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I mini gialli dei dettati 2
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Search-ME - Erickson 1 DSA
Lo sai che… ci sono molto strategie per valorizzare le tue potenzialità e i tuoi punti di forza
1) Sei intelligente Se hai un certificato di DSA puoi essere certo di una cosa: sei intelligente. Infatti una diagnosi di DSA non può essere fatta a meno che non ci sia un quoziente intellettivo nella norma o superiore alla norma. Quindi, se mai ti è venuto in mente qualche pensiero brutto, come ad esempio di essere stupido, sappi che non è così. I DSA sono una tua caratteristica, per tanto non sono né giusti né sbagliati, fanno parte di ciò che tu sei e imparare a conoscerli può aiutarti a conoscerti meglio. Puoi avere delle difficoltà, devi trovare altre strade rispetto a quelle canoniche, ma queste strade esistono e faranno parte del tuo percorso. 2) Non hai nulla che non va Può capitare che tu ti senta diverso dai compagni e che tu abbia paura di dirgli che hai delle difficoltà a leggere o scrivere o che tu ti possa vergognare a utilizzare gli strumenti compensativi in classe. Queste sensazioni non sono positive e possono complicare il tuo appuntamento quotidiano con la scuola. I disturbi specifici dell’apprendimento sono una tua caratteristica, non c’è niente in te che non vada, devi solo imparare a conoscerli ed è importante che anche i tuoi compagni riescano a capirti. Chiedi aiuto ai tuoi genitori, ai maestri e ai professori. 3) Scopri le tue difficoltà Si chiama Disturbo Specifico dell’Apprendimento proprio perché riguarda delle specifiche abilità e non tutte. Scopri quali sono le tue difficoltà. Ad esempio, se fai fatica a leggere e a comprendere o ricordarti quello che hai letto, se fai fatica a memorizzare o ripetere ciò che hai studiato nonostante tu ti sia impegnato molto, se fai fatica a comprendere le consegne degli esercizi o delle verifiche… è infatti importantissimo conoscere e riconoscere le proprie difficoltà per capire meglio quali strategie utilizzare per compensarle. La diagnosi darà infatti una mano alle maestre e ai professori, ma poi solo tu potrai capire esattamente cosa ti può essere utile. 4) Scopri le tue qualità Non ti concentrare troppo o solo sulle difficoltà e scopri invece anche i tuoi punti di forza. Per esempio, hai una memoria più visiva, ti trovi bene utilizzando i colori, hai molta fantasia e sai inventare dei bei racconti, c’è qualcosa che ti piace molto e ti appassiona per cui riesci a compensare autonomamente le difficoltà che normalmente hai nel fare altre cose che sembrano piacerti di meno? Questi sono solo degli esempi, ma prova a concentrarti e pensare a tutte le cose che ti riescono bene o in cui ti senti sicuro. Una volta trovate possono essere i punti sui quali costruire un metodo tutto tuo che ti aiuti nelle cose in cui al momento fai più fatica. 5) Scopri gli strumenti compensativi Lo sai che esistono tantissimi programmi per lo studio? Ad esempio, c’è una voce che si chiama sintesi vocale con la quale puoi leggere con le orecchie i libri. Ci sono i libri di scuola in formato PDF aperto nella biblioteca digitale LibroAID in modo che tu possa leggere con le orecchie anche quelli. Ci sono dei programmi con i quali puoi costruire delle mappe concettuali che potranno aiutarti sia nella fase di studio che quando dovrai affrontare le interrogazioni o i compiti in classe. Ci sono delle app apposta per poter prendere appunti, fare foto alla lavagna e registrare le lezioni. Ci sono anche tantissimi audiolibri, anche gratuiti, per permetterti di leggere tanti libri di narrativa. Sono tutte risorse che possono aiutarti a fare meno fatica e a impiegare meno tempo nel tuo impegno quotidiano, in modo che ti resti dello spazio per fare ciò che più ti piace. Prova a visitare il sito dell’AID e di Erickson e a cercare l’elenco dei software compensativi, sperimentali e prova a capire quale farebbe a caso tuo. 6) Sperimenta diverse strategie  Non esiste una ricetta uguale per tutti, perché ciascuno ha il proprio stile di apprendimento. Non ti scoraggiare quindi se senti che la strategia trovata da qualche tuo amico non va bene per te, perché tu devi trovare quella adatta a te. All’inizio può sembrare faticoso ma se troverai quella giusta vedrai che poi tutto inizierà a diventare meno difficile e più divertente. Puoi anche pensare di farti aiutare da qualcuno, esistono infatti dei doposcuola fatti apposta per questo, dove ci sono dei tutor specializzati nell’uso degli strumenti compensativi e possono aiutarti a capire quali fanno a caso tuo e possono aiutarti a costruire il tuo metodo di studio. Prova a chiamare l’Associazione italiana Dislessia per scoprire quali risorse ci sono nella tua città. 7) Usa ciò che ti piace per apprendere meglio A volte studiare può sembrare un appuntamento noioso, ma non deve per forza essere così. Ci sono un sacco di risorse per studiare in modo più divertente, ad esempio dei canali video come bignomi o repetita didattica, o altre risorse come le canzoni matematiche su youtube o le canzoni rap, come il rap delle ossidoriduzioni. Per studiare l’inglese ad esempio sono ottime le canzoni che più ti piacciono, trovi dei video in cui compare anche il testo ed è un ottimo allenamento per prendere familiarità con la lingua, per non parlare delle serie televisive, magari quelle che hai già visto in italiano puoi rivederle in lingua originale con i sottotitoli. 8) Impara ad organizzare il tuo tempo Abbiamo già detto che utilizzare gli strumenti e trovare un buon metodo di studio può aiutarti ad avere più tempo libero per poter fare ciò che ti va. È importante però che impari a organizzarti bene, a capire quanto tempo richiede il tuo appuntamento quotidiano con i compiti e lo studio. Importante è anche capire per quanto tempo riesci a mantenere la concentrazione, in modo che puoi programmare lo studio anche in base a questo, prevendendo eventualmente delle piccole pause ristoratrici che ti aiutino a ricaricarti prima di ricominciare a studiare. Oltre all’organizzazione del tempo ricordati anche di trovare delle strategie per organizzare il materiale che devi portare a scuola. potresti creare ad esempio un calendario con un codice colori o dei disegni per ogni materia per poter controllare di avere sempre ciò che ti serve sia a scuola che nel momento dei compiti. 9) Aiuta gli insegnanti e i genitori a comprenderti A volte per gli adulti non è facile capire cosa stai provando, quali sono le tue difficoltà e di cosa avresti bisogno. Cerca di aiutarli a capire e a capirti, in modo che ti possano aiutare, soprattutto di fronte alle tue difficoltà. Se per esempio ti stai impegnando tanto ma non arrivano i risultati che tu speri non ti scoraggiare e cerca di parlarne con chi sta vicino per capire meglio cosa ti può essere utile. Ricorda che i percorsi a volte sono lenti, ci vuole tempo per riuscire a trovare un equilibrio, ma confrontandoti con gli altri tutto può diventare più semplice. 10) Se qualcosa non sta andando bene parlane Se ti senti un po’ triste o arrabbiato quando vai a scuola, se non vai d’accordo con i tuoi compagni, se non puoi usare gli strumenti che a te servono parlane con i tuoi genitori o con chi ti sta vicino in modo che possano aiutarti e che tutto si sistemi. È infatti importante che tu ti senta bene, sicuro e a tuo agio.  A volte si fa fatica a dire ciò che si pensa, ci si vergogna o si pensa che nessuno possa capirci: non è così, non ti preoccupare e dai la possibilità a chi ti sta vicino di aiutarti a stare bene se qualcosa non va.
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Search-ME - Erickson 2 DSA
Un percorso didattico per gli alunni con DSA o altre difficoltà di letto-scrittura
Fare l’analisi fonologica, leggere e scrivere non sempre si rivelano compiti facili, soprattutto per gli alunni con difficoltà, con Disturbi Specifici dell’Apprendimento o di lingua madre diversa dall’italiano. Per aiutare tutti questi bambini è stato ideato il metodo «multisensoriale», che introduce una facilitazione sulla struttura fonologica delle parole attraverso l’impiego di indicatori visivi e tattili (immagine-colore-tatto). COME FUNZIONA  Questo metodo prevede di partire dalla presentazione di una sillaba che, essendo l’unità motoria minima di produzione del linguaggio, viene prodotta con facilità da qualsiasi bambino. Poiché, tuttavia, l’unità minima di produzione fonetica non coincide con l’unità minima di rappresentazione ortografica, bisogna aiutare il bambino a scoprire i singoli costituenti fonologici di ogni sillaba, dando loro un’autonomia percettiva prima ancora che ortografica.  Ad esempio, la struttura della sillaba “MA” è fatta di due componenti (M+A). Per identificare queste due componenti è stata data molta importanza all’aspetto visivo attraverso l’utilizzo del colore. La sillaba è stata identificata con due colori diversi (verde per le vocali, rosso per le consonanti) per marcare la distinzione tra consonante e vocale. È stato inoltre introdotto il canale tattile per rafforzare anche con altre modalità la differenza fra le componenti della sillaba. In particolare sono stati realizzati dei pallini colorati con superfici diversi da apporre sotto ogni lettera, lisci per le vocali, ruvidi per le consonanti. Ecco qualche esempio di attività per imparare a leggere e scrivere con il metodo multisensoriale. In questo esercizio si chiede al bambino di schiacciare con il dito indice il pallino verde e di ripetere insieme all’adulto: «A». In quest’altro esercizio, si chiede al bambino di colorare di verde le lettere «A» chiare e di scriverle nelle caselle lasciate vuote, partendo dal punto e seguendo le frecce numerate. Il bambino dovrà poi attaccare i pallini sotto le lettere, schiacciarli e ripetere ogni lettera a voce alta. In questo esercizio, il bambino dovrà attaccare il pallino verde-liscio sotto la vocale A e il pallino rosso-ruvido sotto la consonante M (verifichiamo con lui la differenza fra le superfici dei due pallini e invitiamolo a schiacciare con due dita i pallini). Aiutato dalla figura MANO, chiediamogli di: ripetere il suono sillabico MA; trovare le componenti della sillaba MA; schiacciare con un dito il pallino rosso-ruvido e produrre il fonema M; schiacciare con un dito il pallino verde-liscio e produrre il fonema A. Chiediamogli poi di colorare di rosso e verde le lettere chiare e di completare la parola MANO (nelle caselle con le lettere tratteggiate compare il rinforzo-colore). Per produrre graficamente le lettere ricordiamogli di partire dal punto e di seguire le frecce numerate. La stessa attività sarà ripetuta con le altre sillabe ME-MI-MO-MU.
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Search-ME - Erickson 3 DSA
La campagna Erickson - AID per approfondire le conoscenze sulla dislessia e sugli altri DSA.
Lo sai che… Mika, stella del pop, conosce 7 lingue (!!!), ma non sa leggere l’orologio? Non legge nemmeno lo spartito musicale, ma canta meravigliosamente e suona molti strumenti musicali! E Jennifer Aniston, da piccola, non era molto brava a scuola, ma è diventata un’attrice famosa. Il regista Steven Spielberg a scuola faticava a leggere e ha sviluppato una grande immaginazione. Immaginando, ha creato personaggi come il simpatico extraterrestre E.T. e film sui dinosauri come Jurassic Park! Che cosa hanno in comune questi personaggi, così diversi tra loro? Sono tutti dislessici… scopri le loro storie e quelle di molti altri, e come la dislessia ha cambiato, a volte in meglio, la loro vita.     Lo sai che… ci sono diversi modi di leggere e di imparare? Ognuno di noi ha il suo stile di apprendimento e le sue caratteristiche, così come qualcuno può essere più alto, più basso, biondo o bruno, bravo a giocare a basket o a suonare il piano. Anche nell’apprendimento ci sono delle peculiari caratteristiche che distinguono un individuo dall’altro e nessuna è più o meno giusta di un’altra, così come non è più corretto avere gli occhi blu o verdi, portare o meno gli occhiali.   Fra queste caratteristiche ci sono anche i DSA, ovvero i disturbi specifici dell’apprendimento. Si chiamano specifici proprio perché riguardano solo alcune difficoltà del sistema dell’apprendimento. Una peculiarità dei DSA è l’intelligenza, infatti uno dei parametri per la loro valutazione è proprio che il quoziente intellettivo sia nella norma o superiore alla norma.   Le persone con DSA, nonostante siano intelligenti e non abbiano problemi a capire le cose, hanno delle difficoltà proprio nelle aree della lettura, del calcolo e della scrittura, perché la loro caratterista è di non riuscire ad automatizzare i processi che stanno alla base di queste abilità specifiche. Questo non vuol dire che non riescano proprio a leggere o a scrivere, ma che per farlo devono fare molta fatica, usare tante energie e impiegare tanto tempo.   Per le persone con DSA è quindi necessario usare delle strategie di apprendimento che gli permettano di superare le difficoltà in questi compiti in modo da non ancorarsi sui loro punti deboli e poter sfruttare al massimo i loro punti di forza. Fra le strategie ci sono anche degli strumenti compensativi, ad esempio i software di sintesi vocale che consentono di “leggere con le orecchie” i testi, la calcolatrice per fare i conti o il computer per scrivere. Lo sai che…? si può imparare a valorizzare il potenziale di ciascuno, al di là delle difficoltà? In Italia la dislessia è ancora poco conosciuta. Secondo le recenti ricerche, i disturbi di apprendimento colpiscono circa il 3-4% degli alunni italiani. Questo significa che in una classe di 25 studenti è altamente probabile trovare un bambino o un ragazzo che manifesti una considerevole difficoltà negli ambiti della lettura, del calcolo e della scrittura. Un disturbo dell’apprendimento non è una difficoltà scolastica, che può essere temporanea, un disturbo dell’apprendimento pur non essendo una malattia, non è guaribile… rimane stabile nel tempo. Ci sono però diversi modi, come l’apprendimento di strategie utili e di metodi di studio funzionali, che possono essere adottati per aiutare le persone con DSA, valorizzando e tenendo conto di tutte le diversità in classe, con gli amici o a casa.
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Search-ME - Erickson 4 DSA
Lo sai che… adottando alcune strategie ogni insegnante può aiutare i propri alunni con DSA a valorizzare il proprio potenziale e a sviluppare il proprio stile di apprendimento
1) Cerca di prevenire Sollecita con giochi linguistici orali sui suoni delle parole (rime e sillabe) tutti i bambini che frequentano la scuola dell’infanzia. In questo modo puoi prenderti cura anche di coloro che, presentando difficoltà nella identificazione delle rime, nella scansione delle parole nelle sillabe costituenti o nel trovare le parole che si formano dall’unione di sillabe, potranno successivamente manifestare un disturbo specifico di apprendimento (DSA). Questi bambini riceveranno un grande aiuto e si potrà ridurre l’impatto del disturbo alla scuola primaria. 2) Sfrutta la plasticità cerebrale Le capacità dei bambini possono migliorare, sempre. Supporta lo sviluppo dell’abilità di lettura con esercizi specifici. Studi scientifici suggeriscono l’allenamento della lettura di bambini con dislessia attraverso il metodo sublessicale, cioè attraverso la proposta di attività per favorire l'identificazione immediata delle sillabe che compongono le parole.  3) Chiedi loro quello che ti possono dare “Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi, lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido“ Albert Einstein. Se riesci a calibrare le proposte didattiche in linea con le reali capacità di uno studente, se sei in grado di dargli gli strumenti di cui ha bisogno, se eviti di chiedergli ciò che non può fare, gli garantirai un apprendimento di successo, da vivere in una condizione di benessere. 4) Aiutali a compensare le abilità compromesse per garantire un apprendimento di successo Un allievo con dislessia può confondere parole dalla pronuncia simile o con significati simili, commettere errori di sequenzialità, recuperare parole con lettere invertite e sillabe omesse. È molto utile per uno studente con dislessia acquisire efficaci strategie di studio per immagazzinare con successo un nuovo lessico nella memoria a lungo termine e per essere poi in grado di recuperarlo con facilità. Un’efficace strategia di studio, ad esempio, è quella che implica l’uso di parole chiave. 5) Sostieni il loro studio con delle strategie ad hoc Lo studio, tradizionalmente, viene mediato dalla lettura, ma per gli studenti con dislessia questo può essere un problema. Per uno studente con DSA, imparare un adeguato metodo di studio significa possedere il principale e più importante strumento compensativo che affianca poi gli altri, sia tecnologici che didattici. 6) Facilita la loro memorizzazione attraverso le mappe…e non solo! Solitamente gli studenti con dislessia possiedono uno stile di apprendimento prevalentemente globale e intuitivo, ma faticano a memorizzare informazioni verbali. Per ovviare a questo si può aiutarli a memorizzare le informazioni attraverso canali ricettivi diversi, come quello visivo non verbale. Ognuno può usare lo strumento che preferisce: schemi, mappe, tabelle… D’altra parte, a una maggiore personalizzazione delle modalità di organizzazione di quanto appreso corrisponde una maggiore possibilità di memorizzazione. 7) Facilita il loro apprendimento dell’inglese e delle altre lingue straniere Gli studenti con dislessia faticano nell’apprendimento di una seconda lingua, soprattutto se questa è “opaca”, come la lingua inglese. È necessario allora adottare strategie per agevolare questo apprendimento. L’allievo con dislessia memorizza meglio le nuove parole se sono presentate in un contesto significativo, e non isolate: pertanto occorre aiutarlo ad ancorare le singole parole all’immagine mentale della situazione in cui sono state incontrate, attraverso canzoni e filmati in inglese, illustrazioni, mnemotecniche. 8) Supportali nella preparazione dell’esame di terza media L’esame di terza media è il primo esame con cui gli studenti si confrontano. Per chi fatica nell’apprendimento, questo sicuramente diventa un appuntamento molto temuto. Tuttavia è possibile, per genitori e insegnanti, supportare studenti con DSA, aiutandoli a organizzare il loro studio e insegnando loro delle metodologie di preparazione, che siano in linea con le loro caratteristiche cognitive.  9) Prenditi cura delle loro emozioni Spesso le difficoltà scolastiche sono accompagnate da ansia, frustrazione, desiderio di mollare. Queste emozioni hanno, poi, delle ricadute negative sull’apprendimento. È importante allora che gli insegnanti e i genitori non solo si prendano cura di questi vissuti per aiutare gli studenti con DSA a vivere la scuola in una situazione di maggior benessere, ma che riescano a prevenirli attraverso strategie di acquisizione di maggior consapevolezza delle proprie difficoltà, ma anche dei propri punti di forza. 10) Sostieni lo sviluppo della loro autostima. A causa delle frequenti situazioni di fatica e di fallimento che i bambini con DSA incontrano, la loro autostima in ambito scolastico solitamente non è molto positiva. Proporre giochi o riflessioni su questo può aiutare loro, come anche i loro compagni, a viversi in modo più positivo, accettando i propri limiti e sfruttando i propri talenti.
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Search-ME - Erickson 5 Dislessia
Erickson e Associazione Italiana Dislessia insieme per la quarta Settimana Nazionale della Dislessia per approfondire la conoscenza sui DSA
Dal 7 al 13 ottobre torna la campagna Lo sai che…?”, lanciata nel 2018 da Erickson e Associazione Italiana Dislessia con l’obiettivo di sensibilizzare e approfondire la conoscenza sulla dislessia e sugli altri disturbi specifici di apprendimento. Fulcro della campagna il manifesto illustrato da Daniela Tieni basato sulla parola “particolare”, ad indicare il peculiare modo di apprendere delle persone con DSA.  Lo sai che… la dislessia è un PARTICOLARE modo di apprendere? SCARICA QUI IL POSTER Personalizzare Scoprite insieme ai bambini le loro attitudini.  Il successo formativo è possibile per tutti. Agganci visivi Sostenete l’acquisizione delle informazioni utilizzando immagini e parole chiave, in questo modo alleggerirete la necessità di leggere per accedere ai contenuti. Rispetto della modalità di apprendere Scoprite il canale preferenziale che ogni bambino usa per apprendere e utilizzatelo tutte le volte che potete. Testi accessibili Utilizzate font senza fronzoli e aumentate l’interlinea per rendere la lettura più semplice e accessibile. Inclusione Aiutate i bambini a vedere le differenze come una ricchezza e ad apprezzare le proprie caratteristiche. Tutti siamo diversi e possiamo apprendere al meglio, attraverso strategie specifiche. Compensare Compensate la fatica dei bambini con DSA con strumenti adatti, ma non togliete loro la possibilità di trarre soddisfazione dall’aver raggiunto un traguardo scolastico grazie all’impegno profuso. Obiettivi Guidate i bambini nel darsi obiettivi possibili e nel raggiungerli in autonomia. Lasciare tempo per altro I bambini restano bambini e hanno bisogno di un po’ di tempo per fare quello che preferiscono. Autostima Valorizzate i punti di forza dei bambini e aiutateli a scoprire le loro aree di competenza. Rielaborare le informazioni scritte Aiutate i bambini a ricavare le informazioni principali da un testo e a rielaborarle secondo il loro stile di apprendimento: gli sforzi diventeranno più fruttuosi. Evitare i giudizi Non stigmatizzate l’errore ma guardatelo come un’opportunità per capire come aiutare meglio quel bambino. Vuoi sperimentare alcune possibili difficoltà che possono incontrare nella lettura le persone con dislessia? CLICCA QUI... E LEGGI GLI INCONTRI A TRENTO E ROMA  Gli incontri, dal titolo “Lo sai che… la dislessia è un particolare modo di apprendere?” sono in programma mercoledì 9 ottobre. Nella sede Erickson di Roma (ore 18.30) Nicoletta Perini (Erickson), Antonella Trentin (presidente AID-sezione Roma) e Marco Romano (referente dei genitori dell’AID – sezione di Roma) proporranno una riflessione su questo “particolare modo di apprendere”. Un’occasione per approfondire questo disturbo, in linea con il titolo della Settimana Nazionale 2019: “Diversi e Uguali: promuoviamo l’equità”. Le persone con DSA, infatti, hanno un diverso modo di apprendere o di svolgere il proprio lavoro, ma hanno lo stesso diritto di poterlo fare rispetto a chi non ha necessità di utilizzare i loro stessi strumenti. Durante l’incontro ci sarà possibile mettersi in gioco con un breve esperimento intitolato Mettiamoci nei panni di…  Un laboratorio esperienziale realizzato in collaborazione con Luana Astore e Fabiana Illiano (Telos Edizioni). Nella sede Erickson di Trento (9 ottobre, ore 18) è in programma un incontro con Dario Ianes (Libera Università di Bolzano e co-fondatore Erickson), Paola Venuti (Psicologia e Scienze cognitive dell’Università di Trento) e Sergio Messina (presidente nazionale dell’Associazione Italiana Dislessia) che insieme si confronteranno sulle strategie più efficaci da utilizzare in classe e a casa.   ... E IN FUTURO  Le iniziative di divulgazione e sensibilizzazione continuano anche online con una serie di attività social. E non solo. La collaborazione tra Erickson e AID vedrà i suoi frutti anche in primavera. È partito infatti un nuovo progetto editoriale, frutto della collaborazione tra l’Associazione Italiana Dislessia ed Erickson, con l’obiettivo di supportare gli insegnanti nella loro attività didattica. Una serie di volumi operativi sulle singole discipline scolastiche con 10 strategie attive essenziali per lo studente con DSA, ma utili anche a tutta la classe.
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Search-ME - Erickson 6 DSA
Lo sai che… ci sono molti modi con cui un genitore può aiutare il proprio figlio con dislessia a superare le proprie difficoltà
1) Se hai qualche sospetto rivolgiti ad uno specialista Se si hanno dubbi che un bambino/ragazzo abbia difficoltà d'apprendimento è necessario richiedere una valutazione specialistica. La diagnosi deve essere fatta da specialisti esperti mediate specifici test. Per tale valutazione ci si può rivolgere alla propria ASL di appartenenza (Servizio di Neuropsichiatria Infantile o Unità Operativa di Neuropsichiatria Infantile o di Neuropsicologia), oppure a specialisti che svolgono privatamente la libera professione. convenzionato o accreditato dall’ASL in base alla Consensus Conference 2012. Per conoscere gli specialisti presenti sul proprio territorio e attenersi alle leggi e norme regionali vigenti, consigliamo di rivolgersi alla sezione AID a voi più vicina. 2) Non ti preoccupare  Appena ricevuta la diagnosi può capitare che ci si senta inghiottiti in un vortice di nuove informazioni e non si sappia più cosa è giusto fare, si ha paura di sbagliare e si ha l’impressione di essere soli. Non vi preoccupate. Non siete soli e come di fronte a ogni cosa nuova all’inizio può sembrare tutto difficile, una matassa ingarbugliata. Cercate chi può aiutarvi a chiarire i vostri dubbi: gli specialisti che hanno redatto la diagnosi, i maestri e i docenti e l’Associazione Italiana Dislessia. 3) Trova un equilibrio nella valutazione della situazione È importante capire bene quali sono le difficoltà specifiche legate al DSA senza sottovalutarle e commettere quindi l’errore di credere che si tratti anche in buona parte di svogliatezza. Allo stesso modo però non bisogna diventare iper protettivi e credere che alcune difficoltà siano insormontabili. Bisogna trovare il giusto equilibrio, seguendo il percorso più giusto dato da diversi fattori: età, tipo di diagnosi, consigli degli specialisti e dei docenti. Per poter far capire a tuo figlio che i disturbi specifici dell’apprendimento non sono una difficoltà insormontabile ma una caratteristica da scoprire per poter sfruttare al meglio tutte le sue risorse è necessario che anche tu ne sia convinto. 4) Non nascondergli la verità È importante che i bambini sappiano del proprio disturbo specifico dell’apprendimento e capiscano di cosa si tratta. Infatti i bimbi si accorgono di avere delle difficoltà rispetto agli altri compagni e se queste non sono giustificate, non hanno un nome, possono iniziare a pensare erroneamente di essere meno intelligenti degli altri. Nel caso non sappiate come parlargliene prima preparatevi voi, capite bene di cosa si tratta, fatevi aiutare anche dagli specialisti che seguono vostro figlio. È importante che i bambini capiscano di non avere nulla di sbagliato, che si sentano al sicuro e che vivano serenamente la scoperta di questa loro caratteristica senza che gli venga nascosta credendo di proteggerli. Ci sono anche diverse risorse per parlare di dislessia ai bambini, come il libro “il mago delle formiche giganti “ di Andrea Biancardi o il film “Stelle sulla terra” di Aamir Khan. 5) Confrontati con gli specialisti e con i docenti Una delle parole chiave di questo percorso è collaborazione. Chiedi supporto, chiarimenti e aiuto agli specialisti e ai docenti e allo stesso modo collabora per permettergli di capire bene gli altri aspetti di vostro figlio che solo voi potete conoscere. Comprendete insieme qual è la strategia migliore per supportarlo e adottatela in ogni ambito, in modo che ci sia una continuità nelle strategie adottate e il percorso scelto si riveli funzionale. Ognuno ha il suo ruolo in questo ingranaggio che deve fluire in ognuna delle sue parti per permettere al bambino di vivere in un clima sereno, nel quale si sente accolto e supportato da tutte le figure di riferimento. 6) L’importanza dell’autonomia È importantissimo che i bambini e i ragazzi comprendano come compensare le proprie difficoltà trovando un metodo di studio adatto e gli strumenti compensativi a loro funzionali per sfruttare al meglio le loro potenzialità e non rimanere ancorati nelle proprie difficoltà. Dovranno quindi imparare, per esempio, a creare le proprie mappe concettuali, a capire come organizzare il proprio tempo, come prendere appunti, come poter leggere con le orecchie. Questo aspetto è fondamentale non solo per la mera sopravvivenza scolastica, ma per dare le basi di una percezione di autoefficacia che li aiuti ad essere individui pronti a trovare il proprio spazio nel mondo anche al di fuori dell’ambiente scolastico. È infatti pensate dover sempre chiedere l’aiuto a qualcuno, mano a mano che si cresce. Da piccoli è normale che vengano affiancati anche dai genitori, ma bisogna stare attenti a non diventare i loro strumenti compensativi primari e a non sostituirsi a loro. Esistono dei percorsi specifici per indirizzare i ragazzi nella scoperta di queste strategie, puoi chiedere informazioni ad uno specialista oppure all’AID. 7) Il voto non è tutto A volte diamo troppo peso alle valutazioni, sia positive che negative, togliendo importanza al percorso e focalizzandoci solo sul risultato che diventa ingombrante e spesso scambiato come bollino di lascia passare o meno. Insegniamo ai ragazzi l’importanza del percorso, quando hanno fatto un’interrogazione non chiediamogli subito “che voto hai preso?” ma cosa ha imparato, su che domande si è sentito di aver risposto bene e su quali invece ha avuto più difficoltà. Premiamo quindi ogni traguardo del percorso e quando invece c’è una caduta andiamo a comprendere quali sono le motivazioni. Gli errori sono da vedere come occasioni per comprendere meglio come affinare il piano di azione, sono importanti sentinelle che ci possono aiutare a capire meglio se ci sono dei passaggi che non sono stati compresi o se si è usato lo strumento sbagliato in modo da fare un lavoro mirato e graduale per non lasciare delle lacune che poi rischiano di diventare buchi neri se sottovalutate. 8) C’è tempo e tempo A volte i ragazzi, soprattutto se ancora non hanno trovato un metodo di studio e non usano strumenti compensativi adatti, passano tantissimo del loro tempo sui libri, rinunciando così ad altre attività che potrebbero essere per loro importanti, gratificanti o rilassanti. Se ti accorgi che tuo figlio passa la maggior parte del suo tempo sui libri vuol dire che c’è da lavorare per trovare gli strumenti e le strategie giuste per lasciargli il tempo che gli spetta, quello del gioco e quello necessario a coltivare le sue passioni e interessi extra-scolastici. Ci deve essere un tempo dedicato allo studio e un tempo dedicato a tutte le altre componenti della vita. 9) Stai attento ai piccoli segnali Se ti accorgi che rifiuta di portare a scuola gli strumenti compensativi, che ogni tanto è nervoso, triste, arrabbiato o particolarmente silenzioso, se ha forti mal di pancia prenditi un attimo per capire cosa sta succedendo e poi comprendi come agire. Spesso infatti la componente emotiva viene sottovalutata ma è una fetta molto importante e delicata della vita dei ragazzi con DSA. Se ci sono dei segnali di malessere vuol dire che qualcosa non sta funzionando come dovrebbe, raccogli i segnali e fatti aiutare da uno specialista o chiamando AID per capire meglio come aiutare il ragazzo in questo momento difficile. Un ambiente sereno in cui il ragazzo si sente a proprio agio è indispensabile: se qualcosa turba la sua serenità può compromettere il suo percorso. 10) Se vedi che qualcosa non va chiedi aiuto: non agire a cose fatte Questo è un consiglio sempre valido, in ogni fase del cammino. Nel caso il bimbo sia ancora piccolo ma ti accorgi che fa particolarmente fatica a leggere o a scrivere, se ha già una diagnosi ma ci sono problemi con la scuola o non hai trovato chi può supportarvi, se manifesta qualche segnale anomalo a livello emotivo, ecc. è sempre meglio fare una telefonata in più se si ha qualche dubbio piuttosto che trascinarli i dubbi e non intervenire su ciò che deve essere sistemato nel percorso. Capita che a volte il tran tran della vita ci faccia procrastinare alcune cose. Cerca di limitare la procrastinazione se qualcosa non va perché purtroppo a cose fatte è più difficile intervenire. Se per esempio non viene fatto il PDP o non viene rispettato chiedi un confronto con la scuola, per esempio parlando con il referente BES/DSA, oppure contatta il servizio di Help-line dell’Associazione italiana dislessia per avere dei consigli mirati in base alle difficoltà che state trovando.
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