IT
I mini gialli dei dettati 2
Carrello
Spedizioni veloci
Pagamenti sicuri
Totale:

Il tuo carrello è vuoto

|*** Libro Quantità:
Articoli e appuntamenti suggeriti

Tematica
Argomento
Utile in caso di
Informazione obbligatoria
Informazione obbligatoria
Informazione obbligatoria
Informazione obbligatoria
Non vi è alcun filtro disponibile, allarga la tua ricerca per ottenere più risultati
Non vi è alcun filtro disponibile, allarga la tua ricerca per ottenere più risultati
Filtra
Filtra per
Tematica
Informazione obbligatoria
Informazione obbligatoria
Informazione obbligatoria
Informazione obbligatoria
Argomento
Utile in caso di
Risultati trovati: 16
Search-ME - Erickson 1 ADHD DOP e altri disturbi del comportamento
Come applicare il metodo che aiuta a sviluppare le competenze esecutive
Il metodo START si basa su cinque fasi di programmazione e lavoro che si ripetono ciclicamente con il fine di sviluppare e/o rafforzare le competenze esecutive chiamate in gioco e portare l’alunno verso l’autonomia nel loro uso.  Queste cinque fasi sono le seguenti. - Messa in evidenza di un problema/difficoltà nella gestione quotidiana di un compito: l’insegnante individua un episodio specifico nel quale la mancata pianificazione o organizzazione ha creato ostacolo al raggiungimento di un obiettivo in modo soddisfacente. Questa fase serve a far comprendere agli alunni l’utilità dell’attività che verrà proposta. - Proposta alla classe di una soluzione ipotetica: l’insegnante evoca negli alunni la possibilità di trovare una soluzione al problema, impegnandosi personalmente nell’individuare e sperimentare una strategia o nel costruire uno strumento di intervento. Questa fase è fondamentale per lavorare sull’attribuzione interna delle cause di successo. Solo convincendosi che è attraverso una propria azione che potranno cambiare la situazione attuale, i bambini sentiranno come «meritati e motivati» i risultati raggiunti. - Spiegazione della strategia e/o costruzione dello strumento: l’insegnante guida passo dopo passo nella comprensione delle strategie proposte o degli strumenti costruiti, accertandosi che tutti abbiano compreso in che cosa consistano e quando/come utilizzarli. Questo è importante per far sì che il lavoro coinvolga tutti i bambini, sia quelli con fragilità che quelli con difficoltà o disturbi. - Messa alla prova della strategia o dello strumento nell’organizzazione o pianificazione immediata di uno spazio/attività: l’insegnante individua un’attività già conosciuta, ad esempio un esercizio già svolto, un compito fatto più volte, ecc., che verrà «rifatto» seguendo la nuova strategia o utilizzando lo strumento costruito. In questa fase si sottolineerà la differenza di risultati in presenza di un nuovo metodo di lavoro. - Verifica a distanza della tenuta delle strategie e della messa a sistema degli strumenti: il docente, partendo da quanto suggerito nel testo, controlla a distanza l’effettiva utilità del metodo di pianificazione e organizzazione trasmesso. Quest’ultima fase consente di comprendere se la specifica strategia o lo specifico strumento risultino realmente adeguati al proprio contesto-classe. Se ciò non dovesse essere, è fondamentale intervenire per introdurre nuove strategie e strumenti. I gruppi di competenze all’interno delle quali intende operare il modello START sono definite dall’acronimo stesso: - Spazio; - Tempo; - Attività (intesa come compito da svolgere); - Revisione (intesa come spazio di verifica dell’attività); - Trasferibilità (intesa come spazio di lavoro sulla possibilità di rendere flessibili, e quindi generalizzabili, le competenze sviluppate nell’esecuzione di un compito).    
Leggi di più
Search-ME - Erickson 2 BES DSA e ADHD
Perché è importante, attraverso il gioco, rafforzare le cosiddette “funzioni esecutive” nei bambini tra i 3 e i 5 anni
La definizione di «funzioni esecutive» è utilizzata nell’ambito della psicologia dello sviluppo per indicare una serie di abilità cognitive di ordine superiore messe in campo dall’individuo per pianificare e raggiungere uno scopo, quando non è conveniente agire in modo automatico. Il loro funzionamento è comunemente descritto come quello di un direttore d’orchestra che coordina la performance di diversi strumenti — le funzioni esecutive di base — per produrre un suono armonico e complesso. Tali funzioni sono solitamente distinte in tre processi di base che operano in maniera sinergica: controllo inibitorio, memoria di lavoro e flessibilità cognitiva. Queste abilità emergono nella prima infanzia e si sviluppano marcatamente in età prescolare, raggiungendo piena maturità nella prima età adulta. In particolare, nello sviluppo tipico si osservano notevoli progressi nel controllo attentivo e inibitorio intorno al quarto anno di età, nella memoria di lavoro e nella flessibilità cognitiva fra i 4 e i 5 anni. Trent’anni di ricerca hanno dimostrato che le funzioni esecutive sono essenziali per moltissimi aspetti della vita umana, tra cui: il successo scolastico e lavorativo; la salute mentale e fisica; lo sviluppo socio-emotivo e sociorelazionale. Lo studio dello sviluppo atipico delle funzioni esecutive nei disturbi dello sviluppo fornisce importanti evidenze del ruolo che queste ricoprono nei prerequisiti dell’apprendimento. Moltissimi studiosi hanno dimostrato come la presenza di uno sviluppo atipico delle funzioni esecutive possa inficiare sul raggiungimento dei prerequisiti dell’apprendimento della lettura (pre-literacy) e spiegare una successiva scarsa performance nella stessa. Allo stesso modo, moltissime ricerche sui prescolari hanno dimostrato il carattere predittivo delle funzioni esecutive sulle differenze individuali nelle abilità matematiche, da quelle elementari, come il conteggio, fino a quelle più complesse, come il calcolo a mente e scritto. Per quanto riguarda lo sviluppo socio-emotivo e socio-relazionale, diverse ricerche hanno documentato l’importante contributo delle funzioni esecutive. Studi condotti su prescolari con sintomi ADHD hanno dimostrato come deficit a livello esecutivo siano direttamente implicati nello sviluppo socio-emotivo del bambino, spiegando le difficoltà nel riconoscimento delle conseguenze delle proprie azioni e nella comprensione degli stati mentali dell’altro. L’importanza delle funzioni esecutive negli apprendimenti e nell’autoregolazione supporta la necessità di trovare delle strategie per modificare, grazie a interventi di potenziamento, lo sviluppo delle funzioni esecutive. Ciò è utile a sostenere lo sviluppo delle abilità strumentali e di autoregolazione in età precoce, specialmente nelle fasce più deboli (ad esempio bambini nati pretermine, bambini con probabile disturbo del neurosviluppo, bambini con basso status socio-economico) che risultano essere già in ritardo nelle capacità prescolastiche o avere difficoltà di autocontrollo.
Leggi di più
Search-ME - Erickson 3 ADHD DOP e altri disturbi del comportamento
10 regole utili per tutti gli insegnanti
I bambini e gli adolescenti con ADHD sono caratterizzati da gravi deficit di funzionamento esecutivo e autoregolazione. A causa di questi deficit, i bambini che soffrono di questo disturbo avranno un comportamento meno regolato dalle informazioni interne e meno monitorato attraverso l’autoconsapevolezza rispetto agli altri. Per affrontare nel modo migliore tali deficit consiglio agli insegnanti di  preparare un programma mirato che tenga conto di 10 regole specifiche. Ecco quali sono. 1. Le regole e le istruzioni devono essere chiare e concise e devono essere fornite usando modalità di presentazione visiva ed esterna Può essere utile far ripetere a voce alta all’allievo tali regole, oppure chiedergli di ripeterle sottovoce mentre le esegue, ed esporre visibilmente in tutta la classe delle serie di regole o di suggerimenti. 2. Il tempo e gli intervalli temporali vanno rappresentati con supporti materiali Quando per l’esecuzione di un lavoro vengono concessi brevi lassi temporali – intorno all’ora - conviene darne una rappresentazione (ad esempio, con un orologio o un timer da cucina) per mostrare al bambino quanto tempo ha e con che velocità sta passando. In caso di periodi di tempo più lunghi, scomponete il lavoro in parti più brevi e concedete al bambino la possibilità di fare delle pause frequenti.   3. Le conseguenze (feedback, ricompense, punizioni) utilizzate per gestire il comportamento dei bambini con ADHD devono essere somministrate tempestivamente e in modo più immediato Nel caso dei bambini con ADHD, il tempismo e l’applicazione strategica delle conseguenze devono essere più sistematici che non nel caso dei bambini senza ADHD. L’aspetto fondamentale per l’efficacia della sanzione è la rapidità, non l’asprezza. 4. Le conseguenze devono essere presentate più frequentemente, e non solo in modo più immediato L’osservanza delle regole dopo che esse sono state esplicitate e il bambino ha cominciato a rispettarle, sembra essere problematica per i bambini con ADHD. Per mantenerla nel corso del tempo, è utile ricorrere a feedback o conseguenze frequenti legati all’osservanza delle regole stesse. 5. Le conseguenze proposte ai bambini con ADHD dovranno spesso essere di portata o valore maggiore rispetto a quelle necessarie per gestire il comportamento dei bambini senza ADHD La relativa insensibilità dei bambini con ADHD alle conseguenze della loro risposta obbliga a scegliere quelle che abbiano un valore di rinforzo o una portata sufficienti a motivarli a eseguire i comportamenti desiderati. 6. Prima di passare a un’eventuale punizione bisogna fornire incentivi adeguati e spesso più ricchi, nel contesto di un ambiente o di un compito, per rinforzare il comportamento appropriato Questo significa che la punizione deve essere relativamente bilanciata con le ricompense, altrimenti è improbabile che abbia successo. Perciò è essenziale stabilire un intenso programma di rinforzo e applicarlo per una o due settimane prima di implementare la sanzione affinché quest’ultima, usata con moderazione, abbia la massima efficacia. 7. I rinforzi o le ricompense devono cambiare o alternarsi con frequenza I bambini con ADHD si abituano alle conseguenze delle risposte, e in particolare alle ricompense, più rapidamente dei bambini senza ADHD. Questo implica che, ad esempio, i menù di ricompense usati nelle classi devono essere modificati di tanto in tanto — all’incirca ogni due o tre settimane — affinché il programma mantenga la sua efficacia o la sua capacità di motivare il bambino a comportarsi in modo appropriato. 8. Con i bambini affetti da ADHD è fondamentale agire d’anticipo Nelle fasi di transizione fra un’attività e l’altra o fra una lezione e l’altra, per gli insegnanti può essere utile ritagliarsi un minuto per stimolare il bambino a rievocare le regole di comportamento da rispettare nella situazione in cui sta per entrare, fargliele ripetere e fargli ricordare le ricompense e le sanzioni in cui incorrerà a seconda del suo comportamento in quel contesto. 9. I bambini con ADHD devono rispondere pubblicamente del loro comportamento, e del conseguimento dei loro obiettivi, di più e più spesso rispetto ai bambini senza ADHD Ai bambini con ADHD è necessario fornire un maggior numero di suggerimenti esterni sulle richieste prestazionali al momento della prestazione stessa, monitorarli più attentamente e somministrare loro conseguenze più frequenti durante la giornata scolastica per favorire il controllo del comportamento e il conseguimento degli obiettivi. 10. Gli interventi comportamentali funzionano soltanto finché continuano a essere applicati e in ogni caso devono essere regolarmente monitorati e modificati nel corso del tempo Se, con l’andare del tempo, l’allievo che inizialmente rispondeva bene a un programma adeguatamente personalizzato, comincia a rispondere meno bene, occorre modificare il programma. Le cause potrebbero essere diverse (ad esempio: perdita di valore delle ricompense oppure mancata applicazione delle ricompense).
Leggi di più
Search-ME - Erickson 4 BES DSA e ADHD
I benefici nell’iperattività di un training promettente
La meditazione di consapevolezza mindfulness costituisce un training fisico e mentale volto alla rieducazione dell’attenzione. L’interesse della ricerca psicologica e neuroscientifica sugli effetti della meditazione mindfulness è notevolmente aumentato negli ultimi due decenni, probabilmente a causa degli effetti benefici che questa pratica sembra avere sul benessere psicologico delle persone. Lo sviluppo, a partire dagli anni Novanta del secolo scorso, di una serie di protocolli e modelli terapeutici basati sulla mindfulness ha permesso di sperimentarne gli effetti nella cura di diversi problemi fisici e psicologici come quelli legati allo stress, ai disturbi alimentari, ai disturbi d’ansia, alla depressione e molti altri.    LA MINDFULNESS NEI CONTESTI EDUCATIVI Negli ultimi quindici anni stiamo assistendo a un’estensione dei protocolli mindfulness in bambini e adolescenti nei contesti educativi, scolastici e riabilitativi. La regolazione dell’attenzione sarebbe coinvolta nella pratica della mindfulness secondo quattro aspetti: regolazione dell’attenzione sostenuta, per mantenere la consapevolezza dell’esperienza nel momento presente; ri-direzione dell’attenzione, per permettere il ritorno dell’attenzione al momento presente dopo una distrazione; inibizione del processo elaborativo, per evitare di ruminare o rimuginare su pensieri o sentimenti che sono al di fuori del momento presente;  attenzione non direzionata, per migliorare la consapevolezza dell’esperienza presente, non influenzata da ipotesi o aspettative.   … E CON BAMBINI E ADOLESCENTI CON ADHD Nel complesso, i risultati degli studi condotti finora indicano la mindfulness come un training promettente per i bambini e gli adolescenti con ADHD. Da questi studi sembra infatti emergere come la pratica della consapevolezza possa avere un ruolo importante nel favorire l’attenzione, l’autoregolazione emotiva-comportamentale, l’inibizione della risposta e l’autocontrollo nelle persone con questo disturbo del neurosviluppo.  Tuttavia bisogna tener presente che anche negli studi che hanno applicato training mindfulness su popolazioni di ragazzi con ADHD, i risultati attuali sono limitati dalla mancanza di studi clinici randomizzati e controllati con una metodologia replicabile. Nasce quindi la necessità di sviluppare metodi manualizzati, i cui risultati siano confrontati con quelli ottenuti da gruppi di controllo che svolgono training non mindfulness con caratteristiche simili (per frequenza e durata).   NEL Q-TALK AL CONVEGNO Nel corso del Convegno “La Qualità dell’inclusione scolastica e sociale” in programma a Rimini il 15 novembre, Stefano Vicari, Cristiano Crescentini, Deny Menghini presenteranno una panoramica aggiornata e rigorosa sull’applicazione clinica della mindfulness che agisce mediante un rafforzamento dell’attenzione e della concentrazione e promuove una migliore gestione e regolazione delle emozioni, focalizzando l’attenzione sul «qui e ora». Offriranno inoltre nuovi spunti per le future ricerche nell’ambito dei disturbi del neurosviluppo.
Leggi di più
Search-ME - Erickson 5 Gioco
Assieme agli altri si allenano le funzioni esecutive
Un divertente gioco in scatola, ideato da Gianluca Daffi, capace di sviluppare la memoria di lavoro e l’attenzione di tutti i bambini,e non solo. Ho una fame che… fa parte di Giocare per crescere, una linea di giochi in scatola che uniscono al piacere di divertirsi in compagnia la possibilità di sollecitare una o più specifiche funzioni esecutive: autoregolazione emotiva, inibizione della risposta, memoria di lavoro, attenzione focalizzata, pianificazione, flessibilità. Che cosa sono le funzioni esecutive? In parole semplici sono come tanti gnometti che, all’interno del nostro cervello, lavorano tutti insieme per aiutarci nel portare a termine qualsiasi compito con il quale dobbiamo quotidianamente confrontarci. Gioca e allena le tue funzioni esecutive!
Leggi di più
Search-ME - Erickson 6 Psicoterapia età evolutiva
Come supportare i pazienti e le loro famiglie nel prossimo periodo
L’emergenza coronavirus ha messo in seria difficoltà i bambini con disturbi del neurosviluppo e le loro famiglie. Terapisti e clinici hanno cercato di accompagnarli e sostenerli in questo periodo complesso e stressante, facendo fronte a nuove sfide e cambiamenti nel loro lavoro quotidiano. Deny Menghini, psicologa e psicoterapeuta presso l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma e presso l’Istituto di Neuropsichiatria, Ricerca e Terapia ReTe, ci spiega quali sono i punti di attenzione per il prossimo periodo. L’intervento a distanza: un’opportunità per le famiglie Terapie e interventi che prima della pandemia erano svolti in presenza, durante l’emergenza sono stati sostituiti da interventi a distanza. Ciò ha permesso di poter continuare a lavorare sulle abilità dei bambini, mantenendo quindi le competenze acquisite nel tempo, e di supportare i genitori in un periodo particolarmente stressante. Ad esempio, nel caso dei bambini con autismo è stato possibile lavorare con quella che viene definita terapia mediata dai genitori, grazie al coinvolgimento diretto dei genitori, diventati i primi promotori della terapia. La registrazione di filmati dei figli ha permesso agli operatori di osservare ciò che succedeva a casa, così da fornire utili suggerimenti al genitore su come comportarsi e interagire con il figlio. In questo modo è stato possibile inoltre condurre incontri di parent training, rivolti principalmente ai genitori che hanno difficoltà di gestione dei comportamenti disfunzionali dei bambini e ragazzi. Gli incontri sono stati maggiormente fruibili da entrambi i genitori, visti i vantaggi che la modalità da remoto permette in termini di tempo e conciliazione degli orari. L’intervento a distanza, se pur da validare in termini di efficacia, clinicamente sembra quindi funzionare in molti casi. Sebbene non si riveli adeguato per ogni paziente, si pensi ai bambini molto piccoli o con gravi disturbi del comportamento, può essere un’opportunità da utilizzare anche in futuro per raggiungere soprattutto gli adolescenti, che sembrano aver beneficiato della psicoterapia a distanza, e i genitori di bambini con difficoltà del neurosviluppo. Supportare gli insegnanti nel promuovere una didattica a distanza adatta alle esigenze di ogni alunno Clinici e terapisti, anche attraverso i resoconti dei genitori, hanno riscontrato alti livelli di stress, agitazione, difficoltà nel sonno nei bambini con disturbi del neurosviluppo. Ciò a causa della situazione di emergenza, dell’isolamento sociale forzato, della perdita delle routine e in parte anche della didattica a distanza. Purtroppo non sempre questa modalità si è dimostrata efficace per i bambini con difficoltà. In alcuni casi si sono trovati a seguire lezioni frontali che richiedevano un impegno e un’attenzione di diverse ore, in altri la didattica online è stata pressoché assente e questa brusca interruzione ha fatto perdere ogni punto di riferimento. Ciò ha reso le cose complicate per questi bambini che, oltre a non riuscire a seguire le lezioni, hanno provato alti livelli di stress e frustrazione. I professionisti in questo senso possono sostenere gli insegnanti e guidarli nell’individuare delle strategie adeguate a coinvolgere tutti gli alunni, anche quelli con disturbi del neurosviluppo, affinché la didattica, anche se svolta a distanza, possa essere un’esperienza inclusiva per tutti. Strutturare attività interattive attraverso l’utilizzo di video, dare al bambino la possibilità di esprimere le proprie preoccupazioni e ansie, promuovere l’approccio della flipped classroom possono essere alcuni consigli utili in questa prospettiva. La formazione online come risorsa per i professionisti La formazione online, se ad esempio consideriamo i master, si è dimostrata una grande risorsa in questo periodo, soprattutto se rivolta a piccoli gruppi (10-15). Ha reso infatti possibile una didattica interattiva grazie alla discussione, condivisione di casi e all’opportunità di svolgere esercitazioni. Inoltre la possibilità di registrare le lezioni ha permesso di renderle disponibili ai partecipanti in qualsiasi momento. Si è dimostrata efficace sia la lezione sincrona (con la presenza contemporanea del docente e dei partecipanti) che asincrona (registrata). Una modalità di formazione che alterna attività in presenza ad attività a distanza, è quindi un modello che si può proporre in futuro visti i suoi molteplici vantaggi come, ad esempio, la riduzione dei costi e dei tempi del viaggio per raggiungere la sede della formazione.
Leggi di più
;