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I mini gialli dei dettati 2
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Search-ME - Erickson 1 Psicologia
Perché molti ragazzi cercano rifugio nel web nel loro percorso di crescita
Tra le nuove forme di dipendenza negli adolescenti, troviamo di frequente la dipendenza da internet. Ma perché, in età evolutiva, i ragazzi sentono il bisogno di rifugiarsi nel mondo virtuale della rete, fino a diventarne “dipendenti”? A quale bisogno corrisponde un uso smodato del web?   È più corretto parlare di dipendenze da internet, piuttosto che di un’unica forma di dipendenza. Si può, ad esempio, distinguere tra: dipendenza da contenuti sessuali e pornografici, dipendenza dalle relazioni virtuali, dipendenza dalla ricerca di informazioni, dipendenza dai videogiochi e dipendenza da gioco d’azzardo. A partire da questa categorizzazione si possono anche definire diversi livelli di gravità. Noi valutiamo il livello di compromissione in funzione non tanto del tempo trascorso in rete ma delle modalità di utilizzo: mantenimento di relazioni on line, videogiochi senza alcun contatto con altri utenti, navigazione solitaria alla ricerca di informazioni. Il dolore che attanaglia la mente dei rifugiati nella rete appare strettamente correlato al crollo dell’ideale infantile, che si scontra in modo traumatico con la realtà del cambiamento corporeo e dell’incontro reale con i coetanei, oltre che alla difficoltà di organizzare un nuovo progetto di crescita per il futuro. Spesso tutto ha inizio nella preadolescenza, durante gli anni di frequentazione della scuola secondaria di primo grado, o poco più tardi, con l’ingresso alla secondaria di secondo grado. I cambiamenti cognitivi, emotivi e corporei, uniti a quelli che si impongono nella realtà esterna, spesso suggellati dal passaggio a un nuovo ordine di scuola, possono creare una frattura nel percorso di crescita, perché l’adolescente può non sentirsi sufficientemente equipaggiato per far fronte a queste novità. Il mondo virtuale, allora, può diventare per questi ragazzi quello che, in riferimento ad altre esperienze, viene chiamato «compagno immaginario» o «custode narcisistico». Si tratta in entrambi i casi di esperienze a cui viene affidato il compito di proteggere lo sviluppo di una rappresentazione di sé accettabile nel corso della crescita.   Il concetto di custode narcisistico si riferisce a una funzione psichica che certi oggetti possono svolgere nel corso della crescita individuale, rispondendo alla necessità di sviluppare un «sano narcisismo», un giusto amore per se stessi. Il destino di questi oggetti e pensieri, di cui si serve anche il bambino, è di adattarsi nel tempo alla realtà, ma all’inizio devono svolgere una funzione di protezione rispetto alla presa di contatto con i propri limiti, non ancora psichicamente accettabili, né integrabili. Il mondo virtuale può allora svolgere questa funzione, in quanto tutela dal contatto con il reale ma senza garantire in modo statico e duraturo l’onnipotenza narcisistica, poiché consente comunque di sperimentare forme di allenamento e adattamento progressivo alla realtà.
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Search-ME - Erickson 2 Dipendenze
I rischi legati all’abuso nei ragazzi e il ruolo degli educatori
Oggi i disturbi dell’umore, come gli stati d’ansia e di depressione, non appartengono più a una vita adulta in cui i circuiti psicologici profondi risultano affaticati, ma si sono precocizzati. Ossia, con sempre maggiore frequenza, toccano i nostri figli, i nostri ragazzi.    Dai dati emerge che i nostri adolescenti hanno delle vulnerabilità che è necessario affrontare fin da subito. All’interno di questo quadro si collocano anche le nuove dipendenze, che non sono solo le dipendenze dal gioco e dai social, ma anche da una tecnologia che è diventata il nostro interfaccia con il mondo. Dati recenti mostrano infatti come sia pervasivo l’utilizzo della tecnologia da parte dei giovani. Mediamente i ragazzi italiani trascorrono 2,6 ore al giorno su Internet. Sempre i dati ci dicono che noi picchiettiamo sul nostro smartphone circa 2.600 volte al giorno.   Ora, non è possibile dare un giudizio univoco, positivo o negativo, sull’impatto delle nuove tecnologie sulle menti dei ragazzi, ma è imprescindibile uno spirito critico su come questo possa influenzare lo sviluppo cognitivo e identitario. In che cosa il digitale è pericoloso, a livello emotivo? Il numero di volte in cui apriamo, ogni giorno, i nostri device digitali, ci mostra come stiamo instaurando un sistema quasi artificioso di collegamento umano. A livello di neurofunzioni questo sta portando a una vera e propria dipendenza del sistema dopaminergico, ossia il sistema di rinforzo, per cui ogni volta che arriva un messaggio, questo a livello neurofisiologico funziona come il rinforzo che noi andiamo a cercare. Togliercelo induce ansia, preoccupazione, alert, stress, disturbi del sonno, bisogno di essere connessi…  Togliere ai ragazzi lo smartphone vuol dire isolarli da un mondo complessissimo e allargatissimo rispetto a quello che avevano, ma anche dal  circuito di tutti i rinforzi che noi come esseri umani andiamo a cercare, distaccandoli da tutto il sistema che riguarda il proprio sé e la propria esistenza. Per poter accompagnare i ragazzi nella crescita, è dunque indispensabile che gli educatori conoscano cosa c’è di potenziale nell’uso dei device digitali, ma anche quanto c’è di rischio.   Daniela Lucangeli affronterà questo tema nel corso del CONVEGNO ERICKSON “LA QUALITÀ DELL’INCLUSIONE SCOLASTICA E SOCIALE”
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