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I mini gialli dei dettati 2
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Risultati trovati: 20
Search-ME - Erickson 1 Autismo e sindrome di Asperger
L’importanza di condurre un’analisi approfondita del comportamento disadattivo per poter individuare delle strategie di intervento specifiche
Atti autolesionistici, comportamenti ripetitivi senza un apparente senso, aggressività fisica o verbale… Sono molti i comportamenti problema che una persona con un disturbo dello spettro autistico può mettere in atto e che vanno a incidere negativamente sulla qualità di vita sia della persona con autismo stessa, sia delle persone che le stanno accanto. Dietro a ogni comportamento problema, c’è solitamente un disagio, che la persona con autismo non riesce ad esprimere in altro modo e che è importante decodificare, per poter individuare una strategia specifica mirata a risolverlo.  Come va condotta un’analisi della situazione in caso di comportamenti problema? Quali sono le componenti da prendere in considerazione? Risponde a queste domande Roberto Keller, medico specialista in psichiatria e in neuropsichiatria infantile. «La gestione dei comportamenti disadattivi della persona con autismo richiede innanzitutto un’analisi della situazione. Sappiamo infatti che il funzionamento della persona con autismo ha delle caratteristiche peculiari: sappiamo che c’è un’ipersensorialità, una necessità di mantenere l’ambiente immodificato, che c’è la necessità spesso di svolgere dei rituali e di mantenere delle abitudini. Sappiamo che il comportamento disadattivo può in realtà esprimere un aspetto di una problematica organica che – soprattutto in presenza di una disabilità intellettiva o di un disturbo del linguaggio – la persona con autismo non ha altro modo di esprimere se non attraverso il comportamento. La prima cosa da fare per poter gestire il comportamento problema è quella di capire perciò il motivo del comportamento stesso, tramite: un’analisi sensoriale  una valutazione del contesto in cui si è svolto il comportamento una raccolta di dati per capire quello che è successo prima e dopo il comportamento problema (che persone erano presenti, che cosa si è modificato nell’ambiente, che cosa è successo dopo il comportamento stesso). Solo dopo che si è decodificato il comportamento si possono mettere in atto delle strategie che saranno specifiche (strategia sensoriale, strategia di modifica graduale dell’ambiente…). Quando non c’è questo tipo di risposta andiamo a valutare il possibile significato psicopatologico del comportamento stesso. Anche perché sappiamo che nella disabilità intellettiva la psicopatologia può esprimersi attraverso il comportamento. Nel caso in cui ci dovessimo trovare di fronte a un aspetto psicopatologico, gestiremmo il problema psicopatologico stesso».
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Search-ME - Erickson 2 Autismo e sindrome di Asperger
Quale disciplina sportiva scegliere per i bambini con disturbi del neurosviluppo
È esperienza comune che l’attività sportiva determini benefici a livello fisico e psicologico. Per molti bambini con disturbi del neurosviluppo, però, praticare uno sport rappresenta un obiettivo difficile da realizzare e non sono poche le esperienze negative raccontate dalle famiglie al momento dell’inserimento in strutture sportive e campus estivi. La scelta della migliore attività sportiva in cui inserire un bambino affetto da un disturbo del neurosviluppo è complessa perché si basa su una delicata combinazione tra le caratteristiche del disturbo, le peculiarità individuali del bambino, gli aspetti tipici dell’attività sportiva e le necessità organizzative, economiche ed emotive dei genitori.   Una regola generale, valida a prescindere dalla presenza del disturbo e dal grado di compromissione del bambino, è quella di partire da ciò per cui egli è motivato, pertanto dalle sue preferenze. È buona prassi, però, evitare gli sport molto caotici oppure in cui sia difficile decodificare il contesto circostante per mettere in atto il comportamento atteso, come ad esempio potrebbe accadere nel baseball. Sono invece da preferire quegli sport, individuali o di gruppo, in cui le regole sono molto semplici, lo spazio è ben delimitato, gli schemi di gioco non siano modificati di continuo sulla base dell’accordo tra i giocatori e infine il successo non sia misurato principalmente sulla base delle abilità di interazione sociale. Esistono alcune errate convinzioni che riguardano i bambini affetti da disturbi del neurosviluppo nel momento in cui si consiglia un’attività sportiva. Uno degli errori più frequenti riguarda i bambini e gli adolescenti affetti da disturbo dello spettro autistico. Partendo dal presupposto che il deficit sociorelazionale sia il sintomo su cui occorre incidere in maniera più significativa, sono spesso consigliati sport di squadra tipo calcio e rugby. In realtà, un ambiente caotico e con tante persone – come uno spogliatoio con tanti ragazzi che praticano calcio o rugby -  potrebbe inizialmente essere vissuto come frustrante e poco comprensibile. Al contrario, è preferibile iniziare con sport in cui i piccoli gruppi siano privilegiati sia nel setting di allenamento sia all’interno dello spogliatoio e in cui il ragazzo autistico possa mantenere i propri spazi. Ci sono inoltre ulteriori variabili, di tipo più personologico e individuale, da tenere in considerazione prima di scegliere uno sport. È importante: - Chiedersi quali sono le reali abilità motorie: se il bambino presenta uno scarso tono muscolare e difficoltà di coordinazione motoria sono più indicati sport quali il nuoto, la danza, il trekking, l’equitazione, le arti marziali e il ciclismo, poiché si possono iniziare senza che sia richiesta un’eccessiva prestazione fisica. Ciò permette al bambino di implementare le proprie capacità, la forza, la flessibilità e la coordinazione nel corso del tempo, migliorando la performance;   - Chiedersi se il bambino mostra particolare resistenza ad accettare la competizione: se così fosse bisogna pensare a uno sport a bassa competitività o optare inizialmente per uno sport individuale. Esistono molte attività che non richiedono concorrenza: trekking, mountain bike, yoga, danza, pesca, golf sono dei validi esempi; - Chiedersi se il bambino mostra severe difficoltà nel partecipare agli sport di gruppo o un grave isolamento: in tal caso si potrebbe scegliere tra sport che presentano caratteristiche solo apparentemente individuali, ma hanno in realtà una connotazione gruppale e consentono di partecipare senza la necessità di interpretare i segnali verbali degli altri, ad esempio il nuoto di gruppo, il tiro con l’arco, l’atletica, le bocce, la scherma, la lotta libera, il ciclismo e la vela.
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Search-ME - Erickson 3 Autismo e sindrome di Asperger
Una risorsa efficace per sviluppare la comprensione sociale
Le Storie Sociali rappresentano la «strategia di intervento mirato» più ampiamente utilizzata con le persone con disturbi dello spettro autistico. Di cosa si tratta? Le Storie Sociali sono testiparticolari, scritti secondo specifici criteri, che descrivono in modo chiaro, conciso e preciso una situazione, un’abilità, un risultato o un concetto. Il loro scopo è quello di aiutare le persone con autismo a comprendere meglio le situazioni e gli eventi sociali che incontrano nella loro vita, sostenendone in questo modo la capacità di essere soggetti attivi nelle routine e nelle attività quotidiane. L’uso efficace delle Storie Sociali va anche oltre la promozione della comprensione sociale negli individui con autismo: infatti, permette agli operatori e ai genitori di costruire, attraverso esse, relazioni di fiducia. In definitiva, l’obiettivo generale delle Storie Sociali si potrebbe sintetizzare così: aiutare le persone a essere individui autodeterminati, sicuri di sé e competenti. Le Storie Sociali vengono usate dai genitori, dai fratelli/sorelle, dagli psicologi e dagli educatori di ogni genere nei contesti scolastico, domestico e di comunità. Sono apparentemente facili, ed effettivamente la loro forza consiste nella semplicità. La semplicità di fruizione, tuttavia, deriva da un lavoro attento, informato e certosino che è fatto durante la loro scrittura.  Ogni Storia Sociale è un piccolo capolavoro che esprime una minuziosa attenzione per ogni minimo dettaglio, saldi e comprovati principi pedagogici e una forte empatia per le persone con disturbi dello Spettro autistico. Personalmente, ho iniziato a sviluppare le Storie Sociali a partire dal 1991. Purtroppo, da allora molti altri hanno elaborato Storie Sociali senza attenersi agli standard qualitativi necessari per farlo, rischiando così di creare storie poco efficaci e di screditare l’utilità dello strumento. Perciò, nel cercare informazioni in Internet sulle Storie Sociali, invito tutti alla cautela. Purtroppo, la maggior parte delle informazioni sulle Storie Sociali che si trovano online è superata e imprecisa. Molti siti utilizzano il termine «Storie Sociali» senza prestare attenzione a cosa realmente significhi e all’importanza della sicurezza. Potrebbero usare il mio nome senza la mia autorizzazione, facendo sembrare che io avalli le informazioni che danno. Cerca sempre il logo delle Storie Sociali, che è un indicatore di qualità. Puoi sempre reperire informazioni attendibili sui siti CarolGraySocialStories.com e FHautism.com»
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Search-ME - Erickson 4 Autismo e disabilità
Cosa possono fare i professionisti che operano in ambito clinico per rispondere alle esigenze di bambini, ragazzi e adulti con disturbi dello spettro autistico
L’emergenza causata dalla diffusione di Covid-19 ha reso molto difficile la vita di bambini e ragazzi con disturbi dello spettro autistico e delle loro famiglie. La chiusura delle scuole, dei centri diurni e riabilitativi ha portato un drastico cambiamento delle routine e un obbligato isolamento sociale. Inoltre ha determinato l’interruzione delle terapie e delle attività del tempo libero che per le persone con autismo sono occasioni importanti per esercitare e mantenere competenze sociali, comunicative e autonomie acquisite nel corso degli anni. Alla luce di ciò, entrati in questa nuova fase di post-emergenza, cosa possono fare i professionisti che operano in ambito clinico per andare incontro alle esigenze delle persone con disturbi dello spettro autistico e delle loro famiglie? La professoressa Paola Venuti, responsabile del Laboratorio di Osservazione, Diagnosi e Formazione (Dipartimento di Psicologia e Scienze Cognitive dell’Università di Trento) che si occupa da anni di ricerca, diagnosi e trattamento dei Disturbi del Neurosviluppo, con particolare attenzione ai Disturbi dello Spettro Autistico sottolinea tre punti di attenzione da tenere in considerazione nel prossimo periodo. Sostenere la socialità di bambini e ragazzi con autismo In questo periodo di emergenza per i terapisti non è stato possibile incontrare di persona i propri pazienti con disturbi dello spettro autistico; solo in pochi casi si è riusciti mettersi in comunicazione con loro attraverso sistemi di comunicazione a distanza. Attualmente risulta ancora complesso organizzare attività di gruppo in presenza, con due o tre bambini, garantendo le distanze di sicurezza e ciò rende estremamente difficile lavorare sulle competenze sociali di questi bambini e ragazzi. Per evitare quindi che le importanti conquiste sul fronte delle abilità sociali vengano perse, è necessario che le attività con i terapeuti vengano riprese al più presto nelle strutture, ove possibile, o nel contesto domestico. È inoltre necessario organizzare attività di gruppo per stimolare lo scambio e l’interazione sociale. A tal proposito giochi collettivi in modalità online, anche se a distanza, permettono ai bambini di condividere attività divertenti e motivanti con i coetanei mantenendo le competenze sociali acquisite nel tempo. Supportare i genitori L’emergenza Coronavirus ha messo in seria difficoltà i genitori di bambini e ragazzi con disturbi dello spettro dell’autismo. Essi infatti, oltre a dover riorganizzare una nuova quotidianità, hanno dovuto assumere il ruolo di educatori e terapisti con tutto ciò che questo comporta a livello di stress e carico emotivo. Compito dei professionisti è quindi dare ai genitori consigli e suggerimenti su come gestire nel migliore dei modi questo periodo di stress. Non solo, è necessario creare uno spazio di condivisione dedicato ai genitori dove possono sentirsi liberi di parlare, esprimere la propria frustrazione, i propri bisogni, dove possono trovare supporto, ascolto e comprensione. Questi momenti possono essere organizzati anche in modalità online, in presenza di altri genitori e di terapisti che, con competenza e professionalità, sappiano sostenerli e accompagnarli. In questa fase di post emergenza è inoltre importante supportare i genitori nell’affrontare la ripresa della vita sociale nonostante i timori e le incertezze, rassicurandoli sul fatto che è indispensabile, dopo questo lungo periodo di isolamento, che i figli tornino a frequentare asili nido, scuole materne e centri estivi. Aiutare gli insegnanti nel promuovere una didattica inclusiva, anche a distanza Fondamentale è infine supportare gli insegnanti nell’individuare e gestire nuove forme di didattica a distanza in vista del prossimo anno scolastico. L’obiettivo è promuovere strategie e interventi in grado di favorire, anche a distanza, l’inclusione di tutti gli alunni e gli studenti all’interno della classe, anche quelli con autismo. Inoltre è necessario pensare a piattaforme digitali che siano facilmente fruibili da bambini e ragazzi con autismo e formare gli insegnanti al loro utilizzo. Non bisogna dimenticare che anche i genitori sono coinvolti nella gestione della didattica online, spesso con notevoli difficoltà, per questo vanno sostenuti e accompagnati anche in questa direzione.
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Search-ME - Erickson 5 Autismo e disabilità
Una selezione di proposte editoriali sull’autismo per i nostri lettori in occasione della Giornata mondiale della consapevolezza dell’autismo
Se fino a non molto tempo fa si riteneva che l’autismo fosse una «malattia incurabile», oggi sappiamo invece che si tratta di un disordine neuropsichico, che può comportare gravi problemi nella capacità di comunicare, di entrare in relazione con le persone e di adattarsi all’ambiente. Grazie ai progressi della ricerca, la credenza che chi ne è affetto debba rinunciare a una vita significativa e produttiva non ha più ragion d’essere. Molta strada rimane però ancora da fare per conoscere meglio questo disturbo, o per meglio dire di questi disturbi, data la grande variabilità che li caratterizza, e per migliorare la qualità di vita delle persone che ne sono toccate. In occasione della Giornata mondiale per la consapevolezza dell’autismo, proponiamo una selezione di titoli del nostro catalogo dedicati a questo argomento. Scopri i titoli consigliati: .image-carousel-container{ width:60%;} .mondo-erickson .banner-container [class^='banner-lev'] { position: relative; width: 60%; } @media (max-width:767px){ .image-carousel-container{ width:100% !important;} .mondo-erickson .banner-container [class^='banner-lev'] { position: relative; width: 100%; } }
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Search-ME - Erickson 6 Autismo e disabilità
I punti di forza del metodo ABA, che ha dimostrato la sua efficacia in moltissimi ambiti, oltre all’intervento nei disturbi dello spettro autistico
Negli ultimi dieci anni le principali Linee Guida al mondo raccomandano l’ABA come metodo di intervento elettivo per i disturbi dello spettro autistico. Proviamo a chiederci il perché di tale successo e se questo è confinato all’applicazione dell’intervento ai disturbi dello spettro autistico o se è possibile generalizzarlo al campo delle disabilità nel loro insieme. Una prima argomentazione è nel presupposto dell’ABA, che sposta il focus dell’intervento dalla persona al suo ambiente di vita quotidiana. Non abbiamo bisogno di chiedere al bambino di comportarsi diversamente né di cambiare quelle che sono le sue caratteristiche naturali, ma possiamo modificare le condizioni ambientali affinché lui possa ottenere le migliori opportunità di apprendimento, quindi di sviluppo, altrimenti a lui negate. Cambiando i contesti, «protesizzando» gli ambienti, costruendo sistemi sociali inclusivi, otteniamo cambiamenti significativi e duraturi nel repertorio comportamentale e cognitivo della persona a prescindere dalle sue condizioni di salute. Questo è un formidabile punto di forza dell’ABA: chiedere agli altri, le persone significative che sono in relazione con il bambino, di modificare i propri comportamenti per produrre dei segnali ed erogare delle conseguenze che hanno un effetto significativo nella vita della persona con disabilità. Così facendo si incide notevolmente sulla sua qualità di vita. Una seconda argomentazione richiede una breve riflessione. Proviamo a chiederci: come fa un bambino a sviluppare la competenza linguistica e a parlare con i suoi interlocutori in modo eloquente, rispettando regole grammaticali e sintattiche delle quali ignora l’esistenza? Al di là della predisposizione a parlare, diverse variabili possono indirizzare oppure ostacolare il naturale sviluppo della competenza linguistica: danni al tessuto cerebrale, sindromi genetiche, ambienti particolarmente impoveriti, totale disinteresse, ecc. L’ABA in tutto questo cosa c’entra? Attraverso l’applicazione delle leggi dell’apprendimento noi possiamo costruire passo per passo gran parte del repertorio sostituendoci agli apprendimenti spontanei, naturali, che potremmo chiamare «non formali». I programmi ABA non fanno altro che trasformare in apprendimenti formali comportamenti, cognizioni e processi che comunemente le persone acquisiscono senza che vi sia necessariamente qualcuno o qualcosa che li insegni in modo intenzionale. La terza argomentazione è la più complessa da trattare e apparentemente sembrerebbe essere specifica dello spettro autistico. Si tratta della «ricerca di senso»: con l’insorgere delle varie forme con cui si manifesta l’autismo, il bambino sembra perdere progressivamente ma in modo inarrestabile interesse verso l’esplorazione, gli altri, le attività e la partecipazione in generale, assumendo atteggiamenti e interessi molto selettivi. Questa caduta di senso è disarmante e difficilmente comprensibile per chi ama il bambino, tanto che ad essa è difficile reagire. L’ABA, attraverso un’organizzazione scientifica nell’uso dei rinforzatori, riesce a contrastare questa tendenza e, nel migliore dei casi, a ridare senso all’esplorazione, al piacere di conoscere, di sperimentarsi, di entrare in relazione con l’altro. C’è una cosa ancora più sorprendente che riesce a fare l’ABA: insegnare abilità complesse scomponendole in piccoli passi, rendere possibili apprendimenti che in altro modo sarebbero inaccessibili e rendere questi apprendimenti gradevoli grazie all’uso massiccio ma sapiente dei giusti rinforzatori. La quarta argomentazione è che l’ABA insegna a chi la utilizza a usare un linguaggio descrittivo al posto di quello interpretativo, a osservare piuttosto che dare giudizi, a porsi obiettivi perseguibili, a prestare attenzione ai comportamenti positivi, ignorando quelli negativi, a imparare ad apprezzare i progressi e, soprattutto, a trasformare le situazioni problematiche, potenzialmente percepibili come minacce, in sfide. La quinta argomentazione è che l’ABA non è un programma specifico per bambini con lo spettro autistico né una specifica metodica di analisi e intervento: l’ABA è un insieme di metodi e tecniche rigorosamente ancorati ai principi della scienza del comportamento e dimostra la sua efficacia in moltissimi ambiti di applicazione nella clinica, nella riabilitazione e abilitazione, nella promozione della salute.
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