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I mini gialli dei dettati 2
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Cos'è l'Alzheimer e come comportarsi con l'anziano fragile colpito dalla demenza senile. Leggi la definizione e alcuni consigli pratici su Erickson.it
L’Alzheimer o altre demenze riducono progressivamente l’autonomia dell’anziano fragile e – di conseguenza – aumentano il bisogno di assistenza da parte di persone che si prendano cura dell’anziano. Prendersi cura è delicato e complesso e richiede uno sforzo significativo. Alzheimer: definizione, inquadramento e sintomi Come prendersi cura dell’anziano fragile? Come gestire le prime fasi della demenza? Come prevenire tenendo la mente attiva     Alzheimer: definizione, inquadramento e sintomi La patologia di Alzheimer, definita per la prima volta nel 1906 dallo psichiatra Alois Alzheimer, è la forma più comune di demenza degenerativa. Tra i primi sintomi il più frequente è la difficoltà nel ricordare eventi recenti. Con l'avanzare dell'età i sintomi possono essere anche: disorientamento cambiamenti repentini di umore depressione incapacità di prendersi cura di sé problemi nel comportamento.   Come prendersi cura dell’anziano fragile? Un aspetto molto importante è sicuramente quello di conoscere a fondo la storia di vita dell’anziano fragile. Questa conoscenza può favorire la relazione, aiutare a comprendere l’atteggiamento della persona e capire come comportarsi. Un altro aspetto è quello di mettere in campo un “lavoro di squadra” con le persone più vicine all’anziano e professionalità diverse (caregiver familiari, educatori, operatori socio-sanitari, medici, psicologi…). Questa collaborazione in molti casi permette di fornire le risposte più adeguate alle singole esigenze.    Come gestire le prime fasi della demenza? Le prime fasi della demenza senile mettono i familiari e gli anziani fragili di fronte a grossissime difficoltà. In questa fase, infatti, le persone hanno un grande bisogno di informazioni e chiarimenti e spesso cercano risposte che non possono avere. Un aiuto prezioso può arrivare senz’altro da chi ha già vissuto o sta vivendo la malattia d’Alzheimer sulla sua pelle o su quella di familiari: il loro sapere esperienziale è utile per avere informazioni concrete sul decorso della malattia, in quanto conoscono i reali bisogni di questo periodo così delicato.   Come prevenire tenendo la mente attiva Si può prevenire l’Alzheimer? È consigliato fare in modo che la persona anziana tenga stimolate le proprie abilità cognitive con esercizi e attività per fare in modo che memoria, ragionamento e linguaggio non si deteriorino rapidamente a causa di patologie o per il passare degli anni. .cap-glossario{ top: -150px; position: relative; height: 1px; } .url-glossario {padding-inline-start: 20px;} .url-glossario li, .url-glossario li a {color: #b5161a; font-size: 1.2rem; text-decoration: none; font-weight: bold; list-style: circle; } .url-glossario li a:hover {color:#122969; background: rgba(149,165,166,0.2); content: ''; -webkit-transition: -webkit-transform 0.3s; transition: transform 0.3s; -webkit-transform: scaleY(0.618) translateX(-100%); transform: scaleY(0.618) translateX(-100%);}
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Venerdì 5 novembre
Università di Trento, ODFLab
Il processo di valutazione neuropsico–diagnostico nell’infanzia
Cos’è l’autismo e come si manifesta? Leggi la definizione e scopri i consigli per l’inserimento a scuola di un bambino con disturbi dello spettro autistico
Attention Deficit Hyperactivity Disorder: questa è letteralmente la traduzione di ADHD, più comunemente noto come disturbo da deficit di attenzione. Autismo: definizione e significato Quali sono i sintomi dell’autismo? E le cause? Perché si parla di “spettro autistico”? L’autismo a scuola: come fare? Autismo e comportamenti problema: come affrontarli?     Autismo: definizione e significato L'autismo – come si legge sul sito del Ministero della Salute - «è un disordine neuropsichico infantile, che può comportare gravi problemi nella capacità di comunicare, di entrare in relazione con le persone e di adattarsi all'ambiente» e fa parte dei «disturbi pervasivi dello sviluppo». Per capire il significato del termine autismo bisogna risalire al greco αὐτός (autos) «stesso», ovvero «se stesso», termine coniato all’inizio del Novecento dallo psichiatra svizzero Eugen Bleuler che rimanda alle difficoltà comunicative e sociali.   Quali sono i sintomi dell’autismo? E le cause? L’età di esordio si colloca generalmente entro i 3 anni e secondo il DSM 5 e le caratteristiche principali sono riconducibili a sintomi relativi all’area della comunicazione e interazione sociale. Come: Difficoltà nel sostenere e mantenere una conversazione con l’altro e nel condividere interessi ed emozioni. Deficit dei comportamenti comunicativi non verbali usati per l’interazione sociale (ad esempio mancanza di sguardo diretto). Difficoltà ad adattare il comportamento in funzione dei vari contesti sociali e mancanza di interesse verso i coetanei. Per quanto riguarda le cause dell’autismo è difficile esporsi e dire quali siano: a livello scientifico si sostiene che vi sia una multifattorialità alla base delle origini.     Perché si parla di “spettro autistico”? Con il termine “spettro autistico” – come scrive l’Istituto Superiore di Sanità - si intende che «il disturbo colpisce ciascuna persona in modo differente, variando da una lieve a una grave sintomatologia. Per questo si parla anche di autismi. I disturbi dello spettro autistico originano comunque da una compromissione dello sviluppo che coinvolge le abilità di comunicazione e di socializzazione, e sono in generale associati a comportamenti inusuali, ripetitivi o stereotipati».   L’autismo a scuola: come fare? Inserire a scuola un bambino con disturbi dello spettro autistico e far sì che la scuola diventi un contesto veramente positivo implica una forte azione di formazione degli educatori e degli insegnanti. La scuola, quindi, deve comprendere l’importanza di garantire il supporto a questi bambini con personale preparato e aggiornato su tali disturbi, in modo da favorirne interamente l’adattamento, il benessere e l’inclusione reale.   Autismo e comportamenti problema: come affrontarli? Sono molti i comportamenti problema che bambini con un disturbo dello spettro autistico possono mettere in atto e che vanno a incidere negativamente sulla qualità di vita sia della persona con autismo stessa, sia delle persone che le stanno accanto. Dietro a ogni comportamento problema, c’è solitamente un disagio, che la persona con autismo non riesce ad esprimere in altro modo e che è importante decodificare attraverso un’attenta analisi della situazione, per poter individuare una strategia specifica mirata a risolverlo. .cap-glossario{ top: -150px; position: relative; height: 1px; } .url-glossario {padding-inline-start: 20px;} .url-glossario li, .url-glossario li a {color: #b5161a; font-size: 1.2rem; text-decoration: none; font-weight: bold; list-style: circle; } .url-glossario li a:hover {color:#122969; background: rgba(149,165,166,0.2); content: ''; -webkit-transition: -webkit-transform 0.3s; transition: transform 0.3s; -webkit-transform: scaleY(0.618) translateX(-100%); transform: scaleY(0.618) translateX(-100%);}
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Come riconoscerla, come intervenire e come affrontarla a casa e a scuola.
Che cos’è la disgrafia? Come si riconosce la disgrafia e quali sono le sue caratteristiche? Qual è l’età minima per porre la diagnosi di disgrafia? Come intervenire e cosa fare con bambini con disgrafia?     Che cos’è la disgrafia? La disgrafia è un disturbo specifico dell’apprendimento che si manifesta come difficoltà a riprodurre sia i segni alfabetici che quelli numerici; essa riguarda quindi esclusivamente il grafismo e non le regole ortografiche e sintattiche, sebbene influisca negativamente anche su tali acquisizioni a causa della frequente impossibilità di rilettura e di autocorrezione.   Come si riconosce la disgrafia e quali sono le sue caratteristiche? Ecco alcune caratteristiche e comportamenti a cui prestare attenzione per individuare una possibile disgrafia. Posizione e prensione. Il bambino che presenta disgrafia scrive in modo molto irregolare, la sua mano scorre con fatica sul piano di scrittura e l’impugnatura del mezzo è spesso scorretta. Anche la posizione del corpo è, nella maggior parte dei casi, inadeguata: il gomito non viene appoggiato sul tavolo, il busto è eccessivamente inclinato. È inoltre frequente il disimpegno dell’altra mano nella funzione vicariante cosicché, anziché per tenere fermo il quaderno evitandone spostamenti che interferiscono negativamente con la qualità della produzione grafica, essa è utilizzata per giocherellare con il materiale presente sul banco (con la gomma, con le matite, ecc.). Orientamento nello spazio grafico. La capacità di utilizzare lo spazio a disposizione è, solitamente, molto ridotta; il bambino non possiede adeguati riferimenti per orientarsi, non rispetta i margini del foglio, lascia spazi irregolari tra i grafemi e tra le parole, non segue la linea di scrittura e procede in «salita» o in «discesa» rispetto al rigo. Pressione sul foglio. La pressione della mano sul foglio non è adeguatamente regolata; talvolta è troppo forte, talvolta è troppo debole, in quanto è spesso presente una paratonia, cioè un’alterazione in eccesso o in difetto del tono muscolare. Sono inoltre frequenti le sincinesie, cioè atti motori in eccesso o, comunque, non direttamente implicati nell’attività grafica. Direzione del gesto grafico. Sono frequenti le inversioni nella direzionalità del gesto che si evidenziano sia nell’esecuzione dei singoli grafemi sia nella scrittura autonoma, che a volte procede da destra verso sinistra. Produzioni e riproduzioni grafiche. Il bambino disgrafico presenta difficoltà notevoli anche nella riproduzione grafica di figure geometriche; nel copiare un triangolo, ad esempio, tende a «stondare» gli angoli e a non eseguire una forma adeguatamente chiusa. Anche il livello di sviluppo del disegno è spesso inadeguato all’età; la riproduzionedi oggetti o la copia di immagini è molto globale e i particolari risultano scarsamente differenziati. Esecuzione di copie. La copia di parole e di frasi è scorretta e ricorrenti sono le inversioni del gesto e gli errori dovuti a scarsa coordinazione oculomanuale, cioè alla difficoltà, sempre presente nei disgrafici, di seguire con lo sguardo il proprio gesto grafico. La copia dalla lavagna risulta inoltre ancor più complessa in quanto il bambino deve portare avanti più compiti contemporaneamente: distinzione della parola dallo sfondo, spostamento dello sguardo dalla lavagna al foglio, riproduzione dei grafemi. Dimensioni dei grafemi. Si evidenzia uno scarso rispetto delle dimensioni delle lettere; esse vengono riprodotte o troppo piccole o troppo grandi e, frequentemente, in modo irregolare alternando microdimensioni a macrodimensioni. Unione dei grafemi. Abbiamo già detto che la mano non scorre adeguatamente sul foglio e che il bambino disgrafico riesce con difficoltà a seguire con lo sguardo la propria scrittura; ciò interferisce negativamente con la fluidità del gesto, dando origine a una legatura inadeguata tra le lettere. Ritmo grafico. Si evidenzia frequentemente un’alterazione del ritmo di scrittura; il bambino scrive con velocità eccessiva o con estrema lentezza ma la sua mano esegue movimenti «a scatti», senza armonia del gesto e con frequenti interruzioni.   Qual è l’età minima per porre la diagnosi di disgrafia? L’età minima in cui è possibile porre diagnosi di disgrafia coincide con il completamento della terza classe di scuola primaria.   Come intervenire e cosa fare con bambini con disgrafia? L’intervento sulla disgrafia non deve riguardare solo l’esercizio del gesto ma deve essere personalizzato. Il bambino andrà informato e coinvolto riguardo agli obiettivi da raggiungere. Al bambino disgrafico si propongono due itinerari di lavoro: uno per colmare le lacune nelle capacità di base, uno per conquistare abilità di scrittura più adeguate. Per colmare le lacune di base si possono programmare attività legate alla percezione visiva, all’organizzazione, orientamento e integrazione spazio-temporale, alla conoscenza e rappresentazione dello schema corporeo; attività finalizzate a migliorare equilibrio e coordinazione, di rilassamento, per l’acquisizione di una corretta lateralizzazione, di coordinazione visuomotoria e oculomanuale. .cap-glossario{ top: -150px; position: relative; height: 1px; } .url-glossario {padding-inline-start: 20px;} .url-glossario li, .url-glossario li a {color: #b5161a; font-size: 1.2rem; text-decoration: none; font-weight: bold; list-style: circle; } .url-glossario li a:hover {color:#122969; background: rgba(149,165,166,0.2); content: ''; -webkit-transition: -webkit-transform 0.3s; transition: transform 0.3s; -webkit-transform: scaleY(0.618) translateX(-100%); transform: scaleY(0.618) translateX(-100%);}
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Sabato 23 ottobre
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