IT
I mini gialli dei dettati 2
Carrello
Spedizioni veloci
Pagamenti sicuri
Totale:

Il tuo carrello è vuoto

|*** Libro Quantità:
Articoli e appuntamenti suggeriti

Tematica
Argomento
Utile in caso di
Informazione obbligatoria
Informazione obbligatoria
Informazione obbligatoria
Informazione obbligatoria
Informazione obbligatoria
Informazione obbligatoria
Informazione obbligatoria
Non vi è alcun filtro disponibile, allarga la tua ricerca per ottenere più risultati
Non vi è alcun filtro disponibile, allarga la tua ricerca per ottenere più risultati
Filtra
Filtra per
Tematica
Informazione obbligatoria
Informazione obbligatoria
Informazione obbligatoria
Informazione obbligatoria
Informazione obbligatoria
Informazione obbligatoria
Informazione obbligatoria
Argomento
Utile in caso di
Risultati trovati: 17
Search-ME - Erickson 1 Autismo e sindrome di Asperger
Aiutare i ragazzi Asperger nella difficile fase dello sviluppo
La pubertà rappresenta una fase delicata della vita, in particolar modo nel caso di ragazzi con sindrome di Asperger, che hanno meno possibilità, rispetto ai coetanei, di sviluppare un corretto comportamento sessuale attraverso la socializzazione. Infatti, molte difficoltà sociali ed emotive che affrontano i ragazzi con sindrome di Asperger si intensificano nel corso dell’adolescenza. Cosa può fare un genitore per comunicare sulla sessualità con il proprio figlio Asperger ed aiutarlo nella difficile fase dello sviluppo? La prima cosa che un genitore deve fare è capire chi può essere, per il proprio figlio, l’adulto di riferimento al quale rivolgersi per ricevere aiuto in caso di crisi, ansia o dubbi riguardo alla sessualità. Questo adulto di riferimento potrebbe essere il genitore stesso oppure un altro adulto di fiducia. Una volta stabilito a chi compete questo ruolo, il genitore potrà fornire al ragazzo il giusto supporto emotivo e sociale e le informazioni utili sulla sessualità, insieme alle altre figure importanti nella vita del proprio figlio. Ecco qualche suggerimento per i genitori su come affrontare il tema della sessualità, fare in modo che il proprio figlio sia ben informato su questo argomento ed accompagnarlo nel suo sviluppo. - Siate preparati ad ascoltare veramente, senza giudicare o interrompere. - Siate ben informati per quanto riguarda le tematiche di carattere sessuale, in modo da poter essere veramente utili e parlare con una certa autorità a vostro figlio. Se però non sapete qualcosa, ammettetelo, piuttosto che inventarvelo. Potreste anche fare delle ricerche insieme per trovare le risposte adatte. - Siate onesti. Se dite bugie o mezze verità vostro figlio lo scoprirà prima o poi, e da quel punto in poi smetterà di credere a ciò che gli dite. - Fate in modo di parlare dei sentimenti, non solo degli atti, e assicuratevi di discutere dei vostri valori e delle vostre credenze. - Siate positivi ed espliciti nelle vostre discussioni sulla sessualità, avendo cura di non evitare i temi difficili come i desideri sessuali, la masturbazione e le relazioni sentimentali. - Fate in modo che vostro figlio comprenda la differenza tra «pubblico» e «privato» riguardo alle parti del corpo, i luoghi e i comportamenti. Siate molto chiari per quanto riguarda i limiti del comportamento e del linguaggio appropriati, e fate in modo che vostro figlio conosca le regole sociali riguardo alla sfera sessuale. - Idealmente, fornite le informazioni a vostro figlio con un certo anticipo rispetto a quando diventano vitali, in modo che nessuno dei cambiamenti che avvengono con la pubertà possa spaventarli o traumatizzarli. Mettete in scena con vostro figlio diverse situazioni del tipo «Cosa succede se?»; ad esempio «Cosa fare se ti viene il ciclo a scuola?», «Che fare se ti viene un’erezione quando sei fuori a giocare al parco?». Insieme a vostro figlio potrete trovare delle soluzioni che funzionino in questi casi. - Rispettate le preoccupazioni di vostro figlio. Non prendetelo mai in giro e non sminuite mai le sue preoccupazioni, per quanto banali vi possano sembrare. Soprattutto mai, assolutamente mai, parlarne pubblicamente con altri. - Rispettate la privacy di vostro figlio e lasciategli degli spazi e dei tempi per stare da solo. Questo lo incoraggia a rispettare la vostra privacy e quella delle altre persone. - Chiedete aiuto a una persona giovane e comprensiva che conosca il linguaggio dei ragazzi, la moda e i loro comportamenti, in modo da poter guidare vostro figlio in questo campo minato. Può aiutare vostro figlio a comprendere cosa deve dire o cosa deve indossare in determinate situazioni. - I gruppi per le abilità sociali, lezioni di recitazione e anche semplici improvvisazioni e scene fatte con voi possono essere di grande aiuto nel comprendere come muoversi nel contesto sociale. - Se vostro figlio fa amicizia con una persona più grande o più piccola di età, assicuratevi che queste amicizie siano sane e reciproche. - Siate a conoscenza di qualsiasi infatuazione che vostro figlio possa avere nei confronti di qualcun altro. Aiutatelo a capire che le infatuazioni sono una cosa normale, e che vanno bene purché non lo portino a molestare un’altra persona. - Fate in modo che vostro figlio sia perfettamente a conoscenza dei pericoli che ci possono essere in Internet, in modo da poter navigare in sicurezza. Siate pronti a supervisionare l’uso di Internet da parte di vostro figlio. - Offrite linee guida, fornite dei limiti che siano ragionevoli e attenetevi a quelli. All’interno di questi limiti consentite a vostro figlio di prendere delle decisioni. - Soprattutto, affrontate la questione con serenità. Un buon senso dell’umorismo aiuta moltissimo nel far fluire in maniera rilassata qualsiasi discussione su temi di carattere sessuale.
Leggi di più
Search-ME - Erickson 2 Autismo e disabilità
I consigli della Società Italiana per i Disturbi del Neurosviluppo rivolti a familiari e caregivers per affrontare l'isolamento
L’attuale situazione di emergenza sta richiedendo a tutti noi una grande capacità di adattamento, fondamentale per adeguare i nostri comportamenti e affrontare gli evidenti cambiamenti dell’ultimo periodo. Le attività abituali che scandivano le nostre giornate sono state notevolmente modificate, limitate o interrotte, gli scambi sociali si sono ridotti drasticamente e per relazionarci con gli altri dobbiamo utilizzare strumenti di comunicazione a distanza. A subire gli effetti di tutto ciò sono anche le persone con disturbi dello spettro autistico che, di fronte a cambiamenti improvvisi di abitudini e routine, possono provare molta ansia e mettere in atto risposte comportamentali inadeguate e problematiche per esprimere il proprio disagio.  Tale malessere, alimentato anche dalla condizione di isolamento, può essere manifestato con l’aumento di comportamenti-problema e stereotipie, aggressività verso sé stessi e gli altri, crisi d’ansia, irritabilità e insofferenza. Familiari e caregivers, oltre a provare stress e preoccupazione per i rischi legati alla condizione di emergenza, possono pertanto trovarsi da soli a gestire situazioni complesse. Come aiutare e persone con autismo, le loro famiglie e i caregivers a fronteggiare questo momento? La Società Italiana per i Disturbi del Neurosviluppo (SIDiN) in collaborazione con altre realtà italiane tra cui l’ANGSA (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici) Onlus ha pubblicato informazioni e consigli utili per la gestione dell’epidemia COVID-19 e dei fattori di di stress psichico associati per le persone con disabilità intellettiva e autismo con necessità elevata e molto elevata di supporto. Il documento, consultabile qui https://www.sidin.info, oltre a far luce sui rischi e le barriere che possono mettere in difficoltà queste persone e i familiari nelle attuali circostanze, offre suggerimenti concreti per rispondere ad alcuni bisogni dei caregivers come l’esigenza di insegnare a svolgere nel modo adeguato le pratiche igieniche di prevenzione o la gestione di eventuali crisi d’ansia. La SIDiN, inoltre, sottolinea la necessità di mantenere attive le persone con autismo e disabilità intellettiva programmando le giornate con una serie di attività praticabili all’interno dell’abitazione, creando e mantenendo quindi una routine quotidiana nella quale includere attività di cura del corpo, tempo per l’esercizio fisico, per attività gradite e momenti di riposo, secondo una definita strutturazione di tempi e spazi abbinando, ad esempio, una certa attività ad un determinato locale della casa.  La persona deve avere la possibilità di visualizzare la nuova routine attraverso sequenze visive che, tramite immagini, foto o scritte, mostreranno anticipatamente cosa accadrà nella giornata e in questo modo sarà possibile programmare l’intera settimana. Nel periodo che stiamo vivendo, nel quale i mutamenti delle abitudini di vita sono considerevoli, rendere la quotidianità il più prevedibile possibile aiuterà a ridurre l’ansia e le manifestazioni di disagio con importanti effetti sul benessere della persona con disturbi del neurosviluppo e di tutti coloro che le stanno accanto.
Leggi di più
Search-ME - Erickson 3 Autismo e sindrome di Asperger
Come si spiega l’alta percentuale di comorbilità e quali sono i disturbi clinici più frequentemente associati al Disturbi dello Spettro Autistico
I Disturbi dello Spettro Autistico si manifestano spesso in associazione con altre condizioni cliniche. Sono infatti oltre il 70% le persone con autismo che presentano anche altri disturbi medici, evolutivi o psichiatrici. Alcuni di questi possono essere presenti fin dalla nascita, come l’associazione con alcune sindromi genetiche, o dalle primissime fasi dello sviluppo, come, ad esempio, il disturbo di linguaggio e la disabilità intellettiva, e perdurare fin oltre l’adolescenza. Altri disturbi, invece, come l’epilessia o la depressione, possono comparire successivamente, ovvero in adolescenza o in età adulta. In generale, in una persona, quanto maggiore sarà la comorbilità, ovvero il numero di disturbi associati alla diagnosi di autismo, tanto maggiore risulterà il livello di disabilità. Perché una così alta percentuale di comorbilità nell’autismo? Probabilmente le ragioni sono molteplici: comuni meccanismi patogenetici, effetti secondari legati al crescere con l’autismo o criteri diagnostici sovrapponibili come, ad esempio, nel disturbo schizotipico di personalità. Descriviamo brevemente di seguito alcune delle condizioni cliniche più frequentemente associate al disturbi dello spettro autistico. EPILESSIA L’epilessia è presente in circa un terzo degli individui con Disturbi dello Spettro Autistico ed è una condizione neurologica caratterizzata da ricorrenti e improvvise manifestazioni chiamate «crisi epilettiche», caratterizzate — nella forma detta il «grande male» — da perdita di coscienza e violenti movimenti convulsivi degli arti. Questi eventi possono avere una durata molto breve, tanto da passare quasi inosservati, fino a prolungarsi per lunghi periodi. L’epilessia è più frequente nei bambini che hanno anche un deficit cognitivo associato e nei bambini con Disturbi dello Spettro Autistico rispetto ai bambini normotipici. CONDIZIONI GENETICHE Alcuni bambini con autismo possono presentare una condizione genetica nota. Tra le condizioni genetiche più frequentemente associate in questa popolazione clinica vanno ricordate: la sindrome dell’X fragile, la sindrome di Angelman, la sclerosi tuberosa e la sindrome da duplicazione del cromosoma 15. Alcune di queste sindromi possono essere presenti anche in altri membri della famiglia. PROBLEMI GASTROINTESTINALI Molti genitori riportano la presenza di sintomi gastrointestinali nei loro bambini con Disturbi dello Spettro Autistico. I sintomi gastrointestinali includono gastriti, costipazione cronica, colite ed esofagite. In generale, se il vostro bambino lamenta sintomi gastrointestinali, è bene consultare il pediatra di famiglia ed eventualmente un gastroenterologo, preferibilmente con qualche esperienza di autismo. È importante ricordare che i bambini con Disturbi dello Spettro Autistico spesso non sono in grado di comunicare in maniera chiara il dolore o gli altri sintomi di cui soffrono. Pertanto, il dolore deve essere sospettato come conseguenza a un cambiamento repentino nel comportamento del bambino. Un aumento delle stereotipie o l’insorgenza di autoaggressività sono spie importanti, da non sottovalutare. DISTURBI DEL SONNO I disturbi del sonno sono comuni nei bambini e negli adolescenti affetti da Disturbi dello Spettro Autistico e non vanno sottovalutati. Un bambino con disturbo del sonno può causare un grave disagio a tutto il nucleo familiare e il non dormire in maniera adeguata può avere ripercussioni negative sulla terapia. Alcune volte il disturbo del sonno può essere causato da condizioni mediche associate come, ad esempio, l’apnea notturna o il reflusso gastroesofageo. In altri casi, non si riesce a identificare una causa medica responsabile del disturbo e un’adeguata terapia comportamentale, ovvero una psicoterapia finalizzata anche alla gestione dei sintomi problema dei bambini/ragazzi, può aiutare a ridurne l’impatto. DISTURBI PSICHIATRICI I bambini con Disturbi dello Spettro Autistico presentano frequentemente altri disturbi psichiatrici in associazione. Tuttavia, a causa delle caratteristiche tipiche dell’autismo, diagnosticare le comorbilità psichiatriche può risultare particolarmente difficile anche per un clinico esperto. Tra le comorbilità più frequenti si segnalano il disturbo da deficit dell’attenzione/iperattività (ADHD) e il disturbo d’ansia generalizzato. Fare una diagnosi tempestiva anche di questi disturbi associati risulta particolarmente importante, al fine di realizzare un trattamento specifico e mirato sulle caratteristiche del singolo bambino. In generale, se si nota un cambiamento repentino nella sintomatologia, o se vi è la comparsa di comportamenti problema non presenti in precedenza, è sempre consigliabile consultare il proprio pediatra di famiglia ed eventualmente anche un neuropsichiatra infantile.
Leggi di più
Search-ME - Erickson 4 Autismo e sindrome di Asperger
Quale disciplina sportiva scegliere per i bambini con disturbi del neurosviluppo
È esperienza comune che l’attività sportiva determini benefici a livello fisico e psicologico. Per molti bambini con disturbi del neurosviluppo, però, praticare uno sport rappresenta un obiettivo difficile da realizzare e non sono poche le esperienze negative raccontate dalle famiglie al momento dell’inserimento in strutture sportive e campus estivi. La scelta della migliore attività sportiva in cui inserire un bambino affetto da un disturbo del neurosviluppo è complessa perché si basa su una delicata combinazione tra le caratteristiche del disturbo, le peculiarità individuali del bambino, gli aspetti tipici dell’attività sportiva e le necessità organizzative, economiche ed emotive dei genitori.   Una regola generale, valida a prescindere dalla presenza del disturbo e dal grado di compromissione del bambino, è quella di partire da ciò per cui egli è motivato, pertanto dalle sue preferenze. È buona prassi, però, evitare gli sport molto caotici oppure in cui sia difficile decodificare il contesto circostante per mettere in atto il comportamento atteso, come ad esempio potrebbe accadere nel baseball. Sono invece da preferire quegli sport, individuali o di gruppo, in cui le regole sono molto semplici, lo spazio è ben delimitato, gli schemi di gioco non siano modificati di continuo sulla base dell’accordo tra i giocatori e infine il successo non sia misurato principalmente sulla base delle abilità di interazione sociale. Esistono alcune errate convinzioni che riguardano i bambini affetti da disturbi del neurosviluppo nel momento in cui si consiglia un’attività sportiva. Uno degli errori più frequenti riguarda i bambini e gli adolescenti affetti da disturbo dello spettro autistico. Partendo dal presupposto che il deficit sociorelazionale sia il sintomo su cui occorre incidere in maniera più significativa, sono spesso consigliati sport di squadra tipo calcio e rugby. In realtà, un ambiente caotico e con tante persone – come uno spogliatoio con tanti ragazzi che praticano calcio o rugby -  potrebbe inizialmente essere vissuto come frustrante e poco comprensibile. Al contrario, è preferibile iniziare con sport in cui i piccoli gruppi siano privilegiati sia nel setting di allenamento sia all’interno dello spogliatoio e in cui il ragazzo autistico possa mantenere i propri spazi. Ci sono inoltre ulteriori variabili, di tipo più personologico e individuale, da tenere in considerazione prima di scegliere uno sport. È importante: - Chiedersi quali sono le reali abilità motorie: se il bambino presenta uno scarso tono muscolare e difficoltà di coordinazione motoria sono più indicati sport quali il nuoto, la danza, il trekking, l’equitazione, le arti marziali e il ciclismo, poiché si possono iniziare senza che sia richiesta un’eccessiva prestazione fisica. Ciò permette al bambino di implementare le proprie capacità, la forza, la flessibilità e la coordinazione nel corso del tempo, migliorando la performance;   - Chiedersi se il bambino mostra particolare resistenza ad accettare la competizione: se così fosse bisogna pensare a uno sport a bassa competitività o optare inizialmente per uno sport individuale. Esistono molte attività che non richiedono concorrenza: trekking, mountain bike, yoga, danza, pesca, golf sono dei validi esempi; - Chiedersi se il bambino mostra severe difficoltà nel partecipare agli sport di gruppo o un grave isolamento: in tal caso si potrebbe scegliere tra sport che presentano caratteristiche solo apparentemente individuali, ma hanno in realtà una connotazione gruppale e consentono di partecipare senza la necessità di interpretare i segnali verbali degli altri, ad esempio il nuoto di gruppo, il tiro con l’arco, l’atletica, le bocce, la scherma, la lotta libera, il ciclismo e la vela.
Leggi di più
Search-ME - Erickson 5 Autismo e sindrome di Asperger
Una risorsa efficace per sviluppare la comprensione sociale
Le Storie Sociali rappresentano la «strategia di intervento mirato» più ampiamente utilizzata con le persone con disturbi dello spettro autistico. Di cosa si tratta? Le Storie Sociali sono testiparticolari, scritti secondo specifici criteri, che descrivono in modo chiaro, conciso e preciso una situazione, un’abilità, un risultato o un concetto. Il loro scopo è quello di aiutare le persone con autismo a comprendere meglio le situazioni e gli eventi sociali che incontrano nella loro vita, sostenendone in questo modo la capacità di essere soggetti attivi nelle routine e nelle attività quotidiane. L’uso efficace delle Storie Sociali va anche oltre la promozione della comprensione sociale negli individui con autismo: infatti, permette agli operatori e ai genitori di costruire, attraverso esse, relazioni di fiducia. In definitiva, l’obiettivo generale delle Storie Sociali si potrebbe sintetizzare così: aiutare le persone a essere individui autodeterminati, sicuri di sé e competenti. Le Storie Sociali vengono usate dai genitori, dai fratelli/sorelle, dagli psicologi e dagli educatori di ogni genere nei contesti scolastico, domestico e di comunità. Sono apparentemente facili, ed effettivamente la loro forza consiste nella semplicità. La semplicità di fruizione, tuttavia, deriva da un lavoro attento, informato e certosino che è fatto durante la loro scrittura.  Ogni Storia Sociale è un piccolo capolavoro che esprime una minuziosa attenzione per ogni minimo dettaglio, saldi e comprovati principi pedagogici e una forte empatia per le persone con disturbi dello Spettro autistico. Personalmente, ho iniziato a sviluppare le Storie Sociali a partire dal 1991. Purtroppo, da allora molti altri hanno elaborato Storie Sociali senza attenersi agli standard qualitativi necessari per farlo, rischiando così di creare storie poco efficaci e di screditare l’utilità dello strumento. Perciò, nel cercare informazioni in Internet sulle Storie Sociali, invito tutti alla cautela. Purtroppo, la maggior parte delle informazioni sulle Storie Sociali che si trovano online è superata e imprecisa. Molti siti utilizzano il termine «Storie Sociali» senza prestare attenzione a cosa realmente significhi e all’importanza della sicurezza. Potrebbero usare il mio nome senza la mia autorizzazione, facendo sembrare che io avalli le informazioni che danno. Cerca sempre il logo delle Storie Sociali, che è un indicatore di qualità. Puoi sempre reperire informazioni attendibili sui siti CarolGraySocialStories.com e FHautism.com»
Leggi di più
Search-ME - Erickson 6 Autismo e sindrome di Asperger
In che cosa consiste la selettività alimentare
Nei bambini con Disturbo dello Spettro Autistico è piuttosto comune osservare una forte rigidità nelle scelte alimentari accompagnata da comportamenti disfuzionali al momento dei pasti. Questo tipo di comportamento è noto come “selettività alimentare”. La selettività alimentare consiste in un’anomalia dell’alimentazione che comporta una forte rigidità nelle scelte alimentari, ossia l’assunzione di un numero limitato di alimenti, spesso meno di cinque cibi, accompagnata da una scarsa accettazione di cibi nuovi da mangiare.     Il termine selettività alimentare (food selectivity) viene utilizzato per descrivere una vasta gamma di situazioni o comportamenti alimentari come: • presenza di un regime dietetico ristretto a specifiche categorie di alimenti; • diminuita varietà nella scelta del cibo; • rifiuto del cibo; • piluccare il cibo; • ristretto apporto calorico; • preferenza per una tipologia di cibo mangiata frequentemente; • problematiche al momento del pasto; • rituali e ossessioni intorno al cibo. La selettività alimentare, quindi, fa primariamente riferimento a due aspetti cruciali: da una parte, la ristretta varietà di cibi assunti; dall’altra, i comportamenti disfunzionali legati al momento del pasto.   Gli studi di letteratura hanno evidenziato che questo comportamento alimentare atipico è più frequente nei bambini con Autismo rispetto a bambini a sviluppo tipico.   Da uno studio sulle abitudini alimentari di 100 bambini con Disturbo dello Spettro Autistico (ASD), condotto nel 2000  attraverso interviste ai genitori, è emerso che  il 67% dei soggetti era «schizzinoso» nella scelta del cibo, nonostante il fatto che il 73% avesse un buon appetito per i cibi di sui gradimento. Questo dato suggerisce che la selettività alimentare non è associata alla mancanza di appetito, ma possono esistere varie tipologie di avversione ai cibi. In particolare, gli autori di questa ricerca avevano indagato anche quali fossero le caratteristiche secondo le quali il bambino effettuava la scelta del cibo. I risultati evidenziavano che i bambini con disturbi dello spettro autistico utilizzavano i seguenti criteri: Altri genitori, invece, osservavano come i figli fossero selettivi in relazione alla quantità del cibo presentato (abbondanti porzioni), al colore (esclusione dei cibi verdi, quali la pasta al pesto, piselli, broccoli, ecc.) oppure rispetto alla forma del cibo, o alla confezione e la marca di alcune tipologie di alimento. I bambini con disturbi dello spettro autistico che presentano una selettività alimentare molto intensa manifestano durante i momenti dei pasti problematiche comportamentali difficilmente gestibili, che causano ulteriore stress per i genitori con ripercussioni negative sulla qualità di vita di tutto il nucleo familiare. Tra i comportamenti disfunzionali che si verificano durante il momento del pasto vi sono: urla, pianto, irritabilità, aggressività eterodiretta e autodiretta, fuga, reazione di angoscia, girare la testa dall’altro lato, masticare senza deglutire, sputare, vomitare. 
Leggi di più
;