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I mini gialli dei dettati 2
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Search-ME - Erickson 1 Concorsi e professioni della scuola
Tutte le informazioni e le proposte Erickson per affrontare i concorsi docenti per la scuola dell'infanzia, primaria e secondaria
L’attesa è terminata. Il 28 aprile sono stati finalmente pubblicati in Gazzetta Ufficiale i bandi di concorso docenti per la scuola dell’infanzia e primaria e per la secondaria di I e II grado. Si parte con il concorso straordinario per la scuola secondaria, che sarà il primo a essere svolto. I posti a concorso sono 61.863 in totale, così suddivisi: 12.863 per la scuola dell’infanzia e primaria. Leggi il bando 25.000 per la scuola secondaria di primo e secondo grado (concorso ordinario). Leggi il bando 24.000 per la scuola secondaria di primo e secondo grado (concorso straordinario). Leggi il bando.  Vediamo di fare il punto della situazione dei vari concorsi docenti infanzia, primaria e secondaria in programma. Concorso ordinario scuola infanzia e primaria I posti messi a concorso sono 12.863. Si concorrerà sia per posti comuni sia per posti sul sostegno. Le domande di partecipazione potranno essere inoltrate dalle ore 09.00 del 15 giugno 2020 fino alle ore 23.59 del 31 luglio 2020.  Concorso ordinario scuola secondaria I posti messi a concorso sono 25.000, suddivisi tra posto comune e sostegno. Le domande potranno essere inoltrate dalle ore 9.00 del 15 giugno 2020 fino alle ore 23.59 del 31 luglio 2020. Considerate le tempistiche di svolgimento dell’iter concorsuale, le assunzioni probabilmente scatteranno non per l’anno scolastico 2020/21 ma per quello successivo. Concorso straordinario scuola secondaria In linea con il Decreto Scuola approvato a dicembre 2019, il bando,  dedicato specificatamente a chi già insegna e possiede i requisiti indicati, prevede 24.000 posti, suddivisi tra posto comune e sostegno.  I termini per la presentazione delle domande di di partecipazione andranno dalle ore 9.00 del 28 maggio 2020 fino alle ore 23.59 del 3 luglio 2020.  Ogni docente può partecipare per una regione. Se in possesso dei requisiti, può partecipare sia per una classe di concorso che per i posti di sostegno; sempre se si è in possesso dei requisiti, è possibile partecipare sia al concorso ordinario che a quello straordinario. Il Ministero dell’Istruzione sta lavorando al piano logistico per il concorso straordinario per la scuola secondaria di I e II grado che sarà il primo ad essere espletato. Come prepararsi ai concorsi? Per chi intende prepararsi al concorso, Erickson ha predisposto una serie di libri, corsi e materiali utili al superamento delle prove. Nell’edizione 2016 del concorso docenti, ben l’80% dei candidati che si è preparato con i materiali Erickson lo ha superato! Per ogni concorso, mettiamo a disposizione un kit di materiali utile per la preparazione, composto da: - Due libri (manuale + avvertenze generali) con lezioni simulate, mappe concettuali, schemi e tabelle - Un corso online con esercitazioni e feedback personalizzati - Una piattaforma digitale con video, test e materiali aggiuntivi Dario Ianes, docente di pedagogia speciale e  didattica speciale e co-fondatore del Centro Studi Erickson, spiega lo spirito che ha animato Erickson nella progettazione dei materiali per il concorso: «Nei nostri libri dedicati alla preparazione del concorso, ci siamo attenuti ai contenuti del copione messo a punto dal Miur, studiando ogni dettaglio dei programmi, leggendo attentamente ogni parola e cercando di capire anche tra le righe ciò che il Concorso richiede. Abbiamo raccolto e scelto per i candidati i migliori e più completi materiali che possono servire a illustrare e organizzare cognitivamente e metacognitivamente i vari temi e argomenti». E per quanto riguarda l’atteggiamento mentale utile per chi si accinge ad affrontare le prove del concorso? Il consiglio di Dario Ianes è questo: «Suggerisco di affrontare questo Concorso con due anime: una pragmatica e orientata in modo efficace alle necessità del programma, e una più personale, improntata a un’originale e orgogliosa identità professionale, affinché possiate coltivare sempre, anche nei momenti di più dura necessità, visioni innovative e desideri di continua evoluzione professionale. Edgar Morin ci ricorda: “Ciò che non si rigenera, degenera”, e non parla soltanto della vita di coppia».
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Search-ME - Erickson 2 Concorsi e professioni della scuola
L'importanza di utilizzare e adattare metodologie didattiche evidence based
Negli ultimi 10 anni è andata affermandosi sempre più nel mondo anglosassone una “cultura dell’evidenza”  che promuove, anche nel contesto educativo, l’utilizzo di strategie e metodi basati sulle conoscenze offerte da metodi di ricerca scientifici. L’applicazione dell’approccio evidence based è partita inizialmente in ambito medico, per poi estendersi all’ambito delle scienze sociali e dell’educazione. Anche nel nostro Paese la evidence based education sta ricevendo un’attenzione crescente.   IL RUOLO DELLE METODOLOGIE DIDATTICHE EVIDENCE BASED Margo Mastropieri e Thomas Scruggs, professori emeriti alla George Mason University (USA) e relatori al CONVEGNO ERICKSON “LA QUALITÀ DELL’INCLUSIONE SCOLASTICA E SOCIALE”, hanno approfondito il ruolo delle metodologie didattiche evidence based utilizzate con alunni con Bisogni Educativi Speciali attraverso uno studio qualitativo portato a termine nel 2016 e intitolato “Personalizing Research: Special Educator’s Awareness of Evidence based Practice” (Mary Guckert, Margo A. Mastropieri e Thomas E. Scruggs).    NON TUTTI I DOCENTI LE CONOSCONO Da questo studio, condotto su un campione di docenti americani specializzati nel sostegno attraverso interviste semistrutturate, la disamina di lavori realizzati in classe e i rapporti analitici scritti dai ricercatori in seguito alle interviste agli insegnanti, è emerso che, pur tra docenti altamente specializzati, il livello di conoscenza delle metodologie didattiche evidence based è molto variabile. I docenti più preparati sulla ricerca tendevano a utilizzare, fare affidamento e condividere spesso i risultati delle ricerca nella loro didattica. I docenti mediamente preparati usavano e condividevano la ricerca senza continuità e senza farci affidamento costante. I docenti meno preparati sulla ricerca la usavano e condividevano poco nella loro didattica e non ci facevano molto affidamento. Lo studio indica perciò che l’affidamento e il ricorso alla ricerca nella pratica didattica è direttamente proporzionale al livello di conoscenza e consapevolezza della ricerca stessa.   DALLA CONOSCENZA DELLA STRATEGIA ALLA PERSONALIZZAZIONE In più, quello che emerge dallo studio condotto da Mastropieri e Scruggs è che il livello di conoscenza della ricerca in ambito didattico condiziona anche la capacità di personalizzarne efficacemente l’applicazione in classe, adattandola alle esigenze dei propri alunni, e in particolare a quelli con Bisogni Educativi Speciali. Tra i docenti presi in esame dallo studio, quelli più preparati sulla ricerca riuscivano a personalizzarla facendo in modo che il suo impatto sull’apprendimento da parte di alunni con BES fosse positivo. I docenti mediamente preparati personalizzavano la ricerca, senza però riuscire a ottenere risultati indiscutibilmente positivi. I docenti meno preparati sulla ricerca la personalizzavano, ma con risultati scarsi o nulli sull’apprendimento degli alunni. Dallo studio emerge perciò che la comprensione da parte dei docenti degli aspetti essenziali di una strategia didattica evidence based è fondamentale ai fini di una sua applicazione personalizzata efficace.  
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Search-ME - Erickson 3 Organizzazione scolastica
Inclusione e qualità della scuola sono reciproche. Dunque, qual è il compito del dirigente in una scuola inclusiva e di elevata qualità? Si tratta prima di tutto di assumere posizioni precise su necessari approfondimenti pedagogici e professionali, e non semplicemente frutto di una spontanea comprensione del problema. Per facilitare, agevolare, condurre e verificare l’inclusione c’e bisogno di conoscenza. Il ruolo-guida del dirigente scolastico deve muoversi dalla cultura e dalla pedagogia inclusiva verso l’organizzazione di un sistema inclusivo. L’approccio sistemico all’inclusione ha storia recente. E solo alla fine degli anni Ottanta che studiosi quali N. Luhmann si avvicinano al concetto di inclusione attraverso lo studio delle ≪esclusioni≫ dai sottosistemi che compongono la società.  Grazie a importanti documenti internazionali, negli anni Novanta si confermano i primi tentativi di teorizzare un nuovo paradigma, che riconosce l’inclusione come un processo finalizzato a favorire la partecipazione attiva di tutti i soggetti agli ambiti fondamentali del vivere democratico, prevenendo negativi processi di esclusione ed emarginazione. E il concetto di ≪educazione per tutti e per ciascuno≫.  L’Unesco è da sempre tra le organizzazioni più attive nel promuovere l’educazione inclusiva. Proprio in uno dei suoi documenti, relativo al Forum mondiale dell’educazione svoltosi a Dakar nel 2000, viene attribuita grande importanza alla pedagogia inclusiva che poggia su quattro punti fondamentali:  1. tutti i bambini possono imparare; 2. tutti i bambini sono diversi; 3. la diversità è un punto di forza; 4. l’apprendimento si intensifica con la cooperazione tra insegnanti, genitori e comunità. E’ su questi fondamenti pedagogici che va pianificato e costruito un processo educativo, finalizzato alla promozione del successo formativo di ogni studente, non abbandonando mai un’ottica sistemica. Progettare e guidare un sistema inclusivo significa, dunque, intervenire prima di tutto sul contesto e poi sul soggetto; agire sulla globalità delle sfere educativa e sociale. 
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Search-ME - Erickson 4 Organizzazione scolastica
Come coniugare la ≪saggezza professionale≫ degli insegnanti con i risultati della ricerca.
Cosa pensereste del vostro medico di famiglia se, pur avendone voi necessità, non vi prescrivesse un esame specialistico adducendo come motivazione una frase come ≪Non credo a queste novità≫? E sareste rassicurati dal sapere che l’ingegnere che ha costruito la vostra casa non ha preso molto in considerazione le informazioni provenienti dalla ricerca sui materiali da costruzione? Sareste soddisfatti dell’opera dell’idraulico che vi installasse solo i buoni vecchi tubi di piombo, invece di un moderno impianto realizzato con materiali plastici? L’elenco potrebbe continuare, naturalmente, fino a includere il campo che ci interessa: l’educazione.    Negli esempi riportati, volutamente forzati, quasi caricaturali, il punto da cogliere non e tanto l’applicazione o meno di strumenti e metodi ≪moderni≫ o ≪innovativi ≫, quanto la consapevolezza del perché si utilizzino o meno. Quello che ci interessa e la riflessione sui criteri in base ai quali il medico decide, non entrando nel merito di essi, ma soltanto ammettendo che esistono e sono scientificamente fondati. Essi saranno probabilmente criteri derivanti dall’esperienza clinica, ma, nella maggior parte dei casi, è probabile che le indicazioni provengano in modo quasi diretto dalla ricerca, dal momento che la medicina è una delle scienze maggiormente orientata alla (e informata dalla) ricerca.    Si può dire la stessa cosa per la pedagogia e la didattica? Intanto, dovremmo prima di tutto fissare per esse uno statuto epistemologico: sono autentiche ≪scienze≫? Dove si situano i loro ≪confini≫ operativi? Non vi sono ancora risposte chiare a queste domande, al punto che addirittura la terminologia risulta incerta e poco condivisa a livello internazionale. Nei paesi anglosassoni, ad esempio, e molto utilizzato il termine più generale ≪Education≫, mentre in Italia si usa distinguere tra pedagogia, quando si intende riferirsi maggiormente agli aspetti teorici, e didattica, intesa come l’insieme di metodi e prassi dell’insegnamento.    RICERCA E  PRASSI DIDATTICA Un tema sul quale risulta evidente una carenza di influenza da parte della ricerca è la cosiddetta ≪innovazione≫. In cosa consiste, esattamente, l’innovazione nella scuola? Quanto spesso si sentono proporre metodi affatto nuovi - si pensi a tutte le metodologie di ispirazione attivista, sulle quali vi sono esperienze ormai storiche - ma periodicamente riscoperti, magari associati all’uso di qualche ≪nuova≫ tecnologia?    La questione e peraltro ben nota: Bruner (1997) ha proposto la definizione di ≪pedagogia popolare≫ proprio per indicare quell’insieme di assunti teorici ≪ingenui≫, vissuti personali, senso comune, credenze, intuito, ≪mestiere≫ che informerebbe la prassi dell’agire didattico, talvolta in modo totalmente scollegato da qualsiasi evidenza proveniente dalla ricerca.  In realtà Bruner non connotava in modo negativo questo modo di procedere: al contrario, ne rivendicava una fondata validità operativa nei diversi contesti. In sintesi, il rapporto tra teoria e prassi reca con sé una sorta di doppio legame: l’una non può prescindere dall’altra. Come sostiene Baldacci (2010), ≪La teoria, senza prassi, e vuota; cosi come la prassi, senza teoria, è cieca≫.    Va infine ricordato come la complessità delle variabili, la difficoltà nell’isolarne i fattori, la mutevolezza dell’ambiente, rendano la ricerca educativa una scienza ≪difficile da praticare≫, anzi ≪la scienza più difficile di tutte≫ (Berliner, 2002).    ORIENTARE L’AZIONE DIDATTICA Come dovrebbero procedere, pertanto, un insegnante, una scuola, un sistema scolastico che volessero fondare su basi scientifiche solide la propria azione didattica, sia all’interno di un piano di miglioramento relativo a specifici punti che, più in generale, volendo esplorare la fondatezza di alcune scelte?  Ad esempio, sulla banale azione dell’≪assegnare compiti a casa≫, rispetto magari a obiezioni e proposte da parte di gruppi di genitori o in risposta a ≪campagne≫ che periodicamente si presentano, pro o contro, come si può facilmente avere accesso a quanto disponibile da parte della ricerca?    Prima di provare a rispondere, va ancora sottolineato come il lavoro quotidiano dell’insegnante sia in realtà costituito da una serie di micro-attività che ben difficilmente possono essere guidate da teorie. Sulle prassi di basso livello dovrebbero però innestarsi momenti di riflessione che possano portare, da un lato, al consolidamento di pratiche comuni in ≪buone pratiche≫ e, dall’altro, al necessario raccordo con la dimensione teorica. In questo senso, il riferimento d’obbligo e al lavoro di Schon (1993) e al suo ≪professionista riflessivo≫.    Sono proprio la riflessione e la ricerca permanente gli elementi chiave che possono consentire all’insegnante moderno di coniugare la propria ≪saggezza professionale≫ (retaggio della pedagogia popolare di cui sopra) con i risultati della ricerca, i quali necessitano sempre di una interpretazione e una collocazione nel contesto specifico. 
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Search-ME - Erickson 5 Organizzazione scolastica
Non servono risorse inarrivabili, ma una pianificazione strategica e un’ottimizzazione delle risorse.
Anche se potrà sembrare difficile da credere, la scuola digitale non necessita di risorse inarrivabili, né la sua qualità risiede nella marca o nella tipologia degli strumenti, bensì nella filosofia d’uso e nella capacità di ottimizzare ciò che si ha a disposizione. L’elemento principale per la scuola digitale, tanto da doversi ritenere il primo e più importante investimento, e un buon collegamento a Internet con una banda sufficiente a sostenere un elevato numero di accessi in contemporanea.  La scuola digitale non è poi, come si credeva un tempo, la scuola del rapporto 1:1 tra studenti e computer, dove i computer erano considerati alla stregua dei banchi come dotazione della scuola. Questo modello non e sostenibile. Oggi è sensato considerare i dispositivi come strumenti di lavoro personali, corredo didattico al pari dei libri, con una filosofia in base alla quale ciascuno studente deve lavorare con ciò che ha e che meglio conosce, in modo da farlo in autonomia e indipendenza.  Si tratta della filosofia del BYOD, acronimo per Bring Your Own Device, unico modello sostenibile per le risorse che abbiamo a disposizione.  Il modello BYOD, dunque, è l’unico praticabile ed è anche quello che il Piano Nazionale Scuola Digitale (PNSD) indica come percorribile e incentivabile attraverso politiche attive che dovranno prevedere l’accesso a un device anche a categorie economicamente svantaggiate. Con gli studenti dotati ciascuno del proprio dispositivo ogni aula può trasformarsi in un laboratorio. La scuola digitale può beneficiare delle LIM, specie delle loro funzionalità come ambienti collaborativi e interattivi, tuttavia non è necessario averne una in ogni aula se le risorse non lo consentono. La presenza di almeno un computer o un tablet per classe diviene invece una necessità contingente dal momento in cui si utilizza il registro elettronico, che e uno dei primi strumenti della scuola digitale di cui ormai tutte le scuole dovrebbero essere fornite.  Avendo premesso che l’importante non sono gli strumenti ma l’uso che se ne fa, occorre spendere alcune parole sui software che servono alla scuola digitale: esistono gruppi social, blog, siti, con indicazioni di ogni genere e dove ogni docente potrebbe avere solo l’imbarazzo della scelta, purché dotato di curiosità e desiderio di sperimentare i numerosi strumenti a disposizione. PIANIFICAZIONE STRATEGICA E OTTIMIZZAZIONE DELLE RISORSE Quantunque oggi sia stata pianificata una consistente quantità di risorse a sostegno del processo, gli interventi istituzionali non possono essere risolutivi, e serve invece la capacità di coinvolgere la comunità territoriale e gli utenti.  Occorre avere un piano ben definito degli investimenti e delle priorità in base agli obiettivi da realizzare e la capacità di attrarre tutti i soggetti che possano avere interesse a dotare il territorio di una scuola migliore.  Stipulare un patto con le famiglie per finalizzare forme di contributo volontario, promuovere iniziative di crowdfounding, organizzare eventi di autofinanziamento, coinvolgere le imprese. Anche per questo ultimo aspetto i tempi potrebbero essere finalmente maturi, grazie allo strumento dello School Bonus messo a disposizione dal PNSD delle imprese che finanziano le istituzioni scolastiche.
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Search-ME - Erickson 6 Didattica
Un percorso per accompagnare i ragazzi nell’acquisizione delle competenze base di matematica
Prima di risolvere i problemi, occorre riconoscere che esistono situazioni «da risolvere». Solo dopo aver compreso questo, il ragazzo può imparare a riconoscere, costruire e successivamente a comunicare, sia verbalmente che tramite rappresentazioni grafiche, la struttura-problema rilevata e i dati a disposizione.  Attraverso le fasi di individuazione, costruzione e rappresentazione del problema, il ragazzo sperimenta in prima persona la necessità dei dati, della domanda e di una struttura coerente del testo. Prima di essere chiamato a ipotizzare un percorso di soluzione, ha dunque l’opportunità di utilizzare il proprio linguaggio per strutturare il problema. Da lì, gradualmente, imparerà a formulare il problema nel linguaggio corrente: quello che troverà poi nei libri.  Come mostrano le sperimentazioni, un simile percorso piace ai ragazzi, che vengono in un certo senso «sollevati» dalla necessità di affrontare subito il «temuto» processo di soluzione.  Le situazioni concrete offrono, in quest’ottica, moltissime occasioni di riflessione, anche metacognitiva, e stimolano i ragazzi a formulare ipotesi risolutive. Il percorso di costruzione dei problemi, che potremmo chiamare «a cipolla», si articola in una serie di fasi consequenziali:  individuazione del problema;  costruzione del problema;  formulazione (verbale, grafica) condivisibile;  ipotesi risolutiva su problema auto-costruito;  applicazione delle ipotesi a diverse situazioni per un apprendimento significativo.  La fase più interessante e produttiva per gli studenti, lo ribadiamo, sembra essere proprio la prima: arrivare a «individuare», cioè a pensare la realtà in termini di «problema».  Proprio per questo, il Quaderno Amico – I problemi è strutturato in due parti come gli altri della stessa collana.  La prima parte propone attività per la «costruzione» delle conoscenze ed è costituita da 10 schede, contrassegnate dal cartellino «Sperimento»; la seconda parte propone, invece, esercizi strutturati per rafforzare le conoscenze già acquisite ed è composta da altre 10 schede, contrassegnate dal cartellino «Consolido».  Ecco un’anteprima degli esercizi proposti
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