organizzazione è l’uso di piattaforme cloud, che facilitano l’accesso alla documentazione da qualsiasi luogo ci si trovi. Molto importante è anche l’utilizzo di una metodologia di leadership condivisa, che può agevolare il raggiungimento dell’obiettivo di una comunità educante, ma anche di metodi come la mindfulness per migliorare le relazioni e il clima di lavoro. Durante l’emergenza si è (necessariamente) fatta esperienza di smart working e ottimizzazione dei tempi di lavoro, sicché appare importante non dimenticare alcune pratiche che possono continuare, anzi essere efficacemente adattate anche dopo il rientro alla normalità. Così come appare ormai indispensabile un ragionamento sullo snellimento della burocrazia, che può essere attivato all’interno della scuola stessa, indipendentemente da decisioni più «alte». Ancora poco considerati, sono la cura degli spazi per i tempi di pausa e l’attenzione agli ambienti riservati ai docenti e al resto del personale. L’attenzione alla riorganizzazione di questi spazi passa per la scelta di un setting che punti alla comodità, con particolare cura dei materiali, dei colori, dell’arredo, della strumentazione e degli accessori, per consentire una permanenza gradevole e favorire le relazioni e la condivisione di idee. Sentirsi a proprio agio e lavorare in condizioni di efficienza è importante e rende sicuramente migliore la scuola.
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Search-ME - Erickson 5 Didattica
Una proposta di attività rivolta alla scuola dell’infanzia per mettere in pratica le opportunità offerte dalle tecnologie digitali
Che nella scuola dell’infanzia il «fare scuola» passi attraverso la fisicità, il gioco materiale, il contatto, gli abbracci e le coccole, quindi una didattica in presenza, ormai è stato ribadito fin troppe volte! Tuttavia non è possibile dimenticare ciò che si è scoperto durante il lockdown, quando la DaD e i LEAD hanno permesso di sperimentare un nuovo modo di fare scuola. Tale scoperta ha reso evidente quanto sia importante integrare e arricchire la didattica quotidiana in presenza con la DDI, metodologia innovativa di insegnamento-apprendimento a cui ricorrere non solo in caso di lockdown o per alunni in quarantena, ma sempre, in quanto è uno strumento utile per far fronte alle esigenze di apprendimento in un’ottica di interdisciplinarità che è propria della scuola dell’infanzia, ma anche per mantenere teso il filo della relazione con le famiglie alle quali, in questo periodo, viene negata la possibilità di vivere fisicamente la scuola. A questo proposito risulta fondamentale attivare un account istituzionale per ogni bambino e fornire alla famiglia le credenziali per l’accesso al registro elettronico e per l’iscrizione a una piattaforma come Classroom attraverso la piattaforma Google Workspace for Education (precedentemente nota come Google Suite for Education). L’ambiente scuola che accoglie i bambini, a causa delle misure per prevenire il contagio, non favorisce più la cooperazione e lo scambio tra le sezioni di uno stesso plesso. Un modo alternativo per cominciare con il piede giusto è porre particolare attenzione alla predisposizione del setting interno della sezione, creando angoli accoglienti, colorati e funzionali alle varie attività-gioco per favorire il benessere e per sviluppare la relazione, l’autonomia e la collaborazione tra i bambini dello stesso gruppo-sezione, visto che non esistono vincoli di distanziamento. Sviluppare alcune Unità di Apprendimento con il supporto della LIM o della Smart TV, attraverso le quali proiettare video accattivanti trovati in rete o, ancora meglio, video tutorial creati direttamente dall’insegnante, che presentino una forte componente ludica oltre che contenuti specifici, migliora l’efficacia della didattica in rapporto ai diversi stili di apprendimento (strategia vincente, questa, per i bambini con disturbi specifici di apprendimento). L’insegnante, servendosi di questa modalità per sollecitare l’interesse, ha la possibilità di focalizzare maggiormente l’attenzione sui bambini, curando l’ambiente, la relazione, il supporto e la motivazione, prestando quindi più attenzione alle strategie da promuovere nel gruppo per favorire il coinvolgimento attivo di ogni singolo bambino. Al termine di ogni Unità di Apprendimento è sempre raccomandato produrre un videocollage di foto dei passaggi delle attività didattiche svolte dai bambini. La successiva visione del video in sezione, tutti insieme (si veda la figura sotto), permette all’insegnante di raccogliere commenti e osservazioni da parte dei bambini, che si trovano a ripercorrere le tappe del percorso riguardando le immagini dei loro prodotti o delle loro azioni, ma anche di stimolare il confronto, la discussione e l’approfondimento e di sfruttare ciò che viene proposto dai bambini come punto di partenza per una nuova attività. I bambini in questo sono bravissimi: basta saperli ascoltare! L’inserimento di tutti i materiali prodotti dalle insegnanti su Classroom non solo favorisce un’archiviazione puntuale, ma permette ai bambini e alle loro famiglie di visionare le attività che vengono svolte a scuola. I bambini, soprattutto quelli meno abituati, sono spronati a «raccontarsi» senza costrizioni, ripercorrendo le tappe delle loro esperienze e coinvolgendo direttamente i familiari. Cosa tenere presente Le insegnanti devono educare le famiglie all’uso degli strumenti digitali producendo semplici video tutorial al fine di trasmettere l’importanza di preservare la comunicazione e lo scambio tra scuola e famiglia, seppur con modalità diverse da quelle usuali. Il team docente deve produrre un’accurata programmazione, che riguardi i contenuti, i materiali, le modalità, i tempi, stabilendo con attenzione «chi fa cosa», ma soprattutto «come si fa cosa», evitando improvvisazioni e proposte estemporanee. È inoltre più che opportuno migliorare le competenze digitali attraverso la condivisione di esperienze pregresse e l’autoformazione. Come passare all’applicazione A questo link è possibile visionare le attività e gli strumenti in uso presso l’IC di Sarzana in ottica di Didattica Digitale Integrata: https://www.istitutocomprensivosarzana.edu.it/didattica-online/. Questa proposta è tratta dal volume 101 idee per una didattica digitale integrata, a cura di Laura Biancato e Davide Tonioli.
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Search-ME - Erickson 6 Didattica
Una proposta di attività rivolta a una classe prima della scuola primaria per mettere in pratica le opportunità offerte dalle tecnologie digitali
L’idea centrale è quella di fare tesoro di quanto appreso da docenti e alunni durante la Didattica a Distanza mantenendo, ampliando e integrando le buone pratiche. L’uso degli strumenti offerti da Google Workspace for Education — in particolare di Classroom — si è rivelato essenziale all’inizio dell’emergenza, ma anche adesso ci appare un’ottima opportunità di innovazione metodologica. L’esperienza riportata è quella di una classe prima della scuola primaria a tempo pieno. Considerata l’età degli alunni, è chiaramente fondamentale coinvolgere le famiglie fin dalle fasi iniziali e fare un uso quotidiano del supporto digitale nel lavoro in aula. Genitori Già durante le assemblee di inizio anno sono state fornite alle famiglie le credenziali per l’account Google Workspace for Education degli alunni; è stata inoltre condivisa l’idea dell’impianto metodologico che si intendeva attuare e si è stabilito un patto educativo improntato alla corresponsabilità e alla fiducia reciproca. Docenti I docenti hanno scelto l’attivazione di corsi su Classroom creando un corso per ogni insegnante e avendo cura di invitare ogni docente di classe in tutti i corsi, con l’obiettivo di condividere i contenuti e di calibrare gli stimoli e i carichi per gli alunni. Organizzazione dell’aula La disposizione dei banchi a isola, ideale per favorire l’apprendimento cooperativo, non sembrava compatibile con le regole sul distanziamento imposte nel settembre 2020. In questa esperienza si è tuttavia riusciti a individuare una sistemazione compatibile, con i banchi a gruppi di tre a formare dei piccoli ferri di cavallo e una piantina posta al centro di ogni gruppo, utile anche per aiutare i bambini a mantenere i banchi in posizione. Tutto questo ha accresciuto la cooperazione e il benessere: potersi guardare negli occhi e potersi prendere cura insieme della piccola piantina sistemata al centro di ogni isola ha contribuito a creare quel «clima di classe» che sembrava difficile ricostruire. Metodologia didattica Durante la programmazione i docenti scelgono di progettare le attività seguendo uno schema comune. L’insegnante prepara una presentazione Google per introdurre la proposta d’apprendimento (nuova letterina, concetto topologico, nuovo numero…); registra un video e/o un tutorial o seleziona animazioni già in rete adatte al contesto; realizza un quiz mirato e tarato sulla proposta, utilizzando immagini e linguaggio che riprendano quelli usati nelle presentazioni e nei video (in rete sono disponibili risorse aperte molto adatte a questo fine); scansiona una pagina del quaderno, realizzata da lei/lui, sulla quale si trova il lavoro da proporre agli alunni e la utilizza in classe con il supporto della LIM; inserisce tutti questi materiali su Classroom. Per gli alunni in classe il materiale sarà proposto come attivatore di interesse con il supporto della LIM, mentre gli alunni assenti potranno beneficiare di tutto il materiale prodotto. Tutti gli alunni, presenti e assenti, avranno sempre a disposizione tutti i materiali impiegati nei vari corsi e potranno rivedere, rivivere, raccontare a casa ciò che hanno appreso con il supporto di prodotti già noti perché usati in classe; potranno fermare i video degli insegnanti e riguardarli ogniqualvolta risulti necessario. Queste opportunità si sono rivelate altamente inclusive: sono stati gli alunni stessi, nel processo di autovalutazione, a evidenziare quanto si sentano in grado di farcela! L’uso precoce delle piattaforme di condivisione, nello specifico di Classroom, offre un ulteriore vantaggio da non sottovalutare: l’opportunità di personalizzare la tipologia, la qualità e la quantità dell’impegno a casa. In questa esperienza il «compito» assegnato è molto spesso un quiz o un gioco da riproporre poi nel gruppo classe, ed è quindi vissuto con grande entusiasmo. Cosa tenere presente Ricordate che spesso è difficile riuscire a coinvolgere nell’immediato tutti i genitori! Arricchite, da subito, i corsi di Classroom con materiali originali e autoprodotti: video degli insegnanti, documentazione fotografica, video o audio di momenti significativi della routine scolastica, raccolte di lavori, disegni, giochi, attività. Usate Classroom in aula come supporto alle attività quotidiane: così gli alunni saranno incuriositi e stimoleranno anche le famiglie a «entrare» nel loro mondo-scuola attraverso questo strumento «ponte». Predisponete semplici tutorial rivolti alle famiglie. Come passare all’applicazione Il fulcro del percorso proposto è la formazione dei docenti. La resistenza si supera con il lavoro in team e l’autoformazione. Consigliamo di creare: luoghi di raccolta di materiali da cui attingere e da arricchire; momenti di condivisione tra docenti che prevedano la narrazione di esperienze; Tutorial e sportelli di supporto per gli aspetti tecnici. Per approfondire Riportiamo il link relativo alle attività e agli strumenti in uso per la didattica digitale presso l’IC di Sarzana: https://www.istitutocomprensivosarzana.edu.it/didattica-online/ Questa proposta è tratta dal volume 101 idee per una didattica digitale integrata, a cura di Laura Biancato e Davide Tonioli.
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