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I mini gialli dei dettati 2
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Risultati trovati: 180
Search-ME - Erickson 9 Cultura
Stiamo compromettendo il futuro di tantissimi giovani
Sei preoccupato per l’istruzione? Io sì. Una delle mie più grandi preoccupazioni è il fatto che molte delle riforme che stanno cercando di rinnovare i sistemi d’istruzione in varie parti del mondo sono mosse da interessi politici e commerciali che distorcono il modo in cui le persone vere e le grandi scuole funzionano realmente. Di conseguenza, stanno compromettendo il futuro di tantissimi giovani. Presto o tardi, nel bene o nel male, avranno effetti su di te o su qualcuno che conosci. Ora sono più di quarant’anni che lavoro nel campo dell’istruzione come insegnante, ricercatore, formatore, esaminatore e consulente. Ho lavorato con persone, istituzioni e sistemi di ogni genere che si occupano di educazione, e con aziende, governi e organizzazioni culturali. Ho diretto iniziative concrete insieme a scuole, distretti e governi; ho insegnato nelle università; ho contribuito a fondare nuove istituzioni. Nel fare tutto questo, ho insistito per approcci all’istruzione più equilibrati, individualizzati e creativi.   Soprattutto negli ultimi dieci anni, ovunque ho sentito persone parlare di quanto fossero esasperate dagli effetti nocivi che i test e la standardizzazione avevano su di loro, sui propri figli o sui loro amici. Spesso queste persone si sentono impotenti e dicono di non poter far nulla per cambiare l’istruzione. Spesso mi vengono fatte le stesse domande: cosa c’è che non va nell’istruzione e perché? Se potessi reinventare l’istruzione, come sarebbe?   <p class="paragraph-with-right-element”> </p> <p><span>Spesso mi vengono fatte le stesse domande: cosa c’è che non va nell’istruzione e perché? Se potessi reinventare l’istruzione, come sarebbe?</span></p> <p dir=" style="margin-top: 0pt; margin-bottom: 0pt;">La domanda fondamentale è: a cosa serve l’istruzione? Prima di andare avanti, permettetemi di dire due parole sui termini «apprendimento», «istruzione», «formazione» e «scuola», su cui a volte si fa confusione. <p class="paragraph-with-right-element”> </p> <p><span>Spesso mi vengono fatte le stesse domande: cosa c’è che non va nell’istruzione e perché? Se potessi reinventare l’istruzione, come sarebbe?</span></p> <p dir=" style="margin-top: 0pt; margin-bottom: 0pt;">- L’apprendimento è il processo con cui si acquisiscono nuove conoscenze e abilità. <p class="paragraph-with-right-element”> </p> <p><span>Spesso mi vengono fatte le stesse domande: cosa c’è che non va nell’istruzione e perché? Se potessi reinventare l’istruzione, come sarebbe?</span></p> <p dir=" style="margin-top: 0pt; margin-bottom: 0pt;">- L’istruzione è l’insieme dei programmi organizzati di apprendimento. <p class="paragraph-with-right-element”> </p> <p><span>Spesso mi vengono fatte le stesse domande: cosa c’è che non va nell’istruzione e perché? Se potessi reinventare l’istruzione, come sarebbe?</span></p> <p dir=" style="margin-top: 0pt; margin-bottom: 0pt;">- La formazione è un tipo d’istruzione incentrato sull’apprendimento di abilità specifiche. <p class="paragraph-with-right-element”> </p> <p><span>Spesso mi vengono fatte le stesse domande: cosa c’è che non va nell’istruzione e perché? Se potessi reinventare l’istruzione, come sarebbe?</span></p> <p dir=" style="margin-top: 0pt; margin-bottom: 0pt;">   Con scuole non intendo soltanto le istituzioni convenzionali per bambini e adolescenti cui siamo abituati. Intendo anche ogni comunità di persone che si unisce per imparare insieme. Alcune caratteristiche delle scuole convenzionali hanno poco a che fare con l’apprendimento e possono ostacolarlo attivamente. Per come la vedo io, gli scopi dell’istruzione sono mettere gli studenti nelle condizioni di comprendere il mondo che li circonda e i talenti che hanno dentro di sé, così che possano diventare persone realizzate e cittadini attivi e compassionevoli. Negli ultimi quarant’anni, la popolazione mondiale è raddoppiata: da meno di tre miliardi è passata a più di sette miliardi di persone. Siamo la popolazione di esseri umani più numerosa mai vissuta contemporaneamente sulla Terra, e le cifre continuano a salire vertiginosamente. Allo stesso tempo, le tecnologie digitali stanno trasformando il nostro modo di lavorare, giocare, provare emozioni e relazionarci. Quella rivoluzione è appena cominciata. I vecchi sistemi d’istruzione non sono stati concepiti avendo in mente questo mondo. Migliorarli alzando gli standard convenzionali non servirà a far fronte alle sfide che ora ci si parano davanti. Non fraintendetemi: non sto insinuando che tutte le scuole siano pessime o che l’intero sistema sia allo sbando. Certo che no. L’istruzione pubblica ha aiutato milioni di persone in innumerevoli modi, me compreso. Moltissimi ce l’hanno fatta nel sistema e hanno avuto successo grazie ad esso. Sarebbe ridicolo affermare il contrario. Ma troppe, troppe persone non hanno tratto dai tanti anni d’istruzione pubblica il beneficio che avrebbero dovuto avere. Sono pienamente consapevole delle intense pressioni politiche a cui è sottoposta l’istruzione. Le stesse politiche attraverso cui vengono esercitate queste pressioni vanno messe in discussione e cambiate. Parte del mio appello è rivolta proprio ai decisori politici, perché riconoscano la necessità di un cambiamento radicale e se ne facciano carico. Ma le rivoluzioni non aspettano direttive. Nascono da quello che le persone fanno al livello più basso. L’istruzione non si fa nelle stanze delle commissioni legislative o nella retorica dei politici. L’istruzione è quello che succede tra discenti e insegnanti nelle scuole vere. Se sei un insegnante, per i tuoi studenti il sistema sei tu. Se sei un dirigente scolastico, per la tua comunità il sistema sei tu. Se sei un decisore politico, per le scuole su cui hai potere il sistema sei tu. L'istruzione è veramente la nostra più grande speranza Non l’istruzione industriale vecchio stile, concepita per rispondere ai bisogni del diciannovesimo secolo e a quelli dell’inizio del ventesimo, ma un’istruzione nuovo stile, adeguata alle sfide che abbiamo davanti a noi e ai veri talenti che tutti noi abbiamo dentro.    Affrontando un futuro molto incerto, la chiave non sta nel fare meglio di quanto abbiamo fatto prima. Bisogna fare qualcos’altro. Il mondo sta attraversando cambiamenti rivoluzionari; occorre una rivoluzione anche nell’istruzione. Come la maggior parte delle rivoluzioni, anche questa si prepara da tanto tempo, e da più parti è già in corso. Non si sta muovendo dall’alto al basso; si sta muovendo, come è giusto che sia, dal basso verso l’alto.
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Percorsi
Percorsi
Sede Erickson di Trento
Un percorso per accompagnare alunni di scuole elementari nell’organizzazione autonoma dello studio.
Search-ME - Erickson 11 Area morfosintattica e semantico-lessicale
Intervista a Luigi Marotta, logopedista IRCSS Ospedale Pediatrico Bambino Gesù e vicepresidente dell’Associazione Scientifica Logopedisti Italiani
Negli ultimi anni, il lavoro del logopedista dell’età evolutiva, così come quello di tutti gli operatori del mondo sanitario, è stato interessato da una serie di cambiamenti importanti, che hanno riguardato sia l’approccio scientifico alla medicina che il sistema organizzativo del Servizio Sanitario Nazionale. Nuove e impegnative sfide attendono la professione del logopedista anche nei prossimi anni. Cerchiamo di fare il punto della situazione con uno dei maggiori esperti in questo settore a livello nazionale. Dott. Marotta, quali cambiamenti hanno interessato il lavoro del logopedista dell’età evolutiva negli ultimi anni? «Il primo è culturale, dovuto alla Medicina Basata sulle Evidenze che ha rivoluzionato il mondo scientifico, tanto nella pratica quanto nella teoria, modificando profondamente sia i principi sia gli orientamenti nel complesso scenario della riabilitazione. Il secondo, strettamente legato alla prima, è rappresentato dalla sempre maggiore specializzazione necessaria nell’affrontare i disturbi del neurosviluppo». Quali sono i disturbi di interesse logopedico più diffusi tra i bambini in Italia? «I disturbi del neurosviluppo più diffusi sono senz’altro quelli di linguaggio e di comunicazione, seguiti dai disturbi specifici di apprendimento e dai disturbi dello spettro autistico. Queste “etichette” diagnostiche, però, racchiudono al loro interno una molteplicità di situazioni patologiche, differenti fra loro per comorbidità (più disturbi presenti contemporaneamente), gravità (livelli differenti di deficit) e pervasività (più tipologie di deficit presenti all’interno dello stesso disturbo). Ciò richiede al professionista una grande competenza e sensibilità clinica per scegliere le priorità e le modalità dell’intervento». Quali sono le principali difficoltà che incontra il logopedista nel suo lavoro con i bambini? «In questi anni la difficoltà principale, a mio avviso, è rappresentata dal cambiamento organizzativo del Servizio Sanitario Nazionale, sempre meno presente a livello territoriale, sia per quanto riguarda la medicina della prevenzione, sia per quanto l’erogazione dei servizi di riabilitazione, che tra l’altro varia da regione a regione e anche all’interno di una stessa regione. Questo ha portato a una frammentazione di quella che doveva essere una “rete” di servizio che garantiva anche una collaborazione tra S.S.N., Scuola e professionisti privati».   Quali sfide si prospettano per la professione nei prossimi anni? «Le sfide saranno senz’altro “culturali” e “sociali”. Innanzitutto riguarderanno l’approccio ai disturbi del neurosviluppo, che non dovrà essere, come a volte accade, incentrato sul “sintomo”.  Dovrà, invece, intervenire sui processi cognitivi che consentono l’apprendimento di un’abilità, tenendo conto e interagendo con i contesti (famiglia, scuola e società) che favoriscono lo sviluppo globale del bambino. Questo richiede un vero e proprio cambiamento culturale e una formazione sempre più scientifica, ma che non perda di vista le caratteristiche intrinseche di una professione legata alla relazione di aiuto come la nostra».
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Search-ME - Erickson 12 Tutela dei minori
La mia esperienza di assistente sociale in un gruppo di auto/mutuo aiuto
Nato su iniziativa di un’assistente sociale per promuovere relazioni informali di aiuto, il gruppo di auto/mutuo aiuto denominato «La solitudine rosa» è stato realizzato nella città di Seveso (Milano) con l’obiettivo di dare sostegno a mamme in condizioni di fragilità. Le difficoltà che si trovavano ad affrontare queste mamme erano legate a uno stato di solitudine genitoriale, personale, familiare o relazionale in senso più ampio. Lo stato di solitudine materna assume la forma di ansia e disagio e va a incidere significativamente sul benessere non solo di queste donne, ma di tutto il nucleo familiare. L’esperienza, progettata con la collaborazione della Caritas del territorio, è consistita in otto incontri di gruppo in cui l’essenza e le dinamiche dell’auto/mutuo aiuto si sono messe in moto facilitando il circolare di segreti, pezzi di vita e dolori con sempre maggiore libertà. Il mio ruolo all’interno del gruppo è stato quello di facilitatrice, oltre che di partecipante come membro. La mia esperienza di assistente sociale nei servizi mi ha aiutata a guidare il gruppo, cercando di accogliere, valorizzare, fermare alcuni istanti, dare voce ai silenzi. Altre volte è stato il gruppo a indicarmi la strada da percorrere. Ho potuto vivere e accompagnare un processo in cui è sbocciato ciò che di forte e bello è insito in ciascuna donna, nonostante storie familiari dolorose. Le loro risorse hanno saputo intrecciarsi con naturalezza al punto da costruire vere e proprie relazioni informali d’aiuto. La pesante e diversa solitudine su cui è nato il gruppo non è sicuramente risolta, ma l’ho vista rendersi più morbida, più tollerabile, più leggera perché magari alleviata da un semplice caffè condiviso con qualcuno. Per questa ragione affermo di aver vissuto la magica produzione di qualcosa di prezioso i cui prodotti necessari alla lavorazione sono stati genuini, gratuiti, da sempre di proprietà dell’uomo: dal semplice stare assieme e condividere le proprie storie di vita sono nate relazioni significative sul piano umano che hanno prodotto benessere.   Questa esperienza ha modificato il mio modo di essere assistente sociale nei servizi, ha liberato in me nuove energie, mi ha fatto dono di nuovi occhi e nuove orecchie arricchendo tanto il mio “io” professionale quanto quello personale. Addentrandomi in questa esperienza innovativa di sostegno alla genitorialità, nel ritorno nella mia realtà professionale mi sono sempre più concessa la possibilità di immaginare di poter percorrere con le famiglie strategie diverse, non in sostituzione a quelle già in corso, ma in maniera armonicamente complementare. Ognuno di noi si porta una famiglia dentro. A volte noi operatori siamo troppo impegnati a tutelare, troppo oberati di lavoro e urgenze, da non riuscire a vedere davvero come stanno le famiglie, arrivando a dimenticare che cultura della tutela è prima di tutto cultura della relazione.
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Erickson segnala
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Sala conferenze Mart, Corso Bettini 43 - Rovereto (TN)
Esperienze e prospettive dall'asilo all'Università
Incontri con gli autori
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Giovedì 17 ottobre
Serravalle Sesia (VC)
Presentazione del progetto per l’inclusione del bambino abile in modo diverso nella scuola e nella vita