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I mini gialli dei dettati 2
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Search-ME - Erickson 1 ADHD DOP e altri disturbi del comportamento
Le caratteristiche di un disturbo che riguarda mediamente il 10% della popolazione studentesca
Il DOP, Disturbo Oppositivo Provocatorio, è un disturbo del comportamento, così come l’ADHD (Deficit di Attenzione e Iperattività), ma a differenza di quest’ultimo, che è inserito nella categoria dei disturbi dello sviluppo, il DOP è stato recentemente classificato come disturbo dirompente (insieme al Disturbo della condotta e al Disturbo di personalità antisociale). Si tratta di un disturbo che, con differenti gradi di severità, riguarda una percentuale significativa di soggetti in età scolare: mediamente 10 alunni ogni 100; emerge di solito precocemente, al punto che alcuni comportamenti già significativi possono essere notati prima dei cinque anni, anche se il periodo in cui il disturbo si manifesta in tutta la sua complessità è quello della scuola secondaria di primo grado. È in questa fase che, oltre alle difficoltà e alle sfide tipiche dell’età, si presentano in modo più evidente le disfunzioni dovute al disturbo e, in parallelo, la limitata capacità di instaurare e mantenere relazioni appaganti, fondamentali per il benessere individuale. Esiste la possibilità che un alunno con DOP, se non correttamente monitorato, in presenza di avversità ambientali e di fattori di sviluppo sfavorevoli, aumenti la frequenza e l’intensità dei suoi comportamenti oppositivi a tal punto da aggravare il suo quadro clinico. In questi casi si possono manifestare comportamenti assimilabili a una forma psicopatologica assai più grave, sia in termini di comportamenti che di esiti/conseguenze. È quindi fondamentale per gli insegnanti conoscere e riconoscere le principali manifestazioni del DOP e impostare tempestivamente interventi adeguati. Le caratteristiche del Disturbo Oppositivo Provocatorio (DOP) individuate nel DSM-5. Le principali caratteristiche del Disturbo sono state illustrate nel DSM-5, il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (APA, 2013), facendo riferimento a tre categorie ben distinte. All’interno di ogni categoria sono stati inseriti dei comportamenti chiaramente osservabili. Umore arrabbiato e irritabile si arrabbia; è suscettibile o facilmente irritato dagli altri; è arrabbiato e rancoroso. Comportamenti polemici e condotte di sfida litiga con le persone che rivestono ruoli di autorità o con gli adulti; sfida attivamente o rifiuta di rispettare le richieste o le regole degli adulti; irrita deliberatamente gli altri; accusa gli altri per i propri errori e per il proprio cattivo comportamento. Condotte vendicative assume atteggiamenti vendicativi o dispettosi. Se questi sintomi riguardano alcuni dei vostri alunni, dovete sapere che non basta aver messo in atto uno di questi comportamenti per poter essere definiti alunni con DOP, perché questi agiti oppositivi devono essere presenti spesso, oltremisura e in maniera persistente. Come riconoscere un alunno con DOP in classe A scuola non è difficile individuare gli alunni che presentano spesso comportamenti oppositivi e che tendono a superare il limite: sono i ragazzi che si arrabbiano, litigano, sfidano, irritano, accusano e/o si dimostrano vendicativi non con un singolo insegnante, ma con gli adulti con cui entrano in relazione in più occasioni: durante una verifica, nel corso di un lavoro di gruppo o semplicemente quando vengono interpellati per essere coinvolti attivamente durante una lezione. Le loro risposte negative oltremisura sono chiaramente distinguibili dalle reazioni negative di chi, sebbene dimostri un atteggiamento polemico o irritante, non supera mai i limiti. Si tratta di modalità disfunzionali che modificano sostanzialmente il clima di classe, creando gelo e imbarazzo nei compagni così come nel docente. Non è oltremisura la reazione scocciata dell’alunno che sbuffa, borbotta e magari sussurra qualche insulto perché sorpreso da un docente a guardare il cellulare. È oltremisura invece la reazione del ragazzo che, nella stessa situazione appena descritta, lancia il cellulare in direzione dell'insegnante, lo apostrofa con un’offesa pesante, tira un calcio alla cattedra prima di allontanarsi dall’aula senza permesso In situazioni come queste notiamo la presenza non solo dei principali comportamenti associabili al DOP, ma anche di un certo livello di stress nell’individuo o in coloro che fanno parte del suo contesto sociale, che lo stesso DSM-5 considera elemento fondamentale per la diagnosi del disturbo. Le conseguenze del DOP sul clima di classe Condotte oppositive e provocatorie creano difficoltà sia ai giovani insegnanti poco esperti nella gestione della classe, sia ai docenti più maturi, poiché hanno un forte impatto negativo sul proprio senso di autoefficacia, sul clima della classe e, non ultimo, sulla possibilità di raggiungere gli obiettivi formativi previsti sia per il gruppo che per il singolo. Non va però dimenticato che anche l’alunno DOP soffre per il suo disturbo: è soggetto a un livello di tensione fisica e psicologica molto alta, manifesta spesso una compromissione della propria capacità di adattamento a 360°, con ripercussioni non solo sul contesto scolastico ma, più in generale, sull’intera area della socialità. Una delle conseguenze negative principali in presenza di DOP è proprio il rifiuto sociale, soprattutto il rifiuto dei pari. Gli alunni DOP non sono leader negativi, ma spesso sono allontanati dai compagni e tendono ad essere isolati a causa del loro disturbo.
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Search-ME - Erickson 2 BES DSA e ADHD
I comportamenti caratteristici dei bambini con difficoltà di autoregolazione
I bambini con difficoltà di autocontrollo possono manifestare comportamenti problema differenti. Quali sono i principali comportamenti problema? Reazioni impulsive che possono essere scambiate per comportamenti aggressivi. Questi bimbi, se provocati da un compagno volontariamente, o più spesso involontariamente, mettono in atto reazioni eccessive e quindi inadeguate rispetto al contesto. Raramente iniziano per primi una lite o un conflitto, di solito reagiscono a commenti o azioni che vivono come provocazioni, indipendentemente dalla volontà di chi ha parlato o agito. Non è corretto definire questi bambini «aggressivi», l’aggettivo che meglio li rappresenta è «altamente reattivi». Russell A. Barkley (2016), nel descrivere il loro comportamento, utilizza il termine «iperreattività», proprio a indicare la tendenza a reagire in maniera esagerata, «irruente». Interventi verbali continui associati a incapacità di rispettare i turni di parola. Questi bimbi parlano in continuazione, fanno domande, considerazioni, interrompono l’interlocutore. I loro interventi risultano non tanto inadeguati nei contenuti, quanto inappropriati nella forma. Genitori e insegnanti dicono del bambino: «I suoi interventi sono interessanti, ma deve capire che non esiste solo lui, ci sono anche gli altri, non è possibile sempre interrompere o inserirsi nel discorso in maniera prepotente». Anche in questo caso «prepotente» non è corretto, renderebbe meglio l’idea l’utilizzo di termini come «travolgente», «impetuoso», «prorompente». Tendenza a spostare continuamente l’attenzione da un punto di interesse all’altro. Questi bambini sembrano presi da mille impegni, a volte incapaci di soffermarsi su un unico compito poiché già incuriositi da quello successivo. Potrebbero apparire distratti, in realtà spesso stupiscono per la loro capacità di gestione simultanea di più azioni. L’insegnante, vedendoli giocherellare con la gomma, cerca di «prenderli in castagna» chiedendo, a sorpresa, di continuare la lettura di un brano: sorprendentemente loro iniziano a leggere dimostrando di «avere il segno». Ovviamente, più sono le attività su cui un bambino divide la propria attenzione, maggiore è la probabilità di non riuscire a gestirle in maniera adeguata. Si definiscono disattenti, ma sono in realtà incapaci di focalizzare l’attenzione. Necessità di muoversi in continuazione, come se avessero dentro un motorino che gira sempre al massimo. Ogni idea che passa loro per la testa si trasforma seduta stante in azione. Questi bimbi, vedendo un nido di vespe appeso a un ramo di pino, in men che non si dica afferrano una pigna e fanno il tiro al bersaglio, senza pensare a cosa potrebbe accadere se colpisse l’obiettivo. La loro iperattività è quasi sempre finalizzata a portare a termine un compito che, ai loro occhi, appare non rinviabile (sia che ci si trovi al parco giochi, a scuola, a tavola o seduti al ristorante nel bel mezzo del pranzo per festeggiare il compleanno della nonna). Quando «si accendono» è veramente molto complicato «spegnerli». Queste difficoltà sono legate a particolari modalità di funzionamento: tuttavia, è sempre bene ricordare che un bambino non è un problema, ma può avere dei problemi, e che nessun bambino è identificabile con le sue difficoltà sebbene possa presentare comportamenti molto difficili da gestire.
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Search-ME - Erickson 3 ADHD DOP e altri disturbi del comportamento
Un’esperienza per tutti i bambini con difficoltà nell’autocontrollo
Oggi anno, la seconda settimana di luglio, accade qualcosa di magico. Un gruppo di folli decide di seguire me e altri quattro visionari in quella che è l’avventura più straordinaria che abbia mai deciso di intraprendere: Oggi anno, la seconda settimana di luglio, accade qualcosa di magico. Un gruppo di folli decide di seguire me e altri quattro visionari in quella che è l’avventura più straordinaria che abbia mai deciso di intraprendere: il campus START. É difficile descrivere a parole questa esperienza, credo che sia l’iniziativa che più di tutte mi ha segnato, quella che mi è entrata in profondità.  Quando ebbi l’idea, ormai sei anni fa, di proporre un’esperienza aperta a bambini con difficoltà nell’autocontrollo, i loro genitori, i loro fratelli e sorelle, non avevo assolutamente idea di che cosa sarebbe accaduto. Non potevo immaginare, nemmeno lontanamente, la forza di condividere una passione così grande con persone meravigliose come i master e i tutor che, ogni anno, offrono il loro tempo e le loro energie per dar vita a questo sogno. Vorrei ringraziarli tutti, vorrei lasciare a loro il palco e spegnere i riflettori che, non sempre meritatamente, puntano solo sulla mia persona.  Il campus non sono io, il campus è una famiglia che si muove, nasce in quei giorni e ha una forza vitale talmente grande da resistere nel tempo. Chi vi ha preso parte sente di essersi legato a qualcosa a cui difficilmente riuscirà a slegarsi.  Il campus ti segna, fonde le tue credenze e le rimodella dando loro nuova forma e nuova luce.  Se entri in contatto così con le famiglie e con i bambini con difficoltà non potrai più fare a meno di di sorridere ripensando a loro volti, di sentirli vicini, di provare quel senso di fragile spavalderia che ti fa sentire orgoglioso di esserci, non di esserci stato.  Se entri in contatto così con le famiglie e con i bambini con difficoltà impari che cosa significhi realmente inclusione. Ho la presunzione di credere che nulla possa avere un effetto così devastante.  Guardate il video che troverete in coda a questo articolo, non fermatevi a pensare chi sono, quale formazione hanno, quali difficoltà presentano, come si chiamano. Guardatene i volti, osservate come si guardano tra loro, come si sfiorano, si abbracciano, si sorridono. Immaginateli guardare questo video come lo state guardando voi ora, e sappiate che i loro occhi brillano.
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Search-ME - Erickson 4 ADHD DOP e altri disturbi del comportamento
Come applicare il metodo che aiuta a sviluppare le competenze esecutive
Il metodo START si basa su cinque fasi di programmazione e lavoro che si ripetono ciclicamente con il fine di sviluppare e/o rafforzare le competenze esecutive chiamate in gioco e portare l’alunno verso l’autonomia nel loro uso.  Queste cinque fasi sono le seguenti. - Messa in evidenza di un problema/difficoltà nella gestione quotidiana di un compito: l’insegnante individua un episodio specifico nel quale la mancata pianificazione o organizzazione ha creato ostacolo al raggiungimento di un obiettivo in modo soddisfacente. Questa fase serve a far comprendere agli alunni l’utilità dell’attività che verrà proposta. - Proposta alla classe di una soluzione ipotetica: l’insegnante evoca negli alunni la possibilità di trovare una soluzione al problema, impegnandosi personalmente nell’individuare e sperimentare una strategia o nel costruire uno strumento di intervento. Questa fase è fondamentale per lavorare sull’attribuzione interna delle cause di successo. Solo convincendosi che è attraverso una propria azione che potranno cambiare la situazione attuale, i bambini sentiranno come «meritati e motivati» i risultati raggiunti. - Spiegazione della strategia e/o costruzione dello strumento: l’insegnante guida passo dopo passo nella comprensione delle strategie proposte o degli strumenti costruiti, accertandosi che tutti abbiano compreso in che cosa consistano e quando/come utilizzarli. Questo è importante per far sì che il lavoro coinvolga tutti i bambini, sia quelli con fragilità che quelli con difficoltà o disturbi. - Messa alla prova della strategia o dello strumento nell’organizzazione o pianificazione immediata di uno spazio/attività: l’insegnante individua un’attività già conosciuta, ad esempio un esercizio già svolto, un compito fatto più volte, ecc., che verrà «rifatto» seguendo la nuova strategia o utilizzando lo strumento costruito. In questa fase si sottolineerà la differenza di risultati in presenza di un nuovo metodo di lavoro. - Verifica a distanza della tenuta delle strategie e della messa a sistema degli strumenti: il docente, partendo da quanto suggerito nel testo, controlla a distanza l’effettiva utilità del metodo di pianificazione e organizzazione trasmesso. Quest’ultima fase consente di comprendere se la specifica strategia o lo specifico strumento risultino realmente adeguati al proprio contesto-classe. Se ciò non dovesse essere, è fondamentale intervenire per introdurre nuove strategie e strumenti. I gruppi di competenze all’interno delle quali intende operare il modello START sono definite dall’acronimo stesso: - Spazio; - Tempo; - Attività (intesa come compito da svolgere); - Revisione (intesa come spazio di verifica dell’attività); - Trasferibilità (intesa come spazio di lavoro sulla possibilità di rendere flessibili, e quindi generalizzabili, le competenze sviluppate nell’esecuzione di un compito).    
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Search-ME - Erickson 5 BES DSA e ADHD
I benefici nell’iperattività di un training promettente
La meditazione di consapevolezza mindfulness costituisce un training fisico e mentale volto alla rieducazione dell’attenzione. L’interesse della ricerca psicologica e neuroscientifica sugli effetti della meditazione mindfulness è notevolmente aumentato negli ultimi due decenni, probabilmente a causa degli effetti benefici che questa pratica sembra avere sul benessere psicologico delle persone. Lo sviluppo, a partire dagli anni Novanta del secolo scorso, di una serie di protocolli e modelli terapeutici basati sulla mindfulness ha permesso di sperimentarne gli effetti nella cura di diversi problemi fisici e psicologici come quelli legati allo stress, ai disturbi alimentari, ai disturbi d’ansia, alla depressione e molti altri.    LA MINDFULNESS NEI CONTESTI EDUCATIVI Negli ultimi quindici anni stiamo assistendo a un’estensione dei protocolli mindfulness in bambini e adolescenti nei contesti educativi, scolastici e riabilitativi. La regolazione dell’attenzione sarebbe coinvolta nella pratica della mindfulness secondo quattro aspetti: regolazione dell’attenzione sostenuta, per mantenere la consapevolezza dell’esperienza nel momento presente; ri-direzione dell’attenzione, per permettere il ritorno dell’attenzione al momento presente dopo una distrazione; inibizione del processo elaborativo, per evitare di ruminare o rimuginare su pensieri o sentimenti che sono al di fuori del momento presente;  attenzione non direzionata, per migliorare la consapevolezza dell’esperienza presente, non influenzata da ipotesi o aspettative.   … E CON BAMBINI E ADOLESCENTI CON ADHD Nel complesso, i risultati degli studi condotti finora indicano la mindfulness come un training promettente per i bambini e gli adolescenti con ADHD. Da questi studi sembra infatti emergere come la pratica della consapevolezza possa avere un ruolo importante nel favorire l’attenzione, l’autoregolazione emotiva-comportamentale, l’inibizione della risposta e l’autocontrollo nelle persone con questo disturbo del neurosviluppo.  Tuttavia bisogna tener presente che anche negli studi che hanno applicato training mindfulness su popolazioni di ragazzi con ADHD, i risultati attuali sono limitati dalla mancanza di studi clinici randomizzati e controllati con una metodologia replicabile. Nasce quindi la necessità di sviluppare metodi manualizzati, i cui risultati siano confrontati con quelli ottenuti da gruppi di controllo che svolgono training non mindfulness con caratteristiche simili (per frequenza e durata).   NEL Q-TALK AL CONVEGNO Nel corso del Convegno “La Qualità dell’inclusione scolastica e sociale” in programma a Rimini il 15 novembre, Stefano Vicari, Cristiano Crescentini, Deny Menghini presenteranno una panoramica aggiornata e rigorosa sull’applicazione clinica della mindfulness che agisce mediante un rafforzamento dell’attenzione e della concentrazione e promuove una migliore gestione e regolazione delle emozioni, focalizzando l’attenzione sul «qui e ora». Offriranno inoltre nuovi spunti per le future ricerche nell’ambito dei disturbi del neurosviluppo.
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Search-ME - Erickson 6 Psicoterapia età evolutiva
Come supportare i pazienti e le loro famiglie nel prossimo periodo
L’emergenza coronavirus ha messo in seria difficoltà i bambini con disturbi del neurosviluppo e le loro famiglie. Terapisti e clinici hanno cercato di accompagnarli e sostenerli in questo periodo complesso e stressante, facendo fronte a nuove sfide e cambiamenti nel loro lavoro quotidiano. Deny Menghini, psicologa e psicoterapeuta presso l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma e presso l’Istituto di Neuropsichiatria, Ricerca e Terapia ReTe, ci spiega quali sono i punti di attenzione per il prossimo periodo. L’intervento a distanza: un’opportunità per le famiglie Terapie e interventi che prima della pandemia erano svolti in presenza, durante l’emergenza sono stati sostituiti da interventi a distanza. Ciò ha permesso di poter continuare a lavorare sulle abilità dei bambini, mantenendo quindi le competenze acquisite nel tempo, e di supportare i genitori in un periodo particolarmente stressante. Ad esempio, nel caso dei bambini con autismo è stato possibile lavorare con quella che viene definita terapia mediata dai genitori, grazie al coinvolgimento diretto dei genitori, diventati i primi promotori della terapia. La registrazione di filmati dei figli ha permesso agli operatori di osservare ciò che succedeva a casa, così da fornire utili suggerimenti al genitore su come comportarsi e interagire con il figlio. In questo modo è stato possibile inoltre condurre incontri di parent training, rivolti principalmente ai genitori che hanno difficoltà di gestione dei comportamenti disfunzionali dei bambini e ragazzi. Gli incontri sono stati maggiormente fruibili da entrambi i genitori, visti i vantaggi che la modalità da remoto permette in termini di tempo e conciliazione degli orari. L’intervento a distanza, se pur da validare in termini di efficacia, clinicamente sembra quindi funzionare in molti casi. Sebbene non si riveli adeguato per ogni paziente, si pensi ai bambini molto piccoli o con gravi disturbi del comportamento, può essere un’opportunità da utilizzare anche in futuro per raggiungere soprattutto gli adolescenti, che sembrano aver beneficiato della psicoterapia a distanza, e i genitori di bambini con difficoltà del neurosviluppo. Supportare gli insegnanti nel promuovere una didattica a distanza adatta alle esigenze di ogni alunno Clinici e terapisti, anche attraverso i resoconti dei genitori, hanno riscontrato alti livelli di stress, agitazione, difficoltà nel sonno nei bambini con disturbi del neurosviluppo. Ciò a causa della situazione di emergenza, dell’isolamento sociale forzato, della perdita delle routine e in parte anche della didattica a distanza. Purtroppo non sempre questa modalità si è dimostrata efficace per i bambini con difficoltà. In alcuni casi si sono trovati a seguire lezioni frontali che richiedevano un impegno e un’attenzione di diverse ore, in altri la didattica online è stata pressoché assente e questa brusca interruzione ha fatto perdere ogni punto di riferimento. Ciò ha reso le cose complicate per questi bambini che, oltre a non riuscire a seguire le lezioni, hanno provato alti livelli di stress e frustrazione. I professionisti in questo senso possono sostenere gli insegnanti e guidarli nell’individuare delle strategie adeguate a coinvolgere tutti gli alunni, anche quelli con disturbi del neurosviluppo, affinché la didattica, anche se svolta a distanza, possa essere un’esperienza inclusiva per tutti. Strutturare attività interattive attraverso l’utilizzo di video, dare al bambino la possibilità di esprimere le proprie preoccupazioni e ansie, promuovere l’approccio della flipped classroom possono essere alcuni consigli utili in questa prospettiva. La formazione online come risorsa per i professionisti La formazione online, se ad esempio consideriamo i master, si è dimostrata una grande risorsa in questo periodo, soprattutto se rivolta a piccoli gruppi (10-15). Ha reso infatti possibile una didattica interattiva grazie alla discussione, condivisione di casi e all’opportunità di svolgere esercitazioni. Inoltre la possibilità di registrare le lezioni ha permesso di renderle disponibili ai partecipanti in qualsiasi momento. Si è dimostrata efficace sia la lezione sincrona (con la presenza contemporanea del docente e dei partecipanti) che asincrona (registrata). Una modalità di formazione che alterna attività in presenza ad attività a distanza, è quindi un modello che si può proporre in futuro visti i suoi molteplici vantaggi come, ad esempio, la riduzione dei costi e dei tempi del viaggio per raggiungere la sede della formazione.
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