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I mini gialli dei dettati 2
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Search-ME - Erickson 1 Difficoltà di linguaggio
Una psicologa e una logopedista ci spiegano come avviene l’apprendimento lessicale nei primi anni di vita del bambino
L’apprendimento della parola è il prodotto della mente attiva del bambino. I bambini si sforzano di imparare le parole che esprimono quello che hanno in mente. Qualsiasi linguaggio non sarà mai acquisito senza la partecipazione attiva in un mondo di persone, oggetti ed eventi (Bloom, 1993). La frase di Bloom ci ricorda che i bambini hanno bisogno di esperienze di interazione per imparare il significato delle parole e ci stimola a cercare strumenti operativi che sostengano il cammino del bambino verso un uso funzionale del linguaggio nel mondo reale. L’attività di accoppiamento rappresenta una fase di un processo più complesso. L’abbinamento, insegnato attraverso il «nome delle figure», espone il bambino all’ascolto della parola durante il compito. Per lo stesso motivo è importante nominare l’immagine anche nelle fasi di aiuto di fronte a una risposta corretta (ad esempio «Metti la casa»). Allenare la capacità di ascolto appare fondamentale per supportare l’abilità di rispondere come ascoltatore di fronte a parole pronunciate da altri nei contesti di vita e saperle quindi riconoscere e distinguere. L’acquisizione delle parole si manifesta con una progressione regolare, generalizzabile, che passa dalla prima parola prodotta intorno al primo anno di età fino a un consistente numero di vocaboli adoperati a sei anni (Ferreri, 2005). L’insegnamento del lessico deve tenere in considerazione l’estrema variazione delle conoscenze individuali, sembra che la correlazione tra ampiezza quantitativa e profondità qualitativa sia un fattore che influenza favorevolmente l’espansione della conoscenza lessicale. Nei bambini in fase di apprendimento del linguaggio un posto di rilievo è occupato dalle cosiddette formule di routine, che rappresentano circa un quarto della estensione del vocabolario individuale medio. Con «routine» ci si riferisce a espressioni costituite da uno o più vocaboli, relative ad azioni o eventi frequenti, come ad esempio «buonanotte» o «evviva», la cui acquisizione è determinata dalla forza della funzione pragmatica e dalla reiterazione di questo tipo di scambio comunicativo. La percentuale delle espressioni routinarie prodotte decresce con l’aumentare dell’età e parallelamente all’aumentare del numero complessivo di parole. Teniamo anche in considerazione che in tutte le lingue, i bambini sembrano inizialmente imparare i sostantivi più facilmente degli altri tipi di parole. Il processo di iniziale apprendimento delle parole cambia nel corso dello sviluppo: dall’espressione delle proprie intenzioni alla comprensione di quelle degli altri da altamente referenziale a conversazionale e narrativo. Un lavoro che stimola l’apprendimento e l’uso del lessico deve favorire la memorizzazione delle parole attraverso i concetti di categoria e funzione, caratteristiche che facilitano la rappresentazione. Focalizzare l’attenzione sui rapporti di senso tra le parole e sulla loro collocazione nell’ambito della sintassi sostiene la conoscenza di regole di funzionamento e lo sviluppo di un apprendimento capace di continuare ad autogenerarsi in base alle necessità comunicative. Un programma di incremento del lessico tiene in considerazione gli aspetti pragmatici del linguaggio e di conseguenza comprende un percorso di generalizzazione. L’uso delle conoscenze apprese in contesti diversi, nel gioco simbolico, in situazioni di richiesta e di condivisione, favorisce l’espansione delle conoscenze.
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Search-ME - Erickson 2 Difficoltà di linguaggio
Una risorsa fondamentale che riflette un’immagine sicura di sé e consente di creare un legame con l’interlocutore
Per fare dell’autoironia, anche e soprattutto di fronte ad altri, è necessario disporre di un’immagine di sé in cui criticità e potenzialità coesistono e si amalgamano in un ritratto epurato da pensieri disfunzionali e percezioni negative. L’autoironia, infatti, è alla base di un processo di conoscenza e di accettazione di se stessi che conduce alla definizione di un’immagine globale di sé capace di racchiudere fragilità e punti di forza. La pratica dell’autoironia è fondamentale anche nel trattamento dei pazienti con balbuzie. Questi ultimi, infatti, tendono a percepire la balbuzie nella propria vita come un ostacolo di enormi dimensioni, che finisce per oscurarli completamente. Essi si percepiscono come «balbuzienti» piuttosto che come «persone che balbettano». Questa differenza linguistica non è poi così sottile: è tanto profonda quanto la percezione, spesso piuttosto negativa, che un ragazzo che balbetta ha di sé. «I balbuzienti» tendono a identificarsi con il loro disturbo, come se la balbuzie fosse la cifra della loro essenza. «Le persone che balbettano», invece, percepiscono la balbuzie come una caratteristica che appartiene loro, come una tra le molte tessere del variopinto mosaico che li rappresenta. La pratica dell’ironia nel trattamento della balbuzie non è stata ampiamente indagata. Tuttavia, Manning ha sottolineato la funzione dello humour all’interno della terapia per la balbuzie come catalizzatore di un processo di cambiamento nella persona che balbetta, dal momento che esso «fornisce un certo grado di oggettività che ci consente di vedere noi stessi a partire da una nuova angolazione». Condividendo questo presupposto, Agius ha ideato un programma terapeutico per la persona che balbetta, lo Smart Intervention Strategy, in cui la giocosità della risata e lo scherzo costituiscono uno strumento di terapia volto a modificare la percezione di sé e l’attitudine ad affrontare le situazioni temute nella vita reale. L’esercizio dell’ironia, promuovendo un processo di accettazione di sé e di desensibilizzazione di quanto si teme, sostiene il mantenimento di un’attitudine positiva nei confronti delle proprie abilità comunicative e di se stessi come comunicatori. I concetti di humour, di ironia e di autoironia si distinguono come raffinate espressioni dell’uso sociale del linguaggio e come elementi strategici per una comunicazione efficace. La validità di questi strumenti è universale; usarli e dosarli con abilità consente di raggiungere in ogni contesto il proprio obiettivo comunicativo. In particolar modo, l’autoironia, con il suo duplice effetto di creare un legame con l’interlocutore e di riflettere un’immagine forte e sicura di sé, rappresenta sempre l’asso nella manica di un buon comunicatore.
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Search-ME - Erickson 3 Difficoltà di linguaggio
Una disamina dei principali vantaggi e punti di debolezza dell’utilizzo delle tecnologie di telecomunicazione nei servizi di riabilitazione a distanza
Un settore che ha conosciuto una grande espansione in tempi recenti è la teleriabilitazione, che possiamo definire come «la applicazione della tecnologia di telecomunicazione in supporto dei servizi di riabilitazione» (Russell, 2007). Essa si colloca tra le attività della telemedicina che possono fornire nuove modalità nell’erogazione delle prestazioni nei processi di cura e ridurre al minimo l’impatto della distanza. Si tratta di un’attività integrata, trasversale, che integra e sceglie tra le diverse risorse tecnologiche disponibili quelle più idonee a sviluppare un progetto riabilitativo mirato, con lo scopo di migliorare partecipazione, inclusione e qualità della vita del paziente. Ma quali sono i vantaggi della teleriabilitazione? E quali i suoi punti di debolezza? Qui di seguito ne proponiamo una breve disamina. I vantaggi della teleriabilitazione Dal punto di vista dei benefici, c’è da notare che, fin dagli inizi, la teleriabilitazione ha potuto offrire una ottima risposta a problemi «di accesso» e di comunicazione, consentendo di avvicinare le persone al di là della distanza. Ciò ha permesso sia all’utente di raggiungere e avere accesso a servizi di strutture specialistiche, sia al clinico di fornire un supporto migliore ai servizi e alle comunità locali. Ne sono derivati un minore isolamento delle persone in siti remoti ma anche favorevoli ricadute di educazione e formazione a distanza, sia per i clinici sia per le diverse figure intorno al paziente, dalla famiglia alla scuola. Con l’ulteriore vantaggio di poter iniziare tempestivamente gli interventi e di poterli erogare con intensità e per periodi di tempi anche prolungati. Come sottolineato soprattutto nella letteratura di oltreoceano, la teleriabilitazione consente anche l’erogazione di servizi a costo minore, specie se in modalità asincrona, alimentando in contemporanea un business in evoluzione esponenziale (Savard et al., 2003). Questi punti di forza hanno sostenuto lo sviluppo della teleriabilitazione fin dalle prime fasi, portando a rimuovere barriere nell’accesso a trattamenti riabilitativi tradizionali e consentendo un inizio tempestivo degli interventi, con obiettivi e intensità definite e possibilità di supervisione. I limiti ancora da superare Oltre a questi vantaggi, la teleriabilitazione presenta a tutt’oggi limiti e difficoltà, che non sono ancora stati superati. Tra questi, il principale è legato al fatto che una parte della popolazione non dispone di un accesso alla rete e , oppure ne ha un accesso inadeguato. Questo è un elemento ad alto impatto, che può configurare una discriminazione. Inoltre, trattandosi di riabilitazione basata su una tecnologia in continua evoluzione, per poter essere efficace richiede conoscenze tecnologiche aggiornate, in modo tale da scegliere e proporre consapevolmente tra le diverse opzioni quelle più adatte alla persona e al suo ambiente di vita (Schmeler et al., 2009). Sono necessari quindi un’idonea formazione del personale, la conoscenza e la disponibilità di strumenti e programmi aggiornati, e una organizzazione dei servizi riabilitativi che integri la modalità a distanza con quella in presenza. L’aggiornamento e l’evoluzione deve procedere costantemente sia sul versante clinico/riabilitativo sia sul versante tecnologico. Ciò richiede uno sforzo notevole sul piano organizzativo, gestionale, di aggiornamento tecnologico e di formazione del personale. Inoltre, il venir meno di un contatto di persona con il terapista, porta con sé potenziali conseguenze negative, sia dal punto di vista dell’efficacia del trattamento riabilitativo che dal punto di vista sociorelazionale. Come è ben chiaro a ogni riabilitatore, un intervento tecnicamente perfetto e proposto con i supporti più aggiornati sarà inefficace, se non controproducente, qualora non tenga conto della persona nella sua interezza, sia essa un bambino o un adulto. In particolare, la motivazione dell’utente deve essere costantemente sostenuta. Un cenno finale merita un altro aspetto strettamente connaturato alla teleriabilitazione: l’uso di tecnologie ICT e di programmi (specie se online) implica la presenza di una terza parte nel processo riabilitativo. La consapevolezza del loro ruolo e delle regole necessarie deve essere ben presente al riabilitatore, per poter utilizzare in sicurezza e a beneficio del paziente la tecnologia da loro offerta e supportata. Bibliografia Russell T.G. (2007), Physical rehabilitation using telemedicine, «Journal of Telemedicine and Telecare», vol. 13, n. 5, pp. 217-220. Savard L., Borstad A., Tkachuck J., Lauderdale D. e Conroy B. (2003), Tele-rehabilitation consultations for clients with neurologic diagnoses: cases from rural Minnesota and American Samoa, «NeuroRehabilitation», vol. 18, n. 2, pp. 93-102. Schmeler M.R., Schein R.M., McCue M. e Betz K. (2009), Telerehabilitation clinical and vocational applications for assistive technology: research, opportunities, and challenges, «Internal Journal of Telerehabilitation», vol. 1, n. 1, pp. 59-72. Questo articolo è stato elaborato a partire dal volume Teleriabilitazione nei disturbi di apprendimento a cura di Christina Bachmann, Chiara Gagliardi e Luigi Marotta.
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Search-ME - Erickson 4 Difficoltà di linguaggio
Gli ambiti in cui la teleriabilitazione si è dimostrata maggiormente efficace e le ulteriori possibilità di sviluppo offerte dal progresso tecnologico
Il grande sviluppo della teleriabilitazione è avvenuto negli ultimi anni, di pari passo all’evoluzione tecnologica, alla diffusione dei sistemi di comunicazione e al superamento, forse, di un iniziale scetticismo. Il numero dei pazienti trattati con questa modalità e oggetto di condivisione in pubblicazioni scientifiche è crescente, con un andamento esponenziale a partire dal 2007 (Peretti et al., 2017). Lo sviluppo della teleriabilitazione non è stato omogeneo tra le diverse nazioni, per motivazioni legate ad aspetti territoriali (presenza di aree rurali non facilmente accessibili che hanno spinto a cercare soluzioni adeguate), alla disponibilità di risorse tecnologiche (sia per chi fornisce il servizio sia per l’utente), di know-how (programmi e loro implementazione), di personale (formato, da formare e dedicato) e a variabili socio-economiche (possibili destinatari, costi di implementazione ed erogazione, condizioni del paese e bisogni prioritari) e culturali (alfabetizzazione, diffusione e disponibilità verso la tecnologia, ad esempio). Gli stati nordamericani hanno visto la massima diffusione della teleriabilitazione (e ne costituiscono la principale quota di mercato, tuttora in espansione), così come l’Australia (vasto territorio/ bassa densità abitativa), seguiti poi da tutti gli altri stati europei e del mondo. Le aree della riabilitazione Gli ambiti di applicazione, le condizioni cliniche e le età dei pazienti si sono rapidamente ampliati fino a coprire di fatto tutte le aree della riabilitazione. Agli interventi più strettamente neurologici, inizialmente prevalenti, si sono aggiunte la riabilitazione cardiologica, il follow-up dei pazienti con lesioni midollari, la riabilitazione del linguaggio, quella cognitiva e via via quella di altre condizioni cliniche, dall’autismo, a quadri sindromici, a condizioni psichiatriche. Le revisioni della letteratura basate sui primi lavori pubblicati (ad esempio, Kairy et al., 2009 consideravano 28 articoli) documentavano che i risultati ottenuti con la teleriabilitazione in ambiti diversi erano simili a quelli delle modalità tradizionali, con una buona adesione dei pazienti ai trattamenti. Pur confermando in linea generale l’efficacia dell’approccio «tele», la revisione e l’incremento dei dati disponibili in letteratura (le reviews recenti partono da centinaia di lavori sul tema) hanno in parte mitigato gli entusiasmi in tempi successivi — come sempre accade in ambito scientifico nel caso di proposte innovative e oggetto di grande interesse —, portando a precisazioni, specifiche e distinguo. Questo avviene anche alla luce della diversità delle soluzioni, dei contesti, degli strumenti e dei tipi di proposte (che quindi non sono facilmente replicabili e confrontabili tra loro, requisito cruciale per la validità scientifica). A oggi è dimostrata la maggiore efficacia della teleriabilitazione cardiologica (recupero della funzione cardiaca) e ortopedica (recupero dopo artroplastica del ginocchio). Per i pazienti con stroke ne è dimostrata l’efficacia sia in fase di ospedalizzazione (counselling, educazione sanitaria e sostegno per ansia e depressione) sia postdimissione, per la possibilità di far effettuare e monitorare esercizi e attività fisica, sostenere stili di vita più sani e un migliore adattamento socio-emozionale (trattamento di ansia e depressione). Una efficacia simile è riportata, in diversi quadri clinici (morbo di Parkinson, Alzheimer, quadri ortopedici…), sia per il miglioramento dell’aderenza alle cure, sia per il miglioramento di funzioni (fisiche, cognitive e di mobilità), sia per la soddisfazione del paziente e il miglioramento della qualità della vita. La teleriabilitazione logopedica Per quanto attiene alle patologie legate al linguaggio e all’uso di teleriabilitazione logopedica, sia per il linguaggio sia per l’eloquio (si veda la review di Molini-Avejonas et al., 2015) è riportata un’efficacia simile o superiore a quanto ottenuto con modalità tradizionali. Nei traumi cranici sono descritti miglioramenti nel funzionamento complessivo ed emozionale (Ownsworth et al., 2018). Un generale consensus, inoltre, si riscontra anche per la tecnologia legata ai giochi, il cui uso si è dimostrato efficace nel sostenere la motivazione dei pazienti in corso di trattamento, nonostante la presenza di alcune criticità. L’uso di piattaforme, programmi e app di tipo commerciale, ben accetta e ricercata dai pazienti, ma non sempre evidence-based, comporta una gamma sempre più ampia di offerte la cui efficacia deve essere dimostrata prima di poter essere proposta in contesto riabilitativo (e pubblicata); per questo una progettazione mirata e frutto di cooperazione trasversale fra clinici, ingegneri e informatici è in crescita, in clinica e nella letteratura recente. La rapidità di sviluppo della tecnologia, inoltre, richiede un continuo aggiornamento (tecnologico e del personale), e comporta quindi un riaggiustamento costante del punto di equilibrio tra lo strumento migliore per il quadro e i bisogni del paziente (più adatto, ma anche di provata efficacia), i costi (sempre minori per prodotti commerciali) e la preparazione del terapista (e della sua istituzione di riferimento). Bibliografia Peretti A., Amenta F., Tayebati S.K., Nittari G. e Mahdi S.S. (2017), Telerehabilitation: review of the state-of-the-art and areas of application, «JMIR Rehabilitation and Assistive Technologies», vol. 4, n. 2, e7. Kairy D., Lehoux P., Vincent C. e Visintin M. (2009), A systematic review of clinical outcomes, clinical process, healthcare utilization and costs associated with telerehabilitation, «Disability and Rehabilitation», vol. 31, n. 6, pp. 427-447. Molini-Avejonas D.R., Rondon-Melo S., Amato C.A. e Samelli A.G. (2015), A systematic review of the use of telehealth in speech, language and hearing sciences, «Journal of Telemedicine and Telecare», vol. 21, n. 7, pp. 367-376. Ownsworth T., Arnautovska U., Beadle E., Shum D.H.K. e Moyle W. (2018), Efficacy of telerehabilitation for adults with traumatic brain injury: A systematic review, «Journal of Head Trauma Rehabilitation», vol. 33, n. 4, pp. E33-E46.
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Search-ME - Erickson 5 Difficoltà di linguaggio
I risultati ottenuti nel trattamento a distanza dei Disturbi Specifici di Apprendimento nei ragazzi sono incoraggianti
La proposta di interventi in teleriabilitazione in età evolutiva è avvenuta progressivamente e ha richiesto un adattamento delle modalità, con il coinvolgimento imprescindibile del caregiver in funzione di supporto se non di intermediario necessario; l’introduzione è stata inoltre accompagnata da una grande discussione relativa alla appropriatezza dello strumento in un'età in cui sono cruciali la dimensione sensomotoria, il contatto fisico nella relazione e l’apprendimento basato sulla esperienza (anche concreta). In generale le revisioni della letteratura sottolineano come in età evolutiva, nonostante la grande varietà delle modalità, la teleriabilitazione possa in effetti essere efficace quanto un intervento in presenza, specie se vengono utilizzate strategie di coaching e parent training basate sul web, focalizzate su aspetti comportamentali del bambino e sulle competenze genitoriali (Camden et al., 2019). Un approccio integrato, dove alla teleriabilitazione a casa sia affiancato un intervento in ambito scolastico, ha maggiore efficacia. Oltre a programmi dedicati, sono utili anche modalità di gioco condiviso a distanza, usualmente in modalità sincrona, con adattamento di materiali graditi. L’uso della tecnologia, di per sé, sembra essere motivante e può facilitare la focalizzazione dell’attenzione (Hines et al., 2015). I disturbi dell’apprendimento sono affrontati con diversi setting di teleriabilitazione. La tecnologia ICT si è dimostrata utile a sostenere efficacemente l’apprendimento nella dislessia — grazie ad ambienti controllati, sostegno alla motivazione, alti livelli di interattività, feedback immediato e miglioramento di competenze mnestiche e visive — così come a supportare la consapevolezza e le competenze di famiglie e insegnanti. Gli ambienti digitali sono stati utilizzati in ambito educativo fin dagli anni Settanta e hanno conosciuto un larghissimo sviluppo successivo, con progressiva implementazione di realtà virtuale e modalità di utilizzazione in presenza e a distanza, in setting rieducativi, a scuola e a domicilio. È stata ampliamente documentata la loro efficacia nel facilitare l’inclusione di alunni in difficoltà, fornendo sia ambienti di lavoro specifici sia di supporto per i diversi aspetti della vita quotidiana. L’uso di piattaforme dedicate per la teleriabilitazione di disturbi di apprendimento ha portato a buoni risultati, che sono riportati spesso in modo narrativo ma sono più raramente oggetto di pubblicazione scientifica. Pecini et al. (2018; 2019b) riferiscono un’esperienza positiva italiana (documentata con indici di outcome) con il confronto tra software dedicati utilizzati in modo intensivo a domicilio, nel contesto di un intervento pianificato e controllato a distanza. La variabilità dei quadri, la difficoltà di costituire gruppi statisticamente significativi e tra loro confrontabili, le differenze linguistiche che rendono più complessi i confronti: possono essere questi alcuni degli elementi alla base della disparità tra l’esiguo numero di lavori indicizzati e la monumentale massa di app e programmi, diversamente affidabili, disponibili a oggi (nelle varie lingue) sul web, che dichiarano di essere dedicati ai disturbi di apprendimento. Bibliografia Camden C., Pratte G., Fallon F., Couture M., Berbari J. e Tousignant M. (2019), Diversity of practices in telerehabilitation for children with disabilities and effective intervention characteristics: Results from a systematic review, «Disability and Rehabilitation», pp. 1-13, https://doi: 10.1080/09638288.2019.1595750. Hines M., Lincoln M., Ramsden R., Martinovich J. e Fairweather C. (2015), Speech pathologists’ perspectives on transitioning to telepractice: What factors promote acceptance?,«Journal of Telemedicine and Telecare», vol. 21, n. 8, pp. 469-473. Pecini C., Spoglianti S., Michetti S., Bonetti S., Di Lieto M.C., Gasperini F., Cristofani P., Bozza M., Brizzolara D., Casalini C., Mazzotti S., Salvadorini R., Bargagna S. e Chilosi A.M. (2018), Telerehabilitation in developmental dyslexia: methods of implementation and expected results, «Minerva Pediatrica», vol. 70, n. 6, pp. 529-538. Pecini C., Spoglianti S., Bonetti S., Di Lieto M.C., Guaran F., Martinelli A., Gasperini F., Cristofani P., Casalini C., Mazzotti S., Salvadorini R., Bargagna S., Palladino P., Cismondo D., Verga A., Zorzi C., Brizzolara D., Vio C. e Chilosi A.M. (2019b), Training RAN or reading? A telerehabilitation study on developmental dyslexia, «Dyslexia», vol. 25, n. 3, pp. 318-331. Questo articolo è stato elaborato a partire dal volume Teleriabilitazione nei disturbi di apprendimento a cura di Christina Bachmann, Chiara Gagliardi e Luigi Marotta.
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Search-ME - Erickson 6 Difficoltà di linguaggio
Gli aspetti che i clinici dovrebbero prendere in considerazione per individuare la piattaforma più adatta nel lavoro di riabilitazione a distanza
Nel corso degli anni, le tecnologie usate nella riabilitazione sono andate incontro a un rapido sviluppo. Di fronte al grande ampliamento dell’offerta, ci si chiede quali siano le caratteristiche da ricercare nella selezione di una piattaforma e di altre tecnologie di supporto per la teleriabilitazione. Questo compito, a oggi, è delegato direttamente ai clinici, a cui è affidata la responsabilità della scelta della piattaforma più adeguata alle proprie esigenze e a quelle del paziente. Preliminarmente, il clinico deve tener conto di almeno tre aspetti fondamentali: l’esistenza di una connessione internet: il paziente deve poter disporre di una connessione stabile e affidabile, con adeguate velocità e larghezza di banda. La rete deve essere sicura e privata; la disponibilità di un ambiente fisico adatto: il paziente deve poter seguire la sessione di teleriabilitazione in un luogo tranquillo, ben illuminato e privo di distrazioni; la presenza di una persona di supporto/di un caregiver: nella maggior parte dei casi è necessario poter contare su una persona di supporto, meglio se il caregiver, che possa intervenire per risolvere i problemi tecnici, posizionare l’attrezzatura o il paziente davanti al computer o ad altro dispositivo, aiutare il paziente a interagire con la tecnologia, gestire i materiali di lavoro, interagire con il clinico e seguirne le indicazioni e osservazioni (Speech Pathology Australia, 2020). Le caratteristiche del paziente da considerare nella scelta della piattaforma di riabilitazione Solo una volta accertata la presenza di questi requisiti di base, il clinico potrà compiere la scelta della piattaforma e delle tecnologie di supporto. Il primo passo è quello di tenere in considerazione le caratteristiche del paziente formulate nelle Linee guida dell’organizzazione Speech Pathology Australia (2020). Qui di seguito ne proponiamo un breve riassunto. Caratteristiche fisiche Nella scelta di una tecnologia accessibile per il paziente, devono essere valutate le sue capacità motorie e la possibilità di mantenere la posizione seduta. Le caratteristiche fisiche devono essere prese in considerazione anche nella scelta di dispositivi periferici (mouse, tastiera, touch screen, ecc.), software (funzioni di accessibilità) e materiali (digitale, fisico, dinamico, statico). Caratteristiche sensoriali Il clinico deve valutare quali tecnologie usare in funzione di eventuali deficit visivi e/o uditivi, e se queste includono funzioni di accessibilità (sintesi vocale, dimensioni dello schermo) o si interfacciano con dispositivi quali auricolari o sistemi FM. Caratteristiche cognitive In base alle caratteristiche cognitive del paziente, il clinico valuterà la complessità della tecnologia da usare, la sua accessibilità e le funzionalità finalizzate all’interazione da remoto. Caratteristiche comunicative Il clinico deve tener conto delle eventuali difficoltà espressive o recettive a livello orale o scritto del paziente, o dell’uso della lingua dei segni. Caratteristiche culturali Il clinico, nella scelta della tecnologia, dovrà tenere conto di aspetti quali la percezione o il pregiudizio del paziente e del caregiver rispetto al ricorso alla tecnologia, il loro livello di alfabetizzazione digitale, il sostegno e la disponibilità o — viceversa — l’imbarazzo e la sfiducia nel mezzo da parte della famiglia. Una volta stabiliti gli obiettivi dell’intervento sul paziente, le sue caratteristiche e i comportamenti richiesti, è possibile scegliere l’hardware e il software che permetteranno l’interazione richiesta e che faciliteranno la capacità di osservazione del clinico. Le funzionalità tecniche da considerare nella scelta della piattaforma di riabilitazione Speech Pathology Australia (2020) suggerisce, nella pratica della teleriabilitazione, di tener conto delle seguenti funzionalità delle piattaforme. Condivisione dello schermo Tale funzione permette al clinico di condividere materiali digitali, siti web, video e applicazioni sul proprio computer con il paziente o viceversa. Molte piattaforme consentono ai pazienti di accedere al controllo dello schermo, in modo da interagire con i materiali come se fossero sul proprio computer. Le piattaforme possono o meno consentire la condivisione dell’audio (ad esempio un video o un programma) insieme allo schermo dell’utente. Annotazione Si intende la possibilità per il paziente di contrassegnare, disegnare o scrivere su un materiale condiviso. Condivisione da dispositivo mobile Tramite questa funzionalità il clinico può condividere le applicazioni dal proprio tablet o smartphone. Possibilità di accesso a partecipanti multipli Le piattaforme possono consentire a più persone di partecipare alla stessa sessione. Questa funzione crea l’opportunità di collaborare con altri professionisti, ricevere un supporto (ad esempio da parte di un interprete della lingua dei segni), tenere sessioni di terapia di gruppo e includere la famiglia del paziente e i caregiver. Funzioni di registrazione In alcuni casi, può risultare clinicamente utile registrare una sessione. Naturalmente la scelta di registrare le sessioni va concordata con il paziente e/o con il caregiver; in tal caso sarà necessario specificare la motivazione (quali sono le ragioni per effettuare la registrazione e per quali scopi essa sarà utilizzata), richiedere il consenso alla registrazione, indicare gli attori coinvolti (chi effettuerà la registrazione), definire le modalità di archiviazione della registrazione, ottenere l’autorizzazione all’accesso alla registrazione nel rispetto delle norme sulla privacy. Controllo degli accessi e delle autorizzazioni Questa funzione permette al clinico di gestire le azioni consentite al paziente durante la condivisione dello schermo. Presenza di interfacce user-friendly con apparecchiature audio/video Questa funzione si riferisce, ad esempio, alla facilità con cui la piattaforma consente al clinico e al paziente di connettersi, di passare dal microfono interno di un computer a una cuffia o a un microfono per conferenza. Un altro esempio è quello di piattaforme che consentono l’accesso a una webcam interna o esterna, o entrambe contemporaneamente, creando versatilità nella varietà e nella tipologia di materiali che possono essere condivisi e nella gamma di osservazioni che possono essere effettuate. Alle piattaforme usate per la teleriabilitazione devono essere associati altri dispositivi supplementari, che ne permettano il corretto uso o migliorino la qualità complessiva dei servizi erogati in modalità diretta o indiretta. Strumenti e dispositivi aggiuntivi variano a seconda dell’applicazione dei servizi e dei risultati desiderati. Nella scelta di una piattaforma va poi tenuto conto di altri due aspetti fondamentali: quello legato alla sicurezza e alla privacy e quello riferito all’accessibilità e all’usabilità. Bibliografia Speech Pathology Australia (2020), Telepractice in speech pathology, https://www.speechpathologyaustralia.org.au
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