Il disegno di legge sugli alunni gifted

Il disegno di legge sugli alunni gifted

1. Chi sono?

L’espressione giftedness (pludotazione) viene utilizzata per descrivere un insieme di caratteristiche genetiche, psicologiche e comportamentali che caratterizzano bambini e ragazzi ad alto potenziale cognitivo (gifted), spesso con un quoziente intellettivo (Q.I.)  > 130 e abilità molto elevate.

Tale condizione riguarda circa il 2% della popolazione scolastica. Le aree in cui questi soggetti tendono a eccellere sono:

  • abilità intellettiva generale;

  • talento scolastico specifico;

  • pensiero creativo;

  • leadership;

  • arti visive o dello spettacolo.

La National Association for Gifted Children (NAGC – UK) definisce i bambini gifted come

 

persone che mostrano, o hanno il potenziale per mostrare, un livello eccezionale di performance, se confrontati con i loro pari, in una o più delle seguenti aree: abilità intellettiva generale, specifica attitudine scolastica, pensiero creativo, leadership, arti visive e dello spettacolo.

 

Tale descrizione viene ripresa nell’articolo 2 del disegno di legge, n. 180 approvato dal Senato il 7 ottobre 2025 (Disposizioni in favore degli alunni e degli studenti ad alto potenziale cognitivo e delega al Governo per il riconoscimento dei medesimi), nel quale lo studente con alto potenziale cognitivo è definito come colui che, nel corso degli studi, ha manifestato, in una o più aree,

 

una maggiore e più veloce capacità di apprendimento e un precoce raggiungimento di livelli specifici di competenze rispetto ai coetanei con un medesimo grado di istruzione, compreso l’alunno o lo studente con doppia o multipla eccezionalità. 

 

Le alunne e gli alunni «doppiamente eccezionali», come vedremo, manifestano un profilo ad alto potenziale associato alla presenza di disturbi specifici. Il testo, nel momento in cui sarà trasformato in legge, contribuirà a dare un riconoscimento formale agli alunni con «Alto Potenziale Cognitivo» (APC). Il disegno di legge sopra richiamato recepisce la Raccomandazione n. 1248/1994 del Consiglio d’Europa e delega il Governo ad adottare entro dodici mesi uno o più decreti legislativi che prevedano, tra le altre misure, criteri uniformi per l’adozione di un Piano Didattico Personalizzato (PDP) al fine di tenere conto non solo delle esigenze cognitive degli studenti ad alto potenziale cognitivo, ma anche dei loro bisogni emotivi e relazionali.

La Raccomandazione n.1248 del Consiglio d’Europa sull’educazione dei bambini talentati ha sottolineato la necessità di sviluppare il loro potenziale intellettivo attraverso strumenti e condizioni di insegnamento particolari. Infatti, secondo il dispositivo europeo,

 

i bambini talentati dovrebbero poter beneficiare di condizioni adeguate di insegnamento, capaci di sviluppare completamente le loro potenzialità, nel loro interesse e nell’interesse della società. Nessun paese si può permettere di sprecare dei talenti, poiché sarebbe proprio uno spreco di risorse umane non identificare in tempo delle potenzialità intellettuali o di altra natura, per le quali sono necessari strumenti adeguati.

 

Infatti, pur essendo dotati di capacità straordinaria, questi alunni possono andare incontro a condizioni esistenziali problematiche e a situazioni di disagio scolastico, con conseguente difficoltà nei rapporti interpersonali.

A legge approvata, il Ministro dell’istruzione e del merito dovrà emanare

 

le modalità per il riconoscimento degli alunni e degli studenti ad alto potenziale cognitivo, sulla base delle prestazioni individuate da un apposito Comitato tecnico scientifico.

2. Alcune caratteristiche dell'alunno gifted

Come tutte le condizioni che interessano il funzionamento mentale, la plusdotazione è un concetto multicomponenziale. Pertanto la valutazione di tale condizione necessita di un sistema di identificazione pluricriteriale.

Non è solo questione di «quoziente intellettivo elevato». Un Q.I. > 130 è solo uno degli indicatori possibili. Come già sottolineato, la giftedness è un costrutto complesso, che coinvolge aspetti cognitivi, emotivi, comportamentali e perfino neurologici.

Spesso gli studenti gifted:

  • apprendono rapidamente, con poca necessità di ripetizione;

  • fanno domande complesse, anche fuori contesto;

  • si annoiano facilmente;

  • preferiscono la compagnia degli adulti;

  • sono originali e creativi;

  • non tollerano le ingiustizie.

Non sempre però eccellono in tutto: possono avere un rendimento nella media in molte discipline e manifestare contemporaneamente performance non particolarmente brillanti in altre, compresi anche disturbi di natura comportamentale.

Tuttavia, tende a permanere una visione prevalentemente psicometrica della plusdotazione che si avvale essenzialmente dei test del quoziente intellettivo.

In Italia viene operata la seguente distinzione:

  • l’«alto potenziale» (high ability high potential) viene in genere associato a un Q.I. > 120;

  • la «plusdotazione» (gifted) corrispondente ad un Q.I. >130.

In sostanza, il ragazzo ad alto potenziale o plusdotato non solo ha un’intelligenza quantitativamente diversa ma, anche sul piano qualitativo, presenta differenti modalità di funzionamento mentale.

La definizione contenuta nel disegno di legge 180/2025 adotta un approccio riconducibile alle caratteristiche degli alunni ad alto potenziale cognitivo. L’obiettivo del provvedimento è quello di fornire un quadro di riferimento univoco per identificare precocemente questi allievi.

Come già sottolineato, si tratta di profili spesso caratterizzati non solo da eccellenze cognitive, ma anche da specifiche fragilità emotive e comportamentali, che richiedono un approccio olistico, secondo cui la realtà è vista come un insieme multifattoriale e interconnesso di elementi.

3. La valutazione

Il riconoscimento della condizione di plusdotato richiede strumenti diagnostici mirati, professionisti con competenze interdisciplinari capaci di leggere anche il contesto familiare di appartenenza, che riveste un’importanza primaria.

Come già accennato, non vi è una definizione univoca nell’identificazione dei soggetti gifted. Nonostante questa incertezza, occorre sottolineare come sia largamente diffusa una visione psicometrica di tale condizione. Secondo questa prospettiva, la rilevazione della plusdotazione viene ricondotta a una prestazione elevata ai test di intelligenza, anche se Il Q.I. non è in grado di definire in maniera inequivocabile l’elevata potenzialità di questi bambini, ponendosi semplicemente come indicatore probabile della sua presenza.

In genere, gli studiosi concordano su alcuni aspetti comuni, mettendo in luce:

  • un vocabolario ampio e un linguaggio molto sviluppato;

  • processi di ragionamento precoci e avanzati;

  • una memoria eccellente;

  • ampi interessi e forte curiosità;

  • elevata empatia;

  • tendenza alla leadership;

  • straordinarie capacità di elaborazione visiva;

  • elevato impegno in situazioni sfidanti e marcato senso di giustizia.

In generale, gli alunni con plusdotazione posseggono un’accelerata capacità di acquisire conoscenze, dovuta a un funzionamento neuronale più veloce. Di conseguenza, il loro percorso scolastico potrà includere la possibilità di anticipare la frequenza della scuola primaria, di seguire discipline o un intero anno in classi superiori e, più in generale, di abbreviare il curriculum scolastico stesso.

La valutazione di plusdotazione viene effettuata mediante test cognitivi standardizzati, come la scala Wechsler (WISC-V per bambini e adolescenti) o le matrici di Raven (test progressivi non verbali), con cui si misura il Q.I.

Come più volte sottolineato, la sola valutazione del Q.I., però, non è sufficiente per una diagnosi completa. Devono, infatti, essere considerate anche altre evidenze, quali prestazioni scolastiche, aspetti emotivi, comportamenti sociali, forme specifiche di disarmonia, ecc.

Infatti, l’alto potenziale può essere associato ad altri tipi di neurodivergenza come, ad esempio, la comorbilità con il Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività (ADHD) e con disturbi dello spettro autistico (Sindrome da Asperger).

Scrive Chiara Naressi sulla rivista on line «Scuola 7» che

 

la plusdotazione è considerata una condizione neurodivergente e le stime internazionali indicano che riguarda una percentuale della popolazione scolastica che è generalmente compresa tra il 2% e il 5%, a seconda dei criteri utilizzati per la definizione (Naressi, 2025).

4. Gli alunni plusdotati nel sistema scolastico italiano

Nel nostro Paese il tema degli alunni gifted è stato affrontato in modo saltuario e discontinuo. Ad esempio, il MIUR (Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca), nella nota 3 aprile 2019, n. 562, in cui vengono forniti chiarimenti circa gli alunni con Bisogni Educativi Speciali (BES), ha inserito un breve paragrafo dal titolo Alunni e studenti ad alto potenziale intellettivo. In quella nota si prende atto che, anche nei settori accademici e scientifici, viene confermata, fra la popolazione scolastica, la presenza di bambine e bambini ad alto potenziale cognitivo, definiti in ambito internazionale «gifted children» (bambini dotati).

La nota n. 562/2019 si richiama alla Direttiva MIUR del 27.12.2012, relativa agli alunni con Bisogni Educativi Speciali e prospetta per questa tipologia di studenti la personalizzazione degli insegnamenti e la valorizzazione degli stili individuali di apprendimento, valutando anche l’eventualità di un percorso riconducibile a un Piano Didattico Personalizzato.

A seguito di questa Direttiva, in molte istituzioni scolastiche sono stati elaborati modelli di PDP per alunni ad alto potenziale intellettivo, nei quali vengono presi in considerazione sia aspetti di natura cognitiva (creatività del pensiero, stili dell’apprendimento, ecc.), sia elementi che interessano il piano emotivo, comportamentale e relazionale (caratteristiche psicologiche, dimensione motivazionale, leadership sociale, ecc.).

Un secondo passaggio su questo tema è il decreto della ministra Lucia Azzolina dell’8 febbraio 2021, n. 5 (Esami integrativi ed esami di idoneità nei percorsi del sistema nazionale di istruzione), in cui nell’articolo 2, comma 5 si prevede, per gli alunni ad alto potenziale intellettivo, con «opportuna certificazione attestante anche il grado di maturazione affettivo», la possibilità di accedere all’esame di idoneità per l’anno di corso successivo a quello cui possono essere ammessi a seguito di scrutinio finale. Le condizioni che rendono possibile tale eventualità sono:

  • la richiesta delle famiglie;

  • il parere favorevole espresso all’unanimità dai docenti della classe (scuola primaria) o dal Consiglio di classe (scuola secondaria di primo e secondo grado).

Riconoscere uno studente ad alto potenziale, al fine di poterlo supportare nella didattica, non è semplice, infatti

 

gli studenti gifted sono spesso particolarmente curiosi e ricchi di idee originali e particolari, ma spesso tendono a nascondere la propria intelligenza o a incanalarla in comportamenti inadeguati, che certo non ne valorizzano il potenziale personale (INVAL Slopen, 2022). 

 

Rientrando nella tipologia di alunni con BES, risulta centrale la collaborazione tra scuola e famiglia nella condivisione del PDP che costituirà il riferimento base della valutazione degli apprendimenti e del comportamento.

5. Un pensiero arborescente

Gli alunni plusdotati prediligono un pensiero divergente, quindi la propensione a cercare soluzioni alternative, originali e innovative a situazioni con le quali si confrontano. L’intuizione è una loro caratteristica, avendo la tendenza ad applicare delle soluzioni piuttosto che a spiegarle. Però, lo «scarto» che caratterizza il loro modo di apprendere rispetto alle prestazioni degli altri coetanei può determinare una condizione di ipersensibilità ed essere causa di una crescita asincrona fra lo sviluppo intellettivo e quello emotivo.

Infatti, gli alunni con alto potenziale cognitivo possono presentare forme di comorbilità con disturbi veri e propri, ad esempio con quello dello spettro autistico. Pertanto, la gestione di tale situazione richiede un approccio personalizzato in grado di affrontare adeguatamente forme di disregolazione emotiva e comportamenti problema.

Riguardo poi al rapporto tra plusdotazione e autismo, occorre partire dalla valutazione formulata nella certificazione da parte degli specialisti del Servizio Sanitario nazionale. In genere il bambino autistico ad «alto funzionamento» viene diagnosticato con la Sindrome di Asperger (codice F84.5 della Classificazione ICD-10). Tale definizione appare oggi obsoleta; è stata infatti sostituita dal DSM-V con quella più corretta «Disturbi dello spettro autistico».

In questi bambini coesistono le problematicità tipiche di chi soffre di autismo (difficoltà nella comunicazione sociale, schemi di comportamento ripetitivi, ecc.) e alte prestazioni intellettive concentrate in ambiti specifici.

Secondo la psicologa dell’età evolutiva Maureen Neihart (Neihart, Pfeiffer e Cross, 2021) si possono identificare sei profili di alunni e studenti gifted:

  • di successo: riescono bene a scuola e sono integrati nel gruppo dei pari;

  • creativi: manifestano una spiccata motivazione a perseguire i propri scopi;

  • sotterranei: non facilmente individuabili con test standardizzati;

  • antisociali: il loro grande talento è causa di rilevanti difficoltà comportamentali;

  • autonomi: precocemente indipendenti ed efficienti sul piano scolastico;

  • «due volte eccezionali»: bambini «doppiamente eccezionali» presentano un profilo ad alto potenziale associato a varie forme di disturbi specifici: DSA, attenzione/iperattività (ADHD), spettro autistico (ASD), ansia generalizzata (GAD), disturbo oppositivo provocatorio. Brillanti e creativi, sono, allo stesso tempo, il gruppo di giovani più incompreso nel panorama educativo. La diagnosi di un bambino con doppia eccezionalità è molto complessa e richiede l’impiego sia di strumenti quantitativi (test, griglie, ecc.) sia di modalità qualitative (osservazione, colloquio, intervista, ecc.). In alcuni bambini si può determinare il cosiddetto «effetto mascheramento» (masking effect): la presenza del disturbo specifico tende mascherare l’alto potenziale cognitivo o viceversa. Spesso vengono riconosciuti per quello che non riescono a fare piuttosto che per le loro qualità intellettive. Si determina, in tal modo, una notevole discrepanza tra le loro capacità e le difficoltà di varia natura che incontrano nel percorso scolastico.

Queste differenti tipologie sono accomunate dalla presenza di un pensiero arborescente, che si riferisce alla struttura dell’albero. Si tratta, dunque, di una dimensione mentale ramificata e multidirezionale, sostenuta da una molteplicità di connessioni, contrapponendosi a un tipo di pensiero lineare e convergente.

Si tratta di una capacità mentale simultanea che determina un’elaborazione ricca e articolata. È una forma di pensiero non lineare che si sviluppa ramificandosi in più direzioni, come le fronde di un albero (si veda Figura 1).

 

FIG.1 Ramificazione del pensiero in più direzioni.

In genere, nello studio scolastico, questa forma di pensiero non è molto richiesta. Infatti, a strategie creative e divergenti, si preferisce una modalità cognitiva di tipo sequenziale e lineare (da A a B). Il pensiero arborescente non è presente solo nelle persone plusdotate ma, in varie forme, anche in bambini che rientrano nella norma.

Accanto ai lati positivi, questa forma mentis è caratterizzata anche da aspetti negativi, come quello della difficoltà a mantenere la concentrazione su un obiettivo specifico e ad affrontare compiti che richiedono strategie convergenti.

 

6. Gli alunni «doppiamente eccezionali»

La rappresentazione dei bambini con doppia eccezionalità può essere ricondotta a una metafora pittorica: i punti di forza vengono associati al colore giallo, mentre quelli deboli al colore blu. Mescolando questi due colori primari, giallo e blu, otteniamo un colore secondario, il verde. Gli studenti doppiamente eccezionali convivranno con la combinazione di punti di forza e di criticità, dando vita a una molteplicità di sfumature (si veda Figura 2).

 

FIG. 2 Molteplicità di sfumature dalla combinazione di punti di forza e criticità.

 

Come già accennato, seppure in aumento dovuto a una maggiore efficacia degli strumenti diagnostici, i bambini «doppiamente eccezionali» sono ancora tra i più difficili da riconoscere, proprio perché i due funzionamenti interagiscono, camuffandosi a vicenda, e prestandosi a facili fraintendimenti. Infatti, la compresenza di tratti legati alla plusdotazione e altri a un disturbo dell’apprendimento o del neurosviluppo rende più difficile interpretare i test che vengono somministrati, anche a causa del masking effect che può mascherare l’alto potenziale o viceversa.

Alcuni bambini riescono a compensare le loro difficoltà proprio grazie al funzionamento cognitivo molto elevato. Altri, invece, non esprimono il loro potenziale cognitivo a causa delle difficoltà che hanno con scrittura, lettura e calcolo o con funzioni esecutive e abilità sociali.

Occorre, pertanto, essere capaci di elaborare un'interpretazione soprattutto qualitativa delle risultanze (quantitative) dei test.

Per questi motivi, quando si parla di doppia eccezionalità si associa anche l’idea di «bambini non compresi» (Brody e Mills, 1997) e più tendenti a sviluppare frustrazione, ansia e problemi di autostima ancora maggiori rispetto a qualunque altro disturbo. Le ricerche (Baum e Owen, 2004) hanno individuato tre differenti profili che spesso emergono dalle descrizioni dei docenti quando si riferiscono a studenti che in realtà sono doppiamente eccezionali.

Sul fronte delle strategie didattiche, la doppia eccezionalità pone numerose sfide agli insegnanti, che se vogliono raggiungere l’obiettivo di una didattica realmente inclusiva devono riuscire a riconoscere/conoscere la doppia eccezionalità, cercando di superare il pregiudizio per cui il bambino plusdotato, in quanto intelligente, non avrebbe bisogno di nessun tipo di supporto.

In realtà, come detto, anche la plusdotazione può essere considerata un Bisogno Educativo Speciale e richiedere la predisposizione di un Piano Didattico Personalizzato.

7. Una risorsa per il gruppo-classe

Nel disegno di legge del 7 ottobre 2025 n. 180, i bambini APC sono così definiti:

 

ai fini della presente legge, per alunno con alto potenziale cognitivo o plusdotato si intende l'alunno o lo studente che, nel corso degli studi, abbia manifestato o abbia la potenzialità di manifestare, in una o più aree, una maggiore e più veloce capacità di apprendimento e un precoce raggiungimento di livelli specifici di competenze e di conoscenze rispetto ai coetanei con un grado pari di scolarizzazione.

 

Come si evince dalla citazione, alunno con alto potenziale cognitivo e alunno plusdotato sono considerati interscambiabili.

La legge, una volta approvata in via definitiva, sancirà una base univoca per l’identificazione del bambino APC, con l’utilizzo di un quadro normativo che mette ordine all’aleatorietà della situazione attuale.

La presenza di un alunno ad alto potenziale cognitivo rappresenta una straordinaria risorsa per la scuola. In molte situazioni, infatti, le maggiori qualità intellettive di cui questo allievo dispone possono diventare un eccezionale aiuto per i compagni della classe che incontrano difficoltà di apprendimento. Come sostiene Lev Vygotskij, il bambino può fare molto più e meglio se aiutato da un adulto o da un compagno più competente (si veda Tabella 1).

 

Tabella 1

Lo sviluppo attuale e l’area di sviluppo prossimale

SVILUPPO ATTUALE AREA DI SVILUPPO PROSSIMALE

«Le ricerche psicologiche, connesse con il problema dell’apprendimento, si limitano a stabilire solo ciò che è già maturato oggigiorno nel bambino. Per determinare il livello di sviluppo attuale, si applicano test che sono indicativi soltanto in relazione alle funzioni già formate».

Lo sviluppo però non è determinato soltanto dalla sua parte già maturata, ma anche quella in maturazione. Dunque, non solo il livello attuale, ma anche l’area di sviluppo prossimale […]. In collaborazione, sotto la guida, con l’aiuto, il bambino può fare sempre di più e risolvere problemi più difficili di quando agisce da solo».

 

Infatti, i coetanei più competenti agiscono come «un’impalcatura di sostegno» (scaffolding) nei confronti di compagni che, se da loro aiutati, possono «spingere in avanti» le proprie effettive possibilità di apprendimento.

La concezione dell’area di sviluppo prossimale, elaborata un secolo fa da Vygotskij, è tuttora alla base delle strategie didattiche attive e collaborative, come il cooperative learning, il lavoro di coppia, il peer tutoring e il peer teaching (insegnamento tra pari). Quest’ultima strategia si basa su un presupposto semplice ma molto efficace: gli studenti apprendono di più e meglio quando insegnano ai loro compagni, perché avvertono la responsabilità di prendersi cura di uno o più coetanei che faticano a imparare.

L’alunno con alto potenziale cognitivo, se adeguatamente gestito nel gruppo-classe, favorisce, quindi, la creazione di un ambiente d’apprendimento supportivo che, oltre a migliorare la conoscenza della persona della quale si sta prendendo cura, affina i propri legami interpersonali e accresce la motivazione e la fiducia sua e delle persone coinvolte.

Come sostengono Chiara Munaro e Ilaria Cervellin,

 

gli alunni che sono coinvolti sia nel ruolo di tutor (chi aiuta) che di tutee (colui che riceve l’aiuto) hanno l’opportunità di sperimentare una forma di apprendimento attivo e di affinare, nel tempo, abilità pro sociali e inclusive (Munaro e Cervellin, 2016).

 

Lavorare in un contesto «faccia a faccia» facilita gli scambi comunicativi e permette all’alunno che riceve l’aiuto di essere sollecitato a imparare grazie al supporto di un coetaneo, quindi di una figura con cui si possono stabilire rapporti confidenziali e amicali, difficilmente instaurabili con l’insegnante.
Un aspetto essenziale ai fini dell’efficacia dei programmi di peer tutoring per gli alunni/studenti è che i compiti e i materiali proposti siano sufficientemente «sfidanti», cioè adeguati alle loro competenze, ma anche contenenti elementi di novità e stimolo. Le relazioni che si stabiliscono nel lavoro di coppia creano un sistema di rinforzi estremamente costruttivo per un buon apprendimento di entrambi gli studenti coinvolti.

 

Bibliografia di riferimento

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Gardner H. (1993), Educare al comprendere, Milano, Feltrinelli.

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Milan L. (2025), La doppia eccezionalità. Strategie per supportare profili complessi a scuola, Trento, Erickson.

Munaro C. e Cervellin I. (a cura di) (2016), Peer teaching e inclusioneTeorie, modelli e strumenti per la scuola, Trento, Erickson.

Naressi C. (2025), Disegno di legge sulla plusdotazione. Inclusione scolastica per gli studenti APC, «Scuola 7», n. 450.

Neihart M., Pfeiffer S.I. e Cross T.L. (2021), The Social and Emotional Development of Gifted Children: What Do We Know?, New York, Routledge.

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