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I mini gialli dei dettati 2
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Risultati trovati: 36
Search-ME - Erickson 1 Autismo e disabilità
Una selezione di proposte editoriali sull’autismo per i nostri lettori in occasione della Giornata mondiale della consapevolezza dell’autismo
Se fino a non molto tempo fa si riteneva che l’autismo fosse una «malattia incurabile», oggi sappiamo invece che si tratta di un disordine neuropsichico, che può comportare gravi problemi nella capacità di comunicare, di entrare in relazione con le persone e di adattarsi all’ambiente. Grazie ai progressi della ricerca, la credenza che chi ne è affetto debba rinunciare a una vita significativa e produttiva non ha più ragion d’essere. Molta strada rimane però ancora da fare per conoscere meglio questo disturbo, o per meglio dire di questi disturbi, data la grande variabilità che li caratterizza, e per migliorare la qualità di vita delle persone che ne sono toccate. In occasione della Giornata mondiale per la consapevolezza dell’autismo, proponiamo una selezione di titoli del nostro catalogo dedicati a questo argomento. Scopri i titoli consigliati: .image-carousel-container{ width:60%;} .mondo-erickson .banner-container [class^='banner-lev'] { position: relative; width: 60%; } @media (max-width:767px){ .image-carousel-container{ width:100% !important;} .mondo-erickson .banner-container [class^='banner-lev'] { position: relative; width: 100%; } }
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Search-ME - Erickson 2 Autismo e disabilità
Un’attività utile per lo sviluppo della socializzazione tra coetanei, in modo particolare in presenza di ragazzi con disturbi del neurosviluppo
L’attività di musicoterapia, che all’interno del contesto scolastico può essere presentata come «attività per lo sviluppo della socializzazione mediata dalla musica», è una delle attività ritenute adatte per accompagnare processi di inclusione per bambini e ragazzi con Disturbi dello Spettro Autistico (ASD) con altri coetanei. Questa attività può essere proposta all’interno del progetto di rete esistente, come delineato nel modello SEAI (Supporto Emotivo e Attivazione dell’Intersoggettività) e nel modello italiano di intervento, e deve essere condivisa con il Consiglio di classe e supportata dagli insegnanti di riferimento dei bambini/ragazzi con ASD. L’attività deve essere intesa come integrativa del percorso di didattica inclusiva, con la finalità specifica di sviluppare e mantenere le abilità sociali a supporto del percorso di sviluppo e degli apprendimenti previsti dal Progetto Educativo Individualizzato (PEI). Si devono indicare uno spazio e del tempo per il progetto, il numero dei compagni che partecipano al gruppo, la durata delle singole attività e dell’intero percorso. Due sono i possibili percorsi da attivare a scuola. Attività di piccolo gruppo di preadolescenti/adolescenti con strumenti idiofoni e a percussione di semplice utilizzo, che permettano ai giovani di proseguire con la conduzione dell’insegnante di riferimento. Sono attività che possono presentare affinità con le tecniche del drum circle con conduzione (tecnica con cui un gruppo di individui suona delle percussioni per costruire un prodotto musicale o ritmico), in cui si dà inizialmente spazio alle competenze e alla sensibilità musicale dei bambini/ragazzi con ASD. Le attività possono essere iniziate imitando le produzioni del compagno con ASD e si può procedere stabilendo dei turni di conduzione del ritmo da parte dei pari. È un’attività di apprendimento cooperativo fra pari che deve prevedere tempi precisi di attuazione anche in base alle capacità dell’alunno con ASD. Attività di gruppo musicale inclusive per ragazzi adolescenti con ASD nel caso in cui ci siano soggetti che abbiano competenze musicali di base su specifici strumenti. Particolare attenzione, in questo tipo di attività, deve essere posta alla possibilità dei bambini/ragazzi con ASD di mantenere i tempi di attenzione necessari alle attività in piccolo gruppo, alle difficoltà nella regolazione emotiva e ai segnali di disagio manifestati con comportamenti anomali o poco regolati. Gradualmente, quando sarà raggiunto un buon adattamento alla situazione, il musicoterapeuta lascerà spazio alle interazioni spontanee nel gruppo, in modo che bambini o adolescenti possano vivere questa attività come una scelta condivisa, al fine di strutturare relazioni autentiche, che possano essere generalizzate naturalmente in altri momenti della giornata scolastica.
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Search-ME - Erickson 3 Metodologie didattiche / educative
Un docente universitario esperto di disturbi dello spettro autistico spiega come la conoscenza del bambino con autismo sia il primo passo per instaurare una buona relazione
Ogni bambino con disturbi dello spettro autistico è un mondo unico da scoprire. Diffidate di chi pronuncia con leggerezza frasi come «I bambini autistici vanno presi così» oppure «Con i bambini con autismo si deve fare così» perché «i bambini autistici» non esistono, ma esistono Anna, Michele, Giulio che, a modo loro, presentano alcune delle caratteristiche cognitivo-emotive, comunicative, relazionali e comportamentali specifiche. Alcuni bambini possono risultare inizialmente estremamente difficili da comprendere, ma se imparate a costruire una buona relazione di fiducia reciproca, a guardarli come «bambini» e non come «bambini autistici», a scoprire i loro punti di forza e potenzialità, possono offrirci delle soddisfazioni enormi. Cercate prima di tutto di comprendere il loro peculiare funzionamento, scoprite cosa li emoziona, cosa più gli interessa, imparate a distinguere cosa non vogliono fare da ciò che non riescono a fare, senza mai giustificarli se non è opportuno, chiedendo loro aiuto per comprendere meglio il loro funzionamento neurodiverso e dando loro una mano a comprendere il vostro funzionamento neurotipico. Vorrei che iniziaste il vostro percorso riflettendo sulle parole di Jim Sinclair, un ragazzo con autismo: «Essere autistici non significa non essere umani, ma essere diversi. Quello che è normale per altre persone non è normale per me e quello che io ritengo normale non lo è per gli altri. In un certo senso sono mal equipaggiato per sopravvivere in questo mondo, come un extraterrestre che si sia perso senza un manuale per sapere come orientarsi. Ma la mia personalità è rimasta intatta. La mia individualità non è danneggiata. Ritrovo un grande valore e significato nella vita e non desidero essere guarito da me stesso. Concedetemi la dignità di ritrovare me stesso nei modi che desidero; riconoscete che siamo diversi l’uno dall’altro, che il mio modo di essere non è soltanto una versione guasta del vostro. Interrogatevi sulle vostre convinzioni, definite le vostre posizioni. Lavorate con me per costruire ponti tra noi».
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Search-ME - Erickson 4 Disturbi dello spettro autistico
Un vademecum con dieci cose (più una) che tutte le persone che si relazionano con un bambino con disturbi dello spettro autistico dovrebbero sapere
Osservando cento o più bambini con disturbi dello spettro autistico, noteremmo che la diagnosi è la stessa per tutti, ma il funzionamento globale di ciascuno è completamente diverso! È per questo motivo che si parla di disturbi dello “spettro” autistico: ogni bambino con disturbi dello spettro autistico è unico e necessita di accorgimenti concreti ed efficaci che rispondano ai suoi peculiari bisogni e siano utili al miglioramento del suo specifico funzionamento globale. Alcuni bambini possono risultare inizialmente estremamente difficili da comprendere, ma se impariamo a costruire una buona relazione di fiducia reciproca, a guardarli come «bambini» e non come «bambini autistici», a scoprire i loro punti di forza e potenzialità, possono offrirci delle soddisfazioni enormi. Ecco alcuni suggerimenti da tenere presenti nella relazione con bambino dello spettro autistico, per conoscere meglio questo tipo di disturbi e porre le basi per un approccio personalizzato. I bambini autistici provano tantissime emozioni: spesso le percepiscono, le elaborano e le gestiscono in modo estremamente differente dalle persone neurotipiche. I disturbi dello spettro autistico NON sono causati da uno scarso affetto da parte dei genitori del bambino ma hanno un’origine neurobiologica. L’autismo NON passa con l’età: è una condizione che comporta un funzionamento cerebrale «neurodiverso» che dura tutta la vita e di cui molte persone autistiche vanno assolutamente fiere. Per aiutare un bambino autistico serve indubbiamente tanto amore, ma questo da solo non basta: sono altrettanto fondamentali le competenze specifiche e il lavoro di rete. Anche le persone «a sviluppo tipico» devono cercare di compiere degli sforzi per «mettersi nei panni» delle persone neurodiverse, non solo il contrario. Non tutte le persone autistiche sono dei geni o dei fenomeni. La maggior parte delle persone con disturbi dello spettro autistico presenta purtroppo delle significative difficoltà cognitive, comunicative e relazionali che spesso rendono difficile la vita in totale autonomia. Non considerate «patologici» i comportamenti di un bambino con disturbi dello spettro autistico solo perché ha una diagnosi. Spesso le persone neurotipiche non riescono a comprendere alcuni comportamenti dalla prospettiva di chi l’autismo lo vive in prima persona: alcuni di essi possono sembrare in qualche modo «sbagliati» o «da modificare», ma in realtà non lo sono affatto. Valutate attentamente quali comportamenti volete cercare di ridurre o eliminare e se è davvero il caso di farlo. Fatevi aiutare a comprendere il funzionamento neurodiverso guardando le interviste o leggendo le tante esperienze e testimonianze di persone con autismo, oggi ampiamente disponibili. Trovate tutti i possibili punti di forza e sfruttateli per aumentare la motivazione e il senso di autoefficacia del bambino. I bambini autistici NON sono «rinchiusi in una bolla»: a volte però, a causa di un sistema percettivo estremamente particolare e sensibile, hanno bisogno di ridurre al minimo gli input sensoriali. I bambini con autismo sono una risorsa per tutti i loro compagni di classe e spesso le soluzioni educative e didattiche adottate dai docenti per venire incontro ai loro bisogni speciali risultano molto utili anche ai compagni a sviluppo tipico.
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Search-ME - Erickson 5 Autismo e disabilità
I principi-guida su cui dovrebbe basarsi l’intervento educativo nell’autismo e l’importanza dell’individualizzazione dell’intervento in base alle caratteristiche del bambino
Non esiste ancora l’intervento abilitativo che risponda alla complessità dell’autismo. La pervasività del disordine, la molteplicità dei quadri clinici e la cronicità del disturbo richiedono l’integrazione di vari metodi in un approccio multidisciplinare: il programma abilitativo deve necessariamente essere individualizzato sulle caratteristiche di ciascun bambino, in base al livello cognitivo, all’età, al funzionamento neuropsicologico, alle abilità presenti e potenziali e, non da ultimo, ai bisogni espressi dalla famiglia. Il modello di intervento abilitativo al momento più validato dalla letteratura internazionale è quello psicoeducativo con approccio cognitivo-comportamentale. Il programma di intervento viene stabilito dai servizi specializzati, dagli insegnanti e educatori, in accordo con la famiglia, in relazione alle caratteristiche peculiari del singolo bambino: è auspicabile la piena collaborazione degli operatori del territorio, degli insegnanti e degli educatori per integrare il programma specifico con le attività di insegnamento-apprendimento previste per il gruppo classe attraverso l’utilizzo di metodologie e strategie tipiche di integrazione (ad esempio, apprendimento cooperativo, tutoring, metodologie attive, riorganizzazione degli spazi e dei tempi, ecc.). I principi guida per l’intervento nell’autismo L’intervento deve essere individualizzato, basato sui punti di forza e di debolezza della persona, individuati attraverso una valutazione accurata del profilo di sviluppo realizzata dal Centro di competenza. Le strategie di intervento devono essere basate sulle abilità e sugli interessi della persona: partendo dagli interessi specifici di ogni bambino è possibile infatti proporre nuovi apprendimenti che gli possano essere utili nel vivere quotidiano. È necessario che tutti gli operatori conoscano in maniera approfondita le caratteristiche dell’autismo ma anche quelle dello sviluppo tipico. È necessario individuare obiettivi a breve, medio e lungo termine, che siano fruibili nella vita quotidiana del bambino, tenendo presente che, in generale, la finalità di un progetto psico-educativo deve essere quella di favorire l’adattamento del soggetto al suo ambiente naturale e di garantire una soddisfacente qualità della vita al bambino/ragazzo e alla sua famiglia. Perciò sarà necessario prevedere, accanto ad attività di tipo cognitivo, lavori specifici sulla comunicazione (utilizzo funzionale di strategie convenzionali o alternative per la comunicazione sia in comprensione che in produzione), sulle abilità sociali e sulla gestione/organizzazione autonoma del proprio tempo libero. È fortemente consigliato l’utilizzo di pratiche supportate da evidenze scientifiche di efficacia. È fondamentale che vi siano coerenza e collaborazione tra tutte le persone (operatori e famiglia) che si occupano del bambino.
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Search-ME - Erickson 6 Autismo e disabilità
Domande e risposte per conoscere i principali sistemi di Comunicazione Aumentativa e Alternativa.
La difficoltà a utilizzare il linguaggio verbale, caratteristica dei Disturbi dello Spettro Autistico, costituisce sia un grave limite per la qualità della vita delle persone che ne sono affette, sia uno dei principali ostacoli alla loro integrazione sociale e scolastica. Una soluzione è rappresentata dalla Comunicazione Aumentativa e Alternativa, ovvero un sistema che utilizza scrittura, simboli, immagini, strumenti, dispositivi o gesti per compensare le difficoltà di comunicazione.  L'uso di modalità visive di comunicazione dovrebbe essere centrale negli interventi per le persone con autismo in quanto lavora sulle abilità visive, un loro specifico punto di forza. L’utilizzo, nei contesti educativi e riabilitativi, di sistemi di comunicazione aumentativa e alternativa e dell’Assistive Technology può facilitare la comunicazione delle persone che presentano menomazioni della parola, della funzione linguistica e della scrittura, con l’obiettivo di limitare le conseguenze negative della disabilità quali l’isolamento sociale, la passività e la dipendenza. Cosa si intende per CAA? Su quali strategie si basano i sistemi CAA? Cosa sono i sistemi UNAIDED? Cosa sono i sistemi AIDED? Come è strutturato un sistema AIDED come il PECS? Fino a quando è bene rinforzare l’utilizzo di questi sistemi?   Cosa si intende per CAA? Nella comunicazione aumentativa le modalità di comunicazione utilizzate sono tese non a sostituire ma ad accrescere la comunicazione naturale. Nella comunicazione alternativa i sistemi utilizzati (segni, immagini, disegni) costituiscono «un’alternativa» al linguaggio verbale. Nello sviluppo tipico, il bambino apprende la natura della comunicazione già a 6 mesi di età quando hanno inizio le routine interattive con la madre e il padre. Queste routine non comprendono ancora parole, ma un approccio in cui il bambino ottiene l’attenzione del genitore, un’azione diretta all’ascoltatore tramite vocalizzazioni, lallazione o indicazione, e un outcome, cioè la madre e il padre sorridono, danno qualcosa al bambino o ripetono la localizzazione. Poiché l’outcome coinvolge item o eventi piacevoli per il piccolo, sono cioè dei rinforzatori, è probabile che il bambino ripeta il comportamento. Il bambino apprende che le azioni che mette in atto producono un risultato desiderato attraverso questa interazione. L’azione che il bambino attua è controllata da qualcosa nell’ambiente o da qualche bisogno. Poiché i bambini con diagnosi di disturbo dello spettro autisticonon apprendono a comunicare nelle situazioni naturali, è necessario costruire un ambiente di apprendimento nel quale aumentino le probabilità che il bambino sviluppi una comunicazione funzionale, utilizzando strumenti di supporto.   Su quali strategie si basano i sistemi CAA? I sistemi CAA si basano sull’utilizzo di strategie che supportano le persone con disabilità comunicative, affinché loro possano comunicare spontaneamente e in autonomia i propri bisogni; fare delle scelte; interagire con l’ambiente circostante in maniera appropriata e funzionale, riducendo, laddove si manifestano, i comportamenti problematici, l’aggressività, l’autolesionismo, gli eccessi di rabbia.   Cosa sono i sistemi UNAIDED? I sistemi UNAIDED non richiedono l’utilizzo di materiale esterno, di attrezzature particolareggiate, ma solo il coinvolgimento del corpo della persona, come ad esempio il linguaggio dei segni. Nell’utilizzo di questo sistema come forma di comunicazione con il bambino, è fondamentale che tutte le persone che interagiscono con lui utilizzino la stessa procedura per istruirlo sull’uso dei segni. Stimolare il bambino in modo adeguato, insegnandogli a usare segni, anche abbinati a rinforzi, consentirà di ridurre la frustrazione e di ampliare il suo repertorio comunicativo. È molto importante che tutte le persone che lavorano e interagiscono con il bambino conoscano i segni che usa in modo che possano essere rinforzati costantemente. I segni possono essere standard o individualizzati in base alle competenze del bambino. Quando si valutano dei segni, si cerca sempre di utilizzare qualcosa che sia in qualche modo «figurativo» o che somigli all’oggetto che il bambino richiede. Al pari di qualsiasi altra forma di comunicazione, prima di insegnare a un bambino a emettere un segno per richiedere, è necessario accertarsi che voglia realmente quell’oggetto in quel momento. La parola deve essere sempre abbinata al segno e all’oggetto stesso. L’oggetto deve essere quindi etichettato ogni volta che si stimola il segno, ogni volta che il bambino produce il segno e ogni volta che il bambino riceve l’oggetto.   Cosa sono i sistemi AIDED? I sistemi AIDED supportano l’esigenza della persona con disabilità di comunicare attraverso dispositivi esterni. Un esempio di sistema AIED è il PECS (Picture Exchange Communication System), basato su un sistema di immagini. Un altro importante esempio di sistema AIDED sono i Voice Output Communication Aids (VOCAs), si tratta di dispositivi di aiuto alla comunicazione che consentono di tradurre semplici comportamenti di comunicazione non verbale della persona (premere/toccare un’immagine su una tavoletta) in messaggi vocali pre-registrati, sintetizzati o registrati.   Come è strutturato un sistema AIDED come il PECS? Il Picture Exchange Communication System è volto a insegnare ai bambini con importanti compromissioni delle abilità comunicative espressive a comunicare in maniera funzionale attraverso lo scambio di immagini. È un sistema di insegnamento strutturato in modo tale che assomigli il più possibile a un approccio naturalistico, nel quale la comunicazione viene avviata dal bambino piuttosto che dagli indizi verbali dell’adulto. Il protocollo in questo caso è strutturato in sei fasi: scambio di immagini; distanza e persistenza; discriminazione; richiedere usando frasi; rispondere a domande; fare commenti. Prima di avviare il training di insegnamento del protocollo PECS è importante osservare una fase di preparazione del materiale: come primo passo dobbiamo stampare le immagini di ogni item presente nel menu dei rinforzatori del bambino, poi avremo bisogno di un quaderno ad anelli, che sarà il libro della comunicazione, e del velcro con cui attaccheremo le immagini sul libro. A questo punto saremo pronti per avviare le fasi di utilizzo del PECS.   Fino a quando è bene rinforzare l’utilizzo di questi sistemi? I segni o il PECS devono essere ancora rinforzati anche quando il bambino comincia a utilizzare le richieste verbali. Il bambino deve continuare ad avere una modalità comunicativa efficace in tutti i suoi contesti di vita fino a quando sarà in grado di comunicare verbalmente in modo che tutti lo comprendano. .url-glossario{ z-index: 1000; position: relative; } .cap-glossario{ top: -150px; position: relative; } .url-glossario li, .url-glossario li a {color: #b5161a; font-size: 1.2rem; text-decoration: none; font-weight: bold; } .url-glossario li a:hover {color:#122969; background: rgba(149,165,166,0.2); content: ''; -webkit-transition: -webkit-transform 0.3s; transition: transform 0.3s; -webkit-transform: scaleY(0.618) translateX(-100%); transform: scaleY(0.618) translateX(-100%); }
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