IT
I mini gialli dei dettati 2
Carrello
Spedizioni veloci
Pagamenti sicuri
Totale:

Il tuo carrello è vuoto

|*** Libro Quantità:
Articoli e appuntamenti suggeriti

Tematica
Argomento
Utile in caso di
Informazione obbligatoria
Informazione obbligatoria
Informazione obbligatoria
Informazione obbligatoria
Informazione obbligatoria
Non vi è alcun filtro disponibile, allarga la tua ricerca per ottenere più risultati
Non vi è alcun filtro disponibile, allarga la tua ricerca per ottenere più risultati
Filtra
Filtra per
Tematica
Informazione obbligatoria
Informazione obbligatoria
Informazione obbligatoria
Informazione obbligatoria
Informazione obbligatoria
Argomento
Utile in caso di
Risultati trovati: 12
Search-ME - Erickson 1 Musica arte e altre discipline
Perché un avvicinamento precoce alla musica favorisce sia lo sviluppo cognitivo che lo sviluppo emotivo-sociale del bambino
Il processo evolutivo di un bambino è costituito da progressive conquiste di abilità, che sono sostenute, oltre che dalla maturazione fisica, anche da un graduale sviluppo cognitivo e sociale. L’esperienza musicale vissuta già a partire dai primissimi anni di vita del bambino può aiutare a porre le basi e a influenzare significativamente le successive conquiste linguistiche, relazionali e cognitive. La musica rappresenta infatti un canale comunicativo vicino al bambino: è un elemento facilmente utilizzabile anche come comunicazione informale (si pensi al diverso utilizzo della voce, delle espressioni facciali, del corpo in movimento). Attraverso la sperimentazione musicale, il bambino impara a produrre, a esporsi e a mettersi in gioco in prima persona. Inizia a differenziarsi dall’adulto di riferimento e a relazionarsi con personalità altre da sé. Nella prima infanzia ogni suono può trasformarsi in strumento comunicativo, unico e privilegiato, grazie al quale entrare in relazione con l’altro. Numerosi studi e ricerche hanno sottolineato l’influenza della musica nel processo di crescita del bambino, con riferimento specifico a due ambiti: cognitivo emozionale-sociale Per quanto riguarda la sfera cognitiva, si è visto come, grazie alla pratica musicale, è possibile favorire lo sviluppo di memoria, concentrazione, attenzione, linguaggio verbale, pensiero logico, creatività, capacità discriminatoria, oltre che della decodifica dei codici utilizzati. Per la sfera emozionale/sociale, la musica diventa invece un mezzo di espressione del proprio essere, favorisce l’acquisizione di regole sociali e dà la possibilità di mettersi in gioco; aiuta a superare i propri limiti e stimola a riconoscere, gestire ed esprimere i propri stati emotivi. Tramite un precoce avvicinamento al linguaggio musicale si possono rafforzare nel bambino: la capacità di relazione intra e interpersonale; il senso di autostima e di fiducia; l’autonomia; il benessere personale e l’autoapprendimento; la motivazione ad apprendere; la padronanza delle emozioni. Si tratta di benefici che possono essere stimolati nel bambino attraverso una pratica musicale precoce: ciò però può avvenire solo partendo dalla conoscenza delle competenze e delle abilità dei piccoli legate nei diversi stadi di sviluppo. Senza tali conoscenze, l’adulto rischia di far vivere al bambino un’esperienza musicale vuota, forzata e non costruttiva, ottenendo come risultato l’allontanamento del piccolo dall’utilizzo consapevole e appropriato del mezzo musicale.
Leggi di più
Search-ME - Erickson 2 Genitori e figli
Come gestire tipologie di dolore nuove o conosciute nei propri figli
La terapia del dolore generalmente si occupa di condizioni severe e/o croniche. Le situazioni nella quale ogni bambino e adolescente sperimentano dolore sono però tra le più disparate: dalla banale sbucciatura, alla mano che afferra la maniglia del bollitore sul gas, ad una caviglia slogata, ma anche un infortunio che fatica a recuperare. Ci sono dolori più importanti come quelli legati a specifiche malattie o patologie che possono diventare anche cronici, ma pure quelli ricorrenti più tipici dei mal di pancia o dei mal di testa rivestono un ruolo nel limitare la qualità della vita. Non dimentichiamoci delle procedure quali esami del sangue! Anch’esse rivestono una loro importanza nel farci percepire il dolore (infatti un conto è farli ogni tanto, un altro è doverli fare spesso). Tutti i dolori hanno il dovere di essere riconosciuti e adeguatamente trattati per non generare possibili ripercussioni nello sviluppo del bambino (memorie del dolore e difficoltà ad esso collegate (Failo, 2020). Due domande potremmo porci di fronte a questo difficile periodo della pandemia, ovvero come i dolori sopra descritti vengono gestiti sia a casa che nelle strutture sanitarie e se ci sono nuove condizioni di dolore derivanti dalla situazione Covid. Proviamo ad esplorare la prima. Come vengono gestiti i dolori importanti in tempo di pandemia? Molto recentemente alcuni studi internazionali hanno sottolineato l’importanza della telemedicina e dei programmi eHealth quale modalità più promettenti per continuare i trattamenti e l’assistenza ai bambini e adolescenti ma anche quale supporto ai loro genitori durante tutti i periodi della pandemia (Eccleston et al., 2020; Badawy & Radovic, 2020). Singolarmente, in due studi italiani è emerso però anche come il mal di testa negli adolescenti sembra essere migliorato durante il lockdown perché si sono ridotti alcuni fattori di stress come la scuola (Papetti et al., 2020), ma questo è avvenuto anche negli adulti con emicrania (Parodi et al., 2020). Questo ci dice che la gestione di condizioni dolorose preesistenti è possibile anche a casa e, in un periodo come questo, . La pandemia ha portato nuove condizioni di dolore? Per rispondere a questa domanda, partiamo da un piccolo studio francese di settembre 2020 (Nathan et al., 2020) che ha cercato di comprendere come si manifesta il Covid nei bambini: ebbene, sembra che i più piccoli (sotto i 2 anni) presentino forme meno aggressive del virus con sintomi quali tosse, fatigue, dispnea e dolore addominale, in ogni caso con meno comorbidità legate ad altre problematiche/patologie preesistenti. Tutti questi sintomi fanno parte del decorso della malattia e scompaiono una volta che essa si è risolta. In questo caso i sanitari sono in grado di prestare tutte le cure necessarie. Altra questione è la comparsa di una nuova sindrome infiammatoria multisistemica nei bambini, chiamata MIS-C a seguito del COVID-19, caratterizzata da shock, difficoltà respiratorie, disfunzioni cardiache, dolore addominale, mal di testa e positività a diversi marker infiammatori che ha molte caratteristiche in comune con la malattia di Kawasaki (Godfred-Cato et al., 2020). Si sa ancora poco di come si evolveranno questi quadri, ma si spera che il vaccino per il Covid porterà dei benefici anche su questi fronti. Diversa è la questione dell’accertamento alla positività al Covid. Il metodo più utilizzato sia per il costo che per la minor invasività e per la discreta sensibilità è il tampone naso-faringeo (Palmas et al., 2020; Pondaven-Letourm et al. 2020): è infatti simile a quello faringeo che si fa per la tonsillite, quindi molti operatori sanitari erano già addestrati per eseguirlo correttamente. Si tratta probabilmente del più grande attuale stravolgimento della routine di un bambino a cui quasi tutti oggi sono sottoposti. Pertanto è utile che i genitori siano informati di come si svolge e quindi conseguentemente spieghino in anticipo, nel modo più corretto e semplice possibile come si svolgerà la procedura: Per esempio dire che il bastoncino del tampone verrà inserito nel naso fino a toccare un punto specifico, che il tutto durerà massimo 6/7 secondi e che la mamma o il papà cingeranno dolcemente il bambino da dietro e gli terranno ferma la fronte. Può essere doloroso, ma forse più che altro fastidioso. Infatti la lacrimazione successiva è una reazione allo stimolo e alla paura più che l’effetto di un dolore. Le considerazioni derivanti da questo secondo punto ci pongono diverse opzioni realizzabili concretamente da parte dei bambini/adolescenti stessi e delle loro famiglie. Per esempio partire dal rinforzare i fattori di protezione come una chiara ed onesta comunicazione ed un comportamento responsabile, dal giusto riconoscimento del disagio ma anche della conseguente attenuazione subito dopo il tampone/procedura diagnostica. Si possono quindi anche ridurre i fattori di rischio, rappresentati in primis dalla paura di non sapere cosa sta succedendo, dalla minimizzazione del malessere, dall’ansia di dover far tutto velocemente e senza fare domande. Anche durante questo difficile periodo della pandemia si può fare molto per la gestione del dolore nei bambini e negli adolescenti, ed ogni adulto ha la responsabilità – e anche il diritto – di agire per tutelare il più possibile i figli di tutti. Bibliografia Failo A, 2020, Mi fa ancora male. Trento: Erickson Eccleston, C., Blyth, F. M., Dear, B. F., Fisher, E. A., Keefe, F. J., Lynch, M. E., Palermo, T. M., Reid, M. C., & Williams, A. C. de C. (2020). Managing patients with chronic pain during the COVID-19 outbreak: considerations for the rapid introduction of remotely supported (eHealth) pain management services. Pain, 161(5), 889–893 Badawy, S. M., & Radovic, A. (2020). Digital Approaches to Remote Pediatric Health Care Delivery During the COVID-19 Pandemic: Existing Evidence and a Call for Further Research. JMIR Pediatrics and Parenting, 3(1), e20049 Papetti, L., Loro, P. A. D., Tarantino, S., Grazzi, L., Guidetti, V., Parisi, P., Raieli, V., Sciruicchio, V., Termine, C., Toldo, I., Tozzi, E., Verdecchia, P., Carotenuto, M., Battisti, M., Celi, A., D’Agnano, D., Faedda, N., Ferilli, M. A., Grillo, G., … Valeriani, M. (2020). I stay at home with headache. A survey to investigate how the lockdown for COVID-19 impacted on headache in Italian children. Cephalalgia : An International Journal of Headache, 40(13), 1459–1473 Parodi, I. C., Poeta, M. G., Assini, A., Schirinzi, E., & Del Sette, P. (2020). Impact of quarantine due to COVID infection on migraine: a survey in Genova, Italy. Neurological Sciences : Official Journal of the Italian Neurological Society and of the Italian Society of Clinical Neurophysiology, 41(8), 2025–2027. Nathan, N., Prevost, B., Sileo, C., Richard, N., Berdah, L., Thouvenin, G., Aubertin, G., Lecarpentier, T., Schnuriger, A., Jegard, J., Guellec, I., Taytard, J., & Corvol, H. (2020). The Wide Spectrum of COVID-19 Clinical Presentation in Children. Journal of Clinical Medicine, 9(9). Godfred-Cato, S., Bryant, B., Leung, J., Oster, M. E., Conklin, L., Abrams, J., Roguski, K., Wallace, B., Prezzato, E., Koumans, E. H., Lee, E. H., Geevarughese, A., Lash, M. K., Reilly, K. H., Pulver, W. P., Thomas, D., Feder, K. A., Hsu, K. K., Plipat, N., … Belay, E. (2020). COVID-19-Associated Multisystem Inflammatory Syndrome in Children - United States, March-July 2020. MMWR. Morbidity and Mortality Weekly Report, 69(32), 1074–1080. Palmas, G., Moriondo, M., Trapani, S., Ricci, S., Calistri, E., Pisano, L., Perferi, G., Galli, L., Venturini, E., Indolfi, G., & Azzari, C. (2020). Nasal Swab as Preferred Clinical Specimen for COVID-19 Testing in Children. The Pediatric Infectious Disease Journal, 39(9), e267–e270 Pondaven-Letourmy, S., Alvin, F., Boumghit, Y., & Simon, F. (2020). How to perform a nasopharyngeal swab in adults and children in the COVID-19 era. European Annals of Otorhinolaryngology, Head & Neck Diseases, 137(4), 325–327
Leggi di più
Search-ME - Erickson 3 Genitori e figli
La favola “Una calamita di mamma” ci parla di madri iperprotettive che rischiano di soffocare la crescita equilibrata dei propri figli: lo psicoterapeuta Alberto Pellai ci spiega cosa si può fare in questi casi
La storia di Pallotto, il piccolo orsetto protagonista della favola “Una calamita di mamma”, presenta una mamma che ha sempre paura che il peggio possa accadere nella vita di suo figlio. È una mamma che si sente così responsabile di dover accudire e proteggere il proprio cucciolo da non riuscire a pensare che anche lui ha le sue abilità e competenze. In ogni situazione lei decide cosa lui deve fare, cosa dovrebbe sentire, come dovrebbe comportarsi. Così la relazione tra la mamma e il figlio diventa un’infinita corsa a ostacoli, in cui il bambino prova a fare qualcosa e la mamma cerca sempre di fermarlo, fino a che la confusione non diventa così grande e l’ansia così accentuata che da qualche parte tutto questo disagio deve essere messo e sistemato. A volte i bambini raccontano tutti questi problemi con i loro mal di testa e mal di pancia: si tratta di sintomi psicosomatici, in cui il bambino sente oggettivamente male ma non a causa di una malattia organica, bensì per colpa di un’emozione troppo forte e intensa per lui, un’emozione che non può essere collocata nella mente o nel cuore e quindi viene scaricata sul corpo e raccontata attraverso un sintomo organico. Succede a volte che i nostri figli si sentano in ansia per noi e vogliano proteggerci in tutti i modi: l’orso Pallotto dentro di sé vede e riconosce tutte le paure che la sua mamma riversa su di lui, però non è capace di provare a cambiarla. Questo è un compito davvero impossibile per un cucciolo e quindi decide di rinunciare all’affermazione dei suoi bisogni e dei suoi diritti. È l’unico modo che Pallotto conosce per tutelare la mamma, che non vuole vedere sofferente, condizione che lo farebbe sentire in colpa, quasi responsabile di quel dolore da cui lui invece vorrebbe in ogni modo proteggerla. In questo modo Pallotto finisce nella gabbia delle paure che la sua mamma ha costruito intorno a lui. Spero che questa favola vi faccia riflettere su tanti mal di testa e mal di pancia che spesso i bambini dichiarano di sentire, in assenza di altre evidenze che potrebbero fare pensare a una vera e propria malattia organica, e spero che questa favola vi aiuti a riflettere anche su tanti piccoli e grandi sintomi che affliggono la nostra vita da adulti: insonnia, cefalee, disturbi digestivi, problemi dermatologici… Alcuni di questi sintomi spesso sono scatole, che racchiudono la parte più vera e più nascosta di noi: un mondo di emozioni così dolorose e disturbanti da diventare disturbo organico, perché non ci sono parole per spiegare altrimenti il dolore, lo sconforto, il disorientamento che certe sofferenze procurano al nostro mondo profondo. Ma noi abbiamo il potere di aprire questi scrigni che contengono le emozioni che fanno male. Possiamo chiedere aiuto se ci sembra che i contenuti di questi cassetti che abbiamo chiuso con un lucchetto nel cuore possano farci ancora male. Insomma, noi possiamo riprendere in mano la nostra vita e aprire quelle gabbie in cui a volte ci troviamo rinchiusi, spesso per la nostra incapacità di affrontare la realtà per quella che è, né bella né brutta, né perfetta né imperfetta, faticosa ma necessaria.
Leggi di più
Search-ME - Erickson 4 Emozioni e abilità socio-relazionali
La professoressa Daniela Lucangeli dialoga con la psicologa Nicoletta Perini sulle emozioni negative dei bambini, dando qualche consiglio ai genitori
A volte le emozioni di nostro figlio, soprattutto quelle negative, ci mettono in difficoltà. Per diversi motivi, che hanno a che fare soprattutto con la nostra esperienza legata alle emozioni, vorremmo che il pianto, le urla finissero il prima possibile. Urliamo a nostra volta, minacciamo, oppure ignoriamo e cerchiamo di distrarre il bambino, sperando che si dimentichi del motivo per cui stava urlando o piangendo. A volte riusciamo, almeno temporaneamente, nel nostro intento. Ma siamo proprio sicuri sia la strada giusta? Un bambino che smette di piangere perché non rispondiamo al suo pianto, magari credendo così di irrobustirlo, oppure perché lo distraiamo con qualcosa di molto attraente (come il tablet o il telefono cellulare), è davvero un bambino che ha imparato a stare nella sua emozione negativa e a fronteggiarla per superarla? Ci dimentichiamo a volte che le emozioni hanno un senso, sono terapeutiche. Immaginiamo di provare noi stessi un’emozione negativa molto forte: se il nostro compagno o la nostra migliore amica ci ignorassero o cercassero di distrarre la nostra attenzione, ci sentiremmo davvero meglio? Oppure dovremmo aggiungere anche l’incomprensione ai motivi del nostro malessere? Quanto sono importanti le emozioni dei bambini? A volte confondiamo il motivo per cui un bambino prova un’emozione con l’emozione stessa. Se il motivo che stimola l’emozione non ci sembra sufficientemente valido, tendiamo a ignorare anche l’emozione che l’accompagna. È vero, a volte i bambini soffrono o si arrabbiano per cose che sembrano poco importanti, ma per loro lo sono e hanno bisogno che noi adulti prestiamo attenzione a come si sentono e li aiutiamo a uscire da un’emozione spiacevole. Ascoltare la loro emozione non vuol dire “dargliele tutte vinte”. Ascoltare le emozioni dei bambini vuol dire far capire loro che comprendiamo come stanno, che le emozioni non sono giuste o sbagliate, ma sono “stati” che proviamo, che hanno un nome e che possono essere regolate per ritornare a una condizione di maggiore benessere. In realtà, le emozioni dei bambini sono ancora più delicate di quelle degli adulti. I bambini provano uno stato di malessere che non sanno definire e da cui fanno fatica a “uscire” da soli. Hanno un profondo bisogno che l’adulto di riferimento li prenda sul serio, li aiuti a dare un nome a quello che stanno provando, a regolare la loro emozione per non esserne sopraffatti. Questa generica sensazione di disagio, grazie alla relazione con l’adulto, si differenzia in una serie di sentimenti come irritazione, delusione, rabbia, fastidio, offesa. Come possono i genitori aiutare i bambini a sviluppare una corretta gestione delle proprie emozioni? I genitori e gli adulti che si prendono cura dei bambini hanno l’importante ruolo di monitorare e regolare il loro stato emotivo attraverso una “sintonizzazione emotiva”. Se l’adulto viene meno a questo ruolo, il bambino reagirà producendo ormoni dello stress e cercherà un modo per fronteggiare la situazione passivamente, annullando le emozioni negative. Se gli adulti di riferimento, invece, riescono a validare le emozioni dei bambini, all’interno della relazione con loro, i bambini stessi impareranno quelle capacità empatiche tanto importanti nei rapporti interpersonali. E se gli adulti aiuteranno i bambini a regolare le loro emozioni, questi impareranno a capirle, ad accettarle, a gestirle e a renderle più positive.
Leggi di più
Search-ME - Erickson 5 Genitori e figli
Un approccio basato sul gioco e sulla manipolazione insieme all'adulto
Quando si parla di bambini spesso diamo per scontato che: • i bimbi adorano passare del tempo con i propri genitori; • i bambini sono felici quando giocano con mamma e papà; • i bimbi amano farsi leggere le fiabe dai propri genitori.   Se le prime due affermazioni sono generalmente condivisibili, alcune riflessioni vanno invece fatte per la terza. È vero, alla grande maggioranza dei bimbi piace sentire le favole, ma ci sono bambini che invece non amano ascoltare le storie, alcuni non dimostrano interesse neppure per i libri e, se li prendono in mano, sfogliando le pagine rapidamente, per passare subito dopo a un altro libro o a un gioco. Questi bambini all’«ascoltare» preferiscono il «fare». Amano toccare, guardare, ma sovente sono frettolosi, si stancano presto e perdono facilmente l’interesse. Lasciati soli, in balia di un comportamento così poco produttivo, rischiano però di perdere una fetta importante di conoscenze: un ascolto superficiale, e quindi parziale, avrà ricadute in termini negativi sullo sviluppo del linguaggio e sul percorso scolastico. Di conseguenza, per avvicinare questi bimbi al «magico» mondo dei libri, perché non offrire un approccio diverso, che catturi la loro attenzione, un approccio che insegni loro a capire che quelle immagini, quei disegni e quelle parole scritte possono riservare esperienze nuove, interessanti e divertenti? Da tali presupposti è nata l’idea del MAGILIBRO. Al bambino viene chiesto di preparare le storie, di «fare giocando» in un agire costruttivo, preceduto dall'ascolto e mediato dal linguaggio dell’adulto. Facendo, giocando, costruendo in sinergia, tra adulto e bambino si creerà una comunicazione condivisa e portatrice di vecchi e nuovi significati. Ecco un esempio di attività proposta nel nostro «magilibro» “7 giorni con Riccio”, un cofanetto rivolto ai bambini della scuola dell’infanzia che, con l’aiuto dei loro genitori, ma in alternativa anche di insegnanti ed educatori, potranno costruire e leggere una storia in 7 episodi, condividendo con l’adulto momenti di gioco piacevoli e costruttivi. Pagina con le figure da ritagliare Pagine con le istruzioni sulle attività, per il bambino e per gli adulti Pagine del “Magilibro” in cui costruire la storia con i ritagli
Leggi di più
Search-ME - Erickson 6 Infanzia
Giocare con linee e pallini per poi imparare le forme geometriche
Disegnare è una delle attività in cui i bambini si impegnano con maggior interesse. Scoprire di saper tracciare dei segni e poi rappresentare su carta la realtà è un’esperienza entusiasmante. I più piccoli possono così iniziare a prendere confidenza con pallini e linee per poi imparare a conoscere e disegnare forme geometriche. Un modo divertente per entrare in contatto con cerchi, quadrati, triangoli, ovali… Con un po’ di creatività, sommata a esempi utili e chiari, iniziare a disegnare le forme sarà davvero un’avventura divertente per tutti i bambini che con matita e pennarello potranno sbizzarrirsi e scarabocchiare in libertà. Mettiti subito alla prova!
Leggi di più
;