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I mini gialli dei dettati 2
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Search-ME - Erickson 1 metodo analogico
La lettura avviene quasi “per magia”, mentre per scrivere serve una guida
Come non serve un libro per iniziare a camminare, parlare o usare il computer, così non servono istruzioni per imparare a leggere. Si può imparare a «leggere leggendo», cioè affrontando la complessità di questo impegno senza avere la presunzione di capire tutto subito. Questo se si può disporre degli strumenti giusti come la tastiera di lettura del Metodo Analogico che presenta tutto l’alfabeto secondo precisi connotati.   La questione del metodo per leggere si dissolve nella constatazione che ogni bambino ha il suo metodo segreto. Ben prima di arrivare sui banchi di scuola, si è avviato sulla strada del riconoscimento delle lettere e sempre più frequentemente arriva in classe sapendo già leggere. E spesso è frutto della casualità. Qualcuno ha imparato al supermercato. Qualcun altro davanti alla televisione scorrendo le sigle dei vari programmi. Anche a scuola l’apprendimento sarà imprevedibile perché, per ogni bambino, le cose si chiariscono in un momento diverso, nonostante il controllo esercitato dall’insegnante.   La comprensione, intesa come sintesi, avviene quasi in un «momento di distrazione»: improvvisamente il bambino si scopre capace di leggere e si meraviglia. Non riesce a capire come ha fatto e come è successo. Si è praticamente lasciato andare. Non c’è «metodo» in senso generale e neppure in senso stretto, perché si può affermare che ogni parola venga letta in modo diverso dallo stesso bambino. Alcune vengono riconosciute globalmente, altre analiticamente o in modo sillabico. Altre ancora in modo misto all’interno della stessa parola, saltando da una parte all’altra. E, a una successiva lettura, può cambiare tutto.   Ma se si può imparare a leggere anche da soli, per imparare a scrivere ci vuole una guida. Un conto è riconoscere la scritta «windows» sul computer, un’altra è saperla scrivere esattamente. Quando si legge, un po’ si può anche tirare a indovinare, mentre quando si scrive bisogna essere precisi fino al dettaglio di ogni singola lettera o accento.   E per riuscirci ci vogliono rigore, disciplina, applicazione. Inoltre ci sono vari modi di intendere la parola «scrivere». Un conto è digitare sulla tastiera la parola «windows» pigiando sette tasti, un altro è scriverla a mano seguendo un percorso grafico diverso per ciascuna lettera. Scrivendo con la matita si sperimentano la fatica, la pazienza, la perseveranza, l’accettazione di avanzare millimetro per millimetro rasentando lo sfinimento. È un’autodisciplina costante. Leggere e scrivere sono dunque competenze distinte.  
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Incontri con gli autori
Incontri con gli autori
Giovedì 27 giugno
La Libreria Erickson - Roma
Intervista diagnostica per la valutazione dei disturbi psicopatologici in bambini e adolescenti
Search-ME - Erickson 3 Disturbo specifico delle abilità aritmetiche (Discalculia)
Facciamo il punto sulle implicazioni emotive di questo disturbo e sugli accorgimenti per affrontarle
La discalculia evolutiva è un deficit della capacità specifica di comprensione dei numeri. Dal punto di vista pratico dell’insegnamento e dell’apprendimento, il fatto che i bambini con discalculia non possiedano la capacità congenita di capire i numeri ha implicazioni molto gravi. In termini generali, possiamo affermare che sono privi del «kit di partenza» per lo sviluppo della comprensione dei numeri e delle operazioni numeriche.   Degli alunni con discalculia, in rapporto all’educazione matematica, possiamo azzardare una descrizione sommaria di questo tipo: - gli allievi discalculici possiedono un senso numerico intuitivo molto scarso; - gli allievi discalculici mantengono un concetto del numero «basato sulle unità» - gli allievi discalculici hanno un concetto del numero che rimane pressoché statico e conosce scarsissimi sviluppi.   La discalculia ha implicazioni molto forti anche dal punto di vista del benessere emotivo degli alunni. La maggior parte degli alunni discalculici infatti si sente scoraggiata durante le lezioni di matematica e sviluppa perciò strategie di evitamento, come andare in bagno, fare la punta alle matite, ecc. Spesso poi gli alunni discalculici vengono presi in giro dai compagni e talvolta assillati e avviliti anche da insegnanti e genitori che non ne comprendono le reali difficoltà. La mancanza di comprensione da parte delle persone che li circondano può portare gli alunni discalculici a soffrire di ansia da matematica, preoccuparsi per le proprie capacità di apprendimento in generale e pensare di essere stupidi. La didattica tradizionale, che prevede l’aspetto mnemonico di aspetti importanti dell’aritmetica, purtroppo non è d’aiuto per questo tipo di studenti.   Che cosa può fare allora un insegnante per aiutare gli alunni con discalculia? Ecco qualche suggerimento:   - Gli alunni con discalculia riescono a comprendere molto meglio tutte le aree dell’aritmetica se nelle prime fasi li si incoraggia a usare materiali di manipolazione in modo da rendere il tutto più trasparente e concreto e meno astratto;   - Gran parte del linguaggio utilizzato per descrivere le operazioni numeriche è di difficile comprensione per gli studenti con discalculia. L’insegnante dovrebbe perciò privilegiare un linguaggio quotidiano, semplice e trasparente, ed essere pronto a riformulare le sue spiegazioni in vari modi;   - È importante che gli insegnanti strutturino la didattica in piccoli passi progressivi, procedendo al passo degli alunni con discalculia e offrendo loro la possibilità di fare moltissima pratica;   - Gli insegnanti devono limitare i carichi di memoria, sia a lungo termine, sia di lavoro, affrontando con gli alunni con difficoltà i fatti numerici essenziali e un numero circoscritto di procedure di semplice comprensione;   - Occorre far esercitare il più possibile gli allievi nelle abilità numeriche attraverso giochi semplici e veloci, che sono divertenti e rendono più piacevoli le lezioni;   - È importantissimo che l’insegnante sappia creare un clima positivo all’interno delle lezioni di matematica, ad esempio, aiutando gli alunni a sentirsi veramente in grado di apprendere la materia.  
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Search-ME - Erickson 4 metodo analogico
Scrivere piano, seguire le righe, impugnare correttamente la matita: così tutto sembra più semplice
L’impatto con la scrittura in corsivo, in classe seconda, può essere difficile per alcuni bambini. Si può iniziare con esercizi di semplice copiatura, in cui l’alunno non ha altro impegno mentale che il procedere lento tra le righe del quaderno, da considerare come binari del treno. Ed ecco alcuni suggerimenti che possono seguire per scrivere in corsivo con più facilità. 1. Chiarire ai bambini, facendo degli esempi alla lavagna, che ci vuole un rallentamento iniziale, millimetro per millimetro, del gesto. 2. Spiegare che le righe sono come dei binari e che ciascuno è responsabile di non far deragliare il treno. 3. Insistere, senza eccedere, sull’impugnatura corretta della matita, e successivamente della penna (nelle prime esperienze preferibilmente cancellabile). 4. Fare tutta una pagina in una volta. 5. Avvertire i bambini che quello che c’è da scrivere è poco, proprio per poter curare la scrittura. 6. Soffermarsi sulle singole letterine spiegando i segreti delle loro «curve». 7. Spiegare che la scrittura è sempre in evoluzione e che può migliorare ogni giorno. 8. Prima di dare avvio all’esercizio di copiatura, prestabilire un’attività di disegno aggiuntiva sul proprio quaderno per allineare i tempi tra i vari bambini, oppure indicare sulla lavagna degli spunti tematici. I bambini adorano emulare o superare il maestro nei disegni e sperimentano la gioia di scoprirsi anche dei piccoli pittori.
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Laboratori
Laboratori
La Libreria Erickson - Roma
Laboratorio estivo per bambini
Search-ME - Erickson 6 metodo analogico
Simula le mani, mette al centro il calcolo mentale e favorisce un apprendimento intuitivo
La linea del 20 è la proposta per apprendere i numeri e il calcolo nella maniera più facile e naturale, valorizzando le capacità intuitive dei bambini, in maniera semplice e naturale. Il motivo fondamentale di questa sorprendente facilità sta nel ripristinare il valore del calcolo mentale. Il calcolo mentale, infatti, è come un gioco che si svolge con le immagini delle quantità associate a una filastrocca facilissima, imparata a memoria, che si ripete all’infinito («uno, due, tre, quattro… dieci cento… mille»), in cui è nominato lo zero. Il calcolo mentale è tutto qui, senza bisogno di scomodare le cifre scritte.   Oltre a ricondurre all’essenza del calcolo mentale, La linea del 20 introduce un valore aggiunto allo svolgimento del calcolo. Essa, infatti, è in grado di sviluppare il calcolo intuitivo, cioè il calcolo al volo, che supera il conteggio oggetto per oggetto.   Questo succede perché La linea del 20, che simula le mani, è un vero computer. Un computer analogico in grado di produrre numerose immagini delle quantità con solo 20 tasti, grazie al fatto che ciascun tasto, aprendosi e chiudendosi, dà un messaggio «on-off» alla nostra percezione. Un sistema integrato per cui valgono sia i tasti chiusi sia quelli aperti. Le immagini pensate dalla mente si coordinano sullo strumento, per cui non ci sarà una sola immagine del numero 6, ma innumerevoli. I numeri scorrono da un tasto all’altro come ci è più conveniente. Per questo le cifre vengono relegate in una striscia removibile, utile solo per cogliere l’ordine iniziale. Ogni bambino trova la strada che rende tutto più semplice, come se avvertisse dentro di sé un «software» che va da solo, e si stupisce di come tutto avvenga così facilmente. Per poter usare i regoli colorati era necessario conoscere in anticipo la dinamica del calcolo. Ora, con La linea del 20, tutto è pronto e si parte subito in velocità.
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