Per un approccio interculturale nelle professioni sociali e educative

Dagli inquadramenti teorici alle modalità operative

Erickson Advantages

Il volume propone inquadramenti teorici e modalità operative innovative per operatori sociali e educativi in relazione con migranti.

L’aspetto innovativo dell’approccio interculturale elaborato da Margalit Cohen Emerique si basa sul presupposto che la cultura dell’operatore sia importante tanto quanto la cultura di cui il migrante è portatore. Il libro invita a considerare gli «choc culturali» vissuti dai professionisti come occasioni di apprendimento per scoprire i fattori che interferiscono nella relazione interculturale.

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In questo libro

Contenuti e indice

Indice
Presentazione (Elena Cabiati)
Introduzione all’edizione italiana (Zelda Amidoni)
Introduzione all’edizione originale
COME SVILUPPARE UN APPROCCIO INTERCULTURALE? I LIMITI NASCOSTI DELLA TOLLERANZA

  • Migrante, cultura, identità e integrazione: concetti ambigui
  • I pregiudizi, gli stereotipi, la discriminazione, il razzismo e l’etnicizzazione
  • Le origini degli etnocentrismi: inculturazione, socializzazione e professionalizzazione
  • Il modello individualista: un filtro che rende difficoltosa la comprensione di persone provenienti da società non occidentali
  • L’approccio interculturale nelle relazioni tra operatori sociali e migranti
  • I limiti dell’approccio interculturale

LE TRE TAPPE DELL’APPROCCIO INTERCULTURALE: IL DECENTRAMENTO, LA SCOPERTA DEL QUADRO DI RIFERIMENTO DELL’ALTRO, LA NEGOZIAZIONE E LA MEDIAZIONE CULTURALE

  • Il decentramento
  • Alla scoperta del quadro di riferimento dell’altro
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Il libro propone il metodo denominato «approccio interculturale», che si articola in tre tappe:

  1. il decentramento, ossia la presa di coscienza dei propri quadri di riferimento;
  2. la scoperta dei quadri di riferimento dell’altro, cioè cercare di capire chi è l’altro, quali sono le sue rappresentazioni del mondo e le sue aspettative rispetto ai processi d’integrazione, che sono al tempo stesso uniche e simili ad altre, vicine e lontane dalle nostre;
  3. la negoziazione e la mediazione interculturali, che rappresentano un tentativo di avvicinare l’operatore e il migrante, con o senza l’aiuto del mediatore culturale, con l’obiettivo di migliorare la comunicazione e trovare un terreno d’intesa per risolvere i conflitti di valore, causati dalla pressione verso il cambiamento che tutti i migranti subiscono, cercando al contempo di preservare i principi fondanti delle professioni sociali e educative.

Gli operatori sociali e educativi, infatti, sono spesso disorientati e turbati dalle difficoltà relazionali e comunicative che emergono lavorando con i migranti, conoscere la cultura dell’altro è importante ma non sufficiente per risolvere i conflitti di valore che possono nascere a fronte di un diverso stile educativo o di una differente organizzazione familiare come la poligamia. Spesso i conflitti con i migranti non riguardano gli aspetti della cultura di cui siamo consapevoli ma agiscono a un livello inconscio e toccano altre dimensioni intime.

Consigliato a
In Francia questo testo, frutto di un lungo lavoro di ricerca e formazione, è un punto di riferimento per coloro che si confrontano con le tematiche dell’immigrazione in ambito sociale e educativo. Finalmente tradotto anche in italiano, si rivolge ad assistenti sociali, insegnanti, educatori, psicologi, medici, cooperanti e volontari che quotidianamente lavorano con i migranti.

In sintesi
L’obiettivo del libro è individuare gli ostacoli che impediscono il riconoscimento e la comprensione dell’alterità nelle pratiche educative e sociali, proponendo un metodo per analizzarli e gestirli.

Specifiche prodotto

Autori e autrici

Margalit Cohen-Emerique

Margalit Cohen-Emerique

Autrice

È nata a Tunisi, in una famiglia di origini ebree. Dopo aver conseguito il diploma, si trasferisce in Israele dove vive in un kibboutz per circa sette anni, lavorando come educatrice per la prima infanzia. Desiderosa di proseguire gli studi, si trasferisce a Parigi, dove si iscrive all’università, fino a ottenere un dottorato in Psicologia sociale. Inizia a lavorare presso un centro di consulenza psicologica per adolescenti di origine straniera. Collabora con il dott. Reuven Feuerstein e con il Ministero della Salute in Israele, dove si rende conto che il modello di diagnosi e terapia dei problemi individuali, di coppia o familiari dei migranti, fondato sull’approccio psicanalitico, non è sufficiente per comprendere e gestire i conflitti con questa fascia di popolazione. Tornata in Francia, inizia a elaborare dei corsi di formazione in cui pone l’accento sul ruolo che la dimensione culturale gioca nelle relazioni con gli utenti migranti in ambito sociale, indispensabile per una reale comprensione delle dinamiche migratorie.
Sviluppa quindi un approccio interculturale che utilizza lo strumento degli choc culturali per analizzare i conflitti di valore. Pioniera dell’intercultura, approfondisce tutta la sua esperienza e il suo pensiero in questo manuale.

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