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I mini gialli dei dettati 2
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Search-ME - Erickson 1 Autismo e sindrome di Asperger
Aiutare i ragazzi Asperger nella difficile fase dello sviluppo
La pubertà rappresenta una fase delicata della vita, in particolar modo nel caso di ragazzi con sindrome di Asperger, che hanno meno possibilità, rispetto ai coetanei, di sviluppare un corretto comportamento sessuale attraverso la socializzazione. Infatti, molte difficoltà sociali ed emotive che affrontano i ragazzi con sindrome di Asperger si intensificano nel corso dell’adolescenza. Cosa può fare un genitore per comunicare sulla sessualità con il proprio figlio Asperger ed aiutarlo nella difficile fase dello sviluppo? La prima cosa che un genitore deve fare è capire chi può essere, per il proprio figlio, l’adulto di riferimento al quale rivolgersi per ricevere aiuto in caso di crisi, ansia o dubbi riguardo alla sessualità. Questo adulto di riferimento potrebbe essere il genitore stesso oppure un altro adulto di fiducia. Una volta stabilito a chi compete questo ruolo, il genitore potrà fornire al ragazzo il giusto supporto emotivo e sociale e le informazioni utili sulla sessualità, insieme alle altre figure importanti nella vita del proprio figlio. Ecco qualche suggerimento per i genitori su come affrontare il tema della sessualità, fare in modo che il proprio figlio sia ben informato su questo argomento ed accompagnarlo nel suo sviluppo. - Siate preparati ad ascoltare veramente, senza giudicare o interrompere. - Siate ben informati per quanto riguarda le tematiche di carattere sessuale, in modo da poter essere veramente utili e parlare con una certa autorità a vostro figlio. Se però non sapete qualcosa, ammettetelo, piuttosto che inventarvelo. Potreste anche fare delle ricerche insieme per trovare le risposte adatte. - Siate onesti. Se dite bugie o mezze verità vostro figlio lo scoprirà prima o poi, e da quel punto in poi smetterà di credere a ciò che gli dite. - Fate in modo di parlare dei sentimenti, non solo degli atti, e assicuratevi di discutere dei vostri valori e delle vostre credenze. - Siate positivi ed espliciti nelle vostre discussioni sulla sessualità, avendo cura di non evitare i temi difficili come i desideri sessuali, la masturbazione e le relazioni sentimentali. - Fate in modo che vostro figlio comprenda la differenza tra «pubblico» e «privato» riguardo alle parti del corpo, i luoghi e i comportamenti. Siate molto chiari per quanto riguarda i limiti del comportamento e del linguaggio appropriati, e fate in modo che vostro figlio conosca le regole sociali riguardo alla sfera sessuale. - Idealmente, fornite le informazioni a vostro figlio con un certo anticipo rispetto a quando diventano vitali, in modo che nessuno dei cambiamenti che avvengono con la pubertà possa spaventarli o traumatizzarli. Mettete in scena con vostro figlio diverse situazioni del tipo «Cosa succede se?»; ad esempio «Cosa fare se ti viene il ciclo a scuola?», «Che fare se ti viene un’erezione quando sei fuori a giocare al parco?». Insieme a vostro figlio potrete trovare delle soluzioni che funzionino in questi casi. - Rispettate le preoccupazioni di vostro figlio. Non prendetelo mai in giro e non sminuite mai le sue preoccupazioni, per quanto banali vi possano sembrare. Soprattutto mai, assolutamente mai, parlarne pubblicamente con altri. - Rispettate la privacy di vostro figlio e lasciategli degli spazi e dei tempi per stare da solo. Questo lo incoraggia a rispettare la vostra privacy e quella delle altre persone. - Chiedete aiuto a una persona giovane e comprensiva che conosca il linguaggio dei ragazzi, la moda e i loro comportamenti, in modo da poter guidare vostro figlio in questo campo minato. Può aiutare vostro figlio a comprendere cosa deve dire o cosa deve indossare in determinate situazioni. - I gruppi per le abilità sociali, lezioni di recitazione e anche semplici improvvisazioni e scene fatte con voi possono essere di grande aiuto nel comprendere come muoversi nel contesto sociale. - Se vostro figlio fa amicizia con una persona più grande o più piccola di età, assicuratevi che queste amicizie siano sane e reciproche. - Siate a conoscenza di qualsiasi infatuazione che vostro figlio possa avere nei confronti di qualcun altro. Aiutatelo a capire che le infatuazioni sono una cosa normale, e che vanno bene purché non lo portino a molestare un’altra persona. - Fate in modo che vostro figlio sia perfettamente a conoscenza dei pericoli che ci possono essere in Internet, in modo da poter navigare in sicurezza. Siate pronti a supervisionare l’uso di Internet da parte di vostro figlio. - Offrite linee guida, fornite dei limiti che siano ragionevoli e attenetevi a quelli. All’interno di questi limiti consentite a vostro figlio di prendere delle decisioni. - Soprattutto, affrontate la questione con serenità. Un buon senso dell’umorismo aiuta moltissimo nel far fluire in maniera rilassata qualsiasi discussione su temi di carattere sessuale.
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Search-ME - Erickson 2 Lavoro sociale
L’invecchiamento delle persone con disabilità intellettive pone nuove sfide al Lavoro Sociale
Negli ultimi decenni le condizioni di vita nella nostra società sono notevolmente migliorate, producendo un aumento delle aspettative di vita, con un conseguente innalzamento dell’età media della popolazione. Questo fenomeno di progressivo invecchiamento rappresenta uno dei temi più dibattuti sul futuro dell’Europa, e ci costringe a interrogarci anche sul futuro delle persone con disabilità. Oggi, infatti, siamo di fronte alla prima generazione di persone con disabilità che vive a lungo: basti pensare per esempio che negli anni Trenta del secolo scorso la sindrome di Down era considerata una condizione pediatrica e la speranza di vita non arrivava alla maggiore età. Questa realtà ci mette di fronte a nuovi cambiamenti e a questioni che fino a pochi decenni fa non venivano nemmeno prese in considerazione. Spesso le istituzioni sembrano fare fatica a gestire queste situazioni, sia a livello di singolo caso (l’invecchiamento porta con sé deficit che si aggiungono a precedenti disturbi del neurosviluppo, con evidenti ripercussioni sulla persona) e nel macrocontesto (le nuove sfide poste al Lavoro Sociale e ai suoi operatori, ma anche agli stessi familiari).  Per fronteggiare il problema dell’invecchiamento delle persone con disabilità intellettiva servono strumenti che aiutino a distinguere la condizione di deficit legata a una sindrome del neurosviluppo da quella determinata dall’avanzamento nell’età.  Questo richiede un diverso approccio, culturale, sociale, ma anche professionale, che ponga al centro una riflessione globale sul fenomeno, che metta in primo piano i diritti delle persone con disabilità intellettive e che consideri la qualità di vita degli individui come obiettivo principale di qualsiasi intervento. Sappiamo che, con il procedere dell’età, alcune funzioni tendono a declinare o a rallentare, che altre rimangono inalterate e che questi cambiamenti sono naturali. Riconoscere questo processo nelle persone con disabilità intellettiva pone nuove sfide ai familiari, ai servizi e alle persone stesse che invecchiano. Diventa quindi fondamentale valutare correttamente la persona, il suo bisogno di sostegno, il livello di stimolazione più adeguato al momento della vita in cui si trova. Esistono strumenti provenienti dalla letteratura internazionale che permettono di effettuare lo screening per la demenza anche in persone con disabilità intellettiva: un passo importantissimo, che diventerebbe ancor più fondamentale se si lavorasse in parallelo sull’inclusione delle persone con disturbi del neurosviluppo nel Piano nazionale demenze, come raccomanda l’Organizzazione Mondiale della Sanità e come già è stato fatto negli Stati Uniti e alcuni Paesi europei. Un altro aspetto da sottolineare è che in Italia quasi il 50% delle persone con disabilità intellettiva vicina all’età anziana vive in casa e l’aumento delle patologie tipiche dell’invecchiamento aumenta le difficoltà che i carer e gli stessi adulti con questa forma di disabilità devono affrontare. Diventano cruciali interventi che permettano un adeguato contesto ambientale e relazionale, affinché la persona sia accompagnata a vivere in modo dignitoso questa condizione.   L’articolo completo a cura di Tiziano Gomiero, Coordinatore Project DAD di ANFFAS Trentino è disponibile sul numero di agosto 2019 della rivista Erickson Lavoro Sociale.
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Search-ME - Erickson 3 Pedagogia
Mi chiamo Chiara, faccio l'insegnante di sostegno e ho capito che il mio lavoro è quello giusto.
Mi chiamo Chiara, faccio l'insegnante di sostegno e mentre scrivo queste parole, mi riempio di orgoglio e penso che sia giusto così. Durante questi giorni chiusa in casa, ho riflettuto tanto sul mio lavoro e ho capito che lo amo,che ne ho bisogno, che mi manca. Penso a quanto è intenso respirare l'adolescenza, che è energia vitale, incomprensibile e incompresa. E poi penso alle mie responsabilità. Ogni giorno mi ritrovo a maneggiare materia viva, magma incandescente di vulcani che non sanno da dove cominciare a pensare. Sono folli, passionali, veri e la cosa più bella è che mi sento un po' folle anch'io, esattamente quanto loro. Penso a tutte le volte che sono tornata a casa stanca la sera, la testa piena di pensieri, il cuore leggero. Penso che questo mio cuore, che fino a poco tempo fa era attaccato a quel banco, su quella sediolina che spostavo scomodamente, di continuo, adesso sta dietro ad una webcam, come se fosse in gabbia. Col cuore io ci lavoro, e quanto è difficile far capire a tutti che non si tratta di retorica! Il cuore mi serve esattamente quanto lavagna e gesso ed è importante mettercelo sempre, nel bene e nel male. Durante questi giorni chiusa in casa, ho capito che il mio lavoro è quello giusto. Mi manca entrare in classe e fare una battuta stupida, mi manca fare un po' l'acida, rendermi conto che tanto il gioco non regge e poi scoppiare a ridere insieme a tutti i ragazzi.  Mi manca chiedere loro "Come stai?", intromettermi nei piccoli problemi di cuore, mi mancano i sorrisi delle ragazze, i loro commenti: "Che belle unghie, professoré", "Ma quella gonna non si abbina col maglione, professoré". E poi mi manca lui, il mio alunno, che è diventato parte di me. "Lasciami stare oggi!" e poi... "Professoré hai rotto!" Non riuscire ad aiutarlo veramente è straziante. Durante questi giorni chiusa in casa ho capito che mi sento inutile. Preparo lezioni di continuo, adatto, semplifico, facilito. Ma sentire i ragazzi in chat o vederli in videochiamata non è sufficiente. Mettermi a disposizione non è sufficiente. Fare schemi, mappe e sintesi e disegni non basta.  Non riesco a vedere lo sguardo del mio alunno mentre li guarda, non riesco a sapere se li guarda e fare stalking su WhatsApp non si può... "Come stai?", "Vieni nella videochiamata di Francese, non ti vedo!", "Cosa hai fatto ieri sera?". Spunta blu. Visualizzato senza risposta. L'utente ha chiuso la videochiamata. All'università il mio professore di Inglese diceva: you can`t put people in a box, non si possono mettere le persone nelle scatole. Non si può pretendere di definirle in categorie e figuriamoci se si può mettere una classe intera in una scatola, o un bambino con disabilità, che ha tutto un mondo dentro, altro che scatola di cartone!  La classe, luogo sacro fatto di relazione, ora è fatto di pigiami e occhi stropicciati, insofferenza, noia e noi ce ne accorgiamo, ma stiamo col cuore in gabbia e non possiamo farci nulla. La classe è inclusione, socializzazione, relazione. E la mia classe, quella di cui io, insegnante di sostegno, mi sento parte, è la classe della relazione d'aiuto, del contatto. Del contatto delle mani, del contatto degli occhi, del contatto dei cuori. Il punto è che chi più ha bisogno del tuo aiuto, non lo chiede. Mai. Non sa farlo, oppure pensa che non sia necessario. Però tu lo capisci, devi capirlo. Il più delle volte, chi ha bisogno di aiuto alza lo sguardo al cielo e si perde in nuvole di pensieri. E tu devi tenere la guardia alta perché, se ci stai attento, il fumo che esce dalle orecchie si vede e le nuvole di pensieri pure. Quelle nuvole dicono che a scuola non ci vorrebbero stare, perché preferirebbero sdraiarsi sul divano e chattare su WhatsApp o guardare cose stupide su TikTok, ma della scuola hanno bisogno e, loro malgrado, l`amano. E noi non possiamo starcene col cuore in gabbia, a rigurgitare su di loro quello che abbiamo imparato all'università. Ho il giusto orgoglio per affermare che voglio fare l`insegnante di sostegno, non voglio fare il foglietto illustrativo, né il libretto d'istruzioni. Voglio essere guida, faro, figura utile e non indispensabile.  Voglio tornare in classe, in fondo all'aula, stare nell'ombra a veder muoversi tutta quella luce, perché dall'ombra è più facile vedere chi ha bisogno di te, per poi, al momento giusto, saper scomparire. Ed è questa la chiave del mio lavoro. Durante questi giorni chiusa in casa ho capito tanto del mio lavoro. Ho capito che lo amo perché non carica il mio ego, ma mi aiuta ad esserci per poi scomparire e non aspetto altro, più che mai.  Chiara Anna Montesardo ha 29 anni ed un’insegnante di sostegno e si specializzerà tra qualche giorno. Vive a Manduria, e quest’anno è in servizio presso una scuola secondaria di primo grado. 
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Search-ME - Erickson 4 Autismo e disabilità
I consigli della Società Italiana per i Disturbi del Neurosviluppo rivolti a familiari e caregivers per affrontare l'isolamento
L’attuale situazione di emergenza sta richiedendo a tutti noi una grande capacità di adattamento, fondamentale per adeguare i nostri comportamenti e affrontare gli evidenti cambiamenti dell’ultimo periodo. Le attività abituali che scandivano le nostre giornate sono state notevolmente modificate, limitate o interrotte, gli scambi sociali si sono ridotti drasticamente e per relazionarci con gli altri dobbiamo utilizzare strumenti di comunicazione a distanza. A subire gli effetti di tutto ciò sono anche le persone con disturbi dello spettro autistico che, di fronte a cambiamenti improvvisi di abitudini e routine, possono provare molta ansia e mettere in atto risposte comportamentali inadeguate e problematiche per esprimere il proprio disagio.  Tale malessere, alimentato anche dalla condizione di isolamento, può essere manifestato con l’aumento di comportamenti-problema e stereotipie, aggressività verso sé stessi e gli altri, crisi d’ansia, irritabilità e insofferenza. Familiari e caregivers, oltre a provare stress e preoccupazione per i rischi legati alla condizione di emergenza, possono pertanto trovarsi da soli a gestire situazioni complesse. Come aiutare e persone con autismo, le loro famiglie e i caregivers a fronteggiare questo momento? La Società Italiana per i Disturbi del Neurosviluppo (SIDiN) in collaborazione con altre realtà italiane tra cui l’ANGSA (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici) Onlus ha pubblicato informazioni e consigli utili per la gestione dell’epidemia COVID-19 e dei fattori di di stress psichico associati per le persone con disabilità intellettiva e autismo con necessità elevata e molto elevata di supporto. Il documento, consultabile qui https://www.sidin.info, oltre a far luce sui rischi e le barriere che possono mettere in difficoltà queste persone e i familiari nelle attuali circostanze, offre suggerimenti concreti per rispondere ad alcuni bisogni dei caregivers come l’esigenza di insegnare a svolgere nel modo adeguato le pratiche igieniche di prevenzione o la gestione di eventuali crisi d’ansia. La SIDiN, inoltre, sottolinea la necessità di mantenere attive le persone con autismo e disabilità intellettiva programmando le giornate con una serie di attività praticabili all’interno dell’abitazione, creando e mantenendo quindi una routine quotidiana nella quale includere attività di cura del corpo, tempo per l’esercizio fisico, per attività gradite e momenti di riposo, secondo una definita strutturazione di tempi e spazi abbinando, ad esempio, una certa attività ad un determinato locale della casa.  La persona deve avere la possibilità di visualizzare la nuova routine attraverso sequenze visive che, tramite immagini, foto o scritte, mostreranno anticipatamente cosa accadrà nella giornata e in questo modo sarà possibile programmare l’intera settimana. Nel periodo che stiamo vivendo, nel quale i mutamenti delle abitudini di vita sono considerevoli, rendere la quotidianità il più prevedibile possibile aiuterà a ridurre l’ansia e le manifestazioni di disagio con importanti effetti sul benessere della persona con disturbi del neurosviluppo e di tutti coloro che le stanno accanto.
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Search-ME - Erickson 5 Integrazione sociale / lavorativa autonomie personali e vita familiare
Attività, proposte e risorse suggerite alle famiglie da Anna Contardi, coordinatrice nazionale AIPD, per questo periodo di isolamento forzato dall’emergenza coronavirus
Questo periodo di isolamento forzato a casa con i figli può risultare particolarmente impegnativo per le famiglie di bambini e ragazzi con qualche forma di disabilità, come nel caso delle famiglie di bambini e ragazzi con sindrome di Down. Si tratta di bambini e ragazzi che, per la loro limitata autonomia personale, hanno bisogno di essere seguiti più da vicino dall’adulto, o dagli adulti, di riferimento. Con Anna Contardi, coordinatrice nazionale dell’Associazione Italiana Persone Down (AIPD), abbiamo parlato di come gestire in maniera utile il tempo a casa con questi bambini e ragazzi. Anna Contardi, ha qualche suggerimento da dare alle famiglie dei ragazzi con sindrome di Down, per vivere meglio queste settimane di isolamento a casa? È importante per bambini e ragazzi avere opportunità per essere impegnati, anche per poter scandire meglio il tempo che passa e non perdere abitudini ed abilità conquistate. Il rischio è il lasciarsi andare, trascorrendo magari ore e ore davanti alla tv. La prima cosa è mantenere la cura della persona: alzarsi, magari un po' più tardi di quando si usciva, ma più o meno sempre alla stessa ora, lavarsi e vestirsi, NON restare tutto il giorno in pigiama. Poi partecipare alla gestione della casa: le pulizie, la preparazione dei pasti. Può essere l'occasione per insegnare a bambini e ragazzi nuove abilità di autonomia domestica, dalle più semplici come rifarsi il letto all'uso degli elettrodomestici (fare la lavatrice, imparare ad usare il frullatore ...). E poi la cucina! Cucinare è un’opportunità importante, non solo perché è una risorsa per la nostra vita, ma perché è un atto creativo e gratificante. In poco tempo trasformiamo gli ingredienti in qualcosa di nuovo e possiamo avere subito un feedback del nostro lavoro dalla faccia e i commenti dei commensali. Inoltre può essere un luogo dove “fare matematica” (le quantità, il numero dei commensali,..) e “fare italiano” (il nome degli ingredienti e degli attrezzi, le liste per la spesa, le ricette..) Poi si possono fare giochi di società, dai più semplici (Uno, memory, puzzle,..) ai più complessi. Si può anche fare un po’ di ginnastica in casa usando sequenze brevi e semplici. Importante è anche permettere loro di mantenere relazioni sociali con parenti e amici anche se dobbiamo stare in casa utilizzando Whatsapp o Skype per fare chiamate e videochiamate, magari organizzando degli appuntamenti, anche in piccoli gruppi, per raccontarsi o anche solo salutarsi». Ci sono risorse che possono tornare utili alle famiglie in questo periodo? Come Associazione Italiana Persone Down abbiamo suggerito e messo a disposizione varie risorse, inoltre molte delle nostre sezioni hanno organizzato attività a distanza. Per la cucina vi suggeriamo “Coltelli e fornelli” (Edizioni Erickson) dove troverete ricette scritte in linguaggio semplice, utilizzabili direttamente dai ragazzi. L’intera collana “Laboratori per le autonomie” pubblicata sempre da Erickson può offrire spunti per molte attività. Sul sito www.aipd.it potete inoltre scaricare il quaderno “Sani e belli”, dove troverete un itinerario educativo, spunti e attività sul tema della corretta alimentazione. Sull’attività fisica, il video “Gli esercizi di Matteo” propone un video tutorial AIPDper una breve sequenza di esercizi da fare a casa. A questo link http://mercatodeisaperi.it/lo-sapevi-che/cucina frutto di un altro progetto Aipd, troverete altre ricette e schede di altre attività, utilizzabili.
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Search-ME - Erickson 6 Autismo e sindrome di Asperger
Come si spiega l’alta percentuale di comorbilità e quali sono i disturbi clinici più frequentemente associati al Disturbi dello Spettro Autistico
I Disturbi dello Spettro Autistico si manifestano spesso in associazione con altre condizioni cliniche. Sono infatti oltre il 70% le persone con autismo che presentano anche altri disturbi medici, evolutivi o psichiatrici. Alcuni di questi possono essere presenti fin dalla nascita, come l’associazione con alcune sindromi genetiche, o dalle primissime fasi dello sviluppo, come, ad esempio, il disturbo di linguaggio e la disabilità intellettiva, e perdurare fin oltre l’adolescenza. Altri disturbi, invece, come l’epilessia o la depressione, possono comparire successivamente, ovvero in adolescenza o in età adulta. In generale, in una persona, quanto maggiore sarà la comorbilità, ovvero il numero di disturbi associati alla diagnosi di autismo, tanto maggiore risulterà il livello di disabilità. Perché una così alta percentuale di comorbilità nell’autismo? Probabilmente le ragioni sono molteplici: comuni meccanismi patogenetici, effetti secondari legati al crescere con l’autismo o criteri diagnostici sovrapponibili come, ad esempio, nel disturbo schizotipico di personalità. Descriviamo brevemente di seguito alcune delle condizioni cliniche più frequentemente associate al disturbi dello spettro autistico. EPILESSIA L’epilessia è presente in circa un terzo degli individui con Disturbi dello Spettro Autistico ed è una condizione neurologica caratterizzata da ricorrenti e improvvise manifestazioni chiamate «crisi epilettiche», caratterizzate — nella forma detta il «grande male» — da perdita di coscienza e violenti movimenti convulsivi degli arti. Questi eventi possono avere una durata molto breve, tanto da passare quasi inosservati, fino a prolungarsi per lunghi periodi. L’epilessia è più frequente nei bambini che hanno anche un deficit cognitivo associato e nei bambini con Disturbi dello Spettro Autistico rispetto ai bambini normotipici. CONDIZIONI GENETICHE Alcuni bambini con autismo possono presentare una condizione genetica nota. Tra le condizioni genetiche più frequentemente associate in questa popolazione clinica vanno ricordate: la sindrome dell’X fragile, la sindrome di Angelman, la sclerosi tuberosa e la sindrome da duplicazione del cromosoma 15. Alcune di queste sindromi possono essere presenti anche in altri membri della famiglia. PROBLEMI GASTROINTESTINALI Molti genitori riportano la presenza di sintomi gastrointestinali nei loro bambini con Disturbi dello Spettro Autistico. I sintomi gastrointestinali includono gastriti, costipazione cronica, colite ed esofagite. In generale, se il vostro bambino lamenta sintomi gastrointestinali, è bene consultare il pediatra di famiglia ed eventualmente un gastroenterologo, preferibilmente con qualche esperienza di autismo. È importante ricordare che i bambini con Disturbi dello Spettro Autistico spesso non sono in grado di comunicare in maniera chiara il dolore o gli altri sintomi di cui soffrono. Pertanto, il dolore deve essere sospettato come conseguenza a un cambiamento repentino nel comportamento del bambino. Un aumento delle stereotipie o l’insorgenza di autoaggressività sono spie importanti, da non sottovalutare. DISTURBI DEL SONNO I disturbi del sonno sono comuni nei bambini e negli adolescenti affetti da Disturbi dello Spettro Autistico e non vanno sottovalutati. Un bambino con disturbo del sonno può causare un grave disagio a tutto il nucleo familiare e il non dormire in maniera adeguata può avere ripercussioni negative sulla terapia. Alcune volte il disturbo del sonno può essere causato da condizioni mediche associate come, ad esempio, l’apnea notturna o il reflusso gastroesofageo. In altri casi, non si riesce a identificare una causa medica responsabile del disturbo e un’adeguata terapia comportamentale, ovvero una psicoterapia finalizzata anche alla gestione dei sintomi problema dei bambini/ragazzi, può aiutare a ridurne l’impatto. DISTURBI PSICHIATRICI I bambini con Disturbi dello Spettro Autistico presentano frequentemente altri disturbi psichiatrici in associazione. Tuttavia, a causa delle caratteristiche tipiche dell’autismo, diagnosticare le comorbilità psichiatriche può risultare particolarmente difficile anche per un clinico esperto. Tra le comorbilità più frequenti si segnalano il disturbo da deficit dell’attenzione/iperattività (ADHD) e il disturbo d’ansia generalizzato. Fare una diagnosi tempestiva anche di questi disturbi associati risulta particolarmente importante, al fine di realizzare un trattamento specifico e mirato sulle caratteristiche del singolo bambino. In generale, se si nota un cambiamento repentino nella sintomatologia, o se vi è la comparsa di comportamenti problema non presenti in precedenza, è sempre consigliabile consultare il proprio pediatra di famiglia ed eventualmente anche un neuropsichiatra infantile.
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