Un cambiamento ineludibile anche per la scuola
L’Intelligenza Artificiale (IA) non è più un orizzonte futuristico, ma una componente concreta del presente e una realtà anche nel mondo dell’educazione. Dai sistemi di tutoring agli strumenti generativi di contenuti, l’IA sta modificando le modalità con cui si insegna, si apprende e si valuta. Le Nuove Indicazioni Nazionali per il Curricolo 2025 riconoscono anche questo scenario, ammettendo che le tecnologie digitali e l’IA siano ormai un elemento strutturale di tutti – o quasi – i contesti formativi.
Eppure, sembra conservarsi una frattura tra la presa d’atto teorica e la sua traduzione in scelte didattiche concrete; divario che potrebbe essere di natura culturale e riflettere una transizione ancora parziale e prudente. In effetti aprire le porte della classe all’IA mette davanti a sfide operative, dubbi etici e preoccupazioni: la sua presenza obbliga a ripensare i concetti di mediazione e relazione educativa, il ruolo di insegnante e quello di apprendente.
Cosa ci dicono le Nuove Indicazioni sull’uso dell’IA in classe?
Nel documento ministeriale si rende subito evidente un doppio registro: da un lato, l’IA appare accolta come «ultima frontiera» delle tecnologie educative; dall’altro, il suo utilizzo viene incoraggiato solo se accompagnato dalla mediazione sempre vigile dell’insegnante, e confinato entro margini prudenti. Le espressioni utilizzate – «uso critico», «attenzione etica», «senso del limite» – sono senz’altro condivisibili, ma rivelano anche una visione difensiva e non ancora interiorizzata. Si parla di Intelligenza Artificiale come se fosse uno strumento da controllare, più che un potenziale da esplorare.
L’IA è davvero pensata come una risorsa trasversale?
Analizzando il testo delle Nuove Indicazioni, emerge una certa varietà nel modo in cui le potenzialità dell’IA vengono declinate a seconda delle discipline: nella sezione dedicata al latino troviamo un’impostazione più conservativa, in cui i riferimenti allo strumento sono marginali e orientati alla cautela; al contrario, nei passaggi dedicati all’inglese o alla matematica, l’uso è incoraggiato, con un approccio più propositivo e ottimista.
Questa asimmetria riflette probabilmente un diverso grado di apertura metodologica, ma pone un problema: senza una visione sistemica dell’uso dell’IA come competenza trasversale, il rischio è di sollevare barriere disciplinari invece che provare ad abbatterle.
Il ruolo dell’insegnante, dell’apprendente e dell’IA
Nel testo delle Nuove Indicazioni Nazionali la centralità dell’insegnante viene riaffermata come imprescindibile nel guidare un uso consapevole e critico dell’IA in classe.
In una prospettiva inclusiva e attenta alla complessità dei contesti reali di apprendimento, l’Intelligenza Artificiale può costituire un dispositivo trasformativo nella relazione didattica: non si tratta di sostituire l’insegnante né di automatizzare la formazione, ma di introdurre un terzo polo relazionale che rinegozi i ruoli e apra a nuovi equilibri tra guida, autonomia e co-costruzione dei saperi.
Una didattica inclusiva e al passo con la realtà in movimento non può prescindere né dalla centralità dell’apprendente, né dalla mediazione dell’insegnante; ma nemmeno può trascurare le profonde trasformazioni dell’ambiente di apprendimento. In questo quadro, l’IA può diventare uno strumento di “arrangiamento” (Daloiso, 2023), capace di sostenere l’autoefficacia dello studente, stimolare processi metacognitivi e favorire un apprendimento autoregolato e accessibile. Non basta, tuttavia, introdurre la tecnologia: occorre frequentarla, educare a un uso riflessivo e contestualizzato che legga gli output come testi da interpretare, più che come verità da accettare acriticamente. In questo senso, l’IA non riduce il ruolo dell’insegnante, ma ne amplifica la responsabilità: richiede di farsi facilitatore e architetto di ambienti ibridi, dove l’IA si integra con le dinamiche relazionali e i bisogni di chi apprende.
Per questo, dalle Nuove Indicazioni emerge la necessità di investire nella formazione dell’insegnante non solo in chiave tecnica, ma anche culturale: per abitare nell’innovazione, l’insegnante è chiamato a pensarla, interpretarla, e poi orientarla.
Quale visione adottiamo per ripensare la scuola insieme all’IA?
Un approccio efficace a questa trasformazione sembra essere quello di chi non guarda all’IA come a un corpo estraneo, ma la accoglie e cresce insieme al cambiamento con apertura e disposizione a ristrutturare i modelli teorici e operativi.
Questo chiama anche a un ripensamento dei curricoli che non si limiti a introdurre strumenti digitali, ma favorisca competenze trasversali come il prompting, il pensiero computazionale, la riflessione critica, la consapevolezza digitale: l’IA può sostenere meglio l’apprendimento se inserita in un quadro attivo, intenzionale e condiviso.
Come rendere più solido e consapevole l’approccio all’IA?
Le Nuove Indicazioni aprono uno spazio di riflessione importante, ma ancora timido e connotato da una sorta di pregiudizio. Una strategia potrebbe essere impegnarsi già a partire da un lessico nuovo, che superi il binarismo entusiasmo/diffidenza e sostenga uno sguardo diverso sull’educazione nell’era delle nuove tecnologie, per riconoscerne la complessità.
Per favorire un’integrazione trasversale può essere utile affiancare sistematicamente al sapere disciplinare l’educazione digitale come diritto formativo fondamentale, per progettare percorsi che rendano ogni utente – che apprende e che insegna – consapevole, e creare ambienti in cui la coesistenza con la tecnologia non sia minacciosa, ma generativa.
Riferimenti
- Corradini, I., Nardelli, E., 2021, “Promoting digital awareness at school: a three-year investigation in primary and secondary school teachers”. In 13th International Conference on Education and New Learning Technologies, pp. 10443-10447. IATED [10.21125/edulearn.2021.2162].
- Daloiso, M., 2023, Le difficoltà di apprendimento delle lingue a scuola. Strumenti per un’educazione linguistica efficace e inclusiva. Trento: Edizioni Centro Studi Erickson.
- Fabiano, A., 2021, Didattica digitale e inclusione nella scuola dell'autonomia. Roma: Anicia.
- Holmes, W., Bialik, M., Fadel, C., 2022, Artificial Intelligence in Education: Promises and Implications for Teaching and Learning. Boston: Center for Curriculum Redesign.
- Gruppo di ricerca ELICom, 2025, Per un’educazione linguistica inclusiva. Riflessioni critiche sulle Nuove Indicazioni Nazionali 2025. https://www.elicom.unipr.it/it/news/elicom-riflessioni-critiche-sulle-nuove-indicazioni-nazionali-2025/37/.
- Ministero dell’Istruzione e del Merito, 2025, Nuove Indicazioni Nazionali per il Curricolo della Scuola dell’Infanzia e del Primo Ciclo di Istruzione. Documento per il dibattito pubblico.
- Piccardo, E., 2020, “La mediazione al cuore dell’apprendimento linguistico per una didattica 3.0”, in ItalianoLinguaDue, 12, 1, pp. 561-585.
* Melania Tangorra, Gruppo di Ricerca ELICom

