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I mini gialli dei dettati 2
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Search-ME - Erickson 1 Geografia
Come interpretare e insegnare la geografia ai tempi dell’antropocene
La geografia è la disciplina dello studio dello spazio che ci circonda. La sua ricchezza di contenuti la fa apparire onnicomprensiva. Invece siamo di fronte a una scelta di possibilità di decodificazione. La geografia dunque non racchiude la complessità del vero. È un’interpretazione settoriale del nostro insediamento sul Pianeta che si modifica in relazione a obiettivi di studio che variano nel tempo. In sintesi: la Terra è l’Essere, il Tutto, e noi ne scegliamo di volta in volta una parte, analizzandola attraverso un linguaggio oggettivo e condiviso. L’età dell’Antropocene pone problematiche che richiedono nuove necessità di approfondimento della disciplina finalizzate alla progettazione di una presenza umana che sia sostenibile. Per acquisire una linea di sguardo differente e per operare di conseguenza una diversa selezione degli aspetti da studiare, valutare ed eventualmente trasformare, bisogna ritornare all’origine, alla Terra come Essere e porsi in ascolto del Tutto. Questa condizione di apertura si sviluppa all’interno di una dimensione emozionale ed empatica che coinvolge il soggetto come elemento centrale del processo. Tra le criticità della realtà e le soluzioni dell’utopia esiste il campo delle possibilità progettabili attraverso l’immaginazione. L’esercizio mentale per costruire la mediazione tra ciò che è e ciò che si vorrebbe idealmente funziona da pompa di intuizioni. Le intuizioni personali dei nuovi orizzonti devono trovare una forma espressiva. Le parole che codificavano le vecchie visioni possono non essere più sufficienti. Ne necessitano di nuove. La letteratura è il bacino a cui attingere il lessico per comunicare quello che non è ancora stato detto, attorno a cui la geografia potrà sviluppare le sue successive indagini. Per stimolare gli studenti possiamo scegliere tra scrittori che vivono il luogo e scrittori che lo attraversano. Sono utilissimi entrambi, ma bisogna leggerli consapevoli della relazione differente che instaurano con lo spazio che li circonda. Il locale che racconta il luogo in cui vive esprime la certezza del quotidiano, la consapevolezza di modi di vivere contestualizzati in paesaggi che gli parlano una lingua di segni chiari e noti, condivisi dalla comunità. Il viaggiatore che narra i luoghi che semplicemente lo ospitano è un'anima in ricerca. Le sue parole danzano nello stupore della bellezza di genti, valori e terre che gli si disvelano. Ha un compito particolare, quello della traduzione dell'Altrove. Quindi non descrive, ma rende comprensibile ciò che gli è lontano con parole che si compongono in strutture la cui architettura segue l’interpretazione straniera del genius loci che incontra. Non è solo scrittore, ma anche poeta perché nello sforzo di traduzione deve abbandonare il semplice livello denotativo per entrare in quello connotativo. A questo punto appare evidente la necessità di integrazione, non di sostituzione, del linguaggio geografico con quello della letteratura, sia essa narrativa autoctona, di viaggio o poesia. La base della piramide, attraverso le espressioni delle visioni soggettive, deve funzionare da propulsore per declinare le infinite possibilità di connessione tra il soggetto e il paesaggio in cui l’individuo è inserito stabilmente o temporaneamente. La successiva declinazione geografica delle possibilità prospettate fa scaturire ipotesi di risposte ai problemi e quindi lo sviluppo della progettazione. La progettazione può essere realizzata solo attraverso un linguaggio oggettivo e condiviso, che definisce, quantifica e misura, cioè che offre i dati su cui riflettere e intervenire. La stratificazione progressiva della piramide dimostra che una geografia monca dell’immaginazione è destinata ad esaurirsi, come un’immaginazione priva dell’ordine geografico si perde nella realtà degli spazi. Con un banale gioco finale di parole, si può pensare a un’interdipendenza tra Geo e Ego in un viaggio continuo di andata e ritorno. La figura del docente di Lettere nella sua poliedricità di formazione diviene il miglior interprete della disciplina geografica ai tempi dell’Antropocene. La visione e la conoscenza umanistica coniugate con l’abilitazione all’insegnamento della Geografia sono la chiave modernissima per aprire agli studenti le porte sulla lettura di un mondo non più da esplorare nelle sue terre, ma nelle sue complessità in divenire che non richiedono somme di definizioni, ma variabilità di connessioni secondo l’angolazione del problema.
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Search-ME - Erickson 2 Didattica
Una docente di Lettere, due scrittori di geografie interiori e un viaggiatore impenitente ci spiegano l’importanza di cambiare l’approccio didattico alla geografia, rimettendo al centro la relazione tra uomo e ambiente
I libri di geografia di prima secondaria di primo grado presentano gli elementi fisici nettamente separati da quelli antropici e spesso non dedicano nessun capitolo al soggetto che ci vive e li vive. I nostri studenti sono i futuri cittadini dell’Antropocene. Questa parola, il cui contenuto scientifico è ancora in fase di definizione, indica una nuova epoca in cui l’uomo agisce come forza predominante determinando processi che mutano gli equilibri terrestri in modo irreversibile. Oggi l’impronta umana si può mitigare, ma non cancellare dal volto del Pianeta. Le azioni antropiche hanno trasformato l’essenza originaria della Natura. Non disboschiamo, non coltiviamo, non costruiamo, non estraiamo. Ma mutiamo il clima, desertifichiamo, impermeabilizziamo il suolo, inquiniamo, distruggiamo le risorse. Siamo passati da un rapporto bilaterale a una prevaricazione. L’uomo è diventato la forza che non solo plasma, ma snatura nella sua identità la Natura che lo contiene e lo sostiene. Un rapporto bilaterale presenta i due schieramenti in gioco: gli elementi fisici e gli elementi antropici. Una prevaricazione determina invece la prevalenza di una componente che cambia le caratteristiche dell’altra perché, appunto, prevale. Nasce il nuovo concetto di ibrido. I libri scolastici non lo hanno ancora recepito. Noi docenti forse in parte. Il concetto di ibrido nasce da un’interazione (prevaricante). Non esiste più l’elenco degli elementi fisici; non esiste più l’elenco degli elementi antropici. Esiste, per semplificare, una triade «natura-soggetto-città». Un ibrido appunto. Bisogna ripartire dalla percezione soggettiva. Bisogna chiedersi: «Io qui come ci sto?». Poi si arriverà a individuare le problematiche, a riempirle degli elementi fisici e antropici che le definiscono nelle loro caratteristiche, a studiare quindi entrambi gli elementi insieme in funzione del tema sollevato e a cercare risposte. Perché se io qui non ci sto bene qualcosa devo fare. Questa è la missione oggi della geografia. Non dobbiamo più scoprire e puntellare il mondo di toponimi. La nostra missione è salvarlo. E con lui dobbiamo salvare noi stessi. Colleghi umanisti, lo avvertite ora il fascino della materia? Possiamo diventare i custodi della chiave della percezione soggettiva che cambierà la visione di questa disciplina. Iniziamo da qui, dall’introdurre il soggetto che non c’è. Per staccarci dagli elenchi mnemonici, per emozionarci, per diventare cittadini attivi.
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Search-ME - Erickson 3 Storia
Tre versioni per facilitare i processi di inclusione nella scuola secondaria di primo grado
Come valutare gli alunni sul programma di storia della prima classe  della secondaria di primo grado per facilitare i processi di inclusione? Arriva un nuovo strumento in cui ogni verifica è proposta in tre versioni corrispondenti ad altrettanti livelli di complessità per consentire agli alunni di dimostrare al meglio quanto effettivamente hanno appreso. La verifica base, ad esempio, è una verifica adatta all’intera classe, calibrata sui contenuti chiave per ciascun ambito di contenuto, in cui all’alunno è richiesto di dimostrare la conoscenza e la comprensione. La verifica facilitata è una tipologia di verifica pensata per gli alunni con Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) o con un livello di difficoltà solamente esecutiva. È mirata a diminuire l’impatto generale delle difficoltà tipiche legate ai DSA sulla prova generale e propone esempi o aiuti visivi che facilitano lo svolgimento della prova senza ridurne la difficoltà complessiva. La verifica semplificata si basa su una riduzione della complessità del compito richiesto. È una verifica rivolta a studenti e studentesse con una difficoltà cognitiva più marcata e stabile o con una storia scolastica particolarmente complessa, che incide sulla prestazione generale. Propone una riduzione complessiva del compito e la semplificazione del lessico. Mettiti subito alla prova!
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Search-ME - Erickson 4 DIDA
Tempo. Spazio. Domande.
Fare Memoria. Giorno della Memoria. Sono parole che sentiamo e che utilizziamo, in particolare ogni anno nel mese di gennaio, ma non sempre riflettiamo sul loro significato. Provo allora a farmi aiutare da altre parole, e ne scelgo in particolare tre, sperando che possano sorreggere adeguatamente la mia idea di Memoria, se pensata in relazione alla didattica. Le tre parole sono tempo, spazio, domande. Tempo Quando si fa ricerca sulla Shoah, le questioni di tempo sono fondamentali. Gli episodi, le storie personali, le vicende dello sterminio sono collocate per forza in una linea temporale. La Shoah non è stata un fenomeno astorico o sovrannaturale, ma umano, terribilmente concreto. Fare Memoria, in relazione al tempo, è conservare il ricordo degli eventi principali? Credo proprio di no. Quello è fare Storia. Fare Memoria, in relazione al tempo, è custodire nel presente la vita vissuta dagli ebrei tra eventi storici del passato. Il passato non è più un generico passato, ma la vita passata trova una relazione con la vita presente. Umanità di ieri e umanità di oggi. Spazio Il modo più umano che conosciamo per comprendere le cose è avvicinarsi. Vuoi capire Vincent Van Gogh? Vai a vedere i suoi dipinti in un museo. Vai a visitare i luoghi dove ha abitato e lavorato. Avvicinati a ciò che ha visto, a ciò che ha fatto. Vuoi capire la città di Tokyo? Vai a viverci per qualche anno, e qualcosa capirai. Vuoi capire una persona? Passa del tempo con lei, ascoltala, stalle vicino. Quando si tratta di Storia, e di storie, le questioni si complicano. Fare Memoria, in relazione allo spazio, significa dunque avvicinarci al passato? Credo proprio di no. È un’illusione. Fare Memoria, in relazione allo spazio, è considerare il passato alla luce di questo distacco, è instaurare una relazione con quel passato preciso, lo sterminio degli ebrei, nella consapevolezza di una lontananza incolmabile. Ma è una lontananza sana, che ci aiuta a comprendere. Domande Se osserviamo ogni evento fondamentale,ognuno di quegli straordinari highlight che come nel trailer di un film ci raccontano per sommi capi quel che accadde, non possiamo fare a meno di porci numerose domande. Ogni evento storico è frutto di eventi precedenti e ha conseguenze su quelli successivi. Ogni evento storico porta in sé tutte le domande sul suo senso, che trovano risposta, spesso, nel livello successivo, quello di poco più profondo. Fare Memoria, in relazione alle domande, significa dunque dare una risposta alle grandi questioni? In parte sì, ma è bene andare per gradi. Fare Memoria, in relazione alle domande, significa comprendere da vicino quelle domande del passato che ancor oggi si dimostrano forti e attuali, e vedere come quelle domande abbiano rappresentato la base per costruire un progetto di violenza e uccisione contro milioni di persone. Significa in fondo lasciarsi interrogare dagli stessi interrogativi che sconvolsero il mondo. E farli propri, nella certezza che le risposte giuste, a volte, non sono facili da trovare. La Memoria è sincronia Proviamo a riassumere. Fare Memoria, in relazione al tempo, è custodire nel presente la vita vissuta dagli ebrei tra eventi storici del passato. Il passato non è più un generico passato, ma la vita passata trova una relazione con la vita presente. Fare Memoria, in relazione allo spazio, è considerare il passato alla luce di un distacco, è instaurare una relazione con quel passato preciso, lo sterminio degli ebrei, nella consapevolezza di una lontananza incolmabile ma necessaria a comprendere. Fare Memoria, in relazione alle domande, significa comprendere da vicino quelle domande del passato che ancor oggi si dimostrano forti e attuali, significa lasciarsi interrogare dagli stessi interrogativi. Se cerchiamo un filo rosso che leghi queste tre intuizioni sul fare Memoria, lo troviamo nel desiderio di stabilire una comunicazione con il passato composta da domande forti e umane, di instaurare un dialogo diretto, di generare una relazione che insieme valorizzi lo spazio e il tempo e contemporaneamente li superi. È una sincronia. L’articolo completo “La didattica della Memoria è sincrona” è disponibile sul numero di gennaio 2022 della rivista Erickson “DIDA”
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Search-ME - Erickson 5 Attività
Tanti misteri da scoprire tra Egizi, Romani e Vichinghi: per ripassare la storia in modo divertente
Dall’Antico Egitto ai Vichinghi, passando per l’Antica Roma: è l’incredibileviaggio nel tempo che potrai fare assieme agli Storianauti. Chi sono? Sono delle guide molto preziose che stanno per tornare indietro nel tempo, verso diverse epoche storiche e scoprire i grandi misteri del passato. Da soli, però, non possono farcela. Hanno bisogno del tuo aiuto. Così potrai incontrare enigmi da risolvere e approfondire aspetti legati alla cultura delle civiltà del passato: Egizi, Romani e Vichinghi. Un modo divertente e appassionante per consolidare gli apprendimenti di storia. Leggi alcune parti del fumetto che abbiamo selezionato e mettiti alla prova con alcuni esercizi!
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Search-ME - Erickson 6 Storia
Una proposta operativa per parlare di Olocausto a scuola coinvolgendo attivamente gli alunni delle scuola secondaria di primo grado
Si avvicina il 27 gennaio, Giornata della Memoria. La scuola celebra questo giorno con manifestazioni e attività, in particolare nella secondaria. Si è discusso negli ultimi tempi, anche in seguito alle polemiche scaturite da un richiamo a una insegnante che aveva affrontato il discorso con i più piccoli, se è bene parlare e ragionare su questo argomento anche nella scuola primaria. Probabilmente sì, a mio avviso, con il giusto approccio è bene sensibilizzare al tema anche i bambini di nove o dieci anni. È importante però, secondo me, che in ogni ordine di scuola le iniziative abbiano un comune denominatore: un approccio collaborativo tra studenti che consenta, non la fruizione passiva delle informazioni e dei documenti, ma una ricerca e una rielaborazione attive dei materiali, delle informazioni e delle emozioni che da essi scaturiscono. Ciascun alunno non deve trovarsi da solo a confrontarsi con le atrocità commesse in quegli anni e a riflettere sulle cause che le hanno determinate e sui loro tragici effetti, ma deve poter metabolizzare un personale pensiero lucido e consapevole in proposito insieme ai propri insegnanti e compagni. Una sola forte emozione individuale non favorisce la Memoria, tutt’altro. Essa, al contrario, può rischiosamente diventare uno stimolo alla rimozione, all’allontanamento da un pensiero troppo gravoso da sopportare individualmente. Accade, cioè, che la visione di un film o la lettura di un resoconto crudo di ciò che è stato, senza la opportuna rielaborazione collaborativa e condivisa, finisce con lo scuotere sì le coscienze e le anime dei nostri bambini o ragazzi, ma per un breve periodo, circoscrivendolo a una giornata dedicata o poco più. Quello che è necessario promuovere, secondo me, è l’organizzazione di un lavoro in cui i presupposti siano la condivisione collaborativa e la produzione diretta da parte degli stessi studenti. Immagino e auspico una Giornata della Memoria in cui una classe di scuola secondaria, di primo o di secondo grado, sia chiamata a ricercare documenti e a confrontarli con le proprie e le altrui emozioni. Una Giornata in cui l’originalità individuale sia armonizzata con una organizzazione cooperativa delle attività.  Immagino una classe terza di scuola secondaria di primo grado composta da 25 alunni e penso a una organizzazione cooperativa del lavoro costruita per gruppi, come lavoro di ricerca e assemblaggio, in cui ciascun gruppo mette il suo pezzo in vista di un prodotto finale dell’intera classe. Penso ancora a un lavoro in cui gli aspetti di contenuto (le informazioni e i documenti) abbiano pari dignità e importanza dei fattori di socialità (il saper lavorare insieme cooperando) e degli aspetti emozionali (discutere su cosa prova ciascuno, su cosa prova tutta la comunità-classe). Provo a riassumere e a schematizzare in breve una proposta operativa cooperativa sulla Giornata della Memoria nella seguente tabella: Erickson per la Giornata della Memoria: Il diario di Anne Frank raccontato da Carlo Scataglini Il senso della Giornata della Memoria ha una valenza universale. Deve cioè coinvolgere tutti gli alunni della classe e rendere consapevoli tutti gli studenti che i crimini commessi sull’uomo, in ogni tempo e in ogni luogo del mondo, vanno condannati e ricordati per sempre, allo scopo di contribuire a che mai più debbano ripetersi. A questo scopo risultano validi tutti i contributi che mirano a rendere maggiormente fruibili i materiali di documentazione, di conoscenza e di studio. Nelle nostre classi, infatti, sono presenti molti alunni con difficoltà di lettura o di comprensione dei testi originali e mai deve accadere che tali studenti vengano esclusi da un momento così significativo dei percorsi educativi della scuola, come risulta essere appunto la Giornata della Memoria. A questo scopo ci preme segnalare il contributo che può fornire in tal senso l’edizione facilitata de Il diario di Anne Frank raccontato da Carlo Scataglini.
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