IT
I mini gialli dei dettati 2
Carrello
Spedizioni veloci
Pagamenti sicuri
Totale:

Il tuo carrello è vuoto

|*** Libro Quantità:
Articoli e appuntamenti suggeriti

Tematica
Argomento
Utile in caso di
Informazione obbligatoria
Informazione obbligatoria
Informazione obbligatoria
Non vi è alcun filtro disponibile, allarga la tua ricerca per ottenere più risultati
Non vi è alcun filtro disponibile, allarga la tua ricerca per ottenere più risultati
Filtra
Filtra per
Tematica
Informazione obbligatoria
Informazione obbligatoria
Informazione obbligatoria
Argomento
Utile in caso di
Risultati trovati: 9
Search-ME - Erickson 1 DSA
Dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia, il punto sui disturbi specifici di apprendimento.
I disturbi specifici di apprendimento riguardano in Italia oltre 2 milioni di persone tra bambini, ragazzi e adulti. Secondo le recenti ricerche, dislessia, disortografia, disgrafia e discalculia riguardano circa il 3-4% degli alunni italiani. Questo significa che in una classe di 25 studenti è altamente probabile trovare un bambino o un ragazzo che manifesti una considerevole difficoltà negli ambiti della lettura, del calcolo e della scrittura. Proviamo a rispondere alla domande più frequenti: Quali e cosa sono i DSA? Qual è la diffusione dei DSA in Italia? Quali sono i possibili segnali premonitori di un DSA? È importante l’individuazione precoce dei DSA? Qual è l’età minima per la diagnosi? Quali figure professionali sono specializzate per valutare un DSA? Chi segnala eventuali difficoltà del bambino? Cosa può fare un insegnante? Al bambino con DSA serve l’insegnante di sostegno? Che cosa sono gli strumenti compensativi e le misure dispensative? Che strumenti può utilizzare un insegnante per l’individuazione precoce degli alunni con possibile DSA? Cosa può fare un genitore per capire se suo figlio ha un DSA?     Quali e cosa sono i DSA? I Disturbi evolutivi Specifici dell’Apprendimento (DSA) sono un gruppo di disturbi di origine neurobiologica delle abilità di base che interferiscono con il normale apprendimento della lettura, della scrittura e del calcolo. I DSA si distinguono: Dislessia: disturbo della lettura che si esprime a livello base della decodifica del testo (apprendimento della “tecnica” di lettura: trasformazione dei segni grafici nei suoni che compongono le parole) Disortografia: disturbo della scrittura che si esprime a livello della compitazione del testo (codifica fono-grafica e ortografia) Discalculia: disturbo delle abilità relative al mondo dei numeri e del calcolo  Disgrafia: disturbo della scrittura che si esprime a livello della grafia (aspetti grafo-motori)   Qual è la diffusione dei DSA in Italia? Secondo i dati della ricerca epidemiologica più recente e aggiornata in Italia, la prevalenza stimata dei DSA, rilevata su una popolazione scolastica del quarto anno della scuola primaria, oscilla tra il 3,1% e il 3,2%.  Ciò significa che al termine del primo anno della scuola primaria è possibile aspettarsi che almeno un bambino in ogni classe manifesterà difficoltà significative nell'apprendimento della letto-scrittura. Purtroppo solo l’1% di questi alunni con DSA è riconosciuto con una certificazione diagnostica, mentre il restante 2%, pur manifestando delle difficoltà non è stato identificato come DSA   Quali sono i possibili segnali premonitori di un DSA? Durante la scuola dell’infanzia, alcuni comportamenti e difficoltà in determinate aree possono essere considerati predittori di DSA, per esempio alcune difficoltà nell’orientamento spazio-temporale o nella coordinazione motoria. Mentre nei primi anni della scuola primaria, bambini che hanno difficoltà nell’organizzazione del lavoro o esauriscono rapidamente la loro capacità di concentrazione, possono manifestare un eventuale DSA, soprattutto se nel primo anno di scuola non compiono i progressi attesi.   È importante l’individuazione precoce dei DSA? Sì, perché l’osservazione precoce dello sviluppo delle abilità di apprendimento è fondamentale per contenere le manifestazioni disfunzionali del disturbo. Molte scuole dell’infanzia si sono già attivate in questo senso: a partire dall’ultimo anno si stanno diffondendo metodiche di osservazione scolastica che possono aiutare gli insegnanti nella progettazione didattica a supporto delle difficoltà.  In particolare a partire dall'ingresso alla Scuola Primaria è possibile osservare eventuali ritardi nel percorso di alfabetizzazione che potrebbero essere un indice di disturbo.   Qual è l’età minima per la diagnosi? Non prima della fine della classe seconda della scuola primaria.   Quali figure professionali sono specializzate per valutare un DSA? La valutazione e l’eventuale diagnosi di DSA può essere svolta da Psicologi e Neuropsicologi dello sviluppo esperti in Psicopatologia dell’apprendimento e Neuropsichiatri Infantili. In alcune regioni è possibile presentare alla scuola anche le diagnosi elaborate da privati, mentre in altre sono accettate solo quelle del Servizio Sanitario Nazionale (o enti convenzionati). Per meglio comprendere la specifica situazione di ogni regione far riferimento alla sezione Normativa locale sui DSA   Chi segnala eventuali difficoltà del bambino? Generalmente è l’insegnante che segnala eventuali difficoltà del bambino alla famiglia. In particolare se l’insegnante rileva difficoltà nel rendimento scolastico del bambino, con ritardo nell'apprendimento della letto-scrittura o carenze negli apprendimenti di fatti matematici, può inviare la famiglia a fare una visita specialistica in modo che le figure professionali pertinenti sottopongano il bambino a una serie di test finalizzati.   Cosa può fare un insegnante quando in classe prima della scuola primaria alcuni bambini manifestano un possibile rischio di DSA? Cercare di cambiare l’ottica con cui osservare le difficoltà. Nell’età evolutiva le differenze individuali nello sviluppo dei bambini sono molto ampie, e spesso in classe prima sono moltissimi bambini che hanno difficoltà di letto-scrittura, generalmente molti più di quelli che avranno un DSA.  È quindi fondamentale, nella pratica quotidiana, aiutare tutti i bambini in un’ottica di prevenzione e non di “cura”, agevolando: i bambini che non avrebbero bisogno di un intervento specifico, ma che potrebbero comunque consolidare e meglio padroneggiare l’abilità i bambini che ne avrebbero invece bisogno perché hanno uno sviluppo tardivo delle abilità e che quindi arrivano sempre un po’ dopo gli altri e sono alla continua rincorsa dei compagni e soprattutto della didattica! i bambini che svilupperanno un DSA ma ancora non lo sappiamo con certezza tutti gli altri bambini che portano con sé un disturbo dell’apprendimento non specifico ma secondario ad altre patologie. Una didattica attenta ad alcuni aspetti fondamentali, in classe prima (e alla scuola dell’infanzia), permette a un bambino con DSA di sopravvivere al suo primo anno di scuola e di apprendere come gli altri. Dobbiamo quindi puntare molto su ciò che aiuta a ridurre le manifestazioni del disturbo, dato che non possiamo intervenire sulla causa perché costituzionale.   Al bambino con DSA serve l’insegnante di sostegno? No. Il bambino con DSA per definizione è un bambino intelligente, che però presenta specifiche cadute nelle abilità di lettura e/o scrittura e/o calcolo. Necessita quindi di particolari attenzioni didattiche, ma non dell’insegnante di sostegno. Il supporto di cui ha bisogno può essere attivato dall'insegnante di classe, dalla famiglia e indirettamente dai compagni attraverso metodiche che l’insegnante può adottare nella di gestione della classe, come l’apprendimento collaborativo.   Che cosa sono gli strumenti compensativi e le misure dispensative? Gli strumenti compensativi per i DSA sono strumenti didattici e tecnologici che sostituiscono o facilitano la prestazione richiesta nell'abilità deficitaria, tipica del disturbo. Si distinguono in  “specifici”: strumenti che supportano in modo diretto l’abilità deficitaria (lettura/ortografia/grafia/numero/calcolo), come, per esempio, la sintesi vocale, la calcolatrice, la videoscrittura con correttore ortografico, ecc.  “non specifici” o “funzionali”: strumenti che supportano aspetti deficitari di abilità “trasversali” quali memoria, attenzione, ecc. Tali strumenti sono, per esempio, la tavola pitagorica, le tabelle dei verbi, delle formule matematiche, della sequenza dei giorni/mesi… Le misure dispensative sono particolari interventi didattici che permettono agli alunni con DSA di non svolgere alcuni compiti o di esserne parzialmente esentati (lettura ad alta voce in classe, studio mnemonico delle tabelline, valutazione degli errori ortografici, ecc.).   Che strumenti può utilizzare un insegnante per l’individuazione precoce degli alunni con possibile DSA? Nei primi due anni della scuola primaria nelle scuole sono in uso delle buone pratiche di individuazione precoce delle difficoltà di apprendimento che si basano sull’utilizzo di prove scolastiche per l’osservazione e il monitoraggio dello sviluppo delle competenze di base relative alla lettura, alla scrittura e al calcolo. Questi strumenti possono essere somministrati in forma collettiva, cioè a tutta la classe e/o in forma individuale. Un modello di intervento e valutazione uniforme, rapido e standardizzato è quello offerto dalla piattaforma multimediale Giada, che consente di individuare precocemente eventuali difficoltà di apprendimento legate agli ambiti della letto-scrittura e del numero-calcolo. Di norma con la supervisione di un esperto (consulente scolastico) l’insegnante può farsi un’idea più precisa se il ritardo negli apprendimenti di un alunno può essere un possibile indice di disturbo specifico. Nei primi due anni di scolarizzazione sono frequenti casi di “falsi positivi”, cioè bambini che presentano un semplice ritardo negli apprendimenti senza sviluppare poi un DSA. Prima della segnalazione ai genitori occorre quindi prendere in considerazione anche altri elementi, tra cui i principali sono la familiarità per il disturbo e un pregresso disturbo del linguaggio   Cosa può fare un genitore per capire se suo figlio ha un DSA? Innanzitutto confrontarsi con gli insegnanti per valutare se le problematiche che si evidenziano a casa sono riscontrate anche a scuola. Se è così, in collaborazione con gli insegnanti, raccogliere i principali elementi significativi del possibile disturbo che si evidenziano nello svolgimento delle attività scolastiche (es. lettura lenta e/o scorretta, errori di ortografia, scrittura poco comprensibile e/o molto lenta, difficoltà nell’apprendimento delle tabelline e dei calcoli semplici, ecc.). A questo punto è importante rivolgersi al Servizio Sanitario del territorio o a uno specialista di disturbi dell’apprendimento che lavora privatamente. .cap-glossario{ top: -150px; position: relative; } .url-glossario li, .url-glossario li a {color: #b5161a; font-size: 1.2rem; text-decoration: none; font-weight: bold; } .url-glossario li a:hover {color:#122969; background: rgba(149,165,166,0.2); content: ''; -webkit-transition: -webkit-transform 0.3s; transition: transform 0.3s; -webkit-transform: scaleY(0.618) translateX(-100%); transform: scaleY(0.618) translateX(-100%);}
Leggi di più
Search-ME - Erickson 2 DSA
La dislessia è un disturbo specifico dell’apprendimento che comporta un’elaborazione dell’input linguistico scritto differente da quella rilevabile nella maggioranza delle persone. Tuttavia i problemi maggiori che le persone dislessiche si trovano ad affrontare non dipendono tanto dalla loro neurodiversità, quanto dallo stigma sociale che ruota attorno alle differenze di identità e comportamento individuali. Nello specifico, la poca empatia che talvolta la società mostra nei confronti della dislessia (e che si riflette nella penuria di politiche di intervento adeguate) può essere attribuita alla mancata conoscenza di questa diversità e a una serie di valori culturali che il mondo contemporaneo attribuisce alle abilità di lettura e scrittura. Tracciare i confini della dislessia Uno dei problemi principali emersi durante la prima edizione della Virtual International Dyslexia Conference degli scorsi 29 e 30 luglio (Dyslexia Institute UK) riguarda il concetto stesso di ‘dislessia’. Ancora oggi molte persone associano questo disturbo dell’apprendimento unicamente alle difficoltà di lettura, quando in realtà esso condiziona innumerevoli altre capacità, quali la scrittura, l’organizzazione di un testo scritto od orale, la gestione del tempo, la memoria a breve termine e il recupero lessicale. Un altro errore comune è la sovrapposizione dei concetti di ‘dislessia’ e di ‘visual stress’. Quest’ultimo consiste in una serie di distorsioni percettive, tra cui la sensazione che le parole si muovano sul foglio come onde o che alcune lettere non si trovino sullo stesso piano delle altre, ma riguarda in effetti solo una parte della popolazione dislessica (circa il 50% dei soggetti, secondo le stime più alte). La ‘naturalità’ delle abilità di letto-scrittura Ancora nel secolo scorso, in alcuni ambiti professionali, era abitudine verificare che la calligrafia di un candidato rispondesse a determinati canoni prima di decidersi a favore della sua assunzione. Questo fatto ci spinge a riflettere su quanto le abilità di letto-scrittura siano rivestite, quantomeno in Occidente, di significati simbolici che vanno ben al di là della loro funzione e che coinvolgono i concetti di ‘cittadinanza’, ‘identità’, ‘professionalità’, ‘educazione’ e ‘classe sociale’. Nonostante l’essere umano abbia iniziato a rappresentare graficamente i suoni della lingua diverse migliaia di anni fa, è solo negli ultimi cento che la scrittura è divenuta un requisito fondamentale per tutti i cittadini. Inoltre la codifica e decodifica del testo scritto non sono facoltà processate da un’unica area cerebrale, e questo sarebbe uno dei motivi per cui la dislessia può manifestarsi con modalità tra loro molto diverse. Queste considerazioni fanno sorgere numerosi dubbi circa il fatto che quelle di letto-scrittura siano abilità ‘naturali’ nell’essere umano, e in un certo senso pongono sotto una nuova luce anche una differenza cognitiva come la dislessia. A questo proposito è interessante l’opinione di alcuni studiosi secondo cui il fatto che la percentuale di persone dislessiche rimanga costante nel tempo dimostrerebbe che la neurodiversità è per gli esseri umani un benefit evolutivo di cui ancora non sappiamo valutare la portata. La ricerca di un modello descrittivo Una tematica che emerge sempre più spesso tra coloro che operano nell’ambito della dislessia è quello del confronto tra il modello medico e il modello sociale. Si tratta di due descrizioni del disturbo dislessico tra loro complementari e che forniscono elementi utili alla comprensione di questa differenza cognitiva. Tuttavia, secondo alcuni esperti, entrambe le prospettive presenterebbero dei punti deboli che andrebbero emendati. Il modello medico ha ad esempio il pregio di fornire diagnosi precise, ma rischia spesso di restituire un’immagine immobile del soggetto, il quale fin dai primi anni di scuola viene dispensato da alcune attività e non viene motivato a trovare delle strategie compensative per il superamento degli ostacoli. Il modello sociale ha invece il pregio di motivare il soggetto ad evolvere e a trovare soluzioni alternative per il proprio successo scolastico e lavorativo, ma secondo alcuni il concetto di ‘accessibilità’, inizialmente creato per favorire la mobilità delle persone con disabilità fisica, sarebbe poco adatto alla descrizione dei disturbi dell’apprendimento. Dislessia ed esclusione sociale Purtroppo la dislessia è ancora oggi correlata ad alcune problematiche sociali di grande rilevanza, quali la disoccupazione, la detenzione carceraria, la mancanza di fissa dimora. Nei Paesi anglosassoni si è infatti notato che la presenza di difficoltà nella letto-scrittura può condurre, nel caso in cui non sia sorretta da adeguate misure di sostegno fin dagli anni della scuola dell’obbligo, alla graduale esclusione dei soggetti dislessici dalla vita sociale e professionale. Le ricerche dimostrano però che vi sono alcuni campi (ad esempio quello dell’arte, della ricerca scientifica e dell’imprenditoria) in cui le persone dislessiche eccellono e rappresentano una percentuale molto alta della popolazione attiva. Questo è riconducibile al fatto che esse sono portatrici di una neurodiversità fondamentale per lo sviluppo sociale, se non addirittura per il cammino evolutivo dell’essere umano (vedi sopra). Tale diversità si può riassumere nella capacità di adattamento alle mutazioni dell’ambiente circostante, di esplorazione e scoperta di nuove frontiere, di assunzione di responsabilità dei rischi e di visione sul lungo periodo. La prospettiva olistico-globale, la capacità di adattamento e l’inventiva che i dislessici spesso dimostrano di possedere rischia però di essere frustrata da un sistema scolastico che privilegia l’efficienza e la capacità di introiettare e riprodurre informazioni e conoscenze già note. Per prevenire questo tipo di frustrazione e lo stress che ne deriva è fondamentale agire sia a livello di sostegno (support) che a livello di riconoscimento del disturbo (assessment). In entrambi i casi le tecnologie assistive possono essere di grande aiuto. Per quanto riguarda il sostegno, esistono ormai software e applicazioni di qualunque tipo; da questo punto di vista la sfida maggiore consiste nella creazione di supporti anche per le lingue minoritarie e per quelle non europee. Per quanto riguarda invece l’assessment del disturbo, sono ora disponibili alcune applicazioni molto semplici all’uso (come l’australiana Dyslexia Screening - Dyscreen) che permettono di stabilire con notevole accuratezza se un bambino (dagli 8 anni in su) presenta un problema di dislessia oppure no.
Leggi di più
Search-ME - Erickson 3 DSA
Dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia, il punto sui disturbi specifici di apprendimento.
I disturbi specifici di apprendimento riguardano in Italia oltre 2 milioni di persone tra bambini, ragazzi e adulti. Secondo le recenti ricerche, dislessia, disortografia, disgrafia e discalculia riguardano circa il 3-4% degli alunni italiani. Questo significa che in una classe di 25 studenti è altamente probabile trovare un bambino o un ragazzo che manifesti una considerevole difficoltà negli ambiti della lettura, del calcolo e della scrittura. Proviamo a rispondere alla domande più frequenti. Quali e cosa sono i DSA? I Disturbi evolutivi Specifici dell’Apprendimento (DSA) sono un gruppo di disturbi di origine neurobiologica delle abilità di base che interferiscono con il normale apprendimento della lettura, della scrittura e del calcolo. I DSA si distinguono: Dislessia: disturbo della lettura che si esprime a livello base della decodifica del testo (apprendimento della “tecnica” di lettura: trasformazione dei segni grafici nei suoni che compongono le parole) Disortografia: disturbo della scrittura che si esprime a livello della compitazione del testo (codifica fono-grafica e ortografia) Discalculia: disturbo delle abilità relative al mondo dei numeri e del calcolo  Disgrafia: disturbo della scrittura che si esprime a livello della grafia (aspetti grafo-motori)   Qual è la diffusione dei DSA in Italia? Secondo i dati della ricerca epidemiologica più recente e aggiornata in Italia, la prevalenza stimata dei DSA, rilevata su una popolazione scolastica del quarto anno della scuola primaria, oscilla tra il 3,1% e il 3,2%.  Ciò significa che al termine del primo anno della scuola primaria è possibile aspettarsi che almeno un bambino in ogni classe manifesterà difficoltà significative nell'apprendimento della letto-scrittura. Purtroppo solo l’1% di questi alunni con DSA è riconosciuto con una certificazione diagnostica, mentre il restante 2%, pur manifestando delle difficoltà non è stato identificato come DSA Quali sono i possibili segnali premonitori di un DSA? Durante la scuola dell’infanzia, alcuni comportamenti e difficoltà in determinate aree possono essere considerati predittori di DSA, per esempio alcune difficoltà nell’orientamento spazio-temporale o nella coordinazione motoria. Mentre nei primi anni della scuola primaria, bambini che hanno difficoltà nell’organizzazione del lavoro o esauriscono rapidamente la loro capacità di concentrazione, possono manifestare un eventuale DSA, soprattutto se nel primo anno di scuola non compiono i progressi attesi. È importante l’individuazione precoce dei DSA? Sì, perché l’osservazione precoce dello sviluppo delle abilità di apprendimento è fondamentale per contenere le manifestazioni disfunzionali del disturbo. Molte scuole dell’infanzia si sono già attivate in questo senso: a partire dall’ultimo anno si stanno diffondendo metodiche di osservazione scolastica che possono aiutare gli insegnanti nella progettazione didattica a supporto delle difficoltà.  In particolare a partire dall'ingresso alla Scuola Primaria è possibile osservare eventuali ritardi nel percorso di alfabetizzazione che potrebbero essere un indice di disturbo. Qual è l’età minima per la diagnosi? Non prima della fine della classe seconda della scuola primaria. Quali figure professionali sono specializzate per valutare un DSA? La valutazione e l’eventuale diagnosi di DSA può essere svolta da Psicologi e Neuropsicologi dello sviluppo esperti in Psicopatologia dell’apprendimento e Neuropsichiatri Infantili. In alcune regioni è possibile presentare alla scuola anche le diagnosi elaborate da privati, mentre in altre sono accettate solo quelle del Servizio Sanitario Nazionale (o enti convenzionati). Per meglio comprendere la specifica situazione di ogni regione far riferimento alla sezione Normativa locale sui DSA Chi segnala eventuali difficoltà del bambino? Generalmente è l’insegnante che segnala eventuali difficoltà del bambino alla famiglia. In particolare se l’insegnante rileva difficoltà nel rendimento scolastico del bambino, con ritardo nell'apprendimento della letto-scrittura o carenze negli apprendimenti di fatti matematici, può inviare la famiglia a fare una visita specialistica in modo che le figure professionali pertinenti sottopongano il bambino a una serie di test finalizzati. Cosa può fare un insegnante quando in classe prima della scuola primaria alcuni bambini manifestano un possibile rischio di DSA? Cercare di cambiare l’ottica con cui osservare le difficoltà. Nell’età evolutiva le differenze individuali nello sviluppo dei bambini sono molto ampie, e spesso in classe prima sono moltissimi bambini che hanno difficoltà di letto-scrittura, generalmente molti più di quelli che avranno un DSA.  È quindi fondamentale, nella pratica quotidiana, aiutare tutti i bambini in un’ottica di prevenzione e non di “cura”, agevolando: i bambini che non avrebbero bisogno di un intervento specifico, ma che potrebbero comunque consolidare e meglio padroneggiare l’abilità i bambini che ne avrebbero invece bisogno perché hanno uno sviluppo tardivo delle abilità e che quindi arrivano sempre un po’ dopo gli altri e sono alla continua rincorsa dei compagni e soprattutto della didattica! i bambini che svilupperanno un DSA ma ancora non lo sappiamo con certezza tutti gli altri bambini che portano con sé un disturbo dell’apprendimento non specifico ma secondario ad altre patologie. Una didattica attenta ad alcuni aspetti fondamentali, in classe prima (e alla scuola dell’infanzia), permette a un bambino con DSA di sopravvivere al suo primo anno di scuola e di apprendere come gli altri. Dobbiamo quindi puntare molto su ciò che aiuta a ridurre le manifestazioni del disturbo, dato che non possiamo intervenire sulla causa perché costituzionale. Al bambino con DSA serve l’insegnante di sostegno? No. Il bambino con DSA per definizione è un bambino intelligente, che però presenta specifiche cadute nelle abilità di lettura e/o scrittura e/o calcolo. Necessita quindi di particolari attenzioni didattiche, ma non dell’insegnante di sostegno. Il supporto di cui ha bisogno può essere attivato dall'insegnante di classe, dalla famiglia e indirettamente dai compagni attraverso metodiche che l’insegnante può adottare nella di gestione della classe, come l’apprendimento collaborativo. Che cosa sono gli strumenti compensativi e le misure dispensative? Gli strumenti compensativi per i DSA sono strumenti didattici e tecnologici che sostituiscono o facilitano la prestazione richiesta nell'abilità deficitaria, tipica del disturbo. Si distinguono in  “specifici”: strumenti che supportano in modo diretto l’abilità deficitaria (lettura/ortografia/grafia/numero/calcolo), come, per esempio, la sintesi vocale, la calcolatrice, la videoscrittura con correttore ortografico, ecc.  “non specifici” o “funzionali”: strumenti che supportano aspetti deficitari di abilità “trasversali” quali memoria, attenzione, ecc. Tali strumenti sono, per esempio, la tavola pitagorica, le tabelle dei verbi, delle formule matematiche, della sequenza dei giorni/mesi… Le misure dispensative sono particolari interventi didattici che permettono agli alunni con DSA di non svolgere alcuni compiti o di esserne parzialmente esentati (lettura ad alta voce in classe, studio mnemonico delle tabelline, valutazione degli errori ortografici, ecc.). Che strumenti può utilizzare un insegnante per l’individuazione precoce degli alunni con possibile DSA? Nei primi due anni della scuola primaria nelle scuole sono in uso delle buone pratiche di individuazione precoce delle difficoltà di apprendimento che si basano sull’utilizzo di prove scolastiche per l’osservazione e il monitoraggio dello sviluppo delle competenze di base relative alla lettura, alla scrittura e al calcolo. Questi strumenti possono essere somministrati in forma collettiva, cioè a tutta la classe e/o in forma individuale. Un modello di intervento e valutazione uniforme, rapido e standardizzato è quello offerto dalla piattaforma multimediale Giada, che consente di individuare precocemente eventuali difficoltà di apprendimento legate agli ambiti della letto-scrittura e del numero-calcolo. Di norma con la supervisione di un esperto (consulente scolastico) l’insegnante può farsi un’idea più precisa se il ritardo negli apprendimenti di un alunno può essere un possibile indice di disturbo specifico. Nei primi due anni di scolarizzazione sono frequenti casi di “falsi positivi”, cioè bambini che presentano un semplice ritardo negli apprendimenti senza sviluppare poi un DSA. Prima della segnalazione ai genitori occorre quindi prendere in considerazione anche altri elementi, tra cui i principali sono la familiarità per il disturbo e un pregresso disturbo del linguaggio Cosa può fare un genitore per capire se suo figlio ha un DSA? Innanzitutto confrontarsi con gli insegnanti per valutare se le problematiche che si evidenziano a casa sono riscontrate anche a scuola. Se è così, in collaborazione con gli insegnanti, raccogliere i principali elementi significativi del possibile disturbo che si evidenziano nello svolgimento delle attività scolastiche (es. lettura lenta e/o scorretta, errori di ortografia, scrittura poco comprensibile e/o molto lenta, difficoltà nell’apprendimento delle tabelline e dei calcoli semplici, ecc.). A questo punto è importante rivolgersi al Servizio Sanitario del territorio o a uno specialista di disturbi dell’apprendimento che lavora privatamente.
Leggi di più
Search-ME - Erickson 4 Discalculia
Facciamo il punto sulle implicazioni emotive di questo disturbo e sugli accorgimenti per affrontarle
La discalculia evolutiva è un deficit della capacità specifica di comprensione dei numeri. Dal punto di vista pratico dell’insegnamento e dell’apprendimento, il fatto che i bambini con discalculia non possiedano la capacità congenita di capire i numeri ha implicazioni molto gravi. In termini generali, possiamo affermare che sono privi del «kit di partenza» per lo sviluppo della comprensione dei numeri e delle operazioni numeriche.   Degli alunni con discalculia, in rapporto all’educazione matematica, possiamo azzardare una descrizione sommaria di questo tipo: - gli allievi discalculici possiedono un senso numerico intuitivo molto scarso; - gli allievi discalculici mantengono un concetto del numero «basato sulle unità» - gli allievi discalculici hanno un concetto del numero che rimane pressoché statico e conosce scarsissimi sviluppi.   La discalculia ha implicazioni molto forti anche dal punto di vista del benessere emotivo degli alunni. La maggior parte degli alunni discalculici infatti si sente scoraggiata durante le lezioni di matematica e sviluppa perciò strategie di evitamento, come andare in bagno, fare la punta alle matite, ecc. Spesso poi gli alunni discalculici vengono presi in giro dai compagni e talvolta assillati e avviliti anche da insegnanti e genitori che non ne comprendono le reali difficoltà. La mancanza di comprensione da parte delle persone che li circondano può portare gli alunni discalculici a soffrire di ansia da matematica, preoccuparsi per le proprie capacità di apprendimento in generale e pensare di essere stupidi. La didattica tradizionale, che prevede l’aspetto mnemonico di aspetti importanti dell’aritmetica, purtroppo non è d’aiuto per questo tipo di studenti.   Che cosa può fare allora un insegnante per aiutare gli alunni con discalculia? Ecco qualche suggerimento:   - Gli alunni con discalculia riescono a comprendere molto meglio tutte le aree dell’aritmetica se nelle prime fasi li si incoraggia a usare materiali di manipolazione in modo da rendere il tutto più trasparente e concreto e meno astratto;   - Gran parte del linguaggio utilizzato per descrivere le operazioni numeriche è di difficile comprensione per gli studenti con discalculia. L’insegnante dovrebbe perciò privilegiare un linguaggio quotidiano, semplice e trasparente, ed essere pronto a riformulare le sue spiegazioni in vari modi;   - È importante che gli insegnanti strutturino la didattica in piccoli passi progressivi, procedendo al passo degli alunni con discalculia e offrendo loro la possibilità di fare moltissima pratica;   - Gli insegnanti devono limitare i carichi di memoria, sia a lungo termine, sia di lavoro, affrontando con gli alunni con difficoltà i fatti numerici essenziali e un numero circoscritto di procedure di semplice comprensione;   - Occorre far esercitare il più possibile gli allievi nelle abilità numeriche attraverso giochi semplici e veloci, che sono divertenti e rendono più piacevoli le lezioni;   - È importantissimo che l’insegnante sappia creare un clima positivo all’interno delle lezioni di matematica, ad esempio, aiutando gli alunni a sentirsi veramente in grado di apprendere la materia.  
Leggi di più
Search-ME - Erickson 5 DSA
Che cosa è emerso dalla Virtual International Dyslexia Conference
Il 29 e 30 luglio 2020 ha avuto luogo la prima edizione della Virtual International Dyslexia Conference, un evento organizzato dal Dyslexia Institute UK. La conferenza, promossa dall’Università di Manchester, si è svolta totalmente in modalità online a causa delle restrizioni dovute alla pandemia Covid-19. Durante la due giorni di convegno sono intervenuti specialisti nel campo della dislessia provenienti da tutto il mondo. Per ragioni ovvie, molti dei contributi afferivano al mondo anglosassone o quantomeno a quello anglofono, ma ciò non ha impedito di rilevare punti in comune con il contesto italiano e di trarre da questo confronto interessanti spunti di riflessione. Gli scopi della conferenza Lo scopo del simposio era di affrontare il tema della dislessia (ma anche della discalculia, della disgrafia e della disprassia) da una prospettiva che fosse tecnica ma allo stesso tempo empatica e solidale. In particolare, si è voluto tenere conto delle difficoltà pratiche che la persona si trova a dovere affrontare quotidianamente a causa della propria differenza cognitiva e proporre delle soluzioni volte a una maggiore inclusione sociale degli individui. I contributi hanno riguardato nella fattispecie 4 aree tematiche principali: 1) il mondo della scuola e dell’università, 2) la sanità, 3) il lavoro e le risorse umane e 4) le tecnologie assistive. Il fatto che si trattasse di una conferenza internazionale e che gli interventi testimoniassero di circostanze tra loro molto differenti ha permesso di osservare come la percezione della dislessia, della neurodiversità e le misure intraprese dalle istituzioni per favorire l’accessibilità ai servizi pubblici e privati risentano fortemente del contesto culturale, linguistico e politico-sociale in cui sono inserite. Al contempo però la giustapposizione di situazioni così lontane ha fatto emergere quanto siano simili tra loro le sfide che, in un mondo globalizzato come il nostro, la persona dislessica si trova a dovere affrontare quotidianamente. Ottenere un titolo di studio, trovare un lavoro adatto alla propria formazione e alle proprie competenze, riuscire a districarsi nel dedalo del sistema sanitario e di quello assistenziale: si tratta di processi che per la persona dislessica possono risultare estremamente stressanti se non traumatici. La pandemia globale del 2020 ha contribuito a portare alla luce questa situazione. Nel Regno Unito, ad esempio, in seguito all’avvento del coronavirus le domande di disoccupazione sono aumentate del 50%, e tra i richiedenti sono diverse migliaia coloro che presentano una qualche forma di dislessia. I numeri della dislessia La prima riflessione riguarda le cifre globali della dislessia. Sebbene le stime siano variabili, si ritiene che tra la popolazione alfabetizzata la percentuale di coloro che presentano una qualche difficoltà nel processo di letto-scrittura o nel calcolo possa raggiungere il 20%. Questo significa che circa una persona ogni 5 incontra delle difficoltà nelle operazioni di codifica e decodifica del messaggio scritto (ma anche di calcolo, pianificazione del discorso o comunicazione generica) che stanno a fondamento delle nostre società e dei nostri sistemi economici. Nella pratica queste persone si ritrovano quotidianamente ad affrontare ostacoli enormi nell’accesso alle informazioni riguardanti gli annunci di lavoro, le richieste di disoccupazione, gli sgravi fiscali, l’assistenza sanitaria, i contratti d’affitto e la compilazione dei documenti necessari per l’ottenimento dei sussidi o risorse a cui avrebbero diritto. Per capire quanto la presenza di questa differenza cognitiva possa condizionare e peggiorare il percorso di vita di un individuo, si consideri che la percentuale di dislessici aumenta vertiginosamente tra le persone senza impiego fisso, i senzatetto e i detenuti. Secondo le stime fornite durante la conferenza, nel Regno Unito e negli Stati Uniti all’incirca la metà della popolazione carceraria presenta una qualche forma di dislessia. La percezione della neurodiversità Un’altra questione emersa nel corso della conferenza è quella della percezione della neurodiversità e alle sue manifestazioni da parte delle diverse società e culture. Il valore attribuito collettivamente alle differenze cognitive individuali sta infatti alla base delle politiche di intervento promosse da un determinato Paese in ambito scolastico, lavorativo e assistenziale. Un esempio a questo proposito riguarda le tecnologie assistive. Alasdair King (direttore di Claro Software, azienda inglese leader nel settore) rileva come nella stessa Europa la ricerca relativa allo sviluppo di strumenti di supporto alla dislessia prenda direzioni diverse a seconda dei Paesi. Il Regno Unito ad esempio investe soprattutto nella creazione di software per il riconoscimento vocale (trasposizione del testo parlato in testo scritto) per studenti universitari. Invece altri Paesi indirizzano la propria ricerca tecnologica verso obiettivi diversi: in Svezia si sviluppano soprattutto software per il controllo dell’ortografia e dello spelling per gli studenti della scuola primaria e secondaria; in Danimarca invece vengono prodotti principalmente programmi di scrittura assistita e anticipazione del lessico in determinati campi semantici; in Belgio viene data particolare importanza alle abilità di lettura e agli e-book readers che traspongono il testo scritto in testo orale; in Francia il focus è sugli aspetti grafici del testo scritto, e viene quindi promossa la produzione di applicazioni per la ristrutturazione del layout in senso accessibile (colori, caratteri, spaziatura, evidenziazione ecc…). Infine vi è il caso della Germania, in cui si predilige la dispensazione degli studenti dislessici da diverse attività didattiche e l’avviamento di questi studenti a professioni che non implicano attività di letto-scrittura complesse. L’accessibilità glottodidattica Un’ultima importante riflessione riguarda lo sviluppo e la diffusione dei criteri per l’accessibilità glottodidattica. Dalla conferenza è emerso come molte delle indicazioni pratiche volte alla creazione di ambienti e materiali didattici più accessibili provengano o dalla ricerca universitaria o dall’esperienza sul campo di insegnanti e genitori illuminati. Questi ultimi hanno ricavato numerosi input dalle esperienze difficili e talvolta traumatiche dei propri studenti o dei propri figli e hanno scelto di condividere la propria esperienza e le proprie deduzioni. Ciò che però sembra mancare è un coinvolgimento maggiore da parte delle istituzioni intermedie, cioè le scuole e la classe insegnante. Uno degli obiettivi futuri di chi opera nell’ambito della dislessia e dei disturbi del linguaggio sarà sicuramente quello di sensibilizzare i docenti riguardo a queste tematiche e fornire strumenti pratici per la creazione di ambienti e materiali accessibili e inclusivi.
Leggi di più
Search-ME - Erickson 6 DSA
I consigli di tre ragazzi con DSA attivi all’interno dell’Associazione Italiana Dislessia (AID) ad altri ragazzi con DSA che devono scegliere l’Università o entrare nel mondo del lavoro
Francesco ha 30 anni, è laureato in Scienze dell’educazione e lavora come educatore. Martina ha 23 anni e studia Giurisprudenza presso l’Università di Sassari. Camilla ha 25 anni e, oltre a studiare Giurisprudenza, lavora da alcuni anni nell’ufficio amministrativo di una società che si occupa di forniture mediche. Francesco, Martina e Camilla, a un certo punto della loro vita, si sono trovati tutti e tre ad affrontare lo stesso problema: quello della dislessia. Oggi tutti e tre hanno deciso di dedicare una parte del proprio tempo per cercare di migliorare la condizione di chi, come loro, soffre di questo disturbo, entrando a far parte dell’Associazione Italiana Dislessia (AID). Nel corso di un webinar organizzato dall’AID a cui hanno partecipato, Francesco, Martina e Camilla hanno risposto a molte domande sulla loro esperienza personale con la dislessia. Ne sono emersi spunti e suggerimenti utili, in particolare per studenti universitari e per i giovani che si affacciano per la prima volta sul mondo del lavoro. Ecco, in sintesi, che cosa è emerso nel corso del webinar sui principali argomenti che sono stati trattati. Come si possono affrontare le difficoltà legate allo studio? Molti ragazzi, oltre ad essere dislessici, hanno anche difficoltà di attenzione e iperattività. È perciò importante che ognuno riesca a trovare un proprio equilibrio e delle strategie personali per affrontare questi disturbi. I sussidi tecnologici possono essere molto utili da questo punto di vista, in particolare la sintesi vocale che aiuta a mantenere la concentrazione e scandire bene il tempo, intervallando sessioni di studio non troppo lunghe a momenti di pausa, in maniera tale da non stancarsi troppo e ottenere dei risultati che incoraggino a proseguire. Sul sito dell’AID, poi, si trovano moltissime informazioni sugli strumenti compensativi. È importante che ciascuno studente individui quali sono gli strumenti più adatti alle sue esigenze, cosa che si può capire solo sperimentandone l’uso. Anche la componente psicologica è fondamentale: non bisogna demoralizzarsi perché non si è riusciti a fare ciò che ci si era prefissati, ma provare a riorganizzarsi senza perdere la volontà di raggiungere gli obiettivi. Quali sono i consigli per scegliere il corso di studi universitario più adatto? Soltanto lo studente dislessico può scegliere ciò che più gli è congeniale. Naturalmente è necessario superare i test delle facoltà a numero programmato con una preparazione adeguata, non solo dal punto di vista delle conoscenze, ma più ancora con la consapevolezza di dover affrontare una prova importante e impegnativa per tutti, non solo per le persone con DSA. Quindi non ci si deve demotivare se si viene bocciati al primo tentativo. Nessuna facoltà è preclusa se si è determinati a frequentare un determinato corso di studi. Vista l’estrema eterogeneità dei servizi rivolti agli alunni dislessici nei vari atenei, per scegliere l’Università è importante recarsi agli open day o comunque informarsi presso gli uffici preposti. All’università non è previsto un Piano didattico personalizzato ma gli studenti con DSA vengono seguiti da un tutor di facoltà che li supporta nel rapporto con i docenti, sia per la didattica che per lo svolgimento degli esami. Qual è il metodo di studio più efficace per un ragazzo con dislessia? Anche per quanto riguarda il metodo di studio, la cosa più importante è conoscere le proprie modalità di apprendimento per individuare quello più adatto per se stessi. Non bisogna comunque aver paura di sperimentare nuove modalità perché queste possono consentire di migliorare il proprio approccio allo studio e renderlo più efficace, riducendo la fatica, che è il principale fattore critico per le persone con DSA. Le strategie e le modalità di studio possono cambiare a seconda del tipo di esame o della mole di materiale da preparare. Un metodo utile per organizzare il proprio tempo consiste nell’appendere nella propria stanza un planning nel quale inserire la programmazione delle proprie attività giorno per giorno: questo permette di monitorare i propri progressi e di rendere gli obiettivi giornalieri raggiungibili. Anche durante la giornata è opportuno organizzare lo studio dividendo il materiale in piccoli step. Avere piccoli obiettivi consente di raggiungere il risultato e quindi di innescare un circolo virtuoso che porta al successo nello studio. Che suggerimenti potete dare ai ragazzi con DSA per la compilazione del curriculum? È consigliabile utilizzare il modello di curriculum europeo e compilarlo tenendo sempre conto delle richieste dell’azienda cui ci si rivolge. Va dato spazio anche a competenze trasversali come hobby, viaggi o attività di volontariato. Negli anni scorsi, AID ha avviato un progetto sperimentale di counseling chiamato “Dyslexia@work”, il cui obiettivo è quello di aiutare sia i giovani con DSA in cerca di lavoro sia coloro che vogliono trovare una nuova occupazione più aderente ai propri desideri. Nell’ambito di questo progetto, i ragazzi hanno ricevuto una formazione generale sulle difficoltà che può incontrare un giovane dislessico nel mondo del lavoro e sulla normativa vigente. Inoltre hanno messo a fuoco i propri punti di forza e le proprie aspirazioni attraverso colloqui individuali, hanno imparato a scrivere un curriculum efficace e a sostenere un brillante colloquio di selezione. Nel prossimo futuro, una volta conclusa la fase sperimentale, AID valuterà se offrire questo servizio di counseling ai propri soci. Come approcciare lo studio delle lingue straniere, in particolare dell’inglese? Indubbiamente le lingue straniere, e in particolare l’inglese, sono una vera e propria bestia nera per molti dislessici. Ci sono tuttavia molte app che consentono di imparare nuove parole attraverso dei giochi, rendendo divertente e meno faticoso l’apprendimento. Un altro approccio consiste nel guardare film in lingua originale per calarsi completamente nella lingua. Quest’ultima attività può essere fatta attraverso un approccio graduale che consiste nel guardare il film prima in italiano, poi in lingua originale con i sottotitoli in italiano e dopo con i sottotitoli in lingua originale. In questo modo si riesce a seguire bene il film e la comprensione è più semplice. Per quanto riguarda le certificazioni che attestano il livello di conoscenza delle lingue, è importante seguire un corso di preparazione, in modo da arrivare già allenati e con un bagaglio di conoscenze utile ad affrontare le prove. Quale ruolo hanno gli adulti nella vita di un ragazzo con DSA? Gli adulti giocano un ruolo fondamentale nel sostenere i ragazzi nei momenti di difficoltà perché non si scoraggino e comprendano l’importanza della scuola e la necessità di affrontare la fatica e anche gli insuccessi. Non è facile per un ragazzo con DSA tenere sempre presente l’obiettivo da conseguire e trovare la motivazione quando si presentano difficoltà che possono sembrare insormontabili. Per questo, avere almeno un adulto di riferimento è spesso indispensabile per raggiungere la mèta prevista. Con l’età arriva la consapevolezza delle proprie capacità, ma non si dimenticano gli insegnamenti ricevuti. Com’è possibile, per ragazzi che frequentano la scuola secondaria di primo o secondo grado, entrare a far parte del Gruppo Giovani dell’Associazione Italiana Dislessia? Non tutte le sezioni dell’Associazione Italiana Dislessia hanno un Gruppo Giovani, e non tutti i gruppi esistenti hanno le stesse caratteristiche e partecipanti con la stessa fascia di età. Bisogna rivolgersi alla sezione di appartenenza per sapere se sul proprio territorio esiste un Gruppo Giovani. Molto utile può essere poi, per tutti, il servizio Help-line di AID che risponde quotidianamente sia via mail che telefonicamente a tutti coloro che ne hanno bisogni.
Leggi di più
;