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I mini gialli dei dettati 2
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Search-ME - Erickson 1 Gioco
Assieme agli altri si allenano le funzioni esecutive
Un divertente gioco in scatola, ideato da Gianluca Daffi, capace di sviluppare la memoria di lavoro e l’attenzione di tutti i bambini,e non solo. Ho una fame che… fa parte di Giocare per crescere, una linea di giochi in scatola che uniscono al piacere di divertirsi in compagnia la possibilità di sollecitare una o più specifiche funzioni esecutive: autoregolazione emotiva, inibizione della risposta, memoria di lavoro, attenzione focalizzata, pianificazione, flessibilità. Che cosa sono le funzioni esecutive? In parole semplici sono come tanti gnometti che, all’interno del nostro cervello, lavorano tutti insieme per aiutarci nel portare a termine qualsiasi compito con il quale dobbiamo quotidianamente confrontarci. Gioca e allena le tue funzioni esecutive!
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Search-ME - Erickson 2 Gioco
Un nuovo gioco divertente per passare momenti sereni insieme in famiglia
La famiglia ha un ruolo molto importante nella vita e nello sviluppo dei bambini: è in casa che ogni giorno impariamo a convivere con gli altri e giocare insieme con gli adulti è un’occasione per creare un momento piacevole dove rafforzare i legami e tirare fuori il meglio di noi stessi. Family Party è un gioco di carte divertente per tutta la famiglia che riesce a lavorare su tre obiettivi stimolare lo sviluppo di molteplici competenze utili nella vita, per vincere bisogna mettere alla prova molte diverse abilità.  rafforzare il senso di appartenenza: è un gioco dove c’è un solo vincitore, ma per guadagnare punti è necessario collaborare e chiedere e dare aiuto.  divertire: è un gioco che ci fa stare bene con gli altri e ci permette di conoscerci meglio. Il gioco è stato progettato da Alberto Pellai e Barbara Tamborini, esperti di genitorialità ed età evolutiva, per lavorare sulle sei dimensioni dell’autostima e aumentare la consapevolezza di chi sono, come funziono e come posso migliorarmi. Il divertimento è assicurato: prova subito!
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Search-ME - Erickson 3 Gioco
La storia come non l’avete mai studiata
Mistero in Mesopotamia è un nuovo gioco della serie Playscape per la scuola primaria: 60 carte permettono ai bambini di immergersi in un’avventura incredibile, risolvere enigmi e scoprire gli indizi, consolidando allo stesso tempo i contenuti di storia della scuola primaria. Si può giocare da soli o in gruppo, l’importante è leggere bene gli indizi nascosti nelle carte, risolvere gli enigmi e superare tutte le prove. Il gioco contiene 60 carte, e ogni carta propone un enigma con indizio da scoprire per individuare la carta successiva. Per scoprire gli indizi, i bambini dovranno utilizzare una speciale lente magica inclusa nel gioco. Cosa aspetti? Prova il gioco!
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Search-ME - Erickson 4 Gioco
Un gioco di concentrazione e rapidità: pronti, attenti… via!
Un divertente gioco in scatola capace di sviluppare la memoria di lavoro, l’attenzione, l’ascolto e la pianificazione. C'era un Pirata è stato ideato da Gianluca Daffi proprio per questo. E per vincere ogni giocatore deve pescare e raccogliere velocemente le carte, superare gli avversari e costruire il totem! Il gioco è uno strumento ideale per apprendere in maniera divertente e allenare le funzioni esecutive: quell’insieme di processi mentali che supervisionano i nostri pensieri e comportamenti. Incorporano diverse operazioni a base neurologica che servono per dirigere e coordinare le nostre azioni. Cosa aspetti? Scopri che gioco abbiamo trovato per te!
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Search-ME - Erickson 5 ADHD DOP e altri disturbi del comportamento
Un’esperienza per tutti i bambini con difficoltà nell’autocontrollo
Oggi anno, la seconda settimana di luglio, accade qualcosa di magico. Un gruppo di folli decide di seguire me e altri quattro visionari in quella che è l’avventura più straordinaria che abbia mai deciso di intraprendere: Oggi anno, la seconda settimana di luglio, accade qualcosa di magico. Un gruppo di folli decide di seguire me e altri quattro visionari in quella che è l’avventura più straordinaria che abbia mai deciso di intraprendere: il campus START. É difficile descrivere a parole questa esperienza, credo che sia l’iniziativa che più di tutte mi ha segnato, quella che mi è entrata in profondità.  Quando ebbi l’idea, ormai sei anni fa, di proporre un’esperienza aperta a bambini con difficoltà nell’autocontrollo, i loro genitori, i loro fratelli e sorelle, non avevo assolutamente idea di che cosa sarebbe accaduto. Non potevo immaginare, nemmeno lontanamente, la forza di condividere una passione così grande con persone meravigliose come i master e i tutor che, ogni anno, offrono il loro tempo e le loro energie per dar vita a questo sogno. Vorrei ringraziarli tutti, vorrei lasciare a loro il palco e spegnere i riflettori che, non sempre meritatamente, puntano solo sulla mia persona.  Il campus non sono io, il campus è una famiglia che si muove, nasce in quei giorni e ha una forza vitale talmente grande da resistere nel tempo. Chi vi ha preso parte sente di essersi legato a qualcosa a cui difficilmente riuscirà a slegarsi.  Il campus ti segna, fonde le tue credenze e le rimodella dando loro nuova forma e nuova luce.  Se entri in contatto così con le famiglie e con i bambini con difficoltà non potrai più fare a meno di di sorridere ripensando a loro volti, di sentirli vicini, di provare quel senso di fragile spavalderia che ti fa sentire orgoglioso di esserci, non di esserci stato.  Se entri in contatto così con le famiglie e con i bambini con difficoltà impari che cosa significhi realmente inclusione. Ho la presunzione di credere che nulla possa avere un effetto così devastante.  Guardate il video che troverete in coda a questo articolo, non fermatevi a pensare chi sono, quale formazione hanno, quali difficoltà presentano, come si chiamano. Guardatene i volti, osservate come si guardano tra loro, come si sfiorano, si abbracciano, si sorridono. Immaginateli guardare questo video come lo state guardando voi ora, e sappiate che i loro occhi brillano.
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Search-ME - Erickson 6 BES DSA e ADHD
Che cos’è l’empatia e perché è importante coltivarla
L’empatia è la tensione a comprendere le emozioni di un’altra persona anche senza parlarne, tramite un percorso di approssimazione, lento e graduale, che ci permette di decifrare qualcosa del significato che ha, per quella persona, l’esperienza che sta vivendo. È interesse, disponibilità, motivazione a vedere e comprendere la sofferenza, il dolore – ma anche la gioia -  degli altri, a parteciparvi con la propria risonanza emotiva. Si tratta di una capacità che, in astratto, possiamo sviluppare tutti poiché  i “neuroni specchio” che abitano i nostri cervelli indicano una predisposizione, valgono come prerequisiti di una capacità che, però, resta tutta da individuare, da scegliere, da costruire giorno per giorno.  UN DEFICIT DI EMPATIA Purtroppo al giorno d’oggi, con la responsabilità, pare, anche della tv che trasmette 24 ore al giorno notizie degli orrori che accadono in tutto il mondo, abbiamo anestetizzato le nostre capacità di empatia nei confronti degli altri. La cultura individualista dominante, la crisi economica che ha interessato l’Occidente e il fenomeno delle migrazioni ingigantito strumentalmente fino a farlo percepire come una minaccia rivolta alla nostra identità, oltre che al nostro benessere, hanno contribuito al diffondersi dell’indifferenza: emozione unica, fredda e ostile, di questo tempo. Un “deficit di empatia” lo vediamo anche nei nostri ragazzi e addirittura nei bambini, fin dalla scuola dell’infanzia. Le insegnanti delle scuole dell’infanzia ci riferiscono di bambini “adultizzati” che “sanno” tanto, che si rapportano con disinvoltura con i grandi, ma che hanno molta difficoltà a rapportarsi con i loro coetanei e a condividere. Spesso figli unici, sono abituati ad avere tutto, in termini di “cose” da possedere, ancor prima di avere il tempo di desiderarle, catalizzano su di sé le attenzioni di troppi adulti e risultano fragili sul piano emotivo, spesso permalosi e competitivi e quindi incapaci di aprirsi al rapporto con gli altri. Credo che sia importante, a livello pedagogico, educare i bambini all’empatia e che sia necessario farlo fin da subito, aiutandoli ad uscire dall’egocentrismo e a non entrare nel “buco nero” dell’indifferenza. EDUCARE ALL’EMPATIA Come si può fare? Certamente non con le prediche, ma coinvolgendoli in opportuni giochi di gruppo, raccontando storie, mostrando film nei quali i bambini possano immedesimarsi “per finta” per imparare ad immedesimarsi “per davvero”.  Insomma, facendoli “filosofare”, sui grandi temi dell’esistenza - dell’essere nel mondo con gli altri - come ci suggeriscono le metodologie della philosophy for children. Se a casa, se attraverso i media e i comportamenti degli adulti presenti nei loro contesti, questo “apprendistato” all’empatia trovasse continuità, avremmo qualche possibilità in più di veder crescere ragazzi con più umanità, con maggiore apertura mentale e disponibilità emotiva.  Ne parleremo con Mariagrazia Contini al convegno “La Qualità dell’inclusione scolastica e sociale” in programma a Rimini dal 15 al 17 novembre.
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