IT
I mini gialli dei dettati 2
Carrello
Spedizioni veloci
Pagamenti sicuri
Totale:

Il tuo carrello è vuoto

|*** Libro Quantità:
Articoli e appuntamenti suggeriti

Tematica
Argomento
Utile in caso di
Informazione obbligatoria
Informazione obbligatoria
Informazione obbligatoria
Informazione obbligatoria
Informazione obbligatoria
Informazione obbligatoria
Informazione obbligatoria
Non vi è alcun filtro disponibile, allarga la tua ricerca per ottenere più risultati
Non vi è alcun filtro disponibile, allarga la tua ricerca per ottenere più risultati
Filtra
Filtra per
Tematica
Informazione obbligatoria
Informazione obbligatoria
Informazione obbligatoria
Informazione obbligatoria
Informazione obbligatoria
Informazione obbligatoria
Informazione obbligatoria
Argomento
Utile in caso di
Risultati trovati: 14
Search-ME - Erickson 1 Autismo e sindrome di Asperger
L’importanza di condurre un’analisi approfondita del comportamento disadattivo per poter individuare delle strategie di intervento specifiche
Atti autolesionistici, comportamenti ripetitivi senza un apparente senso, aggressività fisica o verbale… Sono molti i comportamenti problema che una persona con un disturbo dello spettro autistico può mettere in atto e che vanno a incidere negativamente sulla qualità di vita sia della persona con autismo stessa, sia delle persone che le stanno accanto. Dietro a ogni comportamento problema, c’è solitamente un disagio, che la persona con autismo non riesce ad esprimere in altro modo e che è importante decodificare, per poter individuare una strategia specifica mirata a risolverlo.  Come va condotta un’analisi della situazione in caso di comportamenti problema? Quali sono le componenti da prendere in considerazione? Risponde a queste domande Roberto Keller, medico specialista in psichiatria e in neuropsichiatria infantile. «La gestione dei comportamenti disadattivi della persona con autismo richiede innanzitutto un’analisi della situazione. Sappiamo infatti che il funzionamento della persona con autismo ha delle caratteristiche peculiari: sappiamo che c’è un’ipersensorialità, una necessità di mantenere l’ambiente immodificato, che c’è la necessità spesso di svolgere dei rituali e di mantenere delle abitudini. Sappiamo che il comportamento disadattivo può in realtà esprimere un aspetto di una problematica organica che – soprattutto in presenza di una disabilità intellettiva o di un disturbo del linguaggio – la persona con autismo non ha altro modo di esprimere se non attraverso il comportamento. La prima cosa da fare per poter gestire il comportamento problema è quella di capire perciò il motivo del comportamento stesso, tramite: un’analisi sensoriale  una valutazione del contesto in cui si è svolto il comportamento una raccolta di dati per capire quello che è successo prima e dopo il comportamento problema (che persone erano presenti, che cosa si è modificato nell’ambiente, che cosa è successo dopo il comportamento stesso). Solo dopo che si è decodificato il comportamento si possono mettere in atto delle strategie che saranno specifiche (strategia sensoriale, strategia di modifica graduale dell’ambiente…). Quando non c’è questo tipo di risposta andiamo a valutare il possibile significato psicopatologico del comportamento stesso. Anche perché sappiamo che nella disabilità intellettiva la psicopatologia può esprimersi attraverso il comportamento. Nel caso in cui ci dovessimo trovare di fronte a un aspetto psicopatologico, gestiremmo il problema psicopatologico stesso».
Leggi di più
Search-ME - Erickson 2 Autismo e sindrome di Asperger
Come aiutarli ad apprendere
Pensiamo a un bambino con autismo, Giulio, nel cortile della scuola d’infanzia in una mattina di sole: tutti gli altri bambini giocano a rincorrersi, mentre lui si mette in un angolo a giocare con la sabbia. A quale causa possiamo attribuire questo comportamento? Al deficit sociale, alle difficoltà nella comunicazione, al deficit cognitivo? Oppure alle anomalie percettivo-sensoriali? O ancora alla tendenza alla ripetitività che caratterizza il bambino con autismo? Oppure ancora al piacere legato alla stimolazione tattile della sabbia tra le mani? Probabilmente a un po’ di tutto questo, secondo combinazioni variabili da bambino a bambino. Quello che è certo, tuttavia, è che il gioco libero in cortile è un formidabile contesto di apprendimento: mentre giocano a rincorrersi, i bambini arricchiscono il loro patrimonio di conoscenze e il loro armamentario di strumenti per destreggiarsi nel mondo fisico e sociale. Dalla sabbia che ha tra le mani, invece, il nostro Giulio rischia di imparare ben poco. Per cambiare le cose, dobbiamo conoscere bene l’autismo, conoscere bene Giulio e conoscere gli strumenti di intervento in grado di affrontare queste barriere.   Perché un bambino con autismo partecipi con successo a un’interazione sociale, è fondamentale rendere lo scambio sociale chiaro, motivante e dotato di significato.   Ecco alcuni suggerimenti che possono essere utili agli insegnanti per comprendere meglio il bambino con cui stanno lavorando e rendere più efficace il proprio lavoro: - Catturare l’attenzione del bambino: lo potete fare posizionandovi in modo tale da essere «al centro della scena» oppure utilizzando un oggetto che piace al bambino. Una volta catturata la sua attenzione, comunicate in modo chiaro, semplice, utilizzando pochi elementi.  - Rendere lo scambio sociale motivante, chiaro e finalizzato: offrite al bambino una scelta tra due attività che si prestino alla cooperazione tra due partner di gioco, che coinvolgano materiali di suo interesse e che abbiano un tema chiaro. Mantenete il controllo dei materiali in modo che il bambino possa portare a compimento il proprio turno solo se mette prima in atto uno scambio comunicativo e sociale con voi.   - Utilizzare un linguaggio calibrato sul livello di sviluppo del bambino: una buona regola è quella della «parola in più» , secondo la quale la lunghezza della frase dell’adulto contiene approssimativamente una parola in più rispetto alla lunghezza delle frasi utilizzate dal bambino.   - Enfatizzare la comunicazione: un tono di voce emotivamente positivo ma calmo e l’utilizzo di gesti ed espressioni facciali salienti che accompagnano la comunicazione verbale sottolineano quanto viene comunicato e aiutano il bambino a capire il «senso» della comunicazione con l’altro.    - Strutturare le attività: organizzare le informazioni secondo una scansione definita delle attività che si svolgeranno, della loro durata e della loro successione. Questo aiuta il bambino a capire per quanto tempo dovrà impegnarsi e quando potrà aspettarsi l’accesso alle attività più gradite.   - Proporre obiettivi chiari: è importante che ogni singola attività sia finalizzata a un chiaro obiettivo di apprendimento per il bambino.   - Insegnare al bambino a comunicare i messaggi chiave: ad esempio, il concetto di «ancora» e «basta». Maggiori sono i mezzi che il bambino ha per esprimersi, minore sarà la possibilità che ricorra a dei «comportamenti problema» per ottenere ciò che vuole.   - Comprendere la funzione del «comportamenti problema»: capire perché il comportamento inadeguato viene messo in atto, analizzando quello che succede prima e dopo. È importante insegnare comportamenti adeguati che soddisfino la stessa funzione e premiare sistematicamente questi comportamenti scoraggiando allo stesso tempo i comportamenti problematici.
Leggi di più
Search-ME - Erickson 3 Autismo e sindrome di Asperger
Aiutare i ragazzi Asperger nella difficile fase dello sviluppo
La pubertà rappresenta una fase delicata della vita, in particolar modo nel caso di ragazzi con sindrome di Asperger, che hanno meno possibilità, rispetto ai coetanei, di sviluppare un corretto comportamento sessuale attraverso la socializzazione. Infatti, molte difficoltà sociali ed emotive che affrontano i ragazzi con sindrome di Asperger si intensificano nel corso dell’adolescenza. Cosa può fare un genitore per comunicare sulla sessualità con il proprio figlio Asperger ed aiutarlo nella difficile fase dello sviluppo? La prima cosa che un genitore deve fare è capire chi può essere, per il proprio figlio, l’adulto di riferimento al quale rivolgersi per ricevere aiuto in caso di crisi, ansia o dubbi riguardo alla sessualità. Questo adulto di riferimento potrebbe essere il genitore stesso oppure un altro adulto di fiducia. Una volta stabilito a chi compete questo ruolo, il genitore potrà fornire al ragazzo il giusto supporto emotivo e sociale e le informazioni utili sulla sessualità, insieme alle altre figure importanti nella vita del proprio figlio. Ecco qualche suggerimento per i genitori su come affrontare il tema della sessualità, fare in modo che il proprio figlio sia ben informato su questo argomento ed accompagnarlo nel suo sviluppo. - Siate preparati ad ascoltare veramente, senza giudicare o interrompere. - Siate ben informati per quanto riguarda le tematiche di carattere sessuale, in modo da poter essere veramente utili e parlare con una certa autorità a vostro figlio. Se però non sapete qualcosa, ammettetelo, piuttosto che inventarvelo. Potreste anche fare delle ricerche insieme per trovare le risposte adatte. - Siate onesti. Se dite bugie o mezze verità vostro figlio lo scoprirà prima o poi, e da quel punto in poi smetterà di credere a ciò che gli dite. - Fate in modo di parlare dei sentimenti, non solo degli atti, e assicuratevi di discutere dei vostri valori e delle vostre credenze. - Siate positivi ed espliciti nelle vostre discussioni sulla sessualità, avendo cura di non evitare i temi difficili come i desideri sessuali, la masturbazione e le relazioni sentimentali. - Fate in modo che vostro figlio comprenda la differenza tra «pubblico» e «privato» riguardo alle parti del corpo, i luoghi e i comportamenti. Siate molto chiari per quanto riguarda i limiti del comportamento e del linguaggio appropriati, e fate in modo che vostro figlio conosca le regole sociali riguardo alla sfera sessuale. - Idealmente, fornite le informazioni a vostro figlio con un certo anticipo rispetto a quando diventano vitali, in modo che nessuno dei cambiamenti che avvengono con la pubertà possa spaventarli o traumatizzarli. Mettete in scena con vostro figlio diverse situazioni del tipo «Cosa succede se?»; ad esempio «Cosa fare se ti viene il ciclo a scuola?», «Che fare se ti viene un’erezione quando sei fuori a giocare al parco?». Insieme a vostro figlio potrete trovare delle soluzioni che funzionino in questi casi. - Rispettate le preoccupazioni di vostro figlio. Non prendetelo mai in giro e non sminuite mai le sue preoccupazioni, per quanto banali vi possano sembrare. Soprattutto mai, assolutamente mai, parlarne pubblicamente con altri. - Rispettate la privacy di vostro figlio e lasciategli degli spazi e dei tempi per stare da solo. Questo lo incoraggia a rispettare la vostra privacy e quella delle altre persone. - Chiedete aiuto a una persona giovane e comprensiva che conosca il linguaggio dei ragazzi, la moda e i loro comportamenti, in modo da poter guidare vostro figlio in questo campo minato. Può aiutare vostro figlio a comprendere cosa deve dire o cosa deve indossare in determinate situazioni. - I gruppi per le abilità sociali, lezioni di recitazione e anche semplici improvvisazioni e scene fatte con voi possono essere di grande aiuto nel comprendere come muoversi nel contesto sociale. - Se vostro figlio fa amicizia con una persona più grande o più piccola di età, assicuratevi che queste amicizie siano sane e reciproche. - Siate a conoscenza di qualsiasi infatuazione che vostro figlio possa avere nei confronti di qualcun altro. Aiutatelo a capire che le infatuazioni sono una cosa normale, e che vanno bene purché non lo portino a molestare un’altra persona. - Fate in modo che vostro figlio sia perfettamente a conoscenza dei pericoli che ci possono essere in Internet, in modo da poter navigare in sicurezza. Siate pronti a supervisionare l’uso di Internet da parte di vostro figlio. - Offrite linee guida, fornite dei limiti che siano ragionevoli e attenetevi a quelli. All’interno di questi limiti consentite a vostro figlio di prendere delle decisioni. - Soprattutto, affrontate la questione con serenità. Un buon senso dell’umorismo aiuta moltissimo nel far fluire in maniera rilassata qualsiasi discussione su temi di carattere sessuale.
Leggi di più
Search-ME - Erickson 4 Autismo e disabilità
Come favorirne l'adattamento e l'inclusione reale in classe
Nella scuola attualmente non c’è particolare attenzione alla qualificazione del personale relativamente ai disturbi dello spettro autistico. Inserire a scuola un bambino con disturbi dello spettro autistico e far sì che la scuola diventi un contesto veramente positivo implica una forte azione di formazione degli educatori e degli insegnanti. I disturbi dello spettro autistico non sono paragonabili ad altre disabilità o disturbi psichici, e il personale responsabile dell’educazione di bambini con questa patologia necessita di una formazione approfondita sulle caratteristiche presentate da questi soggetti a livello emozionale, relazionale e cognitivo. Considerando che il bambino con disturbo dello spettro autistico trascorre la maggior parte della sua giornata nell’ambiente scolastico, è proprio questo ambito che ha la responsabilità di facilitare il suo sviluppo cognitivo ed emotivo. La scuola, quindi, deve comprendere l’importanza di garantire il supporto a questi bambini con personale preparato e aggiornato su tali disturbi, in modo da favorirne interamente l’adattamento, il benessere e l’inclusione reale. L’IMPORTANZA DELLA FORMAZIONE DEI DOCENTI Nell’ambito dell’intervento intensivo iniziale con un bambino, ma anche nelle fasi successive, lo psicologo deve dedicare diverse ore alla formazione di educatori e insegnanti. Non si tratta di fare lezioni frontali che spieghino l’autismo, quanto piuttosto di prevedere un lavoro fianco a fianco con il personale educativo per osservare e attribuire significato ai comportamenti problema del bambino, per strutturare l’ambiente e le attività, per trovare delle strategie per diminuire l’ansia e le difese, per favorire la reciprocità e l’intenzionalità.   … E DELLA GESTIONE DELL’INTERA CLASSE Una particolare attenzione deve essere posta affinché il bambino possa stare con i suoi compagni in situazioni in cui può beneficiare veramente della loro presenza. Bisogna quindi prevedere un modo di facilitare l’inclusione sociale, e può essere che in alcune situazioni, sempre che la scuola lo permetta, si debbano mettere in atto interventi direttamente con il gruppo dei pari o anche con la classe mediante attività ludiche cooperative. Andare nei contesti in cui è inserito il bambino può essere molto utile anche per aiutare a strutturare l’ambiente, per attivare la Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA) e per studiare il modo migliore di ridurre i comportamenti problema.
Leggi di più
Search-ME - Erickson 5 Autismo e sindrome di Asperger
Come rendere i libri accessibili a tutti i bambini
CHE COSA SONO GLI IN-BOOK?? Sono libri illustrati con testo integralmente scritto in simboli, pensati per essere ascoltati mentre un compagno di strada legge ad alta voce. COME SONO NATI? Sono nati da un’esperienza italiana di Comunicazione Aumentativa e Alternativa (CAA), con il contributo di genitori, insegnanti e operatori, e hanno cominciato a circolare spontaneamente e in modo un po’ inaspettato nelle case, nelle scuole dell’infanzia, nelle biblioteche e in molti altri contesti. Sono così diventati patrimonio di tutti i bambini, non solo di quelli con una disabilità della comunicazione.   COME SI LEGGONO GLI IN-BOOK? L’elemento maggiormente specifico della lettura ad alta voce dei libri in simboli è l’utilizzo del modeling. Chi legge cioè accompagna costantemente la lettura indicando con il dito uno per uno i simboli mentre sta leggendo, cercando di evitare che questo movimento vada a interferire con la vivacità del racconto.  Il dito viene appoggiato nella parte inferiore del simbolo, in modo da lasciare libero e ben evidente sia il simbolo che la parola  scritta, posizionata in alto per evitare il rischio che l’indicazione la possa coprire. A volte, nel corso della lettura, oltre ai simboli può essere utile indicare alcuni particolari delle immagini, per rinforzare passaggi salienti della storia.  In genere, è l’adulto che legge e indica i simboli, mentre il bambino o i bambini ascoltano.  CHI INDICA I SIMBOLI?   A volte il bambino desidera poter indicare lui i simboli mentre l’adulto legge e si diverte a dirigere la lettura e a tenere sotto controllo l’adulto. Alcuni hanno bisogno di prendere la mano dell’adulto mentre fa il modeling e di sentirne il movimento, il ritmo della lettura. Non è invece opportuno il contrario, ovvero che sia l’adulto a prendere la mano del bambino e a muoverla passivamente. Al bambino non viene mai chiesto di guardare o di indicare a sua volta: viene semplicemente «esposto» all’indicazione continua, simbolo per simbolo, giocosamente. L’indicazione rappresenta un supporto molto importante per agganciare lo sguardo dell’altro e per costruire l’attenzione condivisa nell’ambito di un contesto di riferimento comune. Il continuo movimento dell’indicare da un simbolo al successivo accompagna lo sguardo dall’uno all’altro e facilita la costruzione di sequenze. Entrambi i passaggi sono particolarmente rilevanti nei bimbi che hanno difficoltà, soprattutto prassiche o di inseguimento di sguardo, così come nei bambini con un disturbo dello spettro autistico. In questi ultimi, si può inizialmente avere l’impressione che non stiano guardando e che non seguano. Se il libro è motivante e aggancia il loro interesse, bisogna solo avere pazienza e aspettare. QUALI SONO I VANTAGGI DEL MODELING?     In genere i bambini imparano rapidamente come funziona il modeling, è sufficiente che vedano una o due volte un adulto che legge indicando i simboli e cominciano a fare lo stesso, imitando in modo automatico e naturale quanto hanno visto fare. Cominciano così spontaneamente a usare il modeling per leggere gli IN-book, da soli o ad alta voce ad altri bambini. Progressivamente attraverso il modeling, senza bisogno di spiegazioni o di richiami, il bambino apprende inoltre automaticamente la corrispondenza tra parola ascoltata, simbolo e parola scritta.  La lettura di libri in simboli diventa da questo punto di vista una delle prime attività «da grandi» che i bambini possono organizzare in completa autonomia, senza la mediazione continua dell’adulto. La struttura degli IN-book permette infatti lo sviluppo di una «lettura» autonoma dei simboli da parte dei bambini che, se dapprima tendono a godersi la lettura ad alta voce e il modeling fatto dall’adulto, in seguito apprezzano molto la possibilità di fruire autonomamente del libro.
Leggi di più
Search-ME - Erickson 6 Autismo e disabilità
I consigli della Società Italiana per i Disturbi del Neurosviluppo rivolti a familiari e caregivers per affrontare l'isolamento
L’attuale situazione di emergenza sta richiedendo a tutti noi una grande capacità di adattamento, fondamentale per adeguare i nostri comportamenti e affrontare gli evidenti cambiamenti dell’ultimo periodo. Le attività abituali che scandivano le nostre giornate sono state notevolmente modificate, limitate o interrotte, gli scambi sociali si sono ridotti drasticamente e per relazionarci con gli altri dobbiamo utilizzare strumenti di comunicazione a distanza. A subire gli effetti di tutto ciò sono anche le persone con disturbi dello spettro autistico che, di fronte a cambiamenti improvvisi di abitudini e routine, possono provare molta ansia e mettere in atto risposte comportamentali inadeguate e problematiche per esprimere il proprio disagio.  Tale malessere, alimentato anche dalla condizione di isolamento, può essere manifestato con l’aumento di comportamenti-problema e stereotipie, aggressività verso sé stessi e gli altri, crisi d’ansia, irritabilità e insofferenza. Familiari e caregivers, oltre a provare stress e preoccupazione per i rischi legati alla condizione di emergenza, possono pertanto trovarsi da soli a gestire situazioni complesse. Come aiutare e persone con autismo, le loro famiglie e i caregivers a fronteggiare questo momento? La Società Italiana per i Disturbi del Neurosviluppo (SIDiN) in collaborazione con altre realtà italiane tra cui l’ANGSA (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici) Onlus ha pubblicato informazioni e consigli utili per la gestione dell’epidemia COVID-19 e dei fattori di di stress psichico associati per le persone con disabilità intellettiva e autismo con necessità elevata e molto elevata di supporto. Il documento, consultabile qui https://www.sidin.info, oltre a far luce sui rischi e le barriere che possono mettere in difficoltà queste persone e i familiari nelle attuali circostanze, offre suggerimenti concreti per rispondere ad alcuni bisogni dei caregivers come l’esigenza di insegnare a svolgere nel modo adeguato le pratiche igieniche di prevenzione o la gestione di eventuali crisi d’ansia. La SIDiN, inoltre, sottolinea la necessità di mantenere attive le persone con autismo e disabilità intellettiva programmando le giornate con una serie di attività praticabili all’interno dell’abitazione, creando e mantenendo quindi una routine quotidiana nella quale includere attività di cura del corpo, tempo per l’esercizio fisico, per attività gradite e momenti di riposo, secondo una definita strutturazione di tempi e spazi abbinando, ad esempio, una certa attività ad un determinato locale della casa.  La persona deve avere la possibilità di visualizzare la nuova routine attraverso sequenze visive che, tramite immagini, foto o scritte, mostreranno anticipatamente cosa accadrà nella giornata e in questo modo sarà possibile programmare l’intera settimana. Nel periodo che stiamo vivendo, nel quale i mutamenti delle abitudini di vita sono considerevoli, rendere la quotidianità il più prevedibile possibile aiuterà a ridurre l’ansia e le manifestazioni di disagio con importanti effetti sul benessere della persona con disturbi del neurosviluppo e di tutti coloro che le stanno accanto.
Leggi di più
;