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I mini gialli dei dettati 2
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Risultati trovati: 15
Search-ME - Erickson 1 Autismo e disabilità
Un’intervista a Paola Venuti sugli ambiti attualmente indagati dalla ricerca sull’autismo
Nell’ambito dei disturbi dello spettro Autistico (o ASD, per utilizzare l’acronimo inglese di “Autism Spectrum Disorders”) risultano a tutt’oggi ancora molti gli aspetti sconosciuti o conosciuti solo in parte, a cominciare dalle cause. Risulta molto ampio, di conseguenza, lo spazio per la ricerca scientifica per allargare le conoscenze su questo disturbo e permettere la messa a punto di interventi più mirati.  Ma quali sono attualmente le traiettorie della ricerca sull’autismo? L’abbiamo chiesto a Paola Venuti, docente universitaria ed esperta di ricerca, diagnosi e trattamento dei Disturbi dello Sviluppo. «La ricerca sull'autismo è molto ampia. L'elemento a cui dobbiamo guardare con più attenzione è la ricerca sui siblings e sulle traiettorie di sviluppo dei fratellini di bambini e ragazzi con disturbi dello spettro autistico. Si tratta di un ambito di ricerca che fornisce molte indicazioni su come un bambino, che nasce con un'alterazione del neurosviluppo, non necessariamente debba sviluppare tratti autistici. Le traiettorie di sviluppo che si dipanano tra l'ASD e la neurotipicità mostrano quanto sia importante la precocità dell'intervento. Le pratiche di intervento precoce, inoltre, hanno messo in luce come la comorbidità con la disabilità intellettiva sia estremamente ridotta. Il quesito a cui attualmente si cerca di rispondere è se esista davvero una differenza fra alto e basso funzionamento o se non si tratti, piuttosto, di un ASD non adeguatamente trattato. Altro ambito di grande importanza è rappresentato dai Disturbi dello Spettro Autistico al femminile. Quelli che, da sempre, sono stati identificati come tratti tipici in una diagnosi di ASD, quali l’assenza di comunicazione o dello sguardo, sono molto meno presenti nelle bambine e nelle ragazze, per le quali l’ASD si può presentare, invece, come difficoltà nel parlare con senso o nel parlare con apparente significato, ma nascondendo una difficoltà o, ancora, nell’assumere comportamenti bizzarri, stravaganti e irruenti che si possono eventualmente trasformare in vere e proprio patologie, quali i disturbi del comportamento alimentare. Un altro grande tema, rispetto però al quale la ricerca è ancora “in alto mare”, è quello della genetica. La difficoltà nell’individuare i possibili geni dell’ASD deriva soprattutto dal fatto che si sta facendo sempre più luce sulla complessità sociale dei Disturbi dello Spettro Autistico».
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Search-ME - Erickson 2 Autismo e sindrome di Asperger
Come aiutarli ad apprendere
Pensiamo a un bambino con autismo, Giulio, nel cortile della scuola d’infanzia in una mattina di sole: tutti gli altri bambini giocano a rincorrersi, mentre lui si mette in un angolo a giocare con la sabbia. A quale causa possiamo attribuire questo comportamento? Al deficit sociale, alle difficoltà nella comunicazione, al deficit cognitivo? Oppure alle anomalie percettivo-sensoriali? O ancora alla tendenza alla ripetitività che caratterizza il bambino con autismo? Oppure ancora al piacere legato alla stimolazione tattile della sabbia tra le mani? Probabilmente a un po’ di tutto questo, secondo combinazioni variabili da bambino a bambino. Quello che è certo, tuttavia, è che il gioco libero in cortile è un formidabile contesto di apprendimento: mentre giocano a rincorrersi, i bambini arricchiscono il loro patrimonio di conoscenze e il loro armamentario di strumenti per destreggiarsi nel mondo fisico e sociale. Dalla sabbia che ha tra le mani, invece, il nostro Giulio rischia di imparare ben poco. Per cambiare le cose, dobbiamo conoscere bene l’autismo, conoscere bene Giulio e conoscere gli strumenti di intervento in grado di affrontare queste barriere.   Perché un bambino con autismo partecipi con successo a un’interazione sociale, è fondamentale rendere lo scambio sociale chiaro, motivante e dotato di significato.   Ecco alcuni suggerimenti che possono essere utili agli insegnanti per comprendere meglio il bambino con cui stanno lavorando e rendere più efficace il proprio lavoro: - Catturare l’attenzione del bambino: lo potete fare posizionandovi in modo tale da essere «al centro della scena» oppure utilizzando un oggetto che piace al bambino. Una volta catturata la sua attenzione, comunicate in modo chiaro, semplice, utilizzando pochi elementi.  - Rendere lo scambio sociale motivante, chiaro e finalizzato: offrite al bambino una scelta tra due attività che si prestino alla cooperazione tra due partner di gioco, che coinvolgano materiali di suo interesse e che abbiano un tema chiaro. Mantenete il controllo dei materiali in modo che il bambino possa portare a compimento il proprio turno solo se mette prima in atto uno scambio comunicativo e sociale con voi.   - Utilizzare un linguaggio calibrato sul livello di sviluppo del bambino: una buona regola è quella della «parola in più» , secondo la quale la lunghezza della frase dell’adulto contiene approssimativamente una parola in più rispetto alla lunghezza delle frasi utilizzate dal bambino.   - Enfatizzare la comunicazione: un tono di voce emotivamente positivo ma calmo e l’utilizzo di gesti ed espressioni facciali salienti che accompagnano la comunicazione verbale sottolineano quanto viene comunicato e aiutano il bambino a capire il «senso» della comunicazione con l’altro.    - Strutturare le attività: organizzare le informazioni secondo una scansione definita delle attività che si svolgeranno, della loro durata e della loro successione. Questo aiuta il bambino a capire per quanto tempo dovrà impegnarsi e quando potrà aspettarsi l’accesso alle attività più gradite.   - Proporre obiettivi chiari: è importante che ogni singola attività sia finalizzata a un chiaro obiettivo di apprendimento per il bambino.   - Insegnare al bambino a comunicare i messaggi chiave: ad esempio, il concetto di «ancora» e «basta». Maggiori sono i mezzi che il bambino ha per esprimersi, minore sarà la possibilità che ricorra a dei «comportamenti problema» per ottenere ciò che vuole.   - Comprendere la funzione del «comportamenti problema»: capire perché il comportamento inadeguato viene messo in atto, analizzando quello che succede prima e dopo. È importante insegnare comportamenti adeguati che soddisfino la stessa funzione e premiare sistematicamente questi comportamenti scoraggiando allo stesso tempo i comportamenti problematici.
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Search-ME - Erickson 3 Autismo e disabilità
Come favorirne l'adattamento e l'inclusione reale in classe
Nella scuola attualmente non c’è particolare attenzione alla qualificazione del personale relativamente ai disturbi dello spettro autistico. Inserire a scuola un bambino con disturbi dello spettro autistico e far sì che la scuola diventi un contesto veramente positivo implica una forte azione di formazione degli educatori e degli insegnanti. I disturbi dello spettro autistico non sono paragonabili ad altre disabilità o disturbi psichici, e il personale responsabile dell’educazione di bambini con questa patologia necessita di una formazione approfondita sulle caratteristiche presentate da questi soggetti a livello emozionale, relazionale e cognitivo. Considerando che il bambino con disturbo dello spettro autistico trascorre la maggior parte della sua giornata nell’ambiente scolastico, è proprio questo ambito che ha la responsabilità di facilitare il suo sviluppo cognitivo ed emotivo. La scuola, quindi, deve comprendere l’importanza di garantire il supporto a questi bambini con personale preparato e aggiornato su tali disturbi, in modo da favorirne interamente l’adattamento, il benessere e l’inclusione reale. L’IMPORTANZA DELLA FORMAZIONE DEI DOCENTI Nell’ambito dell’intervento intensivo iniziale con un bambino, ma anche nelle fasi successive, lo psicologo deve dedicare diverse ore alla formazione di educatori e insegnanti. Non si tratta di fare lezioni frontali che spieghino l’autismo, quanto piuttosto di prevedere un lavoro fianco a fianco con il personale educativo per osservare e attribuire significato ai comportamenti problema del bambino, per strutturare l’ambiente e le attività, per trovare delle strategie per diminuire l’ansia e le difese, per favorire la reciprocità e l’intenzionalità.   … E DELLA GESTIONE DELL’INTERA CLASSE Una particolare attenzione deve essere posta affinché il bambino possa stare con i suoi compagni in situazioni in cui può beneficiare veramente della loro presenza. Bisogna quindi prevedere un modo di facilitare l’inclusione sociale, e può essere che in alcune situazioni, sempre che la scuola lo permetta, si debbano mettere in atto interventi direttamente con il gruppo dei pari o anche con la classe mediante attività ludiche cooperative. Andare nei contesti in cui è inserito il bambino può essere molto utile anche per aiutare a strutturare l’ambiente, per attivare la Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA) e per studiare il modo migliore di ridurre i comportamenti problema.
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Search-ME - Erickson 4 Autismo e sindrome di Asperger
Aiutare i ragazzi Asperger nella difficile fase dello sviluppo
La pubertà rappresenta una fase delicata della vita, in particolar modo nel caso di ragazzi con sindrome di Asperger, che hanno meno possibilità, rispetto ai coetanei, di sviluppare un corretto comportamento sessuale attraverso la socializzazione. Infatti, molte difficoltà sociali ed emotive che affrontano i ragazzi con sindrome di Asperger si intensificano nel corso dell’adolescenza. Cosa può fare un genitore per comunicare sulla sessualità con il proprio figlio Asperger ed aiutarlo nella difficile fase dello sviluppo? La prima cosa che un genitore deve fare è capire chi può essere, per il proprio figlio, l’adulto di riferimento al quale rivolgersi per ricevere aiuto in caso di crisi, ansia o dubbi riguardo alla sessualità. Questo adulto di riferimento potrebbe essere il genitore stesso oppure un altro adulto di fiducia. Una volta stabilito a chi compete questo ruolo, il genitore potrà fornire al ragazzo il giusto supporto emotivo e sociale e le informazioni utili sulla sessualità, insieme alle altre figure importanti nella vita del proprio figlio. Ecco qualche suggerimento per i genitori su come affrontare il tema della sessualità, fare in modo che il proprio figlio sia ben informato su questo argomento ed accompagnarlo nel suo sviluppo. - Siate preparati ad ascoltare veramente, senza giudicare o interrompere. - Siate ben informati per quanto riguarda le tematiche di carattere sessuale, in modo da poter essere veramente utili e parlare con una certa autorità a vostro figlio. Se però non sapete qualcosa, ammettetelo, piuttosto che inventarvelo. Potreste anche fare delle ricerche insieme per trovare le risposte adatte. - Siate onesti. Se dite bugie o mezze verità vostro figlio lo scoprirà prima o poi, e da quel punto in poi smetterà di credere a ciò che gli dite. - Fate in modo di parlare dei sentimenti, non solo degli atti, e assicuratevi di discutere dei vostri valori e delle vostre credenze. - Siate positivi ed espliciti nelle vostre discussioni sulla sessualità, avendo cura di non evitare i temi difficili come i desideri sessuali, la masturbazione e le relazioni sentimentali. - Fate in modo che vostro figlio comprenda la differenza tra «pubblico» e «privato» riguardo alle parti del corpo, i luoghi e i comportamenti. Siate molto chiari per quanto riguarda i limiti del comportamento e del linguaggio appropriati, e fate in modo che vostro figlio conosca le regole sociali riguardo alla sfera sessuale. - Idealmente, fornite le informazioni a vostro figlio con un certo anticipo rispetto a quando diventano vitali, in modo che nessuno dei cambiamenti che avvengono con la pubertà possa spaventarli o traumatizzarli. Mettete in scena con vostro figlio diverse situazioni del tipo «Cosa succede se?»; ad esempio «Cosa fare se ti viene il ciclo a scuola?», «Che fare se ti viene un’erezione quando sei fuori a giocare al parco?». Insieme a vostro figlio potrete trovare delle soluzioni che funzionino in questi casi. - Rispettate le preoccupazioni di vostro figlio. Non prendetelo mai in giro e non sminuite mai le sue preoccupazioni, per quanto banali vi possano sembrare. Soprattutto mai, assolutamente mai, parlarne pubblicamente con altri. - Rispettate la privacy di vostro figlio e lasciategli degli spazi e dei tempi per stare da solo. Questo lo incoraggia a rispettare la vostra privacy e quella delle altre persone. - Chiedete aiuto a una persona giovane e comprensiva che conosca il linguaggio dei ragazzi, la moda e i loro comportamenti, in modo da poter guidare vostro figlio in questo campo minato. Può aiutare vostro figlio a comprendere cosa deve dire o cosa deve indossare in determinate situazioni. - I gruppi per le abilità sociali, lezioni di recitazione e anche semplici improvvisazioni e scene fatte con voi possono essere di grande aiuto nel comprendere come muoversi nel contesto sociale. - Se vostro figlio fa amicizia con una persona più grande o più piccola di età, assicuratevi che queste amicizie siano sane e reciproche. - Siate a conoscenza di qualsiasi infatuazione che vostro figlio possa avere nei confronti di qualcun altro. Aiutatelo a capire che le infatuazioni sono una cosa normale, e che vanno bene purché non lo portino a molestare un’altra persona. - Fate in modo che vostro figlio sia perfettamente a conoscenza dei pericoli che ci possono essere in Internet, in modo da poter navigare in sicurezza. Siate pronti a supervisionare l’uso di Internet da parte di vostro figlio. - Offrite linee guida, fornite dei limiti che siano ragionevoli e attenetevi a quelli. All’interno di questi limiti consentite a vostro figlio di prendere delle decisioni. - Soprattutto, affrontate la questione con serenità. Un buon senso dell’umorismo aiuta moltissimo nel far fluire in maniera rilassata qualsiasi discussione su temi di carattere sessuale.
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Search-ME - Erickson 5 Autismo e disabilità
Come favorire l’autonomia delle persone con disturbi dello spettro autistico con le mappe interattive personalizzate
Le persone con disturbi dello spettro autistico presentano uno sviluppo cerebrale atipico dovuto a molteplici e differenti cause e ciò spiega l’ampia eterogeneità delle manifestazioni cliniche del disturbo (Ecker, 2017). Oltre alle difficoltà nella comunicazione e interazione sociale, alcune peculiarità riscontrabili in queste persone sono la ridotta gamma di interessi e attività, l’aderenza alle routine, la difficoltà a gestire gli imprevisti e l’elaborazione sensoriale atipica (Grandin, 2014). Alla luce di tutto ciò per loro risulta importante l’organizzazione dell’ambiente in cui sono inserite, il quale dovrebbe tenere conto delle loro caratteristiche di funzionamento ed essere sufficientemente prevedibile e strutturato (SINPIA, 2005). Partendo da questi presupposti e col fine di favorire l’autonomia di questi individui, un gruppo di ricerca del Centro Interdipartimentale di innovazione dell’Università di Torino in collaborazione con l’Ambulatorio Disturbi spettro autistico in età adulta dell’ASL Città di Torino ha dato vita al progetto PIUMA, acronimo di Personalized Interactive Urban Maps for Autism. L’obiettivo del progetto è la realizzazione di supporti per la mobilità urbana di persone con disturbi dello spettro autistico con funzionamento medio – alto attraverso l’utilizzo di mappe personalizzate capaci di tenere in considerazione le caratteristiche del disturbo e dell’individuo. Le mappe essendo crowdsourced, permettono alle persone con autismo, ai loro familiari e a qualsiasi altra persona che vuole contribuire, di inserire commenti, recensioni rispetto a percorsi, luoghi e attività presenti nella propria città o in altre località che vengono visitate e di valutare le caratteristiche sensoriali di un certo ambiente, in termini di rumorosità, affollamento, spaziosità, luminosità e temperatura.  Inoltre nelle mappe possono essere inseriti degli script, forniti da caregiver o terapisti, che danno informazioni su come condurre un’interazione sociale “corretta” all’interno di un certo contesto. Queste mappe sono inoltre personalizzate, in grado quindi di consigliare alla persona, tragitti e posti in base ai suoi interessi, abitudini, peculiarità sensoriali ed assistive cioè capaci di supportare la persona nei movimenti quotidiani fornendole aiuto in caso di situazioni ansiogene legate ad un cambiamento della routine; ad esempio se la linea bus presa quotidianamente viene annullata per qualche motivo, il sistema sarà in grado di fornire una soluzione alternativa su come raggiungere la propria destinazione, considerando le preferenze della persona, le sue abitudini e lo stato emotivo attuale monitorato da sensori indossabili in grado di rilevare i livelli di stress o eccitazione. In questo caso il supporto fornito all’individuo verrà definito in base alla condizione psicofisica del momento e il sistema potrebbe consigliare un luogo “sicuro” in cui recarsi, un percorso alternativo oppure di contattare un caregiver che possa intervenire. L’individuo potendo inserire in prima persona all’interno della mappa, informazioni e commenti su locali, percorsi e altro, può contribuire attivamente ad un obiettivo utile a se stesso e agli altri sperimentando il ruolo di cittadino attivo nella società e provando un senso di autoefficacia e responsabilità. Inoltre questo sistema vuole essere uno strumento utile a promuovere l’indipendenza dalla famiglia, a ridurre i costi sociali legati ad un’assistenza continua con lo scopo di migliorare la qualità di vita della persona con disturbi dello spettro autistico.
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Search-ME - Erickson 6 Autismo e sindrome di Asperger
Come si spiega l’alta percentuale di comorbilità e quali sono i disturbi clinici più frequentemente associati al Disturbi dello Spettro Autistico
I Disturbi dello Spettro Autistico si manifestano spesso in associazione con altre condizioni cliniche. Sono infatti oltre il 70% le persone con autismo che presentano anche altri disturbi medici, evolutivi o psichiatrici. Alcuni di questi possono essere presenti fin dalla nascita, come l’associazione con alcune sindromi genetiche, o dalle primissime fasi dello sviluppo, come, ad esempio, il disturbo di linguaggio e la disabilità intellettiva, e perdurare fin oltre l’adolescenza. Altri disturbi, invece, come l’epilessia o la depressione, possono comparire successivamente, ovvero in adolescenza o in età adulta. In generale, in una persona, quanto maggiore sarà la comorbilità, ovvero il numero di disturbi associati alla diagnosi di autismo, tanto maggiore risulterà il livello di disabilità. Perché una così alta percentuale di comorbilità nell’autismo? Probabilmente le ragioni sono molteplici: comuni meccanismi patogenetici, effetti secondari legati al crescere con l’autismo o criteri diagnostici sovrapponibili come, ad esempio, nel disturbo schizotipico di personalità. Descriviamo brevemente di seguito alcune delle condizioni cliniche più frequentemente associate al disturbi dello spettro autistico. EPILESSIA L’epilessia è presente in circa un terzo degli individui con Disturbi dello Spettro Autistico ed è una condizione neurologica caratterizzata da ricorrenti e improvvise manifestazioni chiamate «crisi epilettiche», caratterizzate — nella forma detta il «grande male» — da perdita di coscienza e violenti movimenti convulsivi degli arti. Questi eventi possono avere una durata molto breve, tanto da passare quasi inosservati, fino a prolungarsi per lunghi periodi. L’epilessia è più frequente nei bambini che hanno anche un deficit cognitivo associato e nei bambini con Disturbi dello Spettro Autistico rispetto ai bambini normotipici. CONDIZIONI GENETICHE Alcuni bambini con autismo possono presentare una condizione genetica nota. Tra le condizioni genetiche più frequentemente associate in questa popolazione clinica vanno ricordate: la sindrome dell’X fragile, la sindrome di Angelman, la sclerosi tuberosa e la sindrome da duplicazione del cromosoma 15. Alcune di queste sindromi possono essere presenti anche in altri membri della famiglia. PROBLEMI GASTROINTESTINALI Molti genitori riportano la presenza di sintomi gastrointestinali nei loro bambini con Disturbi dello Spettro Autistico. I sintomi gastrointestinali includono gastriti, costipazione cronica, colite ed esofagite. In generale, se il vostro bambino lamenta sintomi gastrointestinali, è bene consultare il pediatra di famiglia ed eventualmente un gastroenterologo, preferibilmente con qualche esperienza di autismo. È importante ricordare che i bambini con Disturbi dello Spettro Autistico spesso non sono in grado di comunicare in maniera chiara il dolore o gli altri sintomi di cui soffrono. Pertanto, il dolore deve essere sospettato come conseguenza a un cambiamento repentino nel comportamento del bambino. Un aumento delle stereotipie o l’insorgenza di autoaggressività sono spie importanti, da non sottovalutare. DISTURBI DEL SONNO I disturbi del sonno sono comuni nei bambini e negli adolescenti affetti da Disturbi dello Spettro Autistico e non vanno sottovalutati. Un bambino con disturbo del sonno può causare un grave disagio a tutto il nucleo familiare e il non dormire in maniera adeguata può avere ripercussioni negative sulla terapia. Alcune volte il disturbo del sonno può essere causato da condizioni mediche associate come, ad esempio, l’apnea notturna o il reflusso gastroesofageo. In altri casi, non si riesce a identificare una causa medica responsabile del disturbo e un’adeguata terapia comportamentale, ovvero una psicoterapia finalizzata anche alla gestione dei sintomi problema dei bambini/ragazzi, può aiutare a ridurne l’impatto. DISTURBI PSICHIATRICI I bambini con Disturbi dello Spettro Autistico presentano frequentemente altri disturbi psichiatrici in associazione. Tuttavia, a causa delle caratteristiche tipiche dell’autismo, diagnosticare le comorbilità psichiatriche può risultare particolarmente difficile anche per un clinico esperto. Tra le comorbilità più frequenti si segnalano il disturbo da deficit dell’attenzione/iperattività (ADHD) e il disturbo d’ansia generalizzato. Fare una diagnosi tempestiva anche di questi disturbi associati risulta particolarmente importante, al fine di realizzare un trattamento specifico e mirato sulle caratteristiche del singolo bambino. In generale, se si nota un cambiamento repentino nella sintomatologia, o se vi è la comparsa di comportamenti problema non presenti in precedenza, è sempre consigliabile consultare il proprio pediatra di famiglia ed eventualmente anche un neuropsichiatra infantile.
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