IT
I mini gialli dei dettati 2
Carrello
Spedizioni veloci
Pagamenti sicuri
Totale:

Il tuo carrello è vuoto

|*** Libro Quantità:
Articoli e appuntamenti suggeriti

Tematica
Argomento
Utile in caso di
Non vi è alcun filtro disponibile, allarga la tua ricerca per ottenere più risultati
Non vi è alcun filtro disponibile, allarga la tua ricerca per ottenere più risultati
Non vi è alcun filtro disponibile, allarga la tua ricerca per ottenere più risultati
Filtra
Filtra per
Tematica
Argomento
Utile in caso di
Risultati trovati: 4
Search-ME - Erickson 1 Autismo e sindrome di Asperger
Facciamo chiarezza sulle false credenze più diffuse
Quando arriva una diagnosi di autismo per il proprio figlio, per molti genitori comincia un lungo percorso costellato di preoccupazioni, domande e dubbi. Un turbinio di emozioni quali angoscia, dolore, incredulità, rabbia, paura, ansia e incertezza può assalire un genitore che si trova ad affrontare questa nuova situazione. É essenziale, quindi, fare un po’ di chiarezza sulle false credenze comuni più diffuse in merito all’autismo. 1 - NON É VERO CHE l’autismo in un bambino è determinato dallo scarso affetto dei genitori L’autismo è una malattia del neurosviluppo, con base biologica e con una componente genetica certa. Non è stato ancora individuato il gene dell’autismo perché l’origine della malattia è legata all’alterazione di più geni e alla loro interazione con fattori ambientali (malattia multifattoriale).   2 – NON É VERO CHE l’autismo è causato dall’accumulo di materiali pesanti, come il mercurio Sono state condotte numerose ricerche su questo tema da agenzie internazionali indipendenti e nessuna evidenza sostiene questa ipotesi ancora, purtroppo, in voga in Italia. Allo stesso modo è provata la non efficacia di diete, terapie con animali, massaggi, musica, e chi più ne ha più ne metta.   3 – NON É VERO CHE con un intervento psicoanalitico si può curare il bambino autistico Questo assunto, legato all’ipotesi di una causa non biologica dell’autismo, è stato dimostrato completamente errato da molti studi, anche di organismi importanti. Purtroppo è un falso mito duro a morire e sopravvive ancora in alcune nazioni, tra cui l’Italia.   4 – NON É VERO CHE ai bambini con autismo servono solo interventi medici A oggi non esiste un farmaco contro l’autismo. L’ampia gamma dei disturbi associati alla malattia richiede un intervento capace di coinvolgere fortemente la famiglia, la scuola, il territorio. Con l’età adulta occorre inoltre facilitare le esperienze lavorative, di autonomia personale e sociale. Alcuni farmaci possono, però, essere utilmente impiegati per contrastare l’iperattività, l’aggressività o le ossessioni, tutti sintomi spesso associati all’autismo.   5 – NON É VERO CHE l’autismo passa con la crescita Un intervento precoce aumenta le probabilità di successo della terapia e, per ogni bambino autistico, permette di raggiungere il proprio massimo potenziale di autonomia e conoscenze, agevolandone così la vita da adulto. In mancanza di terapia o in caso d’intervento tardivo, le possibilità per una vita autonoma si riducono fortemente.   6 – NON É VERO CHE nessuna terapia è veramente utile: in pratica, non c’è nulla da fare In realtà, studi scientifici rigorosi dimostrano che un intervento comportamentale intensivo è in grado di migliorare le capacità relazionali, comunicative e di autonomia dei ragazzi autistici, favorendone una migliore qualità di vita.   7 – NON É VERO CHE che l’autismo è un disturbo molto raro Dati recenti segnalano come l’autismo colpisca 1 bambino ogni 150 nati, e sarebbero oltre 350.000 le persone con autismo in Italia. Tuttavia, l’apparente normalità fisica di molte di loro non ne facilita il riconoscimento e può indurre a ritenere queste persone solamente «bizzarre» o socialmente inadeguate. 8 – NON É VERO CHE un bambino autistico è, in realtà, un genio I bambini autistici possono presentare alcune capacità sorprendenti insieme ad alcuni deficit marcati: un bambino può ricordare il compleanno di tutti i suoi compagni di classe e tuttavia non riuscire a usare correttamente i pronomi personali «io» o «tu». Un bambino può leggere formalmente in modo perfetto, ma non capire nulla di ciò che ha letto. I bambini con autismo mostrano una grande variabilità in termini di quoziente intellettivo, ma molti di loro presentano deficit cognitivi evidenti e solo una piccola percentuale ha un QI superiore alla media.   9 – NON É VERO CHE se il bambino parla, non può essere autistico Il linguaggio è una delle aree spesso compromesse nel bambino autistico, ma a volte è possibile ritrovare una forma di linguaggio evoluta, anche se può risultare limitata nel numero di parole usate, nella correttezza o nella capacità espressiva.   10 – NON É VERO CHE per aiutare un bambino autistico basta l’amore In realtà, oltre all’amore occorre una competenza tecnica specifica nei programmi di trattamento riabilitativo. Al pari di tutte le altre persone, le differenti individualità, capacità, difficoltà e i diversi ambiti di vita rendono indispensabili una formazione specifica e una buona esperienza pratica per poter operare e comprendere adeguatamente ogni persona autistica.  
Leggi di più
Search-ME - Erickson 2 Didattica inclusiva
Marta Sodano, una ragazza di 25 anni con sindrome di Down, lancia un messaggio forte a chi si occupa di educazione
Il 21 marzo di quest’anno, a New York, una ragazza italiana è intervenuta al quartier generale delle Nazioni Unite in occasione della giornata mondiale sulla sindrome di Down per lanciare un messaggio forte. Questa ragazza si chiama Marta Sodano e quello che ha detto nel suo intervento è che la scuola oggi deve favorire programmi che offrano opportunità a tutte le persone, comprese quelle con disabilità, senza lasciar indietro nessuno.  Il messaggio lanciato da Marta nella sede delle Nazioni Unite è arrivato forte e chiaro: “Non dovete essere voi – sottointeso: educatori  –  a decidere fin dove può arrivare un ragazzo con disabilità, cosa può fare e cosa non può fare, quali sono i suoi limiti. Non dovete lasciarvi condizionare dalla disabilità, non dovete avere basse aspettative. Date a tutti la possibilità di imparare e di capire, e trovate modi semplici per spiegare”.    Sono le parole di una ragazza di 25 anni che si è conquistata centimetro per centimetro tutti i risultati che è riuscita ad ottenere nella sua vita e che oggi ha una felice esperienza scolastica alle spalle, un impiego, tanti interessi personali e sogni per il futuro. Marta Sodano racconterà la sua esperienza, insieme a Martina Fuga, nel corso del Convegno Erickson “La Qualità dell’inclusione scolastica e sociale” Nell’attesa di incontrarla vi proponiamo qualche passaggio della sua intervista raccolta nel libro “Giù per la salita”, scritto a quattro mani da Carlo Scataglini e Martina Fuga.   Marta, torniamo ai tempi della scuola: hai due ricordi che puoi raccontare brevemente, magari un o piacevole e uno un po’ meno piacevole? Ho dei ricordi, sì, uno piacevole e uno meno piacevole. Quello che mi è piaciuto è che ero accanto a insegnanti di sostegno molto bravi, soprattutto la prima, Roberta, che è stata quella che mi ha dato una spinta, un aiuto, mi ha dato le cose di base per poter continuare. Mentre quello meno piacevole, che mi ha fatto arrabbiare, riguarda una nuova professoressa: è vero che fa il suo dovere, ma c’è qualcosa di lei che proprio non mi piace, e cioè il fatto di rimproverare sempre gli altri, di non fidarsi.   Il lavoro che facevi con i tuoi insegnanti e con quelli di sostegno in particolare lo svolgevi sempre nella tua classe con i compagni, oppure qualche volta stavi anche al di fuori dell’aula? A me facevano fare cose più semplici perché, siccome sanno che ho delle difficoltà con la sindrome di Down, non mi facevano fare le stesse cose degli altri studenti, ma cose più facili, per esempio le tabelline e anche altro. Alcune volte, una professoressa delle medie mi portava da altre parti a fare le cose.    E tu che ne pensi di questo? Tu preferivi stare in classe o lavorare fuori? Andare fuori non penso che mi aiuta a concentrarmi. Magari fare un poco di lezioni di sostegno mi aiuta perché magari in classe tutti insieme non riesco a sentire quello che l’insegnante di sostegno dice, però un po’ mi lascia distaccata dagli altri e questo non mi va molto bene. Posso capire che quelle che fanno gli altri studenti sono cose difficili per me, ma chi è che può dirlo? Perché se quelli di sostegno, invece che farmi fare altre cose, mi spiegano bene la lezione che l’insegnante fa, mi sento più inclusa.   Marta, c’è un desiderio per il tuo futuro che vuoi si possa avverare? Beh, diciamo che un desiderio può essere possibile anche se non è del tutto realizzabile. So che io non sono una molto appassionata di scrittura di storie, ma se fosse possibile vorrei scrivere un buon libro di storie reali e metterci le persone, come se fossero i personaggi. Per esempio: mia madre mi mette al mondo e il resto della mia storia, quello che rende me ciò che sono. Ed è il consiglio che io darei: che ognuno abbia il coraggio di scrivere il proprio libro, la propria storia. Magari le storie di alcuni ragazzi non avranno degli inizi felici, ma non è l’inizio della storia a rendere le persone quello che sono ma è il resto, il continuo della loro storia, come per me.
Leggi di più
Search-ME - Erickson 3 Concorsi e professioni della scuola
Con l’avvicinarsi del convegno Erickson “La Qualità dell’inclusione scolastica e sociale”, Carlo Scataglini, docente e relatore, si interroga sul significato di “Qualità”
La Q, la Qualità, siamo noi insegnanti.  Non perché siamo sempre e comunque insegnanti di qualità, nel significato comune che si dà a questa parola. Ma perché noi la Qualità, sappiamo bene cos’è, come è fatta, dove si trova.   Noi insegnanti sappiamo bene, per esempio, che la Qualità è capire che non esistono insegnanti di classe e insegnanti di sostegno, insegnanti di ruolo e insegnanti precari, insegnanti di cattedra e insegnanti del potenziato… Ma che esistono solo gli Insegnanti, che credono nel proprio lavoro, che amano il proprio lavoro.    Noi sappiamo bene com’è fatta la Qualità perché sappiamo che è fatta di bambini e ragazzi e che tra loro non c’è mai nessuno che merita di essere considerato prima degli altri e nessuno mai da considerare dopo gli altri… e che, alla fine, si arriva o si rimane indietro, tutti insieme. Ed è proprio la Qualità a fare la differenza. Noi insegnanti sappiamo dov’è la Qualità perché abbiamo capito e siamo convinti di non essere poi così importanti, di non essere noi i protagonisti.    Noi insegnanti siamo solo … come possiamo dire? Siamo solo dei facilitatori, delle semplici guide, degli animatori, degli inventori un po’ strampalati, dei matti che hanno scelto un lavoro meraviglioso e complicato… E che cercano di farlo al meglio, pur tra mille ostacoli e pochi riconoscimenti.   La Q , la Qualità, siamo noi insegnanti, perché, alla fine, quello che veramente ci interessa è fare in modo che anche grazie al nostro piccolo contributo, nelle nostre classi, ogni giorno, nessuno, nemmeno uno solo, rimanga escluso.
Leggi di più
Search-ME - Erickson 4 Cultura
Nella società in cui viviamo, la creatività è tra le abilità più richieste e premiate. Il modo migliore per impararla e mantenerla è continuare a immaginare, creare, giocare, condividere e riflettere, proprio come fa un bambino della scuola dell’infanzia.  È diffusa l’idea errata secondo cui il modo migliore per incoraggiare la creatività dei bambini sarebbe quello di togliersi di mezzo e lasciare che siano creativi. Benché sia sicuramente vero che i bambini sono curiosi ed esploratori per natura, hanno comunque bisogno di essere supportati per sviluppare le loro capacità creative e realizzare pienamente le loro potenzialità in questo senso. La questione chiave non è come «insegnare la creatività» ai bambini ma come creare un ambiente fertile nel quale la loro creatività metta radici, cresca e prosperi. Ecco qualche suggerimento, rivolto a genitori e insegnanti, di cose che si possono chiedere e fare per coltivare la creatività dei bambini. 1. Immaginare: mostrate esempi per stimolare le idee Quando proponiamo un’attività, partiamo sempre dal mostrare esempi di progetti, per dare un’idea delle possibilità e per fornire spunti su come cominciare. Naturalmente c’è il rischio che i bambini si limitino a imitare o a copiare gli esempi che vedono. Come inizio va bene, ma solo come inizio. Incoraggiateli a cambiare o modificare gli esempi, aggiungendo il loro tocco personale. 2. Immaginare: incoraggiate i bambini a giocherellare Per sviluppare la fantasia, le mani sono altrettanto importanti della testa. Per aiutare i bambini a elaborare idee per dei progetti, spesso li incoraggiamo a iniziare giocherellando con i materiali. Giocando con i mattoncini LEGO® o sperimentando con carta e colori, nascono nuove idee.ì   3. Creare: fornite una varietà di materiali Per coinvolgere i bambini in attività creative, assicuratevi che abbiano a disposizione una vasta gamma di materiali per disegnare, per costruire e da manipolare. Più i materiali sono vari e più sono le opportunità di realizzare progetti creativi.   4. Creare: accogliete tutti i tipi di «fare» A bambini diversi interessano tipi diversi di fare. Ad alcuni piace fare costruzioni, ad altri giochi e animazioni, ad altri ancora scrivere racconti. Aiutateli a trovare il tipo di fare che è più nelle loro corde e a provare diversi tipi di fare. Così facendo comprenderanno ancora meglio il processo creativo. 5. Giocare: date importanza al processo, non al prodotto Quando i bambini lavorano a dei progetti, chiedete loro quali strategie hanno usato e a cosa si sono ispirati. Incoraggiate la sperimentazione. Date ai bambini del tempo per condividere le fasi intermedie dei loro progetti e parlare di cosa intendono fare dopo e perché. 6. Giocare: date più tempo per lavorare ai progetti Lavorare a progetti creativi richiede tempo, soprattutto se i bambini continuano a provare, sperimentare ed esplorare nuove idee. Per un cambiamento significativo, programmate due ore per i progetti. Per un cambiamento più radicale, riservate giornate o settimane durante i quali gli studenti lavorano esclusivamente ai progetti. 7. Condividere: fate gli intermediari Molti bambini desiderano condividere idee e collaborare a progetti, ma non sanno bene come. Potete fare la parte dell’intermediario, aiutandoli a trovare compagni con cui lavorare, nel mondo reale o in quello online.   8. Condividere: intervenite come collaboratori A volte i genitori e i tutor intervengono troppo nei progetti creativi dei bambini, altre volte non intervengono affatto. C’è una giusta via di mezzo tra un atteggiamento e l’altro, in cui adulti e bambini collaborano realmente ai progetti. Quando entrambe le parti si impegnano a lavorare insieme, tutti hanno molto da guadagnare.   9. Riflettere: fate domande (vere) È importante che i bambini si immergano nei progetti, però è importante anche che riflettano su quanto succede. A questo proposito, le mie domande preferite sono «Come ti è venuta l’idea per questo progetto?» e «Che cosa ti ha sorpreso di più?». Sono domande vere. Voglio sinceramente saperlo!   10. Riflettere: condividete le vostre riflessioni Parlare con i bambini dei vostri processi di pensiero è il più grande regalo che possiate fare loro. Per i bambini è utile conoscere le strategie che usate per lavorare sui progetti e per sviscerare i problemi. Sentendo le vostre riflessioni, i bambini saranno più disposti a riflettere sul loro stesso pensiero e avranno un modello migliore per farlo.
Leggi di più