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I mini gialli dei dettati 2
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Search-ME - Erickson 1 DSA
La campagna Erickson - AID per approfondire le conoscenze sulla dislessia e sugli altri DSA.
Lo sai che… Mika, stella del pop, conosce 7 lingue (!!!), ma non sa leggere l’orologio? Non legge nemmeno lo spartito musicale, ma canta meravigliosamente e suona molti strumenti musicali! E Jennifer Aniston, da piccola, non era molto brava a scuola, ma è diventata un’attrice famosa. Il regista Steven Spielberg a scuola faticava a leggere e ha sviluppato una grande immaginazione. Immaginando, ha creato personaggi come il simpatico extraterrestre E.T. e film sui dinosauri come Jurassic Park! Che cosa hanno in comune questi personaggi, così diversi tra loro? Sono tutti dislessici… scopri le loro storie e quelle di molti altri, e come la dislessia ha cambiato, a volte in meglio, la loro vita.     Lo sai che… ci sono diversi modi di leggere e di imparare? Ognuno di noi ha il suo stile di apprendimento e le sue caratteristiche, così come qualcuno può essere più alto, più basso, biondo o bruno, bravo a giocare a basket o a suonare il piano. Anche nell’apprendimento ci sono delle peculiari caratteristiche che distinguono un individuo dall’altro e nessuna è più o meno giusta di un’altra, così come non è più corretto avere gli occhi blu o verdi, portare o meno gli occhiali.   Fra queste caratteristiche ci sono anche i DSA, ovvero i disturbi specifici dell’apprendimento. Si chiamano specifici proprio perché riguardano solo alcune difficoltà del sistema dell’apprendimento. Una peculiarità dei DSA è l’intelligenza, infatti uno dei parametri per la loro valutazione è proprio che il quoziente intellettivo sia nella norma o superiore alla norma.   Le persone con DSA, nonostante siano intelligenti e non abbiano problemi a capire le cose, hanno delle difficoltà proprio nelle aree della lettura, del calcolo e della scrittura, perché la loro caratterista è di non riuscire ad automatizzare i processi che stanno alla base di queste abilità specifiche. Questo non vuol dire che non riescano proprio a leggere o a scrivere, ma che per farlo devono fare molta fatica, usare tante energie e impiegare tanto tempo.   Per le persone con DSA è quindi necessario usare delle strategie di apprendimento che gli permettano di superare le difficoltà in questi compiti in modo da non ancorarsi sui loro punti deboli e poter sfruttare al massimo i loro punti di forza. Fra le strategie ci sono anche degli strumenti compensativi, ad esempio i software di sintesi vocale che consentono di “leggere con le orecchie” i testi, la calcolatrice per fare i conti o il computer per scrivere. Lo sai che…? si può imparare a valorizzare il potenziale di ciascuno, al di là delle difficoltà? In Italia la dislessia è ancora poco conosciuta. Secondo le recenti ricerche, i disturbi di apprendimento colpiscono circa il 3-4% degli alunni italiani. Questo significa che in una classe di 25 studenti è altamente probabile trovare un bambino o un ragazzo che manifesti una considerevole difficoltà negli ambiti della lettura, del calcolo e della scrittura. Un disturbo dell’apprendimento non è una difficoltà scolastica, che può essere temporanea, un disturbo dell’apprendimento pur non essendo una malattia, non è guaribile… rimane stabile nel tempo. Ci sono però diversi modi, come l’apprendimento di strategie utili e di metodi di studio funzionali, che possono essere adottati per aiutare le persone con DSA, valorizzando e tenendo conto di tutte le diversità in classe, con gli amici o a casa.
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Search-ME - Erickson 2 DSA
Dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia, il punto sui disturbi specifici di apprendimento.
I disturbi specifici di apprendimento riguardano in Italia oltre 2 milioni di persone tra bambini, ragazzi e adulti. Secondo le recenti ricerche, dislessia, disortografia, disgrafia e discalculia riguardano circa il 3-4% degli alunni italiani. Questo significa che in una classe di 25 studenti è altamente probabile trovare un bambino o un ragazzo che manifesti una considerevole difficoltà negli ambiti della lettura, del calcolo e della scrittura. Proviamo a rispondere alla domande più frequenti. Quali e cosa sono i DSA? I Disturbi evolutivi Specifici dell’Apprendimento (DSA) sono un gruppo di disturbi di origine neurobiologica delle abilità di base che interferiscono con il normale apprendimento della lettura, della scrittura e del calcolo. I DSA si distinguono: Dislessia: disturbo della lettura che si esprime a livello base della decodifica del testo (apprendimento della “tecnica” di lettura: trasformazione dei segni grafici nei suoni che compongono le parole) Disortografia: disturbo della scrittura che si esprime a livello della compitazione del testo (codifica fono-grafica e ortografia) Discalculia: disturbo delle abilità relative al mondo dei numeri e del calcolo  Disgrafia: disturbo della scrittura che si esprime a livello della grafia (aspetti grafo-motori)   Qual è la diffusione dei DSA in Italia? Secondo i dati della ricerca epidemiologica più recente e aggiornata in Italia, la prevalenza stimata dei DSA, rilevata su una popolazione scolastica del quarto anno della scuola primaria, oscilla tra il 3,1% e il 3,2%.  Ciò significa che al termine del primo anno della scuola primaria è possibile aspettarsi che almeno un bambino in ogni classe manifesterà difficoltà significative nell'apprendimento della letto-scrittura. Purtroppo solo l’1% di questi alunni con DSA è riconosciuto con una certificazione diagnostica, mentre il restante 2%, pur manifestando delle difficoltà non è stato identificato come DSA Quali sono i possibili segnali premonitori di un DSA? Durante la scuola dell’infanzia, alcuni comportamenti e difficoltà in determinate aree possono essere considerati predittori di DSA, per esempio alcune difficoltà nell’orientamento spazio-temporale o nella coordinazione motoria. Mentre nei primi anni della scuola primaria, bambini che hanno difficoltà nell’organizzazione del lavoro o esauriscono rapidamente la loro capacità di concentrazione, possono manifestare un eventuale DSA, soprattutto se nel primo anno di scuola non compiono i progressi attesi. È importante l’individuazione precoce dei DSA? Sì, perché l’osservazione precoce dello sviluppo delle abilità di apprendimento è fondamentale per contenere le manifestazioni disfunzionali del disturbo. Molte scuole dell’infanzia si sono già attivate in questo senso: a partire dall’ultimo anno si stanno diffondendo metodiche di osservazione scolastica che possono aiutare gli insegnanti nella progettazione didattica a supporto delle difficoltà.  In particolare a partire dall'ingresso alla Scuola Primaria è possibile osservare eventuali ritardi nel percorso di alfabetizzazione che potrebbero essere un indice di disturbo. Qual è l’età minima per la diagnosi? Non prima della fine della classe seconda della scuola primaria. Quali figure professionali sono specializzate per valutare un DSA? La valutazione e l’eventuale diagnosi di DSA può essere svolta da Psicologi e Neuropsicologi dello sviluppo esperti in Psicopatologia dell’apprendimento e Neuropsichiatri Infantili. In alcune regioni è possibile presentare alla scuola anche le diagnosi elaborate da privati, mentre in altre sono accettate solo quelle del Servizio Sanitario Nazionale (o enti convenzionati). Per meglio comprendere la specifica situazione di ogni regione far riferimento alla sezione Normativa locale sui DSA Chi segnala eventuali difficoltà del bambino? Generalmente è l’insegnante che segnala eventuali difficoltà del bambino alla famiglia. In particolare se l’insegnante rileva difficoltà nel rendimento scolastico del bambino, con ritardo nell'apprendimento della letto-scrittura o carenze negli apprendimenti di fatti matematici, può inviare la famiglia a fare una visita specialistica in modo che le figure professionali pertinenti sottopongano il bambino a una serie di test finalizzati. Cosa può fare un insegnante quando in classe prima della scuola primaria alcuni bambini manifestano un possibile rischio di DSA? Cercare di cambiare l’ottica con cui osservare le difficoltà. Nell’età evolutiva le differenze individuali nello sviluppo dei bambini sono molto ampie, e spesso in classe prima sono moltissimi bambini che hanno difficoltà di letto-scrittura, generalmente molti più di quelli che avranno un DSA.  È quindi fondamentale, nella pratica quotidiana, aiutare tutti i bambini in un’ottica di prevenzione e non di “cura”, agevolando: i bambini che non avrebbero bisogno di un intervento specifico, ma che potrebbero comunque consolidare e meglio padroneggiare l’abilità i bambini che ne avrebbero invece bisogno perché hanno uno sviluppo tardivo delle abilità e che quindi arrivano sempre un po’ dopo gli altri e sono alla continua rincorsa dei compagni e soprattutto della didattica! i bambini che svilupperanno un DSA ma ancora non lo sappiamo con certezza tutti gli altri bambini che portano con sé un disturbo dell’apprendimento non specifico ma secondario ad altre patologie. Una didattica attenta ad alcuni aspetti fondamentali, in classe prima (e alla scuola dell’infanzia), permette a un bambino con DSA di sopravvivere al suo primo anno di scuola e di apprendere come gli altri. Dobbiamo quindi puntare molto su ciò che aiuta a ridurre le manifestazioni del disturbo, dato che non possiamo intervenire sulla causa perché costituzionale. Al bambino con DSA serve l’insegnante di sostegno? No. Il bambino con DSA per definizione è un bambino intelligente, che però presenta specifiche cadute nelle abilità di lettura e/o scrittura e/o calcolo. Necessita quindi di particolari attenzioni didattiche, ma non dell’insegnante di sostegno. Il supporto di cui ha bisogno può essere attivato dall'insegnante di classe, dalla famiglia e indirettamente dai compagni attraverso metodiche che l’insegnante può adottare nella di gestione della classe, come l’apprendimento collaborativo. Che cosa sono gli strumenti compensativi e le misure dispensative? Gli strumenti compensativi per i DSA sono strumenti didattici e tecnologici che sostituiscono o facilitano la prestazione richiesta nell'abilità deficitaria, tipica del disturbo. Si distinguono in  “specifici”: strumenti che supportano in modo diretto l’abilità deficitaria (lettura/ortografia/grafia/numero/calcolo), come, per esempio, la sintesi vocale, la calcolatrice, la videoscrittura con correttore ortografico, ecc.  “non specifici” o “funzionali”: strumenti che supportano aspetti deficitari di abilità “trasversali” quali memoria, attenzione, ecc. Tali strumenti sono, per esempio, la tavola pitagorica, le tabelle dei verbi, delle formule matematiche, della sequenza dei giorni/mesi… Le misure dispensative sono particolari interventi didattici che permettono agli alunni con DSA di non svolgere alcuni compiti o di esserne parzialmente esentati (lettura ad alta voce in classe, studio mnemonico delle tabelline, valutazione degli errori ortografici, ecc.). Che strumenti può utilizzare un insegnante per l’individuazione precoce degli alunni con possibile DSA? Nei primi due anni della scuola primaria nelle scuole sono in uso delle buone pratiche di individuazione precoce delle difficoltà di apprendimento che si basano sull’utilizzo di prove scolastiche per l’osservazione e il monitoraggio dello sviluppo delle competenze di base relative alla lettura, alla scrittura e al calcolo. Questi strumenti possono essere somministrati in forma collettiva, cioè a tutta la classe e/o in forma individuale. Un modello di intervento e valutazione uniforme, rapido e standardizzato è quello offerto dalla piattaforma multimediale Giada, che consente di individuare precocemente eventuali difficoltà di apprendimento legate agli ambiti della letto-scrittura e del numero-calcolo. Di norma con la supervisione di un esperto (consulente scolastico) l’insegnante può farsi un’idea più precisa se il ritardo negli apprendimenti di un alunno può essere un possibile indice di disturbo specifico. Nei primi due anni di scolarizzazione sono frequenti casi di “falsi positivi”, cioè bambini che presentano un semplice ritardo negli apprendimenti senza sviluppare poi un DSA. Prima della segnalazione ai genitori occorre quindi prendere in considerazione anche altri elementi, tra cui i principali sono la familiarità per il disturbo e un pregresso disturbo del linguaggio Cosa può fare un genitore per capire se suo figlio ha un DSA? Innanzitutto confrontarsi con gli insegnanti per valutare se le problematiche che si evidenziano a casa sono riscontrate anche a scuola. Se è così, in collaborazione con gli insegnanti, raccogliere i principali elementi significativi del possibile disturbo che si evidenziano nello svolgimento delle attività scolastiche (es. lettura lenta e/o scorretta, errori di ortografia, scrittura poco comprensibile e/o molto lenta, difficoltà nell’apprendimento delle tabelline e dei calcoli semplici, ecc.). A questo punto è importante rivolgersi al Servizio Sanitario del territorio o a uno specialista di disturbi dell’apprendimento che lavora privatamente.
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Search-ME - Erickson 3 DSA
Che cosa è emerso dalla Virtual International Dyslexia Conference
Il 29 e 30 luglio 2020 ha avuto luogo la prima edizione della Virtual International Dyslexia Conference, un evento organizzato dal Dyslexia Institute UK. La conferenza, promossa dall’Università di Manchester, si è svolta totalmente in modalità online a causa delle restrizioni dovute alla pandemia Covid-19. Durante la due giorni di convegno sono intervenuti specialisti nel campo della dislessia provenienti da tutto il mondo. Per ragioni ovvie, molti dei contributi afferivano al mondo anglosassone o quantomeno a quello anglofono, ma ciò non ha impedito di rilevare punti in comune con il contesto italiano e di trarre da questo confronto interessanti spunti di riflessione. Gli scopi della conferenza Lo scopo del simposio era di affrontare il tema della dislessia (ma anche della discalculia, della disgrafia e della disprassia) da una prospettiva che fosse tecnica ma allo stesso tempo empatica e solidale. In particolare, si è voluto tenere conto delle difficoltà pratiche che la persona si trova a dovere affrontare quotidianamente a causa della propria differenza cognitiva e proporre delle soluzioni volte a una maggiore inclusione sociale degli individui. I contributi hanno riguardato nella fattispecie 4 aree tematiche principali: 1) il mondo della scuola e dell’università, 2) la sanità, 3) il lavoro e le risorse umane e 4) le tecnologie assistive. Il fatto che si trattasse di una conferenza internazionale e che gli interventi testimoniassero di circostanze tra loro molto differenti ha permesso di osservare come la percezione della dislessia, della neurodiversità e le misure intraprese dalle istituzioni per favorire l’accessibilità ai servizi pubblici e privati risentano fortemente del contesto culturale, linguistico e politico-sociale in cui sono inserite. Al contempo però la giustapposizione di situazioni così lontane ha fatto emergere quanto siano simili tra loro le sfide che, in un mondo globalizzato come il nostro, la persona dislessica si trova a dovere affrontare quotidianamente. Ottenere un titolo di studio, trovare un lavoro adatto alla propria formazione e alle proprie competenze, riuscire a districarsi nel dedalo del sistema sanitario e di quello assistenziale: si tratta di processi che per la persona dislessica possono risultare estremamente stressanti se non traumatici. La pandemia globale del 2020 ha contribuito a portare alla luce questa situazione. Nel Regno Unito, ad esempio, in seguito all’avvento del coronavirus le domande di disoccupazione sono aumentate del 50%, e tra i richiedenti sono diverse migliaia coloro che presentano una qualche forma di dislessia. I numeri della dislessia La prima riflessione riguarda le cifre globali della dislessia. Sebbene le stime siano variabili, si ritiene che tra la popolazione alfabetizzata la percentuale di coloro che presentano una qualche difficoltà nel processo di letto-scrittura o nel calcolo possa raggiungere il 20%. Questo significa che circa una persona ogni 5 incontra delle difficoltà nelle operazioni di codifica e decodifica del messaggio scritto (ma anche di calcolo, pianificazione del discorso o comunicazione generica) che stanno a fondamento delle nostre società e dei nostri sistemi economici. Nella pratica queste persone si ritrovano quotidianamente ad affrontare ostacoli enormi nell’accesso alle informazioni riguardanti gli annunci di lavoro, le richieste di disoccupazione, gli sgravi fiscali, l’assistenza sanitaria, i contratti d’affitto e la compilazione dei documenti necessari per l’ottenimento dei sussidi o risorse a cui avrebbero diritto. Per capire quanto la presenza di questa differenza cognitiva possa condizionare e peggiorare il percorso di vita di un individuo, si consideri che la percentuale di dislessici aumenta vertiginosamente tra le persone senza impiego fisso, i senzatetto e i detenuti. Secondo le stime fornite durante la conferenza, nel Regno Unito e negli Stati Uniti all’incirca la metà della popolazione carceraria presenta una qualche forma di dislessia. La percezione della neurodiversità Un’altra questione emersa nel corso della conferenza è quella della percezione della neurodiversità e alle sue manifestazioni da parte delle diverse società e culture. Il valore attribuito collettivamente alle differenze cognitive individuali sta infatti alla base delle politiche di intervento promosse da un determinato Paese in ambito scolastico, lavorativo e assistenziale. Un esempio a questo proposito riguarda le tecnologie assistive. Alasdair King (direttore di Claro Software, azienda inglese leader nel settore) rileva come nella stessa Europa la ricerca relativa allo sviluppo di strumenti di supporto alla dislessia prenda direzioni diverse a seconda dei Paesi. Il Regno Unito ad esempio investe soprattutto nella creazione di software per il riconoscimento vocale (trasposizione del testo parlato in testo scritto) per studenti universitari. Invece altri Paesi indirizzano la propria ricerca tecnologica verso obiettivi diversi: in Svezia si sviluppano soprattutto software per il controllo dell’ortografia e dello spelling per gli studenti della scuola primaria e secondaria; in Danimarca invece vengono prodotti principalmente programmi di scrittura assistita e anticipazione del lessico in determinati campi semantici; in Belgio viene data particolare importanza alle abilità di lettura e agli e-book readers che traspongono il testo scritto in testo orale; in Francia il focus è sugli aspetti grafici del testo scritto, e viene quindi promossa la produzione di applicazioni per la ristrutturazione del layout in senso accessibile (colori, caratteri, spaziatura, evidenziazione ecc…). Infine vi è il caso della Germania, in cui si predilige la dispensazione degli studenti dislessici da diverse attività didattiche e l’avviamento di questi studenti a professioni che non implicano attività di letto-scrittura complesse. L’accessibilità glottodidattica Un’ultima importante riflessione riguarda lo sviluppo e la diffusione dei criteri per l’accessibilità glottodidattica. Dalla conferenza è emerso come molte delle indicazioni pratiche volte alla creazione di ambienti e materiali didattici più accessibili provengano o dalla ricerca universitaria o dall’esperienza sul campo di insegnanti e genitori illuminati. Questi ultimi hanno ricavato numerosi input dalle esperienze difficili e talvolta traumatiche dei propri studenti o dei propri figli e hanno scelto di condividere la propria esperienza e le proprie deduzioni. Ciò che però sembra mancare è un coinvolgimento maggiore da parte delle istituzioni intermedie, cioè le scuole e la classe insegnante. Uno degli obiettivi futuri di chi opera nell’ambito della dislessia e dei disturbi del linguaggio sarà sicuramente quello di sensibilizzare i docenti riguardo a queste tematiche e fornire strumenti pratici per la creazione di ambienti e materiali accessibili e inclusivi.
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Search-ME - Erickson 4 DSA
La dislessia è un disturbo specifico dell’apprendimento che comporta un’elaborazione dell’input linguistico scritto differente da quella rilevabile nella maggioranza delle persone. Tuttavia i problemi maggiori che le persone dislessiche si trovano ad affrontare non dipendono tanto dalla loro neurodiversità, quanto dallo stigma sociale che ruota attorno alle differenze di identità e comportamento individuali. Nello specifico, la poca empatia che talvolta la società mostra nei confronti della dislessia (e che si riflette nella penuria di politiche di intervento adeguate) può essere attribuita alla mancata conoscenza di questa diversità e a una serie di valori culturali che il mondo contemporaneo attribuisce alle abilità di lettura e scrittura. Tracciare i confini della dislessia Uno dei problemi principali emersi durante la prima edizione della Virtual International Dyslexia Conference degli scorsi 29 e 30 luglio (Dyslexia Institute UK) riguarda il concetto stesso di ‘dislessia’. Ancora oggi molte persone associano questo disturbo dell’apprendimento unicamente alle difficoltà di lettura, quando in realtà esso condiziona innumerevoli altre capacità, quali la scrittura, l’organizzazione di un testo scritto od orale, la gestione del tempo, la memoria a breve termine e il recupero lessicale. Un altro errore comune è la sovrapposizione dei concetti di ‘dislessia’ e di ‘visual stress’. Quest’ultimo consiste in una serie di distorsioni percettive, tra cui la sensazione che le parole si muovano sul foglio come onde o che alcune lettere non si trovino sullo stesso piano delle altre, ma riguarda in effetti solo una parte della popolazione dislessica (circa il 50% dei soggetti, secondo le stime più alte). La ‘naturalità’ delle abilità di letto-scrittura Ancora nel secolo scorso, in alcuni ambiti professionali, era abitudine verificare che la calligrafia di un candidato rispondesse a determinati canoni prima di decidersi a favore della sua assunzione. Questo fatto ci spinge a riflettere su quanto le abilità di letto-scrittura siano rivestite, quantomeno in Occidente, di significati simbolici che vanno ben al di là della loro funzione e che coinvolgono i concetti di ‘cittadinanza’, ‘identità’, ‘professionalità’, ‘educazione’ e ‘classe sociale’. Nonostante l’essere umano abbia iniziato a rappresentare graficamente i suoni della lingua diverse migliaia di anni fa, è solo negli ultimi cento che la scrittura è divenuta un requisito fondamentale per tutti i cittadini. Inoltre la codifica e decodifica del testo scritto non sono facoltà processate da un’unica area cerebrale, e questo sarebbe uno dei motivi per cui la dislessia può manifestarsi con modalità tra loro molto diverse. Queste considerazioni fanno sorgere numerosi dubbi circa il fatto che quelle di letto-scrittura siano abilità ‘naturali’ nell’essere umano, e in un certo senso pongono sotto una nuova luce anche una differenza cognitiva come la dislessia. A questo proposito è interessante l’opinione di alcuni studiosi secondo cui il fatto che la percentuale di persone dislessiche rimanga costante nel tempo dimostrerebbe che la neurodiversità è per gli esseri umani un benefit evolutivo di cui ancora non sappiamo valutare la portata. La ricerca di un modello descrittivo Una tematica che emerge sempre più spesso tra coloro che operano nell’ambito della dislessia è quello del confronto tra il modello medico e il modello sociale. Si tratta di due descrizioni del disturbo dislessico tra loro complementari e che forniscono elementi utili alla comprensione di questa differenza cognitiva. Tuttavia, secondo alcuni esperti, entrambe le prospettive presenterebbero dei punti deboli che andrebbero emendati. Il modello medico ha ad esempio il pregio di fornire diagnosi precise, ma rischia spesso di restituire un’immagine immobile del soggetto, il quale fin dai primi anni di scuola viene dispensato da alcune attività e non viene motivato a trovare delle strategie compensative per il superamento degli ostacoli. Il modello sociale ha invece il pregio di motivare il soggetto ad evolvere e a trovare soluzioni alternative per il proprio successo scolastico e lavorativo, ma secondo alcuni il concetto di ‘accessibilità’, inizialmente creato per favorire la mobilità delle persone con disabilità fisica, sarebbe poco adatto alla descrizione dei disturbi dell’apprendimento. Dislessia ed esclusione sociale Purtroppo la dislessia è ancora oggi correlata ad alcune problematiche sociali di grande rilevanza, quali la disoccupazione, la detenzione carceraria, la mancanza di fissa dimora. Nei Paesi anglosassoni si è infatti notato che la presenza di difficoltà nella letto-scrittura può condurre, nel caso in cui non sia sorretta da adeguate misure di sostegno fin dagli anni della scuola dell’obbligo, alla graduale esclusione dei soggetti dislessici dalla vita sociale e professionale. Le ricerche dimostrano però che vi sono alcuni campi (ad esempio quello dell’arte, della ricerca scientifica e dell’imprenditoria) in cui le persone dislessiche eccellono e rappresentano una percentuale molto alta della popolazione attiva. Questo è riconducibile al fatto che esse sono portatrici di una neurodiversità fondamentale per lo sviluppo sociale, se non addirittura per il cammino evolutivo dell’essere umano (vedi sopra). Tale diversità si può riassumere nella capacità di adattamento alle mutazioni dell’ambiente circostante, di esplorazione e scoperta di nuove frontiere, di assunzione di responsabilità dei rischi e di visione sul lungo periodo. La prospettiva olistico-globale, la capacità di adattamento e l’inventiva che i dislessici spesso dimostrano di possedere rischia però di essere frustrata da un sistema scolastico che privilegia l’efficienza e la capacità di introiettare e riprodurre informazioni e conoscenze già note. Per prevenire questo tipo di frustrazione e lo stress che ne deriva è fondamentale agire sia a livello di sostegno (support) che a livello di riconoscimento del disturbo (assessment). In entrambi i casi le tecnologie assistive possono essere di grande aiuto. Per quanto riguarda il sostegno, esistono ormai software e applicazioni di qualunque tipo; da questo punto di vista la sfida maggiore consiste nella creazione di supporti anche per le lingue minoritarie e per quelle non europee. Per quanto riguarda invece l’assessment del disturbo, sono ora disponibili alcune applicazioni molto semplici all’uso (come l’australiana Dyslexia Screening - Dyscreen) che permettono di stabilire con notevole accuratezza se un bambino (dagli 8 anni in su) presenta un problema di dislessia oppure no.
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Search-ME - Erickson 5 BES DSA e ADHD
Buone pratiche e suggerimenti per esercitare nella vita quotidiana la capacità di ascolto, un’importante strategia per gli alunni con Disturbi Specifici di Apprendimento
Per un alunno con difficoltà specifiche di apprendimento, l’ascolto attivo è una delle abilità compensative di maggiore efficacia. L’ascolto attivo non si esercita solo attraverso attività didattiche ma dovrebbe essere una modalità sociale, di vita scolastica. Infatti l’ascolto attivo ha delle caratteristiche particolari che richiedono di mettere in campo tutta la sensibilità, l’attenzione, la comprensione, l’intelligenza, l’empatia di cui siamo capaci. Ascoltare è un atto volontario che implica il desiderio di prestare attenzione alla conversazione per comprendere ciò che l’interlocutore sta esprimendo; ha una valenza sociale e didattica di rilevanza fondamentale nella vita quotidiana della classe. Compito dell’insegnante è far emergere in ciascun alunno le risorse che egli già naturalmente possiede e che devono solo essere attivate, canalizzate e potenziate. La capacità d’ascolto, la memoria uditiva sono abilità importanti per coloro che, in difficoltà di apprendimento o con disturbo specifico, necessitano di utilizzare, come strumento compensativo, il pc e quindi una sintesi vocale. Ma prima di ciò è necessario allenare la capacità di ascoltare quotidianamente, come atteggiamento consueto dello stare insieme. Alcuni esempi di buone pratiche che si possono mettere in opera. Riformulazione semplice: si rimanda l’equivalente del contenuto ricevuto, «Mi stai dicendo che…» e si usano le stesse parole. Parafrasi: si riformula con parole proprie. Riepilogo: si riassume sinteticamente un contenuto particolarmente prolisso o caotico; si ricapitolano le principali cose dette, per un migliore ricordo e comprensione delle stesse; si procede così all’inizio della discussione (ricordare dove eravamo rimasti, cosa dobbiamo fare), durante la discussione (trovare assieme i punti principali), alla fine della discussione (trovare il senso di ciò che abbiamo fatto). Eco: si ripetono le ultime parole pronunciate. Domande aperte/chiuse (o alternando le tipologie). Invito alla richiesta di spiegazioni e di ulteriori informazioni (usando domande del tipo: Chi?, Che cosa?, Come?, Quando?, Dove?; facendo ripetere ciò che si ritiene di avere capito). Controllo della precisione dell’ascolto: si invita a ripetere i concetti fondamentali di chi parla, sottolineando i fatti. Invito a illustrare con parole diverse concetti, frasi, espressioni, modi di dire…
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Search-ME - Erickson 6 DSA
Sia in ambito formativo che lavorativo si osserva una maggiore attenzione all’integrazione di studenti e lavoratori DSA
L’avvento della Legge 170/2010 ha permesso un radicale cambiamento nella gestione degli studenti con DSA, garantendo loro pari opportunità di formazione nei diversi ordini e gradi scolastici, permettendo un’importante opera di sensibilizzazione e di formazione sulla cultura dei DSA, che ha sicuramente favorito una maggiore inclusione di tali studenti anche all’interno delle Università. Negli atenei italiani il numero totale di studenti in possesso di diagnosi clinica di DSA è così cresciuto in modo esponenziale.  Nel 2012 la CNUDD (Conferenza Nazionale Universitaria dei Delegati per la Disabilità) ha redatto le prime linee guida, intese come indicazioni di base per predisporre, nel rispetto dell’autonomia di ciascun ateneo, i servizi più idonei anche agli studenti con DSA. Ogni ateneo ha dunque una struttura amministrativa che si occupa di favorire l’integrazione, in ambito accademico, di alunni con DSA tramite l’attivazione di diversi servizi. C’è oggi una maggiore sensibilità sociale al problema dei DSA anche in Italia: la recente legislazione che ha provveduto a normare interventi di supporto soprattutto per gli adulti con formazione in corso, come ad esempio il provvedimento siglato il 12 aprile scorso dal Consiglio dell’Ordine degli avvocati e dalla Corte d’appello di Milano, grazie al quale i candidati con DSA potranno utilizzare strumenti compensativi per l’esame di abilitazione professionale. Anche nel mondo del lavoro si assiste ad una maggiore attenzione nei confronti dei lavoratori DSA e lo dimostra la Legge 25 del 28 marzo 2022, art.7, comma bis, che permette ai lavoratori con DSA l’utilizzo degli strumenti compensativi durante i colloqui di selezione e l’attività lavorativa. Si dimostra quindi cruciale avere a disposizione strumenti valutativi affidabili che tengano conto di questi nuovi scenari.
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