Scuola senza voti sì, scuola senza voti no

Dal malessere del voto alla crescita dello studente, come rendere educativa la valutazione

Scuola senza voti sì, scuola senza voti no

Nella nostra esperienza abbiamo avuto l’occasione di confrontarci con esperti/e dell’apprendimento linguistico (EdAL) operanti in vari ambienti educativi e, di seguito, presentiamo quanto è emerso da un incontro online focalizzato sulla scuola e altri contesti d’insegnamento-apprendimento senza voti.

Esempi di ‘scuola senza voti’

Come brainstorming in preparazione al suddetto incontro sono stati forniti due input: il video di un’intervista al Dirigente dell’Istituto Agrario “Antonio Cecchi” di Pesaro, in cui viene brevemente spiegato il motivo per cui si è deciso di avviare una sperimentazione della valutazione senza voti, e un articolo divulgativo sul caso della scuola finlandese che spiega, a grandi linee, il sistema scolastico del Paese e gli effetti che ha generato dopo vari anni di implementazione. 

Mentre l'intervista trasmette un messaggio speranzoso su un progetto che stava per iniziare, dall’articolo emergono alcune critiche all’esempio-Finlandia attivo da anni. 

Va sottolineato che l’obiettivo degli input non era guidare la riflessione verso conclusioni di parte, ma aprire più strade possibili per il confronto sincrono.

Voti e giudizi: esperienze personali

L’incontro di EdAL è iniziato con l’attività "Ricordi del passato”, in cui è stato chiesto alle persone presenti di condividere brevemente nella chat di MS Teams delle esperienze di voti o giudizi ricevuti come studenti e studentesse e, se possibile, di comunicare anche l’emozione o le emozioni provate in quel momento del passato lontano o recente.
Dopo pochi istanti dal lancio dell’attività, si sono succeduti messaggi che ricordavano memorie gratificanti e resilienti, così come frustranti e ancora incomprese.
L’attività è servita a sostenere l’idea che voti e giudizi lasciano un segno: a volte, vengono ricordati con soddisfazione e, altre, invece, possono lasciare delle ferite. Inoltre, tutto ciò finisce nel bagaglio emotivo di ogni individuo e, di conseguenza, anche nelle decisioni prese nel ruolo di insegnante, tutor o educatore/educatrice. A tal proposito, si ricorda che “(l)’insegnamento è un’attività indissolubilmente legata alla vita personale [...], un lavoro in cui i docenti investono quei valori che credono il loro insegnamento debba rappresentare” (Menegale 2022:135).

Valutazione in Italia

L’incontro è continuato con una breve panoramica sulla valutazione in Italia. Nello specifico, si è accennato alla scuola e ai voti e giudizi descrittivi e sintetici; all’università e ai suoi voti e punteggi; alle certificazioni linguistiche e altri esami con punteggi e giudizi; ad alcuni casi particolari, come la strategia usata dal maestro Alberto Manzi (timbro valutativo con la scritta “Fa quel che può, quel che non può non fa” e, infine, si è parlato anche delle scuole senza voti.
Da questo veloce excursus è emerso uno scenario complesso e, allo stesso tempo, un grande potenziale che deve essere ben compreso per poter adottare l’approccio idoneo.

Discussione tra EdAL

In seguito, sulla base degli input preparatori, dei ricordi condivisi e della panoramica sulla valutazione in Italia, si è dato avvio alla discussione, durante la quale si sono susseguiti opinioni, dubbi, esperienze e buone partiche. 

Durante il confronto è ad esempio emerso che, nelle classi di ogni ordine e grado, si percepisce spesso un ‘malessere del voto’ diffuso, sia da parte di apprendenti, sia come pesante responsabilità per insegnanti. Il buon voto appare non di rado come l’unico e valido obiettivo da raggiungere, andando così ad alimentare la motivazione estrinseca e, in alcuni casi, rendendo l’apprendimento non legato alla disciplina e all’amore per lo studio in generale. Altresì, questa situazione può originare competizione e demotivazione personale, andando anche ad intaccare la crescita personale dell’apprendente. Non deve essere dimenticato, infatti, che “(i)l modo con cui il soggetto affronta i compiti nei diversi contesti di vita e il modo con cui ne trae soddisfazione emotiva, influenza la sua capacità di autodeterminarsi e di coinvolgersi nelle scelte operative che deve portare avanti, in linea con i suoi processi di crescita evolutiva” (Crea, Cavallaro 2021: 48).

Inoltre, si è sottolineato il fatto che studenti e studentesse si aspettano un voto e, considerato anche che il sistema d’istruzione e educazione italiano, in alcuni momenti, lo richiede obbligatoriamente, appare poco probabile che i/le docenti possano venir meno a questo compito.
Allo stesso tempo, impiegare esclusivamente giudizi facilmente inquadrabili in voti numerici non può essere considerata un’alternativa intelligente; serve piuttosto una valutazione educativa, che non prevede il voto-premio o punitivo, che rende trasparenti modalità e criteri di valutazione e accoglie riscontri analitici e migliorativi degli/delle apprendenti (Corsini 2023: 20, 21).
In altre parole, anche all’interno della pratica valutativa, la comunicazione dovrebbe diventare più accessibile, personalizzata e partecipata e l’uso della lingua, più consapevole e curato.

Nel corso della discussione si è accennato altresì alla necessità di favorire in modo sistematico la collaborazione e la cooperazione, stimolare efficacemente l’autovalutazione e la metacognizione, regolare l’ansia e prestare attenzione all’apprendente e al suo percorso.
Non sono nemmeno mancate opinioni sulla situazione attuale della scuola italiana, vista da varie persone come problematica, a causa dell’elevato numero di studenti e studentesse nelle classi e degli ambienti e delle strumentazioni talvolta inadeguati. Sembra che anche queste caratteristiche non aiutino a svolgere una valutazione serena e seria.

Spunti per affrontare la valutazione

A chiusura dell’incontro sono stati forniti dei materiali per ulteriori approfondimenti e i seguenti suggerimenti (non risolutivi della questione) per affrontare la valutazione:

  • non lasciamoci travolgere dall’ansia, dagli entusiasmi, dalle mode e dalle 'novità';
  • approcciamoci alla valutazione con gratitudine, umiltà, rispetto e gentilezza;
  • usiamo voti e giudizi con consapevolezza, ricordando sempre che ogni parola o numero origina, prima o poi, una reazione (conscia o inconscia, prevedibile o imprevedibile, diretta o indiretta) nella persona che la/lo riceve e, infine,
  • non perdiamo mai di vista i vari contesti in cui ci troviamo (didattico, sociale, nazionale e globale).

 

Riferimenti bibliografici

Corsini, C., (2023), La valutazione che educa, Franco Angeli, Milano.

Crea, G., Cavallaro, S. M., (2021), “Il ruolo delle strategie di apprendimento nella demotivazione e nella prospettiva futura”, Edizioni Centro Studi Erickson, Vol.14, n. 1, pp. 44-66.

https://rivistedigitali.erickson.it/counseling/it/visualizza/pdf/1298

Menegale, M., (2022), “Il concetto di benessere nell’insegnamento delle lingue: nuove linee di ricerca”, Studi di Glottodidattica, n. 2, pp. 132-143. 

https://ojs.cimedoc.uniba.it/index.php/glottodidattica/article/view/1537

Risorse

Articolo di approfondimento sul maestro Manzi
https://www.centroalbertomanzi.it/alberto-manzi-biografia-completa/

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