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I mini gialli dei dettati 2
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Search-ME - Erickson 4 ADHD DOP e altri disturbi del comportamento
Come applicare il metodo che aiuta a sviluppare le competenze esecutive
Il metodo START si basa su cinque fasi di programmazione e lavoro che si ripetono ciclicamente con il fine di sviluppare e/o rafforzare le competenze esecutive chiamate in gioco e portare l’alunno verso l’autonomia nel loro uso.  Queste cinque fasi sono le seguenti. - Messa in evidenza di un problema/difficoltà nella gestione quotidiana di un compito: l’insegnante individua un episodio specifico nel quale la mancata pianificazione o organizzazione ha creato ostacolo al raggiungimento di un obiettivo in modo soddisfacente. Questa fase serve a far comprendere agli alunni l’utilità dell’attività che verrà proposta. - Proposta alla classe di una soluzione ipotetica: l’insegnante evoca negli alunni la possibilità di trovare una soluzione al problema, impegnandosi personalmente nell’individuare e sperimentare una strategia o nel costruire uno strumento di intervento. Questa fase è fondamentale per lavorare sull’attribuzione interna delle cause di successo. Solo convincendosi che è attraverso una propria azione che potranno cambiare la situazione attuale, i bambini sentiranno come «meritati e motivati» i risultati raggiunti. - Spiegazione della strategia e/o costruzione dello strumento: l’insegnante guida passo dopo passo nella comprensione delle strategie proposte o degli strumenti costruiti, accertandosi che tutti abbiano compreso in che cosa consistano e quando/come utilizzarli. Questo è importante per far sì che il lavoro coinvolga tutti i bambini, sia quelli con fragilità che quelli con difficoltà o disturbi. - Messa alla prova della strategia o dello strumento nell’organizzazione o pianificazione immediata di uno spazio/attività: l’insegnante individua un’attività già conosciuta, ad esempio un esercizio già svolto, un compito fatto più volte, ecc., che verrà «rifatto» seguendo la nuova strategia o utilizzando lo strumento costruito. In questa fase si sottolineerà la differenza di risultati in presenza di un nuovo metodo di lavoro. - Verifica a distanza della tenuta delle strategie e della messa a sistema degli strumenti: il docente, partendo da quanto suggerito nel testo, controlla a distanza l’effettiva utilità del metodo di pianificazione e organizzazione trasmesso. Quest’ultima fase consente di comprendere se la specifica strategia o lo specifico strumento risultino realmente adeguati al proprio contesto-classe. Se ciò non dovesse essere, è fondamentale intervenire per introdurre nuove strategie e strumenti. I gruppi di competenze all’interno delle quali intende operare il modello START sono definite dall’acronimo stesso: - Spazio; - Tempo; - Attività (intesa come compito da svolgere); - Revisione (intesa come spazio di verifica dell’attività); - Trasferibilità (intesa come spazio di lavoro sulla possibilità di rendere flessibili, e quindi generalizzabili, le competenze sviluppate nell’esecuzione di un compito).    
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Search-ME - Erickson 5 ADHD DOP e altri disturbi del comportamento
10 regole utili per tutti gli insegnanti
I bambini e gli adolescenti con ADHD sono caratterizzati da gravi deficit di funzionamento esecutivo e autoregolazione. A causa di questi deficit, i bambini che soffrono di questo disturbo avranno un comportamento meno regolato dalle informazioni interne e meno monitorato attraverso l’autoconsapevolezza rispetto agli altri. Per affrontare nel modo migliore tali deficit consiglio agli insegnanti di  preparare un programma mirato che tenga conto di 10 regole specifiche. Ecco quali sono. 1. Le regole e le istruzioni devono essere chiare e concise e devono essere fornite usando modalità di presentazione visiva ed esterna Può essere utile far ripetere a voce alta all’allievo tali regole, oppure chiedergli di ripeterle sottovoce mentre le esegue, ed esporre visibilmente in tutta la classe delle serie di regole o di suggerimenti. 2. Il tempo e gli intervalli temporali vanno rappresentati con supporti materiali Quando per l’esecuzione di un lavoro vengono concessi brevi lassi temporali – intorno all’ora - conviene darne una rappresentazione (ad esempio, con un orologio o un timer da cucina) per mostrare al bambino quanto tempo ha e con che velocità sta passando. In caso di periodi di tempo più lunghi, scomponete il lavoro in parti più brevi e concedete al bambino la possibilità di fare delle pause frequenti.   3. Le conseguenze (feedback, ricompense, punizioni) utilizzate per gestire il comportamento dei bambini con ADHD devono essere somministrate tempestivamente e in modo più immediato Nel caso dei bambini con ADHD, il tempismo e l’applicazione strategica delle conseguenze devono essere più sistematici che non nel caso dei bambini senza ADHD. L’aspetto fondamentale per l’efficacia della sanzione è la rapidità, non l’asprezza. 4. Le conseguenze devono essere presentate più frequentemente, e non solo in modo più immediato L’osservanza delle regole dopo che esse sono state esplicitate e il bambino ha cominciato a rispettarle, sembra essere problematica per i bambini con ADHD. Per mantenerla nel corso del tempo, è utile ricorrere a feedback o conseguenze frequenti legati all’osservanza delle regole stesse. 5. Le conseguenze proposte ai bambini con ADHD dovranno spesso essere di portata o valore maggiore rispetto a quelle necessarie per gestire il comportamento dei bambini senza ADHD La relativa insensibilità dei bambini con ADHD alle conseguenze della loro risposta obbliga a scegliere quelle che abbiano un valore di rinforzo o una portata sufficienti a motivarli a eseguire i comportamenti desiderati. 6. Prima di passare a un’eventuale punizione bisogna fornire incentivi adeguati e spesso più ricchi, nel contesto di un ambiente o di un compito, per rinforzare il comportamento appropriato Questo significa che la punizione deve essere relativamente bilanciata con le ricompense, altrimenti è improbabile che abbia successo. Perciò è essenziale stabilire un intenso programma di rinforzo e applicarlo per una o due settimane prima di implementare la sanzione affinché quest’ultima, usata con moderazione, abbia la massima efficacia. 7. I rinforzi o le ricompense devono cambiare o alternarsi con frequenza I bambini con ADHD si abituano alle conseguenze delle risposte, e in particolare alle ricompense, più rapidamente dei bambini senza ADHD. Questo implica che, ad esempio, i menù di ricompense usati nelle classi devono essere modificati di tanto in tanto — all’incirca ogni due o tre settimane — affinché il programma mantenga la sua efficacia o la sua capacità di motivare il bambino a comportarsi in modo appropriato. 8. Con i bambini affetti da ADHD è fondamentale agire d’anticipo Nelle fasi di transizione fra un’attività e l’altra o fra una lezione e l’altra, per gli insegnanti può essere utile ritagliarsi un minuto per stimolare il bambino a rievocare le regole di comportamento da rispettare nella situazione in cui sta per entrare, fargliele ripetere e fargli ricordare le ricompense e le sanzioni in cui incorrerà a seconda del suo comportamento in quel contesto. 9. I bambini con ADHD devono rispondere pubblicamente del loro comportamento, e del conseguimento dei loro obiettivi, di più e più spesso rispetto ai bambini senza ADHD Ai bambini con ADHD è necessario fornire un maggior numero di suggerimenti esterni sulle richieste prestazionali al momento della prestazione stessa, monitorarli più attentamente e somministrare loro conseguenze più frequenti durante la giornata scolastica per favorire il controllo del comportamento e il conseguimento degli obiettivi. 10. Gli interventi comportamentali funzionano soltanto finché continuano a essere applicati e in ogni caso devono essere regolarmente monitorati e modificati nel corso del tempo Se, con l’andare del tempo, l’allievo che inizialmente rispondeva bene a un programma adeguatamente personalizzato, comincia a rispondere meno bene, occorre modificare il programma. Le cause potrebbero essere diverse (ad esempio: perdita di valore delle ricompense oppure mancata applicazione delle ricompense).
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Search-ME - Erickson 6 BES DSA e ADHD
I benefici nell’iperattività di un training promettente
La meditazione di consapevolezza mindfulness costituisce un training fisico e mentale volto alla rieducazione dell’attenzione. L’interesse della ricerca psicologica e neuroscientifica sugli effetti della meditazione mindfulness è notevolmente aumentato negli ultimi due decenni, probabilmente a causa degli effetti benefici che questa pratica sembra avere sul benessere psicologico delle persone. Lo sviluppo, a partire dagli anni Novanta del secolo scorso, di una serie di protocolli e modelli terapeutici basati sulla mindfulness ha permesso di sperimentarne gli effetti nella cura di diversi problemi fisici e psicologici come quelli legati allo stress, ai disturbi alimentari, ai disturbi d’ansia, alla depressione e molti altri.    LA MINDFULNESS NEI CONTESTI EDUCATIVI Negli ultimi quindici anni stiamo assistendo a un’estensione dei protocolli mindfulness in bambini e adolescenti nei contesti educativi, scolastici e riabilitativi. La regolazione dell’attenzione sarebbe coinvolta nella pratica della mindfulness secondo quattro aspetti: regolazione dell’attenzione sostenuta, per mantenere la consapevolezza dell’esperienza nel momento presente; ri-direzione dell’attenzione, per permettere il ritorno dell’attenzione al momento presente dopo una distrazione; inibizione del processo elaborativo, per evitare di ruminare o rimuginare su pensieri o sentimenti che sono al di fuori del momento presente;  attenzione non direzionata, per migliorare la consapevolezza dell’esperienza presente, non influenzata da ipotesi o aspettative.   … E CON BAMBINI E ADOLESCENTI CON ADHD Nel complesso, i risultati degli studi condotti finora indicano la mindfulness come un training promettente per i bambini e gli adolescenti con ADHD. Da questi studi sembra infatti emergere come la pratica della consapevolezza possa avere un ruolo importante nel favorire l’attenzione, l’autoregolazione emotiva-comportamentale, l’inibizione della risposta e l’autocontrollo nelle persone con questo disturbo del neurosviluppo.  Tuttavia bisogna tener presente che anche negli studi che hanno applicato training mindfulness su popolazioni di ragazzi con ADHD, i risultati attuali sono limitati dalla mancanza di studi clinici randomizzati e controllati con una metodologia replicabile. Nasce quindi la necessità di sviluppare metodi manualizzati, i cui risultati siano confrontati con quelli ottenuti da gruppi di controllo che svolgono training non mindfulness con caratteristiche simili (per frequenza e durata).   NEL Q-TALK AL CONVEGNO Nel corso del Convegno “La Qualità dell’inclusione scolastica e sociale” in programma a Rimini il 15 novembre, Stefano Vicari, Cristiano Crescentini, Deny Menghini presenteranno una panoramica aggiornata e rigorosa sull’applicazione clinica della mindfulness che agisce mediante un rafforzamento dell’attenzione e della concentrazione e promuove una migliore gestione e regolazione delle emozioni, focalizzando l’attenzione sul «qui e ora». Offriranno inoltre nuovi spunti per le future ricerche nell’ambito dei disturbi del neurosviluppo.
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Search-ME - Erickson 7 ADHD DOP e altri disturbi del comportamento
Un’esperienza per tutti i bambini con difficoltà nell’autocontrollo
Oggi anno, la seconda settimana di luglio, accade qualcosa di magico. Un gruppo di folli decide di seguire me e altri quattro visionari in quella che è l’avventura più straordinaria che abbia mai deciso di intraprendere: Oggi anno, la seconda settimana di luglio, accade qualcosa di magico. Un gruppo di folli decide di seguire me e altri quattro visionari in quella che è l’avventura più straordinaria che abbia mai deciso di intraprendere: il campus START. É difficile descrivere a parole questa esperienza, credo che sia l’iniziativa che più di tutte mi ha segnato, quella che mi è entrata in profondità.  Quando ebbi l’idea, ormai sei anni fa, di proporre un’esperienza aperta a bambini con difficoltà nell’autocontrollo, i loro genitori, i loro fratelli e sorelle, non avevo assolutamente idea di che cosa sarebbe accaduto. Non potevo immaginare, nemmeno lontanamente, la forza di condividere una passione così grande con persone meravigliose come i master e i tutor che, ogni anno, offrono il loro tempo e le loro energie per dar vita a questo sogno. Vorrei ringraziarli tutti, vorrei lasciare a loro il palco e spegnere i riflettori che, non sempre meritatamente, puntano solo sulla mia persona.  Il campus non sono io, il campus è una famiglia che si muove, nasce in quei giorni e ha una forza vitale talmente grande da resistere nel tempo. Chi vi ha preso parte sente di essersi legato a qualcosa a cui difficilmente riuscirà a slegarsi.  Il campus ti segna, fonde le tue credenze e le rimodella dando loro nuova forma e nuova luce.  Se entri in contatto così con le famiglie e con i bambini con difficoltà non potrai più fare a meno di di sorridere ripensando a loro volti, di sentirli vicini, di provare quel senso di fragile spavalderia che ti fa sentire orgoglioso di esserci, non di esserci stato.  Se entri in contatto così con le famiglie e con i bambini con difficoltà impari che cosa significhi realmente inclusione. Ho la presunzione di credere che nulla possa avere un effetto così devastante.  Guardate il video che troverete in coda a questo articolo, non fermatevi a pensare chi sono, quale formazione hanno, quali difficoltà presentano, come si chiamano. Guardatene i volti, osservate come si guardano tra loro, come si sfiorano, si abbracciano, si sorridono. Immaginateli guardare questo video come lo state guardando voi ora, e sappiate che i loro occhi brillano.
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Search-ME - Erickson 8 BES DSA e ADHD
Che cos’è l’empatia e perché è importante coltivarla
L’empatia è la tensione a comprendere le emozioni di un’altra persona anche senza parlarne, tramite un percorso di approssimazione, lento e graduale, che ci permette di decifrare qualcosa del significato che ha, per quella persona, l’esperienza che sta vivendo. È interesse, disponibilità, motivazione a vedere e comprendere la sofferenza, il dolore – ma anche la gioia -  degli altri, a parteciparvi con la propria risonanza emotiva. Si tratta di una capacità che, in astratto, possiamo sviluppare tutti poiché  i “neuroni specchio” che abitano i nostri cervelli indicano una predisposizione, valgono come prerequisiti di una capacità che, però, resta tutta da individuare, da scegliere, da costruire giorno per giorno.  UN DEFICIT DI EMPATIA Purtroppo al giorno d’oggi, con la responsabilità, pare, anche della tv che trasmette 24 ore al giorno notizie degli orrori che accadono in tutto il mondo, abbiamo anestetizzato le nostre capacità di empatia nei confronti degli altri. La cultura individualista dominante, la crisi economica che ha interessato l’Occidente e il fenomeno delle migrazioni ingigantito strumentalmente fino a farlo percepire come una minaccia rivolta alla nostra identità, oltre che al nostro benessere, hanno contribuito al diffondersi dell’indifferenza: emozione unica, fredda e ostile, di questo tempo. Un “deficit di empatia” lo vediamo anche nei nostri ragazzi e addirittura nei bambini, fin dalla scuola dell’infanzia. Le insegnanti delle scuole dell’infanzia ci riferiscono di bambini “adultizzati” che “sanno” tanto, che si rapportano con disinvoltura con i grandi, ma che hanno molta difficoltà a rapportarsi con i loro coetanei e a condividere. Spesso figli unici, sono abituati ad avere tutto, in termini di “cose” da possedere, ancor prima di avere il tempo di desiderarle, catalizzano su di sé le attenzioni di troppi adulti e risultano fragili sul piano emotivo, spesso permalosi e competitivi e quindi incapaci di aprirsi al rapporto con gli altri. Credo che sia importante, a livello pedagogico, educare i bambini all’empatia e che sia necessario farlo fin da subito, aiutandoli ad uscire dall’egocentrismo e a non entrare nel “buco nero” dell’indifferenza. EDUCARE ALL’EMPATIA Come si può fare? Certamente non con le prediche, ma coinvolgendoli in opportuni giochi di gruppo, raccontando storie, mostrando film nei quali i bambini possano immedesimarsi “per finta” per imparare ad immedesimarsi “per davvero”.  Insomma, facendoli “filosofare”, sui grandi temi dell’esistenza - dell’essere nel mondo con gli altri - come ci suggeriscono le metodologie della philosophy for children. Se a casa, se attraverso i media e i comportamenti degli adulti presenti nei loro contesti, questo “apprendistato” all’empatia trovasse continuità, avremmo qualche possibilità in più di veder crescere ragazzi con più umanità, con maggiore apertura mentale e disponibilità emotiva.  Ne parleremo con Mariagrazia Contini al convegno “La Qualità dell’inclusione scolastica e sociale” in programma a Rimini dal 15 al 17 novembre.
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Search-ME - Erickson 9 ADHD DOP e altri disturbi del comportamento
Conoscere il funzionamento cognitivo del bambino con ADHD è il primo passo per capirlo e imparare a gestirlo efficacemente
Il bambino con ADHD è un bambino con Bisogni Educativi Speciali con cui serve molta pazienza, ma anche molta determinazione e soprattutto molta autorevolezza. È un bambino con una fragilità, anche se all’inizio può essere considerato solo come un bambino maleducato, prepotente e pigro. Per questo va «capito» prima che «gestito». Più conoscerete il suo funzionamento cognitivo, più lo capirete. Prima capirete perché è così e perché fa così, più facilmente entrerete in contatto realmente con lui e sarete in grado di farvi rispettare. Di conseguenza, riuscirete con meno fatica a educarlo, a «condurlo» nella vita, a «tirare fuori» tutte le sue grandi potenzialità. Ecco l’esempio di un comportamento problema tipico degli alunni con ADHD, con la spiegazione sintetica del perché avviene spiegato in poche sintetiche frasi (Perché fa così?), a cui seguono indicazioni semplici e chiare per l’insegnante sugli atteggiamenti da adottare e da evitare (Cosa fare, Cosa non fare), un’analisi del comportamento problema e alcune indicazioni su come intervenire. Comportamento problema: l’alunno fa fatica ad organizzarsi   Una delle difficoltà più evidenti nei bambini con ADHD è la poca organizzazione spazio-temporale. Tendono ad essere molto disordinati, a invadere gli spazi comuni, a stare seduti scomposti. Allo stesso modo, non sanno usare lo spazio sul foglio. Per quanto riguarda l’organizzazione del tempo, hanno una cronometria mentale del tutto atipica: se sono molto concentrati in un’attività per loro affascinante, non percepiscono il tempo che passa. Spesso non si rendono conto che per fare bene un’attività serve tempo, e che il tempo va organizzato in modo da riuscire a fare tutto quello che si deve nell’ora o nella giornata a disposizione: per la loro caratteristica di essere «esagerati», esagerano nel voler fare in un certo tempo troppe cose. Hanno un’errata percezione del tempo anche quando stanno facendo un’attività non gradita o noiosa. Il tempo in questo caso «non passa mai» e continuano a chiedere: quando finisce? Così spesso procrastinano, rimandano i compiti non piacevoli. Quando poi però non rimane più tempo, si arrabbiano con se stessi o anche con chi li sgrida: avrebbero dovuto ricordare loro che il tempo stava passando! La loro disorganizzazione è legata anche all’insofferenza al «dover fare». Le conseguenze della loro disorganizzazione si vedono nei quaderni spesso disordinati, nel tempo che impiegano a svolgere un compito, nel fatto che spesso sono gli ultimi a entrare in classe dopo la pausa, nelle loro dimenticanze, nelle difficoltà nei giochi di squadra. Come intervenire Date al bambino la seguente fondamentale regola: Prima di iniziare una attività imparo a chiedermi: cosa mi serve per svolgerla? I bambini con ADHD hanno bisogno che siate voi a organizzare le attività per loro: da soli infatti si perdono nella sequenza delle cose da fare. Scandite i tempi, predisponete gli spazi, definite le azioni in modo chiaro: prima facciamo questo, poi questo, poi questo (step by step). Fornite sempre il «manuale di istruzioni» per tutto ciò che c’è da fare: non date nulla per scontato. Controllate che l’ambiente della classe sia ordinato e organizzato, con ritmi e routine chiari e visibili. I bambini con ADHD sono spesso disorganizzati perché si sentono sopraffatti dal carico di lavoro e hanno bisogno che i compiti o gli incarichi vengano suddivisi in piccole unità. Strutturate, pianificate, organizzate, riordinate per loro per aiutarli a «funzionare» al meglio, altrimenti rischiano di «perdersi». Usate una didattica pratica e semplice, con molto materiale visivo. Ricordate che non fanno apposta a distrarsi nell’esecuzione di un’attività: dovete costantemente stare accanto a loro senza «mollare mai». Di solito i bambini con ADHD sono bravissimi nel gioco con il Lego o di altre costruzioni. Sfruttate questa abilità pianificatrice e organizzativa anche in altri compiti. Questo testo è tratto dal libro "ADHD cosa fare" di Donatella Arcangeli
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