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I mini gialli dei dettati 2
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Search-ME - Erickson 1 DSA
I consigli di tre ragazzi con DSA attivi all’interno dell’Associazione Italiana Dislessia (AID) ad altri ragazzi con DSA che devono scegliere l’Università o entrare nel mondo del lavoro
Francesco ha 30 anni, è laureato in Scienze dell’educazione e lavora come educatore. Martina ha 23 anni e studia Giurisprudenza presso l’Università di Sassari. Camilla ha 25 anni e, oltre a studiare Giurisprudenza, lavora da alcuni anni nell’ufficio amministrativo di una società che si occupa di forniture mediche. Francesco, Martina e Camilla, a un certo punto della loro vita, si sono trovati tutti e tre ad affrontare lo stesso problema: quello della dislessia. Oggi tutti e tre hanno deciso di dedicare una parte del proprio tempo per cercare di migliorare la condizione di chi, come loro, soffre di questo disturbo, entrando a far parte dell’Associazione Italiana Dislessia (AID). Nel corso di un webinar organizzato dall’AID a cui hanno partecipato, Francesco, Martina e Camilla hanno risposto a molte domande sulla loro esperienza personale con la dislessia. Ne sono emersi spunti e suggerimenti utili, in particolare per studenti universitari e per i giovani che si affacciano per la prima volta sul mondo del lavoro. Ecco, in sintesi, che cosa è emerso nel corso del webinar sui principali argomenti che sono stati trattati. Come si possono affrontare le difficoltà legate allo studio? Molti ragazzi, oltre ad essere dislessici, hanno anche difficoltà di attenzione e iperattività. È perciò importante che ognuno riesca a trovare un proprio equilibrio e delle strategie personali per affrontare questi disturbi. I sussidi tecnologici possono essere molto utili da questo punto di vista, in particolare la sintesi vocale che aiuta a mantenere la concentrazione e scandire bene il tempo, intervallando sessioni di studio non troppo lunghe a momenti di pausa, in maniera tale da non stancarsi troppo e ottenere dei risultati che incoraggino a proseguire. Sul sito dell’AID, poi, si trovano moltissime informazioni sugli strumenti compensativi. È importante che ciascuno studente individui quali sono gli strumenti più adatti alle sue esigenze, cosa che si può capire solo sperimentandone l’uso. Anche la componente psicologica è fondamentale: non bisogna demoralizzarsi perché non si è riusciti a fare ciò che ci si era prefissati, ma provare a riorganizzarsi senza perdere la volontà di raggiungere gli obiettivi. Quali sono i consigli per scegliere il corso di studi universitario più adatto? Soltanto lo studente dislessico può scegliere ciò che più gli è congeniale. Naturalmente è necessario superare i test delle facoltà a numero programmato con una preparazione adeguata, non solo dal punto di vista delle conoscenze, ma più ancora con la consapevolezza di dover affrontare una prova importante e impegnativa per tutti, non solo per le persone con DSA. Quindi non ci si deve demotivare se si viene bocciati al primo tentativo. Nessuna facoltà è preclusa se si è determinati a frequentare un determinato corso di studi. Vista l’estrema eterogeneità dei servizi rivolti agli alunni dislessici nei vari atenei, per scegliere l’Università è importante recarsi agli open day o comunque informarsi presso gli uffici preposti. All’università non è previsto un Piano didattico personalizzato ma gli studenti con DSA vengono seguiti da un tutor di facoltà che li supporta nel rapporto con i docenti, sia per la didattica che per lo svolgimento degli esami. Qual è il metodo di studio più efficace per un ragazzo con dislessia? Anche per quanto riguarda il metodo di studio, la cosa più importante è conoscere le proprie modalità di apprendimento per individuare quello più adatto per se stessi. Non bisogna comunque aver paura di sperimentare nuove modalità perché queste possono consentire di migliorare il proprio approccio allo studio e renderlo più efficace, riducendo la fatica, che è il principale fattore critico per le persone con DSA. Le strategie e le modalità di studio possono cambiare a seconda del tipo di esame o della mole di materiale da preparare. Un metodo utile per organizzare il proprio tempo consiste nell’appendere nella propria stanza un planning nel quale inserire la programmazione delle proprie attività giorno per giorno: questo permette di monitorare i propri progressi e di rendere gli obiettivi giornalieri raggiungibili. Anche durante la giornata è opportuno organizzare lo studio dividendo il materiale in piccoli step. Avere piccoli obiettivi consente di raggiungere il risultato e quindi di innescare un circolo virtuoso che porta al successo nello studio. Che suggerimenti potete dare ai ragazzi con DSA per la compilazione del curriculum? È consigliabile utilizzare il modello di curriculum europeo e compilarlo tenendo sempre conto delle richieste dell’azienda cui ci si rivolge. Va dato spazio anche a competenze trasversali come hobby, viaggi o attività di volontariato. Negli anni scorsi, AID ha avviato un progetto sperimentale di counseling chiamato “Dyslexia@work”, il cui obiettivo è quello di aiutare sia i giovani con DSA in cerca di lavoro sia coloro che vogliono trovare una nuova occupazione più aderente ai propri desideri. Nell’ambito di questo progetto, i ragazzi hanno ricevuto una formazione generale sulle difficoltà che può incontrare un giovane dislessico nel mondo del lavoro e sulla normativa vigente. Inoltre hanno messo a fuoco i propri punti di forza e le proprie aspirazioni attraverso colloqui individuali, hanno imparato a scrivere un curriculum efficace e a sostenere un brillante colloquio di selezione. Nel prossimo futuro, una volta conclusa la fase sperimentale, AID valuterà se offrire questo servizio di counseling ai propri soci. Come approcciare lo studio delle lingue straniere, in particolare dell’inglese? Indubbiamente le lingue straniere, e in particolare l’inglese, sono una vera e propria bestia nera per molti dislessici. Ci sono tuttavia molte app che consentono di imparare nuove parole attraverso dei giochi, rendendo divertente e meno faticoso l’apprendimento. Un altro approccio consiste nel guardare film in lingua originale per calarsi completamente nella lingua. Quest’ultima attività può essere fatta attraverso un approccio graduale che consiste nel guardare il film prima in italiano, poi in lingua originale con i sottotitoli in italiano e dopo con i sottotitoli in lingua originale. In questo modo si riesce a seguire bene il film e la comprensione è più semplice. Per quanto riguarda le certificazioni che attestano il livello di conoscenza delle lingue, è importante seguire un corso di preparazione, in modo da arrivare già allenati e con un bagaglio di conoscenze utile ad affrontare le prove. Quale ruolo hanno gli adulti nella vita di un ragazzo con DSA? Gli adulti giocano un ruolo fondamentale nel sostenere i ragazzi nei momenti di difficoltà perché non si scoraggino e comprendano l’importanza della scuola e la necessità di affrontare la fatica e anche gli insuccessi. Non è facile per un ragazzo con DSA tenere sempre presente l’obiettivo da conseguire e trovare la motivazione quando si presentano difficoltà che possono sembrare insormontabili. Per questo, avere almeno un adulto di riferimento è spesso indispensabile per raggiungere la mèta prevista. Con l’età arriva la consapevolezza delle proprie capacità, ma non si dimenticano gli insegnamenti ricevuti. Com’è possibile, per ragazzi che frequentano la scuola secondaria di primo o secondo grado, entrare a far parte del Gruppo Giovani dell’Associazione Italiana Dislessia? Non tutte le sezioni dell’Associazione Italiana Dislessia hanno un Gruppo Giovani, e non tutti i gruppi esistenti hanno le stesse caratteristiche e partecipanti con la stessa fascia di età. Bisogna rivolgersi alla sezione di appartenenza per sapere se sul proprio territorio esiste un Gruppo Giovani. Molto utile può essere poi, per tutti, il servizio Help-line di AID che risponde quotidianamente sia via mail che telefonicamente a tutti coloro che ne hanno bisogni.
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Search-ME - Erickson 2 DSA
La campagna Erickson - AID per approfondire le conoscenze sulla dislessia e sugli altri DSA.
Lo sai che… Mika, stella del pop, conosce 7 lingue (!!!), ma non sa leggere l’orologio? Non legge nemmeno lo spartito musicale, ma canta meravigliosamente e suona molti strumenti musicali! E Jennifer Aniston, da piccola, non era molto brava a scuola, ma è diventata un’attrice famosa. Il regista Steven Spielberg a scuola faticava a leggere e ha sviluppato una grande immaginazione. Immaginando, ha creato personaggi come il simpatico extraterrestre E.T. e film sui dinosauri come Jurassic Park! Che cosa hanno in comune questi personaggi, così diversi tra loro? Sono tutti dislessici… scopri le loro storie e quelle di molti altri, e come la dislessia ha cambiato, a volte in meglio, la loro vita.     Lo sai che… ci sono diversi modi di leggere e di imparare? Ognuno di noi ha il suo stile di apprendimento e le sue caratteristiche, così come qualcuno può essere più alto, più basso, biondo o bruno, bravo a giocare a basket o a suonare il piano. Anche nell’apprendimento ci sono delle peculiari caratteristiche che distinguono un individuo dall’altro e nessuna è più o meno giusta di un’altra, così come non è più corretto avere gli occhi blu o verdi, portare o meno gli occhiali.   Fra queste caratteristiche ci sono anche i DSA, ovvero i disturbi specifici dell’apprendimento. Si chiamano specifici proprio perché riguardano solo alcune difficoltà del sistema dell’apprendimento. Una peculiarità dei DSA è l’intelligenza, infatti uno dei parametri per la loro valutazione è proprio che il quoziente intellettivo sia nella norma o superiore alla norma.   Le persone con DSA, nonostante siano intelligenti e non abbiano problemi a capire le cose, hanno delle difficoltà proprio nelle aree della lettura, del calcolo e della scrittura, perché la loro caratterista è di non riuscire ad automatizzare i processi che stanno alla base di queste abilità specifiche. Questo non vuol dire che non riescano proprio a leggere o a scrivere, ma che per farlo devono fare molta fatica, usare tante energie e impiegare tanto tempo.   Per le persone con DSA è quindi necessario usare delle strategie di apprendimento che gli permettano di superare le difficoltà in questi compiti in modo da non ancorarsi sui loro punti deboli e poter sfruttare al massimo i loro punti di forza. Fra le strategie ci sono anche degli strumenti compensativi, ad esempio i software di sintesi vocale che consentono di “leggere con le orecchie” i testi, la calcolatrice per fare i conti o il computer per scrivere. Lo sai che…? si può imparare a valorizzare il potenziale di ciascuno, al di là delle difficoltà? In Italia la dislessia è ancora poco conosciuta. Secondo le recenti ricerche, i disturbi di apprendimento colpiscono circa il 3-4% degli alunni italiani. Questo significa che in una classe di 25 studenti è altamente probabile trovare un bambino o un ragazzo che manifesti una considerevole difficoltà negli ambiti della lettura, del calcolo e della scrittura. Un disturbo dell’apprendimento non è una difficoltà scolastica, che può essere temporanea, un disturbo dell’apprendimento pur non essendo una malattia, non è guaribile… rimane stabile nel tempo. Ci sono però diversi modi, come l’apprendimento di strategie utili e di metodi di studio funzionali, che possono essere adottati per aiutare le persone con DSA, valorizzando e tenendo conto di tutte le diversità in classe, con gli amici o a casa.
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Search-ME - Erickson 3 Dislessia
Erickson e Associazione Italiana Dislessia insieme per la quarta Settimana Nazionale della Dislessia per approfondire la conoscenza sui DSA
Dal 7 al 13 ottobre torna la campagna Lo sai che…?”, lanciata nel 2018 da Erickson e Associazione Italiana Dislessia con l’obiettivo di sensibilizzare e approfondire la conoscenza sulla dislessia e sugli altri disturbi specifici di apprendimento. Fulcro della campagna il manifesto illustrato da Daniela Tieni basato sulla parola “particolare”, ad indicare il peculiare modo di apprendere delle persone con DSA.  Lo sai che… la dislessia è un PARTICOLARE modo di apprendere? SCARICA QUI IL POSTER Personalizzare Scoprite insieme ai bambini le loro attitudini.  Il successo formativo è possibile per tutti. Agganci visivi Sostenete l’acquisizione delle informazioni utilizzando immagini e parole chiave, in questo modo alleggerirete la necessità di leggere per accedere ai contenuti. Rispetto della modalità di apprendere Scoprite il canale preferenziale che ogni bambino usa per apprendere e utilizzatelo tutte le volte che potete. Testi accessibili Utilizzate font senza fronzoli e aumentate l’interlinea per rendere la lettura più semplice e accessibile. Inclusione Aiutate i bambini a vedere le differenze come una ricchezza e ad apprezzare le proprie caratteristiche. Tutti siamo diversi e possiamo apprendere al meglio, attraverso strategie specifiche. Compensare Compensate la fatica dei bambini con DSA con strumenti adatti, ma non togliete loro la possibilità di trarre soddisfazione dall’aver raggiunto un traguardo scolastico grazie all’impegno profuso. Obiettivi Guidate i bambini nel darsi obiettivi possibili e nel raggiungerli in autonomia. Lasciare tempo per altro I bambini restano bambini e hanno bisogno di un po’ di tempo per fare quello che preferiscono. Autostima Valorizzate i punti di forza dei bambini e aiutateli a scoprire le loro aree di competenza. Rielaborare le informazioni scritte Aiutate i bambini a ricavare le informazioni principali da un testo e a rielaborarle secondo il loro stile di apprendimento: gli sforzi diventeranno più fruttuosi. Evitare i giudizi Non stigmatizzate l’errore ma guardatelo come un’opportunità per capire come aiutare meglio quel bambino. Vuoi sperimentare alcune possibili difficoltà che possono incontrare nella lettura le persone con dislessia? CLICCA QUI... E LEGGI GLI INCONTRI A TRENTO E ROMA  Gli incontri, dal titolo “Lo sai che… la dislessia è un particolare modo di apprendere?” sono in programma mercoledì 9 ottobre. Nella sede Erickson di Roma (ore 18.30) Nicoletta Perini (Erickson), Antonella Trentin (presidente AID-sezione Roma) e Marco Romano (referente dei genitori dell’AID – sezione di Roma) proporranno una riflessione su questo “particolare modo di apprendere”. Un’occasione per approfondire questo disturbo, in linea con il titolo della Settimana Nazionale 2019: “Diversi e Uguali: promuoviamo l’equità”. Le persone con DSA, infatti, hanno un diverso modo di apprendere o di svolgere il proprio lavoro, ma hanno lo stesso diritto di poterlo fare rispetto a chi non ha necessità di utilizzare i loro stessi strumenti. Durante l’incontro ci sarà possibile mettersi in gioco con un breve esperimento intitolato Mettiamoci nei panni di…  Un laboratorio esperienziale realizzato in collaborazione con Luana Astore e Fabiana Illiano (Telos Edizioni). Nella sede Erickson di Trento (9 ottobre, ore 18) è in programma un incontro con Dario Ianes (Libera Università di Bolzano e co-fondatore Erickson), Paola Venuti (Psicologia e Scienze cognitive dell’Università di Trento) e Sergio Messina (presidente nazionale dell’Associazione Italiana Dislessia) che insieme si confronteranno sulle strategie più efficaci da utilizzare in classe e a casa.   ... E IN FUTURO  Le iniziative di divulgazione e sensibilizzazione continuano anche online con una serie di attività social. E non solo. La collaborazione tra Erickson e AID vedrà i suoi frutti anche in primavera. È partito infatti un nuovo progetto editoriale, frutto della collaborazione tra l’Associazione Italiana Dislessia ed Erickson, con l’obiettivo di supportare gli insegnanti nella loro attività didattica. Una serie di volumi operativi sulle singole discipline scolastiche con 10 strategie attive essenziali per lo studente con DSA, ma utili anche a tutta la classe.
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Search-ME - Erickson 4 DSA
Dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia, il punto sui disturbi specifici di apprendimento.
I disturbi specifici di apprendimento riguardano in Italia oltre 2 milioni di persone tra bambini, ragazzi e adulti. Secondo le recenti ricerche, dislessia, disortografia, disgrafia e discalculia riguardano circa il 3-4% degli alunni italiani. Questo significa che in una classe di 25 studenti è altamente probabile trovare un bambino o un ragazzo che manifesti una considerevole difficoltà negli ambiti della lettura, del calcolo e della scrittura. Proviamo a rispondere alla domande più frequenti. Quali e cosa sono i DSA? I Disturbi evolutivi Specifici dell’Apprendimento (DSA) sono un gruppo di disturbi di origine neurobiologica delle abilità di base che interferiscono con il normale apprendimento della lettura, della scrittura e del calcolo. I DSA si distinguono: Dislessia: disturbo della lettura che si esprime a livello base della decodifica del testo (apprendimento della “tecnica” di lettura: trasformazione dei segni grafici nei suoni che compongono le parole) Disortografia: disturbo della scrittura che si esprime a livello della compitazione del testo (codifica fono-grafica e ortografia) Discalculia: disturbo delle abilità relative al mondo dei numeri e del calcolo  Disgrafia: disturbo della scrittura che si esprime a livello della grafia (aspetti grafo-motori)   Qual è la diffusione dei DSA in Italia? Secondo i dati della ricerca epidemiologica più recente e aggiornata in Italia, la prevalenza stimata dei DSA, rilevata su una popolazione scolastica del quarto anno della scuola primaria, oscilla tra il 3,1% e il 3,2%.  Ciò significa che al termine del primo anno della scuola primaria è possibile aspettarsi che almeno un bambino in ogni classe manifesterà difficoltà significative nell'apprendimento della letto-scrittura. Purtroppo solo l’1% di questi alunni con DSA è riconosciuto con una certificazione diagnostica, mentre il restante 2%, pur manifestando delle difficoltà non è stato identificato come DSA Quali sono i possibili segnali premonitori di un DSA? Durante la scuola dell’infanzia, alcuni comportamenti e difficoltà in determinate aree possono essere considerati predittori di DSA, per esempio alcune difficoltà nell’orientamento spazio-temporale o nella coordinazione motoria. Mentre nei primi anni della scuola primaria, bambini che hanno difficoltà nell’organizzazione del lavoro o esauriscono rapidamente la loro capacità di concentrazione, possono manifestare un eventuale DSA, soprattutto se nel primo anno di scuola non compiono i progressi attesi. È importante l’individuazione precoce dei DSA? Sì, perché l’osservazione precoce dello sviluppo delle abilità di apprendimento è fondamentale per contenere le manifestazioni disfunzionali del disturbo. Molte scuole dell’infanzia si sono già attivate in questo senso: a partire dall’ultimo anno si stanno diffondendo metodiche di osservazione scolastica che possono aiutare gli insegnanti nella progettazione didattica a supporto delle difficoltà.  In particolare a partire dall'ingresso alla Scuola Primaria è possibile osservare eventuali ritardi nel percorso di alfabetizzazione che potrebbero essere un indice di disturbo. Qual è l’età minima per la diagnosi? Non prima della fine della classe seconda della scuola primaria. Quali figure professionali sono specializzate per valutare un DSA? La valutazione e l’eventuale diagnosi di DSA può essere svolta da Psicologi e Neuropsicologi dello sviluppo esperti in Psicopatologia dell’apprendimento e Neuropsichiatri Infantili. In alcune regioni è possibile presentare alla scuola anche le diagnosi elaborate da privati, mentre in altre sono accettate solo quelle del Servizio Sanitario Nazionale (o enti convenzionati). Per meglio comprendere la specifica situazione di ogni regione far riferimento alla sezione Normativa locale sui DSA Chi segnala eventuali difficoltà del bambino? Generalmente è l’insegnante che segnala eventuali difficoltà del bambino alla famiglia. In particolare se l’insegnante rileva difficoltà nel rendimento scolastico del bambino, con ritardo nell'apprendimento della letto-scrittura o carenze negli apprendimenti di fatti matematici, può inviare la famiglia a fare una visita specialistica in modo che le figure professionali pertinenti sottopongano il bambino a una serie di test finalizzati. Cosa può fare un insegnante quando in classe prima della scuola primaria alcuni bambini manifestano un possibile rischio di DSA? Cercare di cambiare l’ottica con cui osservare le difficoltà. Nell’età evolutiva le differenze individuali nello sviluppo dei bambini sono molto ampie, e spesso in classe prima sono moltissimi bambini che hanno difficoltà di letto-scrittura, generalmente molti più di quelli che avranno un DSA.  È quindi fondamentale, nella pratica quotidiana, aiutare tutti i bambini in un’ottica di prevenzione e non di “cura”, agevolando: i bambini che non avrebbero bisogno di un intervento specifico, ma che potrebbero comunque consolidare e meglio padroneggiare l’abilità i bambini che ne avrebbero invece bisogno perché hanno uno sviluppo tardivo delle abilità e che quindi arrivano sempre un po’ dopo gli altri e sono alla continua rincorsa dei compagni e soprattutto della didattica! i bambini che svilupperanno un DSA ma ancora non lo sappiamo con certezza tutti gli altri bambini che portano con sé un disturbo dell’apprendimento non specifico ma secondario ad altre patologie. Una didattica attenta ad alcuni aspetti fondamentali, in classe prima (e alla scuola dell’infanzia), permette a un bambino con DSA di sopravvivere al suo primo anno di scuola e di apprendere come gli altri. Dobbiamo quindi puntare molto su ciò che aiuta a ridurre le manifestazioni del disturbo, dato che non possiamo intervenire sulla causa perché costituzionale. Al bambino con DSA serve l’insegnante di sostegno? No. Il bambino con DSA per definizione è un bambino intelligente, che però presenta specifiche cadute nelle abilità di lettura e/o scrittura e/o calcolo. Necessita quindi di particolari attenzioni didattiche, ma non dell’insegnante di sostegno. Il supporto di cui ha bisogno può essere attivato dall'insegnante di classe, dalla famiglia e indirettamente dai compagni attraverso metodiche che l’insegnante può adottare nella di gestione della classe, come l’apprendimento collaborativo. Che cosa sono gli strumenti compensativi e le misure dispensative? Gli strumenti compensativi per i DSA sono strumenti didattici e tecnologici che sostituiscono o facilitano la prestazione richiesta nell'abilità deficitaria, tipica del disturbo. Si distinguono in  “specifici”: strumenti che supportano in modo diretto l’abilità deficitaria (lettura/ortografia/grafia/numero/calcolo), come, per esempio, la sintesi vocale, la calcolatrice, la videoscrittura con correttore ortografico, ecc.  “non specifici” o “funzionali”: strumenti che supportano aspetti deficitari di abilità “trasversali” quali memoria, attenzione, ecc. Tali strumenti sono, per esempio, la tavola pitagorica, le tabelle dei verbi, delle formule matematiche, della sequenza dei giorni/mesi… Le misure dispensative sono particolari interventi didattici che permettono agli alunni con DSA di non svolgere alcuni compiti o di esserne parzialmente esentati (lettura ad alta voce in classe, studio mnemonico delle tabelline, valutazione degli errori ortografici, ecc.). Che strumenti può utilizzare un insegnante per l’individuazione precoce degli alunni con possibile DSA? Nei primi due anni della scuola primaria nelle scuole sono in uso delle buone pratiche di individuazione precoce delle difficoltà di apprendimento che si basano sull’utilizzo di prove scolastiche per l’osservazione e il monitoraggio dello sviluppo delle competenze di base relative alla lettura, alla scrittura e al calcolo. Questi strumenti possono essere somministrati in forma collettiva, cioè a tutta la classe e/o in forma individuale. Un modello di intervento e valutazione uniforme, rapido e standardizzato è quello offerto dalla piattaforma multimediale Giada, che consente di individuare precocemente eventuali difficoltà di apprendimento legate agli ambiti della letto-scrittura e del numero-calcolo. Di norma con la supervisione di un esperto (consulente scolastico) l’insegnante può farsi un’idea più precisa se il ritardo negli apprendimenti di un alunno può essere un possibile indice di disturbo specifico. Nei primi due anni di scolarizzazione sono frequenti casi di “falsi positivi”, cioè bambini che presentano un semplice ritardo negli apprendimenti senza sviluppare poi un DSA. Prima della segnalazione ai genitori occorre quindi prendere in considerazione anche altri elementi, tra cui i principali sono la familiarità per il disturbo e un pregresso disturbo del linguaggio Cosa può fare un genitore per capire se suo figlio ha un DSA? Innanzitutto confrontarsi con gli insegnanti per valutare se le problematiche che si evidenziano a casa sono riscontrate anche a scuola. Se è così, in collaborazione con gli insegnanti, raccogliere i principali elementi significativi del possibile disturbo che si evidenziano nello svolgimento delle attività scolastiche (es. lettura lenta e/o scorretta, errori di ortografia, scrittura poco comprensibile e/o molto lenta, difficoltà nell’apprendimento delle tabelline e dei calcoli semplici, ecc.). A questo punto è importante rivolgersi al Servizio Sanitario del territorio o a uno specialista di disturbi dell’apprendimento che lavora privatamente.
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Search-ME - Erickson 5 Discalculia
Facciamo il punto sulle implicazioni emotive di questo disturbo e sugli accorgimenti per affrontarle
La discalculia evolutiva è un deficit della capacità specifica di comprensione dei numeri. Dal punto di vista pratico dell’insegnamento e dell’apprendimento, il fatto che i bambini con discalculia non possiedano la capacità congenita di capire i numeri ha implicazioni molto gravi. In termini generali, possiamo affermare che sono privi del «kit di partenza» per lo sviluppo della comprensione dei numeri e delle operazioni numeriche.   Degli alunni con discalculia, in rapporto all’educazione matematica, possiamo azzardare una descrizione sommaria di questo tipo: - gli allievi discalculici possiedono un senso numerico intuitivo molto scarso; - gli allievi discalculici mantengono un concetto del numero «basato sulle unità» - gli allievi discalculici hanno un concetto del numero che rimane pressoché statico e conosce scarsissimi sviluppi.   La discalculia ha implicazioni molto forti anche dal punto di vista del benessere emotivo degli alunni. La maggior parte degli alunni discalculici infatti si sente scoraggiata durante le lezioni di matematica e sviluppa perciò strategie di evitamento, come andare in bagno, fare la punta alle matite, ecc. Spesso poi gli alunni discalculici vengono presi in giro dai compagni e talvolta assillati e avviliti anche da insegnanti e genitori che non ne comprendono le reali difficoltà. La mancanza di comprensione da parte delle persone che li circondano può portare gli alunni discalculici a soffrire di ansia da matematica, preoccuparsi per le proprie capacità di apprendimento in generale e pensare di essere stupidi. La didattica tradizionale, che prevede l’aspetto mnemonico di aspetti importanti dell’aritmetica, purtroppo non è d’aiuto per questo tipo di studenti.   Che cosa può fare allora un insegnante per aiutare gli alunni con discalculia? Ecco qualche suggerimento:   - Gli alunni con discalculia riescono a comprendere molto meglio tutte le aree dell’aritmetica se nelle prime fasi li si incoraggia a usare materiali di manipolazione in modo da rendere il tutto più trasparente e concreto e meno astratto;   - Gran parte del linguaggio utilizzato per descrivere le operazioni numeriche è di difficile comprensione per gli studenti con discalculia. L’insegnante dovrebbe perciò privilegiare un linguaggio quotidiano, semplice e trasparente, ed essere pronto a riformulare le sue spiegazioni in vari modi;   - È importante che gli insegnanti strutturino la didattica in piccoli passi progressivi, procedendo al passo degli alunni con discalculia e offrendo loro la possibilità di fare moltissima pratica;   - Gli insegnanti devono limitare i carichi di memoria, sia a lungo termine, sia di lavoro, affrontando con gli alunni con difficoltà i fatti numerici essenziali e un numero circoscritto di procedure di semplice comprensione;   - Occorre far esercitare il più possibile gli allievi nelle abilità numeriche attraverso giochi semplici e veloci, che sono divertenti e rendono più piacevoli le lezioni;   - È importantissimo che l’insegnante sappia creare un clima positivo all’interno delle lezioni di matematica, ad esempio, aiutando gli alunni a sentirsi veramente in grado di apprendere la materia.  
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