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I mini gialli dei dettati 2
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Search-ME - Erickson 1 Didattica
Scoprire le stelle, i pianeti e lo spazio con gli origami
Il termine origami deriva dalle parole giapponesi oru («piegare») e kami («carta») e può essere tradotto come «piegare la carta» o «carta piegata». La sua origine può essere fatta risalire al XIV secolo per il Giappone e al XVI secolo per l’Europa, con un suo sviluppo autonomo all’interno della cultura occidentale e orientale. Negli ultimi anni hanno inoltre attirato l’attenzione per le particolari caratteristiche educative che il loro utilizzo comporta a livello cognitivo e di manualità/motricità fine. Non solo, sono sempre più diffuse le applicazioni degli origami declinati per discipline quali la matematica, la geometria, l’architettura, l’ingegneria, la chimica, la lingua dei segni, le abilità visuo-spaziali.   La miniserie a fumetto Piegolandia, attraverso l’utilizzo degli origami stimola nei bambini tra i 4 e i 10 anni le abilità e il ragionamento di tipo matematico, visuospaziale, geometrico, creativo e di problem solving. Vi proponiamo una piccola attività da provare con i bambini… ma prima di iniziare 10 piccoli consigli per creare gli origami. 1. La pazienza è la virtù dei forti e anche degli origamisti. Non avere quindi fretta quando sei alle prese con la creazione di un origami. 2. Con la pratica si migliora! Più origami si piegano, più bravi e abili si diventa! 3. Sii curioso! Creare una piega ti ha fatto venire in mente un modo diverso per realizzare qualcosa che avevi in mente? Allora provalo! 4. Sii creativo! Non aver paura di provare strade nuove o pieghe insolite! Sperimentare è il modo migliore per ottenere risultati e modelli originali creati da te! 5. Quando hai dato il massimo dell’impegno … allora il risultato ottenuto è sempre positivo e dovresti esserne fiero! 6. Non aver fretta di provare subito i modelli più complessi. Procedi per gradi, partendo da modelli semplici e gradualmente prova modelli più complessi. 7. Considera che non sempre si può piegare ogni modello alla perfezione! Qualche volta una o più pieghe possono non essere al posto giusto e il risultato può non essere per te soddisfacente! Nessun problema! 8. Per creare gli origami occorrono calma e tranquillità! Se sei di cattivo umore oppure stanco, allora è meglio fare una pausa prima di riprendere a creare origami! Siediti comodamente e poggia il foglio su un piano stabile. 9. Se una o più pieghe non ti sono chiare, chiedi aiuto a un adulto!  Mamma, papà, zii, nonni, amici, insegnanti… 10. Condividi la tua passione con gli altri. In questo modo aumenterà anche il divertimento! Ora che siete pronti… che ne dite di scoprire la storia del maialino che sognava di diventare astronauta?
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Search-ME - Erickson 2 Didattica
Sviluppare il metodo narrativo con i bambini della scuola dell’infanzia e primaria
Ascoltare storie, così come ri-raccontarle e inventarne di nuove, è fondamentale per la crescita cognitiva ed emotiva del bambino perché permette di conoscere e comprendere il mondo, di acquisire consapevolezza della propria interiorità e di quella altrui. Proprio per questi motivi la lettura di storie ad alta voce è una prassi consolidata sia nella scuola dell’infanzia che nella scuola primaria. Uno strumento molto utile per sviluppare queste capacità è il kamishibai, ossia un teatrino di cartone – derivante da un’antica tradizione giapponese - che consente di narrare una storia accompagnando contestualmente alla lettura la visione di tavole illustrate che rappresentano le sequenze narrative, che vengono fatte scorrere, una alla volta, all’interno del teatrino. Sul retro delle tavole c’è il testo della storia, quindi i bambini ascoltano la narrazione e, contemporaneamente, guardano la tavola illustrata. L’affiancamento della narrazione alla visione delle immagini illustrate favorisce la comprensione della narrazione da parte dei bambini e fa leva sulla loro capacità immaginifica, facendoli entrare nel mondo fantastico della storia che si sta narrando. Ma ci sono anche altri obiettivi che l’utilizzo del kamishibai consente di raggiungere: • sviluppare il senso del gruppo, perché si condivide più facilmente la narrazione; • sviluppare il linguaggio e le capacità espressive (soprattutto se i bambini narrano nuove storie); • sviluppare la capacità di interazione, in particolar modo se la narrazione si costruisce in maniera dialogica.   Con il kamishibai che abbiamo creato con Erickson sulla base della famosa storia di “ Marilù e i cinque sensi”, troviamo anche un diretto collegamento con la didattica. I contenuti delle storie, infatti, sono stati accuratamente selezionati in base agli obiettivi didattici della scuola dell’infanzia e primaria. Il kamishibai Erickson è stato pensato appositamente per un utilizzo nella scuola, in particolare in quella dell’infanzia e ha alcune caratteristiche che potenziano l’efficacia dello strumento. Tra queste, la leggerezza della struttura del teatrino, che ne facilita l’utilizzo e il trasporto; la possibilità di personalizzazione della struttura stessa; la sua versatilità, che permette che la narrazione divenga parte integrante della programmazione didattica ed educativa.
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Search-ME - Erickson 3 Didattica
Il titolo premiato in occasione della Fiera del Libro di Francoforte 2019
Un libro insolito che parla di una materia inconsueta a un pubblico inusuale: è questo il segreto di “Giochi filosofici”, il libro di Luca Mori, pubblicato da Erickson che, in questi giorni, nel corso della Fiera internazionale del libro di Francoforte, si è aggiudicato il Premio Speciale BELMA 2019, come miglior materiale educativo pubblicato in Europa  Il BELMA (Best European Learning Materials Awards), un concorso letterario che ogni anno premia i migliori materiali educativi pubblicati in tutta Europa,  quest’anno ha registrato la partecipazione-record di 28 case editrici provenienti da 17 Paesi diversi. In questo contesto, il libro “Giochi filosofici” si è distinto per essere un libro che tratta un argomento - il pensiero filosofico - che abitualmente non è affrontato con bambini così piccoli,  come ha spiegato la giuria del BELMA nel conferire il premio “Speciale BELMA 2019” Il libro, a partire da domande come “Che cos’è un essere umano?”, “C’è qualcosa da cui tutte le cose hanno origine?”, si propone di accompagnare i bambini dagli 8 ai 11 anni, sotto la guida di un insegnante, nel pensiero e nel ragionamento filosofico. Ma perché è utile avviare i bambini al pensiero e al ragionamento filosofico già a partire dalla scuola primaria? A spiegarcelo Luca Mori, dottore di ricerca in Discipline filosofiche e autore del libro “Giochi filosofici”: «Fare filosofia con i bambini è come invitarli a esplorare sentieri e paesaggi che, per essere attraversati, richiedono di sperimentare andature nuove, di trovare connessioni tra quel che si sa – o si crede di sapere - e quel che ancora non si sa». C’è un’analogia interessante tra esercizio filosofico ed esercizio fisico, che è lo stesso Luca Mori a suggerire: «Si potrebbe dire che l’esercizio filosofico è, per il pensiero e il  linguaggio, l’analogo di ciò che l’esercizio fisico è il corpo: esercitandosi ci si accorge, strada facendo, di avere più possibilità di movimento di quelle che inizialmente si sospettavano e si scoprono nuovi modi per stare in equilibrio o per cavarsela quando si perde l’equilibrio». Il libro propone 15 problemi ispirati alla storia della filosofia, formulati in modo che risultino comprensibili, sfidanti e stimolanti per la riflessione di bambine e bambini tra gli otto e gli undici anni. Ogni problema è proposto attraverso una prima pagina, dedicata alla formulazione della domanda; una sezione dedicata al punto di vista dei filosofi, con una sintetica presentazione dei filosofi di riferimento per il tema in questione con le loro ipotesi; in una terza sezione si trova poi il punto di vista dei bambini, ossia ciò che bambine e bambini tra i sei e gli undici anni hanno detto sulle domande proposte, in modo da offrire agli insegnanti un’idea preliminare su alcune traiettorie possibili che possono attivarsi nella conversazione sui singoli problemi; infine, una sezione è dedicata alle idee per continuare, dove gli insegnanti troveranno suggerimenti utili  per proseguire nella conversazione filosofica con i bambini, connettendo l’argomento alle attività della classe e mettendo in relazione le domande filosofiche con altre esperienze, osservazioni, letture. Tra coloro che hanno contribuito al successo editoriale del libro, oltre all’autore Luca Mori, c’è anche AntonGionata Ferrari, che ha curato le illustrazioni, e il team Erickson composto da: Silvia Larentis e Serena Larentis (progettazione/editing); Mattia Casagrande, Francesca Gottardi e Lorenza Faes (progetto grafico e illustrazioni) e Giordano Pacenza (direzione artistica).
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Search-ME - Erickson 4 Didattica
Dall’idea originaria all’articolata proposta editoriale e formativa di oggi
Sono partite dal web, a proporre i loro lapbook per l’apprendimento, e da lì, avendo incontrato molto interesse, sono arrivate a pubblicare libri e tenere corsi sull’argomento che coinvolgono insegnanti ed educatori di tutta Italia. Stiamo parlando di Giuditta e Ginevra Gottardi, due intraprendenti sorelle trentine, accomunate dalla passione per la didattica creativa, che da qualche anno hanno unito le forze in un progetto comune, pur provenendo da percorsi professionali diversi. Giuditta, infatti, è maestra di professione e blogger per passione, mentre Ginevra è archeologa e si occupa di progetti didattici di divulgazione dei beni culturali . A far convergere i loro percorsi sono stati i lapbook, ossia degli elaborati in forma di cartella tridimensionale che raccolgono materiali e mini libri per presentare, in maniera organizzata, tutte le conoscenze utili su un determinato argomento di studio. Si tratta di uno strumento molto prezioso per lo studio, che coinvolge gli alunni dalla fase di progettazione a quella di realizzazione, con forbici e colla, e che permette loro di esercitare sia le capacità cognitive che le abilità manuali.   A Giuditta e Ginevra abbiamo chiesto come sono partite e come si è sviluppato il progetto lapbook. Ecco che cosa ci hanno raccontato. A cosa vi siete ispirate nella creazione dei lapbook? Abbiamo preso spunto da alcuni blog americani. Nel 2013, infatti, lavorando in una classe CLIL, Giuditta si è interessata ad alcuni blog americani, “inciampando” così nei lapbook. In questi ha intravisto uno strumento dinamico, creativo e dalle molteplici possibilità e lo ha proposto a Ginevra che, avendo studiato design, ha sempre avuto un grande interesse per le forme geometriche tridimensionali. Dopo un’attenta analisi di quello che erano i lapbook americani e il loro utilizzo principalmente nel contesto dell’homeschooling, abbiamo ripulito il lapbook da quelli che erano elementi puramente ornamentali, ne abbiamo ridotto le dimensioni e inventato da zero la didattica da proporre in aula con questo strumento. La vostra attività è partita sul web, tra tutorial su YouTube e Facebook: com’è stato il passaggio all’editoria e poi alla formazione? All’inizio abbiamo creato un sito come supporto alla didattica in classe in quanto non avevamo ancora a disposizione le piattaforme di e-learning. Poi l’interesse degli altri insegnanti ci ha sostenute nella voglia di condividere quanto facevamo. Ad un certo punto ci siamo rese conto che fornire solo lapbook strutturati non bastava. In quel momento, mentre cominciavamo a pensare che era tempo di creare dei quaderni operativi, ci ha contattate Erickson proponendoci di scrivere un manuale per capire come creare lapbook. Così è nato “Il mio primo lapbook”. Le insegnanti che ci seguivano hanno accolto molto bene questo strumento, ma poi hanno chiesto sempre più insistentemente di poter partecipare ad un corso per potersi maggiormente formare e confrontare su questo strumento, ed è così che è iniziata la nostra avventura nella formazione. Com’è nata l’idea di realizzare una serie di libri dedicata ai lapbook? Dopo il primo manuale, abbiamo rispolverato l’idea iniziale di creare dei quaderni operativi che potessero supportare l’attività didattica in classe. È nata così la collana “Imparo con i lapbook” che comprende il quaderno di Italiano, Storia e Geografia e quello di Matematica e Scienze per le classi terza, quarta e quinta. A settembre di quest’anno uscirà invece il quaderno dedicato alla Lingua Inglese per la classe terza a cui seguiranno quarta e quinta. Quest’anno è uscito anche il nostro secondo manuale “Didattica per competenze con i lapbook”, che approfondisce il tema della didattica e del lavoro per competenze. Infine abbiamo creato una nuova collana, “Agenti Geoforce”, che ha come scopo non solo quello di costruire il lapbook, ma anche di studiare e approfondire l’argomento preso in esame. Abbiamo inventato un intero universo dove dei giovani agenti si cimentano in avventure tecnologiche alla scoperta di argomenti di storia, geografia e scienze. Poter creare non solo il lapbook ma l’intera storia ci ha entusiasmate moltissimo!  
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Search-ME - Erickson 5 Problemi e logica
Un giallo a fumetti per potenziare le abilità visuo-spaziali
Nell’ambito delle skills cognitive l’intelligenza visiva in particolare rappresenta una dimensione di grande rilevanza sociale e professionale, il più grande potenziale tra tutte le tecniche di training mentale  Pur rimanendo solitamente assai trascurata nei comuni curricola scolastici, essa può rappresentare un ponte preliminare per intercettare potenzialità, anche insospettate, in bambini piccoli e anche con disabilità. Gli esercizi presenti nella collana “I misteri della logica - Le indagini di zia Teresa” derivano da un programma per il potenziamento dell’intelligenza logica, in primo luogo visiva, seguita poi da quelle linguistica e numerica, frutto di tre anni di ricerca dell’Associazione SApIE - Società per l’Apprendimento e l’Istruzione Informati da Evidenza (www.sapie.it). Sono stati selezionati un sottoinsieme di esercizi e giochi rappresentativi delle tipologie più rilevanti sul piano cognitivo.  Nei quaderni vengono presentati esercizi graduati per difficoltà, andando a incrementare anno per anno la «sfida» e le componenti logiche e visive da allenare. La caratteristica del metodo seguito nella collana consiste nel contestualizzare le attività nella cornice narrativa del genere «giallo», che si adatta perfettamente al tipo di attività proposta e che ha lo scopo di motivare il bambino e coinvolgerlo in una continua capacità esplorativa. Il bambino dovrà infatti aiutare la protagonista “Zia Teresa” a raccogliere gli indizi e scoprire cos’è successo, risolvendo accattivanti sfide logiche. Ecco alcuni esempi degli sfide proposte.
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Search-ME - Erickson 6 Storia
Una proposta operativa per parlare di Olocausto a scuola coinvolgendo attivamente gli alunni delle scuola secondaria di primo grado
Si avvicina il 27 gennaio, Giornata della Memoria. La scuola celebra questo giorno con manifestazioni e attività, in particolare nella secondaria. Si è discusso negli ultimi tempi, anche in seguito alle polemiche scaturite da un richiamo a una insegnante che aveva affrontato il discorso con i più piccoli, se è bene parlare e ragionare su questo argomento anche nella scuola primaria. Probabilmente sì, a mio avviso, con il giusto approccio è bene sensibilizzare al tema anche i bambini di nove o dieci anni. È importante però, secondo me, che in ogni ordine di scuola le iniziative abbiano un comune denominatore: un approccio collaborativo tra studenti che consenta, non la fruizione passiva delle informazioni e dei documenti, ma una ricerca e una rielaborazione attive dei materiali, delle informazioni e delle emozioni che da essi scaturiscono. Ciascun alunno non deve trovarsi da solo a confrontarsi con le atrocità commesse in quegli anni e a riflettere sulle cause che le hanno determinate e sui loro tragici effetti, ma deve poter metabolizzare un personale pensiero lucido e consapevole in proposito insieme ai propri insegnanti e compagni. Una sola forte emozione individuale non favorisce la Memoria, tutt’altro. Essa, al contrario, può rischiosamente diventare uno stimolo alla rimozione, all’allontanamento da un pensiero troppo gravoso da sopportare individualmente. Accade, cioè, che la visione di un film o la lettura di un resoconto crudo di ciò che è stato, senza la opportuna rielaborazione collaborativa e condivisa, finisce con lo scuotere sì le coscienze e le anime dei nostri bambini o ragazzi, ma per un breve periodo, circoscrivendolo a una giornata dedicata o poco più. Quello che è necessario promuovere, secondo me, è l’organizzazione di un lavoro in cui i presupposti siano la condivisione collaborativa e la produzione diretta da parte degli stessi studenti. Immagino e auspico una Giornata della Memoria in cui una classe di scuola secondaria, di primo o di secondo grado, sia chiamata a ricercare documenti e a confrontarli con le proprie e le altrui emozioni. Una Giornata in cui l’originalità individuale sia armonizzata con una organizzazione cooperativa delle attività.  Immagino una classe terza di scuola secondaria di primo grado composta da 25 alunni e penso a una organizzazione cooperativa del lavoro costruita per gruppi, come lavoro di ricerca e assemblaggio, in cui ciascun gruppo mette il suo pezzo in vista di un prodotto finale dell’intera classe. Penso ancora a un lavoro in cui gli aspetti di contenuto (le informazioni e i documenti) abbiano pari dignità e importanza dei fattori di socialità (il saper lavorare insieme cooperando) e degli aspetti emozionali (discutere su cosa prova ciascuno, su cosa prova tutta la comunità-classe). Provo a riassumere e a schematizzare in breve una proposta operativa cooperativa sulla Giornata della Memoria nella seguente tabella: Erickson per la Giornata della Memoria: Il diario di Anne Frank raccontato da Carlo Scataglini Il senso della Giornata della Memoria ha una valenza universale. Deve cioè coinvolgere tutti gli alunni della classe e rendere consapevoli tutti gli studenti che i crimini commessi sull’uomo, in ogni tempo e in ogni luogo del mondo, vanno condannati e ricordati per sempre, allo scopo di contribuire a che mai più debbano ripetersi. A questo scopo risultano validi tutti i contributi che mirano a rendere maggiormente fruibili i materiali di documentazione, di conoscenza e di studio. Nelle nostre classi, infatti, sono presenti molti alunni con difficoltà di lettura o di comprensione dei testi originali e mai deve accadere che tali studenti vengano esclusi da un momento così significativo dei percorsi educativi della scuola, come risulta essere appunto la Giornata della Memoria. A questo scopo ci preme segnalare il contributo che può fornire in tal senso l’edizione facilitata de Il diario di Anne Frank raccontato da Carlo Scataglini.
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