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I mini gialli dei dettati 2
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Risultati trovati: 18
Search-ME - Erickson 1 Autismo e disabilità
Come favorirne l'adattamento e l'inclusione reale in classe
Nella scuola attualmente non c’è particolare attenzione alla qualificazione del personale relativamente ai disturbi dello spettro autistico. Inserire a scuola un bambino con disturbi dello spettro autistico e far sì che la scuola diventi un contesto veramente positivo implica una forte azione di formazione degli educatori e degli insegnanti. I disturbi dello spettro autistico non sono paragonabili ad altre disabilità o disturbi psichici, e il personale responsabile dell’educazione di bambini con questa patologia necessita di una formazione approfondita sulle caratteristiche presentate da questi soggetti a livello emozionale, relazionale e cognitivo. Considerando che il bambino con disturbo dello spettro autistico trascorre la maggior parte della sua giornata nell’ambiente scolastico, è proprio questo ambito che ha la responsabilità di facilitare il suo sviluppo cognitivo ed emotivo. La scuola, quindi, deve comprendere l’importanza di garantire il supporto a questi bambini con personale preparato e aggiornato su tali disturbi, in modo da favorirne interamente l’adattamento, il benessere e l’inclusione reale. L’IMPORTANZA DELLA FORMAZIONE DEI DOCENTI Nell’ambito dell’intervento intensivo iniziale con un bambino, ma anche nelle fasi successive, lo psicologo deve dedicare diverse ore alla formazione di educatori e insegnanti. Non si tratta di fare lezioni frontali che spieghino l’autismo, quanto piuttosto di prevedere un lavoro fianco a fianco con il personale educativo per osservare e attribuire significato ai comportamenti problema del bambino, per strutturare l’ambiente e le attività, per trovare delle strategie per diminuire l’ansia e le difese, per favorire la reciprocità e l’intenzionalità.   … E DELLA GESTIONE DELL’INTERA CLASSE Una particolare attenzione deve essere posta affinché il bambino possa stare con i suoi compagni in situazioni in cui può beneficiare veramente della loro presenza. Bisogna quindi prevedere un modo di facilitare l’inclusione sociale, e può essere che in alcune situazioni, sempre che la scuola lo permetta, si debbano mettere in atto interventi direttamente con il gruppo dei pari o anche con la classe mediante attività ludiche cooperative. Andare nei contesti in cui è inserito il bambino può essere molto utile anche per aiutare a strutturare l’ambiente, per attivare la Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA) e per studiare il modo migliore di ridurre i comportamenti problema.
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Search-ME - Erickson 2 Autismo e sindrome di Asperger
L’importanza di condurre un’analisi approfondita del comportamento disadattivo per poter individuare delle strategie di intervento specifiche
Atti autolesionistici, comportamenti ripetitivi senza un apparente senso, aggressività fisica o verbale… Sono molti i comportamenti problema che una persona con un disturbo dello spettro autistico può mettere in atto e che vanno a incidere negativamente sulla qualità di vita sia della persona con autismo stessa, sia delle persone che le stanno accanto. Dietro a ogni comportamento problema, c’è solitamente un disagio, che la persona con autismo non riesce ad esprimere in altro modo e che è importante decodificare, per poter individuare una strategia specifica mirata a risolverlo.  Come va condotta un’analisi della situazione in caso di comportamenti problema? Quali sono le componenti da prendere in considerazione? Risponde a queste domande Roberto Keller, medico specialista in psichiatria e in neuropsichiatria infantile. «La gestione dei comportamenti disadattivi della persona con autismo richiede innanzitutto un’analisi della situazione. Sappiamo infatti che il funzionamento della persona con autismo ha delle caratteristiche peculiari: sappiamo che c’è un’ipersensorialità, una necessità di mantenere l’ambiente immodificato, che c’è la necessità spesso di svolgere dei rituali e di mantenere delle abitudini. Sappiamo che il comportamento disadattivo può in realtà esprimere un aspetto di una problematica organica che – soprattutto in presenza di una disabilità intellettiva o di un disturbo del linguaggio – la persona con autismo non ha altro modo di esprimere se non attraverso il comportamento. La prima cosa da fare per poter gestire il comportamento problema è quella di capire perciò il motivo del comportamento stesso, tramite: un’analisi sensoriale  una valutazione del contesto in cui si è svolto il comportamento una raccolta di dati per capire quello che è successo prima e dopo il comportamento problema (che persone erano presenti, che cosa si è modificato nell’ambiente, che cosa è successo dopo il comportamento stesso). Solo dopo che si è decodificato il comportamento si possono mettere in atto delle strategie che saranno specifiche (strategia sensoriale, strategia di modifica graduale dell’ambiente…). Quando non c’è questo tipo di risposta andiamo a valutare il possibile significato psicopatologico del comportamento stesso. Anche perché sappiamo che nella disabilità intellettiva la psicopatologia può esprimersi attraverso il comportamento. Nel caso in cui ci dovessimo trovare di fronte a un aspetto psicopatologico, gestiremmo il problema psicopatologico stesso».
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Search-ME - Erickson 3 Autismo e disabilità
I consigli della Società Italiana per i Disturbi del Neurosviluppo rivolti a familiari e caregivers per affrontare l'isolamento
L’attuale situazione di emergenza sta richiedendo a tutti noi una grande capacità di adattamento, fondamentale per adeguare i nostri comportamenti e affrontare gli evidenti cambiamenti dell’ultimo periodo. Le attività abituali che scandivano le nostre giornate sono state notevolmente modificate, limitate o interrotte, gli scambi sociali si sono ridotti drasticamente e per relazionarci con gli altri dobbiamo utilizzare strumenti di comunicazione a distanza. A subire gli effetti di tutto ciò sono anche le persone con disturbi dello spettro autistico che, di fronte a cambiamenti improvvisi di abitudini e routine, possono provare molta ansia e mettere in atto risposte comportamentali inadeguate e problematiche per esprimere il proprio disagio.  Tale malessere, alimentato anche dalla condizione di isolamento, può essere manifestato con l’aumento di comportamenti-problema e stereotipie, aggressività verso sé stessi e gli altri, crisi d’ansia, irritabilità e insofferenza. Familiari e caregivers, oltre a provare stress e preoccupazione per i rischi legati alla condizione di emergenza, possono pertanto trovarsi da soli a gestire situazioni complesse. Come aiutare e persone con autismo, le loro famiglie e i caregivers a fronteggiare questo momento? La Società Italiana per i Disturbi del Neurosviluppo (SIDiN) in collaborazione con altre realtà italiane tra cui l’ANGSA (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici) Onlus ha pubblicato informazioni e consigli utili per la gestione dell’epidemia COVID-19 e dei fattori di di stress psichico associati per le persone con disabilità intellettiva e autismo con necessità elevata e molto elevata di supporto. Il documento, consultabile qui https://www.sidin.info, oltre a far luce sui rischi e le barriere che possono mettere in difficoltà queste persone e i familiari nelle attuali circostanze, offre suggerimenti concreti per rispondere ad alcuni bisogni dei caregivers come l’esigenza di insegnare a svolgere nel modo adeguato le pratiche igieniche di prevenzione o la gestione di eventuali crisi d’ansia. La SIDiN, inoltre, sottolinea la necessità di mantenere attive le persone con autismo e disabilità intellettiva programmando le giornate con una serie di attività praticabili all’interno dell’abitazione, creando e mantenendo quindi una routine quotidiana nella quale includere attività di cura del corpo, tempo per l’esercizio fisico, per attività gradite e momenti di riposo, secondo una definita strutturazione di tempi e spazi abbinando, ad esempio, una certa attività ad un determinato locale della casa.  La persona deve avere la possibilità di visualizzare la nuova routine attraverso sequenze visive che, tramite immagini, foto o scritte, mostreranno anticipatamente cosa accadrà nella giornata e in questo modo sarà possibile programmare l’intera settimana. Nel periodo che stiamo vivendo, nel quale i mutamenti delle abitudini di vita sono considerevoli, rendere la quotidianità il più prevedibile possibile aiuterà a ridurre l’ansia e le manifestazioni di disagio con importanti effetti sul benessere della persona con disturbi del neurosviluppo e di tutti coloro che le stanno accanto.
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Search-ME - Erickson 4 Autismo e disabilità
Una selezione di proposte editoriali sull’autismo per i nostri lettori in occasione della Giornata mondiale della consapevolezza dell’autismo
Se fino a non molto tempo fa si riteneva che l’autismo fosse una «malattia incurabile», oggi sappiamo invece che si tratta di un disordine neuropsichico, che può comportare gravi problemi nella capacità di comunicare, di entrare in relazione con le persone e di adattarsi all’ambiente. Grazie ai progressi della ricerca, la credenza che chi ne è affetto debba rinunciare a una vita significativa e produttiva non ha più ragion d’essere. Molta strada rimane però ancora da fare per conoscere meglio questo disturbo, o per meglio dire di questi disturbi, data la grande variabilità che li caratterizza, e per migliorare la qualità di vita delle persone che ne sono toccate. In occasione della Giornata mondiale per la consapevolezza dell’autismo, proponiamo una selezione di titoli del nostro catalogo dedicati a questo argomento. Scopri i titoli consigliati: .image-carousel-container{ width:60%;} .mondo-erickson .banner-container [class^='banner-lev'] { position: relative; width: 60%; } @media (max-width:767px){ .image-carousel-container{ width:100% !important;} .mondo-erickson .banner-container [class^='banner-lev'] { position: relative; width: 100%; } }
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Search-ME - Erickson 5 Autismo e disabilità
I principi-guida su cui dovrebbe basarsi l’intervento educativo nell’autismo e l’importanza dell’individualizzazione dell’intervento in base alle caratteristiche del bambino
Non esiste ancora l’intervento abilitativo che risponda alla complessità dell’autismo. La pervasività del disordine, la molteplicità dei quadri clinici e la cronicità del disturbo richiedono l’integrazione di vari metodi in un approccio multidisciplinare: il programma abilitativo deve necessariamente essere individualizzato sulle caratteristiche di ciascun bambino, in base al livello cognitivo, all’età, al funzionamento neuropsicologico, alle abilità presenti e potenziali e, non da ultimo, ai bisogni espressi dalla famiglia. Il modello di intervento abilitativo al momento più validato dalla letteratura internazionale è quello psicoeducativo con approccio cognitivo-comportamentale. Il programma di intervento viene stabilito dai servizi specializzati, dagli insegnanti e educatori, in accordo con la famiglia, in relazione alle caratteristiche peculiari del singolo bambino: è auspicabile la piena collaborazione degli operatori del territorio, degli insegnanti e degli educatori per integrare il programma specifico con le attività di insegnamento-apprendimento previste per il gruppo classe attraverso l’utilizzo di metodologie e strategie tipiche di integrazione (ad esempio, apprendimento cooperativo, tutoring, metodologie attive, riorganizzazione degli spazi e dei tempi, ecc.). I principi guida per l’intervento nell’autismo L’intervento deve essere individualizzato, basato sui punti di forza e di debolezza della persona, individuati attraverso una valutazione accurata del profilo di sviluppo realizzata dal Centro di competenza. Le strategie di intervento devono essere basate sulle abilità e sugli interessi della persona: partendo dagli interessi specifici di ogni bambino è possibile infatti proporre nuovi apprendimenti che gli possano essere utili nel vivere quotidiano. È necessario che tutti gli operatori conoscano in maniera approfondita le caratteristiche dell’autismo ma anche quelle dello sviluppo tipico. È necessario individuare obiettivi a breve, medio e lungo termine, che siano fruibili nella vita quotidiana del bambino, tenendo presente che, in generale, la finalità di un progetto psico-educativo deve essere quella di favorire l’adattamento del soggetto al suo ambiente naturale e di garantire una soddisfacente qualità della vita al bambino/ragazzo e alla sua famiglia. Perciò sarà necessario prevedere, accanto ad attività di tipo cognitivo, lavori specifici sulla comunicazione (utilizzo funzionale di strategie convenzionali o alternative per la comunicazione sia in comprensione che in produzione), sulle abilità sociali e sulla gestione/organizzazione autonoma del proprio tempo libero. È fortemente consigliato l’utilizzo di pratiche supportate da evidenze scientifiche di efficacia. È fondamentale che vi siano coerenza e collaborazione tra tutte le persone (operatori e famiglia) che si occupano del bambino.
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Search-ME - Erickson 6 Metodologie didattiche / educative
Un docente universitario esperto di disturbi dello spettro autistico spiega come la conoscenza del bambino con autismo sia il primo passo per instaurare una buona relazione
Ogni bambino con disturbi dello spettro autistico è un mondo unico da scoprire. Diffidate di chi pronuncia con leggerezza frasi come «I bambini autistici vanno presi così» oppure «Con i bambini con autismo si deve fare così» perché «i bambini autistici» non esistono, ma esistono Anna, Michele, Giulio che, a modo loro, presentano alcune delle caratteristiche cognitivo-emotive, comunicative, relazionali e comportamentali specifiche. Alcuni bambini possono risultare inizialmente estremamente difficili da comprendere, ma se imparate a costruire una buona relazione di fiducia reciproca, a guardarli come «bambini» e non come «bambini autistici», a scoprire i loro punti di forza e potenzialità, possono offrirci delle soddisfazioni enormi. Cercate prima di tutto di comprendere il loro peculiare funzionamento, scoprite cosa li emoziona, cosa più gli interessa, imparate a distinguere cosa non vogliono fare da ciò che non riescono a fare, senza mai giustificarli se non è opportuno, chiedendo loro aiuto per comprendere meglio il loro funzionamento neurodiverso e dando loro una mano a comprendere il vostro funzionamento neurotipico. Vorrei che iniziaste il vostro percorso riflettendo sulle parole di Jim Sinclair, un ragazzo con autismo: «Essere autistici non significa non essere umani, ma essere diversi. Quello che è normale per altre persone non è normale per me e quello che io ritengo normale non lo è per gli altri. In un certo senso sono mal equipaggiato per sopravvivere in questo mondo, come un extraterrestre che si sia perso senza un manuale per sapere come orientarsi. Ma la mia personalità è rimasta intatta. La mia individualità non è danneggiata. Ritrovo un grande valore e significato nella vita e non desidero essere guarito da me stesso. Concedetemi la dignità di ritrovare me stesso nei modi che desidero; riconoscete che siamo diversi l’uno dall’altro, che il mio modo di essere non è soltanto una versione guasta del vostro. Interrogatevi sulle vostre convinzioni, definite le vostre posizioni. Lavorate con me per costruire ponti tra noi».
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