Il “fareassieme” ispira un Centro di salute mentale in India

L’approccio nato a Trento e diffuso in diverse città italiane sarà applicato in una struttura che è stata appena inaugurata nella città di Cochin, in Kerala.

Il “fareassieme” ispira un Centro di salute mentale in India

La città portuale di Cochin, nello Stato del Kerala, in India, ha inaugurato un Centro di salute mentale che potrebbe segnare un cambio di rotta nel modo di prendersi cura delle persone con sofferenza psichica in India. Al centro del progetto c’è un approccio nato in Italia, il “fareassieme”: una pratica che mette sullo stesso piano il sapere professionale degli operatori e il sapere esperienziale di utenti e familiari, valorizzando la partecipazione reale e attiva e la responsabilità di tutti. Un modello che nel contesto indiano, segnato da profonde disuguaglianze e da un sistema di salute mentale frammentato, assume un valore ancora più rilevante.

Salute mentale in India: una priorità urgente

Con oltre 70 milioni di persone che soffrono di disturbi psichici e meno dell’1% della spesa sanitaria nazionale dedicata alla salute mentale, l’India vive una condizione complessa. Nel Kerala – uno degli Stati con gli indicatori sociali più avanzati del Paese – persistono però criticità significative:

  • carenza di servizi territoriali e di interventi domiciliari;
  • forte ricorso a strutture private costose o a comunità residenziali spesso chiuse e poco orientate alla recovery;
  • stigma culturale che isola famiglie e utenti;
  • assenza di modelli partecipativi e inclusivi.

In questo scenario, l’apertura del nuovo Centro nel quartiere periferico di Edacochin rappresenta una novità radicale, perché punta ad affermare un modello di cura basato su relazioni umane, accoglienza e cooperazione – e non solo su interventi clinici o farmacologici.

Il ruolo dell’Italia e la nascita del progetto

La nuova struttura – oltre 2.500 metri quadrati messi a disposizione dalle Suore Domenicane di Santa Maria del Rosario, fortemente radicate in India – si chiama “Casa Ricostruire Speranza” e nasce grazie alla collaborazione tra la congregazione religiosa e il Movimento “Le Parole Ritrovate”, che dal Trentino ha diffuso in tutta Italia e all’estero la pratica del “fareassieme”. Un incontro reso possibile dalla “mediazione” della Polisportiva Aurora di Prato che da quasi vent’anni offre volontariato in Kerala, come spiega lo psicoterapeuta Lamberto Scali. «Il legame con il Kerala affonda le sue radici nel 2007, quando un gruppo di volontari e utenti italiani iniziò a frequentare il “Settlement” di Cochin, una grande struttura pubblica che ospitava centinaia di persone in condizioni di forte disagio psichico. L’intervento mirato a rendere più umani e dignitosi gli spazi, attraverso attività condivise tra operatori, utenti e volontari, produsse risultati immediati: miglioramento del clima interno, riattivazione di persone fino ad allora apatiche, nascita di relazioni inedite».

Con il passare del tempo e grazie a un’intuizione di Madre Paola delle Suore Domenicane di Santa Maria del Rosario, da questa esperienza all’interno del “Settlement” è maturata l’idea di aprire un Centro di salute mentale stabile, radicato nel territorio e orientato alla recovery.

Fareassieme: un approccio che cambia i servizi

Il “fareassieme” è oggi una delle pratiche italiane più riconosciute a livello internazionale per la sua capacità di trasformare i Servizi di salute mentale. Per la sua capacità di coinvolgimento attivo di utenti e familiari è stato premiato anche dal prestigioso centro di ricerca svedese Qulturum dell’Università di Jonkoping.

Il “fareassieme”, come spiega lo psichiatra Renzo De Stefani, referente nazionale del Movimento “Le Parole Ritrovate” e primario del Servizio di salute mentale di Trento per 25 anni, si basa su alcuni principi cardine:

  • orizzontalità: operatori, utenti e familiari lavorano insieme, condividono scelte e responsabilità;
  • valorizzazione del sapere esperienziale: chi ha vissuto la sofferenza porta una conoscenza insostituibile;
  • accoglienza calda come premessa terapeutica;
  • centralità delle relazioni, elemento fondante del benessere e della recovery;
  • risposta tempestiva alle crisi, per evitare ricoveri traumatici e mantenere la persona nel proprio contesto di vita;
  • interventi domiciliari, che in India rappresentano un’assoluta innovazione.

Uno degli elementi più innovativi è il coinvolgimento degli UFE – Utenti e Familiari Esperti – ora meglio conosciuti a livello italiano come ESP (Esperti in Supporto tra Pari): persone che hanno affrontato un disturbo mentale e che mettono a disposizione il proprio vissuto accompagnando chi sta attraversando una crisi. Dove introdotti, UFE e ESP hanno migliorato l’efficacia dei servizi, ridotto lo stigma e accresciuto la fiducia delle famiglie.

Cosa porterà questo metodo in India

L’applicazione del “fareassieme” nel nuovo Centro di Edacochin può generare benefici significativi:

  • Un cambio di paradigma: dal modello custodialistico e ospedaliero a un servizio aperto, comunitario, orientato alla partecipazione.
  • Riduzione dello stigma: vedere utenti e familiari come risorse, non come destinatari passivi di cure.
  • Maggiore continuità assistenziale: grazie agli interventi domiciliari e alla risposta rapida alle crisi.
  • Formazione del personale locale: uno dei punti chiave del progetto è preparare l’équipe indiana secondo i principi del “fareassieme”, innestando competenze che potranno essere replicate in altre parti del Paese.
  • Una comunità più inclusiva: il Centro sarà aperto al quartiere, creando relazioni e reti di supporto dove oggi prevalgono solitudine e marginalizzazione.

Un luogo di vita, non un luogo di cura

Come sottolinea ancora Renzo De Stefani l’obiettivo anche in India è creare un Centro «che non sia un luogo di morte, come lo erano i manicomi, ma un luogo di vita e relazioni». L’architettura stessa della “Casa” – spazi aperti, cortile interno, ambienti luminosi – è pensata per favorire l’incontro, la quotidianità condivisa, la costruzione di fiducia. Il 29 novembre è stato il giorno dell’inaugurazione e ha rappresentato per Cochin un momento importante: non solo l’apertura di una nuova struttura, ma l’avvio di un modo diverso di intendere la salute mentale. Più umano, più comunitario, più capace di ricostruire speranza.

 

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