Insegnare i tempi verbali in una seconda lingua, specialmente in contesti complessi e multiculturali, è senza dubbio una sfida. Ma una cosa è certa: non siamo privi di strumenti. Anzi, la Linguistica Cognitiva può offrirci una bussola preziosa per orientarci nell’impetuoso percorso dell’apprendimento dei tempi verbali dell’italiano.
Dall’esperienza di un percorso di ricerca con alcuni studenti senegalesi di un gruppo classe del CPIA (Centro Provinciale per l’Istruzione degli Adulti) di Pisa sono emerse alcune strategie didattiche semplici ma efficaci, che possono fare davvero la differenza. L’effetto di queste strategie è che la grammatica emerge quasi naturalmente quando gli studenti partono da ciò che hanno nella mente. Chiedere di raccontare un’esperienza, un ricordo o un episodio importante, e non semplicemente di “coniugare” i verbi all’interno di una narrazione, apre le porte ad un apprendimento più autentico e radicato.
Prima la storia, poi il verbo
Una delle intuizioni più forti elaborate al termine del percorso di ricerca sull’uso dei tempi verbali al passato da parte di apprendenti senegalesi con forte svantaggio sociolinguistico è che conviene cominciare dalla narrazione, non dalla regola. Quando gli studenti scrivono di sé, dei loro momenti importanti o delle loro emozioni, si attivano meccanismi cognitivi profondi: memoria, attenzione, selezione delle immagini mentali. Solo dopo possiamo tornare insieme sul testo e analizzare quali verbi hanno scelto, e perché. In questo modo, la grammatica non è più una formula da applicare, ma un mezzo per organizzare la realtà vissuta.
Un verbo, un tipo di evento
Un’altra chiave utile arriva dall’Aspect Hypothesis, teoria del filone di studi SLA (Second Language Acquisition, elaborata da Andersen & Shirai): ogni verbo "richiede" un certo tempo. I verbi che descrivono eventi rapidi (cadere, arrivare, …) si sposano bene con il passato prossimo, e vengono acquisiti in questa veste più velocemente dagli apprendenti. Quelli che evocano stati o abitudini (essere felice, vivere a Dakar, …) preferiscono l’imperfetto. L’insegnante può guidare gli studenti a riflettere sul tipo di evento, affinché imparino a scegliere il tempo verbale corretto con maggiore consapevolezza. Non si tratta, quindi, solo di conoscere le regole, ma di visualizzare il tempo che ogni parola porta con sé.
Primo piano e sfondo
La Discourse Hypothesis (altra teoria di Second Language Acquisition elaborata da Bardovi-Harlig nel 1992) ci ricorda che la narrazione ha livelli, suddivisi in ciò che è in primo piano (le azioni) e ciò che è sullo sfondo (le descrizioni). Aiutare gli studenti a distinguere tra questi piani, ad esempio attraverso l’uso di immagini da descrivere, migliora non solo la grammatica, ma soprattutto la qualità del racconto, dando agli studenti maggiore supporto nell’organizzazione della narrazione.
Un esempio pratico
Un’attività che può supportare gli studenti (ma anche gli insegnanti!) si chiama Story Elements Sorting (Calabrese, 2024) e prevede che gli studenti ricevano delle carte contenenti frasi scritte nei due principali tempi del passato (imperfetto e passato prossimo). Il compito consiste nel classificare ciascuna frase all'interno di due categorie distinte: ambientazione/descrizione (per le frasi all’imperfetto) ed eventi principali (per quelle al passato prossimo). Gli studenti associano una frase descrittiva a un evento principale e le dispongono su un cartellone suddiviso in due sezioni. Ogni frase può essere accompagnata da un'immagine illustrativa che ne rappresenti il contenuto. L'attività si svolge in piccoli gruppi e prevede una fase di confronto collettivo e compilazione di una scheda riassuntiva. Obiettivo dell’attività è far riconoscere e distinguere le diverse componenti di un testo narrativo, in particolare l’ambientazione e gli eventi principali, oltre ad aiutare gli studenti a usare correttamente l’imperfetto e il passato prossimo all’interno di un racconto.
Insegnare la grammatica per raccontarsi
I verbi non sono solo strumenti grammaticali. Sono chiavi cognitive per dare forma alla propria storia. Quando insegniamo i tempi verbali, stiamo offrendo agli studenti un modo per ordinare il proprio vissuto, per dargli senso e, in un contesto come il CPIA, per trovare il coraggio di condividerlo.
Da un’elaborazione di uno studente come quella riportata tra parentesi (“Ero molto felice quel giorno. Mio padre mi ha portato alla scuola. Io ho entra in classe, tutti guarda me”), l’insegnante può ricavare molteplici elementi di impostazione per la propria didattica, oltre a rilevare in ogni caso una chiarezza del messaggio, veicolata, seppur con qualche errore, dalla capacità dello studente di raccontarsi.
In conclusione, l'insegnamento dei tempi verbali in italiano come L2 può diventare un percorso autentico e significativo se centrato sulla narrazione personale degli studenti. I modelli della Linguistica Cognitiva e le teorie del filone Second Language Acquisition dimostrano che partendo dall’esperienza, e non dalla regola, si favorisce un apprendimento più profondo e consapevole. In questo modo, la grammatica non è più fine a sé stessa, ma diventa uno strumento per raccontarsi, per dare senso alla propria storia e per costruire ponti tra lingua e identità.
Bibliografia
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