Indice
- La legge n. 22 del 2025
- La sperimentazione nazionale
- Finalità della sperimentazione
- Le caratteristiche dei progetti
- La selezione delle proposte
- L’adesione delle scuole
- Gli Orientamenti di attuazione
- Soft skills e istruzione degli adulti
- La formazione dei docenti
1. La legge n. 22 del 2025
La legge 19 febbraio 2025, n. 22 dal titolo Introduzione dello sviluppo di competenze non cognitive e trasversali nei percorsi delle istituzioni scolastiche e dei centri provinciali per l'istruzione degli adulti nonchè nei percorsi di istruzione e formazione professionale è entrata in vigore il 20 marzo 2025.
Il provvedimento persegue l’intento di promuovere lo sviluppo di competenze trasversali e l’attivazione di strategie finalizzate a raggiungere una formazione integrale della persona dello studente. Dunque, le cosiddette life skills dovranno coinvolgere abilità e vissuti legati a vari ambiti: emotivi, sociali, relazionali, psicologici, motivazionali, ecc., al fine di contrastare la dispersione scolastica e la povertà educativa e promuovere condizioni di benessere degli alunni. Questo obiettivo è esplicitato nell’articolo 1 della legge nel quale si afferma che lo sviluppo delle competenze non cognitive persegue la finalità di
integrare i saperi disciplinari e le relative abilità fondamentali e migliorare il successo formativo, prevenendo analfabetismi funzionali, povertà educativa e dispersione scolastica.
L’incipit della legge richiama anche un altro preoccupante fenomeno: la gravità dell’analfabetismo funzionale, definito dall’Unesco nel lontano 1984 come
la condizione di una persona incapace di comprendere, valutare, usare e farsi coinvolgere da testi scritti per intervenire attivamente nella società, per raggiungere i propri obiettivi e per sviluppare le proprie conoscenze e potenzialità.
A questa condizione si è aggiunta anche l’incapacità di eseguire semplici calcoli matematici, di utilizzare le tecnologie digitali di base, la scarsissima conoscenza di eventi storici e l’assenza di un pensiero critico.
Il dettato normativo della legge 22/2025 pone una particolare attenzione alle ricadute sulla qualità delle strategie didattiche, tanto che, al termine del triennio di sperimentazione, il Ministro dell’Istruzione presenterà alle Camere una relazione sugli esiti conseguiti.
La legge 22/2025 intende promuovere la consapevolezza dei giovani di saper abitare scenari futuri dove, a fianco di saperi disciplinari, è opportuno valorizzare un’educazione intellettuale ed etica volta ad attivare processi di auto-orientamento, di riconoscimento di sé e dell’altro e di progettare il miglioramento della condizione esistenziale degli studenti. Ciò significa andare oltre l’alfabetizzazione strumentale, culturale e disciplinare per concentrarsi su ambienti di apprendimento aperti a inedite strategie educative e didattiche.
Le legge 22/2025 si rivolge anche all’istruzione degli adulti. Integrare, infatti, le competenze non cognitive nel curricolo dei Centri Provinciali per l’Istruzione degli Adulti (CPIA) significa consolidare il ruolo dei CPIA come istituzioni centrali nei processi di innovazione didattica, di inclusione e di cittadinanza attiva, nella prospettiva dell’apprendimento permanente come richiesto dalla Raccomandazione dell’Unione europea del 22 maggio 2018.
2. La sperimentazione nazionale
Per favorire un percorso di praticabilità dell’acquisizione delle competenze non cognitive e trasversali nelle attività educative e didattiche, il Ministero dell’istruzione e del merito (MIM) ha approvato il decreto ministeriale 15 gennaio 2026, n. 6 concernente una sperimentazione nazionale triennale, sostenuta da un Piano straordinario di azioni formative, rivolta ai docenti delle scuole di ogni ordine e grado, da attuare a decorrere dall’anno scolastico 2025-2026.
La formazione dei docenti, si sottolinea nell’articolo 3 della legge, è organizzata dal MIM, con la collaborazione dell'Istituto nazionale di documentazione, innovazione e ricerca educativa (INDIRE), delle istituzioni scolastiche nonché delle università, degli enti accreditati per la formazione, delle scuole superiori di mediazione linguistica e dei consorzi universitari con comprovata esperienza nello studio o nella ricerca delle competenze non cognitive e trasversali.
Come già accennato, con il D.M. n. 6/2026, il Ministro, sentito il Consiglio superiore della pubblica istruzione, ha avviato tempi e modalità della sperimentazione di cui sopra.
Tale iniziativa rientra nelle possibilità dell’articolo 11 del D.P.R. 8 marzo 1999, n. 275, di attuazione dell’autonomia scolastica, che sostiene «progetti in ambito nazionale, regionale e locale, volti a esplorare possibili innovazioni riguardanti gli ordinamenti degli studi, l'integrazione fra sistemi formativi, i processi di continuità e orientamento».
Il decreto 6/2026 ha stabilito i requisiti e le modalità della partecipazione alla sperimentazione nazionale nonché le procedure e i criteri di selezione delle proposte progettuali presentate dalle istituzioni scolastiche, singolarmente o in rete, con la partecipazione di università, scuole superiori di mediazione linguistica, consorzi universitari ed enti accreditati per la formazione che siano in possesso di comprovata esperienza nel campo dello studio o della ricerca sulle competenze non cognitive.
3. Finalità della sperimentazione
Nell’articolo 2 del D.M. 6/2026 vengono indicate le caratteristiche e le finalità della sperimentazione, riconducibili
all'individuazione delle competenze non cognitive e trasversali il cui sviluppo è più funzionale al successo formativo degli alunni e degli studenti, garantendo che tali competenze siano accessibili a tutti gli studenti, compresi quelli con disabilità e bisogni educativi speciali, al fine di promuovere un'educazione realmente inclusiva ed equa;
all'individuazione di buone pratiche relative a metodologie e a processi di insegnamento che favoriscano lo sviluppo delle competenze non cognitive e trasversali, nonché dei criteri e degli strumenti per la loro rilevazione e valutazione, in coerenza con la certificazione delle competenze e con le competenze chiave europee per l'apprendimento permanente;
all'individuazione di percorsi formativi basati su metodologie didattiche innovative che valorizzino potenzialità, motivazioni e talenti degli studenti, contribuendo alla riduzione della dispersione scolastica, sia manifesta sia implicita, anche attraverso percorsi per le competenze trasversali e per l'orientamento e partenariati con organizzazioni del Terzo settore e del volontariato;
alla verifica degli effetti dello sviluppo delle competenze non cognitive e trasversali sul miglioramento del successo formativo e sulla riduzione della dispersione scolastica e della povertà educativa.
Alla sperimentazione, ai sensi dell’articolo 3 del decreto, possono partecipare le istituzioni scolastiche (anche in rete) e i Centri provinciali per l’istruzione degli adulti, presentando proposte progettuali in risposta ad un apposito Avviso nazionale di selezione pubblica, emanato dal Capo del Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione.
Come già accennato, tali progettualità potranno prevedere la partecipazione di università, scuole superiori di mediazione linguistica, consorzi universitari ed enti accreditati per la formazione in possesso di comprovata esperienza nel campo dello studio o della ricerca sulle competenze non cognitive e trasversali.
La sperimentazione avrà una durata triennale e comprenderà gli anni scolastici 2025/26, 2026/27 e 2027/28.
4. Le caratteristiche dei progetti
L’articolo 5 del D.M. n. 6/2026 stabilisce i requisiti di partecipazione delle scuole e gli elementi delle proposte progettuali. La candidatura delle istituzioni scolastiche deve contenere, a pena di esclusione
la proposta progettuale presentata secondo le modalità indicate dall’Avviso del Ministero dell’istruzione e del merito;
la delibera di approvazione della proposta progettuale da parte del collegio dei docenti della scuola (o delle scuole della rete);
nel caso di candidatura presentata da parte di una rete di scuole, l’accordo di rete o l’impegno a costituirsi in rete.
Relativamente ai requisiti, i progetti sono tenuti a rispettare i seguenti criteri:
a) descrizione sintetica della proposta progettuale (obiettivi, attività previste e risultati attesi);
b) modalità di individuazione dei destinatari delle attività, in particolare il numero e le caratteristiche di studenti e/o classi/sezioni coinvolte nella sperimentazione;
c) competenze non cognitive e trasversali di cui si intende favorire lo sviluppo con le attività progettuali, prestando particolare attenzione all’accessibilità a tutti gli studenti, compresi quelli con disabilità e bisogni educativi speciali;
d) metodologie didattiche attive, partecipative e innovative che si intendono utilizzare per favorire lo sviluppo delle competenze non cognitive e trasversali;
e) soggetti partner, loro ruolo e ambiti di intervento nel partenariato;
f) modalità di integrazione delle attività di sviluppo delle competenze non cognitive e trasversali nelle pratiche di insegnamento, nel curricolo, nella progettazione didattica e formativa della scuola (o delle scuole della rete);
g) criteri e strumenti che si intendono adottare per la rilevazione dello sviluppo delle competenze non cognitive e trasversali, in coerenza con la certificazione delle competenze e con le competenze chiave europee per l’apprendimento permanente;
h) modalità di monitoraggio (in itinere e finale), valutazione, rendicontazione dei risultati raggiunti in termini di effetti dello sviluppo delle competenze non cognitive e trasversali sul miglioramento del successo formativo e sulla riduzione della dispersione scolastica e della povertà educativa.
All’atto della candidatura le istituzioni scolastiche hanno potuto, inoltre, descrivere il contesto di riferimento e valorizzare eventuali esperienze pregresse della scuola.
Con il decreto del MIM 30 marzo 2026, n. 537, il Capo del Dipartimento per il sistema scolastico educativo di istruzione e formazione ha emanato l’Avviso pubblico attraverso il quale le scuole interessate alla sperimentazione hanno presentato la propria candidatura, mediante l’utilizzo di un apposito formulario.
5. La selezione delle proposte
La selezione delle proposte progettuali pervenute entro i termini fissati dall’Avviso del MIM (30 aprile 2026) è effettuata da una apposita Commissione tecnica che procederà alla preliminare verifica del possesso dei requisiti e successivamente alla valutazione delle proposte progettuali sulla base dei seguenti criteri:
a) coerenza complessiva della proposta progettuale con le finalità della sperimentazione;
b) grado di adeguatezza della proposta progettuale con riferimento ai singoli elementi caratterizzanti;
c) esperienza pregressa in attività progettuali e formative realizzate sul tema delle competenze non cognitive e trasversali;
d) operatività della scuola/rete di scuole in un contesto socio-demografico complesso, caratterizzato da evidenti tassi di dispersione implicita ed esplicita, profili di studenti a rischio di insuccesso formativo e fragilità nei livelli di apprendimento.
La Commissione ha a disposizione 100 punti da assegnare alle proposte progettuali presentate. Sono valutate positivamente le proposte che conseguono un punteggio non inferiore a 50/100. Per il monitoraggio e la valutazione complessiva della sperimentazione, con decreto del Ministro dell’istruzione e del merito, è costituito presso il Ministero dell’istruzione e del merito un apposito Comitato tecnico-scientifico.
Al termine del triennio, qualora il progetto sia stato valutato in termini positivi dal Comitato tecnico-scientifico, il Ministro dell’istruzione provvederà a emanare le Linee guida per lo sviluppo delle competenze non cognitive e trasversali, che definiscono indicazioni metodologico-didattiche, in coerenza con le Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione, con le Indicazioni nazionali per i licei e con le Linee guida per gli istituti tecnici e professionali vigenti.
6. L’adesione delle scuole
Le istituzioni scolastiche che hanno chiesto di partecipare alla sperimentazione nazionale sono risultate 596, di cui 482 avanzate da singole scuole e 114 da reti, che si sono costituite ad hoc. Complessivamente un po’ meno di 1500 istituzioni scolastiche. Alcune reti comprendono un numero molto significativo di realtà scolastiche (si arriva anche a 92 scuole aderenti).
Considerato che le istituzioni scolastiche sono circa 7.600, gli istituti che hanno espresso la volontà di partecipare alla sperimentazione si aggirano sul 20% del totale.
Con quasi 1500 scuole potenzialmente coinvolte, questa sperimentazione nazionale risulta una delle più partecipate e diffuse. Tale adesione è un segnale di interesse da parte dei dirigenti e degli insegnanti che avvertono la necessità di attivarsi direttamente su un tema ritenuto necessario per abitare in questo universo culturale, sociale e digitale così complesso.
L’elevata adesione è espressione anche della vitalità della scuola italiana, considerato che l’autonomia scolastica, prevista nella legge 59/1997 e regolamentata con il D.P.R. 275/1999, si sostanzia proprio nella capacità di intraprendere percorsi di «autonomia didattica, organizzativa, di ricerca, sperimentazione e sviluppo».
Secondo il cronoprogramma previsto, la Commissione tecnica incaricata di valutare le proposte pervenute dovrebbe concludere i propri lavori abbastanza rapidamente, così da consentire l’emanazione, presumibilmente entro la fine di luglio 2026, del decreto del Ministro con l’elenco delle istituzioni scolastiche e delle reti ammesse alla sperimentazione. Dall’inizio dell’anno scolastico 2026/27 i progetti potranno essere avviati.
Come ricordato nei paragrafi precedenti, la sperimentazione prevede un piano straordinario di formazione dei docenti, predisposto da un apposito Comitato ministeriale, al quale sono state attribuiti anche compiti di monitoraggio e di valutazione.
La parte più significativa della sperimentazione sarà, tuttavia, affidata direttamente alle scuole, chiamate a sviluppare percorsi di ricerca-azione, a documentare le metodologie innovative messe in atto e a valutare le ricadute sugli apprendimenti degli studenti.
7. Gli Orientamenti di attuazione
Il decreto dipartimentale n. 537 del 2026 contiene un allegato dal titolo Orientamenti culturali e prospettive di lavoro per l’attuazione della legge 22/2025 nel quale vengono ripresi i temi emersi nelle relazioni svolte nel seminario Competenze non cognitive e trasversali: orientamenti e prospettive nella scuola (aprile 2025). Con questo documento, si afferma,
si intende fornire una cornice di senso e degli spunti per agevolare la partecipazione delle scuole alla sperimentazione e favorire la migliore attuazione della norma.
Negli Orientamenti viene ripresa una delle principali finalità della legge 22/2025 che riguarda il rapporto tra lo sviluppo delle life skills, il miglioramento del successo formativo e la riduzione della dispersione scolastica e della povertà educativa.
Quest’ultima viene configurata come una condizione di «deprivazione multidimensionale» che interessa non solo le precarie condizioni economiche, ma anche la dimensione emotiva, della socialità e della capacità di relazionarsi con il mondo.
Un paragrafo del Documento ministeriale è dedicato al rapporto tra le competenze cognitive e il successo formativo. Secondo l’ Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), in una ricerca del 2015, dal titolo Fostering and Measuring Skills: Improving Cognitive and Non-cognitive Skills to Promote Lifetime Success, lo sviluppo delle competenze non cognitive a scuola permetterebbe migliori apprendimenti e un più corretto comportamento sociale.
Anche nella Raccomandazione del Consiglio dell’Unione europea del 22 novembre 2022, sui percorsi per il successo scolastico, si evidenzia che
per conseguire risultati positivi a scuola così come nella vita i bambini e gli adolescenti necessitano di un insieme equilibrato di competenze cognitive, sociali ed emotive.
Si propone, pertanto, anche in ambito dell’UE un approccio sistemico, ampio e inclusivo all’apprendimento degli studenti che tiene conto anche di elementi come lo sviluppo personale, sociale ed emotivo e il benessere a scuola, a partire dalla scuola dell’infanzia.
Nel 2023 l’OCSE ha, inoltre, svolto un’indagine sulle competenze socio-emotive degli studenti tra i 10 e i 15 anni, finalizzata a comprendere tre aspetti:
-
le differenti caratteristiche delle competenze socio-emotive differiscono tra studenti;
-
il rapporto tra le competenze socio-emotive e i risultati degli studenti;
-
il peso dell’ambiente scolastico e familiare degli studenti influenza lo sviluppo delle competenze socio-emotive.
L’indagine ha permesso di selezionare una panoramica delle abilità ritenute più rilevanti per il successo scolastico e il benessere di bambini e ragazzi. Nello specifico sono state evidenziate le seguenti competenze non cognitive:
-
la performatività (perseveranza, responsabilità, autocontrollo e motivazione al raggiungimento dei risultati);
-
la regolazione emotiva (resistenza allo stress, controllo emotivo e ottimismo);
-
la relazione con gli altri (assertività, socievolezza ed energia);
-
l’apertura mentale (curiosità, creatività e tolleranza);
-
la collaborazione (empatia e fiducia).
La ricerca ha, dunque, dimostrato che il possesso delle competenze sopra descritte sono strettamente correlate al miglioramento dei risultati scolastici degli studenti.
8. Soft skills e istruzione degli adulti
Un paragrafo degli Orientamenti per l’attuazione della legge 22/2025 è dedicato allo sviluppo delle competenze non cognitive e trasversali nei Centri provinciali per l’istruzione degli adulti.
L’esigenza di prevedere il coinvolgimento dei CPIA si inquadra nelle politiche comunitarie in materia di apprendimento permanente. Nel testo ministeriale si afferma che
nel segmento dell’istruzione degli adulti, finalizzato non solo all’acquisizione di conoscenze disciplinari, ma anche allo sviluppo di competenze personali, sociali e professionali, emerge in maniera particolare l’importanza di promuovere la formazione globale della persona, capace di integrare competenze cognitive, metacognitive e sociali.
L’assetto organizzativo e didattico dei Centri per l’istruzione degli adulti si presta a integrare nel Patto formativo individuale (PFI) dello studente percorsi tesi a coniugare le conoscenze disciplinari e professionali con la dimensione personale e relazionale.
La flessibilità che caratterizza la realizzazione del PFI dell’adulto può essere considerata
un contesto privilegiato di sperimentazione, grazie alla capacità del sistema di accogliere ed orientare un’utenza eterogenea, ricca di istanze e bisogni diversificati, e di offrire percorsi formativi di primo e secondo livello personalizzati, orientati alla crescita culturale, professionale e civile delle persone adulte.
In questo paragrafo degli Orientamenti vengono richiamate anche le Linee Guida per la realizzazione dei Percorsi di Garanzia delle Competenze della Popolazione Adulta, trasmesse dal Ministero dell'Istruzione con la Nota n. 25084 del 5 ottobre 2022, che definiscono il quadro per l'apprendimento permanente rifacendosi alle 8 competenze chiave europee. Le Linee guida mirano a promuovere le condizioni per il miglioramento dei livelli di istruzione e prevenire il divario digitale degli studenti adulti con l’ampliamento dell’offerta formativa.
Nello specifico vengono prese a riferimento le competenze europee indicate nella Raccomandazione del 22 maggio 2018:
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competenza alfabetica funzionale;
-
competenza multilinguistica;
-
competenza matematica e competenza in scienze, tecnologie e ingegneria;
-
competenza digitale;
-
competenza personale, sociale e capacità di imparare a imparare;
-
competenza in materia di cittadinanza;
-
competenza imprenditoriale;
-
competenza in materia di consapevolezza ed espressione culturali.
Le ultime quattro competenze possono essere considerate competenze trasversali ai domini disciplinari, finalizzate alla formazione della componente più problematica della competenza, gli atteggiamenti (apertura all’alterità culturale, rispetto, senso civico, responsabilità, autoefficacia, ecc.), che «descrivono la disposizione e la mentalità per agire o reagire a idee, persone o situazioni».
Pertanto, le attività previste per lo sviluppo delle competenze non cognitive si inseriscono nel curricolo scolastico in un orizzonte di internazionalizzazione dello stesso, inteso come processo di inclusione di quelle che sono considerate dimensioni mondiali dell’istruzione oggi.
La Raccomandazione europea del 2018 è stata assunta concretamente in Italia con il D.M. 30 gennaio 2024, n. 14, con cui sono stati adottati i modelli di certificazione delle competenze che devono essere rilasciate al termine della scuola primaria, al termine del primo ciclo di istruzione, al momento dell’assolvimento dell’obbligo di istruzione e in uscita dai percorsi per l’istruzione degli adulti di primo livello (primo e secondo periodo didattico).
Un approccio curricolare così strutturato mira a valorizzare le esperienze educative e formative degli adulti più significative e durature, considerata l’eterogeneità che caratterizza il curricolo delle persone che accedono a questo ambito di istruzione.
Lo sviluppo delle competenze non cognitive nell’ambito dell’istruzione degli adulti potrà essere promosso attivando forme di partnership con enti locali, università e soggetti del terzo settore.
Anche la metodologia Content language integrated learning (CLIL), che propone un apprendimento multilinguistico in una disciplina non linguistica, rientra in una dimensione europea del curricolo.
Si potrà in tal modo valorizzare il ruolo del CPIA come Rete Territoriale di Servizio del sistema di istruzione, fondamentale affinché l’apprendimento degli adulti possa costituire un fattore determinante di inclusione e di empowerment personale.
9. La formazione dei docenti
La promozione delle soft skills presuppone una significativa trasformazione dei contesti di apprendimento. La didattica tradizionale, infatti, si sottolinea negli Orientamenti,
caratterizzata da cattedre, aule, banchi, orari granulari e libri di testo, potrebbe rivelarsi poco adatta per alcune attività che prevedano come esito lo sviluppo di competenze come ad esempio iniziativa e creatività, cooperazione e intraprendenza.
Oltre a un’innovativa organizzazione degli spazi (aule, laboratori, ecc.), dovrà essere presa in considerazione anche una seconda fondamentale componente del rapporto tra insegnamento-apprendimento: la gestione del tempo che dovrà essere connotata da situazioni collaborative, stabili attività di gruppo, esperienze di educazione tra pari, ecc. Occorre, dunque, andare «oltre il tradizionale rapporto uno-molti».
Lo sviluppo di competenze trasversali richiederà, inoltre, il superamento dell’utilizzo esclusivo del libro di testo, predisponendo molteplici fonti culturali e stimolando negli studenti attitudini all’esplorazione, alla critica e alla rielaborazione originale e creativa.
L’innovazione didattica, tesa a superare l’immagine della classe tradizionale, richiede la presenza di docenti particolarmente preparati.
Non a caso nella legge 22/2025 e nei decreti attuativi è stato previsto da parte del Ministero un Piano straordinario di azioni formative, di durata triennale, rivolto ai docenti delle scuole di ogni ordine e grado.
È importante, si sottolinea negli Orientamenti, che
la formazione dei docenti parta con una fase iniziale di autovalutazione sulle proprie competenze trasversali e non cognitive accompagnata da riflessività, in modo da poter fare il punto sulle proprie esperienze e propensioni. La formazione dei docenti alle competenze non cognitive e trasversali può poi proseguire con l’acquisizione di quanto ritenuto necessario, sempre in coerenza con la propria progettazione formativa di istituto ampliata ad includere la promozione delle competenze trasversali ritenute significative.
Dunque, non un approccio calato dall’alto, ma un modello formativo capace di fare leva sulle buone prassi, sul loro miglioramento e su un processo innovativo continuo delle competenze relative alla gestione dell’aula. Lo sviluppo professionale dei docenti, si afferma negli Orientamenti, attiene
alla trasformazione delle conoscenze e delle competenze con le quali essi entrano nella scuola e che nel corso della loro carriera sono oggetto continuo di revisione in chiave riflessiva a partire dalle teorie apprese, dai modelli implicitamente reiterati nella prassi, dalle esperienze esemplari.
La formazione degli insegnanti sarà incentrata su pratiche riflessive, su una lettura consapevole del «fare scuola» e su tutti quei dispositivi che favoriscono un avanzamento professionale sia individuale sia collettivo, in quanto la comunità di apprendimento diviene il contesto di miglioramento delle padronanze metodologiche e didattiche del docente stesso.

