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I mini gialli dei dettati 2
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Risultati trovati: 58
Search-ME - Erickson 1 Gioco
Mille idee per inventare storie infinite e raccontarle
Come stimolare creatività e fantasia nei bambini? Inventare storie è senza dubbio un’attività utile in questo senso.  Ideata e illustrata da Giulia Orecchia, una delle più famose illustratrici italiane, Le mille e una storia è una semplice scatola che ha il potere di dar vita a interi universi, grazie ai materiali che stimolano la creatività e la fantasia. Le mille e una storia propone tanti giochi, come la Tombola delle storie, mappe e carte, che si possono intrecciare, modificare e reinventare all’infinito: i bambini inventeranno sempre nuove storie, sviluppando così linguaggio e abilità narrative. Potranno giocare sia a casa che a scuola, sfidandosi tra loro o collaborando per scrivere un’unica storia.  Quando l’unico limite è la fantasia, tutto diventa possibile: i più piccoli potranno battere i grandi e i grandi sfidare i più piccoli. Cosa aspetti? Inventa la tua storia!
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Search-ME - Erickson 2 Didattica
Un compito impegnativo, ma fondamentale per favorire l’apprendimento
 Accompagnare un bambino nella sua crescita emotiva è un compito impegnativo. Aggressività, demotivazione, carenza di autocontrollo, difficoltà nel rispettare le regole o accettare le proprie frustrazioni dell’apprendere sono solo alcuni dei problemi frequentemente riscontrati in classe. Ricordiamoci, però, che le emozioni non sono solo questo. Sono anche gioia, affetto, orgoglio e soddisfazione per un successo o sorpresa per un gesto inaspettato. La scuola riveste un ruolo fondamentale nell’educazione alle emozioni, un percorso di apprendimento che va di pari passo con quello disciplinare. Da tempo, infatti, la ricerca ha avvalorato l’importanza delle emozioni nell’apprendimento, facendo venir meno l’assunto storico di un ipotetico primato della cognizione sull’affettività. Di qui l’importanza di definire dei percorsi strutturati ed espliciti di educazione alle emozioni che hanno come traguardo la competenza sentimentale, ovvero la capacità comprendere ed esprimere in modo consapevolmente regolato il proprio stato emotivo. Un itinerario intenzionale e di qualità educa il bambino a saper riconoscere le proprie e altrui emozioni, ad aprirsi alla reciprocità nella relazione e a formare le cosiddette competenze personali, abilità che permettono ad ognuno di leggere la propria e altrui interiorità, ma anche di saper elaborare le emozioni negative. Infine, il curricolo emotivo promuove la riflessione metaemotiva, un processo che “distanzia” dai propri vissuti emotivi e permette di autoregolarli. Tale processo può avere luogo attraverso vari linguaggi e fare quindi riferimento a diverse discipline. La letteratura, per esempio, permette di attingere a prodotti di esemplare rappresentazione del sentire (poesie, romanzi, etc.) e a diversi generi (autobiografia, diario, etc.). Un altro medium efficace che potrebbe essere utilizzato in un percorso di educazione emotiva è l’illustrazione. I disegni e le immagini offrono un’alternativa all’espressione verbale e possono dirigere le emozioni represse in canali più creativi. Ma anche l’espressione corporea, passando da vie meno codificate convenzionalmente, rappresenta un interessante linguaggio attraverso cui esplorare forme diverse di espressione della vita affettiva. Nel programmare le attività e gli strumenti di un’educazione socio-affettiva, abbondano i materiali per la scuola primaria, mentre è molto meno ampia e varia l’offerta per la fascia d’età che va dalla secondaria di 1° grado a quella di 2° grado. Anche - e potremmo dire, soprattutto - i giovani adolescenti incontrano difficoltà nel riconoscere le proprie emozioni e dar loro un nome. È, dunque, importante che i docenti forniscano strumenti utili per la comprensione dell’origine e delle caratteristiche delle emozioni e per la gestione degli stati d’animo, anche di quelli legati alle tematiche più “spinose” che affiorano durante il periodo dell’adolescenza.
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Search-ME - Erickson 3 Genitori e figli
Un momento importante nella relazione tra genitori e figli che può diventare occasione di crescita
Capiterà a tutti i genitori di chiedersi “quando?” e “come?” svelare ai bambini la verità su Babbo Natale. Inutile dire che se esiste la perfetta ricetta dei biscottoni gingerman da mettere sull’albero di Natale non esiste un’altrettanta ricetta per svelare il segreto più grande ai nostri bambini, sono troppe le variabili in gioco. Ma forse ancora una volta, coloro i quali si sono dedicati allo studio della psicologia dello sviluppo, ci possono dare degli spunti di riflessione da integrare con valori e modalità che sono diverse in ogni famiglia. Sembra chiaro, dalle ricerche fatte nell’ambito, che la maggior parte dei bambini scopre gradualmente e da solo la verità su Babbo Natale (circa il 54%). I bambini non sembranoriportare particolari sentimenti negativi dopo la scoperta e sembra che siano propensi a nutrire sentimenti di protezione nei confronti dei bambini che non sanno diventando quindi complici degli adulti nel mantenere il segreto. Dalle ricerche emerge che sono invece i genitori a riportare forti sentimenti negativi di tristezza e malinconia quando annunciano la realtà ai loro bambini. L’interpretazione di questo dato è strettamente di natura psicologica, per i genitori questo evento sembra infatti segnare la fine di un’epoca, la fine della fanciullezza e l’inizio del cammino che li condurrà ad affrontare assieme l’adolescenza prima, l’età adulta poi e quindi la trasformazione della famiglia e del ruolo genitoriale. La dottoressa Nadia Bruschweiler-Stern pediatra e psichiatra suggerisce di vivere il momento della scoperta come un’ennesima fase di confronto genitori-figli, in cui si rafforzano e si costruiscono legami e si condividono valori. La dottoressa consiglia di non negare la realtà quando i bambini pongono domande schiette e precise ma suggerisce di coinvolgerli nel ragionamento, chiedendo loro cosa pensano, quali sono gli indizi che hanno colto e che idea si sono fatti in merito. In questo modo il genitore può rendersi conto se si tratta solo piccoli dubbi e quindi sia magari il caso di posticipare la scoperta o se invece i ragionamenti siano davvero fondati e svelare il segreto risulti a quel punto la scelta più onesta che il bambino si aspetta.  Dire al bambino la verità, con delicatezza, coinvolgimento e intimità può rappresentare un momento significativo per la famiglia, un’opportunità per rafforzare sentimenti di fiducia reciproca. I genitori possono scegliere di accompagnare i propri bambini con il dialogo a vedere attraverso questa storia impossibile, scoprendo i valori che questi personaggi portano ogni anno nelle loro vite. Quell’uomo barbuto e cicciottello, quella donna vecchietta malandata rappresentano valori concreti come altruismo, sorpresa, complicità, importanza per le piccole cose e tempo per l’altro; valori che ci conducono oltre il consumismo che ci affanna permettendoci di trasformare il luccichio della magia in piccole azioni concrete. Con questa visione il Natale si arricchisce di quel senso di direzione che vogliamo poter dare alla nostra vita e alla nostra famiglia, nonostante la presenza di ostacoli che possono bloccarci.  Il benessere psicologico, secondo Winnicott, è legato alla capacità dell’individuo di vivere nel campo intermedio tra sogno e realtà, questo significa crescere in modo creativo e il mese di dicembre po' essere il pretesto per avvicinare anche chi sa al mondo dei sogni.
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Search-ME - Erickson 4 Relazioni
L’autrice Elisabetta Mauti racconta come funziona il libro-gioco per imparare a litigare “come si deve”
La moderna pedagogia insegna che litigare fa bene (come dice il titolo di un famoso libro di Daniele Novara), perché il litigio consente ai bambini di esercitarsi allo scontro e, se ben gestito, di crescere e di sperimentare diverse modalità relazionali. Certo, la lite non è la strada migliore per relazionarsi, ma dovrebbe rappresentare un passaggio da superare per arrivare, pian piano, a modelli di interazione più evoluti. Ma come fare per rendere il litigio occasione di crescita? Un buono strumento è quello della parola, grazie alla quale l’adulto ragiona con il suo bambino sugli effetti del litigio: ciò che produce fuori e dentro di lui. Il libro “Ha cominciato lui!” permette ai bambini, seguendo le avventure del piccolo Tito e dei suoi fratelli, di fare quello che non sono in grado di mettere in atto quando le stesse cose capitano a loro, ossia riderci sopra e prendere le distanze. Si tratta di un libro-gioco, con tante decisioni da prendere. Ciascuna di esse conduce a un bivio, dove il giovane lettore dovrà decidere che strada prendere, contraddistinta da cartellini di diverso colore. Una scelta multipla di alternative aspetta il lettore che riceverà un feedback sui suoi comportamenti. Sarà sempre possibile tornare indietro, compiere una scelta differente, modificare il percorso della storia. La presenza dell’adulto è importante, per capire insieme cosa è possibile fare in ogni situazione, senza per questo limitare le proprie scelte, ma anzi spingendosi ogni volta a vedere che cosa potrebbe succedere cambiando percorso. Nel libro, come nella vita, le strategie sono tante; alcune portano il protagonista a muoversi in modo indipendente, altre a trovare un accordo o un compromesso, altre ancora a combattere contro i nemici o perfino a darsela a gambe! Già sapere che la prima reazione non è l’unica strada possibile aiuta i bambini a ragionare in un mondo ricco di sfumature e di possibilità. Il gioco riesce davvero quando saranno capaci di fare loro queste strategie e — alla bisogna — «esportarle» anche a scuola, con gli amici o con i fratelli. Tutto è pretesto per costruire un legame con il nostro bambino, fatto di parole e suggerimenti, finalizzati sempre a ragionare insieme sul mondo e sul modo migliore per affrontarlo. Questo libro vuole essere uno strumento per giocare insieme e divertirsi, mettendo allo stesso tempo a fattore comune idee, ipotesi e ragionamenti per spingere i giovani lettori a trovare sempre nuove alternative. Ecco l’inizio del libro “Ha cominciato lui!” e le prima scelte...   #immaginare
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Search-ME - Erickson 5 Abilità / metodo di studio
Due formatrici dell’Associazione Italiana Dislessia (AID) suggeriscono alcune strategie utili per la buona riuscita dei ragazzi nello studio, anche in assenza di Disturbi Specifici di Apprendimento
“L'educazione è il momento che decide se noi amiamo abbastanza il mondo da assumercene la responsabilità e salvarlo così dalla rovina, che è inevitabile senza il rinnovamento, senza l'arrivo di esseri nuovi, di giovani” (Hannah Arendt, Tra passato e futuro, 1961/68) Un buon metodo di studio parte necessariamente dall’ascolto attivo in classe: si possono chiarire i dubbi si può comprendere quali siano i materiali utili si possono chiedere spiegazioni si possono appuntare dei promemoria attraverso i canali più funzionali alle proprie caratteristiche (appunti classici, schemi, elementi iconografici, registrazioni di segmenti significativi di spiegazioni etc). È da sottolineare quanto il ruolo del docente assuma un’importanza fondamentale per la buona riuscita del processo di apprendimento: l’ascolto attivo dovrebbe avviarsi non solo nell’alunno che impara, ma anche nel docente che insegna, in un’ottica di profonda sinergia. Per gli studenti con Disturbo Specifico dell’apprendimento, per esempio, sarà molto utile da parte dell’insegnante tenere in considerazione la diffusa preferenza per gli schemi e le immagini come canale preferenziale per l’accesso all’informazione scritta. Per favorire una rielaborazione indipendente a casa, sarà quindi importante utilizzare nel corso delle spiegazioni anche tabelle, grafici, immagini, mappe mentali, concettuali e procedurali e risorse video, consentendone l’utilizzo autonomo anche nei compiti. Organizzare l’apprendimento tenendo conto anche degli impegni extra-scolastici Per promuovere uno studio efficace di contenuti anche a casa, finalizzato a sviluppare competenze, è necessario tenere conto che il processo di apprendimento è caratterizzato da tappe peculiari: leggere (o ascoltare) e comprendere rielaborare e selezionare creare collegamenti a precedenti conoscenze organizzare e memorizzare recuperare e verbalizzare Nel processo di analisi di un testo, in particolare, sarà fondamentale concentrarsi su alcuni elementi significativi. L’analisi degli indici testuali costituisce una condizione necessaria per codificare e comprendere efficacemente i contenuti. Relazionarsi con un testo significa quindi porre attenzione a: titoli, figure e foto, didascalie, suddivisione in paragrafi, grafici o tabelle, glossario. Tuttavia, anche attivando il metodo di studio più funzionale alle proprie caratteristiche, il processo di ripensamento e rielaborazione dei contenuti richiede tempo. Diventa quindi necessario sapersi organizzare, distribuendo le attività di studio a casa all’interno di un piano settimanale. L’utilizzo di un planning per la gestione dei compiti può costituirsi come un ottimo strumento di organizzazione e monitoraggio. Sarà importante in questo senso, inserire nel planning sia le attività di tipo scolastico, ovvero la distribuzione dei compiti scritti e i materiali di studio necessari a preparare le interrogazioni o le verifiche, che le attività extrascolastiche. Tale strategia consente allo studente di poter visualizzare settimanalmente i propri impegni, attribuendo la medesima importanza a tutte le attività che caratterizzano la propria vita quotidiana. Occorre considerare infatti, che per alcuni studenti che hanno affrontato numerosi insuccessi scolastici, è fondamentale percepire che vi sono contesti della propria vita in cui possono attingere elementi per promuovere la propria autostima. Uno studente eccellente nelle attività sportive avrà certamente il dovere di impegnarsi anche a scuola, ma trarrà significativo beneficio nel percepirsi competente nello sport. Tale processo può diminuire la probabilità che il senso di inadeguatezza consolidi una pericolosa bassa autostima. Pianificare l’apprendimento in base al calendario delle lezioni I compiti e lo studio a casa devono essere concettualizzati come impegni da attivarsi in momenti strategici. Ciò significa che ci saranno alcune strategie di apprendimento da attivare lo stesso giorno della lezione, prima di una nuova lezione e prima delle prove di verifica. Vi sono strategie che risultano estremamente funzionali all’avvio e al consolidamento delle abilità metacognitive. Il giorno della spiegazione in classe Tenuto conto del fatto che più passano i giorni dalla spiegazione in classe, più è alto il rischio di dimenticarsi i contenuti, sarebbe importante, ad esempio, rivedere, nello stesso giorno in cui è stato affrontato, il materiale relativo alla lezione, comprendere se vi sono dubbi sui contenuti e ipotizzare le domande che il docente potrebbe porre in un contesto di verifica. Il giorno prima della lezione successiva Al fine di ancorare le nuove conoscenze alle precedenti, diventa importante rivedere i contenuti delle lezioni ed interrogarsi su quali elementi siano già consolidati in memoria. L’analisi delle conoscenze pregresse è una strategia estremamente utile, anche e soprattutto, per gli studenti che possiedono una memoria di lavoro fragile, come sovente accade nelle persone con Disturbo Specifico dell’Apprendimento. Alcune utili domande di autoverifica delle conoscenze teoriche possono essere: chi?; quando?; con chi?; cosa?; dove?. Risulta inoltre essere molto efficace nel processo di studio, appuntarsi dei promemoria molto brevi, caratterizzati da informazioni minime da leggere, funzionali a massimizzare la permanenza in memoria nel tempo. Anche l’utilizzo di organizzatori grafici può favorire l’elaborazione e la memorizzazione di contenuti. Tra gli organizzatori grafici ricordiamo: schemi, grafici di sequenza, diagrammi di Venn, grafici per l’organizzazione causale, semantica, funzionale e gerarchica dei dati, grafici per visualizzare sequenza o variazioni di stato, mappe mentali, concettuali e procedurali. Il giorno prima della verifica o dell’interrogazione Se lo studente è stato indirizzato al corretto metodo di studio nella gestione dei compiti per casa, ed ha imparato ad utilizzarlo, nel giorno precedente alle prove di valutazione, avrà a disposizione tutti gli strumenti necessari al ripasso: promemoria, mappe, schemi etc. Per gli studenti che utilizzano delle mappe nel corso delle prove di verifica, sarà importante tenere in considerazione il fatto che tali strumenti non dovrebbero contenere tutti i contenuti, ma stimoli chiave utili a recuperare in memoria le informazioni studiate. Una buona prassi sarebbe quella di condividere con i docenti lo strumento almeno un giorno prima. In questo modo il docente potrà fornire dei feedback strategici sulla funzionalità dello strumento e lo studente, a sua volta, avrà l’occasione di spiegare al docente la ragione che sottende alcune scelte metodologiche (perchè sono state inserite delle immagini, perchè sono stati utilizzati alcuni simboli, ecc..). In questo senso, anche l’utilizzo di strumenti compensativi, ad esempio per quanto riguarda gli studenti con DSA, potrà costituirsi come esperienza arricchente anche per i docenti. Il ruolo fondamentale dello studente per la sua buona riuscita scolastica Si sente spesso parlare di alleanza scuola-famiglia, come condizione necessaria per la buona riuscita del percorso scolastico. Si tratta di una considerazione assolutamente corretta e condivisibile. Tuttavia, meno frequentemente si riconosce in maniera esplicita il ruolo determinante dello studente all’interno di tale processo. C’è da ricordare, invece, che la famiglia rappresenta un sistema di cui il figlio/l’alunno è parte integrante e attiva. Lo studente, a partire dalla scuola primaria, può essere concepito come il vero protagonista del percorso e valorizzato per quelle che sono le proprie caratteristiche personali. Tale approccio, potrà favorire, negli ordini di scuola successivi, lo sviluppo di studenti motivati, competenti e responsabili, realmente in grado di farsi portavoce di sé stessi, consapevoli delle proprie abilità metacognitive. Sviluppare profonde, stabili ed efficaci sinergie tra docenti e studenti diventa quindi una condizione quasi imprescindibile. Nel 2009, Debra Masters, all’interno del filone di ricerca sull’Evidence Based Learning, aveva scoperto che una delle variabili che interviene maggiormente nel favorire i processi di apprendimento sono le aspettative degli studenti. È dunque dovere della scuola rispondere alle aspettative degli studenti attraverso una didattica che superi le barriere dell’apprendimento e sia agita con consapevolezza, anche nell’assegnazione dei compiti. Resta dovere dello studente, d’altro canto, sviluppare un senso di responsabilità rispetto a quelli che sono i propri impegni scolastici, relazionali e sociali. L’attivazione sinergica dei reciproci ruoli, all’interno di una scuola che non sia solo mura, ma ambiente flessibile di apprendimento, costituisce un’opportunità importante per promuovere lo sviluppo equilibrato e creativo di quegli uomini e quelle donne che potranno contribuire al miglioramento del contesto sociale.
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Search-ME - Erickson 6 Cultura
Il documentario sulla vita di Martina Caironi e Piergiorgio Cattani premiato agli Italian Paralympic Awards 2019
Due persone con storie diverse, ma che si trovano entrambe a confrontarsi con un evento sconvolgente, che inevitabilmente incide sul loro percorso di vita. Da una parte, un incidente in moto che porta all’amputazione di una gamba. Dall’altra, una patologia invalidante come la distrofia. Due eventi che potrebbero annientare una persona, ma ai quali i due protagonisti riescono a reagire positivamente, senza chiudersi in se stessi, anzi inventandosi o reinventandosi dei percorsi controcorrente e a trovare una propria, peculiare e felice, realizzazione.   Le due persone in questione sono Martina Caironi, atleta paralimpica con protesi alla gamba sinistra, vincitrice di numerose medaglie alle Paralimpiadi e ai mondiali paralimpici sia nei 100 metri che nel salto in lungo, e Piergiorgio Cattani, scrittore, giornalista e direttore del portale www.unimondo.org, da un po’ di tempo attivo anche in politica.   Dalle loro storie è nato un documentario: “Niente sta scritto” di Marco Zuin, già conosciuto e premiato a livello internazionale per altri lavori di regia. Il messaggio di “Niente sta scritto” è che la vita riserva sorprese, positive e negative, ma che, grazie alle persone, alle relazioni, ai desideri, ai sogni, all’impegno concreto e anche alle difficoltà impreviste, anche un’esistenza segnata da eventi sconvolgenti, come una malattia o un incidente, può dipanarsi secondo i propri desideri. Nulla è scontato, nel bene e nel male, “Niente sta scritto”, come dice Lawrence d’Arabia nell’omonimo kolossal del 1962.   Il documentario “Niente sta scritto” è stato a sua volta apprezzato ed è in attesa di essere premiato giovedì 13 giugno durante la Cerimonia degli Italian Paralympic Awards 2019. Siamo felici, come Erickson, di aver partecipato alla realizzazione di questo progetto.  
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