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I mini gialli dei dettati 2
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Search-ME - Erickson 1 Lavoro sociale
L’invecchiamento delle persone con disabilità intellettive pone nuove sfide al Lavoro Sociale
Negli ultimi decenni le condizioni di vita nella nostra società sono notevolmente migliorate, producendo un aumento delle aspettative di vita, con un conseguente innalzamento dell’età media della popolazione. Questo fenomeno di progressivo invecchiamento rappresenta uno dei temi più dibattuti sul futuro dell’Europa, e ci costringe a interrogarci anche sul futuro delle persone con disabilità. Oggi, infatti, siamo di fronte alla prima generazione di persone con disabilità che vive a lungo: basti pensare per esempio che negli anni Trenta del secolo scorso la sindrome di Down era considerata una condizione pediatrica e la speranza di vita non arrivava alla maggiore età. Questa realtà ci mette di fronte a nuovi cambiamenti e a questioni che fino a pochi decenni fa non venivano nemmeno prese in considerazione. Spesso le istituzioni sembrano fare fatica a gestire queste situazioni, sia a livello di singolo caso (l’invecchiamento porta con sé deficit che si aggiungono a precedenti disturbi del neurosviluppo, con evidenti ripercussioni sulla persona) e nel macrocontesto (le nuove sfide poste al Lavoro Sociale e ai suoi operatori, ma anche agli stessi familiari).  Per fronteggiare il problema dell’invecchiamento delle persone con disabilità intellettiva servono strumenti che aiutino a distinguere la condizione di deficit legata a una sindrome del neurosviluppo da quella determinata dall’avanzamento nell’età.  Questo richiede un diverso approccio, culturale, sociale, ma anche professionale, che ponga al centro una riflessione globale sul fenomeno, che metta in primo piano i diritti delle persone con disabilità intellettive e che consideri la qualità di vita degli individui come obiettivo principale di qualsiasi intervento. Sappiamo che, con il procedere dell’età, alcune funzioni tendono a declinare o a rallentare, che altre rimangono inalterate e che questi cambiamenti sono naturali. Riconoscere questo processo nelle persone con disabilità intellettiva pone nuove sfide ai familiari, ai servizi e alle persone stesse che invecchiano. Diventa quindi fondamentale valutare correttamente la persona, il suo bisogno di sostegno, il livello di stimolazione più adeguato al momento della vita in cui si trova. Esistono strumenti provenienti dalla letteratura internazionale che permettono di effettuare lo screening per la demenza anche in persone con disabilità intellettiva: un passo importantissimo, che diventerebbe ancor più fondamentale se si lavorasse in parallelo sull’inclusione delle persone con disturbi del neurosviluppo nel Piano nazionale demenze, come raccomanda l’Organizzazione Mondiale della Sanità e come già è stato fatto negli Stati Uniti e alcuni Paesi europei. Un altro aspetto da sottolineare è che in Italia quasi il 50% delle persone con disabilità intellettiva vicina all’età anziana vive in casa e l’aumento delle patologie tipiche dell’invecchiamento aumenta le difficoltà che i carer e gli stessi adulti con questa forma di disabilità devono affrontare. Diventano cruciali interventi che permettano un adeguato contesto ambientale e relazionale, affinché la persona sia accompagnata a vivere in modo dignitoso questa condizione.   L’articolo completo a cura di Tiziano Gomiero, Coordinatore Project DAD di ANFFAS Trentino è disponibile sul numero di agosto 2019 della rivista Erickson Lavoro Sociale.
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Webinar
Webinar
Venerdì 18 settembre
Webinar gratuito con Elena Cabiati, Mauro Cristoforetti, Simona Ardesi e Sara Serbati.
Search-ME - Erickson 3 Lavoro sociale
Una risorsa preziosa sia per chi presta aiuto, sia per gli anziani assistiti
Chi si prende cura di un anziano non autosufficiente, oltre all’impegno fisico, va spesso incontro a vissuti di smarrimento, solitudine, isolamento. Talvolta, quando l’anziano non autosufficiente è un familiare, può essere necessario anche fare delle scelte drastiche, come ad esempio lasciare o ridurre l’attività lavorativa, ed è molto difficile riuscire a mantenere legami amicali e relazioni sociali. Le stesse persone anziane, nel momento in cui si rendono conto di perdere l’autonomia, soprattutto se questo avviene in maniera graduale, possono provare sentimenti di grave smarrimento, rabbia, rifiuto dei supporti, oppure depressione. In questi casi, sia per i caregiver che per le persone anziane, può essere molto utile la partecipazione a gruppi di auto/mutuo aiuto, ossia a quei gruppi in cui persone che si trovano ad affrontare la stessa problematica si incontrano per condividere le proprie esperienze. La forza di questi gruppi consiste principalmente nel fatto che le persone che si incontrano per condividere le proprie esperienze, oltre ad essere «portatori» di una difficoltà, diventano al contempo portatori di un sapere che può diventare prezioso per altri che vivono una condizione simile.   Nei percorsi con gli anziani non autosufficienti e le loro famiglie, il gruppo risponde al fondamentale bisogno di non sentirsi soli di fronte al dolore e alla sofferenza, aiuta il caregiver a prendersi cura dell’anziano e, al contempo, si prende cura di lui. I benefici che sia i caregiver che le persone anziani non autosufficienti possono ricavare dalla partecipazione a gruppi di auto/mutuo aiuto sono numerosi. Qui di seguito abbiamo provato a riassumere i principali: Nel gruppo ciascuno può esprimere liberamente i suoi sentimenti, anche quelli ritenuti «inconfessabili» (rabbia, vergogna, disperazione ecc.) perché si trova in un ambiente rispettoso e non giudicante Nel gruppo ci si sente accolti e compresi profondamente, dal momento che si vive una condizione simile («Tu mi puoi capire davvero») Nel gruppo è possibile stabilire nuovi legami, che spesso si trasformano in esperienze molto profonde di amicizia e supporto reciproco, talora anche molto concreto Il gruppo consente uno scambio di informazioni su percorsi, procedure, servizi, di cui non è sempre facile venire a conoscenza e, in tanti casi, l’esperienza pregressa può davvero essere una fonte preziosa di notizie per altri Il gruppo aiuta a compiere scelte, anche difficili, relative alla gestione dei propri familiari e/o a tutto ciò che comporta la condizione di non autosufficienza Il gruppo valorizza le «competenze esperienziali» che si sono acquisite nel corso del tempo: infatti, chi è davvero esperto della non autosufficienza se non chi quotidianamente sperimenta e affronta questa situazione L’articolo completo a cura di Francesca Corradini (Gruppo di Ricerca Relational Social Work Università Cattolica di Milano) è disponibile sul numero di febbraio 2018 della rivista Erickson Lavoro Sociale.
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Search-ME - Erickson 4 Lavoro sociale
La risposta di Patrizia Romito, docente universitaria ed esperta di violenza di genere
Negli ultimi decenni, la violenza contro le donne è aumentata o diminuita nel nostro Paese? Si tratta di una domanda importante da farsi, dopo tanti anni di lotte e cambiamenti istituzionali. Si tratta però anche di una domanda a cui è difficile rispondere, perché esaminando i dati a disposizione sul fenomeno emergono risultati contraddittori.  I dati ISTAT relativi al 2005 a confronto con quelli rilevati nel 2015 ci dicono che alcune forme di violenza psicologica sono diventate meno frequenti nel tempo, che le donne sono più consapevoli di cosa è la violenza contro di loro e che si fidano di più delle forze dell’ordine e di come vengono trattate. Nello stesso tempo sono però aumentate le violenze del partner che producono ferite e le violenze del partner in cui la donna teme di essere uccisa.   Ascoltiamo dal video l’analisi dell’argomento fatta da Patrizia Romito.
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Webinar
Webinar
Martedì 22 settembre
Webinar con Federica Taddia, Annalisa Perino e Ruggero Poi
Search-ME - Erickson 6 Dipendenze
I rischi legati all’abuso nei ragazzi e il ruolo degli educatori
Oggi i disturbi dell’umore, come gli stati d’ansia e di depressione, non appartengono più a una vita adulta in cui i circuiti psicologici profondi risultano affaticati, ma si sono precocizzati. Ossia, con sempre maggiore frequenza, toccano i nostri figli, i nostri ragazzi.    Dai dati emerge che i nostri adolescenti hanno delle vulnerabilità che è necessario affrontare fin da subito. All’interno di questo quadro si collocano anche le nuove dipendenze, che non sono solo le dipendenze dal gioco e dai social, ma anche da una tecnologia che è diventata il nostro interfaccia con il mondo. Dati recenti mostrano infatti come sia pervasivo l’utilizzo della tecnologia da parte dei giovani. Mediamente i ragazzi italiani trascorrono 2,6 ore al giorno su Internet. Sempre i dati ci dicono che noi picchiettiamo sul nostro smartphone circa 2.600 volte al giorno.   Ora, non è possibile dare un giudizio univoco, positivo o negativo, sull’impatto delle nuove tecnologie sulle menti dei ragazzi, ma è imprescindibile uno spirito critico su come questo possa influenzare lo sviluppo cognitivo e identitario. In che cosa il digitale è pericoloso, a livello emotivo? Il numero di volte in cui apriamo, ogni giorno, i nostri device digitali, ci mostra come stiamo instaurando un sistema quasi artificioso di collegamento umano. A livello di neurofunzioni questo sta portando a una vera e propria dipendenza del sistema dopaminergico, ossia il sistema di rinforzo, per cui ogni volta che arriva un messaggio, questo a livello neurofisiologico funziona come il rinforzo che noi andiamo a cercare. Togliercelo induce ansia, preoccupazione, alert, stress, disturbi del sonno, bisogno di essere connessi…  Togliere ai ragazzi lo smartphone vuol dire isolarli da un mondo complessissimo e allargatissimo rispetto a quello che avevano, ma anche dal  circuito di tutti i rinforzi che noi come esseri umani andiamo a cercare, distaccandoli da tutto il sistema che riguarda il proprio sé e la propria esistenza. Per poter accompagnare i ragazzi nella crescita, è dunque indispensabile che gli educatori conoscano cosa c’è di potenziale nell’uso dei device digitali, ma anche quanto c’è di rischio.   Daniela Lucangeli affronterà questo tema nel corso del CONVEGNO ERICKSON “LA QUALITÀ DELL’INCLUSIONE SCOLASTICA E SOCIALE”
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