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I mini gialli dei dettati 2
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Risultati trovati: 446
Search-ME - Erickson 1 Psicologia
Gradualità, leggerezza, consapevolezza e istinto: qual è l’atteggiamento giusto e quali i migliori alleati per un un nuovo inizio affettivo
Dopo la fine di una storia importante è naturale sentirsi scoraggiati verso nuove relazioni romantiche. Col passare del tempo però, con un po’ di riflessione e impegno, in genere si inizia a sentirsi più sereni ed in equilibrio. Si è riusciti a comprendere che cosa è andato storto nella relazione precedente, si è rielaborato il lutto della perdita affettiva e si è riusciti a maturare una maggiore consapevolezza su se stessi e su quali sono gli aspetti importanti che dovranno essere presenti in una nuova relazione. Una volta fatto questo tipo di chiarezza e riguadagnato un certo equilibrio emotivo, si è pronti ad aprirsi a nuove relazioni sentimentali, tornando a mettersi in gioco. A questo punto… quali sono gli aspetti a cui è bene prestare attenzione nell’approccio con un possibile nuovo partner? Quali strumenti abbiamo a disposizione per capire se la nuova persona conosciuta potrebbe essere quella giusta? Ascoltiamo i suggerimenti di Duccio Baroni, psicologo e psicoterapeuta, esperto di dinamiche di coppia e autore del libro “L’arte di riparare un cuore”. «Di solito il primo periodo di incontri serve a valutare se la persona con la quale esci è giusta per te. È facile farsi prendere dall’entusiasmo o vedere un fallimento al primo appuntamento andato male. In entrambi i casi, la tua capacità di valutazione può essere annebbiata. È importante rispettare i tempi di questa prima fase e prenderla in modo graduale, lasciandosi il tempo di riflettere. All’inizio di una nuova relazione è necessario tutelare i propri spazi, continuare a vedere gli amici, mantenere i propri hobby e ritagliarsi del tempo da soli. Hai conquistato con fatica e duro lavoro la tua nuova vita: curala con dedizione. Affronta ogni nuovo appuntamento con leggerezza, goditi l’eccitazione che lo precede, mantieni la mente aperta durante l’incontro, ma una volta terminato prenditi del tempo per esaminare cosa sta accadendo. Chiediti se questa persona mostra di avere le qualità che desideri e se una possibile relazione ti lascerebbe lo spazio di essere ciò che vuoi essere. Conoscenza di te e istinto: due potenti alleati In questa fase hai due potenti alleati, la conoscenza di te che hai sviluppato e il tuo istinto. Sai cosa ti affascina in una persona, ma sai anche che potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio. Ad esempio, sai che ti piacciono gli uomini decisi e sicuri (proprio come il tuo ex partner), ma sai che possono diventare egoisti e auto-centrati; sai che ti affascinano le donne misteriose e sfuggenti (proprio come la tua ex partner), ma sai che possono rivelarsi incapaci di darti la cura e l’affetto di cui hai bisogno. Tenere a mente ciò che sai di te stesso e come funzioni può fare davvero la differenza tra procedere verso una vita di coppia soddisfacente (con un altro partner) e intrappolarsi nuovamente in una relazione tossica. Poi c’è l’istinto, l’insieme di sensazioni e impressioni che il nostro cervello elabora inconsapevolmente in frazioni di secondo. Poni attenzione a cosa provi e pensi durante l’appuntamento e tienilo a mente per riesaminarlo con calma in seguito. In particolare, prova a porre attenzione ai seguenti comportamenti che possono essere indicativi di futuri problemi: l’altra persona parla troppo della sua relazione passata, ti chiede troppo del tuo ex partner, parla continuamente di se stessa, appare depressa e negativa, fa domande personali troppo presto, non mostra sensibilità nel trattare argomenti per te importanti, non fa domande su di te, mostra di non ascoltarti o ti interrompe mentre parli, è più interessata al cellulare che a te, cerca il contatto fisico troppo presto, fa affermazioni sessiste o mostra segni di gelosia, ti soffoca con messaggi e richieste sul prossimo appuntamento. Questi segnali dovrebbero farti riflettere sulla possibilità di interrompere le uscite e muoverti verso altri orizzonti».
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Incontri con gli autori
Incontri con gli autori
Sabato 10 ottobre
La Libreria Erickson - Trento

Incontro con Filippo Barbera e Dario Ianes

Search-ME - Erickson 3 Autismo e sindrome di Asperger
Aiutare i ragazzi Asperger nella difficile fase dello sviluppo
La pubertà rappresenta una fase delicata della vita, in particolar modo nel caso di ragazzi con sindrome di Asperger, che hanno meno possibilità, rispetto ai coetanei, di sviluppare un corretto comportamento sessuale attraverso la socializzazione. Infatti, molte difficoltà sociali ed emotive che affrontano i ragazzi con sindrome di Asperger si intensificano nel corso dell’adolescenza. Cosa può fare un genitore per comunicare sulla sessualità con il proprio figlio Asperger ed aiutarlo nella difficile fase dello sviluppo? La prima cosa che un genitore deve fare è capire chi può essere, per il proprio figlio, l’adulto di riferimento al quale rivolgersi per ricevere aiuto in caso di crisi, ansia o dubbi riguardo alla sessualità. Questo adulto di riferimento potrebbe essere il genitore stesso oppure un altro adulto di fiducia. Una volta stabilito a chi compete questo ruolo, il genitore potrà fornire al ragazzo il giusto supporto emotivo e sociale e le informazioni utili sulla sessualità, insieme alle altre figure importanti nella vita del proprio figlio. Ecco qualche suggerimento per i genitori su come affrontare il tema della sessualità, fare in modo che il proprio figlio sia ben informato su questo argomento ed accompagnarlo nel suo sviluppo. - Siate preparati ad ascoltare veramente, senza giudicare o interrompere. - Siate ben informati per quanto riguarda le tematiche di carattere sessuale, in modo da poter essere veramente utili e parlare con una certa autorità a vostro figlio. Se però non sapete qualcosa, ammettetelo, piuttosto che inventarvelo. Potreste anche fare delle ricerche insieme per trovare le risposte adatte. - Siate onesti. Se dite bugie o mezze verità vostro figlio lo scoprirà prima o poi, e da quel punto in poi smetterà di credere a ciò che gli dite. - Fate in modo di parlare dei sentimenti, non solo degli atti, e assicuratevi di discutere dei vostri valori e delle vostre credenze. - Siate positivi ed espliciti nelle vostre discussioni sulla sessualità, avendo cura di non evitare i temi difficili come i desideri sessuali, la masturbazione e le relazioni sentimentali. - Fate in modo che vostro figlio comprenda la differenza tra «pubblico» e «privato» riguardo alle parti del corpo, i luoghi e i comportamenti. Siate molto chiari per quanto riguarda i limiti del comportamento e del linguaggio appropriati, e fate in modo che vostro figlio conosca le regole sociali riguardo alla sfera sessuale. - Idealmente, fornite le informazioni a vostro figlio con un certo anticipo rispetto a quando diventano vitali, in modo che nessuno dei cambiamenti che avvengono con la pubertà possa spaventarli o traumatizzarli. Mettete in scena con vostro figlio diverse situazioni del tipo «Cosa succede se?»; ad esempio «Cosa fare se ti viene il ciclo a scuola?», «Che fare se ti viene un’erezione quando sei fuori a giocare al parco?». Insieme a vostro figlio potrete trovare delle soluzioni che funzionino in questi casi. - Rispettate le preoccupazioni di vostro figlio. Non prendetelo mai in giro e non sminuite mai le sue preoccupazioni, per quanto banali vi possano sembrare. Soprattutto mai, assolutamente mai, parlarne pubblicamente con altri. - Rispettate la privacy di vostro figlio e lasciategli degli spazi e dei tempi per stare da solo. Questo lo incoraggia a rispettare la vostra privacy e quella delle altre persone. - Chiedete aiuto a una persona giovane e comprensiva che conosca il linguaggio dei ragazzi, la moda e i loro comportamenti, in modo da poter guidare vostro figlio in questo campo minato. Può aiutare vostro figlio a comprendere cosa deve dire o cosa deve indossare in determinate situazioni. - I gruppi per le abilità sociali, lezioni di recitazione e anche semplici improvvisazioni e scene fatte con voi possono essere di grande aiuto nel comprendere come muoversi nel contesto sociale. - Se vostro figlio fa amicizia con una persona più grande o più piccola di età, assicuratevi che queste amicizie siano sane e reciproche. - Siate a conoscenza di qualsiasi infatuazione che vostro figlio possa avere nei confronti di qualcun altro. Aiutatelo a capire che le infatuazioni sono una cosa normale, e che vanno bene purché non lo portino a molestare un’altra persona. - Fate in modo che vostro figlio sia perfettamente a conoscenza dei pericoli che ci possono essere in Internet, in modo da poter navigare in sicurezza. Siate pronti a supervisionare l’uso di Internet da parte di vostro figlio. - Offrite linee guida, fornite dei limiti che siano ragionevoli e attenetevi a quelli. All’interno di questi limiti consentite a vostro figlio di prendere delle decisioni. - Soprattutto, affrontate la questione con serenità. Un buon senso dell’umorismo aiuta moltissimo nel far fluire in maniera rilassata qualsiasi discussione su temi di carattere sessuale.
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Search-ME - Erickson 4 Didattica ludica
L’applicabilità dei videogiochi nei contesti didattici e la loro efficacia secondo la ricerca educativa
Uno dei modi principali attraverso i quali i bambini e le bambine possono apprendere è il gioco. Il gioco è universale, coinvolge volontariamente individui di qualsiasi età, provenienza e periodo storico a puro scopo ricreativo. Il gioco diverte, motiva ad agire, rischiare, perseverare, stabilire e raggiungere obiettivi sempre più stimolanti; aspetti, questi, che hanno una funzione centrale nel processo di sviluppo di ogni individuo. Anche nel processo di insegnamento-apprendimento, il gioco, se significativo, può rendere gli studenti attivi e partecipi, motivati, creativi e socievoli. Il gioco rappresenta, inoltre, un ambiente sicuro in cui gli studenti possono veder valorizzati i propri punti di forza e commettere liberamente errori, senza il rischio di ripercussioni e frustrazione, il che fa leva su un’efficace metodologia di apprendimento, ovvero quella per prove ed errori. In relazione al mondo dei videogiochi, che sempre più assorbe bambini, ragazzi e adulti, la ricerca scientifica è stata—ed è—molto attiva per cercare di analizzare l’effettiva efficacia di tali strumenti in relazione all’educare, all’informare, al potenziare e al coinvolgere. Numerosi studi hanno già messo in evidenza l’efficacia dei videogiochi in relazione all’apprendimento e, soprattutto, al potenziamento delle funzioni esecutive, mentre altri hanno posto l’accento sugli aspetti critici o sulla mancanza di prove empiriche rispetto a un loro positivo impatto. Cos’è la “gamification” e come si può applicare alla didattica Uno dei costrutti più esplorati, degli ultimi dieci anni, dalla ricerca videoludica, in particolare, è la gamification. Diversi studiosi hanno dato una definizione del concetto di gamification, focalizzandosi su questo o quell’aspetto, ma la definizione più comunemente utilizzata è quella data dal Prof. Sebastian Deterding:  con gamification si fa riferimento all’utilizzo di elementi tipici del gioco in contesti diversi e non di gioco, come anche, ad esempio, quello educativo-didattico. Qualora un docente volesse far eseguire un semplice esercizio di completamento di frasi ai suoi studenti lo potrebbe presentare su un foglio di carta, come un qualsiasi altro esercizio scolastico, oppure digitalmente, inserito in un contesto videoludico, in cui lo studente interpreta un personaggio che, in un viaggio eroico, deve superare diversi ostacoli per compiere la sua impresa. In questo modo, l’esercizio verrà sì svolto, e contribuirà a potenziare le abilità di lettura e scrittura dello studente, ma verrà completato per il puro piacere di aiutare il proprio eroe a raggiungere la fine del gioco. La presenza della narrazione, il progresso del personaggio, l’incrementodi difficoltà delle sfide, così come la condivisione dei punteggi in una community o la conquista di premi in base alla performance, sono tutti elementi tipici della gamification. La gamification è, quindi, una metodologia che trae origine dai videogiochi e che offre l’opportunità di progettare attività—non strettamente ludiche—coinvolgenti ed efficaci che possono portare al soddisfacimento dei bisogni alla base dello sviluppo della motivazione intrinseca, che, secondo la Teoria dell’Autodeterminazione, sono il bisogno di relazione, il bisogno di competenza e il bisogno di autonomia. I risultati della ricerca educativa sulla gamification Restringendo l’analisi alla ricerca educativa, in una recentissima review (Xi & Hamari, 2019), alcuni ricercatori hanno dimostrato come il 35,7% degli studi sperimentali sulla gamification ha portato a risultati completamente positivi; il 32,1% a risultati contrastanti, ma per lo più positivi; il 25,0% ha avuto risultati nulli o ugualmente positivi e negativi; e, infine, solo il 7,2% degli studi ha mostrato risultati negativi o per lo più negativi. Ciò suggerisce una chiara maggioranza di risultati positivi nella ricerca educativa con la gamification. La Ricerca&Sviluppo Erickson, in collaborazione con l’Università degli Studi di Trento, ha iniziato un progetto di ricerca proprio per validare scientificamente l’utilizzo della gamification e il potenziale che le nuove tecnologie dell’informazione possono offrire in termini di miglioramento della motivazione e di potenziamento delle competenze, sia trasversali che disciplinari, soprattutto se utilizzate come strumento integrativo per le attività extra-scolastiche.
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Incontri con gli autori
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Martedì 29 settembre
La Libreria Erickson - Trento
Incontro con Fabrizio Franchi
Incontri con gli autori
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Giovedì 24 settembre
La Libreria Erickson Trento e Online
Webinar con Dario Ianes, Desiree Rossi, Francesco Zambotti, Gianluca Daffi, Ginevra G. Gottardi e Giuditta Gottardi.
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