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I mini gialli dei dettati 2
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Negli occhi di chi cura

L'accompagnamento nelle ultime fasi della vita in RSA

I vecchi ospizi erano luoghi cupi e squallidi, dove ci si limitava a «custodire» e nascondere vecchiaia, dipendenza, inabilità, morte. Le odierne RSA (Residenze Sanitarie Assistenziali) vogliono essere luoghi che accolgono e accompagnano persone che si apprestano a vivere l’ultima parte della loro...

I vecchi ospizi erano luoghi cupi e squallidi, dove ci si limitava a «custodire» e nascondere vecchiaia, dipendenza, inabilità, morte. Le odierne RSA (Residenze Sanitarie Assistenziali) vogliono essere luoghi che accolgono e accompagnano persone che si apprestano a vivere l’ultima parte della loro vita.
Competenza, professionalità, ma anche sensibilità ed empatia sono i prerequisiti di chi vi opera. Qual è, però, l’esperienza di donne e uomini che, per lavoro, nutrono, lavano, vestono e accarezzano quotidianamente corpi sofferenti e devono sopportare lutti, certo più lievi di quelli dei familiari di chi muore, ma continui, per anni e anni?
Un po’ per volta, la familiarità con il lutto cambia l’umore, il carattere, il modo di percepire il mondo, la vita, il senso delle cose. A volte, forse, arricchisce, apre occhi e mente. Ma a che prezzo?
Questo libro espone i risultati di una ricerca qualitativa basata su 230 interviste a operatori che lavorano in RSA. Non presenta statistiche, non analizza (non sistematicamente) numeri e percentuali: è un libro di narrazioni, ed è però anche un report scientifico, ossia uno strumento per conoscere e comprendere.

I vecchi ospizi erano luoghi cupi e squallidi, dove ci si limitava a «custodire» e nascondere vecchiaia, dipendenza, inabilità, morte. Le odierne RSA (Residenze Sanitarie Assistenziali) vogliono essere luoghi che accolgono e accompagnano persone che si apprestano a vivere l’ultima parte della loro...

I vecchi ospizi erano luoghi cupi e squallidi, dove ci si limitava a «custodire» e nascondere vecchiaia, dipendenza, inabilità, morte. Le odierne RSA (Residenze Sanitarie Assistenziali) vogliono essere luoghi che accolgono e accompagnano persone che si apprestano a vivere l’ultima parte della loro vita.
Competenza, professionalità, ma anche sensibilità ed empatia sono i prerequisiti di chi vi opera. Qual è, però, l’esperienza di donne e uomini che, per lavoro, nutrono, lavano, vestono e accarezzano quotidianamente corpi sofferenti e devono sopportare lutti, certo più lievi di quelli dei familiari di chi muore, ma continui, per anni e anni?
Un po’ per volta, la familiarità con il lutto cambia l’umore, il carattere, il modo di percepire il mondo, la vita, il senso delle cose. A volte, forse, arricchisce, apre occhi e mente. Ma a che prezzo?
Questo libro espone i risultati di una ricerca qualitativa basata su 230 interviste a operatori che lavorano in RSA. Non presenta statistiche, non analizza (non sistematicamente) numeri e percentuali: è un libro di narrazioni, ed è però anche un report scientifico, ossia uno strumento per conoscere e comprendere.

I vecchi ospizi erano luoghi cupi e squallidi, dove ci si limitava a «custodire» e nascondere vecchiaia, dipendenza, inabilità, morte. Le odierne RSA (Residenze Sanitarie Assistenziali) vogliono essere luoghi che accolgono e accompagnano persone che si apprestano a vivere l’ultima parte della loro...

I vecchi ospizi erano luoghi cupi e squallidi, dove ci si limitava a «custodire» e nascondere vecchiaia, dipendenza, inabilità, morte. Le odierne RSA (Residenze Sanitarie Assistenziali) vogliono essere luoghi che accolgono e accompagnano persone che si apprestano a vivere l’ultima parte della loro vita.
Competenza, professionalità, ma anche sensibilità ed empatia sono i prerequisiti di chi vi opera. Qual è, però, l’esperienza di donne e uomini che, per lavoro, nutrono, lavano, vestono e accarezzano quotidianamente corpi sofferenti e devono sopportare lutti, certo più lievi di quelli dei familiari di chi muore, ma continui, per anni e anni?
Un po’ per volta, la familiarità con il lutto cambia l’umore, il carattere, il modo di percepire il mondo, la vita, il senso delle cose. A volte, forse, arricchisce, apre occhi e mente. Ma a che prezzo?
Questo libro espone i risultati di una ricerca qualitativa basata su 230 interviste a operatori che lavorano in RSA. Non presenta statistiche, non analizza (non sistematicamente) numeri e percentuali: è un libro di narrazioni, ed è però anche un report scientifico, ossia uno strumento per conoscere e comprendere.

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Descrizione

Libro

I vecchi ospizi erano luoghi cupi e squallidi, dove ci si limitava a «custodire» e nascondere vecchiaia, dipendenza, inabilità, morte. Le odierne RSA (Residenze Sanitarie Assistenziali) vogliono essere luoghi che accolgono e accompagnano persone che si apprestano a vivere l’ultima parte della loro...

I vecchi ospizi erano luoghi cupi e squallidi, dove ci si limitava a «custodire» e nascondere vecchiaia, dipendenza, inabilità, morte. Le odierne RSA (Residenze Sanitarie Assistenziali) vogliono essere luoghi che accolgono e accompagnano persone che si apprestano a vivere l’ultima parte della loro vita.
Competenza, professionalità, ma anche sensibilità ed empatia sono i prerequisiti di chi vi opera. Qual è, però, l’esperienza di donne e uomini che, per lavoro, nutrono, lavano, vestono e accarezzano quotidianamente corpi sofferenti e devono sopportare lutti, certo più lievi di quelli dei familiari di chi muore, ma continui, per anni e anni?
Un po’ per volta, la familiarità con il lutto cambia l’umore, il carattere, il modo di percepire il mondo, la vita, il senso delle cose. A volte, forse, arricchisce, apre occhi e mente. Ma a che prezzo?
Questo libro espone i risultati di una ricerca qualitativa basata su 230 interviste a operatori che lavorano in RSA. Non presenta statistiche, non analizza (non sistematicamente) numeri e percentuali: è un libro di narrazioni, ed è però anche un report scientifico, ossia uno strumento per conoscere e comprendere.

I vecchi ospizi erano luoghi cupi e squallidi, dove ci si limitava a «custodire» e nascondere vecchiaia, dipendenza, inabilità, morte. Le odierne RSA (Residenze Sanitarie Assistenziali) vogliono essere luoghi che accolgono e accompagnano persone che si apprestano a vivere l’ultima parte della loro...

I vecchi ospizi erano luoghi cupi e squallidi, dove ci si limitava a «custodire» e nascondere vecchiaia, dipendenza, inabilità, morte. Le odierne RSA (Residenze Sanitarie Assistenziali) vogliono essere luoghi che accolgono e accompagnano persone che si apprestano a vivere l’ultima parte della loro vita.
Competenza, professionalità, ma anche sensibilità ed empatia sono i prerequisiti di chi vi opera. Qual è, però, l’esperienza di donne e uomini che, per lavoro, nutrono, lavano, vestono e accarezzano quotidianamente corpi sofferenti e devono sopportare lutti, certo più lievi di quelli dei familiari di chi muore, ma continui, per anni e anni?
Un po’ per volta, la familiarità con il lutto cambia l’umore, il carattere, il modo di percepire il mondo, la vita, il senso delle cose. A volte, forse, arricchisce, apre occhi e mente. Ma a che prezzo?
Questo libro espone i risultati di una ricerca qualitativa basata su 230 interviste a operatori che lavorano in RSA. Non presenta statistiche, non analizza (non sistematicamente) numeri e percentuali: è un libro di narrazioni, ed è però anche un report scientifico, ossia uno strumento per conoscere e comprendere.

I vecchi ospizi erano luoghi cupi e squallidi, dove ci si limitava a «custodire» e nascondere vecchiaia, dipendenza, inabilità, morte. Le odierne RSA (Residenze Sanitarie Assistenziali) vogliono essere luoghi che accolgono e accompagnano persone che si apprestano a vivere l’ultima parte della loro...

I vecchi ospizi erano luoghi cupi e squallidi, dove ci si limitava a «custodire» e nascondere vecchiaia, dipendenza, inabilità, morte. Le odierne RSA (Residenze Sanitarie Assistenziali) vogliono essere luoghi che accolgono e accompagnano persone che si apprestano a vivere l’ultima parte della loro vita.
Competenza, professionalità, ma anche sensibilità ed empatia sono i prerequisiti di chi vi opera. Qual è, però, l’esperienza di donne e uomini che, per lavoro, nutrono, lavano, vestono e accarezzano quotidianamente corpi sofferenti e devono sopportare lutti, certo più lievi di quelli dei familiari di chi muore, ma continui, per anni e anni?
Un po’ per volta, la familiarità con il lutto cambia l’umore, il carattere, il modo di percepire il mondo, la vita, il senso delle cose. A volte, forse, arricchisce, apre occhi e mente. Ma a che prezzo?
Questo libro espone i risultati di una ricerca qualitativa basata su 230 interviste a operatori che lavorano in RSA. Non presenta statistiche, non analizza (non sistematicamente) numeri e percentuali: è un libro di narrazioni, ed è però anche un report scientifico, ossia uno strumento per conoscere e comprendere.

Libro
ISBN: 9788859012665
Data di pubblicazione: 01/2017
Numero Pagine: 212
Formato: 15x21cm
Libro

Prefazione (Franco Toscani)
Introduzione

Sguardi teneri, dolorosi, persone in carrozzina
Dice di sentire male, ma non riesce a far capire dove
Con il tempo diventi un familiare professionalizzato
Ho sofferto nel veder soffrire
Come in una vera casa
Il tempo non ce lo permette
Mi chiedo se è giusto
Non ritenevo la RSA il luogo adatto
Signorina, vero che sto morendo?
Esperienze in cammino… verso una comunità di pratica (Massimo Giordani)
Trovate qualcosa da contare

Postfazione (Gianni Tognoni)
Bibliografia

Libro
ISBN: 9788859012665
Data di pubblicazione: 01/2017
Numero Pagine: 212
Formato: 15x21cm
Libro

Prefazione (Franco Toscani)
Introduzione

Sguardi teneri, dolorosi, persone in carrozzina
Dice di sentire male, ma non riesce a far capire dove
Con il tempo diventi un familiare professionalizzato
Ho sofferto nel veder soffrire
Come in una vera casa
Il tempo non ce lo permette
Mi chiedo se è giusto
Non ritenevo la RSA il luogo adatto
Signorina, vero che sto morendo?
Esperienze in cammino… verso una comunità di pratica (Massimo Giordani)
Trovate qualcosa da contare

Postfazione (Gianni Tognoni)
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