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I mini gialli dei dettati 2
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Search-ME - Erickson 1 Anziani
Come mediare tra dignità, relazioni, cure efficaci
Un segmento importante dei servizi rivolti alle persone anziane è entrato in crisi: la tragedia del Covid-19 ha lasciato segni molto pesanti nell’organizzazione delle residenze, segni che non potranno essere cancellati con interventi di superficie. È quindi necessario prevedere profonde modificazioni dell’organizzazione dell’assistenza a chi è vecchio e fragile, perché queste strutture possano continuare a servire il paese in un settore delicatissimo della convivenza nelle comunità. Lo scopo principale è rispettare la dignità di ogni persona, indipendentemente dall’età, conservare gli equilibri all’interno delle famiglie (le relazioni), essere contenitori di cure adeguate alle specifiche esigenze di chi soffre per le malattie, la perdita dell’autosufficienza, le fragilità sia di ordine somatico che psicosociale. La dignità dell’anziano Un punto fondamentale riguarda la dignità del singolo anziano; viene collocata al primo posto in questo breve elenco, perché il rispetto della persona in tutte le sue dinamiche è premessa indiscutibile a qualsiasi progetto concreto. Nessun motivo organizzativo, nessuna contingenza, per quanto temporanea, potrà permettere di avvicinare l’anziano come un insieme di bisogni, invece che come contenitore vivo di volontà, di speranze, di relazioni, talvolta anche di povertà e di disperazione. Il rispetto della complessità - caratteristica fondante dell’umano - non premette approcci segmentari; la dignità dell’anziano non dipende dalla volontà degli altri, ma è un valore indiscutibile, legato all’essenza di essere persona. Quindi non è mai contrattabile; o viene accettata come premessa o non è lecito instaurare alcun rapporto. La presa in carico della persona Il secondo motivo conduttore nella logica di una residenza che voglia realizzare un servizio è la funzione di presa in carico della persona, in modo che la famiglia possa essere sollevata dal compito di strutturare l’assistenza per chi non è in grado di organizzarsi da solo. Le residenze per anziani devono svolgere una funzione di sostituzione per compiti che la famiglia non sa eseguire; ciò riguarda sia aspetti di aspetti di assistenza al soma, sia di assistenza psicologica. La famiglia non è più capace, oltre un certo grado di complessità, di svolgere una funzione adeguata; la struttura residenziale sa invece come accompagnare il malato e la sua famiglia, garantendo una vicinanza tecnicamente valida nei momenti di crisi e, allo stesso tempo, garantendo una qualità della vita che permetta all’ospite di vivere senza stress e senza sofferenze e alla sua famiglia di osservarne serenamente le giornate, senza perdite e senza dolore. La cura Il terzo motivo è la cura. La residenza deve garantire una cura adeguata, che si sviluppa in interventi specifici, che derivano da una visione complessiva dei bisogni dell’ospite. Cura inizia con una valutazione accurata e ripetuta dei principali motivi di sofferenza; poi cura significa farsi carico delle principali malattie ed evitare i momenti di solitudine che possono rende insostenibile una giornata. Cura è occuparsi dell’ospite e del suo caregiver, impegnandosi anche a rimarginare le ferite psicologiche, incominciando dai frequentemente diffusi sensi di colpa. Cura è essere vicini a chi soffre, con gentilezza, generosità, intelligenza, cultura professionale: doti che il personale delle RSA ha saputo mostrare al massimo nel corso della recente drammatica pandemia.
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Search-ME - Erickson 2 Lavoro sociale
Chi è? Quali sono le sue competenze? In quali ambiti opera? Facciamo il punto sulle caratteristiche di questa figura professionale.
L’Esperto/a in Europrogettazione è un/una professionista specializzato/a nel campo della progettazione, gestione e valutazione di progetti finanziati dai fondi europei, come ad esempio i fondi strutturali e di investimento europei (ESI) e il programma di ricerca e innovazione dell'Unione europea Horizon Europe. Dunque, ha un’alta qualificazione e specializzazione: svolge un ruolo chiave nella realizzazione di progetti finanziati dall'Unione europea, aiutando le organizzazioni a ottenere finanziamenti e a gestire con successo questo tipo di progetti. Quali sono le competenze dell’Esperto/a in Europrogettazione? In quali ambiti opera e/o può operare? Perché la sua figura è necessaria e importante? Quali approcci e metodologie applica? Quali sono gli elementi fondamentali per la sua formazione e aggiornamento professionale? La proposta formativa Erickson Esperto/a in Europrogettazione In che modo il titolo di Esperto/a in Europrogettazione può aiutare il/la professionista nel mondo del lavoro /o nell’ambito in cui opera?     Quali sono le competenze dell’Esperto/a in Europrogettazione? Questa figura professionale possiede una conoscenza approfondita dei programmi e delle politiche dell'Unione europea, nonché delle procedure amministrative e finanziarie per la gestione dei finanziamenti europei. Nello specifico, attraverso le sue competenze, è in grado di identificare le opportunità di finanziamento europeo per le organizzazioni pubbliche e private; elaborare proposte progettuali coerenti con le politiche e le priorità dell'Unione europea; definire budget e piani di finanziamento dettagliati, compresi gli aspetti amministrativi e finanziari della gestione del progetto; coordinare e gestire il progetto, assicurandosi che sia implementato in modo efficace e che venga rispettato il calendario; monitorare e valutare l'efficacia di tale progetto preparando report e documenti di rendicontazione.   In quali ambiti opera e/o può operare? Il suo coinvolgimento riguarda molteplici settori e progetti, a seconda delle opportunità di finanziamento disponibili e delle esigenze delle organizzazioni che richiedono il suo supporto. I principali ambiti in cui può essere previsto il suo ingaggio sono i seguenti:  Ricerca e innovazione: l'Unione europea finanzia numerose attività di ricerca e innovazione attraverso il programma Horizon Europe. In questo ambito, l'esperto/a in europrogettazione può collaborare con università, istituti di ricerca, aziende e altre organizzazioni per identificare le opportunità di finanziamento e sviluppare proposte progettuali per la realizzazione di progetti di ricerca e sviluppo. Ambiente e sviluppo sostenibile: l'Unione europea promuove progetti per la tutela dell'ambiente e la promozione dello sviluppo sostenibile attraverso i suoi programmi di finanziamento. L'esperto/a in europrogettazione può collaborare con organizzazioni attive nel settore ambientale, come ad esempio associazioni di volontariato, enti pubblici, organizzazioni non governative e imprese, per elaborare proposte progettuali e gestire i finanziamenti ottenuti. Sviluppo locale e coesione territoriale: l'Unione europea promuove il sostegno allo sviluppo economico e sociale delle regioni dell'UE attraverso i suoi fondi strutturali e di investimento. In questo ambito, l'esperto/a in europrogettazione può collaborare con autorità locali, camere di commercio, consorzi di imprese e altre organizzazioni per identificare le opportunità di finanziamento e sviluppare progetti volti al miglioramento delle infrastrutture e dei servizi locali. Istruzione e formazione: l'Unione europea finanzia attività di istruzione e formazione attraverso il programma Erasmus+. In questo ambito, l'esperto/a in europrogettazione può collaborare con istituti di formazione, scuole, università e altre organizzazioni per sviluppare progetti volti a promuovere la mobilità degli studenti, la formazione professionale e lo scambio di buone pratiche.   Perché la sua figura è necessaria e importante? È una figura necessaria perché i finanziamenti europei rappresentano un'opportunità significativa per molte organizzazioni, ma richiedono un elevato livello di competenza e conoscenza per essere ottenuti e gestiti in modo efficace. Infatti, l’esperto/a in europrogettazione ha una conoscenza specializzata e approfondita dei programmi europei, delle procedure di finanziamento e delle modalità di gestione dei progetti, perciò può fornire un importante supporto tecnico perché le procedure e le attività richieste dall’Unione europea in questo senso sono complesse (es. preparazione dei report di monitoraggio, la gestione dei costi e la redazione di documenti amministrativi). ‘Esperto/a in Europrogettazione può essere considerata una garanzia di successo: i finanziamenti europei sono molto competitivi e il tasso di successo nella presentazione di proposte progettuali è spesso basso, quindi le competenze dell’esperto/a in europrogettazione possono aumentare significativamente le probabilità di successo di un'organizzazione nella presentazione di una proposta progettuale competitiva e nella gestione efficace del progetto dopo che esso è stato finanziato. Infine, le organizzazioni che collaborano con questo esperto/a possono accedere a un'ampia gamma di opportunità di finanziamento europeo, che altrimenti potrebbero essere al di fuori della loro portata. Ciò significa che possono espandere le loro attività e aumentare la loro capacità di raggiungere gli obiettivi che si prefiggono.   Quali approcci e metodologie applica? L'esperto/a in Europrogettazione che si forma con Erickson applica un approccio che garantisce una progettazione e gestione efficace dei progetti finanziati dall'Unione europea: il Logical Framework Approach (LFA), un approccio strutturato alla progettazione dei progetti, basato sull'identificazione dei problemi, degli obiettivi, delle attività e dei risultati. Questa figura utilizza spesso il LFA per definire in modo chiaro gli obiettivi e le attività del progetto e per garantire la coerenza tra di essi. L'utilizzo di un approccio strutturato e sistematico è in grado di garantire il successo del progetto e la sostenibilità dei risultati ottenuti.   Quali sono gli elementi fondamentali per la sua formazione e aggiornamento professionale? La formazione e l'aggiornamento professionale costituiscono elementi fondamentali perché permettono di mantenere le competenze necessarie per affrontare le sfide sempre nuove e complesse che caratterizzano questo contesto di lavoro. In particolare è importante che l’esperto/a in europrogettazione abbia accesso ad un aggiornamento continuo sui programmi europei, le loro modalità di finanziamento, i criteri di selezione dei progetti e le normative europee che regolano la progettazione, la gestione e la valutazione dei progetti finanziati dall'Unione europea.   La proposta formativa Erickson Esperto/a in Europrogettazione Il corso ha una durata di 18 ore e si svolge completamente online. È una proposta altamente mirata e operativa che adotta la metodologia del learning by doing, coinvolgendo i partecipanti in un project work in cui hanno l’opportunità di perfezionare le conoscenze in materia di progettazione europea a partire dall'analisi del programma di finanziamento e dei principali documenti. Attraverso la simulazione i partecipanti hanno la possibilità di sperimentarsi nella gestione delle principali fasi della progettazione con particolare riferimento alla definizione del quadro logico di intervento, della scheda progettuale e la definizione del budget di progetto. Per maggiori informazioni sulla proposta formativa Erickson scrivi a formazione@erickson.it   In che modo il titolo di Esperto/a in Europrogettazione può aiutare il/la professionista nel mondo del lavoro /o nell’ambito in cui opera? Il titolo di esperto/a in europrogettazione permette di dare credito alla conoscenza delle tecniche di progettazione e un approccio strategico ai finanziamenti dell’Unione europea tipiche di questa figura, sempre più richiesta nel mondo del lavoro. Infatti, le organizzazioni sono alla ricerca di figure di questo tipo che possono permettere di ottenere finanziamenti europei e che gestiscano con competenza ed efficienza i progetti strutturati e implementati grazie a questi finanziamenti. .cap-glossario{ top: -150px; position: relative; } .url-glossario{ z-index: 10; } .url-glossario li, .url-glossario li a {color: #b5161a; font-size: 1.2rem !important; text-decoration: none !important; font-weight: bold !important; } .url-glossario li a:hover {color:#122969; background: rgba(149,165,166,0.2); content: ''; -webkit-transition: -webkit-transform 0.3s; transition: transform 0.3s; -webkit-transform: scaleY(0.618) translateX(-100%); transform: scaleY(0.618) translateX(-100%);} .me-text ul li { font-size: 22px; line-height: 34px; } .me-text ol li { font-size: 22px; line-height: 34px; } @media (max-width: 576px){ .me-text ul li { font-size: 19px; line-height: 28px; } .me-text ol li { font-size: 19px; line-height: 28px; } }
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Search-ME - Erickson 3 Rivista Lavoro Sociale
L’importanza di investire sulla formazione di un middle management nell'ambito dei servizi di tutela dei minori
L’ambito della Tutela Minori è un’area di lavoro sociale con caratteristiche peculiari, che richiedono un’osservazione attenta. I Servizi Tutela Minori si trovano spesso al centro dell’interesse pubblico e molteplici soggetti del welfare si interrogano sulle modalità di lavoro che essi attuano, sui bisogni che incrociano e sulle risposte che forniscono, sul tema delle risorse coinvolte nella loro attività e sugli esiti del loro lavoro. Molti sono gli sforzi di ricerca e i percorsi di formazione dedicati al livello operativo dei Servizi Tutela Minori, sicuramente meno quelli rivolti al livello manageriale, nonostante sia da più parti riconosciuto quanto esso sia importante per il buon funzionamento dei Servizi sociali e per il loro sviluppo. I manager partecipano alla determinazione degli esiti degli interventi e al funzionamento dei Servizi stessi, possono agire un ruolo fondamentale nel supportare (o meno) il lavoro dei propri operatori e, seppur nelle peculiarità legate al loro diverso ruolo, anch’essi devono fare i conti con il peso delle responsabilità e dei carichi di lavoro connessi all’area di lavoro della tutela minori. Tuttavia, paiono rimanere un po’ in ombra. Dalla letteratura presente sul management dei Servizi alla persona emerge che esistono eterogenei profili manageriali, che le competenze che li caratterizzano emergono dalla pratica professionale e che a loro viene richiesto, in molte occasioni, di saper improvvisare. Questi manager sono inoltre dei professionisti del sociale: è auspicabile quindi che essi possiedano competenze afferenti alla gestione delle organizzazioni ma anche competenze tecniche legate all’ambito di lavoro di cui si occupano. Sullo specifico del management dei Servizi Tutela Minori le ricerche sono poche e la realtà dei Servizi racconta di modalità eterogenee nell’esercizio di questo ruolo, spesso più connesse a esigenze pratiche che a un pensiero organizzativo e funzionale definito. Quando facciamo riferimento al coordinatore di un Servizio Tutela Minori, intendiamo quel professionista che si colloca sul livello di gestione intermedio (middle management), a scavalco tra il livello dell’operatività e quello della dirigenza apicale di un Servizio. La responsabilità in capo a questi manager è quella di attuare una strategia, pensata a livello apicale, nel modo più efficiente possibile ma, grazie al coinvolgimento nella gestione quotidiana di un Servizio, i manager intermedi hanno anche l’opportunità di segnalare preziose informazioni e suggerimenti dall’interno di un’organizzazione. L’articolo completo “Il coordinatore nei servizi tutela minori” è disponibile sul numero di febbraio 2021 della rivista Erickson “Lavoro sociale”
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Search-ME - Erickson 4 Rivista Lavoro Sociale
Gianmario Gazzi ci parla del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza
Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), con il suo portato di progetti e finanziamenti, è una grande occasione di svolta per il nostro Paese. A patto, però, di riuscire a sfruttarla a dovere. Abbiamo chiesto a Gianmario Gazzi, Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Assistenti Sociali (CNOAS), di spiegarci quali sono le opportunità che il PNRR presenta sui temi cari agli operatori sociali e cos’altro ancora si può fare per migliorare. Dott. Gazzi, quale ruolo ha ricoperto, e sta ancora ricoprendo, l’Ordine degli Assistenti Sociali nel processo connesso alla definizione e applicazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR)? Una domanda complessa che parte da lontano. Cerco di mettere in ordine alcuni passaggi importanti. Come Ordine, siamo stati coinvolti già a partire dagli Stati Generali di Villa Pamphili. In quell’occasione si parlava di un progetto complessivo di riforme e ripresa, ancora chiamato da alcuni Piano Marshall post-pandemico, e ci fu un primo incontro col governo definendo alcune priorità per noi non più rimandabili. Tutto questo non in un’ottica lobbistica, ma, seguendo i principi della nostra professione, facendo l’interesse di quelli che non avevano voce a quel tavolo, ricordando che la pandemia ha colpito più duramente tutte le persone che già erano in condizione di fragilità o disagio. Quindi, dovevamo partire da lì se si voleva davvero cambiare qualcosa. Dopo ci sono state collaborazioni e audizioni, di cui c’è memoria anche sul nostro sito, dove ci sono numerosi documenti di contributi rispetto a come in particolare la missione 5 e la missione 6 del PNRR vanno a incidere sul sistema di welfare locale e nazionale, ma anche sul sistema sanitario e sociosanitario. Il ruolo ricoperto dall’Ordine è stato di essere non solo rappresentativo della professione, ma rappresentativo anche di ciò che tutti noi assistenti sociali in Italia accogliamo come programmatico o da migliorare. Quale interlocuzione e spazio di confronto ha trovato? Partiamo dal fatto che alcuni atti si stanno già concretizzando. Ricordiamo, infatti, che il PNRR, banalizzando, assomiglia a una cambiale. Cosa vuol dire? L’Italia ha presentato un suo progetto di riforme che richiedono un susseguirsi di azioni, normative, implementazioni del progetto, esiti, ecc. Se non si procede secondo quello che l’Italia ha sottoscritto, si posticipa il finanziamento. Già oggi iniziamo a vedere alcuni interventi che vanno nella direzione delle indicazioni presentate con il PNRR. Facciamo qualche esempio che può interessare gli assistenti sociali. A fine settembre è stata approvata al Senato la riforma del processo civile. Legata al PNRR, si è stabilito di fare entro il 2021 la legge delega, è stata approvata e nel 2021 verranno stanziati i soldi per implementarla. Perché faccio questo esempio? Perché all’interno della riforma del processo civile c’è anche la riforma del Tribunale per i Minorenni che diventa Tribunale unico per le persone, la famiglia e le tutele, una riforma che per tanti anni l’Unione Europea ha chiesto all’Italia di realizzare. Faccio un altro esempio. A inizio ottobre è stata approvata la Nota di Aggiornamento del Documento di Economia e Finanza (NADEF) del 2021, dove sono indicati i finanziamenti per la riforma del sistema sanitario e i fondi per portare i livelli essenziali sociali, in particolare asili nido e servizi sociali, a regime entro i prossimi 2-3 anni. Anche questo è stato previsto dal PNRR, così come si è previsto che nel 2022 dovrà essere approvata la legge di riforma sulla non autosufficienza. In tutto questo noi siamo fortemente coinvolti, basta vedere non solo le audizioni parlamentari ma anche la composizione di alcune commissioni ministeriali. Per la legge sulla non autosufficienza, presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali c’è la cosiddetta commissione Turco che sta lavorando a questo, e noi abbiamo non solo un rappresentante dell’Ordine, ma anche alcuni colleghi che sono stati accolti in rappresentanza delle Regioni. Noi siamo parte attiva del progetto. Certo, bisognerà vedere cosa concretamente si riuscirà a fare. L’articolo completo “Un’opportunità da non sprecare” è disponibile sul numero di dicembre 2021 della rivista Erickson “Lavoro sociale”
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Search-ME - Erickson 5 Lavoro sociale
La mia esperienza di assistente sociale in un gruppo di auto/mutuo aiuto
Nato su iniziativa di un’assistente sociale per promuovere relazioni informali di aiuto, il gruppo di auto/mutuo aiuto denominato «La solitudine rosa» è stato realizzato nella città di Seveso (Milano) con l’obiettivo di dare sostegno a mamme in condizioni di fragilità. Le difficoltà che si trovavano ad affrontare queste mamme erano legate a uno stato di solitudine genitoriale, personale, familiare o relazionale in senso più ampio. Lo stato di solitudine materna assume la forma di ansia e disagio e va a incidere significativamente sul benessere non solo di queste donne, ma di tutto il nucleo familiare. L’esperienza, progettata con la collaborazione della Caritas del territorio, è consistita in otto incontri di gruppo in cui l’essenza e le dinamiche dell’auto/mutuo aiuto si sono messe in moto facilitando il circolare di segreti, pezzi di vita e dolori con sempre maggiore libertà. Il mio ruolo all’interno del gruppo è stato quello di facilitatrice, oltre che di partecipante come membro. La mia esperienza di assistente sociale nei servizi mi ha aiutata a guidare il gruppo, cercando di accogliere, valorizzare, fermare alcuni istanti, dare voce ai silenzi. Altre volte è stato il gruppo a indicarmi la strada da percorrere. Ho potuto vivere e accompagnare un processo in cui è sbocciato ciò che di forte e bello è insito in ciascuna donna, nonostante storie familiari dolorose. Le loro risorse hanno saputo intrecciarsi con naturalezza al punto da costruire vere e proprie relazioni informali d’aiuto. La pesante e diversa solitudine su cui è nato il gruppo non è sicuramente risolta, ma l’ho vista rendersi più morbida, più tollerabile, più leggera perché magari alleviata da un semplice caffè condiviso con qualcuno. Per questa ragione affermo di aver vissuto la magica produzione di qualcosa di prezioso i cui prodotti necessari alla lavorazione sono stati genuini, gratuiti, da sempre di proprietà dell’uomo: dal semplice stare assieme e condividere le proprie storie di vita sono nate relazioni significative sul piano umano che hanno prodotto benessere.   Questa esperienza ha modificato il mio modo di essere assistente sociale nei servizi, ha liberato in me nuove energie, mi ha fatto dono di nuovi occhi e nuove orecchie arricchendo tanto il mio “io” professionale quanto quello personale. Addentrandomi in questa esperienza innovativa di sostegno alla genitorialità, nel ritorno nella mia realtà professionale mi sono sempre più concessa la possibilità di immaginare di poter percorrere con le famiglie strategie diverse, non in sostituzione a quelle già in corso, ma in maniera armonicamente complementare. Ognuno di noi si porta una famiglia dentro. A volte noi operatori siamo troppo impegnati a tutelare, troppo oberati di lavoro e urgenze, da non riuscire a vedere davvero come stanno le famiglie, arrivando a dimenticare che cultura della tutela è prima di tutto cultura della relazione.
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Metodo Montessori e anziani fragili Lavoro sociale
Il difficile intreccio tra personale sociale e personale sanitario negli apparati di welfare e la nuova sanità territoriale alla luce del PNRR: riflessioni dal convegno CARD-APSS di Trento
Si è parlato di assistenza territoriale, di stanziamenti del Pnrr, di reti di prossimità, di telemedicina e di nuova sanità, nel convegno “La nuova sanità territoriale alla luce del PNRR”, organizzato dalla Confederazione Associazioni Regionali di Distretto del Trentino Alto Adige (CARD) e dall’Azienda provinciale per i servizi sanitari (APSS) di Trento, svoltosi a Trento presso la sede delle Edizioni Centro Studi Erickson il 15 luglio 2023. Tra gli interventi dei relatori, in apertura Fabio Folgheraiter (Università Cattolica Sacro Cuore) ha proposto una riflessione sul significato profondo dell’integrazione sociosanitaria. «Se, da un lato, facciamo fatica a integrare minimamente il sociale e il sanitario entro gli apparati di welfare, dall’altro lato le persone, le famiglie, le comunità misurano tutto in termini di senso intero, di globalità percepita». «Le vite che noi serviamo professionalmente – ha continuato Folgheraiter - non ci giudicano per il nostro ordine, o per la razionalità delle nostre reticolazioni interne. Esse neppure se ne accorgono di queste nostre questioni, e a volte pure ci perdonano se esse forse si traducono in qualche involontaria inefficienza nella erogazione delle prestazioni. Le vite non ci perdonano invece, o soffrono, che le cure tecniche non rispettino il loro senso profondo. Per ‘i viventi’ il senso del loro vivere è tutto, e sempre lo vorrebbero vedere messo al primo posto». Nel video, l’intervento di Fabio Folgheraiter (Università Cattolica S. Cuore) al convegno CARD-APSS. Antonio Trimarchi, Responsabile del Centro Studi Nazionale di CARD Italia - Area delle Integrazioni, ha sottolineato a sua volta l’importanza dell’interconnessione tra sanità e sociale. «Dobbiamo capire che la sanità è un sottosistema del sociale. Non c’è salute senza salute sociale, non c’è salute senza salute mentale, non c’è salute senza salute ambientale». Nell’immagine, la rappresentazione del mondo della salute proposta da Antonio Trimarchi nel corso del convegno CARD-APSS Trento Durante il convegno si sono discusse potenzialità e criticità nell’applicazione del Decreto Ministeriale 77/2022 recante la definizione di modelli e standard per lo sviluppo dell'assistenza territoriale nel Servizio sanitario nazionale.
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