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Search-ME - Erickson 1 DSA
Otto suggerimenti per i genitori di ragazzi con DSA da parte di Giovanna Fola, docente di scuola primaria e formatrice AID, Associazione Italiana Dislessia
Con l’emergenza sanitaria ci siamo trovati improvvisamente ad affrontare un cambiamento epocale, che sicuramente lascerà profonde tracce nelle vite personali e nella memoria collettiva. Anche il mondo dell’istruzione non poteva rimanere indenne al nuovo corso degli eventi e ha dovuto trasformarsi radicalmente: la scuola è entrata nelle pareti domestiche come mai era successo; anzi, la casa è divenuta scuola. Attraverso la didattica a distanza si è potuto continuare a “fare scuola” nonostante il distanziamento sociale. Ma cosa significa per un ragazzo con DSA fare scuola a casa? Quali implicazioni ne derivano per la vita familiare? Cosa può o deve fare un genitore di un alunno dislessico alle prese con la didattica a distanza? Questo nuovo modo di far scuola ha in sé molte potenzialità, ma nello stesso tempo nasconde elementi di criticità che possono diventare ulteriori ostacoli nel percorso degli alunni con DSA. Di conseguenza si rende necessaria nella progettazione e nella realizzazione delle attività a distanza un’attenzione particolare alle peculiarità di questi studenti. È quanto ribadito anche dalla nota 388 del 17 marzo 2020 del Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e di formazione, che richiama al rispetto del PDP e all’utilizzo degli strumenti compensativi e dispensativi. Il PDP nella didattica a distanza Eppure, nonostante le indicazioni ministeriali, vi sono famiglie che si trovano di fronte al problema della mancata applicazione del PDP nella didattica a distanza. Cosa fare quindi? La non attuazione delle indicazioni previste dal PDP è una problematica sperimentata dai genitori dei ragazzi con DSA anche nella didattica tradizionale, ma credo che nel quadro delle attività a distanza meriti un’attenzione particolare, alla luce della quale si può individuare una possibile via di soluzione. I PDP sono stati predisposti dai consigli di classe nei primi mesi di scuola, quando la didattica a distanza era un’idea futuristica che nella prassi quotidiana era riservata a un numero esiguo di studenti. Improvvisamente è diventata l’unica via per fare scuola, sebbene l’istituzione scolastica e la società in genere non fossero pronti per farlo. Docenti e genitori si sono trovati a gestire l’emergenza, così come è accaduto in ogni settore delle nostre vite. La didattica a distanza è partita faticosamente, mossa principalmente dalla buona volontà dei singoli docenti. Questa lunga premessa è necessaria per comprendere il contesto in cui si pone il problema dell’adeguamento della nuova didattica ai bisogni e alle caratteristiche dei ragazzi, problema che coinvolge sia gli insegnanti sia le famiglie. Da un lato ci sono gli insegnanti, che sperimentano strumenti senza riuscire a vederne l’efficacia in modo diretto e immediato; dall’altro c’è lo studente, e i genitori al suo fianco, che deve riorganizzare il proprio percorso all’interno di un ambiente di apprendimento domestico, estremamente diverso da quello cui era abituato. Purtroppo, nessuno degli attori coinvolti è in grado di conoscere e capire a fondo la realtà che l’altro sta vivendo. È questo un pericolo sempre presente tra scuola e famiglia, in ogni situazione e per tutti, ma lo è maggiormente quando la relazione educativa verte attorno alla figura di un alunno con DSA. Ho sperimentato tale difficoltà in prima persona, come madre di una ragazza dislessica da un lato e docente di scuola primaria dall’altro. Tra le mura domestiche ho vissuto le sofferenze e le fatiche dei genitori: il disorientamento dinnanzi a un figlio così diverso dall’immagine ideale che mi ero costruita; i sensi di colpa; l’inadeguatezza nella relazione parentale; le ansie per i risultati scolastici e soprattutto per il suo benessere emotivo; il dolore per il rifiuto di una diversità che sembra così pesante da portarsi appresso; le preoccupazioni per il futuro; le ore passate a svolgere i compiti o meglio a provare mille strategie per convincere la figliola a farli! Eppure tutti gli sforzi miei, di mia figlia e della famiglia intera arrivavano solo parzialmente sui banchi di scuola, dove il tutto finiva condensato in un asettico numero. Tra le mura scolastiche, d’altra parte, ho sperimentato le difficoltà di un docente: l’impotenza dinnanzi a genitori che non vogliono vedere e capire le fatiche del figlio; l’insoddisfazione e il senso di inadeguatezza quando, nonostante tutti i possibili tentativi, non riesci a trovare la strada per favorire l’apprendimento di quel particolare alunno; il disagio per una relazione faticosa; i problemi nella gestione del gruppo classe che schernisce la diversità; le ore passate a completare documenti che sembrano inutili pratiche burocratiche. Eppure, anche come insegnante, mi è capitato di pensare che tutti i miei sforzi non fossero serviti e soprattutto non fossero stati capiti dai miei interlocutori, alunni e genitori. Nella didattica a distanza il divario scuola - famiglia aumenta, giacché il processo di insegnamento – apprendimento e la relazione educativa devono passare solo attraverso gli strumenti tecnologici, con i limiti che ne derivano. L’alleanza educativa scuola - famiglia Di fronte al pericolo di un contrasto c’è solo una via di soluzione: l’alleanza educativa scuola – famiglia. Se questa era essenziale prima, ora diventa vitale per permettere una reale conoscenza e comprensione reciproca. Nella didattica a distanza la relazione docente – alunno/ genitore deve essere implementata, pur con le caratteristiche che la contraddistinguono. È necessario creare e mantenere un dialogo continuo per favorire un confronto proficuo ed evitare fraintendimenti o errori spiacevoli. Qui non si tratta solo del rispetto del PDP, che resta comunque fondamentale; stiamo provando sul campo la più grande sperimentazione con la quale il sistema scolastico italiano si sia mai cimentato. In tale contesto può accadere che l’insegnante utilizzi metodologie inadeguate per l’alunno con DSA, che non rispondono ai suoi bisogni e magari in contrasto con quanto previsto dal documento ufficiale firmato all’inizio dell’anno scolastico. I genitori devono segnalare il problema contattando il docente. I colloqui in presenza non sono possibili, ma si può inviare una mail al diretto interessato e/o agli indirizzi istituzionali reperibili sui siti degli Istituti stessi, al referente DSA o al Dirigente Scolastico. Naturalmente è importante farlo con spirito di collaborazione e rispetto del ruolo del docente. Non servono accuse o suggerimenti didattici ma informazioni chiare sulla base delle quali trovare soluzioni innovative e funzionali, condivise dalle parti. Affinché il dialogo risulti efficace deve essere ispirato da un atteggiamento di reciproca comprensione e di rispetto delle fatiche e delle difficoltà dell’altro, alunno, genitore o insegnante che sia. In questi frangenti siamo tutti in battaglia e possiamo farcela solo se puntiamo all’unione ed alla collaborazione. Il “genitore - insegnante” I problemi dei genitori con la didattica a distanza non si esauriscono nella relazione con i docenti. Resta infatti un nodo ben più urgente e cruciale: la relazione genitore – figlio che, nel caso dei ragazzi con DSA, è spesso messa a dura prova proprio sul terreno del rendimento scolastico e lo è maggiormente nell’epoca del coronavirus. Ci siamo trovati improvvisamente rinchiusi nelle nostre case a vivere fianco a fianco senza sosta, costretti a riorganizzare ritmi e spazi (oltre che PC, contesi tra gli utenti della famiglia) alla ricerca di nuovi equilibri. In alcune situazioni abbiamo perso importanti risorse che ci supportavano nel lavoro genitoriale. Cosa fare? Probabilmente molte mamme come me si saranno sentite rivestite della mansione di insegnanti. Avranno iniziato a seguire pedissequamente il gruppo whatsapp della classe, a controllare il registro elettronico e ogni possibile piattaforma alla ricerca spasmodica dei compiti, a mettersi sedute a fianco del bimbo/ragazzo per lo svolgimento delle attività richieste. Tale atteggiamento però nasconde un grave rischio: metterci al posto del figliolo e limitarne l’indipendenza. Il compito fondamentale dei genitori, invece, è quello di aiutare i figli a crescere. Nel caso di un ragazzo con DSA significa dargli la possibilità e gli stimoli per fare da solo, per diventare autonomo, anche nelle questioni scolastiche. È vero che questi figli richiedono attenzioni e strategie particolari, ma dobbiamo capire quando l’aiuto sia veramente efficace e come darlo senza annullare l’altro. La presenza del genitore a fianco dei piccoli è quasi indispensabile; tuttavia, con il passare del tempo, deve gradualmente ridursi per evitare di diventare lo strumento compensativo per eccellenza. Ci sono poi momenti di grandi cambiamenti, come l’attuale, che richiedono particolare attenzione. Per questo è necessario continuare ad esercitare una sorta di vigilanza attiva anche nei confronti dei più grandi per capire se e come intervenire per supportare il ragazzo senza però limitarne l’indipendenza. È importante in ogni caso che il genitore non si identifichi con l’insegnante e non si dimentichi del suo ruolo primario, per non incorrere nel rischio di rovinare la relazione parentale in nome dei risultati scolastici. Purtroppo nell’emergenza sanitaria è la situazione stessa che ci pone nelle condizioni di una nostra maggior presenza nella vita scolastica dei figli, ormai ridotta all’ambito domestico. Tuttavia non dobbiamo mai perdere di vista il fine ultimo: la crescita, l’autonomia. Alla luce di ciò possiamo orientare e guidare i nostri figli. Come è possibile farlo concretamente senza sostituirci a loro? Ecco una serie di suggerimenti. Otto suggerimenti per i genitori per affiancare i figli con DSA nel lavoro a casa Organizzare gli spazi Cerca di individuare un luogo tranquillo e riservato dove il bambino/ ragazzo possa seguire le lezioni e svolgere i compiti, attrezzandolo con tutti i materiali necessari. È importante che lo studente abbia uno spazio in cui “sentirsi a scuola”. Pianificare le attività I ragazzi con DSA faticano spesso a organizzare e gestire il tempo. Nell’attuale situazione sono saltate alcune importanti routine e ce ne sono di nuove. Pertanto è molto utile aiutare il ragazzo a pianificare le lezioni e gli impegni relativi ai compiti, senza però dimenticare lo spazio per le attività extra scolastiche. Organizzare i compiti Suddividete i compiti, prevedendo tempi adeguati di esecuzione inframezzati da pause. “Affiancare discretamente” Con i bambini più piccoli o in casi particolari potrebbe essere utile un intervento facilitatore del genitore per fornire un supporto rispetto alle abilità rese deficitarie dal disturbo. In generale è importante controllare la comprensione delle consegne. Se necessario, fate voi la prima lettura o rileggete se il bambino sembra non aver capito. Inoltre, esistono molte risorse online utili per favorire l’apprendimento in tutte le aree disciplinari e per tutte le fasce di età. Questi strumenti ben si adattano alle caratteristiche dei ragazzi con DSA, fornendo input a livello sia uditivo sia visivo. È possibile trovare informazioni al riguardo sul sito dell’AID in un’apposita sezione dedicata alla didattica a distanza. Stimolare l’uso degli strumenti compensativi informatici L’uso del PC è importante per un alunno con DSA, ma è talvolta considerato dai ragazzi stessi come un simbolo della loro diversità e pertanto rifiutato. In questo momento storico, invece, il PC è condiviso da tutti. Che occasione per motivare i nostri figli ad usarlo! Usare gli indici testuali nelle attività di studio Lo studio è un’attività complessa che necessita l’acquisizione di uno specifico metodo, il cui insegnamento è competenza della scuola. Tuttavia il genitore può aiutare il ragazzo ad osservare gli indici testuali (titoli in grassetto, sottolineature, scritte colorate, figure con didascalie) per cogliere le parole chiave da utilizzare poi per la costruzione di una mappa. Quest’ultima attività può essere inizialmente svolta insieme al bambino, con carta e penna o con gli appositi software. Controllare il lavoro Stimolate vostro figlio a rivedere il proprio lavoro per correggere eventuali errori, anche mediante l’utilizzo della sintesi vocale e del correttore ortografico. Valorizzare i progressi Cercate sempre i progressi, i miglioramenti, che vostro figlio compie nel suo lavoro. Sentirsi riconosciuto ed apprezzato lo aiuterà ad accrescere l’autostima e la fiducia in sé stesso. Così facendo possiamo aiutare i ragazzi nei compiti, mantenendo però una sana relazione genitore – figlio. In essa è fondamentale un atteggiamento di ascolto e dialogo, a maggior ragione in questa situazione dove molte certezze sono venute meno. Parliamo con i nostri figli, cercando di capirne vissuti e sentimenti e trascorriamo con loro del tempo di qualità. Costretti fianco a fianco in casa, possiamo permetterci di giocare, leggere storie appassionanti o guardare programmi televisivi insieme, commentando e riflettendo sul significato di quanto vediamo e soprattutto di quanto stiamo vivendo. L’essere genitori è la certezza rimasta che ci permette di traghettare noi e le nostre famiglie al di là della crisi e delle difficoltà verso nuove speranze.
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Search-ME - Erickson 2 DSA
Paola Ruffini, presidente della sezione dell’Associazione Italiana Dislessia di Teramo, racconta com’è la scuola a distanza dal suo punto di vista di mamma di un ragazzo con DSA
Agrodolce. È questo il sapore che caratterizza le nostre giornate di quarantena. Sono successe cose straordinarie, ma la realtà resta comunque molto faticosa e sempre più spesso avvertiamo il bisogno di tornare al passato e alla normalità. Sperimentiamo insomma un momento pieno di contraddizioni, dove non mancano gli alti e bassi. La vita è un miscuglio di ingredienti che impregnano i nostri rapporti domestici, quotidiani, scolastici e che immancabilmente convivono. Non è facile per nessuno! Alle prese con una esistenza cambiata troppo velocemente che si vorrebbe con un colpo d’ala rimuovere. Il lavoro si ferma, le relazioni strette si allontanano, la scuola si avvicina alle famiglie con nuove modalità, è infatti a distanza. Sì, la scuola! Da tanto sognavi di avere una scuola al passo con i tempi, che privilegiasse la tecnologica e la creatività! Una scuola che riuscisse ad ispirare una crescente passione per l’apprendimento. Lo studio diventa infatti una specie di importante mezzo salvifico per il momento tanto irreale che stiamo vivendo! Ma non è banale, né semplice con Giorgio, un figlio dislessico, disgrafico, disortografico e discalculico. Però assisti a un piccolo miracolo: dopo quattro giorni dall’interruzione ufficiale, la scuola di tuo figlio si attiva, si impegna, riparte, è vicina! Ci sentiamo fortunati, per certi aspetti anche privilegiati. Si realizza quello che hai sempre auspicato per lui: l’utilizzo della tecnologia, verso cui l’hai spinto da quando era piccolo per superare le sue difficoltà; la presenza attiva del genitore, la collaborazione scuola-famiglia. Non è forse questa la rete educativa che tanto sostenevi? La famosa corresponsabilità che pattuiscono i genitori e insegnanti a inizio anno? I primi tempi con la Didattica a Distanza: l’impegno e l’entusiasmo Giorgio , gli insegnanti si mettono in discussione e con loro, noi genitori. Ora si impara tutti, tutti insieme! Si studiano cose nuove, i docenti, gli alunni, le famiglie. Oltre ai contenuti si acquisiscono competenze, per alcuni è tempo di perfezionarle, per altri di utilizzarle. E ci si comprende, tutti! O quasi. Nella scuola, come si sa, ci sono sempre anche mediocri insegnanti e cattivi allievi. Comunque ciascuno fa quel che può, alcuni danno il massimo. Alle prese con una modalità scolastica nuova. I tempi si dilatano, i ragazzi appaiono euforici, gli insegnanti soddisfatti per il lavoro svolto, i genitori si sentono parte attiva nella scuola. E osservi lui, tuo figlio, felice di assistere ad una lezione live, di rivedere i compagni. Lo guardi, è attento a seguire le lezioni per imparare a caricare compiti, scansionare documenti e utilizzare il calendario digitale. E lo osservi ancora mentre ascolta l’audio della sua prof che legge un passo dell’Iliade e che da questo prende spunto per assegnare uno storytelling. Giorgio ha affrontato i suoi timori e li ha scritti, riuscendo a trovare soluzioni creative per superarli. Con sguardo premuroso e discreto lo osservi mentre segue lezioni, tutorial, video e ascolta audio preparati dai suoi insegnanti, realizza lavoretti geometrici per la festa del papà, prepara le slides per un ricerca di gruppo. Lo accompagni inevitabilmente nell’aiuto compiti e nell’utilizzo delle nuove tecnologie didattiche. All’inizio il tuo sostegno è assiduo, ora con gioia lo vedi camminare quasi da solo. Ti adoperi, trovi il programma compatibile con la piattaforma utilizzata dalla scuola per supportare la sua disgrafia e disortografia. Trovi il digitalizzatore vocale! La prof più tecnologica ti suggerisce il sintetizzatore vocale incorporato. Tutti impegnati e lui impara. Tutti allievi che assolvono al meglio il loro compito! E poi c’è il prof di sostegno che attiva un corso per confrontarsi con i ragazzi sulle difficoltà di questa didattica distante che vuole però, essere più vicina. Lo fa titolandolo “Spazio di incontro, condivisione ed altre frivolezze”. La Didattica a Distanza dopo il primo mese: la stanchezza e la privazione di tempo libero È trascorso un mese, siamo tutti stanchi però, Giorgio per primo. E ripensi alle frivolezze del prof, alla necessità estrema di una pausa che noi e Giorgio rivendichiamo ai professori che vorrebbero andare avanti con i compiti anche durante le vacanze. Mio marito, mio figlio ed io invece decidiamo che per Pasqua ci si ferma. Si respira. Riassaporiamo appieno la genitorialità che in questi giorni è stata messa da parte e che tanto ci è mancata. Ci si accorge che il tempo di dare a Giorgio altri stimoli oltre alla scuola si è interrotto. Anche a casa abbiamo dovuto reinventarci, riorganizzarci con la nuova quotidianità. E ricordiamo i tempi in cui la sua tutor lo accompagnava nei compiti con risate e confidenze e ci permetteva di fare la mamma ed il papà, di giocare con lui, di coccolarlo, di fargli scoprire le cose che gli piacciono. Nei giorni di quarantena abbiamo avuto poco tempo per questo! E dopo la pausa pasquale comprendi che è giunto il momento di entrare nella “Fase due” della scuola e della famiglia. Se fino ad ora questa situazione eccezionale e non prevista ci ha resi tutti troppo impegnati, disponibili alle esigenze di una scuola che cercava di andare avanti, ci ha coinvolto senza porre limiti….. Adesso vorremmo tornare a una sorta di normalità seppure da reclusi. Non vorremmo più le videolezioni di pomeriggio. Ci piacerebbe che la scuola tornasse ad essere confinata ai suoi tempi naturali. Ci rendiamo conto delle difficoltà che impongono di estendere l’orario: gli insegnanti impegnati in più classi e le famiglie che hanno più figli ed un solo Pc. Però siamo stanchi, non ne possiamo più. Noi e Giorgio, il pomeriggio vorremmo fare altro: vedere un museo virtuale, fare ginnastica e ridere insieme, ascoltare un audio libro, giocare con il cane, cucinare… Intanto ho deciso di non assistere più alle lezioni live delle materie in cui ha più difficoltà. Alcuni insegnanti dedicano intere lezioni a correggere i compiti, facendo leggere gli esercizi assegnati. Mi accorgo che Giorgio si sente escluso ed annoiato e come lui altri ragazzi. E allora ti vien voglia di chiamare l’insegnante per ricordare che la scuola è anche un momento di socialità e di didattica partecipata ed inclusiva. In questo tempo abbiamo dimenticato tante cose, abbiamo dimenticato che Giorgio, come i suoi compagni, ha 11 anni e che della scuola amava anche le chiacchiere con i prof, gli scherzi con i compagni e la ricreazione. Ora si è in qualche modo costretti ad essere tutti seri, troppo seri! Nella “Fase due”, dopo che la scuola ha a distanza ha superato la fase di rodaggio, dovremmo impegnarci di più a ritrovare un’armonia nelle relazioni. Un primo bilancio della Didattica a Distanza, tra luci e ombre Di quest’esperienza vedo luci ed ombre. Credo che in questi tempi convulsi di scuola digitale, i docenti abbiano potuto comprendere meglio la fatica che i ragazzi con DSA e le loro famiglie affrontano da sempre. In questi giorni, infatti, tutti si sono impegnati ad accompagnare gli studenti a utilizzare una didattica diversa, nuova. Molti ragazzi e famiglie, però, non ce l’hanno fatta. Alcuni per mancanza di tempo, altri perché poco avvezzi alla tecnologia, altri ancora perché stanno convivendo con dolori familiari. La didattica anche quella a distanza, continua a delegare molto ai genitori che sono diversi per estrazione sociale e culturale, e, così facendo, rischia di amplificare le differenze e di allontanare invece di avvicinare, di escludere invece di includere. La scuola è di tutti! Un diritto da rivendicare per i nostri ragazzi con DSA e per i tanti studenti a cui, oggi non vengono garantiti integrazione e sostegno. Mi rendo conto che adesso è un momento particolarmente critico, ma dobbiamo provarci lo stesso.
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Search-ME - Erickson 3 DSA
La DAD ha posto diverse sfide e difficoltà a docenti, famiglie e ragazzi con DSA.
L’emergenza Coronavirus ha messo la scuola, i ragazzi e le famiglie a dura prova. Ma, malgrado tutto, ha dato vita a sperimentazioni di massa che saranno senz’altro utili per il futuro quando, si spera presto, si tornerà alla normalità. I computer, le piattaforme, d’ora in poi faranno parte dell’insegnamento, come quello in presenza sui banchi di scuola. La Didattica a Distanza per moltissimi docenti, abbastanza digiuni di informatica, è stata una vera e propria sfida, ma molti l’hanno raccolta. Non è stato facile catturare l’attenzione dei ragazzi, riuscire a essere efficaci e attenti ai bisogni di ciascuno, non solo alle difficoltà degli studenti con Disturbi Specifici di Apprendimento, ma a quelle dei ragazzi che non sanno usare un computer, che magari non hanno una famiglia in grado di assisterli, o addirittura privi della connessione Internet. La Didattica a Distanza in molti casi ha acuito le differenze sociali e culturali. I ragazzi e i bambini soffrono tra l’altro una vita costretta in spazi ristretti, l’assenza di amici e compagni; i più piccoli la mancanza del rapporto empatico con le maestre e i maestri. Le famiglie fanno quello che possono, spesso perdono ore a fotografare o scannerizzare compiti, ad aiutare i figli a connettersi alle varie piattaforme, alle chat di Whatsapp con i docenti o interrogazioni su Skype. Tutto magari cercando di conciliare questo impegno extra con il lavoro da casa, anch’esso a distanza. O celando l’angoscia per il lavoro che non c’è, un parente malato o peggio. Il pomeriggio e la sera padri e madri si dedicano a creare attività insieme ai figli, diverse dallo studio, per distrarli, tenerli occupati e dare loro una parvenza di normalità. Ė questo che vi racconteranno, offrendovi molti spunti di riflessione, alcune testimonianze che abbiamo raccolto: quella di Giovanna Fola, una docente, formatrice AID e madre di una ragazza dislessica, una donna capace quindi di vedere il problema da due punti di vista diversi; e quelle di tre presidenti AID, rel="noopener noreferrer" madri di figli con DSA: Stefania Zini di Bologna, Paola Ruffini di Teramo e Silvia Manni di Taranto. L’Associazione Italiana Dislessia, inoltre, sul proprio sito www.aditalia.org ha pubblicato diversi articoli e video sulla DaD che offrono consigli e materiali utili sia agli insegnanti che ai genitori.
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Search-ME - Erickson 4 DSA
10 sfide da cogliere con la DaD da parte degli studenti, dal punto di vista di Cristina Fabbri e Carolina Tironi, formatrici Associazione Italiana Dislessia
.citazione-filosofica{text-align: left; font-size: 1rem !important; line-height: 1.3rem !important;} 1. RESPONSABILITÀ “Consideriamo che, anche per altro verso, c’è ragione di sperare che tutto ciò sia un bene.” (PLATONE, APOLOGIA DI SOCRATE) La costituzione italiana colloca lo studio tra i diritti fondamentali nel nostro Paese. L’articolo 34 ricorda che “La scuola è aperta a tutti”. Se da un lato quindi è dovere dello stato mettere tutti gli studenti nella condizione di avere accesso all’istruzione, dall’altro è dovere di ogni studente riconoscere il proprio ruolo di cittadino attivo. In un sistema sociale che sta cambiando, oggi gli studenti si trovano di fronte ad una nuova sfida: reinventare e reinventarsi per poter vivere la scuola in maniera efficace attraverso la didattica a distanza. Si rende necessario, quindi, riconoscere di trovarsi in un momento di complessità sociale in cui la storia non solo la si studia, ma la si sta vivendo direttamente. È molto probabile che le vicende che caratterizzano questo segmento storico, verranno studiate in futuro dai figli degli studenti di oggi. È importante che ogni studente si assuma le proprie responsabilità e provi ad affrontare con determinazione la sfida che la scuola lancia: adattarsi e crescere all’interno di un sistema rinnovato, la cui innovazione si costruisce giorno per giorno. Se è vero che oggi si stanno gettando le basi per la scuola di domani, è doveroso agire affinché la didattica a distanza si costituisca come una occasione di crescita, di apprendimento e di scambio. Diventa fondamentale fare in modo che questo nuovo modo di vivere la scuola non ne snaturi la funzione primaria, che si esprime nel dovere di contribuire alla crescita culturale, sociale e umana degli uomini e donne di domani. Si tratta di un obiettivo raggiungibile solo se docenti e studenti imparano a riconoscersi co-protagonisti di uno stesso percorso. Ma come si può agire il proprio senso di responsabilità all’interno della didattica a distanza? Prima di tutto tenendo presente che è prioritario rispettare la privacy di compagni e docenti. Conoscere le norme che regolano la sicurezza del web dovrebbe costituirsi come una condizione imprescindibile. La conoscenza dei rischi a cui gli scambi sul web possono condurre, rappresenta una necessità non solo nel pieno rispetto degli altri, ma anche come tutela di se stessi. La scelta di password con un ampio margine di sicurezza, l’utilizzo responsabile delle videocamere e dei microfoni, il rispetto del divieto a registrare se non autorizzati, rappresentano alcuni tra i principali atteggiamenti che sarebbe importante adottare. È innegabile infatti che nel momento in cui lo studente agisce il proprio ruolo in maniera responsabile, si pone nella condizione non solo di poter apprendere nella maniera più efficace, ma anche di offrire il proprio contributo concreto al miglioramento del sistema scolastico e quindi sociale. Uno studente responsabile è soprattutto un cittadino in grado di offrire e coltivare il meglio di sé. 2. APPROCCIO METACOGNITIVO “Conosciti, perché una volta che conosciamo noi stessi, possiamo imparare a prenderci cura di noi, altrimenti non succederà” (SOCRATE) “Imparare senza riflettere significa sprecare energia.” (CONFUCIO) La metacognizione, così come definita da Cesare Cornoldi, rappresenta l’insieme delle “idee che un individuo possiede sul proprio funzionamento mentale e che includono le impressioni, le intuizioni, le autopercezioni (…) e tutte le attività cognitive che presiedono a qualsiasi funzionamento cognitivo e che includono la previsione, la valutazione, la pianificazione, il monitoraggio”. Possedere un atteggiamento metacognitivo nei confronti dello studio significa quindi prestare attenzione alle specifiche modalità che caratterizzano i propri processi di apprendimento scolastico. Lo studente, adottando un approccio metacognitivo, è in grado di stabilire, ad esempio, se la lezione online ha un ritmo troppo incalzante per poter essere sostenuta, ed adottare, in tal caso, strategie specifiche per far fronte alle difficoltà di attenzione. Attraverso l’attenzione sistematica ai propri processi di apprendimento, lo studente è in grado anche di stabilire se le attività legate ai compiti per casa siano sostenibili in maniera autonoma o se si rende necessario il supporto di altri ausili. In tal caso, il riconoscimento delle proprie difficoltà può costituire un’ottima occasione di crescita personale in un’ottica di promozione dell’autonomia. Anche l’attenzione alla propria risposta emotiva nei confronti delle nuove esperienze scolastiche, ad esempio nel corso delle prove di verifica orali o scritte, può costituire un’occasione per imparare ad adottare strategie efficaci per migliorare la prestazione. Nella scuola secondaria di primo e secondo grado, infatti, diventa fondamentale sviluppare competenze personali che mettano lo studente nella condizione di “fare da solo”, sganciandosi, in maniera graduale, dal supporto metodologico e psicologico dell’adulto. Lo sviluppo delle abilità metacognitive può consentire allo studente, per esempio, di rendersi consapevole dell’eventuale complessità percepita, relativamente al carico di studio nelle differenti discipline e di stabilire un sistema di organizzazione che sia realmente funzionale alle proprie caratteristiche. 3. ORGANIZZAZIONE “Non è importante quanto sei occupato, trova il tempo per riflettere, pensare, dare e pianificare.” ( JIM ROHN) La parola organizzazione rappresenta la capacità di programmare le attività da svolgere e di pianificare il tempo necessario. La didattica a distanza può in parte aiutare la programmazione settimanale, perché gli eventi sono spesso collegati ad un calendario digitale, ma questo potrebbe anche non accadere. Un buon utilizzo del calendario digitale ha le stesse potenzialità del diario, ma aumentate nell’efficacia dalla possibilità di avere notifiche in mail degli eventi programmati, assegnando anche colori specifici a determinati eventi e promemoria delle varie azioni. È sempre utile avere un planning settimanale chiaro: possono esser utilizzate immagini o brevi frasi per descrivere ciò che deve esser svolto. Un planning organizzato e preciso riguarda anche l’aspetto “compito”, ovvero le richieste fatte: la quantità, la modalità di svolgimento, il materiale occorrente, le scadenze e le modalità di presentazione del prodotto. Una delle variabili importanti da considerare è il tempo: gli intervalli di lavoro dovrebbero permettere anche un momento per il recupero e per il rilassamento. A tal proposito il D.lgs n. 81 del 2008 stabilisce che chi lavora al computer ha diritto a 15 minuti di pausa ogni 2 ore continuative davanti al pc per tutelare la salute psico-fisica, soprattutto la vista e la postura. Nella didattica a distanza questo deve esser tenuto ben a mente tanto per i docenti quanto per gli studenti: entrambi, infatti, al di là della lezione live dovranno destinare altro tempo al pc, ad esempio, per la preparazione di materiale o per la ricerca di notizie. La questione “tempo” riguarda anche l’alternanza tra impegni scolastici ed extrascolastici: è bene ricordare che, nonostante si stia seguendo una didattica a distanza, i momenti di svago, di libertà personale in cui scegliere cosa fare, come farlo e per quanto tempo, non devono assolutamente mancare. 4. RICONOSCIMENTO DEI PROPRI PUNTI DI FORZA “Chi non ha mai sbagliato non ha mai fatto nulla.” (BARONE ROBERT BADEN-POWELL) Una volta riconosciute le caratteristiche legate ai propri processi di apprendimento, è altrettanto fondamentale saper riconoscere il proprio punti di forza. La scoperta delle proprie difficoltà, assume in questo senso, il medesimo valore attribuito all’errore da Postman: la ricerca dell’errore e la relativa scoperta ad esso legato, consente all’insegnante e allo studente di compiere un viaggio insieme. Il riconoscimento dell’errore deve quindi costituirsi come occasione di crescita e di scoperta di sé. Allo stesso tempo le difficoltà costituiscono lo strumento privilegiato per far emergere le risorse personali di ogni studente. L’errare, inteso come vagare può diventare l’occasione privilegiata per scoprire risorse personali che, eventualmente, non avevano mai avuto occasione di emergere. La didattica a distanza pone nuove sfide anche in questo senso. Lo studente può iniziare, ad esempio, a sperimentare sé stesso nell’utilizzo di strumenti digitali che velocizzino i processi di scrittura, lettura, ricerca, organizzazione e comprensione dei contenuti, scoprendosi in alcuni casi, più competente rispetto alle modalità tradizionali. La didattica a distanza può offrire l’occasione per scoprire e/o potenziare la propria capacità di prendere appunti in maniera accessibile, attraverso il foglio digitale e la costruzione simultanea di mappe concettuali personalizzate. Di fatto, la didattica a distanza impone a tutti gli studenti, e ai docenti, l’utilizzo del computer. Lo sviluppo delle competenze digitali, può incrementare fortemente il senso di autoefficacia percepito dagli studenti. In questo senso è fondamentale però, concedersi il tempo per imparare. Vi sono certamente studenti esperti nell’approccio al digitale e studenti meno esperti. Questi ultimi, possono e devono iniziare ad utilizzare i canali digitali con gradualità, concedendosi di scoprire gli strumenti con i quali si sentono più a proprio agio. 5. IMPARARE A RICONOSCERE LO STRUMENTO PIU’ ADATTO ALLE PROPRIE CARATTERISTICHE “Amo ascoltare. Ho imparato un gran numero di cose ascoltando attentamente. Molte persone non ascoltano mai.” (ERNEST HEMINGWAY) Ogni individuo ha accesso alle informazioni attraverso quattro canali sensoriali: visivo- verbale, visivo non verbale, cinestetico e uditivo. In ambito scolastico, ciò si traduce nell’attivazione di strategie di apprendimento differenti in base alle preferenze nell’utilizzo di determinati canali. Lo studente che predilige il canale visivo verbale, per esempio, mostra una preferenza per l’apprendimento tramite la lettura, mentre quello che predilige il canale uditivo si sentirà maggiormente a proprio agio nell’ascolto di una lezione o nella condivisione di gruppo. Il canale cinestetico sarà preferito dagli studenti che prediligono attività concrete e che per questo apprendono più facilmente nelle attività laboratoriali, mentre il canale visivo non verbale attiverà le abilità degli studenti che apprendono preferibilmente per immagini. Nella modalità a distanza, attraverso l’utilizzo del computer e delle risorse digitali, la didattica attiva, necessariamente, i canali visivo-verbale, non verbale e uditivo. È fondamentale che ogni studente presti attenzione alle situazioni che lo mettono maggiormente a proprio agio nei processi di apprendimento. Ad esempio, può accadere che alcuni studenti si trovino favoriti nell’ascolto di una video lezione in modalità offline, grazie anche all’eventuale possibilità di interrompere la spiegazione per ascoltarne nuovamente un segmento non compreso. Altri studenti, invece, potrebbero prediligere la spiegazione in diretta del docente, supportata da numerose immagini, ed altri ancora si troveranno a loro agio nelle attività di condivisione all’interno della classe virtuale. È probabile che lo studente riscontri una congruenza tra le preferenze sperimentate nella didattica a distanza e le proprie abitudini quotidiane. Ad esempio, gli adolescenti che amano in maniera particolare la visione di film, idealmente saranno i medesimi studenti che anche a scuola si sentono agevolati da proposte di insegnamento che includano immagini, spiegazioni, ritmo incalzante. Difficilmente uno studente che non ama leggere, per difficoltà legate ad una diagnosi specifica o semplicemente per cattiva abitudine, si sentirà motivato a studiare in autonomia, diversi capitoli assegnati. Considerando però, l’indiscutibile eterogeneità nell’applicazione della didattica a distanza nei differenti istituti scolastici, diventa fondamentale che laddove venga percepita una carenza metodologica o strumentale in relazione al proprio stile di apprendimento, lo studente si attivi in prima persona per colmarla. 6. POTENZIARE I PROCESSI DI APPRENDIMENTO ATTRAVERSO LE RISORSE DIGITALI E L’ESPERIENZA QUOTIDIANA “C'è vero progresso solo quando i vantaggi di una nuova tecnologia diventano per tutti.” ( HENRY FORD) L’esercizio della didattica impone ad ogni docente di considerare l’eterogeneità del contesto classe. Il sistema scolastico deve quindi prevedere una flessibilità metodologica che garantisca la libertà di apprendimento per ogni studente, attraverso l’attivazione di strategie d’insegnamento il più possibile variegate. Tale accorgimento dovrebbe trovare applicazione sia nel contesto tradizionale in presenza, che nella didattica a distanza. Tuttavia è innegabile che, talvolta, la possibilità di applicare una didattica che soddisfi le esigenze di tutti gli studenti, può risultare difficile, soprattutto in un momento di complessità come quello attuale in cui, di fatto, alcuni docenti si stanno sperimentando per la prima volta nell’insegnamento a distanza. Ecco perché si rende necessario che lo studente, attraverso l’attivazione delle proprie abilità metacognitive, inizi a cercare e sperimentare, anche in autonomia, modalità che gli possano consentire di integrare le informazioni ricevute. In che modo? Una strategia utile può essere quella di consultare le sitografie delle case editrici al fine di trovare materiali didattici di approfondimento consultabili senza vincoli di orario. Diverse case editrici mettono a disposizione, ad esempio, presentazioni in Power Point, mappe concettuali modificabili e risorse audio. Anche i canali digitali per il caricamento dei video, possono costituire una risorsa importante per approfondire alcuni argomenti in maniera più accattivante, attraverso la visione di videofilmati che spesso, grazie alla presenza di numerose immagini e di voci fuoricampo, riescono a spiegare chiaramente concetti complessi. L’utilizzo di software gratuiti per la costruzione di mappe concettuali, può risultare estremamente utile per organizzare le informazioni ricevute dal docente e integrarle con quelle apprese in autonomia attraverso altri canali. Alcuni di questi software consentono anche la possibilità di registrare la costruzione digitale della mappa, consentendo allo studente, ad esempio, di mostrare al proprio docente non solo il prodotto del proprio lavoro, ma anche il processo con il quale è stato realizzato. Un’altra risorsa molto utile è rappresentata dagli audiolibri, in cui un attore legge il testo integrale di un libro. Attualmente molte case editrici hanno messo a disposizione gratuitamente un gran numero di romanzi adatti alle differenti fasce di età. L’ascolto dell’audiolibro può compensare in maniera significativa le difficoltà di lettura, ad esempio negli studenti dislessici, favorendo l’arricchimento del patrimonio lessicale, esattamente come un libro tradizionale svolge la propria funzione per i normolettori. Resta inteso che una buona abitudine sarebbe quella di condividere sempre con i propri docenti, la tipologia e i contenuti dei materiali utilizzati in autonomia, al fine di collaborare attivamente per il raggiungimento degli obiettivi disciplinari. 7. PENSIERO DIVERGENTE “Non soffocare la tua ispirazione e la tua immaginazione, non diventare lo schiavo del tuo modello.” (VINCENT VAN GOGH) Creatività, innovazione, pensiero divergente, gioco. In un momento così particolare in cui le istituzioni scolastiche escono forzatamente dalle loro mura fatte di obblighi, regole e strutture statiche, la creatività e l’innovazione possono condurre ad un cambiamento epocale nella scuola. In un momento in cui le poche certezze riguardano il dover fare qualcosa (si attua comunque una didattica), ma non il come farla (le cinque ore di lezione frontale sono inevitabilmente presenti solo in rari casi), la creatività degli studenti può far la differenza. Se per i primi gradi di scuola è ancora la creatività del docente che stimola e indirizza quella degli alunni, negli anni successivi potrebbe verificarsi il contrario. Ogni studente può contribuire all’innovazione del sistema scuola proponendo nuove forme di organizzazione scolastica (non fare lezione le prime ore del mattino, ma nel primo pomeriggio), nuove modalità di condivisione (lavorando su lavagne condivise, su documenti condivisi e modificabili), nuove modalità di restituzione di ciò che si è appreso. Soprattutto relativamente alle modalità di restituzione gli studenti possono creare qualcosa di nuovo ricordando che per pensiero creativo si intende “la capacità dello studente di generare e applicare nuove idee in contesti specifici, vedere le situazioni esistenti in modo nuovo, identificare spiegazioni alternative e creare nuovi collegamenti che generano un risultato positivo”. Le ricerche dimostrano come la creatività abbia un’influenza positiva sugli apprendimenti in quanto presuppone una riorganizzazione delle conoscenze individuali che agevola a sua volta la memorizzazione dei concetti e quella flessibilità cognitiva necessaria per fronteggiare cambiamenti. Essere innovativi e cercare soluzioni nuove, promuove il senso di autoefficacia e la motivazione ad apprendere, nonché il senso di responsabilità e l’autonomia. 8. ALLEANZA DOCENTE-STUDENTE: RESTIAMO PROTAGONISTI DEL NOSTRO PERCORSO “L'insegnamento non è solo un freddo passaggio di informazioni, ma è una relazione tra due esseri umani, in cui uno è assetato di conoscenza e l'altro è votato a trasmettere tutto il proprio sapere, umano ed intellettuale.” (RUDOLF STEINER) “C'è un vantaggio reciproco, perché gli uomini, mentre insegnano, imparano.” LUCIO ANNEO SENECA Docenti e studenti, seppur a distanza, vivono diversamente la loro relazione e possono contribuire nel sostenere o nel limitare la profondità del legame. Le ricerche dimostrano quanto le emozioni siano importanti per l’apprendimento e influenzino il modo con cui si impara: le emozioni positive, infatti, aiutano a ricordare più facilmente rendendo alcune conoscenze indelebili nella mente; permettono di pianificare le attività da svolgere ponendo maggiore attenzione sulle varie fasi; incoraggiano la soluzione di problemi. Al contrario emozioni negative possono peggiorare l’attenzione e la memorizzazione e incidere sfavorevolmente sulla motivazione ad apprendere. La presenza di fiducia e di stima reciproca fra docente e studente agevola la presenza di emozioni positive e la creazione di relazioni sociali che sono alla base dell’apprendimento. Cosa porta alla creazione di fiducia e stima? È importante che il docente sia appassionato e ispirato: tali elementi conducono ad una maggiore conoscenza delle caratteristiche degli studenti e alla conseguente possibilità di fornire loro feedback efficaci. Gli studenti necessitano di feedback, soprattutto di quelli relativi ai processi affettivi che permettono di ridurre le distanze dal “punto in cui sono” al “punto in cui dovrei arrivare” attraverso la motivazione che consente di aumentare l’impegno; sostenendo i loro processi cognitivi e elogiando modalità personalizzate di riorganizzazione delle proprie conoscenze; mostrando la disponibilità ad ulteriori confronti; descrivendo il livello di comprensione dell’attività; suggerendo alternative possibili e nuove strade da percorrere ed infine manifestando senso dell’umorismo e un atteggiamento positivo ed ottimistico. 9. IL VALORE DELLA RELAZIONE: CONTINUARE A COLTIVARE LA RELAZIONE CON I COMPAGNI DI CLASSE “ Da bambina non avevo legami, e ciò mi turbava costantemente. Se solo avessi saputo che un giorno la mia diversità si sarebbe rivelata un dono, la mia infanzia sarebbe stata molto più facile” (BETTE MIDLER) Uno dei rischi che può indurre la didattica a distanza è quello di snaturare la componente relazionale che caratterizza uno dei capisaldi dell’ambiente scolastico. Non si può infatti prescindere dall’importanza delle relazioni sociali, anche a scuola. Laddove la didattica a distanza obbliga alla lontananza fisica, gli studenti dovrebbero poter coltivare anche l’interazione sociale, convertendo la prossemica, la comunicazione e la componente emotiva, in comportamenti che possano favorire gli scambi con i compagni e con gli insegnanti. Venendo a mancare la vicinanza fisica, l’impossibilità di manifestare e condividere le emozioni insite in ogni dinamica relazionale, rischia di rendere il contesto classe un ambiente in cui le informazioni seguono una traiettoria unilaterale in cui il docente spiega e lo studente ascolta o, semplicemente, sente. Le caratteristiche del contesto classe, inteso come gruppo, devono essere assolutamente mantenute al fine di sviluppare e consolidare le abilità relazionali. Anche Goleman (1995), citando Hatch e Gardner, ricorda l’importanza delle quattro componenti dell’intelligenza interpersonale: la capacità di organizzare gruppi, la capacità di negoziare soluzioni, la capacità di stabilire legami interpersonali e la capacità d’analisi della situazione sociale. “Prese nel loro insieme, tutte queste abilità costituiscono l’essenza stessa della brillantezza nei rapporti interpersonali” (Goleman, 1995, Intelligenza Emotiva, pag. 148). Ogni studente dovrebbe quindi assumersi la responsabilità, anche con il supporto dei propri docenti, di coltivare i rapporti interpersonali all’interno della classe in un’ottica di promozione del benessere scolastico e della crescita personale. Ma in che modo? In primo luogo sentendosi libero di esprimere a docenti e compagni le eventuali difficoltà che sta vivendo o le personali strategie messe in atto per far fronte alla situazione contingente. L’utilizzo responsabile e funzionale delle emoticon, che generalmente vengono utilizzate in contesti informali, soprattutto nella messaggistica con i telefoni cellulari o nei più comuni social, potrebbe costituire un mezzo per conferire un’identità emotiva ad alcuni interventi in chat, anche nel contesto classe virtuale. Anche l’attivazione della funzione “alza la mano” presente in alcune piattaforme, potrebbe essere utile per stabilire una disciplina di classe all’interno degli scambi comunicativi. Inoltre, in un momento in cui l’impatto psicologico legato alla situazione d’emergenza può determinare significative difficoltà di autogestione emotiva, la possibilità di confrontarsi con i compagni di classe, sulle emozioni e sensazioni che si stanno vivendo, può risultare non solo utile, ma, in alcuni casi, addirittura determinante per l’evoluzione della propria crescita personale e di quella di propri compagni. Non sentirsi soli e riconoscere l’eventuale solitudine dell’altro può e deve rappresentare lo stile di interazione privilegiato affinché anche la classe virtuale si configuri come un ambiente di apprendimento in grado di garantire il benessere di ogni studente. 10. CHE COSA POSSO OFFRIRE DI ME ALLA RIAPERTURA DELLA SCUOLA? “Il premio per una cosa bene fatta, è averla fatta.” (RALF WALDO EMERSON) “Io devo studiare sodo e preparare me stesso perché prima o poi verrà il mio momento.” ( ABRAMO LINCOL) La responsabilità sociale che ogni studente deve agire, in quanto cittadino, impone una riflessione sul che cosa possa e debba restituire alla scuola, una volta terminata l’emergenza. Quali abilità digitali ho sviluppato? Come ho migliorato il rapporto con i miei compagni e i miei docenti? Quali consapevolezze ho sviluppato rispetto al mio modo di apprendere? Sono diventato più autonomo? Che cosa ho scoperto rispetto al mio ruolo di studente all’interno del contesto classe e dell’istituzione scolastica in generale? Il saper dare risposta a queste domande può costituirsi come un’occasione preziosa affinché ogni studente, assumendosi il ruolo di protagonista, possa contribuire in prima persona al miglioramento e al cambiamento della scuola italiana. Sarà infatti importante tornare tra i banchi di scuola più consapevoli e responsabili dell’importanza dell’istituzione scolastica, del valore della cultura e della dimensione di socialità. C’è da considerare, inoltre, che lo sconvolgimento del sistema di istruzione ha messo in evidenza in maniera evidente il peso che le differenze individuali possono avere in una situazione sociale caratterizzata da un improvviso ed inaspettato cambiamento. Non tutti gli studenti, e non tutti i nuclei familiari, ad oggi, sono in grado di vivere la didattica a distanza con gli strumenti necessari, sia in termini di risorse digitali, personali, sociali e familiari. L’essere consapevoli che le differenze individuali impongono l’attivazione di atteggiamenti empatici e la messa in atto di strategie di apprendimento e di insegnamento flessibili e ragionate, può costituirsi come una irripetibile occasione di crescita per il nostro sistema scolastico. L’obiettivo della nuova scuola dovrebbe concentrarsi sull’urgenza di accorciare le distanze, nel pieno rispetto delle differenze individuali. Ad ogni studente, prezioso e unico, viene offerta l’occasione per dimostrare la propria responsabilità sociale al fine di favorire la costruzione di una scuola che sia realmente a misura di tutti.
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Search-ME - Erickson 5 DSA
I consigli di tre ragazzi con DSA attivi all’interno dell’Associazione Italiana Dislessia (AID) ad altri ragazzi con DSA che devono scegliere l’Università o entrare nel mondo del lavoro
Francesco ha 30 anni, è laureato in Scienze dell’educazione e lavora come educatore. Martina ha 23 anni e studia Giurisprudenza presso l’Università di Sassari. Camilla ha 25 anni e, oltre a studiare Giurisprudenza, lavora da alcuni anni nell’ufficio amministrativo di una società che si occupa di forniture mediche. Francesco, Martina e Camilla, a un certo punto della loro vita, si sono trovati tutti e tre ad affrontare lo stesso problema: quello della dislessia. Oggi tutti e tre hanno deciso di dedicare una parte del proprio tempo per cercare di migliorare la condizione di chi, come loro, soffre di questo disturbo, entrando a far parte dell’Associazione Italiana Dislessia (AID). Nel corso di un webinar organizzato dall’AID a cui hanno partecipato, Francesco, Martina e Camilla hanno risposto a molte domande sulla loro esperienza personale con la dislessia. Ne sono emersi spunti e suggerimenti utili, in particolare per studenti universitari e per i giovani che si affacciano per la prima volta sul mondo del lavoro. Ecco, in sintesi, che cosa è emerso nel corso del webinar sui principali argomenti che sono stati trattati. Come si possono affrontare le difficoltà legate allo studio? Molti ragazzi, oltre ad essere dislessici, hanno anche difficoltà di attenzione e iperattività. È perciò importante che ognuno riesca a trovare un proprio equilibrio e delle strategie personali per affrontare questi disturbi. I sussidi tecnologici possono essere molto utili da questo punto di vista, in particolare la sintesi vocale che aiuta a mantenere la concentrazione e scandire bene il tempo, intervallando sessioni di studio non troppo lunghe a momenti di pausa, in maniera tale da non stancarsi troppo e ottenere dei risultati che incoraggino a proseguire. Sul sito dell’AID, poi, si trovano moltissime informazioni sugli strumenti compensativi. È importante che ciascuno studente individui quali sono gli strumenti più adatti alle sue esigenze, cosa che si può capire solo sperimentandone l’uso. Anche la componente psicologica è fondamentale: non bisogna demoralizzarsi perché non si è riusciti a fare ciò che ci si era prefissati, ma provare a riorganizzarsi senza perdere la volontà di raggiungere gli obiettivi. Quali sono i consigli per scegliere il corso di studi universitario più adatto? Soltanto lo studente dislessico può scegliere ciò che più gli è congeniale. Naturalmente è necessario superare i test delle facoltà a numero programmato con una preparazione adeguata, non solo dal punto di vista delle conoscenze, ma più ancora con la consapevolezza di dover affrontare una prova importante e impegnativa per tutti, non solo per le persone con DSA. Quindi non ci si deve demotivare se si viene bocciati al primo tentativo. Nessuna facoltà è preclusa se si è determinati a frequentare un determinato corso di studi. Vista l’estrema eterogeneità dei servizi rivolti agli alunni dislessici nei vari atenei, per scegliere l’Università è importante recarsi agli open day o comunque informarsi presso gli uffici preposti. All’università non è previsto un Piano didattico personalizzato ma gli studenti con DSA vengono seguiti da un tutor di facoltà che li supporta nel rapporto con i docenti, sia per la didattica che per lo svolgimento degli esami. Qual è il metodo di studio più efficace per un ragazzo con dislessia? Anche per quanto riguarda il metodo di studio, la cosa più importante è conoscere le proprie modalità di apprendimento per individuare quello più adatto per se stessi. Non bisogna comunque aver paura di sperimentare nuove modalità perché queste possono consentire di migliorare il proprio approccio allo studio e renderlo più efficace, riducendo la fatica, che è il principale fattore critico per le persone con DSA. Le strategie e le modalità di studio possono cambiare a seconda del tipo di esame o della mole di materiale da preparare. Un metodo utile per organizzare il proprio tempo consiste nell’appendere nella propria stanza un planning nel quale inserire la programmazione delle proprie attività giorno per giorno: questo permette di monitorare i propri progressi e di rendere gli obiettivi giornalieri raggiungibili. Anche durante la giornata è opportuno organizzare lo studio dividendo il materiale in piccoli step. Avere piccoli obiettivi consente di raggiungere il risultato e quindi di innescare un circolo virtuoso che porta al successo nello studio. Che suggerimenti potete dare ai ragazzi con DSA per la compilazione del curriculum? È consigliabile utilizzare il modello di curriculum europeo e compilarlo tenendo sempre conto delle richieste dell’azienda cui ci si rivolge. Va dato spazio anche a competenze trasversali come hobby, viaggi o attività di volontariato. Negli anni scorsi, AID ha avviato un progetto sperimentale di counseling chiamato “Dyslexia@work”, il cui obiettivo è quello di aiutare sia i giovani con DSA in cerca di lavoro sia coloro che vogliono trovare una nuova occupazione più aderente ai propri desideri. Nell’ambito di questo progetto, i ragazzi hanno ricevuto una formazione generale sulle difficoltà che può incontrare un giovane dislessico nel mondo del lavoro e sulla normativa vigente. Inoltre hanno messo a fuoco i propri punti di forza e le proprie aspirazioni attraverso colloqui individuali, hanno imparato a scrivere un curriculum efficace e a sostenere un brillante colloquio di selezione. Nel prossimo futuro, una volta conclusa la fase sperimentale, AID valuterà se offrire questo servizio di counseling ai propri soci. Come approcciare lo studio delle lingue straniere, in particolare dell’inglese? Indubbiamente le lingue straniere, e in particolare l’inglese, sono una vera e propria bestia nera per molti dislessici. Ci sono tuttavia molte app che consentono di imparare nuove parole attraverso dei giochi, rendendo divertente e meno faticoso l’apprendimento. Un altro approccio consiste nel guardare film in lingua originale per calarsi completamente nella lingua. Quest’ultima attività può essere fatta attraverso un approccio graduale che consiste nel guardare il film prima in italiano, poi in lingua originale con i sottotitoli in italiano e dopo con i sottotitoli in lingua originale. In questo modo si riesce a seguire bene il film e la comprensione è più semplice. Per quanto riguarda le certificazioni che attestano il livello di conoscenza delle lingue, è importante seguire un corso di preparazione, in modo da arrivare già allenati e con un bagaglio di conoscenze utile ad affrontare le prove. Quale ruolo hanno gli adulti nella vita di un ragazzo con DSA? Gli adulti giocano un ruolo fondamentale nel sostenere i ragazzi nei momenti di difficoltà perché non si scoraggino e comprendano l’importanza della scuola e la necessità di affrontare la fatica e anche gli insuccessi. Non è facile per un ragazzo con DSA tenere sempre presente l’obiettivo da conseguire e trovare la motivazione quando si presentano difficoltà che possono sembrare insormontabili. Per questo, avere almeno un adulto di riferimento è spesso indispensabile per raggiungere la mèta prevista. Con l’età arriva la consapevolezza delle proprie capacità, ma non si dimenticano gli insegnamenti ricevuti. Com’è possibile, per ragazzi che frequentano la scuola secondaria di primo o secondo grado, entrare a far parte del Gruppo Giovani dell’Associazione Italiana Dislessia? Non tutte le sezioni dell’Associazione Italiana Dislessia hanno un Gruppo Giovani, e non tutti i gruppi esistenti hanno le stesse caratteristiche e partecipanti con la stessa fascia di età. Bisogna rivolgersi alla sezione di appartenenza per sapere se sul proprio territorio esiste un Gruppo Giovani. Molto utile può essere poi, per tutti, il servizio Help-line di AID che risponde quotidianamente sia via mail che telefonicamente a tutti coloro che ne hanno bisogni.
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Search-ME - Erickson 6 DSA
La campagna Erickson - AID per approfondire le conoscenze sulla dislessia e sugli altri DSA.
Lo sai che… Mika, stella del pop, conosce 7 lingue (!!!), ma non sa leggere l’orologio? Non legge nemmeno lo spartito musicale, ma canta meravigliosamente e suona molti strumenti musicali! E Jennifer Aniston, da piccola, non era molto brava a scuola, ma è diventata un’attrice famosa. Il regista Steven Spielberg a scuola faticava a leggere e ha sviluppato una grande immaginazione. Immaginando, ha creato personaggi come il simpatico extraterrestre E.T. e film sui dinosauri come Jurassic Park! Che cosa hanno in comune questi personaggi, così diversi tra loro? Sono tutti dislessici… scopri le loro storie e quelle di molti altri, e come la dislessia ha cambiato, a volte in meglio, la loro vita.     Lo sai che… ci sono diversi modi di leggere e di imparare? Ognuno di noi ha il suo stile di apprendimento e le sue caratteristiche, così come qualcuno può essere più alto, più basso, biondo o bruno, bravo a giocare a basket o a suonare il piano. Anche nell’apprendimento ci sono delle peculiari caratteristiche che distinguono un individuo dall’altro e nessuna è più o meno giusta di un’altra, così come non è più corretto avere gli occhi blu o verdi, portare o meno gli occhiali.   Fra queste caratteristiche ci sono anche i DSA, ovvero i disturbi specifici dell’apprendimento. Si chiamano specifici proprio perché riguardano solo alcune difficoltà del sistema dell’apprendimento. Una peculiarità dei DSA è l’intelligenza, infatti uno dei parametri per la loro valutazione è proprio che il quoziente intellettivo sia nella norma o superiore alla norma.   Le persone con DSA, nonostante siano intelligenti e non abbiano problemi a capire le cose, hanno delle difficoltà proprio nelle aree della lettura, del calcolo e della scrittura, perché la loro caratterista è di non riuscire ad automatizzare i processi che stanno alla base di queste abilità specifiche. Questo non vuol dire che non riescano proprio a leggere o a scrivere, ma che per farlo devono fare molta fatica, usare tante energie e impiegare tanto tempo.   Per le persone con DSA è quindi necessario usare delle strategie di apprendimento che gli permettano di superare le difficoltà in questi compiti in modo da non ancorarsi sui loro punti deboli e poter sfruttare al massimo i loro punti di forza. Fra le strategie ci sono anche degli strumenti compensativi, ad esempio i software di sintesi vocale che consentono di “leggere con le orecchie” i testi, la calcolatrice per fare i conti o il computer per scrivere. Lo sai che…? si può imparare a valorizzare il potenziale di ciascuno, al di là delle difficoltà? In Italia la dislessia è ancora poco conosciuta. Secondo le recenti ricerche, i disturbi di apprendimento colpiscono circa il 3-4% degli alunni italiani. Questo significa che in una classe di 25 studenti è altamente probabile trovare un bambino o un ragazzo che manifesti una considerevole difficoltà negli ambiti della lettura, del calcolo e della scrittura. Un disturbo dell’apprendimento non è una difficoltà scolastica, che può essere temporanea, un disturbo dell’apprendimento pur non essendo una malattia, non è guaribile… rimane stabile nel tempo. Ci sono però diversi modi, come l’apprendimento di strategie utili e di metodi di studio funzionali, che possono essere adottati per aiutare le persone con DSA, valorizzando e tenendo conto di tutte le diversità in classe, con gli amici o a casa.
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