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I mini gialli dei dettati 2
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Search-ME - Erickson 1 Genitorialità
Come l’abuso di tecnologia influenza il rapporto genitori-figli
Sono le 20:00. La mamma ha lo smartphone in mano, sta cercando in internet come cucinare le polpette e guarda su una pagina social la sua collega di ufficio che ha postato una foto mentre balla. Roberto, il marito, sta rientrando ora dal lavoro, appoggia la cartella sulla prima sedia e, mentre risponde al telefono, saluta i due figli. È innegabile, email, internet, televisione, tablet, smartphone e social network hanno cambiato le abitudini di vita e di interazione delle famiglie… e i genitori sono sempre più distratti. In un recente sondaggio annuale «The State of Kid», rivolto a un campione di 2000 bambini di età compresa tra i 6 e i 12 anni, alla domanda «I tuoi genitori sono mai distratti quando tu stai cercando di parlare con loro?», ben il 62% dei bambini ha risposto di sì. Quando è stato chiesto: «Che cosa li distrae?», il distrattore più frequentemente indicato era il cellulare, seguito dai fratelli e dal lavoro. Viviamo cioè in un tempo saturo di tecnologia. Spesso i ragazzi si lamentano perché i genitori passano troppo tempo sui loro dispositivi mobili, ma si lamentano anche perché vogliono usare per più tempo i vari dispositivi. In uno studio di Radesky e dei suoi colleghi condotto nel 2017 sono stati osservati segretamente le <interazioni fra genitori e bambini nei ristoranti fast-food 40 su 55 genitori hanno utilizzato il loro dispositivo mobile durante il pasto, e ben 16 lo hanno utilizzato continuamente anche durante il pasto. Alcuni bambini hanno accettato la mancanza di attenzione, ma altri hanno mostrato un comportamento inadeguato e sempre più provocatorio. I genitori, che erano fortemente assorbiti dai loro smartphone, mantenevano lo sguardo sul dispositivo, anche quando rispondevano alle domande dei figli e tendevano a reagire con durezza quando i figli si comportavano male.   In uno studio recente di McDaniel e Radesky è stato indagato più nel dettaglio il rapporto tra l’uso della tecnologia dei genitori e i problemi di comportamento dei figli. Hanno chiesto alle mamme e ai papà quanto e come usavano le nuove tecnologie. I genitori hanno notato che i vari dispositivi tecnologici interrompevano la comunicazione con il bambino tutti i giorni. I genitori hanno anche valutato la loro dipendenza: hanno raccontato di sentire il bisogno di controllare immediatamente e rispondere ai nuovi messaggi. McDaniel e Radesky hanno chiamato questo fenomeno «tecnointerferenza», che si verifica appunto quando i dispositivi tecnologici interferiscono con l’interazione sociale. Solo l’11% dei genitori ha dichiarato di esserne immune. I problemi più comuni della tecnointerferenza sono l’aumento dell’iperattività e dei problemi di internalizzazione nei bambini.  Siccome questi risultati sono di natura correlazionale, la direzione causale può essere duplice: quando i genitori sono più distratti, i bambini si disadattano e stanno male; quando i bambini hanno delle problematiche, portano i genitori a rifugiarsi nella tecnologia come fuga da un presente che li frustra.
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Search-ME - Erickson 2 Educazione
Un compito impegnativo, ma fondamentale per favorire l’apprendimento
 Accompagnare un bambino nella sua crescita emotiva è un compito impegnativo. Aggressività, demotivazione, carenza di autocontrollo, difficoltà nel rispettare le regole o accettare le proprie frustrazioni dell’apprendere sono solo alcuni dei problemi frequentemente riscontrati in classe. Ricordiamoci, però, che le emozioni non sono solo questo. Sono anche gioia, affetto, orgoglio e soddisfazione per un successo o sorpresa per un gesto inaspettato. La scuola riveste un ruolo fondamentale nell’educazione alle emozioni, un percorso di apprendimento che va di pari passo con quello disciplinare. Da tempo, infatti, la ricerca ha avvalorato l’importanza delle emozioni nell’apprendimento, facendo venir meno l’assunto storico di un ipotetico primato della cognizione sull’affettività. Di qui l’importanza di definire dei percorsi strutturati ed espliciti di educazione alle emozioni che hanno come traguardo la competenza sentimentale, ovvero la capacità comprendere ed esprimere in modo consapevolmente regolato il proprio stato emotivo. Un itinerario intenzionale e di qualità educa il bambino a saper riconoscere le proprie e altrui emozioni, ad aprirsi alla reciprocità nella relazione e a formare le cosiddette competenze personali, abilità che permettono ad ognuno di leggere la propria e altrui interiorità, ma anche di saper elaborare le emozioni negative. Infine, il curricolo emotivo promuove la riflessione metaemotiva, un processo che “distanzia” dai propri vissuti emotivi e permette di autoregolarli. Tale processo può avere luogo attraverso vari linguaggi e fare quindi riferimento a diverse discipline. La letteratura, per esempio, permette di attingere a prodotti di esemplare rappresentazione del sentire (poesie, romanzi, etc.) e a diversi generi (autobiografia, diario, etc.). Un altro medium efficace che potrebbe essere utilizzato in un percorso di educazione emotiva è l’illustrazione. I disegni e le immagini offrono un’alternativa all’espressione verbale e possono dirigere le emozioni represse in canali più creativi. Ma anche l’espressione corporea, passando da vie meno codificate convenzionalmente, rappresenta un interessante linguaggio attraverso cui esplorare forme diverse di espressione della vita affettiva. Nel programmare le attività e gli strumenti di un’educazione socio-affettiva, abbondano i materiali per la scuola primaria, mentre è molto meno ampia e varia l’offerta per la fascia d’età che va dalla secondaria di 1° grado a quella di 2° grado. Anche - e potremmo dire, soprattutto - i giovani adolescenti incontrano difficoltà nel riconoscere le proprie emozioni e dar loro un nome. È, dunque, importante che i docenti forniscano strumenti utili per la comprensione dell’origine e delle caratteristiche delle emozioni e per la gestione degli stati d’animo, anche di quelli legati alle tematiche più “spinose” che affiorano durante il periodo dell’adolescenza.
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Search-ME - Erickson 3 Disturbo specifico delle abilità aritmetiche (Discalculia)
Facciamo il punto sulle implicazioni emotive di questo disturbo e sugli accorgimenti per affrontarle
La discalculia evolutiva è un deficit della capacità specifica di comprensione dei numeri. Dal punto di vista pratico dell’insegnamento e dell’apprendimento, il fatto che i bambini con discalculia non possiedano la capacità congenita di capire i numeri ha implicazioni molto gravi. In termini generali, possiamo affermare che sono privi del «kit di partenza» per lo sviluppo della comprensione dei numeri e delle operazioni numeriche.   Degli alunni con discalculia, in rapporto all’educazione matematica, possiamo azzardare una descrizione sommaria di questo tipo: - gli allievi discalculici possiedono un senso numerico intuitivo molto scarso; - gli allievi discalculici mantengono un concetto del numero «basato sulle unità» - gli allievi discalculici hanno un concetto del numero che rimane pressoché statico e conosce scarsissimi sviluppi.   La discalculia ha implicazioni molto forti anche dal punto di vista del benessere emotivo degli alunni. La maggior parte degli alunni discalculici infatti si sente scoraggiata durante le lezioni di matematica e sviluppa perciò strategie di evitamento, come andare in bagno, fare la punta alle matite, ecc. Spesso poi gli alunni discalculici vengono presi in giro dai compagni e talvolta assillati e avviliti anche da insegnanti e genitori che non ne comprendono le reali difficoltà. La mancanza di comprensione da parte delle persone che li circondano può portare gli alunni discalculici a soffrire di ansia da matematica, preoccuparsi per le proprie capacità di apprendimento in generale e pensare di essere stupidi. La didattica tradizionale, che prevede l’aspetto mnemonico di aspetti importanti dell’aritmetica, purtroppo non è d’aiuto per questo tipo di studenti.   Che cosa può fare allora un insegnante per aiutare gli alunni con discalculia? Ecco qualche suggerimento:   - Gli alunni con discalculia riescono a comprendere molto meglio tutte le aree dell’aritmetica se nelle prime fasi li si incoraggia a usare materiali di manipolazione in modo da rendere il tutto più trasparente e concreto e meno astratto;   - Gran parte del linguaggio utilizzato per descrivere le operazioni numeriche è di difficile comprensione per gli studenti con discalculia. L’insegnante dovrebbe perciò privilegiare un linguaggio quotidiano, semplice e trasparente, ed essere pronto a riformulare le sue spiegazioni in vari modi;   - È importante che gli insegnanti strutturino la didattica in piccoli passi progressivi, procedendo al passo degli alunni con discalculia e offrendo loro la possibilità di fare moltissima pratica;   - Gli insegnanti devono limitare i carichi di memoria, sia a lungo termine, sia di lavoro, affrontando con gli alunni con difficoltà i fatti numerici essenziali e un numero circoscritto di procedure di semplice comprensione;   - Occorre far esercitare il più possibile gli allievi nelle abilità numeriche attraverso giochi semplici e veloci, che sono divertenti e rendono più piacevoli le lezioni;   - È importantissimo che l’insegnante sappia creare un clima positivo all’interno delle lezioni di matematica, ad esempio, aiutando gli alunni a sentirsi veramente in grado di apprendere la materia.  
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Search-ME - Erickson 4 Genitorialità
Perché svilupparle in età prescolare è importante
Negli ultimi dieci anni la letteratura scientifica ha iniziato a occuparsi dello sviluppo delle funzioni esecutive già a partire dall’età prescolare, con particolare riguardo al sistema attentivo. Ma cosa intendiamo esattamente quando parliamo di «funzioni esecutive»? E perché sono importanti per l’apprendimento? Cerchiamo di rispondere brevemente a queste domande. Le funzioni esecutive rappresentano la capacità di creare modalità di risposta comportamentale di fronte a circostanze o attività, nuove e/o insolite: la capacità di inibire risposte improprie, di correggere gli errori o di modificare la risposta, di monitorare e di aggiornare il proprio comportamento, di attivare strategie di problem solving e di flessibilità cognitiva, di pianificare gli step da svolgere per far fronte a una situazione non abituale, difficile o complessa.   L’attenzione, sia uditiva che visiva, può essere considerata parte delle funzioni esecutive in quanto sistema deputato alla selezione delle informazioni e degli innumerevoli stimoli che riceviamo nel quotidiano, alla loro distribuzione, al loro controllo e alla gestione nel tempo.   L’attenzione funge da filtro nella selezione dei vari stimoli uditivi, tattili e visivi provenienti dall’esterno. Tale processo prevede una fase di allerta fisica, a cui segue un’allerta tonica e di attenzione sostenuta - necessaria per mantenere un livello di attenzione adeguato e opportuno allo svolgimento di un’attività sebbene noiosa e monotona - poi una fase selettiva - che consente di selezionare alcuni elementi a discapito di altri meno rilevanti, i cosiddetti distrattori - e divisa - quando siamo costretti a gestire due o più informazioni/stimoli differenti o compiti diversi. Possedere buone capacità di attenzione rappresenta una premessa fondamentale per garantire un efficace apprendimento in età scolare. Dal funzionamento delle abilità attentive dipende infatti anche il corretto esercizio delle funzioni esecutive più complesse (pianificazione, organizzazione, concentrazione, ecc.), importanti per raggiungere un buon rendimento nella scuola primaria. Ricerche recenti dimostrano infatti come training specifici per il potenziamento attentivo ed esecutivo conducano a miglioramenti nella lettura, nel calcolo e nella comprensione del testo. L’efficienza dei risultati si raggiunge solo a seguito di una pratica ripetitiva delle specifiche operazioni cognitive coinvolte nell’attenzione.
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Search-ME - Erickson 5 Gioco
Il gioco offre ai bambini la possibilità di mettere in pratica ciò che stanno imparando.
Il gioco è una delle principali modalità attraverso le quali i bambini apprendono. Come più volte affermato da diversi ricercatori ed educatori, il gioco, oltre ad essere presente nei più svariati background culturali (Lillemyr et al., 2011), può contribuire ad arricchire l’apprendimento e a sviluppare competenze indispensabili per la vita di tutti i giorni. La ricerca sottolinea, in particolar modo, l’importanza del gioco alla scuola dell’infanzia in quanto contribuisce, come anticipato nello scorso intervento, allo sviluppo cognitivo, sociale, motorio e linguistico dei bambini (Lynch, 2015). Già nei tempi antichi, l’importanza del gioco era riconosciuta, ma esso rimaneva una materia di studio, legata alle regole e alle strategie o agli esercizi ginnici. In tempi più recenti, l’istruzione veniva considerata come un momento di serietà e di lavoro disciplinato, affatto “contaminato” dagli intenti più allegri del giocare. Si deve, dunque, a Russeau l’iniziativa di introdurre il gioco nell’educazione del fanciullo e ai pedagogisti moderni, quali Montessori, Dewey e Decroly, l’impostazione psicologico-educativa e l’adeguamento del materiale ludico alla maturità del bambino.   Secondo Piaget (1959), l’attività ludica orienta verso uno sviluppo completo dell’individuo poiché facilita la socializzazione, grazie a giochi a carattere comunitario e all’insegnamento del rispetto delle regole, e lo sviluppo dell’intelligenza, attraverso diverse fasi cognitive, in relazione alle quali dovrebbero essere proposte attività ludico-didattiche appropriate: 1. Tappa dei giochi d’esercizio (0-2 anni): corrisponde allo sviluppo dell’intelligenza sensomotoria attraverso la quale il bambino acquisisce progressivamente il controllo degli arti e la capacità di esplorazione sensoriale. In questa prima fase, il gioco di imitazione assume un ruolo significativo in quanto consente al bambino di imparare a riconoscere e ad esprimere le emozioni. 2. Tappa dei giochi simbolici (2-7 anni): corrisponde alla fase pre-operativa dello sviluppo cognitivo durante la quale, grazie al naturale impulso creativo, il bambino impara a distinguere ciò che è frutto della fantasia, e che permette di superare attivamente i limiti della realtà, da ciò che è reale e percepito attraverso i sensi e che dona consapevolezza dell’esistenza e delle sue regole. In questa fase, il bambino è anche in grado di effettuare le prime operazioni concrete, ovvero quelle logico-matematiche, che gli consentono di agire sugli oggetti e di stabilire relazioni fra di essi, e quelle spazio temporali, che consistono nel dare una collocazione spazio-temporale agli oggetti. 3. Tappa dei giochi di regole (7-11 anni): corrisponde all’acquisizione cognitiva delle operazioni concrete e formali e al progressivo sviluppo del concetto di regola. A questo stadio, tuttavia, il fanciullo tende a modificare le regole a proprio vantaggio. 4. Tappa dei giochi di costruzione (dagli 11 anni in su): a questa fase vi è il passaggio alla codifica della regola e alla logica formale e alle operazioni di seriazione e classificazione.   IL GIOCO NELLA DIDATTICA  Ad un livello educativo-didattico, il gioco, se significativo (Nell e Drew, 2013), rende i bambini attivamente partecipi rispetto all’ascolto passivo di una lezione. Possiamo menzionare diverse attività che favoriscono l’apprendimento: - La sabbia e l’acqua possono essere un’introduzione a discipline quali scienze e matematica, dal momento che permettono di imparare che l’acqua è un liquido, non un solido, e che può essere misurata in contenitori di diversa capienza. - Giocare con la plastilina, disegnare e dipingere, travestirsi, giocare con le bambole sono tutte attività che incoraggiano la creatività, l’immaginazione e l’espressione delle emozioni. Il gioco del “fare finta”, inoltre, è essenziale per lo sviluppo socio-emotivo del bambino, in quanto gli permette di interpretare la realtà da un punto di vista differente, e favorisce lo sviluppo delle rappresentazioni mentali e del linguaggio. - I mattoncini colorati e i puzzle aiutano a riconoscere le diverse forme e le loro dimensioni, a mettere gli oggetti in ordine e a sviluppare il pensiero logico. - Giocare con la palla, danzare, correre, arrampicarsi sono attività che favoriscono lo sviluppo muscolare e aiutano a ottimizzare forza, flessibilità e coordinazione motoria. - I giochi con le regole, benché possa sembrare in contraddizione con l’idea di gioco libero e volontario, aiutano a far rispettare i turni, a condividere le esperienze e a socializzare con gli altri. - Cantare e suonare strumenti musicali aiuta a sviluppare il senso del ritmo e allena le abilità di ascolto. - Grazie alla recitazione, i bambini hanno l’opportunità di drammatizzare delle scene e di esprimersi, migliorano la loro fiducia sociale e le loro competenze letterarie, di narrazione e scrittura, nonché l’interazione e la cooperazione.
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Search-ME - Erickson 6 Educazione
Come trasformare i compiti in esperienze autentiche di apprendimento
Le esperienze vissute dagli studenti nel quotidiano incidono notevolmente sull'acquisizione delle competenze che si formano nel momento in cui l’alunno riesce ad applicare conoscenze ed abilità in contesti nuovi. A questo proposito, il periodo delle vacanze estive può rappresentare un’ottima occasione per fare esperienze autentiche di apprendimento. Partendo dalla conoscenza pregressa, gli alunni possono richiamare e analizzare ciò che sanno al fine di integrare le informazioni, vecchie e nuove. In questo modo, acquisiscono gli strumenti cognitivi necessari a sviluppare consapevolezza, autonomia e responsabilità che verranno utilizzate in ogni nuova situazione di vita. Quale modo migliore, dunque, di mettere a frutto le molteplici e svariate vicende estive se non quello di figurarsele come compiti di realtà? Per affrontare un compito di realtà o un compito autentico — ovvero situazioni-problema tratte da contesti personali o professionali della quotidianità nelle quali è necessario esercitare delle competenze specifiche — l’alunno compie, infatti, un’esperienza all’interno di un contesto sociale, mette in pratica capacità di problem-solving e diverse abilità in relazione all’attività. Per agevolare le famiglie, gli insegnanti potrebbero mettersi in contatto con la comunità locale, i responsabili dei parchi, i gestori dei campeggi e via dicendo, al fine di preparare una lista di attività differenziate per gli studenti (partecipazione ad un evento, visita ad una mostra, esplorazione di siti archeologici, etc.) e un calendario da condividere con i genitori, prestando attenzione ai costi di adesione in modo che anche le famiglie più in difficoltà possano supportare alcune esperienze formative del proprio figlio. Altre attività da proporre agli studenti, in alternativa ai compiti e nell’ottica delle esperienze autentiche, potrebbero essere: Organizzare il necessario per andare in vacanza, sulla base di un budget stabilito dai genitori, preparando una lista delle cose da portare e, eventualmente, da comprare. Preparare un itinerario per parenti e amici, traendo spunto da varie guide turistiche e da ciò che appassiona di più. Oltre a ciò, anche acquistare i biglietti online è un ottimo modo per mettere in pratica diverse competenze (linguistiche, matematiche, di pianificazione, di problem-solving, …). Trascorrere del tempo con gli amici facendo attività fisica, ad esempio andando in bicicletta, giocando a pallone, facendo orienteering o, ancora, partecipando ad una caccia al tesoro. Ma anche riunendosi per un gioco da tavolo, stimolante e divertente, o per una piccola competizione di logica. Assistere genitori o parenti nelle loro attività del tempo libero, come ad esempio la cucina, la cura del giardino o dell’orto, la costruzione di oggetti di legno o con materiale riciclato, e così via. Dare libero sfogo alla creatività, facendo fotografie che aiutino ad osservare più da vicino la natura (fiori, insetti, stelle, etc.) o realizzando delle piccole composizioni con quanto trovato in vacanza (conchiglie, pietroline, ramoscelli, …). Dall’incontro con la natura potrebbero nascere delle ricerche interessanti, corredate da foto e campioni dei soggetti. Scrivere cartoline e raccontare le proprie esperienze a chi è rimasto a casa, oppure tenere un diario delle vacanze e raccogliere in un “giornalino” o in un blog le storie della comunità. I docenti dovrebbero ricordare agli alunni di essere interessati e di fare domande in merito a tutto ciò li incuriosisce e rispetto al quale vorrebbero conoscere di più (domande frequenti che potrebbero sorgere durante le vacanze sono: come funziona la marea? cos’è il solstizio d’estate? come nascono le stelle cadenti?) Al rientro a scuola, poi, gli insegnanti potrebbero chiedere agli studenti un riscontro in merito a quanto fatto durante le vacanze e di auto-valutare la propria performance in base alla qualità delle interazioni, ricordando che l’esplicitazione verbale è molto importante in quanto mette in risalto i processi e i punti di forza e/o debolezza riscontrati nelle diverse situazioni.
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